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Dalla link building alla link earning

Link earning
Tutti abbiamo bisogno di link. Ricordo, tanti anni fa, quando qualcuno mi chiedeva, senza mezzi termini, “mi metti un link nel tuo sito?”. Così, proprio come si mette un soprammobile su uno scaffale – che ha anche un senso, poi. Ma un link inserito in quel modo non ne aveva per niente.

Ho visto parecchie porcherie nel web, frasi costruite appositamente per linkare 3 siti non relazionati fra loro o altre tecniche immonde, che a quel tempo però avevano vita facile.

A quel tempo c’era il concetto della link building, costruire una rete di link andando a piazzare collegamenti con metodi non proprio white hat.

Link building e link earning: 2 tecniche a confronto

Link building

Link earning

Segnalare il sito alle directory Creare contenuti di valore per gli utenti
Inviare comunicati stampa SEO oriented Interagire sui social media
Frequentare forum e inserire link in firma Frequentare forum e community sociali
Usare l’article marketing Cercare collaborazioni e relazioni
Scrivere guest post con link nel testo Scrivere guest post validi e senza link
Fare scambio link
Scrivere recensioni del proprio sito
Inserire link sparsi ovunque
Chiedere link
Acquistare link

Ora, il quadro a me sembra abbastanza chiaro. Nel primo caso, nella vecchia maniera, c’era un lavoro quasi interamente meccanico, da data entry, possiamo chiamarlo. Nessuno sforzo mentale, nessuna attenzione al lettore, la qualità non era rivolta al contenuto, bensì al contenitore.

Nel secondo caso, nella maniera attuale, c’è uno sforzo strategico e mentale. Si sta davvero creando qualcosa, qualcosa che duri nel tempo. C’è un lavoro dietro, ci sono professionisti che sanno cosa scrivere e come scriverlo. L’attenzione è tutta rivolta al lettore. La qualità è sia verso il contenuto sia verso il contenitore che dovrà accoglierlo.

Risorse sulla link building

Il mio primo guest post per Webhouse parlava delle strategie per creare una link building pura, che è poi il significato di link earning.

Linkbaiting: antenata della link earning

Ovvero: prendere all’amo il lettore.

Nel 2006 Matt Cutts definiva linkbait qualcosa di così interessante da attrarre l’attenzione della gente. Parlava anche di scrivere qualcosa di controverso per generare discussione – si sa quanto le idee opposte alle mode del momento o a un comune atteggiamento delle persone su qualsiasi tema possano scatenare sia ira sia plauso, in entrambi i casi traducendosi in link spontanei.

Lo stesso Matt ammetteva che la linkbaiting suonava come qualcosa di negativo, ma se in realtà offriva valide informazioni o anche puro divertimento, allora non aveva alcuna connotazione negativa.

Guardiamo un attimo il succo della linkbaiting: creare contenuti irresistibili da catturare l’attenzione dei lettori e farli parlare di noi. E parlare, lo sappiamo bene tutti, nel web significa linkare.

La link earning nasce da un’esigenza

Oggi è questo il nuovo volto della link building. Oggi i link si devono guadagnare. E il discorso è anche logico e logistico, se vogliamo. Nessun gioco di parole: quanti contenuti esistono, oggi? C’è qualcuno che parla di pericolo del content shock: una saturazione di contenuti che porterà a una sempre più difficile visibilità online.

Perché devo linkarti? Con tutte le pagine e i post che ci sono nel web, perché devo parlare di te? Ecco che la logistica entra in gioco: io devo fare una scelta, devo scegliere la risorsa migliore per i miei lettori. Tu me la stai offrendo?

La link earning è un atteggiamento mentale

Sì, perché creare contenuti che spaccano, che si ricordano, che generano tantissimi link e condivisioni – anche quelli sono link, per la cronaca – richiede una forma mentis particolare. Bisogna avere il giusto approccio psicologico ai contenuti, come ho spiegato lunedì scorso, perché si tratta di lavorare ore e ore per creare risorse gratuite.

Siamo tutti in grado di farlo? No, di certo. Ancora oggi c’è chi pensa di affidarsi alle link farm. Ancora oggi io ricevo proposte di scambio link – l’ultima la settimana scorsa.

La link earning richiede tempo

Per guadagnare lo stipendio il lavoratore dipendente deve lavorare un intero mese e solo alla fine lo avrà. Il lavoratore freelance, invece, potrebbe avere quei soldi dopo due mesi o perfino mai, come è capitato al sottoscritto più di una volta.

La link earning funziona allo stesso modo: richiede tempo sia per creare contenuti di valore sia per ricevere quei link. Ma oggi non c’è altra speranza di ottenerli, se vuoi lavorare pulito e non rischiare penalizzazioni da Google.

La link earning richiede professionisti dei contenuti

Se conoscete un tipo chiamato Neil Patel, avrete senz’altro letto che razza di articoli scrive. Sono bombe, non posso chiamarli in altro modo. Come fa a scrivere articoli del genere? È un professionista. Con una sola parola lo abbiamo inquadrato.

Un’azienda non riuscirà mai – di questo sono convinto al 100% – a creare contenuti del genere per il suo blog. Per creare un post perfetto per un blog aziendale occorrono competenza e conoscenze del web e dei vari strumenti da usare.

Ma quei contenuti non si limitano a farti ricevere link, perché svolgono anche un’altra funzione, da non sottovalutare: generano credibilità e fiducia da parte dei lettori e tematizzano il blog.

La link earning dà valore al gratis

Ottenere link gratuitamente, in modo spontaneo, offrendo gratuitamente contenuti e risorse: ecco qui il significato di link earning spiegato in una frase.

Quel contenuto che state dando gratis ai vostri lettori ha un valore inestimabile, per i motivi che ho scritto prima: sono contenuti a tema, sono contenuti che risolvono problemi ai lettori, che li fidelizzano e in più vi faranno acquistare backlink.

Siete pronti per la link earning?

Come vi guadagnate il link quotidiano? La nuova link building è iniziata da parecchio: siete in sintonia con queste nuove strategie per acquisire backlink?

6 Commenti

  1. Alessandro Pozzetti | APclick
    30 aprile 2014 alle 14:04 Rispondi

    Mi è venuto un flash incredibile, a leggere questo tuo articolo :D
    Al primo corso che feci, alcuni anni fa, ci diedero addirittura alcune dritte su come richiedere uno scambio di link!

    Mi viene freddo, se ci penso oggi… :)
    Mutano incredibilmente, le cose!

    • Daniele
      30 aprile 2014 alle 14:11 Rispondi

      Se pensi che ancora non muore lo scambio link, altro che brividi :D

  2. Marco
    30 ottobre 2014 alle 11:09 Rispondi

    Articolo molto interessante.

    Credo che la Link Building sia necessaria, sopratutto per siti nuovi. Insomma, se hai un Ferrari in Garage, devi mettere dei segnali evidenti per mostrarlo a qualcuno, poiché i competitors lo fanno per le loro 127 d’epoca . Ma va fatta in modo ragionato e ponderato. La tabellina che hai impiegato per fare il confronto tra Link Building – Link Earning è tanto vera quanto inquietante: è proprio vero, la Link Building viene fatta in modo davvero meccanico, e quindi percentuale di produttività bassa, ai fini seo, mentre quella di rischio alta (spargere link a destra e sinistra come fosse “seme sacro” non porta a gestazioni sempre felici).

    La Link Earnig…che dire, difficile, ma “sana” ed utile bipartisan, per utente e sito web.

    • Daniele Imperi
      30 ottobre 2014 alle 12:16 Rispondi

      Ciao Marco e benvenuto. È vero che i link sono necessari, ma ora non puoi pensare di acquisirli coi vecchi metodi. Diffile certamente guadagnare link, ma se lavori bene, ossia se scrivi buoni contenuti, i link arriveranno.

  3. Daniel
    2 dicembre 2015 alle 11:21 Rispondi

    Ho letto l’articolo con molto interesse.
    Sono un autodidatta e scrivo per passione.
    Raramente commento qualcosa, però questa volta devo farlo. Veramente complimenti per l’articolo, ben strutturato. Presenta l’idea che mi sono fatto da alcuni anni a questa parte (non sapevo che si chiamava link earning). Il contenuto fa la differenza, ed è semplice più difficile trovare articoli ben strutturati (indipendentemente dal settore).

    Speriamo ci sia una svolta in futuro. Credo che certi movimenti “aggreganti” di contenuti stiano dando il via ad una nuova era. Alcuni siti faranno da container per “cio che vale” … e gli altri tagliati fuori …

    Grazie per informazioni

    • Daniele Imperi
      8 dicembre 2015 alle 16:54 Rispondi

      Ciao Daniel, grazie e benvenuto nel blog.
      Spero anche io ci sia una svolta, fra Google che penalizza contenuti scarsi e un’attenzione sempre maggiore ai contenuti di qualità.

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