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Che cosa significa scrivere fantascienza?

Che cosa significa scrivere fantascienza

Nella stesura del mio romanzo di fantascienza mi sono accorto delle vere difficoltà che si nascondono dietro questo genere letterario. Siamo abituati a pensare alla fantascienza attraverso una serie di cliché che ci sono stati imposti dal cinema e dalla televisione: Spazio 1999, Star Trek, Guerre stellari, ecc.

Per la massa la fantascienza è confinata alle navi spaziali, agli alieni, alla conquista dei pianeti. Basta però leggere alcuni romanzi di Philip K. Dick per rendersi conto che questo genere ha parecchio altro da offrire al lettore, specialmente dal punto di vista della riflessione su alcuni temi sociali.

Lo scrittore che si avvicina alla fantascienza deve essere un ottimo pensatore, innanzitutto, perché deve saper creare un mondo futuro e futuristico saltando secoli, se non millenni, di storia. A partire da oggi deve compiere un salto temporale fino al 3000 o anche molto più in là.

Io mi sono spinto oltre. Per la mia storia ne avevo bisogno. Scrivendola, e progettandola soprattutto, ho potuto scoprire che la fantasia non basta, che essere creativi non è lʼunica via possibile e necessaria per scrivere un romanzo di fantascienza.

Ci vuole anche una certa logica, affinché tutto rientri in un quadro comprensibile ma anche coerente. Dobbiamo inventare, certo, ma con la consapevolezza di unʼinvenzione ragionata. Non importa che nel 3000 nessuno di noi ci sarà più per confutare il nostro romanzo: quel 3000 deve essere credibile, plausibile.

Costruire un mondo fantascientifico

Ho iniziato decidendo una data futura: quando ambientare la mia storia. Non importa ora quanto in là nel futuro, ma è molto in là.

Questo è stato affascinante e pericoloso insieme: affascinante perché mi sono ritrovato a ragionare su come potesse essere una società così avanzata, a ricostruire gerarchie politiche, a immaginare lʼevoluzione delle città, la struttura dei nomi dei personaggi, il livello della tecnologia. In breve il famoso world building.

Pericoloso perché mi mancavano i dati. Mancano sempre i dati, questo è ovvio, a meno di non scrivere una storia su unʼinvasione aliena che avverrà nel 2016 e si combatterà con le armi attuali e altre armi segrete poco più evolute.

Anche a George Lucas mancavano i dati, eppure è riuscito a creare Guerre Stellari, mescolando elementi classici della fantascienza (della space opera: conquiste spaziali, alieni e astronavi) ed elementi del medioevo (cavalieri, spade, principesse). Direi che ha funzionato.

Anche se non siamo George Lucas, la sua saga ci insegna molto, se vogliamo scrivere fantascienza: partire dal passato per scrivere il futuro.

La storia si ripete

Frase attribuita a Machiavelli, ma, a parte che non scriveva in quel modo, non se ne trova traccia nelle sue opere. Il solito problema delle citazioni. Comunque sia, è una frase che condivido e che può essere presa come base per scrivere fantascienza.

È da questo che sono partito per ideare la mia società futura. Anzi, in realtà sono due, fra loro distanti nel tempo e altrettanto distanti dal nostro. Una, più recente, basata su gerarchie pseudoromane, lʼaltra, più democratica, fondata su una figura che predomina, ma dal punto di vista della saggezza e non del potere legale.

Che non abbiate capito non importa, quello che voglio dire è che la Storia ci può insegnare a scrivere storie di fantascienza e lʼImpero Galattico di Lucas ne è un chiaro esempio.

Scrivere fantascienza è ragionare sugli errori del passato

E magari dare allʼumanità una seconda possibilità. Lʼautore di fantascienza è prima di tutto un visionario, ottimista o pessimista non conta. Nel mio caso ci sono entrambe le situazioni: una parte del romanzo vede un futuro negativo, lʼaltra, più in là nel tempo, vuole essere una sorta di redenzione.

Forse il compito della fantascienza è solo intrattenere un certo pubblico di lettori. Forse si tratta in gran parte di letteratura di consumo. O forse la fantascienza può aprire gli occhi agli uomini del presente.

La mia storia non è propriamente di intrattenimento – è un tipo di fantascienza adatta a una certa nicchia – ma ben lontana da essere un romanzo impegnato. Mi piace pensare che sia qualcosa a metà, che intrattenga facendo riflettere su possibili scenari futuri.

Che cosa significa scrivere fantascienza?

Molti romanzi fantascientifici che ho letto avrebbero potuto essere ambientati nei giorni nostri. Forse tutti i romanzi. Come se la fantascienza fosse una scusa per parlare dei problemi del presente e mostrare quadri geopolitici attuali ma proiettati nel futuro.

È davvero una scusa del genere la fantascienza? È questo che significa scrivere storie di fantascienza?

40 Commenti

  1. Tenar
    29 dicembre 2015 alle 08:01 Rispondi

    Cosa significa?
    Bella domanda. Di solito un progetto lungo o lo abbandono entro il capitolo 10 o lo finisco. Con una sola eccezione, un romanzo di fantascienza.
    Di solito i racconti li porto a casa, sopratutto se sono su commissione a pubblicazione assicurata. Con una sola eccezione, un solo progetto da cui mi sono dovuta tirare indietro. Un racconto di fantascienza.
    La mia autrice preferita scrive prevalentemente fantascienza. Sono un’appassionata lettrice di fantascienza e sono cresciuta a pane e serie classica di Star Trek. Ma cosa significhi davvero scrivere fantascienza evidentemente non l’ho ancora capito.

    • Daniele Imperi
      29 dicembre 2015 alle 11:13 Rispondi

      Parli della Le Guin, immagino. O un’altra?
      Da quanto ho capito non hai finito il romanzo di fantascienza e non hai iniziato il racconto. I motivi?

      • Tenar
        29 dicembre 2015 alle 18:13 Rispondi

        Non ho finito entrambi. Un disastro.

        Sì, la Le Guin ha scritto per lo più fantascienza.

  2. Salvatore
    29 dicembre 2015 alle 09:40 Rispondi

    Non ho mai pensato di scrivere fantascienza e ne ho letta anche poca, tuttavia se penso a questo genere gli argomenti che mi affascinano sono: l’evoluzione umana; mondi alieni abitati mai entrati in contatto con l’umanità (sarebbe bello, ad esempio, leggere una storia ambientata in un mondo di alieni cui l’uomo non c’entra nulla, in cui l’umanità non viene neanche nominata, e vedere che succede); buchi neri e porte dimensionali… e poi, be’, l’argomento per eccellenza: l’origine della vita. S’intende che il mio è un parere da neofita.

    • Daniele Imperi
      29 dicembre 2015 alle 11:15 Rispondi

      Non hai scritto un racconto su un alieno?
      Bella l’idea del mondo alieno senza nominare l’umanità. Un progetto difficile, credo, però molto stimolante. Chissà se un giorno non ti rubi l’idea, ma sari nominato nei ringraziamenti :D
      Comunque sono argomenti che affascinano anche me.

      • Salvatore
        29 dicembre 2015 alle 14:56 Rispondi

        Sì, ho scritto un racconto su un alieno, ma era più un esercizio di stile. :P

    • Grilloz
      29 dicembre 2015 alle 13:16 Rispondi

      mondi aliei mai entrati in contatto con l’umanità, mmm, così a naso direi che Brown qualche racconto lo ha scritto, ma dovrei ripassare :P

      • Daniele Imperi
        29 dicembre 2015 alle 13:31 Rispondi

        Dan Brown? Facci sapere, che ne vale del nostro futuro di autori di fantascienza :D

        • Grilloz
          29 dicembre 2015 alle 14:01 Rispondi

          Fredric Brown :P (parliamo dell’abc della fantascienza, dopo la A di Asimov e prima della C di Clarke ;) )

          • Daniele Imperi
            29 dicembre 2015 alle 16:03

            Cacchio, allora mi manca una parte dell’abc :D

          • Grilloz
            30 dicembre 2015 alle 11:55

            sono sicuro che almeno un racconto di Brown tu l’abbia letto ;)

          • Daniele Imperi
            30 dicembre 2015 alle 12:21

            Allora devo cercare che ha scritto, perché non mi pare proprio di averlo letto… Gli unici racconti di fantascienza che ho letto sono di Asimov.

          • Grilloz
            30 dicembre 2015 alle 14:48

            Sono sicuro che questo tu l’abbia letto:
            http://www.infonotizia.it/testo-la-sentinella-racconto-italiano-fredrick-brown/
            altrimenti fai presto a rimediare ;)

          • Daniele Imperi
            30 dicembre 2015 alle 14:52

            Letto ora, ma mi sa che lo avevo letto tempo fa :D

    • Andrea Cabassi
      14 gennaio 2016 alle 15:00 Rispondi

      Questa storia esiste: si chiama Star Wars :D

  3. Luciano Dal Pont
    29 dicembre 2015 alle 10:13 Rispondi

    In effetti fino a un po’ di tempo fa non avevo mai pensato di scrivere fantascienza, non è uno dei miei generi preferiti e in pratica non ne ho mai letto. Poi a un certo punto mi sono imbattuto in un racconto che mi ha affascinato fin da subito. L’ho riletto dopo qualche tempo e ho capito che da quel racconto se ne sarebbe potuto trarre un bel romanzo. Ci ho pensato su e poi ho contattato l’autore chiedendogli un suo parere in proposito ed eventualmente l’autorizzazione a lavorarci su, e ha accettato con entusiasmo. Niente guerre stellari, niente alieni, niente conquiste di mondi lontani o alternativi, semplicemente uno spaccato della nostra società proiettato in un futuro abbastanza lontano, incentrato su una problematica particolare e credo abbastanza innovativa e mai sperimentata prima in un romanzo di fantascienza. Non si tratta di un progetto a breve termine perché ho già altri romanzi in previsione e in corso, ma sicuramente vedrà la luce nei prossimi anni.

    • Daniele Imperi
      29 dicembre 2015 alle 11:16 Rispondi

      Prima di scriverlo, però, ti consiglio di leggere un po’ di storie di fantascienza, anche se quel tema non è ancora stato trattato.

  4. Barbara
    29 dicembre 2015 alle 10:16 Rispondi

    La fantascienza non è il mio genere letterario. Non leggo Urania. Forse perchè fatico a “vederlo” il world building raccontato. Però è uno dei miei generi cinematografici, proprio perchè lì entra in campo il senso visivo. Cresciuta anch’io a biscotti, Bim Bum Bam e Star Trek, classica, nuova e ultimi film. E Star Wars. (…come sfruttare l’onda pubblicitaria di Guerre Stellari nel proprio blog?! ;) ) Però sì, la storia si ripete. E riesco a vedere una qualche similitudine tra Frodo che perde un dito per salvarsi dall’anello sul Monte Fato e Luke che perde la mano in battaglia con Dart Fener per salvarsi dal lato oscuro…
    May the Force be with you!

    • Daniele Imperi
      29 dicembre 2015 alle 11:24 Rispondi

      Il world building si fa fatica a vederlo se l’autore non è stato bravo, secondo me. In qualche romanzo mi è capitato di non riuscire a immaginare nulla.

  5. Amanda Melling
    29 dicembre 2015 alle 11:06 Rispondi

    È un genere che non leggo. Mi sono piaciuti alcuni fiom:Alien, the island, il pianeta delle scimmie, Generazione perfetta. Eppure il mio prossimo libro vorrei che si avvicinasse a quel genere. Può un romanzo essere apparentemente essere realistico ed avere solo poche componenti surreali per essere definito fantascientifico? Generazione perfetta parlava di un college dove tutti gli studenti erano perfetti, solo che poi si scopriva che avevano un impianto regolatore delle pulsioni nel cervello.

    • Daniele Imperi
      29 dicembre 2015 alle 11:26 Rispondi

      Non conosco Generazione perfetta, ma da quello che dici è fantascienza.

    • Grilloz
      29 dicembre 2015 alle 13:18 Rispondi

      Certo, prendi ad esempio XII secolo di Paolo Zardi, è una storia realistica con una leggera venatura di fantascienza (anche se non è classificato come fantascienza)

      • Daniele Imperi
        29 dicembre 2015 alle 13:23 Rispondi

        Bisogna vedere che cosa è questa sottile venatura di fantascienza. Vado a leggermi la trama :)

  6. Amanda Melling
    29 dicembre 2015 alle 12:39 Rispondi

    Quindi scrivere un romanzo con una piccola componente di fantascienza può essere interessante.

    • Daniele Imperi
      29 dicembre 2015 alle 13:30 Rispondi

      Sì, secondo me sì. Anche se non ho capito che intendi per piccola componente :)
      Bisogna poi vedere se davvero è piccola quella componente.

  7. Simona C.
    29 dicembre 2015 alle 13:01 Rispondi

    Il genere letterario, a mio parere, è sempre un pretesto, o meglio, un contesto. Il messaggio di una storia, i temi che tratta, le intenzioni che muovono i personaggi possono essere universali, ma calati in ambientazioni e situazioni fantascientifiche, fantasy o horror. L’amicizia tra due personaggi funziona ugualmente tra due hobbit, come tra un umano e un androide, come tra due tizi in fuga dagli zombi. Stessa cosa per i legami famigliari (Luke sono tuo padre). Trasporre, per esempio, la critica a un sistema sociale e politico in fantascienza è un espediente molto diffuso, soprattutto tra gli scrittori negli anni della guerra fredda.
    Tutto sta, come dici, nel world building che può essere più o meno difficoltoso se bisogna creare un’intera realtà alternativa, ma anche nel caso di una storia che si svolge nel presente e in una città conosciuta si deve creare l’ambiente in cui si muovono i personaggi, dove abitano, chi incontrano, di cosa si occupano, come si vestono, dar loro famiglie, amici, colleghi. La difficoltà di scrivere di un mondo che non esiste sta nel renderlo credibile e logico allo stesso modo. Nella fantascienza, poi, la logica deve funzionare in maniera scientifica, va spiegato anche l’impossibile perché non c’è il mago che risolve la situazione con colpo di bacchetta :)

    • Daniele Imperi
      29 dicembre 2015 alle 13:25 Rispondi

      Forse sì e forse no. Nel mio caso non uso i generi letterari come pretesto, perché la storia mi viene in mente già inserita in un genere preciso. Ma in molti casi è così.

  8. Grilloz
    29 dicembre 2015 alle 13:15 Rispondi

    In fondo sono le difficoltà di tutte le storie di fantasia, soprattutto la coerenza non deve mai mancare. La vera difficoltà è che di fantascienza ormai è già stato scritto di tutto, per cui penso che più che scrivere qualcosa di originale si debba scriverlo in modo originale.

    • Daniele Imperi
      29 dicembre 2015 alle 13:28 Rispondi

      Fantascienza non significa per forza astronavi, però. Le scienze sono tante, basta prenderne una a caso e lavorare di fantasia.
      Forse qualcuno ricorda lo sceneggiato TV “La traccia verde”: piante in grado di comunicare con gli uomini o, meglio, di reagire a certi stimoli. Era ambientata negli anni ’70, ma di fatto quella è fantascienza.

      • Grilloz
        29 dicembre 2015 alle 14:03 Rispondi

        Assolutamente no, non solo astronavi, anzi, ma dagli anni ’50 in poi hanno davvero scritto di tutto ;)

  9. Enrico
    29 dicembre 2015 alle 14:14 Rispondi

    E un genere che leggo avidamente mi ricordo ancora il primo romanzo di Urania ” I Tresfigurati” di J.Whnidom per non parlare del” Giorno Dei Trifidi” poi A.E.Van Vogt Heinlein , Clarke Asimov fino agli autori di Oggi anche Italiani era un Fan della rivista Robot di V. Curtoni, che esce ancora oggi..mi vedo e rivedo tutto il cinema a partire da 2001 a Blade Runner a Star Wars. Ma la serie tv dopo le classiche UFO e Space 1999 che si avvicina più al genere space Opere e Stat Trek Next Generation e Star Trek Voyager..Sono anni che vorrei scrivere un romanzo con la atmosfere di A.E. Van Vogt uno su tutti ” Il Mondo del Non-A”. Ho già scritto un racconto simile quello che mi blocca e di trovare un ambientazione adatta e un futuro verosimile. L’autore canadese c’e riuscito a mio avviso nel 1040 anno di uscita del Romanzo.

    • Daniele Imperi
      29 dicembre 2015 alle 16:06 Rispondi

      Ciao Enrico, benvenuto nel blog. Ho qualche romanzo di Heinlein, ma ancora da leggere. Ricordo però le serie UFO e Spazio 1999. Stat Trek Next Generation non mi piaceva, però.

  10. Dacqu
    29 dicembre 2015 alle 20:49 Rispondi

    Ho ancora scritto dei racconti di fantascienza. Per le questioni riguardo alla creazione del mondo, ho preferito puntare su come si sono sviluppate le abitudini umane, quali sono state le loro decisioni, e cosa ciò ha prodotto in termini di problemi da risolvere, discussioni da affrontare, ecc…
    Credo che lo scopo della fantascienza sia di parlare in generale dei problemi dell’uomo, così come tutti i generi. Rispetto agli altri, però, permette anche un’altra cosa: espandere l’immaginazione al futuro, pensare “come potrebbe evolversi la società umana”, e questo è una cosa veramente difficile, se pensi a come il variare della tecnologia permetta pure di ritenere futuristiche cose prima ritenute impossibili (famoso è Star Trek col vecchio telefono a cambiare l’idea di come possa evolversi la tecnologia.

    • Daniele Imperi
      30 dicembre 2015 alle 10:18 Rispondi

      Il problema principale secondo me è proprio riuscire a immaginare un futuro e una tecnologia avanzata.

  11. Ilario Gobbi
    6 gennaio 2016 alle 18:50 Rispondi

    Ciao, grazie mille per questo approfondimento!
    Sono d’accordo con te che scrivere di fantascienza significhi progettare un mondo a partire dai dati e dalla Storia, altrimenti ci si limita a creare la punta di un iceberg sottostimando tutto il ghiaccio che vi è sotto la superficie.
    Certamente vi sarà una fetta del pubblico che si ferma alla vicenda di superficie, ma penso che le opere più memorabili dell’immaginario fantascientifico siano quelle che hanno messo sotto una nuova luce eventi storici noti a tutti rielaborandoli o sviscerandoli sotto una nuova lente.
    A presto!

    • Daniele Imperi
      7 gennaio 2016 alle 09:12 Rispondi

      Ho capito che vuoi dire e penso la stessa cosa. Un esempio è Guerre stellari, che rimaneggia alcuni eventi storici, ma anche leggendo Asimov o Dick troviamo questa sorta di rimaneggiamento della storia.

  12. Manu
    14 gennaio 2016 alle 18:18 Rispondi

    Io sto scrivendo racconti con protagonisti alieni di diverse specie che non hanno mai avuto contatti con l’umanita’, ho dedicato molti anni allo sviluppo dell’ambientazione, che e’ enorme continua ad aggiornarsi. Mi sono sempre chiesto e continuo a chiedermi perche’ quasi nessuno scrive storie non antropocentriche. Per quanto mi riguarda inoltre tendo a scrivere di fatti che potrebbero accadere non un giorno lontano ma ora e molto lontano.

    • Daniele Imperi
      15 gennaio 2016 alle 08:32 Rispondi

      Ciao Manu, benvenuto nel blog. Forse perché è molto difficile immaginare un mondo non antropocentrico e fatto di specie aliene. Però è senz’altro una bella sfida.

  13. Manu
    15 gennaio 2016 alle 15:11 Rispondi

    Grazie. Una sfida esatto, e’ molto difficile, soprattuto quando si comincia a parlare di fauna e flora di un mondo sconosciuto, io ho sempre avuto caro questo tema e mi sono impegnato molto nel cercare di rappresentare,per quanto possibile, non solo una specie di abitanti di un pianeta ma anche gli animali che vivono con loro, e come essi vi interagiscono, sono venute fuori cose interessanti, soprattutto negli ultimi anni, quando ho cominciato ad approfondire davvero l’ambientazione. Porta via molto tempo il world building, piu’ della stesura dei racconti nel mio caso, ahahahahahah va beh. Grazie ancora di aver accettato il mio commento, complimenti per il blog!

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