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Self-publishing e meritocrazia

Self-publishing e meritocrazia

Quando si crea un blog letterario, si deve mettere in conto ogni tipo di richiesta. Un tempo gestivo un blog di recensioni di libri, che ora giace abbandonato in attesa di riprogettazione e riqualificazione, e in parecchi mi hanno scritto chiedendo di essere recensiti.

Allʼinizio, novello blogger letterario, ho accettato e mi sono arrivati a casa due libri pubblicati in self-publishing. Che non ho letto. Né quindi recensito. La “qualità” era quella che era.

Da quel momento ho scritto chiaramente nella mia pagina Contatti di non chiedermi segnalazioni e recensioni di libri, ché non sarebbero state accolte (per inciso, non è servito a nulla, perché le richieste hanno continuato ad arrivare lo stesso).

Qualcuno si è risentito, mi ha scritto in privato – in forma anonima, che strano – criticandomi, specialmente per il fatto che io “consigliavo libri nel blog” ma non accettavo consigli dagli altri.

Avere un blog di recensioni non significa consigliare libri, ma solo parlare delle proprie impressioni sui libri letti. Ma questo, immagino, è un dettaglio.

Le pretese dei self-publisher

Tempo fa abbiamo letto di un caso simile nel blog di Chiara, “Appunti a margine”, nella sua invettiva contro le segnalazioni. Un pensiero mi ha colpito molto in quel post, il fatto che secondo qualcuno – secondo quella persona, anzi – ogni autore aveva il diritto di essere aiutato, di meritare un posto nel mondo letterario.

Queste sono pretese infantili. Nessuno ha questo diritto. Lʼaiuto, semmai, si chiede e per favore. Se posso e voglio dartelo, te lo do, altrimenti vai a cercartelo da unʼaltra parte. Questa, almeno, è la mia filosofia.

Non esiste questo diritto, da nessuna parte. Esiste la qualità di un prodotto, lʼacquisto spontaneo di quel prodotto, la discussione altrettanto spontanea su quel prodotto. In quel caso lʼautore ottiene – non merita – lʼaiuto.

Nessuno merita un posto nellʼOlimpo letterario, ma deve meritarselo. Gioco di parole? No, perché il merito non è un valore dato a priori, ma a posteriori. Nessuno studente merita di essere promosso, ma deve meritare la promozione, studiando. Chiaro il concetto?

Il significato di self-publishing

È facile oggi pubblicare, basta esportare un manoscritto da Word a epub e il gioco è fatto: ebook creato e pronto per essere caricato su Amazon. Secondo me è questo che pensa la maggior parre degli autori autopubblicati.

Il fare tutto da soli li spinge a una promozione selvaggia, portata avanti senza uno studio del marketing e del mondo editoriale – studiare e informarsi è fatica – e a chiedere chiedere chiedere, con la speranza – e la pretesa! – di essere esauditi.

Self-publishing, però, significa autore trasformato in editore, non dilettante allo sbaraglio. Ne abbiamo parlato varie volte.

Lʼaiuto spontaneo: quando lʼeducazione paga

Qualche settimana fa Lisa ha parlato del romanzo di Antonella Mecenero La roccia nel cuore. Ecco un caso evidente di recensione spontanea. Molto positiva, questa volta, perché ci sono stati casi di recensioni negative, non apprezzate dagli autori.

Il blog “Roba da self-publishing” ha chiuso pochi mesi fa. Lo ritenevo molto utile, perché metteva in luce tutti gli errori degli autori autopubblicati. Lʼautrice leggeva le anteprime degli ebook e ne metteva in risalto i vari errori, soprattutto grammaticali.

Ma questo, per ovvie ragioni, non piaceva ai chiamati in causa. Hanno perso unʼoccasione per migliorare, peccato. Continueranno a produrre spazzatura letteraria.

In tutti e due i casi si è trattato di discussioni spontanee sui libri. Nessuna richiesta, nessun aiuto preteso, nessun diritto di essere segnalato, ma un semplice gioco di coincidenze, di fatti.

Meritocrazia o raccomandazione?

Inutile essere indignati e sbraitare contro i favoritismi che spesso saltano fuori in politica e in altri ambiti, se poi ci comportiamo alla stessa maniera appena pubblichiamo un libro. Chiedere di essere segnalato e, peggio, recensito significa chiedere una raccomandazione. Perché, lo sappiamo tutti, la recensione dovrà essere positiva.

Nel self-publishing, come in ogni settore, deve valere la regola della meritocrazia: fare in modo di ottenere articoli spontanei sui propri libri. Un primo passo, lo abbiamo visto proprio ieri, è costruire un pubblico di lettori. Un altro è essere educati e non pretendere nulla.

Più di ogni altra cosa a me dà fastidio la pretesa, come il sei politico di un tempo. Ecco, fra poco si sentirà parlare di recensione politica: visto che ho pubblicato un libro, i blog letterari devono segnalare e recensire il mio libro, è un mio diritto.

A voi come suona questo discorso?

50 Commenti

  1. Marco
    18 agosto 2015 alle 07:18 Rispondi

    Nell’auto-pubblicazione di fatto si ripresentano vizi e storture tipiche dell’editoria: tu parli bene di me, io parlo bene di te. È di fronte a questi fatti che capisco come la “rivoluzione” del selfpublishing non sia ancora iniziata.

    • Daniele Imperi
      18 agosto 2015 alle 17:58 Rispondi

      Dici che l’andazzo è quello?

  2. Poli72
    18 agosto 2015 alle 07:45 Rispondi

    In Italia, almeno nel settore del pubblico impiego, la meritocrazia e’ una parola sconosciuta,lo sappiamo bene. Tutto cambia se parliamo di autopubblicazione.Creare e promuovere il proprio scritto e’ un gesto imprenditoriale nudo e crudo.Pretendere la recensione da qualcuno e’ una coglioneria. Chiederla gentilmente e’ lecito, ma non e’ detto che cio’ porti al risultato .Se proprio uno vuole la recensione di un Tale preciso , proporre un compenso potrebbe essere la soluzione.Il recensore spendera’ tempo ed energie nell’ attenta lettura del testo ed e’ quindi giusto retribuirlo .Il recensore pagato sara’ anche piu’ mite ed incline al giudizio positivo dell’opera.
    Ahhh,che schifo! Pagare qualcuno perche’ scriva elogi artificiali di un libro che magari e’ poco meno che spazzatura.Be’,secondo me, questa pratica e’ piu’ diffusa di quanto non si creda.La realta delle cose ,pero’,non cambia molto.La spazzatura puzza e schifa anche se gli si spruzza sopra mezzo litro di colonia.Per fortuna almeno nel campo lettario le raccomandazioni ,le conoscenze ,il potere , la fama di una autore (es.Bruno Vespa) non sono sufficienti alla trasformazione alchemica di monnezza in oro.Con il self-publishing ,poi , uno scrittore affronta il campo di battaglia senza le spalle coperte dal potente fuoco di sbarramento di una casa editrice.Questo fa parte della consapevolezza che occorre avere sempre ,anche quando recensioni negative e commenti schifati potrebbero troncare la vita editoriale di uno scritto.

    • Daniele Imperi
      18 agosto 2015 alle 18:00 Rispondi

      Non pago per avere recensioni. Le voglio solo spontanee.

      • Poli72
        19 agosto 2015 alle 14:18 Rispondi

        Non mi riferivo a te ,Daniele ,ma a quei personaggi che pretendono a tutti i costi il loro posto al sole.

  3. Marina
    18 agosto 2015 alle 08:04 Rispondi

    Non so, a me la filosofia del chiedere recensioni ai blog letterari, ancorché di successo, non convince affatto: se io ho scritto un libro e mi sono autopubblicato provo a promuovermi (se ne sono capace), a farmi apprezzare in qualche modo, incuriosire, ma non busso alla porta di un blogger, che magari ha un pubblico nutrito di lettori, solo perché così, se ciò che legge gli piace, può parlarne bene e farmi guadagnare lettori. Qualcuno la vive come strategia vincente, per me non vale granché!

    • Daniele Imperi
      18 agosto 2015 alle 18:02 Rispondi

      È antipatico chiedere recensioni, hai ragione. E può essere anche fastidioso sentirsele chiedere.

  4. Silvia
    18 agosto 2015 alle 08:58 Rispondi

    Ho provato ad autopubblicare il mio primo romanzo sette/otto anni fa quando questa pratica era agli albori.
    Non sapevo niente di editoria e mi sembrava una grossa opportunità.
    Forse lo è, non so, ma non fa per me.
    Subito mi arrivarono decine di richieste di altri autopubblicatori di recensire il loro libro attraverso l’anteprima, perché poi avrebbero fatto lo stesso con me.
    Avevo usato ilmiolibro.it, sito in cui avere molte recensioni mette in risalto un’opera e permette di raggiungere buone posizioni di visualizzazione sulla pagina , ecco perché tutti cercano di ottenerle.
    Io non mi ritenevo in grado di recensire seriamente un’opera altrui sulla base delle prime dieci pagine, né mi pareva corretto lanciarmi in lodi solo per riceverne altrettante.
    Inoltre sono poco commerciale, non mi va di rompere le scatole alla gente e soprattutto vorrei che fosse il valore della mia opera, se ne ha, ad essere apprezzato, criticato o valorizzato e non il tempo che impiego a mettere mi piace e a fare recensioni finte.
    Per cui è rimasto tutto fermo e io sono rimasta un po’ delusa da un sistema usato male e di cui mi chiedo quale potrebbe essere l’uso migliore.

    • Daniele Imperi
      18 agosto 2015 alle 18:13 Rispondi

      Ciao Silvia, benvenuta nel blog. Quel sistema di scambio di favori lo trovo inutile e disonesto per il lettore.

  5. sandra
    18 agosto 2015 alle 09:01 Rispondi

    Se con il self l’autore si sostituisce all’editore, non trovo nulla di male a chiedere recensioni, a patto di farlo in siti/blog preposti come http://www.mangialibri.com e a essere pronto anche a stroncature. E’ pratica normale per le case editrici offrire i propri testi a blog letterari, molte lo dichiarano chiaramente nelle lettere di presentazione che annunciano l’uscita di un romanzo.
    Purtroppo ormai la convizione che “siamo tutti scrittori” (un po’ come essere tutti fotografi grazie a un cellulare) dilaga e non fa bene a nessuno, ma per fortuna certi libri autopubblicati – anche se preferisco il termine “messi in vendita su una piattaforma”, tra l’altro citare Amazon o il mio libro come se fossero editori (lo fanno in molti) è scorretto – hanno vita molto breve.

    • Serena
      18 agosto 2015 alle 12:23 Rispondi

      Io sono d’accordo al 100% con Sandra Sul “pubblicare vs mettere in vendita” non molto, le CE sono imprese e vendono libri, ma sul resto è un commento che avrei potuto scrivere io.

    • Daniele Imperi
      18 agosto 2015 alle 18:15 Rispondi

      Ecco, sui blog che scrivono recensioni su richiesta, a patto che siano oneste, allora è lecito chiederle.

  6. LiveALive
    18 agosto 2015 alle 10:03 Rispondi

    La meritocrazia conta fino a un certo punto. Certo possiamo dire: quell’autore mediocre vende tanto quindi ha comunque il merito di aver colto lo spirito del popolo… Ma insomma…
    Neanche il successo in self Publishing è meritocratico. A volte vende quello che pur scrivendo peggio fa miglior pubblicità. Altre volte chi ha più amici. Altre ancora è questione di fortuna, trovarsi il libro sotto il naso.

    • Daniele Imperi
      18 agosto 2015 alle 18:16 Rispondi

      Sì il successo non è solo dovuto al merito ma anche a tanti altri fattori.

  7. Simona C.
    18 agosto 2015 alle 10:37 Rispondi

    Pretendere è da maleducati, tanta gente è maleducata e ignorante, non solo in ambito letterario. Tanta gente si sopravvaluta e, anche qui, non solo in ambito letterario.
    Ho ricevuto messaggi come “Ho messo mi piace sulla tua pagina, ricambi?” e ho risposto “No, perché non ti conosco. Lo farò se un giorno leggerò il tuo libro e mi piacerà davvero.” Per fortuna, era una persona educata e mi ha dato ragione.
    C’è poca differenza, secondo me, tra self-publishing e piccoli editori, in quanto a cura, distribuzione e promozione del libro, almeno secondo la mia esperienza personale. In ogni caso, si trovano tanti esordienti allo sbaraglio come nella Corrida di Corrado. Esibisci il tuo libro, ma poi devi essere pronto: possono arrivarti scampanate e lanci di ortaggi, oppure applausi.
    I lettori non sono deficienti, un libro scritto male non avrà mai successo anche se segnalato sui blog letterari, come il tizio che canta sotto la doccia non venderà le sue canzoni anche se è apparso in tv.
    Da auto-pubblicata vengo discriminata da molti siti (è scritto chiaramente nel modulo dei contatti, quindi evito di contattarli), ma non mi sento di biasimarli perché so quanta spazzatura si trova tra gli aspiranti scrittori. Ho investito i miei risparmi per pagare un editor professionista e il mio libro ha le stesse possibilità di uno non curato. La mia è una scelta e, certo, mi preclude molte opportunità, eppure sto collezionando anche qualche soddisfazione, senza rompere le palle a nessuno.

    • LiveALive
      18 agosto 2015 alle 11:28 Rispondi

      “un libro scritto male non avrà mai successo”. …be’, ci sono molte cose che non si spiegano allora…

      • Serena
        18 agosto 2015 alle 12:41 Rispondi

        Hai ragione. Ci sono libri scritti malissimo che hanno un grande successo. Di solito hanno comunque copertine professionali e sono editati. Poi lo stile, i contenuti, la potenza narrativa sono tutta un’altra faccenda, e a quel punto è il pubblico che decreta il successo o il fallimento. Un pubblico parecchio di bocca buona, qualche volta…
        Circolava una foto qualche settimana fa: una libreria aveva esposto il cartello “Qui non si vende il libro di Schettino”. Sarà stata forse una gran bella mossa di marketing, ma io gli avrei fatto un monumento lo stesso…

      • Simona C.
        18 agosto 2015 alle 12:47 Rispondi

        Non tutti i libri di successo sono belli, ma di sicuro non ci sono errori di grammatica, ortografia o sintassi. Sui contenuti, poi, va a gusti.

        • sandra
          18 agosto 2015 alle 12:58 Rispondi

          In un romanzo che ha avuto un grosso successo e ha vinto anche un bel premio, narrativa italiana, pubblicato da un noto editore, si trovano – tra le varie cose – queste due affermazioni:
          la luna è un pianeta (ok, non scritto così, ma in un contesto)
          Jane Austin scritto con la I
          Nulla è garanzia di qualità, nè di successo: l’editoria non è una scienza esatta, altrimenti, scoperta la formula, tutto sarebbe raplicabile.

      • Simona C.
        18 agosto 2015 alle 13:20 Rispondi

        Ok, ok! Sono stata troppo ottimista. Non ho letto tutti i libri del mondo e sicuramente avete un sacco di esempi sulla stupidità dei lettori. Non userò MAI più la parola MAI.

        • Poli72
          18 agosto 2015 alle 14:06 Rispondi

          Sono d’accordo con Simona .Un libro scritto male non avra’ mai successo.Bisogna pero’ analizzare il significato di scritto male.Tralasciando la grammatica e la sintassi,puo’ essere scritto male in quanto a stile ,ad esempio troppo melenso o troppo pomposo per fare alcuni esempi .Oppure puo’ essere la trama che non va’ , roba gia’ stracotta e riscaldata oppure confusionaria o addirittura banale.Puo’ benissimo darsi che alcuni libri di successo che a molti fanno arricciare il naso abbiano in realta’ quel qualcosa di originale ,di innovativo ,di mai visto prima che ne hanno decretato il successo.Non e’ bello cio’ che e’ bello ,ma cio’ che piace e’ vero anche in campo letterario.Il libro mal scritto e’ secondo me quello che igloba tutti i difetti del caso e oltretutto non e’ transitato sotto gli occhi esperti di editor o lettori professionisti delle case editrici.

          • Simona C.
            18 agosto 2015 alle 14:40 Rispondi

            Secondo quanto ha scritto Sandra, però, nemmeno una grande casa editrice è sinonimo di libri di qualità.

          • LiveALive
            18 agosto 2015 alle 16:26 Rispondi

            Ma in realtà sono anche abbastanza d’accordo su questo. Nel senso che se un qualcosa ha successo di pubblico (non solo di vendite, ma anche di feedback) vuol dire che ha qualcosa che glielo ha fatto piacere. Possiamo certamente ipotizzare “se avessero letto quest’altro libro semisconosciuto, ne riconoscerebbero la superiorità”, però non si può negare che quel libro, se ha feedback positivo, non ha generato una sensazione negativa, quindi cattivo non è. Ciò nonostante, rimane emblematico il fatto che 50 Sfumature abbia venduto più della Divina Commedia: ci sono inevitabilmente dei testi che sono volontariamente indirizzati a pochi, e quindi non potranno avere un successo grandioso a prescindere.

    • Daniele Imperi
      18 agosto 2015 alle 18:18 Rispondi

      Su alcuni piccoli editori ti do ragione. Ho saputo da varie fonti. A te quindi non interessa l’editoria classica?

      • Simona C.
        19 agosto 2015 alle 09:20 Rispondi

        Certo che mi interessa, ma finché non mi risponderà una grande casa editrice in grado di investire seriamente su di me con buoni editor, buona distribuzione e buona promozione, preferisco fare da sola senza essere legata a un contratto con scadenze, restrizioni, esclusive ecc. Accetterei certe clausole solo in cambio di un grosso editore alle spalle.

  8. Ferruccio
    18 agosto 2015 alle 11:07 Rispondi

    Non faccio recensioni sul mio blog. Ho due metodi per fare promozione e funzionano. Nel primo caso uso la vetrina ma non mi sbilancio. Naturalmente il libro, ora come ora, deve essere edito da una casa editrice. Nel caso di autoself, invece deve essere già conosciuto. Ma si tratta solo di dare uno spazio. Un’altro metodo sono le interviste con autori. In questo caso è lui steso che si fa promozione usando i miei spazi

    • Daniele Imperi
      18 agosto 2015 alle 18:20 Rispondi

      Le interviste le proponi tu?

      • Ferruccio
        18 agosto 2015 alle 19:11 Rispondi

        A volte sì, a volte mi cercano. Ma le domande le scelgo io e cerco sempre di non essere ruffiano

  9. Ferruccio
    18 agosto 2015 alle 11:11 Rispondi

    Il commento precedente forse suona un po’ OT ma la meritocrazia penso sia l’ultimo dei valori presi in considerazione al mondo d’oggi.

  10. Serena
    18 agosto 2015 alle 12:35 Rispondi

    Bel post, Daniele. Meno male che ogni tanto qualcuno dice chiare e tonde certe cose. L’unica cosa su cui dissento leggermente è il fatto che non si debbano chiedere recensioni. Molti self di successo, gente che considera imprescindibile la qualità, lo fa. E sai cosa precisa? Chiede una recensione ONESTA. Tra l’altro, nel librino di Derek Murphy che ti segnalavo, lui dice che non è nemmeno importante che la recensione sia positiva, ma dovrebbe – dovrebbe – in ogni caso essere “fair”, corretta. Vuol dire che puoi anche stroncare il mio libro e darmi una stella sola, per esempio, ma lo devi fare argomentando. Offese e inviti a darsi all’ippica non dovrebbero essere contemplati. Invece, “I troppi errori di grammatica e punteggiatura mi hanno rovinato il piacere di scoprire una trama che potrebbe essere interessante” va bene.
    Qui si apre il discorso sulle recensioni, che è un bella telenovela. Ne vediamo di ogni colore, e Amazon sta tentando – malamente – di mettere un freno ALMENO al mercato delle recensioni. Rimane il fenomeno delle recensioni delle amikette, cinque stelle a qualsiasi costo e qualsiasi cosa, ma quelle io personalmente ho imparato a non leggerle. Vado a leggere quelle negative, e mi faccio un’idea del libro molto meglio.

    • Daniele Imperi
      18 agosto 2015 alle 18:23 Rispondi

      Grazie. A me non piace chiedere recensioni. Posso al massimo chiedere un parere a un amico su una storia. Ma una recensione proprio no.

  11. Sonia Esse
    18 agosto 2015 alle 15:23 Rispondi

    La mia opinione è talmente ovvia che mi vergogno anche a pubblicarla. La polemica purtroppo, nasce laddove l’ovvio diventa un optional e da li i dibattiti si sprecano.
    la verità pura e semplice è quella narrata nel tuo post. Inoltre ogni Autore auto-pubblicato con un modo di pensare decente ed equilibrato, provvederà a spargere la voce e la richiesta d’aiuto nella sua sfera privata, tra gli amici fidati, trovati nel tempo della sua vita.
    Io stessa desidero intraprendere questa strada, quando sarà il momento deciderò il da farsi e questo da farsi va deciso molto, molto attentamente, perché per rovinarsi la carriera (carriera mai nata a sto punto) ci vuole davvero poco!

    • Daniele Imperi
      20 agosto 2015 alle 19:46 Rispondi

      La cosa migliore è creare un piano di marketing editoriale, dove decidere tutta la strategia per promuovere il libro.

  12. Loredana
    18 agosto 2015 alle 16:23 Rispondi

    Mi suona come un’ulteriore ripetizione, all’infinito, della nostra tendenza italica al chiedere favori, piuttosto che lavorare per ottenerli…cosa fanno all’estero? Mi piacerebbe saperlo.

    • LiveALive
      18 agosto 2015 alle 16:27 Rispondi

      Scommetto che non è molto diverso, all’estero. Ormai lo stile di vita è occidentale in senso largo.

    • Daniele Imperi
      18 agosto 2015 alle 18:24 Rispondi

      Hai ragione, è una nostra tendenza.

  13. Simona C.
    18 agosto 2015 alle 17:57 Rispondi

    Oh, guardate cosa mi ha segnalato un’amica: ci sono blog che lucrano sugli sprovveduti esordienti http://soleeluna.altervista.org/come-contattarci/ e non fermatevi a “lo facciamo per passione e non per lavoro”, ma leggete bene tutte le condizioni nella pagina. Inoltre sostengono anche gli sprovveduti esordienti sui quali lucrano le case editrici a pagamento (passate poi alla pagina sullo staff). Meritocrazia a tutto spiano.

    • Daniele Imperi
      18 agosto 2015 alle 18:25 Rispondi

      Grazie della segnalazione. Appena posso leggerò.

  14. Grazia Gironella
    18 agosto 2015 alle 18:01 Rispondi

    Sulla questione diritti farei meglio a non esprimermi… secondo me è una visione distorta diffusa in diversi campi. C’è chi chiede un prestito per farsi un viaggio, quando torna si trova in difficoltà a restituire i soldi, e scandalizzato ti dice “ma non ho il diritto anch’io di fare un po’ di ferie?”. Tornando alla scrittura, di diritti non se ne ha nessuno, a parte quello di essere rispettati come autori. Se l’editore non mi paga nei tempi dovuti, oppure non si spreca nemmeno per dirmi “no”, quando sa che aspetto il suo responso per mesi e magari ha cestinato il manoscritto dopo tre giorni, quello sì, lede un mio diritto, come essere umano prima che come autore. Il resto è tutto da guadagnare un centimetro alla volta, dimenticando di essere il centro del mondo.

    • Daniele Imperi
      18 agosto 2015 alle 18:28 Rispondi

      Molti editori scrivono che non danno risposte se non interessa il manoscritto. Anche se per me non ci vuole nulla a rispondere.

  15. Alessandro C.
    18 agosto 2015 alle 18:15 Rispondi

    Ciao Daniele,
    personalmente non ho mai chiesto di essere recensito. Di contro, ho ricevuto spesso lamentele per aver rifiutato di recensire qualcosa.
    Secondo me molti autori cadono nel patetismo in quanto hanno scritto un romanzo con la voglia di spaccare il mondo con un’opera che si vendesse “da sola” e si son resi conto che le cose non stanno esattamente così.

    • Daniele Imperi
      18 agosto 2015 alle 18:30 Rispondi

      Ciao Alessandro. Puoi benissimo avere ragione. Ma credo che per molti sia proprio una tendenza.

  16. Fabrizio Pieroni
    18 agosto 2015 alle 18:27 Rispondi

    Perfettamente d’accordo con te. Hai ragione a definire quelle pretese “infantili”.
    Poco tempo fa ho letto una riflessione di Galimberti, in cui dice che nell’attuale società molte persone “pretendono” un proprio spazio di visibilità. Chi sa ballare, cantare, scrivere viene incoraggiato a farlo da programmi TV che sfruttano questa situazione. Chi non sa fare niente mette in mostra la propria intimità in trasmissioni tipo Grande fratello.
    È un modo di pensare che privilegia le scorciatoie rispetto all’impegno.

    • Daniele Imperi
      18 agosto 2015 alle 18:32 Rispondi

      Sono scorciatoie infatti. La pretesa va molto di moda oggi.

  17. Loris
    18 agosto 2015 alle 19:24 Rispondi

    Del tuo post mi ha colpito questa frase:
    Chiedere di essere segnalato e, peggio, recensito significa chiedere una raccomandazione. Perché, lo sappiamo tutti, la recensione dovrà essere positiva.

    Credo che questo sia un enorme errore, non tuo naturalmente, ma delle persone che ragionano così. Una critica vale più di mille elogi, una critica ti fa crescere, ti migliora. Una critica, per una serie di motivi, è più difficile da fare e solo per questo va apprezzata di più.
    Credo, per assurdo, che il mondo potrebbe essere migliore se si sostituisse il pulsante “Like” con un bell “dislike”

    • Daniele Imperi
      20 agosto 2015 alle 19:47 Rispondi

      Hai ragione, ma purtroppo non tutti accettano le critiche.

  18. Poli72
    18 agosto 2015 alle 23:40 Rispondi

    Ti proporrei Daniele un argomento interessante.La globalizzazione nella latteratura.Sarebbe magnifico conoscere la tua visione e quella dei tuoi opinionisti in merito a quella che e’ la vera sfida che dovranno affrontare gli scrittori del 2000 per sopravvivere e forse anche per darsi la possibilita’ di campare con lo scrivere :
    1) Come affrontare la sfida della globalizzazione sotto il profilo del contenuto (idea,trama ).Che cosa tira a livello globale.Che cosa proporre pensando ad un pubblico mondiale e cosa no’.
    2) La questione traduzione , i costi e la professionalita’ di cui si puo’ realmente disporre oggi.
    3)Allargare la propria web-promotion al di fuori dell’Italia.
    Una cosa mi pare ovvia e scontata ,conoscere almeno l’inglese ,il quale sta sempre di piu’ diventando la vera lingua di riferimento internazionale.

    • Daniele Imperi
      20 agosto 2015 alle 19:47 Rispondi

      Grazie della proposta, ma sulla globalizzazione non so quasi nulla, quindi non saprei che scrivere :)

  19. Antonella
    21 agosto 2015 alle 16:41 Rispondi

    Ciao, aggiungo in poche parole quella che è la mia esperienza.
    Pubblico come self da quasi 2 anni, non ho mai chiesto recensioni.
    Leggo diversi ebook di self e recensisco solo quelli che mi sono piaciuti, forse sbaglio a non recensire anche gli altri ma il tempo è mio e preferisco dedicarlo a quello che mi è piaciuto e non a quello che mi è sembrato scritto male. A me comunque non hanno chiesto quasi mai recensioni, meglio così.
    Chiedere con garbo forse non è sbagliato, ma non “sa” nemmeno di gran che. (La mia “speranza” è che, il più possibile per caso, i lettori si accorgano dei miei testi perché li trovano interessanti e ben scritti. Ovvio che questo non succederà mai.)

  20. Chiara
    25 agosto 2015 alle 09:08 Rispondi

    Grazie per la citazione!
    Come ben sai, ho creato una pagina apposita all’interno del mio blog nella quale ribadisco che non faccio né recensioni né segnalazioni.
    Ciononostante, almeno una volta al mese mi arriva la richiesta dell’improvvisatore di turno il quale, solitamente, si complimenta per i contenuti del blog.
    La mia risposta ironica è sempre: “se avessi letto il blog come dici, sapresti che non faccio recensioni”… Alcuni si scusano, ma la maggior parte spariscono.

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