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Società, politica e religione nel Fantastico

Società, politica e religione

Un elemento che forse sfugge quando si scrive un romanzo fantasy – e che invece non credo sia sottovalutato nella fantascienza – è creare una società fittizia e stabilire una sorta di governo, o meglio stabilire la politica di quel mondo immaginario che abbiamo inventato. In un fantasy classico non può mancare il re, in altri romanzi fantastici deve comunque esserci una figura che rappresenti l’autorità.

Ricordo che questo elemento non era così chiaro nel romanzo La Spada di Shannara di Terry Brooks. C’era la città di Tyrsis in cui risiedeva un principe e la più piccola città di Leah dove ce n’era un altro, ma tutto era lasciato un po’ nell’ombra, o almeno questa fu la mia sensazione, come se non avesse troppa importanza.

Quando leggo un fantasy o una storia di fantascienza mi chiedo anche con che moneta avvengano gli scambi commerciali. In alcuni romanzi letti si parlava semplicemente di monete – o degli immancabili crediti del futuro – senza dare a esse un nome o assegnarne un valore. Un’altra domanda che mi pongo è quale sia la religione di quei luoghi descritti.

Forme di governo nel fantastico

Prendendo come esempio Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco di Martin, l’autore ha svolto un eccellente lavoro di ambientazione, creando un governo centrale che amministrava gli altri regni. C’è anche da dire che tutta la saga è incentrata su vari intrighi di corte e giochi di potere e forse è per questo che l’aspetto politico è stato così ben curato.

Ne La Spada di Shannara invece non c’era questa necessità, anche se comunque un aspetto come questo andava curato forse meglio. Nei romanzi di fantascienza non m’è capitato di trovare lacune del genere. In quelli distopici ovviamente non possono verificarsi, ma anche in altri era sempre chiaro chi e come comandasse.

Uno scrittore potrà dare sfogo alla sua fantasia – e attingere alle sue idee personali – per creare forme di governo nelle sue storie, poiché è un elemento che concorre a completare un’ambientazione. In fondo un mondo fantastico, immaginario, è da vedere come un paese straniero, né più né meno: dobbiamo conoscerne l’ordinamento politico.

Monete di scambio nel fantastico

Ben poche volte, come nelle Cronache di Martin, in cui si parla di cervi, se non ricordo male, ho conosciuto la moneta del paese, o dei paesi, in cui si svolgevano le vicende. Spesso si tende, specialmente nel fantasy, a scrivere di monete d’oro, d’argento o di bronzo, o anche solo di “pezzi” (come se fossimo in un’ambientazione piratesca) senza dare un nome al conio.

Perché un autore tralascia questo elemento? Mancanza di fantasia, di voglia? Spesso è sufficiente scrivere che il personaggio ha comprato un bene o ha pagato l’oste, senza soffermarsi su quanto sia costato quel bene o quella cena.

Forse non è così necessario, forse soltanto io tendo a dare importanza alla cosa, però è una lacuna che noto quasi sempre nei romanzi del fantastico. E rappresenta anche un elemento che mi incuriosisce: talvolta mi aspetto che l’autore parli della moneta, delle sue suddivisioni, delle varie valute.

Divinità nel fantastico

Prendendo ancora in esame le Cronache, nella saga di Martin si parla spesso di divinità, che assumono nomi, sembianze e poteri secondo i luoghi in cui sono venerate. Ricordo una sorta di rituale religioso, quello dell’affogamento, che richiama vagamente, con qualche differenza non troppo sottile, il battesimo cristiano. Gli Affogati erano in un certo senso superiori agli altri.

Nella saga di Shannara non si parla di alcuna divinità, per esempio. E neanche in altri romanzi fantasy che ho letto. Nella fantascienza non credo mi sia capitato di leggere di qualche dio, o almeno non ricordo. O forse non era un dettaglio così vistoso da rimanermi impresso.

Specialmente nel fantasy ho l’impressione che la presenza della magia annulli la fede in una divinità superiore. Magia e religione sono invece entrambe presenti nel fantasy Zeferina di Riccardo Coltri. Il popolo che crede sì nel dio cristiano, ma segue anche altri rituali. Come, del resto, avviene ancora oggi.

La mia esperienza nell’ambientazione fantasy e fantascientifica

Ho già in mente una serie di divinità per il mio romanzo fantasy, a cui ancora devo assegnare nomi e poteri, ma un quadro generale c’è. La forma di governo, invece, è stata stabilita, anche perché avrà una parte importante nella storia.

Devo ancora pensare alla moneta del paese che ho creato, anche se una parte della storia si svolge in un paese esistente, quindi avrà la moneta di quello stato. Però ho intenzione di curare ogni dettaglio su governo, moneta e divinità, anche se poi, in funzione della storia, alcuni dettagli non saranno inseriti.

Credo, però, che sia utile avere questi dettagli, piuttosto che non averne e doverli creare nel corso della stesura del romanzo. Il quadro completo deve essere a disposizione dello scrittore prima che cominci a scrivere la sua storia.

Le vostre ambientazioni

Avete mai creato forme di governo per le vostre storie? Avete curato l’aspetto economico e religioso dei mondi che avete inventato?

12 Commenti

  1. Lucia Donati
    5 novembre 2012 alle 11:59 Rispondi

    Tu noti mancanze (che magari esistono solo dal tuo punto di vista, oppure sono oggettive) o incongruenze ed è normale:il tuo è un punto di vista di chi è abituato a scrivere considerando tutti gli elementi che (per te) sono importanti e da cui tu non prescinderesti. Da un lato hai ragione; però, forse, bisognerebbe considerare che ogni autore ha il diritto di far passare in secondo piano elementi che giudica non fondamentali (o di rendere solo sfumato, lasciare sullo sfondo alcuni aspetti e, questo, è senz’altro, più vero nel fantasy).

    • Daniele Imperi
      5 novembre 2012 alle 12:10 Rispondi

      Sì, ovviamente ogni scrittore ha diritto di fare come vuole, ho scritto solo che quelli sono aspetti che completano un romanzo.

      • Lucia Donati
        5 novembre 2012 alle 12:44 Rispondi

        L’autore conosce tutti gli aspetti (di completezza), poi vedrà lui se farli apparire o meno: non stiamo dicendo la stessa cosa?

  2. Romina Tamerici
    5 novembre 2012 alle 19:41 Rispondi

    Interessanti spunti su cui riflettere, come sempre in questa rubrica. Tante cose a cui non ho mai pensato e alle quali da oggi penserò.

  3. Salomon Xeno
    5 novembre 2012 alle 21:05 Rispondi

    Anch’io ho notato spesso che la magia tende ad annullare la religione. Ci sono casi, come “La ruota del tempo” di Robert Jordan, dove si parla anche di un Creatore e della Luce come contrapposta all’equivalente del diavolo, ma non ci sono né preti né chiese. Compare così, di sfuggita, ma non è per niente chiaro. Invece governo e conio sono ben inseriti.

    • Daniele Imperi
      5 novembre 2012 alle 21:07 Rispondi

      Non ricordo molto de La Ruota del Tempo. E in effetti potrebbe essere come dici, che la magia annulla la religione, quando invece sono due cose separate.

  4. Il meglio di Penna Blu – Novembre 2012
    1 dicembre 2012 alle 15:02 Rispondi

    […] Continua a leggere Società, politica e religione. […]

  5. Francesco La Manno
    28 febbraio 2014 alle 12:23 Rispondi

    Ritengo determinanti, in un racconto/romanzo fantasy, società, politica e religione.
    I tuoi post sono sempre molto interessanti, Daniele.

    Buona giornata

    • Daniele Imperi
      28 febbraio 2014 alle 12:27 Rispondi

      Grazie Francesco e benvenuto nel blog.
      Anche secondo me lo sono: servono a definire un popolo e la sua cultura.

  6. Irenesar
    9 novembre 2014 alle 23:30 Rispondi

    Adoro questo tuo punto di vista, perché in un certo senso è anche il mio. Come fa un personaggio a pagare (in un fantasy) con una cosa banale come una moneta d’oro o d’argento? stavo cadendo su questa cosa, ma ci sto pensando molto … basta solo un po’ di fantasia. In un mio racconto, per es., ho inventato un tipo di banconota chiamandoli fogli e anche il suo valore (ad es. sei fogli azzurri corrispondono a 150€, ma non sto qui a dilungarmi) e ho capito che, oltre a dare spessore al racconto, ci da quel qualcosa in più, un particolare che ho molto apprezzato in Cronache del ghiaccio e del fuoco. Martin, infatti, come hai citato, nella saga parla spesso in generale di conio, ma anche specifica parlando di cervi d’argento, dragoni d’oro e stella di rame. I cervi e i dragoni hanno un senso che il lettore capisce e apprezza, perché richiamano due delle casate importanti della saga, i Baratheon e i Targaryen che hanno rispettivamente il cervo e il drago nei loro stemmi. Una moneta con un nome e un valore specifico, fa la differenza. Anche le divinità e la politica hanno una grande importanza. Poi, certamente, dipende dal libro che si vuole scrivere. Gran bell’articolo, molto interessante! :) scusa per il mio commento … scrivo sempre troppo ..

    • Daniele Imperi
      10 novembre 2014 alle 08:06 Rispondi

      Purtroppo in molti fantasy questi aspetti sono tralasciati. Dipende certamente dal tipo di storia che scrivi, quindi non deve per forza esserci una divinità, ma gli aspetti più comuni della vita sì, quindi la struttura della società, le tradizioni e la moneta.
      Nessun problema per il commento :)

  7. Irenesar
    10 novembre 2014 alle 11:00 Rispondi

    Grazie, concordo con quello che hai scritto, davvero un articolo che apre gli occhi!

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