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Tutto quello che avreste voluto sapere su self-publishing e editoria a pagamento

Self-publishing e editoria a pagamentoQuello che state per leggere è un post in parallelo fra Penna blu e Calamo scrittorio. Un’idea nata per caso scambiando due chiacchiere in privato, Monia che mi propone il post e io che accetto.

Qui ci sono le sue domande, lei impersona una scrittrice all’oscuro del vero significato di self-publishing e di editoria a pagamento, e da lei ci sono le mie, con me che impersono lo scrittore ignaro. Quindi i post sono una sorta di chiacchierata fra amici.

Ciao, ho scritto un libro. Sì, lo so, di libri è già pieno il mare dell’editoria ma, chissà, magari il mio libro è una sirena. Anche se ancora nessuno lo sa. Ecco, a proposito di mare, senti un po’ qua: ho letto, nuotando nel mare magnum di internet, che il self publishing dà tante opportunità. Ma in due parole mi spieghi come si fa?

Bella domanda e neanche facile, alla fine. Il self-publishing può dare tante opportunità, ma non certo a tutti. Come in ogni campo, devi fornire un buon prodotto, altrimenti nessuno lo comprerà. Ecco il succo del self-publishing: quello di creare un prodotto editoriale. Te l’ho spiegato in 4 parole.

Che significa prodotto editoriale? Che un libro, se davvero lo vuoi vendere, allora deve essere vendibile. No, non vuol dire che devi scrivere seguendo le mode, ma che devi scrivere bene, devi creare una storia interessante e devi confezionare il libro o l’ebook in modo professionale.

Insomma, anche nella letteratura chi fa da sé fa per tre? Autopubblicarmi significa che faccio tutto da me?

In un certo senso è così. Mi spiego: creare un ebook da vendere in self-publishing significa seguire sette passi.

  1. Scrivere una storia (o un saggio o un manuale)
  2. Sottoporre il manoscritto a un editing professionale
  3. Revisionare il manoscritto seguendo i consigli dell’editor
  4. Impaginare l’ebook nei formati epub e mobi
  5. Creare una copertina
  6. Inserire l’ebook nelle varie piattaforme di vendita
  7. Promuovere l’ebook

Se da sola sei in grado di fare tutto questo, allora va bene. Altrimenti devi chiedere aiuto. Nel mio caso, per esempio, dovrò cercare collaboratori per i punti 2 e 5. Posso creare da me la copertina per un saggio o un manuale, ma per un romanzo ci vuole un lavoro differente e io non sono in grado di farlo.

È chiaro che puoi comunque fare tutto da te. Io ho visto tanti ebook su Amazon “arrangiati”. E infatti non ne ho comprato neanche uno. Alcune volte mi sono bloccato alla copertina, altre dopo aver letto l’anteprima.

Ok, mi serve aiuto, d’accordo. Ma, esattamente, a quali figure professionali devo rivolgermi perché chi leggerà il mio libro possa averne un buon ricordo?

Altra domanda interessante. Per prima cosa ti serve un editor. Online ne trovi. L’editor leggerà il tuo manoscritto e ti indicherà quali sono i punti deboli, quali da modificare, da togliere, da aggiungere, ecc. Non sei certo obbligata ad accettare tutto ciò che ti dirà, ovviamente.

Io chiederò all’editor anche un’altra cosa: se quel libro, secondo lui, è vendibile. Se crede che avrà mercato. Se pensa che sia una storia che valga la pena leggere. Altrimenti è inutile perderci del tempo. Posso sempre venderlo in futuro o rilasciarlo gratis nel mio blog.

L’arte è meravigliosa ma bisogna pur tirare a campare. Insomma, dimmi, che spesa devo più o meno preventivare?

Non ne ho idea. L’editing costa un tot a cartella editoriale (ossia 1800 caratteri spazi inclusi). Quindi puoi vedere qualche prezzo online, calcolare quante cartelle editoriali è lungo il tuo manoscritto e fare due calcoli.

Per la copertina serve un grafico. Attenzione: non serve, secondo me, saper disegnare, bisogna saper disegnare delle copertine per un libro. Puoi chiedere preventivi in giro, è pieno di grafici e illustratori.

Il prezzo poi dipende anche dalla diffusione che potrà avere il libro. Non credo che facciano lo stesso prezzo per un libro della Mondadori e per un ebook di uno scrittore alla sua prima opera in self-publishing.

L’impaginazione dell’ebook ha un altro costo, che dipende dalla lunghezza e dalla struttura dell’ebook.

Ma, un momento, se per autopubblicarmi comunque pago non è come l’editoria a pagamento?

Assolutamente no. A parte il fatto che fra editing, copertina e impaginazione spenderai molto meno che con un editore a pagamento, il self-publishing è imprenditoria, mentre l’editoria a pagamento è una buffonata.

Quando ti pubblica una vera casa editrice, si fa carico di tutte le spese necessarie per pubblicare quel libro: correzione bozze, editing, impaginazione, distribuzione, tasse, promozione, ecc.

Un editore a pagamento è invece solo un tipografo. Lui guadagna in anticipo col tuo libro, non investe sul tuo libro. L’editoria a pagamento è a rischio zero, perché ha già guadagnato e si è rifatta di tutte le spese. L’editoria vera, invece, sta rischiando di pubblicare un libro che magari nessuno comprerà.

Hai messo su un impero da una penna, quindi mi sa che per captare tutto ciò che è scrittura hai un’ottima antenna, per questo ti chiedo, secondo te, il più grande pregio dell’autopubblicazione qual è?

Tu sei fissata con la storia dell’impero. E quella parola forse darà vita a qualcosa. Vedremo in futuro. Passiamo al grande pregio del self-publishing.

Il primo che mi viene in mente è che hai un controllo assoluto sulla tua opera, quindi non devi sottostare alle politiche aziendali dell’editore né ai suoi gusti. Segui soltanto le tue idee.

Non hai poi scadenze da rispettare. Certo, se ci metti una vita a scrivere un romanzo e un’altra vita a revisionarlo e poi a metterlo in vendita, tanto vale lasciar perdere. Ma se scegli di autopubblicarti, devi anche responsabilizzarti.

Ma credo che l’unico grande pregio sia proprio l’assoluta libertà che avrai.

E invece l’editoria a pagamento me la sconsigli… Perché?

Perché butterai solo i tuoi soldi. C’è gente che ha speso anche 2000 euro per il suo libro. Facciamo un esempio: tu, scrittore sconosciuto, vendi un libro a 12 euro e guadagni magari il 5% sulle vendite, ossia 60 centesimi per ogni copia venduta.

Per rifarti della spesa di 2000 euro devi vendere la bellezza di 3333 copie. Oltre tremila copie. Sei sicura di vendere così tanto? E questo solo per andare alla pari con la spesa sostenuta. Ma se anche pagassi “solo” 1000 euro, dovresti vendere 1666 copie. Sono numeri molto alti per un autore sconosciuto.

Secondo la tua opinione e la tua esperienza qual è invece il peggior difetto dell’autopubblicazione e quale soluzione mi consigli, di cosa, per rimediare a questa pecca, non posso star senza?

Il peggior difetto è sicuramente la superbia, consapevole o meno, di molti autori che scelgono di autopubblicarsi. Hanno scritto un romanzo e si credono Tolkien. In un attimo sono su Amazon. Poi tu scarichi l’anteprima e trovi errori grammaticali, anche gravi.

Non puoi star senza la qualità. Stai vendendo un prodotto e è tuo obbligo, morale e professionale, fornire un prodotto di qualità. Editing e buona copertina sono essenziali, secondo me.

26 Commenti

  1. LiveALive
    25 novembre 2014 alle 08:33 Rispondi

    Gli editor si trovano online, è vero, ma di che livello? Come si fa ad essere sicuri del loro valore? Anche perché spesso, per un romanzo, i costi sono molto alti, anche più di 1500 euro; c’è anche chi è più economico, senza dubbio, ma come distinguere quello di livello che chiede un prezzo giusto, quello che chiede un prezzo alto ma non sa niente, eccetera?
    Sicuramente bisogna andare a vedere cosa ha prodotto quell’editor, cosa ha fatto pubblicare, più in generale cosa ha scritto nella rete… Bisogna però anche vedere con chi collabora e con chi comunica giornalmente. Perché sembra una sciocchezza, e in effetti non vuol dire nulla, ma tra un editor di cui non so nulla e uno di cui si solo che parla tutti i giorni con Magris, Eco e De Carlo, sono quasi sicuro che quest’ultimo sarà più preparato…

    • Salomon Xeno
      25 novembre 2014 alle 10:17 Rispondi

      Ho avuto lo stesso dubbio, poi un editor mi ha risposto molto gentilmente, spiegandomi che quasi tutti coloro che offrono questo servizio propongono una prova gratuita su un numero limitato di cartelle. Vero che ciò non è indicativo su come lavorino sulla storia nel complesso, in tal caso credo sia preferibile recuperare un prodotto finito (un ebook o cartaceo) per rendersi conto della qualità del suo lavoro. Allo stesso modo in cui, per intenderci, il qui presente Daniele offre un servizio di realizzazione ebook – puoi scaricarne uno dei suoi e vedere come lavora. :)

    • Daniele Imperi
      25 novembre 2014 alle 13:54 Rispondi

      Per il livello puoi sempre chiedere il portfolio. Ti informi su chi è e come lavora.

  2. Chiara
    25 novembre 2014 alle 08:50 Rispondi

    Secondo me i blogger che hanno avuto la fortuna di pubblicare o di autopubblicarsi potrebbero “recensire” gli editor con cui si sono trovati bene, per fare in modo di avere dei riferimenti. Discorso analogo si potrebbe fare per agenti e grafici.

    • LiveALive
      25 novembre 2014 alle 09:25 Rispondi

      Il rischio è che una persona che ne sa poco venga giudicata da una che ne sa ancora meno. Insomma, chi sono io per dare giudizi su un astrofisico? Io, che non so niente, potrei considerare un genio un idiota e viceversa…

      • Chiara
        25 novembre 2014 alle 16:03 Rispondi

        Come per tutte le recensioni, varrebbe l’esperienza soggettiva: mi sono trovato bene? il mio romanzo è migliorato grazie ai suoi consigli? Insomma, il lettore sa che non si tratta di un giudizio divino, però leggendo le varie opinioni può farsi un’idea… come avviene con libri, film, resort, ristoranti ecc…

    • Daniele Imperi
      25 novembre 2014 alle 13:55 Rispondi

      La recensione degli editori è una bella idea. Speriamo che qualcuno la accolga :)

  3. Sylvia Baldessari
    25 novembre 2014 alle 09:05 Rispondi

    Avevo un paio di dubbi, soprattutto nei confronti di quelle Case Editrici che ti chiedono di rivendere per loro conto un tot di copie del tuo libro prima di avviare tutto il resto (pubblicazione da parte loro di ulteriori copie, promozione ecc.)
    Sì, accade anche questo.
    Volo a leggere il me corazon, Monia!

  4. helgaldo
    25 novembre 2014 alle 09:59 Rispondi

    Sarò io che non capisco. Per me autopubblicazione significa rinunciare a un editore tradizionale. l’editoria a pagamento è esclusa in partenza. I sette punti, giustissimi, andrebbero sviscerati rispetto a un editore vero, non vogliamo dire Mondadori?, diciamo allora Guanda, Iperborea, minimun fax… ce ne sono tanti.
    Questo mettersi a confronto con una soluzione palesemente truffaldina, quella del tipografo a pagamento, mi pare strano. Bisogna confrontarsi con un’alternativa valida, non con quella palesemente errata.
    L’editore tradizionale si occupa dei punti da 2 a 7, e senza farti spendere nulla, anzi rischia lui. Perché non rifate l’intervista incrociata rispetto a questa realtà? Perché escludere questa soluzione a priori? Oggi anche gli editori tradizionali fanno l’ebook del libro e lo vendono su Amazon… Forse con la loro promozione, perché il punto 7 è quello critico, venderai di più che facendo da solo. Perché non si fa certo un libro per metterlo in vendita nella parte destra del proprio spazio internet ed è finita lì. Per promuovere un libro servono uffici stampa, promotori sul punto vendita, presentazioni, recensioni su media ben frequentati. Interviste all’autore. Questo è il lavoro dell’editore. Dovreste sviscerare i pro e i contro rispetto a questi aspetti.

    • Nick Corra
      25 novembre 2014 alle 12:38 Rispondi

      Certo che la soluzione che tutti sognano è la casa editrice “vera” che ti supporta ed investe su di te. Ma, realisticamente, in quanti ricevono una risposta positiva da queste?! Pochi. E qualche rifiutato, autopubblicatosi, ha poi siglato contratti editoriali “tradizionali”.

      Per me autopubblicazione significa essere editori di se stessi.
      Se uno crede nella sua opera e viene rifiutato dalle case editrici può sostituirsi a queste ultime e procedere da se, o con aiuti esterni, ai punti dal 2 al 7 espressi nel post.

      Il punto 7, sicuramente, è critico. Ed è un secondo “lavoro” rispetto a quello di scrittura. Bisogna coltivare e far crescere il proprio brand personale. Suona brutto?! Forse. Ma se vuoi vivere di scrittura devi vendere due cose: a) il tuo “prodotto”, ossia il tuo libro, ed il tuo “brand”, ossia te stesso come scrittore e “personaggio”.

    • Daniele Imperi
      25 novembre 2014 alle 14:01 Rispondi

      No, non è detto che devi rinunciare a un editore tradizionale. Puoi scegliere entrambe le strade.

      Il confronto è stato fatto perché c’è chi accomuna il self-publishing all’editoria a pagamento.

      Non abbiamo escluso a priori la soluzione dell’editoria classica. Per l’intervista incrociata ci penso su.

  5. Alessio Valsecchi
    25 novembre 2014 alle 10:05 Rispondi

    Trovare un bravo editor non dovrebbe essere difficile, basta fare una cosa che ci tornerà poi utile durante la fase 7 (Promuovere l’ebook) del nostro percorso: fare networking con altri autori e/o professionisti del campo, raccimolare a poco a poco pareri e dar loro riscontro testando di persona la bontà del lavoro altrui.

    • Daniele Imperi
      25 novembre 2014 alle 14:02 Rispondi

      Vero, oggi fra blog e social media è assurdo non riuscire a trovare una figura professionale in qualsiasi campo.

  6. Giuse
    25 novembre 2014 alle 11:31 Rispondi

    Non mi sento abbastanza qualificata per rispondere a questo articolo. Sono ancora nella fase scrittura e non ho mai cercato un editor e volendo intraprendere la via dell’auto produzione mi verrebbe da dire… bisogna avere anche i soldi per investire in un bravo editor e io al momento non ne ho. o.o

    Alcuni amici, mi dicono… se proprio vuoi evita quel passaggio e fatti aiutare con la revisione dagli amici e dalla famiglia, ma per quanto possano essere bravi, non credo possano uguagliare un editor professionista.

    Perciò la mia strada sarà quasi certamente un percorso obbligato: cercherò una CE NON a pagamento, piccola o media e vedrò che ne uscirà fuori… anche se l’auto-pubblicazione, mi solletica e non poco.

    • Daniele Imperi
      25 novembre 2014 alle 14:04 Rispondi

      No, amici e famiglia non sono utili, a meno che tu non abbia persone qualificate per darti una mano.

  7. Ulisse Di Bartolomei
    25 novembre 2014 alle 13:44 Rispondi

    La questione dell’editor è certamente ostica sia per il costo che per l’affidabilità… e quest’ultima per cosa? Credo che in fondo lo scrittore dilettante o novizio ecc… cerchi anzitutto un riscontro che la sua scrittura sia impressiva e coinvolgente. Per questo scopo però non è l’editor la persona adatta, ma il lettore medio, che è quello che acquisterà i suoi libri e nel numero gli consentirà un guadagno. L’editor è l’ultimo gradino prima di andare in stampa, ma prima c’è tutto quanto occorre per dare un senso all’opera. A che pro fare intervenire l’editor se poi si rimesta ancora il tutto? Se scrivessi un romanzo credo che opterei per far leggere il testo a un gruppo di amici, che non soltanto mi troverebbero i refusi (chi uno chi l’altro…) e gli errori di stile, ma mi direbbero le impressioni di pancia…
    opinioni potenzialmente annichilenti ma preziose. Devo però trovare degli amici affidabili, disposti a perdere delle ore… e se li trovo, chi mi dice che non mi rubino le idee?

    Oggi mi sento cattivo…

    • Daniele Imperi
      25 novembre 2014 alle 14:10 Rispondi

      Dipende dagli amici, non trovi? Sei sicuro che tutti scrivano bene e riescano a trovare refusi e altro che non va?

      Se sono amici veri, non ti rubano niente :)

      • Ulisse Di Bartolomei
        25 novembre 2014 alle 16:13 Rispondi

        Daniele sono d’accordo con te! Il problema sta nello scrittore… Considerato che un lavoro letterario è qualcosa di molto intimo, mostrarlo è un po’ come calare le brache… bisogna aver una gran fiducia che non se ne approfitti nel modo sbagliato. Menzionavo “molti amici” nel senso che tra tanti riesco a ottenere dei riporti utili. Io, comunque, sebbene di amici ne abbia, uno che sia disposto a leggere un mio saggio sino in fondo non ne ho.
        Se gli dico “ti pago” mi rispondono “ma no, ci mancherebbe siamo amici”… Non dipende che non gli piacciano i miei saggi, ma proprio non ho amici che leggono saggistica e quelli che leggono romanzi, li finiscono in sei mesi, quando li finiscono…

  8. Tenar
    25 novembre 2014 alle 13:54 Rispondi

    Io sono un po’ scettica sulla qualità degli editor free lance. Ce ne sono di bravissimi (infatti spesso lavorano con agenzie letterarie o case editrici), ma anche tanti che si improvvisano. Il talento dell’editor è raro, io ho fatto un corso di editing, ma non mi sognerei mai di farlo a livello professionale. Che qualifiche hanno i tanti che si sono resi reperibili in rete? Questo aspetto, quindi, continuo a vederlo come un punto critico. E poi perché la scelta deve essere tra self e editoria a pagamento? E non tra self ed editoria seria, considerando entrambe le opzioni dignitose e professionali?

    • Daniele Imperi
      25 novembre 2014 alle 14:11 Rispondi

      Per valutare l’editor troverai il modo giusto: se è online, basta cercare info su quel nome.

      Il post non voleva mettere di fronte a una scelta fra le due.

  9. Mala Spina
    25 novembre 2014 alle 14:59 Rispondi

    Ciao Daniele, come ho detto in un’altro commento io ho deciso subito per il self publishing, senza provarenemmeno a passare per le case editrici. la scelta era dovuta al fatto che i miei racconti erano di un formato non superiore alle 60 pagine e che in generale ho in uggia le antologie, quindi volevo vederli pubblicati separati. Oltretutto c’era anche la stuzzicante ragione che hai detto tu, di poter controllare assolutamente

    • Daniele Imperi
      25 novembre 2014 alle 15:19 Rispondi

      Ciao,
      se scrivi solo racconti così lunghi, allora forse è difficile piazzarli a un editore.

  10. mala spina
    25 novembre 2014 alle 15:08 Rispondi

    … ecco mi è partito il messaggio per sbaglio per cui vi beccate tutti i refusi e gli errori. :-P
    Riprendo da dove avevo interrotto:

    Oltretutto c’era anche la stuzzicante ragione che hai detto tu, di poter controllare tutto il processo e fare anche modifiche “al volo”

    Quello che volevo dire è che un professionista per quei punti dove sei debole è davvero indispensabile. Nel mio caso dovevo per forza avere l’aiuto di un editor e ho fatto una ricerca partendo dalle più famose agenzie di servizi editoriali fino ai freelance.
    Quello che posso dire in merito è di chiedere SEMPRE almeno una cartella di prova, perché è indispensabile per capire non tanto se uno è bravo o no, ma se è l’editor giusto per te.
    C’è quello più attento alla forma, quello che sta dietro alla coerenza, quello che controlla di più la trama. Siccome non è una scienza esatta e chi edita è un essere umano, devi essere tu, autore, a individuare quello che fa per te.

    • Daniele Imperi
      25 novembre 2014 alle 15:23 Rispondi

      Quindi hai mandato un tuo racconto per provare come lavorava? Se danno questa possibilità, allora è ottimo.

      • Mala Spina
        25 novembre 2014 alle 15:52 Rispondi

        Esatto, in genere funziona così:
        1) ti informi se l’editing può essere svolto da qualcuno che si intende dello stesso genere del tuo testo (fantasy nel mio caso)
        2) gli mandi il tuo racconto/romanzo o un estratto
        3) loro valutano il tipo di editing necessario. Dipende da come scrivi, se devo fare più lavoro il preventivo sarà più alto.
        4) fanno 1 o 2 pagine di prova

        Io ho sempre chiesto almeno un pagina editata perché non c’è altro modo di capire dove sbattere la testa. Un paio di agenzie mi dissero di non fornire “prove di editing” e visto che erano i più cari che avessi trovato… li ho scartati.
        Alla fine ho scelto un freelance consigliato da un autore che già conoscevo e che era stato pubblicato da CE tradizionali.
        Il passaparola vince su tutto. :-)

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