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Come vincere la sindrome da poche idee

MelaQuando ho parlato di come vincere la sindrome da tante idee, mi è stato chiesto di scrivere un post per risolvere il problema contrario che, a quanto pare, è quello più frequente fra gli scrittori: avere poche idee da trasformare in una storia.

Se devo dire la verità, non so come mi arrivino le idee, che sono un po’, ora. La cartella Racconti ne contiene 100 tondi tondi e la cartella Romanzi ne contiene 20. Certo, non è detto che siano tutte buone, tanto che io ne ho selezionate solo 9 fra i romanzi, mentre i racconti, tranne alcuni, saranno pubblicati qui.

L’ispirazione: questa sconosciuta

Non so nulla sull’ispirazione perché non so cosa sia l’ispirazione; ne ho sentito parlare, ma non l’ho mai vista. William Faulkner

Voi credete alla storia dell’ispirazione? A me è sempre sembrata una bufala. Mi immagino ogni volta la stessa scena: lo scrittore davanti alla macchina da scrivere con lo sguardo rivolto verso l’alto, a controllare forse qualche macchia di umidità sul soffitto, perché non credo ci sia altro da guardare lassù.

A me in quel modo non sono mai arrivate idee. Lovecraft disse che i suoi racconti gli arrivavano in sogno, ma se io dovessi scrivere storie dai miei sogni, non le leggerebbe nessuno.

Senza lettura non nascono idee

Credo che sia questa la mia principale fonte per trovare idee. Alcune volte, come nel caso dei romanzi 5 e 6 elencati sotto, sono proprio ispirate a mie letture, ma la maggior parte delle altre, per fortuna, magari è una parola, una situazione letta, neanche importante – come nel romanzo numero 7 – che fa nascere l’idea.

In questo elenco ho cercato di ricostruire come siano nate quelle idee.

  1. I.C., il romanzo storico-fantastico: idea nata unendo due parole, un verbo e una bevanda. E allora?, direte voi. Beh, è una parola che ha un bel suono e piano piano ho definito la storia. Gianni Rodari con la sua grammatica della fantasia docet.
  2. D.B.R., il noir umoristico: era partito come storia lunga a fumetti, ma l’idea da dove è nata? Da un’altra storia a fumetti umoristica che avevo iniziato a disegnare, I picciotti di Don Vincenzo. E quella? Dalla mia passione per le storie sulla mafia italo-americana degli anni ’20 e ’30.
  3. P.G., il romanzo drammatico-fantastico per ragazzi: l’idea è nata guardando una maschera antigas della Seconda Guerra Mondiale, ma la storia non c’entra nulla con la guerra. La indossa il bambino protagonista, perché gli serve nel mondo in cui deve andare.
  4. M., il fantastico per ragazzi: l’idea ormai ventennale. A me sono sempre piaciute le soffitte polverose. E anche i vecchi bauli.
  5. S. e R., avventura per ragazzi: lo avevo detto, è una storia più o meno sulla falsariga di Tom Sawyer e Huck Finn. Ma siamo in Italia.
  6. C., il fantastico per ragazzi, tipo Harry Potter: neanche ricordo come m’è venuta, ma non leggendo Harry Potter, perché è un’idea recente. Forse leggendo una parola latina. Ma la magia e i maghi non ci sono.
  7. B., il romanzo storico: l’avevo scritto, è arrivata leggendo il De Bello Gallico di Cesare.
  8. I.N.E., lo spionaggio: questa è nata per una mia fissazione. Oggi, per i miei gusti, c’è troppa tecnologia e c’è troppo controllo.

E quelle per i racconti? Mi viene in mente il titolo, come nel caso de Il cimitero delle tombe vuote. Il titolo dà la situazione: c’è un cimitero e le tombe sono tutte vuote. Che fine hanno fatto i morti? Diamo adesso una risposta.

Ancora una volta lo spettro della Grammatica della fantasia di Rodari. Non è che, per caso, sia tutto lì il segreto dell’ispirazione? Una lettrice ha scritto in un commento di mettere insieme due idee e farne una storia. Più o meno è la stessa cosa.

Non esistono idee ma situazioni

Sono costretto ancora una volta a tirare in ballo Stephen King – prima o poi gli fischieranno le orecchie – ma nel suo saggio On Writing – se non l’avete letto, leggetelo – ha scritto di partire da situazioni: che succede se metto questo personaggio in quest’ambiente? E fece l’esempio dell’idraulico nello spazio – e io ho preso subito la palla al balzo iniziando a scriverci un racconto, mai portato avanti, poi.

Con Le notti di Salem, nella sua introduzione, ha scritto di aver fatto lo stesso: che succede se metto Dracula in una cittadina americana dei tempi moderni? E ha tirato fuori 600 pagine di romanzo horror.

Quindi, secondo me, non dobbiamo perdere tempo a inseguire idee, ma a immaginare situazioni. I miei ultimi racconti pubblicati nel blog sono tutte situazioni di due elementi:

  1. Il vuoto intorno: un uomo e gente che scompare
  2. Zucchero filato: un bambino che diventa zucchero filato
  3. L’uomo che venne dal passato: un uomo che ricorda solo eventi vecchissimi
  4. L’ospite: un uomo che appare in casa di una coppia dal nulla
  5. Racconto d’inverno: un escursionista che resta bloccato nella neve

E è così per tutti gli altri che ho scritto.

La sindrome da poche situazioni?

Ora non dite che soffrite anche di questa sindrome, perché questa non esiste. È accertato scientificamente. E adesso, per chi ha confessato di avere poche idee, arrivano i compiti per casa.

  • Compito 1: avete scritto un romanzo o ne state scrivendo uno? Bene, prendete il personaggio che conta di meno e mettetelo nella situazione opposta a quella del protagonista.
  • Compito 2: appena uscite di casa, individuate per strada la persona più curiosa e immaginate che abbia all’improvviso una parte determinante nella vostra vita.
  • Compito 3: ricordatevi di un oggetto dell’infanzia che non vedete più da tantissimi anni e immaginate di ritrovarlo sulla scrivania del vostro datore di lavoro.
  • Compito 4: i romanzi che leggete sono un insieme di situazioni. Divertitevi a prenderne qualcuna a caso e a ricamarci sopra una storia.
  • Compito 5: pensate a possibili sequel e prequel del vostro romanzo.

Non siete più creatori di mondi?

La creatività va allenata e migliora con l’esercizio. Un grande esercizio che può fare uno scrittore, secondo me – e ne avevo parlato in un vecchio articolo – è creare un proprio universo personale, un suo mondo, anche se ama scrivere storie ambientate nel nostro periodo. Quel mondo che ha ricreato è un serbatoio di situazioni e personaggi.

Non limitarsi, quindi, a creare i personaggi della storia in corso, ma anche tutti gli altri, seppure inizialmente a grandi linee, che compongono quel mondo. E creare quelli del presente e quelli del passato, se avesse voglia, lo scrittore, di scrivere romanzi storici o di fantascienza.

Vi sembrano utili questi metodi? Ne userete qualcuno? E che altri suggerimenti potete dare per vincere la sindrome da poche idee?

38 Commenti

  1. Claudia
    14 ottobre 2014 alle 08:52 Rispondi

    Primaaa!
    Sindrome da poche idee? Hai ragione non esiste.
    Può avvenire una certa una mancanza per cause dervanti da pochi di stimoli esterni e non, ma la mente umana è la più sviluppata dell’ intero regno animale.
    L’uomo riesce sempre a trovare una soluzione per evitare di perdersi, sta solo a noi cercarla, è li che aspetta, non ci cade mica tra le braccia dal nulla.

    • Chiara
      14 ottobre 2014 alle 08:57 Rispondi

      Mi hai battuta per un nanosecondo, perché quando ho iniziato a scrivere il mio commento non ce n’erano ancora! :D :D :D

    • LiveALive
      14 ottobre 2014 alle 11:11 Rispondi

      Ammettiamo che io non abbia la sindrome da poche idee. Di sicuro ho la sindrome da brutte idee. Ora voglio il terzo post, su come avere non solo idee, ma buone idee XD

      • Daniele Imperi
        14 ottobre 2014 alle 15:41 Rispondi

        Le idee buone deciderle tu, non possono dartele gli altri :)

    • Daniele Imperi
      14 ottobre 2014 alle 15:03 Rispondi

      Ma non c’era mica una gara a chi arrivava prima :D

      Stimoli esterni: forse si tratta solo di riuscire a recepirli.

  2. Chiara
    14 ottobre 2014 alle 08:57 Rispondi

    Ciao Daniele!
    Io credo nell’ispirazione e penso che essa abbia generato i miei brani più belli. Si tratta però di brani sostanzialmente brevi, perché per un progetto di ampie dimensioni occorre un altro tipo di lavoro. Certo è che la foga del momento mi aiuta molto, quando si tratta di stendere le singole scene. La prima stesura di ogni brano si basa quasi sempre sul “vediamo cosa viene fuori”: poi rileggo, taglio e limo.
    L’esercizio che proponi, ovvero immaginare un personaggio insignificante mettendolo nella situazione opposta a quella del protagonista, potrebbe aiutarmi a rivitalizzare un individuo un po’anonimo all’interno del mio romanzo, che stavo quasi pensando di “sopprimere”. Chissà: magari darà origine ad una bella sottotrama!

    • Daniele Imperi
      14 ottobre 2014 alle 15:05 Rispondi

      Per me l’ispirazione è solo il nome che diamo alla facoltà di prendere tutto ciò che ci circonda e trasformarlo in storie.
      Fammi sapere come andrà a finire con quel personaggio :)

      • Chiara
        14 ottobre 2014 alle 15:58 Rispondi

        Okay! Magari spunta un altro guest-post! :D

  3. Salvatore
    14 ottobre 2014 alle 09:13 Rispondi

    Terzo… Si vince qualcosa? Ad ogni modo, io credo nell’ispirazione, solo che con “ispirazione” intendo qualcosa di diverso rispetto al modo in cui l’hai usato tu nel tuo post. Per me essere ispirati significa essere in vena di crearli i mondi. Cioè di scrivere. Io non ho problemi con le idee. Vengono, fin troppe. Semmai ci sono giornate in cui scrivo ispirato e farlo è facile facile e giorni in cui scrivere 10 parole messe a caso è proprio una sfida. Ecco, per me essere ispirato significa essere nei giorni buoni. Non sono una dattilografa, non mi basta sedermi al computer con una storia in testa per scrivere un romanzo o un racconto, devo essere ispirato. Forse vale per tutti.
    Per quanto riguarda la sindrome da poche idee, be’, non esiste. Basta smettere di sforzarsi e le idee vengono da sole. In realtà le idee arrivano in continuo, solo che non ce ne accorgiamo. Non le riconosciamo come tali.

    • Daniele Imperi
      14 ottobre 2014 alle 15:06 Rispondi

      No, non si vince niente :)

      Ma solo io non credo all’ispirazione?

      Dici che chi non ha idee non sa semplicemente riconoscerle?

      • Salvatore
        14 ottobre 2014 alle 17:33 Rispondi

        Peccato, ci tenevo al mio terzo posto… Neanche una medaglina di bronzo? Va be’.

        Tu sei sempre ispirato quando scrivi? Cioè non hai mai giornate in cui non riesci a mettere insieme neanche due righe? Se la risposta è: sì; allora sei vittima dell’ispirazione (o della sua mancanza) come tutti noi. :P

        Chi si sforza è perduto. Non serve lanciare i dadi per avere idee, basta smettere di sforzarsi e riconoscerle quando arrivano. ;)

  4. Claudia
    14 ottobre 2014 alle 09:29 Rispondi

    Mi hai battuta per un nanosecondo, perché quando ho iniziato a scrivere il mio commento non ce n’erano ancora! :D :D :D

    :) Ciao Chiara!
    Però scrivere sul telefonino mentre sto andando a lavoro, con tutte le buche che prende la mia collega, ha dato quel risultato… qualche parola di troppo, ahimè!

  5. LiveALive
    14 ottobre 2014 alle 09:37 Rispondi

    L’ispirazione, per me, è semplicemente quando le idee, partite da una situazione-base, iniziano a svilupparsi senza sforzo.

    Eco dice che i personaggi. On agiscono di loro volontà, ma l’autore è vincolato alle sue premesse. Questo, naturalmente, se la trama funziona a causa-effetto. Ecco perché , invero, la situazione iniziale è la prima cosa da costruire, e anche l’ultima, perché il resto è solo una sua conseguenza.
    Ricordo l’esempio di Eco: c’è un pescatore, e il fiume trasporta un cadavere. Comseguenza: che fa il pescatore? Magari è un uomo con problemi con la giustizia, e allora scapperà. E dove scapperà? E chi ritroverà, allora, il cadavere? Qualcuno lo ha visto scappare?

    Ultimamente qualche idea mi viene, ma non sono idee originali. Intendo dire che a me potrebbe venire in mente “voglio scrivere un romanzo epico con protagonista il re Davide”, ma difficilmente mi può venire in mente un romanzo epico originale.
    Neanche che sia un disastro, eh! Shakespeare di suo non ha scritto proprio nulla, e anche i maggiori lavori di Goethe (Ifgenia in Tauride, Faust, ecc) vengono tutti o dal mito antico o dal folklore. Anche io parto da qualcosa di già esistente per modificarlo… Ma creare qualcosa da zero mi pare impossibile.

    Immagino comunque che degli elementi di partenza siano necessari, per creare. La grammatica della fantasia, secondo me, funziona, perché è effettivamente facile creare una situazione curiosa mescolando due elementi a caso, e anche se la situazione non è bella ci si può ispirare per crearne una nuova.

    P.S.: Daniele, dal Pad non riesco a scorrere il messaggio, di modo che non riesco a rileggermelo tutto. Sul vecchio pennablu non succedeva perché il box si espandeva.

    • LiveALive
      14 ottobre 2014 alle 09:40 Rispondi

      Mh, re Davide? In effetti, perché non Re Daniele? Ecco: Daniele Imperi è il dittatore assoluto dell’universo, ma i giganti di Giove vogliono sferrare un attacco al suo impero multigalattico. Alla fine Re Daniele li colpirà con le sue saette, facendoli precipitare nel Tartaro.

    • Daniele Imperi
      14 ottobre 2014 alle 15:11 Rispondi

      L’esempio di Eco è giusto: domande su domande fino a trovare la soluzione. Di questo parlerò domani.

      Shakespeare si sarà pure basato su fatti esistenti, ma ben pochi hanno raggiunto i suoi livelli :)

      Creare da zero non è impossibile. Bisogna vedere che intendi per zero. Viviamo in una realtà, quindi il concetto di zero assoluto non esiste.

      Vedo se posso risolvere per il box dei commenti.

  6. Alessandro Cassano
    14 ottobre 2014 alle 10:22 Rispondi

    Nella mia esperienza di modesto imbrattacarte, ci sono tre metodi infallibili:
    1) uscire e vivere (senza situazioni di vita vissuta mi toccherebbe solo ispirarmi a cose già scritte o mostrate da altri);
    2) non forzarmi se un’idea proprio non mi viene in mente;
    3) iniziare a buttar giù una storia in modo totalmente improvvisato e senza puntare a pubblicarla, per vedere cosa succede

    • Daniele Imperi
      14 ottobre 2014 alle 15:13 Rispondi

      1) non potrei scrivere nulla pensando alla realtà attuale, che detesto.
      2) infatti è solo una perdita di tempo.
      3) questo metodo con me non funziona: abbandonerei la storia dopo poche righe.

  7. Susy
    14 ottobre 2014 alle 10:55 Rispondi

    Io mi ritrovo ad aver tantissime idee, senza stare a guardare il soffitto, o cercare l’ispirazione non so dove.
    Ogni giorno mi scopro a immaginarmi scene eventi racconti
    Ferma o in movimento vivo le cose che immagino.
    Ma difficilmente riesco a metterli per iscritto…

    • Daniele Imperi
      14 ottobre 2014 alle 15:14 Rispondi

      Ciao Susy, benvenuta nel blog.

      Perché non riesci a mettere per iscritto le tue idee?

  8. Grazia Gironella
    14 ottobre 2014 alle 12:31 Rispondi

    Il mio suggerimento è di praticare il binomio attenzione-annotazione. Non si può dire “io non ci riesco”, perché l’attenzione è comunque sotto il nostro parziale controllo. Se voglio notare come sono vestiti i passanti, o quanti odori riesco a percepire in una mattinata, lo decido e lo faccio. Ma non mi serve a niente se poi non mi annoto tutto quello che mi colpisce l’attenzione. Non in un momento qualsiasi, ma il prima possibile, perché questo genere di impressioni è molto labile. Io scrivo nel mio quadernetto (quello di Capo Nord, sempre lui) tutto quello che noto di particolare, suddiviso per argomenti. Ho la sezione “trame”, la sezione “personaggi” e la sezione “elementi”. Ci finiscono dentro i prati con i fiori che sembrano colare verso il ruscello come il vecchio dalla lunga barba che spinge il passeggino trigemellare, ma anche soltanto certe espressioni o metafore che mi vengono in mente dal nulla e non hanno ancora una casa. Ogni tanto torno a rileggere tutto, e vado a pesca. (Hai ragione, da vedere lassù c’è solo una macchia di muffa. Se ci arriva qualcosa dall’alto, è da molto più in alto del soffitto, e non ci casca addosso se non con la nostra collaborazione. :))

    • Daniele Imperi
      14 ottobre 2014 alle 15:17 Rispondi

      Ma sto quadernetto di Capo Nord quante pagine ha? :D

      Io non uso annotare queste cose, perché se qualcosa mi colpisce davvero, quando sto in giro, allora resta nella mia mente.

      Mi segno però le idee per le storie, altrimenti non le recupero mai più.

    • Salvatore
      14 ottobre 2014 alle 17:39 Rispondi

      Anch’io ho un quadernetto che scarabocchio il più possibile; mi è di grande ausilio. Però non è ordinato, anzi più è caotico migliori sono gli stimoli. Un po’ come la mia indole…

  9. MikiMoz
    14 ottobre 2014 alle 13:13 Rispondi

    Ho sempre pensato che quando si hanno poche idee è perché il cervello si riposa da certi progetti e deve fare altro.
    Non è mica così necessario scrivere per forza! Nemmeno immaginare situazioni (anche queste, comunque, hanno bisogno di una idea).
    Significa che in quei momenti dobbiamo pensare a fare altre cose, secondo me.

    Moz-

    • Daniele Imperi
      14 ottobre 2014 alle 15:18 Rispondi

      Certo, il cervello può essere sovraccarico di informazioni e altro e ha solo bisogno di riposo.

  10. Miché Miché
    14 ottobre 2014 alle 13:28 Rispondi

    Ciao Daniele, praticamente hai scritto un articolo di psicologia. xD
    Le idee esistono, e sono generate per l’appunto da stimoli ambientali e situazionali. E’ chi le ha sempre, di certo non sta lì a tormentarsi o pregare Silvan o a fissare il soffitto.
    La lettura, una passeggiata, una lite, un incidente, la paperella gialla sulla scrivania, una pianta, il vento, una finestra rotta(mai sentito parlare della Teoria della finestra rotta e di Priming?), e via dicendo invece, plasmano il nostro comportamento e modo di pensare. E questo sì che è d’aiuto.
    Sapendo questo, possiamo piazzare oggetti un po’ ovunque in camera o altrove, ascoltare musica in sintonia con una scena che vorremmo scrivere, e lo stesso con gli altri sensi.

    Io per esempio, anche se non c’entra nulla con la scrittura, mi sono circondato di oggetti gialli, arancioni, rossi e piante, e ogni giorno guardo una decina di foto fantasy e pesco da un barattolo(mega barattolo) dei “pizzini” dove ho scritto parole positive(sole, gioia, cielo azzurro, energia, salto, sorriso, etc).
    E che te lo dico a fare, sono sempre di buonumore! xD

    P.S. Il compito 1 è fantastico. Un personaggio con una psiche ben definita, in svariate situazioni si comporterà sempre in modo diverso.

    • Daniele Imperi
      14 ottobre 2014 alle 15:23 Rispondi

      Ah, sì? Mi fa piacere, visto che non ne capisco di psicologia :D

      Non conosco quella teoria… me la vado a leggere.

      Questa cosa degli oggetti colorati è curiosa :)
      Io, nella mia stanza della casa in campagna, ho messo oltre 20 libri, così guardo qualcosa di bello quando mi siedo a disegnare e leggere o scrivere.
      Ma i pizzini con le parole con me non funzionano. Sul desktop, però, cambio spesso immagine e c’è sempre qualcosa di fantastico, paesaggi, mondi immaginari.

      • Miché Miché
        14 ottobre 2014 alle 17:31 Rispondi

        Mi correggo:Teoria dellE finestrE rottE! xD
        Sono colori scelti apposta. Metti un paio di jeans gialli e gli altri penseranno di te che sei scattante, solare, più giovane. E inconsciamente lo influenzerà anche te.
        Mettine un paio blu e penseranno il contrario.
        Oppure arreda la tua casa con un tavolo tondo anziché quadrato o rettangolare, smussa gli spigoli delle pareti, poggia oggetti rotondi sulla scrivania, etc. e ti sentirai molto più in armonia con l’ambiente.
        E non sto citando leggi di feng-shui eh. Fonti Journal of experimental spychology applied!

        Hai fatto bene, ti ispirano sicuramente. Anche quando non cerchi da loro l’ispirazione. E anche i biglietti probabilmente. Solo perché diciamo che a noi la pubblicità non influenza, non significa che è vero! xD

  11. Gianluigi
    14 ottobre 2014 alle 14:26 Rispondi

    Che l’ispirazione non esista è davvero scientificamente provato: nulla si crea, nulla si distrugge. La prima regola della scienza. Non avevo mai riflettuto sulle situazioni da cui può nascere un’idea, una storia: pensata in questi termini la faccenda sul piano teorico appare semplice (non banale, nemmeno facile: semplice).
    Ora mi sento motivato! Proverò oggi stesso! Utilissimo come al solito, Daniele.

    • Daniele Imperi
      14 ottobre 2014 alle 15:25 Rispondi

      Vero: nulla si crea. Quella legge va applicata anche alla scrittura.

      Mi fa piacere che trovi utili i suggerimenti. Fammi sapere come andranno le prove :)

  12. Louis
    14 ottobre 2014 alle 15:26 Rispondi

    Davvero utile, perché devo ammettere di non essere mai passato prima per PennaBlu.
    Ma che dire della sindrome da ‘idee al momento sbagliato’. Il mestiere – mestiere? – della scrittura è un terno al lotto!

    • Daniele Imperi
      14 ottobre 2014 alle 15:40 Rispondi

      Ciao Louis e benvenuto.

      Non conosco questa sindrome… come funziona? :)

  13. Carlo A.
    14 ottobre 2014 alle 15:48 Rispondi

    Anche per quanto mi riguarda la situazione batte l’idea. Magari a volte si fa un uso improprio della parola idea, per indicare la “direzione” di un racconto, in realtà poi quello che si scrive, coincide con il progredire delle varie situazioni scaturite dall’idea originale.

    • Daniele Imperi
      14 ottobre 2014 alle 16:29 Rispondi

      Hai ragione, forse quella che viene chiamata idea è in realtà una situazione, magari appena abbozzata.

  14. SAM.B
    14 ottobre 2014 alle 16:50 Rispondi

    L’ispirazione per me è questione di essere ricettivi a particolari stimoli, più o meno consciamente e indipendentemente dall’attenzione (e dall’intenzione) che si dedica “alla ricerca di un’idea”. Mi capita di essere ispirata dall’ascolto di pochi secondi di una canzone o di una musica (per esempio, “La rosa nel vento”, di Fabrizio Campanelli – la musica del reggiseno di Intimissimi XD – mi ha fatto venire in mente una scena per il Mammut#2) o da una immagine. Mi vengono idee persino andando a buttare l’immondizia. Una sera mi capitò di essere quasi travolta da un ragazzino in skate, anche lui diretto ai cassonetti: mentre lo guardavo, visualizzai il marmocchio e frotte di ratti che scappavano per ogni dove (il racconto l’ho abbozzato; lo inserirò in una ghost story a cui penso da un po’). Ho trovato ispirazioni anche fissando il soffitto o palleggiando il mio antistress.
    Ho un neurone attivissimo – anche se, poi, la gran parte delle idee le cestino senza nemmeno provare a scriverle. Sopravvivono in poche e ne sviluppo ancora meno.
    Non ho decisamente la sindrome da poche idee.

    Creare un proprio universo è l’esercizio che mi piace di più. Pensare non solo ai personaggi, ma anche alla storia, alle tradizioni, all’abbigliamento, alla geografia,… Tutto, insomma :) Lo faccio di continuo, specie quando sono troppo stanca per mettermi alla tastiera oppure ho voglia di distrarmi dalla storia a cui sto lavorando, senza iniziare la stesura di un’altra.

    L’argomento toccato da Louis è una cosa tremenda e seccante nello stesso tempo! Non so se intendiamo la stessa cosa, ma le idee che arrivano al momento sbagliato per me sono quelle che mi folgorano, che mi fanno scalpitare all’idea di lavorarci su, ma che non posso seguire e sviluppare perché sto scrivendo altro – per cui sono costretta a ignorarle (le appunto e basta), pena il rischio concretissimo di trovarmi con due storie lasciate a metà ^^;

    @Grazia: il tuo metodo mi piace tantissimo! Mi sa che lo proverò: ho giusto un paio di bei quaderni ancora bianchi, mi dispiace lasciarli in quello stato :)

    • Daniele Imperi
      15 ottobre 2014 alle 08:55 Rispondi

      Concordo sull’essere ricettivi agli stimoli.

      “Ho un neurone attivissimo”: quindi è vero che voi donne avete un solo neurone? :D

      Non sempre possiamo dedicarci alle idee che arrivano: è quindi miportante riuscire ad appuntarle da qualche parte.

      • SAM.B
        15 ottobre 2014 alle 12:56 Rispondi

        quindi è vero che voi donne avete un solo neurone? :D

        No, solo io ^^
        Però del peso approssimativo di 1,3 Kg e un volume di circa 1100/1200 cm³ :D

  15. Lisa Agosti
    14 ottobre 2014 alle 17:51 Rispondi

    Oh, questa sindrome ce l’ho, meno male, mi sentivo un po’ tagliata fuori non avendo la sindrome da troppe idee. Terrò gli esercizi a mente per quando mi servirà la seconda idea, per ora mi concentro sulla prima che mi dà già il mio bel da fare. All’interno di questa storia, non so se sia ispirazione o meno, ma le soluzioni mi vengono di notte, quando sto sveglia nel silenzio al buio, oppure sono lì, pronte, al mattino quando apro gli occhi. Più che un pensare e un decidere è un “sentire” la direzione che il personaggio vuole prendere, o il messaggio che la storia vuole trasmettere. Probabilmente di giorno la coscienza e le distrazioni non permettono al mio subconscio di esprimersi a dovere, devo “dormirci su”.

    • Daniele Imperi
      15 ottobre 2014 alle 08:57 Rispondi

      Le idee che mi sono arrivate la notte, e che non ho segnato da qualche parte, al mattino erano scomparse.

      Però è vero che di giorno siamo bombardati da troppi stimoli e informazioni, quindi il cervello ha bisogno di riposo per elaborare tutto.

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