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I sinonimi non esistono

I sinonimi non esistono

La parola «terra» e la parola «suolo», per esempio. Terra è terra, diceva, significa terra, sporco, quella roba là. Ma se dici «suolo», allora è qualcosa d’altro, è una parola che ha altre ramificazioni.

Raymond Carver, Fires

Perché creare due parole che hanno lo stesso significato? I sinonimi sono parole che esprimono concetti simili, non identici significati. Pensate ai vocaboli house e home inglesi. Sono sinonimi? Possiamo davvero usarli scambievolmente?

Nel mio articolo sulle parole che esprimono parole dicevo una cosa sbagliata e cioè che “omicidio” e “assassinio” sono sinonimi. In realtà basta controllare su un dizionario (in questo caso il Treccani online) e scopriamo che non sono sinonimi. Ai due ne ho aggiunto un terzo che potrebbe essere sinonimo:

  • Omicidio: delitto di chi sopprime una o più vite umane.
  • Assassinio: uccisione volontaria di un essere umano, compiuta per motivi abbietti e in modo efferato o a tradimento.
  • Uccisione: L’azione di uccidere, il fatto di venire ucciso.

Notate le differenze? “Omicidio” è un termine giuridico per indicare un tipo di reato, “assassinio” significa provocare volontariamente la morte di una persona, mentre “uccisione” esprime l’azione, ma non necessariamente riferita a un essere umano.

Lo stesso Treccani ci dice che sinonimo vuol dire: “Che ha un significato fondamentalmente uguale, che vuol dire la stessa cosa”.

Ecco qual è il problema: usiamo i sinonimi convinti di usare parole che vogliono dire la stessa cosa. Ma ribadisco quanto detto all’inizio: perché creare due o più parole che hanno lo stesso significato?

I sinonimi e l’etimologia

Se c’è una scienza che mi ha sempre appassionato, quella è l’etimologia. La storia delle parole. Consulto spesso un dizionario etimologico, la versione online del Vocabolario Etimologico della Lingua Italiana di Ottorino Pianigiani.

L’etimologia indaga il passato della parola, ne ricostruisce l’esistenza dai suoi antenati fino alle ultime mutazioni. Spesso, grazie all’etimologia, possiamo capire se c’è sinonimia fra due parole.

Prendiamo un esempio:

  • Soldo: dal latino soldus, contrazione per solidus nummus, perché era un pezzo intero e non frazionato, cioè una moneta intera e non una delle sue parti. La parola fu poi usata per indicare generalmente la moneta, il denaro.
  • Denaro: dal latino denarius nummus, a sua volta da deni, cioè in numero di dieci, perché presso i Romani era una moneta che valeva 10 assi. Ora usata per indicare i soldi.
  • Quattrino: da quattro, perché era un’antica moneta toscana del valore di 4 denari; nel Regno di Napoli era la quarta parte di una moneta chiamata grano (e da qui, forse, l’espressione “ho tanta grana”). Specialmente al plurale indica il denaro in generale.

Sinonimi o no? In questo caso sì, ma lo sono soltanto in epoca moderna, perché la lingua si è impossessata di quelle parole. Ma non possiamo usarle senza discrezione in un contesto storico, perché sarebbe un errore grossolano.

Esempi di falsi sinonimi

Qui di seguito ci sono ben 37 alternative per “casa”, ma ognuno di quei vocaboli ha un ben preciso significato. In alcuni casi, poi, qualcuno viene usato in senso spregiativo: “Hai visto la casa che ha comprato Daniele?” – “Casa? A me pare un tugurio”.

  1. Abitazione
  2. Alloggio
  3. Appartamento
  4. Baita
  5. Baracca
  6. Bicocca
  7. Capanna
  8. Casa
  9. Casale
  10. Casolare
  11. Casupola
  12. Casamento
  13. Caseggiato
  14. Costruzione
  15. Cottage
  16. Covo
  17. Dimora
  18. Edificio
  19. Fabbricato
  20. Focolare
  21. Magione
  22. Mansarda
  23. Monolocale
  24. Mura domestiche
  25. Nido
  26. Palazzo
  27. Palazzina
  28. Residenza
  29. RIfugio
  30. Sede
  31. Stabile
  32. Stamberga
  33. Tetto
  34. Tugurio
  35. Villa
  36. Villetta
  37. Villino

Esistono due parole con lo stesso significato?

No, o quantomeno è difficile e raro trovarne. Le preposizioni “tra” e “fra” sono veri sinonimi, per esempio. Ma anche annuncio e annunzio, denuncia e denunzia, pronuncia e pronunzia. Variabili, quindi, della stessa parola. E quindi parole con stesso, identico significato.

Parola, termine e vocabolo sono la stessa cosa?

  1. Parola: fonema o complesso di fonemi per esprimere una nozione, determinata dal contesto della frase. “Tavola” è una parola, ma senza alcun contesto non se ne può conoscere il significato. Una tavola a fumetti? Una tavola del falegname? Un tavolo imbandito per la cena?
  2. Termine: ha significato più ristretto di parola, perché definisce un concetto proprio di una disciplina. “Perielio” è un termine astronomico per indicare la distanza minima dal Sole di un corpo celeste.
  3. Vocabolo: la parola intesa come unità lessicale, con una sua grafia, i suoi significati e la sua forma grammaticale. La lingua italiana ha circa 160.000 vocaboli. Attenzione: vocaboli, non parole! La parola è un elemento della frase. Il dizionario Zingarelli 2017 ha 2688 pagine: questo significa che potrebbe contenere benissimo due milioni di parole, ma non ha certo due milioni di vocaboli!

La vera funzione dei sinonimi

È trovare la parola giusta, non un’alternativa per evitare ripetizioni nel testo. Ricordo un episodio a lezione di norvegese. La professoressa aveva usato nella sua lingua 2 o 3 volte la stessa parola e noi le avevamo fatto notare che in italiano cerchiamo dei sinonimi per evitare le ripetizioni. Lei aveva risposto più o meno così: “In norvegese non c’è nessun problema a usare una stessa parola più volte. Se la parola è quella, si usa”.

Giusto. Perché usare un falso sinonimo per evitare di ripetere una parola? Il falso sinonimo cambia senso alla frase, porta l’attenzione del lettore altrove, verso altri contesti.

Quando scrivo, specialmente narrativa, uso il dizionario dei sinonimi per cercare la parola di cui ho veramente bisogno in quel momento. Provo dei sinonimi, nella mia mente, e spesso mi accorgo di quanto cambi il significato di una frase con le false varianti.

E voi quanto usate i sinonimi quando scrivete?

55 Commenti

  1. MikiMoz
    9 novembre 2017 alle 07:47 Rispondi

    In effetti è l’italiano a essere una lingua molto ricca di vocaboli, e noi poi usiamo anche termini né sinonimi né similari: usiamo giochi di parole o cose così.
    Ad esempio, aggiungo al tuo elenco “casalingo” la parola TANA.
    Che può essere usata come sinonimo di casa, per quanto indichi in realtà un’abitazione animale.

    Quando scrivo cerco più che altro di non ripetermi nel giro di due frasi: è una questione di suono.
    Oh, l’italiano è bello per questo, no? :D

    Moz-

    • Daniele Imperi
      9 novembre 2017 alle 12:40 Rispondi

      Giusto, anche tana può essere usato per casa.
      Anche a me non piace il suono della ripetizione, quindi cerco di evitarla modificando la frase.

      • Kukuviza
        9 novembre 2017 alle 12:53 Rispondi

        Poi ci sono gli appartamenti dei detective noir che stanno in topaie o cimiciaie :D

        • Daniele Imperi
          9 novembre 2017 alle 13:04 Rispondi

          Alle topaie non avevo proprio pensato! :D

        • MikiMoz
          9 novembre 2017 alle 13:58 Rispondi

          Ahaha verissimo, e che danno proprio quel senso di appartamento al quinto piano di un palatto stile caserma dei Ghostbusters, con le luci al neon che riflettono i colori sulle finestre umide di pioggia :D

          Moz-

          • Daniele Imperi
            9 novembre 2017 alle 14:03 Rispondi

            Ehi, io sto al quinto piano, e ci sono luci al neon sulle scale :D

            • Kukuviza
              9 novembre 2017 alle 15:24 Rispondi

              Ma allora puoi sempre intraprendere una carriera collaterale di investigatore privato…Detective B.Feather

              • Daniele Imperi
                9 novembre 2017 alle 15:37 Rispondi

                Detective Blue Feather suona bene per racconti di serie B :D

            • MikiMoz
              9 novembre 2017 alle 16:27 Rispondi

              Voglio venire a vivere lì! :)

              Moz-

              • Kukuviza
                9 novembre 2017 alle 18:31 Rispondi

                Miki e Daniele siete la nuova coppia stile Marlowe e Spade.

  2. Nuccio
    9 novembre 2017 alle 08:41 Rispondi

    È importantissimo. Ci sono sfumature che arricchiscono la scena. Siccome la scrittura è descrizione di sentimenti attraverso i quali si interpreta la vita è automatico che la ricchezza di vocabolario diventa essenziale. Nido non è casa ma usato in un dato modo esprime il calore che in sè contiene. Ciao.

    • Daniele Imperi
      9 novembre 2017 alle 12:41 Rispondi

      Più che sinonimi si dovrebbe infatti parlare di parole affini, come appunto nido.

  3. Ferruccio
    9 novembre 2017 alle 08:52 Rispondi

    Più che mai d’accordo!

    • Nuccio
      9 novembre 2017 alle 13:25 Rispondi

      Enciclopedia Treccani: sinònimo agg. e s. m. [dal gr. συνώνυμος (lat. tardo synony̆mos), comp. di συν- «sin-» (per esprimere identità) e ὄνομα, ὄνυμα «nome»]. – 1. Che ha un significato fondamentalmente uguale, che vuol dire la stessa cosa: parole, espressioni sinonime. Più com. come s. m., parola (o espressione) che, in linea astratta e generale, ha lo stesso significato di un’altra, pur ammettendo caratteristiche e valori differenziati particolari o di ordine stilistico (v. sinonimia): «educazione» non sempre è s. di «gentilezza».

  4. Ferruccio
    9 novembre 2017 alle 08:53 Rispondi

    Volevo scrivere che la penso come te!

    • Daniele Imperi
      9 novembre 2017 alle 12:41 Rispondi

      L’avevo capito :D

      • Nuccio
        9 novembre 2017 alle 13:29 Rispondi

        Certo Nido non è sinonimo di Casa, ma ha valenza metaforica. Solo che l’ho presa dall’elenco fornito da te, Daniele. Bye.

  5. Alessia Pellegrini
    9 novembre 2017 alle 09:41 Rispondi

    Il significato stesso di sinonimo non è quello di mera ripetizione di un altro concetto. I sinonimi, come hai giustamente notato, indicano in generale lo stesso concetto, ma permettono di dare una sfumatura di volta in volta diversa (ad esempio tecnica o affettiva). Allo stesso tempo, non sopporto personalmente la ripetizione della stessa parola in una frase o testo scritto. C’è poco da fare, nella lingua italiana è considerato un errore. Anche in latino, invece, la ripetizione è non solo ammessa, ma a volte volontariamente ricercata a fini stilistici. Forse con i verbi il discorso dei sinonimi è un po’ più complesso, ma anche qui esistono le varie sfumature. Un bell’argomento su cui riflettere!

    • Daniele Imperi
      9 novembre 2017 alle 12:48 Rispondi

      Più che un errore, della ripetizione è brutto il suono. La ripetizione voluta, comunque, va bene, tanto in latino quanto in italiano.

  6. agata robles
    9 novembre 2017 alle 09:48 Rispondi

    Ciao Daniele, grazie per aver affrontato quest’argomento, per averlo reso “pubblico”. Anch’io sono da sempre un’appassionata di etimologia e, anch’io, mi trovo ogni giorno ad affrontare il problema dei sinonimi, perché essendo una “creatrice di contenuti” per il web mi si chiede a priori di utilizzare i sinonimi in quanto pare faccia tanto SEO. Spesso so che usando un certo sinonimo altero l’anima del contenuto, ma purtroppo mi rendo conto che il web non va troppo per il sottile. Oggi come oggi devo constatare che passo più tempo a trovare la parola giusta, aderente al significato, che a cercare le notizie e a verificarne l’autenticità. Certo è che se la lingua italiana è così ricca di vocaboli e “sinonimi” è perché è attenta alle sfumature e alle sfaccettature della vita, perché porta con se retaggi del passato, frammenti di storia e, perché no, schegge di etnie lontane secoli, morte e sepolte, che sopravvivono nel lessico, a testimonianza di un “incontro”. E a volte lo fanno a dispetto di tutto.

    • Daniele Imperi
      9 novembre 2017 alle 12:50 Rispondi

      Ciao Agata, ho letto anche io che per la SEO è bene usare dei sinonimi. Se poi davvero funzioni, è tutto da dimostrare, credo.
      La ricerca di altre parole per evitare le ripetizioni non deve mai alterare il contenuto, altrimenti è in quel caso che si fa un errore.

      • agata robles
        10 novembre 2017 alle 19:45 Rispondi

        Ciao Daniele, io sono dell’avviso che quando non dai rilievo alle sfumature, e a questo servono i c.d. sinonimi, fai sempre un errore.Ma la Seo è come una trinciaerba, uno schiacciasassi, non gli frega: fortezza e castello non sono la stessa cosa, fa niente, se non vuoi utilizzare magione…Ultimamente leggo che c’è un’inversione di tendenza da parte di google, ma prima che i “content” se ne rendano conto ne passerà di acqua e continueranno a chiedere sempre le stesse cose. Trovo invece preoccupante la sciattezza del linguaggio giornalistico, che pressato dall’impellenza dei tempi di reazione( e di redazione) pescano nel vocabolario con la stessa disinvoltura con cui io pesco nell’armadio: ad occhi chiusi. Se posso rivoltare nanni moretti “chi parla bene, pensa bene e vive bene”.

  7. Roberto
    9 novembre 2017 alle 10:31 Rispondi

    Diversificare è importante ma, come dici te, capire bene l’utilizzo del sinonimo per non sviare; e quindi saperlo scegliere, e dosare.

    • Daniele Imperi
      9 novembre 2017 alle 12:51 Rispondi

      Sì, diversificare senza sviare la lettura verso concetti che non volevi esprimere. Spesso ci vuole tempo per trovare la parola giusta.

  8. Andrea
    9 novembre 2017 alle 11:09 Rispondi

    Allora è una congiura contro di me? O forse si tratta solo sincronicità o coincidenza.
    Ieri sera ho letto in un altro blog un discorso molto simile, e oggi mi becco questo.
    Tutti e due mi avete fatto capire i miei errori. Io usavo i sinonimi proprio per trovare alternative e scansare le ripetizioni. Mi avete fatto sentire un vero novellino :) e vi ringrazio.

    • Daniele Imperi
      9 novembre 2017 alle 12:52 Rispondi

      Ma dai? E dov’è che hai letto questo discorso? :)

      • Andrea
        9 novembre 2017 alle 20:28 Rispondi

        Erano un paio di righe, in particolare una frase di un vecchio articolo del blog di Grazia, che tu ben conosci :)

  9. Corrado S. Magro
    9 novembre 2017 alle 11:29 Rispondi

    E io sono stato bacchettato da editor professionali perché avevo impiegato (e impiego) i sinonimi proprio per distinguere, sottolineare la differenza e dare più forza o saturare il termine di riferimento.

    • Daniele Imperi
      9 novembre 2017 alle 12:52 Rispondi

      Forse non ho capito. Perché ti avevano bacchettato? Che dovevi fare secondo loro?

      • Corrado S. Magro
        9 novembre 2017 alle 13:42 Rispondi

        Perché spesso per rafforzare/arrichire il concetto mi servivo di un sinonimo che secondo me non era una ripetizione.

        • Corrado S. Magro
          9 novembre 2017 alle 13:43 Rispondi

          ops! arricchire

  10. Barbara
    9 novembre 2017 alle 12:03 Rispondi

    Uhm… ci sono dei paragrafi in cui la ripetizione dello stesso vocabolo ci sta, è rafforzativo, fa parte del discorso mentale del personaggio (quando pensiamo siamo più veloci del vocabolario). Ma ce ne sono altri dove stonerebbe utilizzare la stessa parola, e non sempre puoi ricorrere a pronomi o dimostrativi, quindi tocca ripiegare al sinonimo.

    • Daniele Imperi
      9 novembre 2017 alle 13:02 Rispondi

      In quei casi la ripetizione voluta sta bene.
      Ti faccio un esempio di ripetizione voluta nell’incipit originale del romanzo The Bone Clock di David Mitchell:

      “[…] but I’m already thinking of Vinny’s chocolatey eyes, shampoo down Vinny’s back, beads of sweat on Vinny’s shoulders, and Vinny’s sly laugh, and by now my heart’s going mental and, God, I wish I was waking up at Vinny’s place in Peacock Street and not in my own stupid bedroom.”

      Quel Vinny ripetuto così sottolinea quanto la ragazza che narra sia invaghita del tipo. E ovviamente la (mala)traduzione italiana ha smorzato il tutto evitando la ripetizione e riportando il nome Vinny una sola volta…

      • Barbara
        9 novembre 2017 alle 13:06 Rispondi

        Eh, leggendo molti testi esteri, e conoscendo una traduttrice che mi racconta le sue peripezie, so bene quanto faccia la differenza tra un buon (e costoso) traduttore e una traduzione prezzolata e veloce. Figurati che in un libro ho trovato persino il nome di un personaggio al posto di un altro. Era un dialogo a due e quel nome non c’entrava proprio nulla. :)

  11. Elisa
    9 novembre 2017 alle 12:09 Rispondi

    Mi divertivo ad usare il dizionario dei sinonimi (libro se non sbaglio obbligatorio o quasi…) alle medie e ho imparato l’esistenza dei falsi sinonimi, come li chiami tu. E’ stato un esercizio di stile utilissimo per acquisire una maggiore padronanza della lingua italiana. Ora, quando scrivo, uso i sinonimi virtuali… ma anche lì facendo attenzione… Certo che in italiano non esiste una parola con l’esatto significato di un’altra, bisogna avere la sensibilità intellettuale e una solida preparazione per non confondere lucciole con lanterne e per garantire anche una certa musicalità al testo. Evitando ripetizioni (odiose).

    • Daniele Imperi
      9 novembre 2017 alle 13:03 Rispondi

      Vero, bisogna essere preparati per riconoscere la varie sfumature e i vari significati di un vocabolo.

  12. luisa
    9 novembre 2017 alle 14:07 Rispondi

    Infatti, forse anche per questo, capita di litigare, se solo si dicesse la “parolina” giusta si eviterebbero inutili discussioni, per la scrittura si ha il tempo di approfondire.
    Qual’è il punto di riferimento più attendibile?
    Una scrittura troppo sofisticata avvicina il lettore?

  13. Mimi
    9 novembre 2017 alle 23:52 Rispondi

    Come spieghi tu e anche la definizione data dalla Treccani, i sinonimi sono termini che hanno lo stesso concetto di fondo.
    Omicidio e Assassinio sono due parole diverse se analizzate ma in pratica hanno alla base la stessa funzione di indicare l’ evento di uccidere, l’uccisione, che ne è iperonimo, per cui “uccisione” è sinonimo di tutti e due, ma quei due non sono propriamente sinonimi tra loro, a meno che non coincidano nel contesto, ed in quel caso lo sono.
    Denaro, quattrini, grana, soldi: tu dici sono sinonimi solo in epoca moderna e se stiamo parlando della lingua contemporanea allora hai ammesso che, seppur in condizioni particolari, lo sono e quindi per tua stessa ammissione esistono.
    Possiamo venirci incontro sul fatto che sono pochi perchè sono tali solo nel momento in cui sono realizzati con la specifica intenzione di identificare la stessa cosa o evento da parte di chi li usa.

    • Daniele Imperi
      10 novembre 2017 alle 08:23 Rispondi

      Ciao Mimi, benvenuta/o nel blog. Sì, alcune parole si possono usare come sinonimi in precisi contesti, ecco perché è sempre affiancare il dizionario dei sinonimi a un dizionario della lingua.

  14. Chiara (Appunti a Margine)
    10 novembre 2017 alle 09:41 Rispondi

    Pensa che ho in mente un post sui falsi sinonimi da anni, e posticipo sempre.
    Tra quelli che ho annotato, ci sono “chiedere” e “domandare”: il primo si usa per ottenere qualcosa, il secondo per sapere qualcosa. Ma anche “parente” e “familiare” (il primo termine implica un legame di sangue, il secondo no), “scelta” e “decisione” (la prima parola fa riferimento a preferenze soggettive, la seconda a un giudizio definitivo) e altri, che ora non ricordo bene. :)

    • Daniele Imperi
      10 novembre 2017 alle 09:45 Rispondi

      Vero, chiedere e domandare sono diversi. Devo stare attento quando revisionerò un racconto :)
      Anche parente e familiare, giusto. Moglie e marito sono familiari, ma non parenti.

  15. Tiade
    11 novembre 2017 alle 13:34 Rispondi

    Di corsa…
    La mia casa, la mia grotta, il mio eremo, il mio rifiugio.
    Non sono propriamente sinonimi, ma nel mio contesto lo sono indubbiamente.
    Quindi mi chiedo, quanto conta il contesto e il sentire personale nella scelta dei sinonimi?

    • Daniele Imperi
      13 novembre 2017 alle 08:12 Rispondi

      Il contesto secondo me conta molto. Una casa in campagna, una baita possono essere definite un eremo, se chi ci vive le vede in quel modo.

  16. Gaetano Asciutto
    14 novembre 2017 alle 19:15 Rispondi

    Mi pare chiaro che se per sinonimo si intende un termine per origine, significato e sfumature perfettamente identico a un altro, i sinonimi non esistono. Ogni parola ha la sua storia, la sua etimologia.
    Tuttavia, da scrittore dilettante so bene quanto sia necessaria la ricerca e l’inserimento di un sinonimo nella struttura di un testo, e non solo per evitare ripetizioni, spesso per aggiungere significati, a volte per mutare il ritmo. E da va sé, il miglior sinonimo è proprio quello che non si scrive, quello capace di evocare un’immagine, di sostanziare la parola proprio con la sua assenza.

    • Daniele Imperi
      15 novembre 2017 alle 08:21 Rispondi

      Ciao Gaetano, benvenuto nel blog. In alcuni casi, secondo me, si possono evitare ripetizioni modificando la frase, se non si riesce a trovare una parola che sostituisca bene quella già usata.

  17. samanta giambarresi
    14 novembre 2017 alle 20:58 Rispondi

    Uso spesso i sinonimi, ho anche un bel vocabolario. Il motivo lo hai spiegato tu nel post: spesso scrivendo utilizziamo una parola che magari non è corretta col contesto della frase. Come l’esempio di “omicida” con “assassino”. La frase in un testo deve avere la melodia giusta e per farlo deve esserci la nota esatta altrimenti vi è una stonatura.
    Buona serata.

    • Daniele Imperi
      15 novembre 2017 alle 08:22 Rispondi

      Il dizionario dei sinonimi andrebbe usato assieme al vocabolario, così da controllare bene se la parola scelta sia quella giusta.

  18. Grazia Gironella
    14 novembre 2017 alle 21:19 Rispondi

    Uso di rado i sinonimi, proprio perché al mio orecchio non sembrano quasi mai sinonimi, e quasi mai per evitare una ripetizione. Ho visto cose, in questo campo, anche da parte di editor, che facevano orrore. In pratica il dizionario dei sinonimi lo uso soprattutto quando il termine giusto non mi viene in mente, e riesco a ripescarlo tramite i suoi finti sinonimi. :)

    • Daniele Imperi
      15 novembre 2017 alle 08:22 Rispondi

      Anche io a volte uso il dizionario dei sinonimi per cercare una parola che non mi viene in mente :)

  19. Andrea Venturo
    19 novembre 2017 alle 14:44 Rispondi

    Santa Treccani.it e adblock.
    Da che ho cominciato a scrivere in modo continuativo sono diventati una coppia imprescindibile. Il secondo stronca la pubblicità invasiva del primo e io riesco a leggere i contenuti.

    • Daniele Imperi
      20 novembre 2017 alle 07:52 Rispondi

      Adblock l’ho installato anche io, altrimenti navigare nel sito della Treccani era diventato impossibile, dopo il restylng :)

  20. Romina Tamerici
    21 novembre 2017 alle 16:43 Rispondi

    Nelle mie rubriche dedicate alle parole, ho sempre inserito un paragrafo dal titolo “I sinonimi non esistono” in cui spiego perché quella parola è diversa dalle altre ritenute suoi sinonimi, quindi mi ha fatto molto piacere leggere questo tuo post e sono d’accordo con te sul fatto che i sinonimi non esistono e servono per scegliere la parola giusta!

    • Daniele Imperi
      21 novembre 2017 alle 16:56 Rispondi

      Dai, non sapevo di quel paragrafo. Ottima pensata, allora :D

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