Scrivere è comunicare

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Se ti senti scrittore, scrivi

Se ti senti scrittore, scrivi

Non pensare di non essere uno scrittore perché non hai scritto un libro. – Chris Brogan

Scrivere è qualcosa che parte da dentro, che senti, è un insieme di emozioni e sensazioni che non possono ristagnare nel nostro io, ma devono trovare uno sfogo, una via d’uscita. E quella via è la scrittura, battere le dita su una tastiera come una volta si graffiava la carta col pennino.

Sai che devi scrivere, anche se pensi che forse mai nessuno ti pubblicherà, ma non è un problema per te, non lo è per me, almeno. Lo scrittore deve scrivere e basta, non fermarsi al dopo, perché il dopo rallenta, è qualcosa che non esiste al momento. Adesso c’è l’attimo della scrittura e conta solo quello.

Non esiste l’aspirante scrittore, non esiste lo scrittore emergente. Sono etichette che non hanno senso né scopo.

Esiste lo scrittore.

Esisti tu che scrivi e te ne freghi di chi non comprende ciò che fai. Tu scrivi, hai qualcosa che altri non hanno e non potranno mai avere e forse è per questo che non comprendono, che ti guardano come fossi qualcuno di un altro pianeta, mentre tu in realtà sei più umano di loro.

Fin dalla preistoria l’uomo ha sentito il bisogno di raccontare. Raccontava dipingendo la sua gente e la sua vita sulle pareti delle caverne, come tu ora dipingi con le parole la tua gente e la tua vita. Che sia una roccia o uno schermo di un computer non ha importanza: tu stai scrivendo la tua storia, tu stai facendo la storia.

Racconti te stesso e in questo c’è la tua eternità. Magari racconti per lavoro e in ciò che scrivi c’è l’eternità di qualcun altro. Con la scrittura rendi immortale una parte di te e degli altri. Anche di chi legge, perché farà parte dei suoi ricordi.

Se ti senti scrittore, allora scrivi.

Se scrivere è il tuo sogno, allora scrivi e basta, senza pensare a nient’altro che alla storia che devi raccontare.

Perché quello è il tuo sogno.

E nessuno può portartelo via.

20 Commenti

  1. Francesco
    12 luglio 2013 alle 14:55 Rispondi

    Attendo ogni giorno il tuo post, mi piace dedicare quei 5 minuti alla lettura. In ognuno c’è sempre una parola o una frase che stimola, grazie !

  2. Tenar
    12 luglio 2013 alle 15:26 Rispondi

    Completamente d’accordo sullo scrivere e il raccontare storie. Un po’ meno sul termine scrittore in sé che per me rimane legato più alla professione che all’atto di scrivere. E’ lo stesso motivo per cui mi sento podista e non atleta, escursionista e non alpinista, ma sono fisime mie (e del resto non esiste un termine per “scrittore amatoriale”)

    • Daniele Imperi
      12 luglio 2013 alle 15:37 Rispondi

      Beh, l’escursionismo è una cosa, l’alpinismo un’altra :)

    • KINGO
      15 luglio 2013 alle 10:47 Rispondi

      Scusa, tenar, che c’entra la professione? Intendi forse il guadagnoeconomico?
      Io mi sento scrittore perche’ ho pubblicato un libro, mi sento atleta perche’ ho portato a termine (e a volte anche vinto) diverse gare, e se avessi scalato il Monte Bianco, sarei anche alpinista. Chi se e frega se finora non ci ho guadagnato quasi niente?

  3. franco zoccheddu
    12 luglio 2013 alle 17:24 Rispondi

    Concordo con te: scrivo perchè dentro di me c’è qualcosa che mi dice di farlo. Scrivere è un sogno, un impellente bisogno, un’ideale. Chi scrive è in qualche modo innamorato.
    Si potrebbe semmai obiettare che anche il più bello, il più assoluto degli amori dovrebbe in qualche modo rivelarsi, trasformarsi in vita vera. Ecco, forse lo scrittore che scrive, scrive, scrive senza mai tentare di vivere la propria esperienza nel mondo aprendosi agli altri (come molti di noi) commette lo stesso errore di quegli innamorati che aspettano, aspettano e vivono uno strano piacere nel sognare cosa accadrà quando finalmente riveleranno il proprio amore. Qualche volta l’attesa si protrae talmente che alla fine il sogno si consuma in una amara delusione per averlo colmato di aspettative sproporzionate.
    Firse lo scrittore deve rischiare di rivelarsi, pur sapendo che potrebbe rimanere deluso.

  4. Elisabetta
    12 luglio 2013 alle 20:23 Rispondi

    Questo articolo fende bene la nebbia che avvolge chi come me a volte si sente molto piccolo dentro al proprio sogno. :) grazie

  5. Giuliana
    12 luglio 2013 alle 22:34 Rispondi

    C’è stato un periodo in cui mettevo in dubbio il fatto di scrivere, soprattutto perché pensavo di non esserne all’altezza. Ricordo che un giorno, finito di leggere un libro di Margaret Mazzantini, mi sentii particolarmente depressa, perché pensavo “Dio, quanto scrive bene questa donna, sarò mai capace di fare bene anche solo un decimo di ciò che fa lei?” Riuscii a scovare la sua e-mail personale e le spedii poche righe, in una sorta di richiesta d’aiuto:
    “… la mia paura è di non essere all’altezza,di non avere le conoscenze e capacità necessarie per scrivere un libro.Anche se è la cosa che desidero di più al mondo.Vorrei un suo pensiero. E sapere se e come posso migliorarmi”.
    Margaret mi rispose (conservo tutt’ora la sua e-mail):
    “Cara Giuliana, mi dispiace ma non so come aiutarti: io non credo che si impari a scrivere nelle scuole, tantomeno all’università, credo invece che la scrittura sia un’urgenza, una necessità. Cechov diceva “non c’è talento senza lavoro”, quindi prova a metterti alla scrivania. In bocca al lupo Margaret Mazzantini”.
    In un certo senso quelle poche parole ebbero l’effetto che speravo: mi resi conto che se amavo scrivere era proprio quello che dovevo fare, a prescindere dai risultati. Che non avrei comunque mai potuto fare a meno di scrivere, perché era una parte essenziale della mia vita. E che l’unico modo per migliorarmi e per cercare di realizzare il mio sogno era proprio quello consigliatomi dalla Mazzantini: sedermi alla scrivania e lavorare, lasciando da parte dubbi e paure.
    Perché l’amore per la scrittura è un fuoco che brucia dentro e che – per fortuna – nulla può spegnere :)

    • Daniele Imperi
      13 luglio 2013 alle 07:09 Rispondi

      Penso che ti abbia dato un buon consiglio. Neanche io credo che si impari a scrivere nelle scuole. Non credo ai corsi di scrittura creativa, a meno che non stimolino i partecipanti e gli facciano capire alcune dinamiche della scrittura.
      Ma poi devi solo scrivere.

  6. MikiMoz
    13 luglio 2013 alle 13:12 Rispondi

    Verissimo!
    Un grandissimo post.

    Posso aggiungere la mia, specie riguardo ai corsi, al saper scrivere, alla scuola?
    Credo che una ottima palestra sia… leggere!
    Se leggi, impari davvero le dinamiche della scrittura, che poi ti verranno naturali.
    Come quando scatti una fotografia: hai la regola della divisione già dentro di te :)

    Buon fine settimana, Sandokan!^^

    Moz-

  7. Lucia Donati
    13 luglio 2013 alle 14:47 Rispondi

    Io scrivo almeno da 25 anni e continuerò a farlo…

  8. Alessandro
    13 luglio 2013 alle 15:52 Rispondi

    Io mi son finalmente deciso a riprendere la revisione del mio sudatissimo romanzo demenziale chepiùdemenzialenonsipuò. E’ una minaccia.

  9. Kentral
    14 luglio 2013 alle 10:44 Rispondi

    A me non piace definirmi scrittore. E’ una categoria troppo inflazionata.

    Scrittori sono i grandi narratori del passato e del presente. Chi pubblica uno di quei tanti libri che nessuno leggerà mai. Scrittore è il personaggio televisivo che scrive un qualsiasi testo, che sia anche di ricette. Molti politici li senti definire: politico e scrittore, così da alleggerire le fesserie orali con quelle scritte. Senza contare i giornalisti. Quella è una categoria di scrittori per definizione. Poi ci sono anche tutti gli aspiranti scrittori, dove, siccome non esiste la categoria “aspirante”, possiamo includerli tutti. Nella stessa definizione abbiamo anche prelati, papi e persino santi. Ah già vero, anche Dio, dei e semidei, hanno dettato libri, quindi non vuoi chiamarli scrittori perché non lo hanno fatto con le loro mani? Dio è un collega praticamente. Marco Polo stesso dettò il Milione a quello sfigato di Rustichiello da Pisa. Il primo è scrittore, il secondo no, al massimo un mero copista. Che folla di genti? Un’adunata oceanica di scrittori. Troppi obiettivamente. A me la confusione non piace.

    Pertanto io che voglio stare solo preferisco definirmi “scrivente” cioè colui che scrive.

  10. franco zoccheddu
    14 luglio 2013 alle 16:27 Rispondi

    Sono d’accordo. E aggiungo che, poichè intorno ame ci sono troppi altri esseri umani (7 miliardi), per distinguermi ho deciso di non definirmi più “umano”, bensì “uomesco”. Essere uomesco, essere donnesca per le pari opportunità.
    Sounds good!

  11. Kinsy
    7 agosto 2013 alle 22:41 Rispondi

    Sii il tuo destino!

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