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Il silenzio delle mughe

Un racconto di montagna

Aspettava, nascosto fra gli alberi oltre il sentiero. Lo sguardo vagava lontano, nel panorama che s’apriva davanti a lui. I monti sembravano blu da quella distanza. Non c’era più neve, sciolta dalle piogge della settimana passata. Non più quel bianco che l’uomo amava così tanto. Ma il freddo era rimasto. Alitò sulle mani per scaldarle.

Era salito presto sui monti, imboccando il sentiero che partiva dai campi, a qualche chilometro dal paese. Il fucile a tracolla, le mani ficcate in tasca per il freddo che a quell’ora, prima che albeggiasse, era più intenso.

Poi aveva atteso che arrivasse il pastore, poco dopo l’alba. L’aveva visto arrancare sul sentiero, un vecchio incartapecorito che puzzava più delle sue bestie, e camminare fra le mughe, borbottando chissà cosa.

Adesso l’uomo attendeva ancora, ricordando gli istanti in cui il pastore era stramazzato a terra, con un colpo in pieno petto. Lo sparo era risonato per tutta la vallata, frantumando il silenzio del mattino.

Dalla sua postazione poteva vedere il cadavere, seminascosto dalle mughe e dalla roccia. Era riverso lungo il sentiero e per chi fosse salito sarebbe stato ben visibile. Volgendo l’occhio più a valle scorgeva il piazzale dove parcheggiavano auto e trattori, là dove finiva l’asfalto e cominciava la campagna.

Infine lo vide.

Il contadino, sentito lo sparo, saliva a controllare. L’uomo lo guardò avvicinarsi pian piano alle mughe, fermarsi e allargare la braccia, lo sentì chiamare il nome del fratello, urlare, bestemmiare, piangere. Lo vide scuotere quel corpo senza vita e disperarsi, tentare di sollevarlo, rinunciare. Poi correre via.

L’uomo era soddisfatto. Non della morte, ma del dolore dell’altro. La sua vendetta, attesa per anni, era compiuta.

Attese finché il contadino divenne un puntino lontano, laggiù, poi si volse e continuò a salire.

Il vento soffiava fra le mughe, silenti e colpevoli.

2 Commenti

  1. Michela
    20 febbraio 2011 alle 13:59 Rispondi

    Quando leggo quelli bravi mi scoraggio.
    Poi invece mi viene voglia di lavorare :)

    Perché le mughe sono “colpevoli”?

  2. Daniele Imperi
    21 febbraio 2011 alle 09:29 Rispondi

    Licenza poetica :)

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