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Oltre la soglia del dolore

Un racconto di 300 parole

«Si è già svegliato?»

«Sì, dottore. Poco fa».

«Bene. Ci lasci soli, devo parlare al paziente qualche minuto».

«Va bene, dottore».

«Allora, Ranieri, come si sente? Sì, so che non può muoversi. Le abbiamo somministrato un farmaco che la tiene cosciente, ma immobile. Può vedere, sentire, provare emozioni, come il dolore, ma non può muoversi né parlare.

Si starà certamente domandando cosa fa qui, in una clinica. Le posso assicurare, per quanto possa esserle di conforto, che non ha avuto alcun incidente né mali di sorta. Sta perfettamente bene, mi creda. E per noi, per me, questo è di vitale importanza. Ho investito molto in questa ricerca, sa? Anni e anni di studio e tanto, tantissimo denaro.

Ma mi sto dilungando, Ranieri. Lei vorrà sapere perché, se sta bene come le ho detto, si trova ricoverato nella mia clinica. Lei ha l’onore di partecipare alla mia ricerca, Ranieri. Lei, anzi, è il vero protagonista, l’uomo a cui è affidato il successo – o il fallimento – dell’intero progetto!

Vedo dalla sua espressione che è sempre più confuso, e gliene do atto. Non sono stato molto chiaro, in effetti. Cercherò di spiegarmi il più brevemente possibile. Il tempo è tiranno, Ranieri, e non posso permettermi di sprecarlo.

Oltre la soglia del dolore, mio caro amico. Mio caro collega, anzi. Sto tentando di quantificare la soglia del dolore fisico, per conoscere oltre quale limite l’umana sopportazione si infrange, sfociando nella più cupa follia e infine nella morte. Ha idea dell’immensa utilità – e del guadagno – che ne potrò ricavare? In campo militare e farmaceutico, per esempio. Grazie ai miei dati – grazie a lei, Ranieri – potrò produrre calmanti specifici per ogni livello di dolore.

Ma ho parlato fin troppo e il tempo stringe. La terapia comincerà domani. Non mi deluda, Ranieri. E accetti il suo destino».

4 Commenti

  1. gian marco roccia
    8 aprile 2012 alle 09:55 Rispondi

    vivisezione umana terribile e, forse, terribilmente vera!

  2. Romina
    8 aprile 2012 alle 09:57 Rispondi

    Questo mi fa venire in mente quei dottori che mentre ti provocano dolore dicono: “Eppure io non sento niente!”. Spiritosi…

    Il racconto è certamente surreale, ma contiene il tema sempre attuale dell’etica medica. Fin dove è lecito spingersi? Quanto la sofferenza di qualcuno può essere considerata accettabile (o necessaria) per il bene di altri? Ovviamente le risposte possono essere diverse e non esistono regole senza eccezioni. Il tuo racconto però mette davanti a questo dilemma. La scienza cerca progressi per l’uomo ma dell’uomo si serve come territorio di sperimentazione… e forse lo fa spesso più per denaro che per altro (il tuo medico parla di “guadagno”).

  3. franco zoccheddu
    9 aprile 2012 alle 22:01 Rispondi

    Dimmi Daniele: una bella e serena storiella a lieto fine, ogni tanto… No, eh?

  4. Daniele Imperi
    10 aprile 2012 alle 09:06 Rispondi

    Forse il racconto del 27 maggio. Forse :)

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