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Come cambiare soggetto in un periodo

Soggetto

Partecipando alla gara USAMUna storia al mese nel forum di Edizioni XII – ho scoperto che spesso commetto un errore evidente nei periodi che scrivo. Tendo a cambiare soggetto senza mostrarlo, ma lasciandolo sottinteso.

Se si sta usando un soggetto X in una frase, a cui deve seguire una frase con soggetto Y, il secondo soggetto non deve essere lasciato sottinteso, altrimenti il lettore crede che il soggetto della seconda frase sia lo stesso della prima.

Alcuni esempi di miei racconti che hanno partecipato a USAM chiariranno meglio il concetto.

Il sarcasmo del direttore, in quell’occasione, fu davvero fuori luogo e tempo dopo ebbe a pentirsi di quella sua azione così precipitosa.

Il brano è tratto dal racconto fantastico Vita in una bottiglia, di cui farò una revisione in base ai commenti ricevuti.

Le frasi sono due:

  1. Il sarcasmo del direttore, in quell’occasione, fu davvero fuori luogo
  2. e tempo dopo ebbe a pentirsi di quella sua azione così precipitosa.

Il soggetto della prima frase è “il sarcasmo”, mentre quello della seconda è “il direttore”. In realtà, scritta così la seconda frase, il soggetto di quella è ancora “il sarcasmo”, dal momento che non ho chiarito in alcun modo quale sia il nuovo soggetto.

Il periodo scritto correttamente dovrebbe essere:

Il sarcasmo del direttore, in quell’occasione, fu davvero fuori luogo e tempo dopo l’uomo ebbe a pentirsi di quella sua azione così precipitosa.

Passiamo al secondo racconto, di cui cito due brani. Sono tratti da La valle degli alberi che camminano, una storia drammatica che ha riscosso parecchie critiche per lo stile legnoso – era un esperimento, anche se mal riuscito – che avevo adottato.

La casa tremò e, sbriciolandosi come un castello di sabbia, crollò. Tentò di urlare, ma il grido si spense in gola.

Ancora due frasi e due soggetti. Il soggetto della prima è “la casa” che trema e si sbriciola. Il soggetto della seconda è invece il protagonista, ma scritta così sembra che sia ancora la casa a tentare di urlare.

Il periodo riscritto correttamente:

La casa tremò e, sbriciolandosi come un castello di sabbia, crollò. L’uomo tentò di urlare, ma il grido si spense in gola.

L’ultimo esempio:

La luce fioca rischiarò il piccolo ambiente. Trovò una candela e l’accese.

Anche qui il soggetto della prima è “la luce”, mentre quello dell’altra frase dovrebbe essere ancora il protagonista, ma sembra che sia la luce a trovare una candela.

Il periodo corretto:

La luce fioca rischiarò il piccolo ambiente. L’uomo trovò una candela e l’accese.

Ho commesso questi errori spesso nei miei racconti e me li hanno fatti notare a USAM più volte. Per me era sottinteso che il soggetto della seconda frase, in tutti e tre gli esempi citati, fosse l’uomo e non il sarcasmo, la casa e la luce. Forse il lettore comune non se ne sarebbe neanche accorto, ma il lettore forte e quello che, oltre a leggere, scrive, lo avrebbe notato.

Dal momento che si deve scrivere per tutti e non solo per qualcuno e che ciò che si scrive deve essere compreso dai lettori, bisogna fare attenzione a questi errori, che non ho più commesso grazie a tutte le volte che me li hanno fatti presente.

7 Commenti

  1. Sekhemty
    7 settembre 2011 alle 21:45 Rispondi

    C’è da dire che comunque, nonostante gli esempio che porti siano ineccepibili, andrebbero comunque lasciati nel loro contesto.

    Ad esempio, come giustamente fai notare, la frase

    La luce fioca rischiarò il piccolo ambiente. Trovò una candela e l’accese.

    risulta ambigua. Se però nel brano fosse preceduta da un altra frase, ad esempio

    . L’uomo aprì la finestra per illuminare un poco l’ambiente. La luce fioca rischiarò il piccolo ambiente. Trovò una candela e l’accese.

    In questo caso appare un pò più chiaro che a compiere il gesto di accendere la candela è l’uomo e non la luce fioca.

  2. Daniele Imperi
    8 settembre 2011 alle 08:43 Rispondi

    Sì, forse hai ragione, sul contesto. Ma è un errore che mi segnalavano spesso a USAM. Bisognerebbe che ne dice un editor :)

  3. Frank Spada
    8 settembre 2011 alle 09:55 Rispondi

    Meglio off-topic che andare fuori strada: ringrazio (pubblicamente) Michela Zangarelli, Daniele Imperi, Ferruccio Gianola e Raffaele Serafini (quattro amici ineguagliabili e ingualcibili) per… ehilà, tenete a bada la curiosità e fidatevi di quel che ho detto prima aggettivando dopo.

  4. Paolo Ungheri
    8 settembre 2011 alle 10:38 Rispondi

    Questo è un mio frequente errore. Spesso, quando rileggo i miei lavori, mi ritrovo davanti a frasi di questo genere, che nell’attimo in cui sono nate sembravano coerenti ma, dopo un’attenta rilettura, stonano e non tornano.
    Credo che sia una sorta di refuso mentale, un’incapacità di star dietro ai pensieri (molto più veloci delle dita sulla tastiera). Però, quando questo accade, alla fine scopro che il problema sta in quello che volevo dire, puntualmente diverso da come era stato scritto la prima volta.

  5. Daniele Imperi
    8 settembre 2011 alle 10:51 Rispondi

    @Frank: sempre misterioso :)

    @Paolo: vero, la velocità dei pensieri ci porta a scrivere di getto e nella nostra mente i collegamenti ci sono tutti. A rileggere, poi, qualche collegamento salta e ci si accorge dell’errore.

  6. ornella romano
    24 gennaio 2015 alle 21:57 Rispondi

    Ma non mi piace la forma corretta con “l’uomo”. Non sarebbe preferibile scrivere “egli”?

    • Daniele Imperi
      27 gennaio 2015 alle 07:55 Rispondi

      In quei casi a me non piace la forma “egli”:
      “La luce fioca rischiarò il piccolo ambiente. Egli trovò una candela e l’accese.”
      Però dipende anche dal contesto, da come è costruito tutto il periodo.

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