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Scrittore, e se non ci fosse il web?

Scrittore, e se non ci fosse il web?
Su cosa punteresti per emergere come scrittore se non esistesse internet?

Ci avete mai pensato? Adesso abbiamo internet, ci sono i blog, i forum che organizzano concorsi letterari, ma una volta non era così. Quando ho iniziato a divertirmi a creare storie, internet non esisteva, eppure scrivevo lo stesso.

Ho letto un paio di post in cui si ipotizzava la sparizione dei social media. Puntavano l’attenzione su tante altre risorse a cui affidarsi e avevano ragione: non puoi fare affidamento totale su Facebook, perché Facebook non è tuo e può chiudere bottega anche ora o farti pagare 10.000 euro l’anno per usarlo. Che fai, allora?

Come reagirebbero gli scrittori del XXI secolo, quelli della vita comoda, senza internet?

Io non sono un nativo digitale e me ne vanto. Sono nato anche prima della scoperta della Luna. Io faccio parte della Storia. Ma quando scrivevo mi ricordo di una cosa a cui non avevo proprio pensato. Mai. Chi mi pubblicherà?

Ecco, questa è una domanda che non mi ero mai posto. Una domanda che ho letto invece nel web. Proprio qui dove ogni informazione è alla portata di mano c’è qualcuno che chiede a chi inviare il proprio manoscritto.

Il web ha ucciso la creatività? Proprio un luogo in cui le idee nascono e si mescolano? Non ci voglio credere. Eppure per alcuni scrittori oggi la vita editoriale sembra difficile. E 30 anni fa com’era, allora? E negli anni ’50? E a cavallo delle due guerre? Da spararsi, ché durante le guerre ci pensava qualcun altro a farlo.

Dove pubblicheresti i tuoi racconti?

Adesso hai il tuo bel blog, scrivi, rileggi e pubblichi. Qualcuno commenta e ti dice se ha gradito o meno il racconto. Oppure vai sui vari forum e partecipi a qualche gara online.

Ma 40 anni fa come avresti fatto?

Io scrivevo i miei racconti su fogli di carta da riciclo (non 40 anni fa, ché ero troppo piccolo per scrivere), poi li ricopiavo in bella su un quaderno a blocchi e li facevo leggere alla mia fidanzata dell’epoca, che mi dava qualche consiglio.

E tutto finiva lì. Non ricordo perché scrivevo, cioè non ricordo se avevo in mente qualche obiettivo, eccetto quello, naturalmente, di vedere il mio nome appiccicato su una copertina in libreria.

Come ti faresti conoscere?

Oggi viviamo nell’era dell’immediatezza. Tutto accade subito e qualche volta anche prima. Se ci pensi bene, è facile farti conoscere in poco tempo. Su Twitter trovi migliaia di risorse su come emergere, con Google (con, non su Google, ché non è sua tutta quella roba che tira fuori dalle nostre ricerche) trovi decine di blog su come aprire un blog e scrivere nei blog. Trovi pure il mio, questo qui.

È un attimo e sei online.

Nel 1981 non accadeva tutto questo. Eri a casa tua a scrivere e là restavi. Zitto e buono. Scrivevi storie fra un compito e l’altro e la mattina dopo speravi che l’insegnante non ti notasse, ché non avevi potuto perdere tempo a studiare, avevi un eroe da far scorrazzare per le tue terre immaginarie in cerca del talismano salva-mondo.

«Imperi!»

E l’apocalisse aveva inizio.

Alla ricerca delle riviste specializzate

C’erano, come ci sono oggi. Se non ci fosse il web, quelle riviste sarebbero una salvezza per conoscere i segreti dell’editoria e avere notizia di concorsi letterari.

È su una di quelle che ho saputo dell’annuale concorso della Mondadori sui romanzi di fantascienza, a cui ovviamente non ho mai partecipato.

Ecco la parola magica del giorno: ricerca. Ma vi pare che uno che si definisce scrittore possa fermarsi davanti al vuoto dell’informazione? Meglio che faccia i bagagli e si trasferisca nel paese che non c’è.

Chi voleva qualcosa faceva di tutto per averla. Trovava il modo di informarsi.

La risorsa delle fanzine

Sapete come le vedo? Come blog cartacei. In fondo anche un blog è una sorta di fan (maga)zine online.

Ne avreste creata una coi vostri racconti. Ci avete pensato? E risorse sulla scrittura e l’editoria. Poi via a lasciarla gratuitamente da qualche parte. Credo che non tutte fossero a pagamento.

Ingegnarsi, come se non ci fosse il web

Scrivere come se oggi non esistesse questa grande opportunità che ci facilita la vita. Raggiungere i lettori nei modi più impensati.

Avete presente le tovagliette di carta usa e getta che si trovano in qualche pizzeria? Scriveteci sopra un racconto breve e regalatele alla vostra pizzeria di fiducia. Non a mano, fate un lavoro per bene. O l’estratto del vostro romanzo. Con il link a dove comprarlo.

Offline e online uniti insieme.

Scrivete come se il web non esistesse.

Risorse

  1. E se domani… ci fosse il social media shutdown? di Cinzia Di Martino
  2. E se Facebook morisse domani? di Veronica Gentili

E se non ci fosse il web?

Chi risponde bene ha vinto.

28 Commenti

  1. Ivano Landi
    7 febbraio 2014 alle 08:43 Rispondi

    Io ho cominciato a scrivere ufficialmente nel 1987 quindi appartengo all’epoca predigitale. I miei primi racconti (7 o 8, di cui mi sono premunito di far sparire ogni traccia) sono apparsi negli anni ’90 proprio su delle fanzine. Poi per un periodo mi sono dedicato soprattutto alla musica e quando sono tornato a occuparmi di scrittura a tempo pieno (poco più di tre anni fa) mi sono trovato proiettato all’improvviso nel’era digitale. Il grosso vantaggio è la maggiore autonomia… non dipendere più al 100% dai giudizi (o capricci?) di un editore o potersi autopubblicare disponendo di mezzi economici limitati. Lo svantaggio è il rischio dell’eterno dilettantismo; prima, se eri pubblicato da un editore, eri abbastanza certo di essere un professionista della scrittura.

    • Daniele Imperi
      7 febbraio 2014 alle 15:32 Rispondi

      Hai ragione sul dilettantismo, Ivano, il rischio c’è, ma basta crearsi un programma e fare tutto in modo professionale.

  2. ferruccio
    7 febbraio 2014 alle 10:11 Rispondi

    Siamo davvero sicuri che il web aiuta a emergere? Sono sempre convinto che in tutte le cose che si fanno conti la qualità e l’originalità e queste prima o poi pagano. Il web ha allargato le possibilità ma è colpevole di aver abbassato anche il tiro. Ormai tutti si credono dei geni solo perché si pubblicano un libro o hanno un blog con dieci lettori fissi (vale anche per me).
    Bisogna ricominciare a conoscere i propri limiti, per emergere devi essere bravo!

    • ferruccio
      7 febbraio 2014 alle 10:11 Rispondi

      dimenticato, web o non web

    • Daniele Imperi
      7 febbraio 2014 alle 15:33 Rispondi

      Hai ragione, qualità e originalità non devono mancare. E concordo che il web abbia abbassato il tiro, ma è anche vero che la mediocrità non paga.

  3. Salvatore
    7 febbraio 2014 alle 10:23 Rispondi

    Anch’io sono nato prima dei socialnetwork, non tanto prima, ma comunque internet era agli albori e non ci si faceva affidamento. Neanche io mi ero posto il problema di come o dove pubblicare. Scrivevo con una macchina da scrivere Olivetti che mi ero fatto regalare. Se ci ripenso adesso, che vado ingiro in cerca della tastiera perfetta, mi viene da ridere. Che fatica pigiare quei tasti. Eppure il ticchettio era motivante. Per tornare in tema, comunque, all’epoca qualcuno aveva lasciato un foglietto in tutte le buche delle lettere del palazzo in cui vivevo. Su questo foglietto aveva scritto un racconto, o forse una poesia non ricordo, e un numero di telefono fisso. Si faceva pubblicità così. Non risposi, forse non mi era piaciuto come scriveva o forse ero diffidente, chi lo sa? Ma quello era un metodo. Oggi quardiamo la casella virtuale della posta elettronica, un tempo la buca delle lettera aveva un importanza maggiore.

    • Daniele Imperi
      7 febbraio 2014 alle 15:35 Rispondi

      Io scrivevo sulla Olivetti anni ’50 di mia madre, in ghisa, pesa una tonnellata :D

      Quello del racconto nella buca delle lettere era un precursore dello spam :D

  4. Kentral
    7 febbraio 2014 alle 11:42 Rispondi

    Io adoro il futuro.

    Ringrazio il cielo di vivere la mia parte matura di vita in questo contesto dove poter emergere è incommensurabilmente più facile rispetto ai tempi pre web.

    Ricordo, quando a 20 anni dovevo scrivere il libro della mia vita (che ancora non ho scritto) e immaginavo come pubblicarlo. Non credo ci fossero molte soluzioni per un tipo introverso come me, se non mandare il manoscritto agli editori ed aspettare una risposta.

    Oggi, per fortuna non è più così. Non sei più un attore passivo, ma puoi costruire attivamente il tuo successo. Basta conoscere le regole del gioco. Sarai tu a trovare i tuoi lettori, perché sai dove si trovano. Sarà l’editore anche importante a cercare te perché potrà vedere quello che hai realizzato. Ovviamente non parlo da noob che non sa quel che dice. Io per mestiere faccio marketing online e queste dinamiche mi sono ben note.

    Ma tornando al tema del post un giusto paragone sarebbe questo. Pubblicare un libro nell’era pre web sarebbe equivalso a fare un viaggio a New York senza aereo. E’ chiaro ci potevi arrivare. Ma oggi ci arrivi in 8 ore e col massimo confort. Prima dell’aereo sarebbe stata un odissea.

    p.s. L’idea delle tovagliette non è male. Ma per i giorni nostri.

    • Daniele Imperi
      7 febbraio 2014 alle 15:38 Rispondi

      Esatto, il web ha reso più celere tutto, trovare lettori ma anche trovare editori, se hanno un sito.

      L’idea delle tovagliette magari potremmo metterla in pratica, perché no? :)

      Diventa un co-marketing: crei la tovaglietta col logo della pizzeria e inserisci il tuo racconto.

  5. MikiMoz
    7 febbraio 2014 alle 12:08 Rispondi

    Bellissimo articolo, baby!
    E ho la risposta pronta: fanzine!
    Ma sai che da piccolo, assieme ad un amico, creavo delle riviste?
    Da qui nasce la mia passione per il “palinsesto”, la varietà di rubriche e quell’impostazione che ha il mio blog (che altro non è che la versione matura -forse :p- di quelle cose che facevo da piccolo).
    Quindi… sì, fanzine da far circolare tra amici, a scuola, nelle università… Penso che farei proprio questo! :)
    Oppure ancora, come dire… sai quelle pubblicazioni legate al territorio e che circolano nel paesino? Ecco.
    A parte che per davvero ho già collaborato con un progetto del genere, penso che mi inventerei una rivista XD

    Moz-

    • Daniele Imperi
      7 febbraio 2014 alle 15:39 Rispondi

      Io da bambino ne avevo create due di riviste :D
      Devo ancora averle da qualche parte, fatte ritagliando foto qui e là (content curation) e scrivendo qualche commento.

      Creare una rivista resta uno dei miei sogni impossibili.

      • MikiMoz
        7 febbraio 2014 alle 23:26 Rispondi

        Oh, siamo in due ad avere lo stesso sogno^^

        Moz-

  6. Luciano Dal Pont
    7 febbraio 2014 alle 12:16 Rispondi

    Io sono nato nel 1956, quindi più o meno verso la metà della preistoria, e la passione per la scrittura l’ho sempre avuta, fin da bambino, quando già immaginavo il mio futuro nei panni di uno scrittore affermato. Ho sempre scritto ma a un certo punto hanno prevalso interessi e passioni di altro tipo e la vita mi ha condotto in direzioni diverse, per cui a quel punto scrivevo solo per me stesso, il più delle volte con carta e penna, senza nessuna ambizione editoriale. Anzi, più tardi e per un alcuni anni ho persino smesso del tutto di scrivere. Quando ho ricominciato, nel 2003 e questa volta davvero nell’ottica di pubblicare e di affermarmi, si era già nell’era del web ma ho faticato un po’ a entrare in questa ottica e ho preferito puntare tutto sull’editoria tradizionale. Ho accumulato una bella e variegata collezione di lettere di rifiuto finchè un mio lavoro ha trovato il consenso di una casa editrice piccola ma molto seria e professionale e adesso sta per uscire in libreria. Voglio continuare su questa strada, ma sono consapevole, anche grazie alla frequentazione di blog come questo, che non basta che un proprio romanzo venga pubblicato per avere successo, e quindi mi sto attrezzando per svolgere tutta una serie di azioni promozionali sia di tipo tradizionale, anche in accordo con il mio editore, che di web marketing. Già, ma la domanda era: e se non ci fosse il web? Io sto già organizzando tutta una serie di cose da fare fuori da questo contesto. Ad esempio, dato che per passione corro in pista con i kart, metterò sulla mia tuta da gara e sul casco la pubblicità non solo del mio romanzo ma anche del mio sito personale, farò biglietti da visita mirati, volantini da lasciare nei bar e in altri esercizi commerciali, e l’idea delle tovagliette la trovo semplicemente grandiosa e ci studierò sopra, e qualche altra cosa mi verrà in mente strada facendo…

    • Daniele Imperi
      7 febbraio 2014 alle 15:41 Rispondi

      Ok, allora Luciano è il lettore più grande del blog :D

      La pubblicità sulla tuta e il casco non è male. Nel biglietto da visita puoi stampare sul retro la copertina del libro.

      Facci sapere tutte le strategie che ti verranno in mente.

      • Luciano Dal Pont
        7 febbraio 2014 alle 21:13 Rispondi

        Daniele, grazie per il “grande” che potrebbe essere inteso come lusinghiero, ma mi sa che la traduzione corretta sia: “il lettore più vecchio del blog…”. :-( Grazie comunque per aver tentato di addolcire la pillola :-) Vi terrò senz’altro al corrente delle strategie che mi verranno in mente, anche il fatto di stampare sul retro dei biglietti da visita la copertina del libro è un tuo validissimo suggerimento che avevo già letto tempo fa nel blog e che adotterò sicuramente. Il problema però in questo caso si porrà quando avrò pubblicato 5 o 6 libri…

  7. helenia
    7 febbraio 2014 alle 14:56 Rispondi

    Forse adesso siamo più agevolati con internet rispetto a gli anni precedenti ,ma e dura farsi conoscere anche per la crisi che c’e sul mercato del editoria.

    • Daniele Imperi
      7 febbraio 2014 alle 15:42 Rispondi

      Sì, per la crisi è vero, purtroppo. Bisogna ingegnarsi di più.

  8. SAM.B
    7 febbraio 2014 alle 16:15 Rispondi

    Ho cominciato a scrivere che internet era arrivato da poco e non offriva ancora granché. Essendo un tipo introverso anche io, come Kentral, l’unica possibilità a cui pensavo era la (grande) casa editrice. Ci sono stati un paio di concorsi, ma niente di che. Non sono mai stata il tipo che sa “vendersi”, purtroppo.
    Non ricordo di preciso per quanti anni, poi, non ho più scritto neanche una parola – tanti, però, forse una decina o poco meno; e quando ho preso il mio primo portatile era tutto cambiato. Una rivoluzione. Eppure, fino a una manciata di anni fa, la CE era ancora e sempre l’unica possibilità su cui mi concentravo.
    Per mia fortuna, adesso è tutto diverso.
    Quanto al come mi arrangerei senza web, l’idea di proporre racconti sui tovaglioli delle pizzerie non è praticabile, per me: scrivo horror e ci infilo spesso anche dello splatter :D
    Però… potrei provare con le sale d’aspetto dei medici! Oddei, non so quanto verrebbe apprezzato lo humor ner(issim)o della cosa, ma hai visto mai? Dopotutto, quando si tratta di generi non mi pongo limiti: tocco un po’ tutti quelli che mi piacciono e li mescolo. Posso riuscire a tenere fuori mostroni cosmici e squartamenti vari. Posso farcela…
    E poi ci sono i parrucchieri: mi è capitato di vedere ragazze e signore con un libro o un e-reader in mano, al posto delle solite riviste. Sarebbe l’occasione per scrivere un Paranormal Romance come dico io :D
    E, naturalmente, le stazioni: in alcune sale d’aspetto in cui ho atteso, un po’ in giro per tutta Italia, a volte ho trovato romanzi lasciati dai viaggiatori – quelli con impressioni, dediche e l’invito a portare il tascabile con sé e a lasciarlo in una nuova stazione.
    Per ora non mi viene in mente altro, ma visto che ho cominciato a pensare alla cosa, tanto vale continuare su questa strada. Non è affatto male!

    • Daniele Imperi
      7 febbraio 2014 alle 17:32 Rispondi

      Horror e splatter vanno bene per le tovagliette, dai, la pizzerie è più da giovani :)

      Il book crossing! Facci sapere anche le tue soluzioni, allora.

  9. Tenar
    7 febbraio 2014 alle 17:39 Rispondi

    Io come scrittrice sono figlia del computer, da dislessica fatico fisicamente a scrivere a mano, ho una pessima grafia e tutto il piacere di creare storie viene vanificato dalla scomodità di tenere la penna in mano. A macchina ogni tre battute mi devo fermare a sbianchettare. A parte questo non vedo poi tante differenze, in effetti spedisco ancora parecchio materiale via posta e immagino che le riviste specializzate avessero l’importanza che hanno oggi alcuni siti.

    • Daniele Imperi
      7 febbraio 2014 alle 18:37 Rispondi

      Io non spedisco nulla via posta. Nell’era del computer le case editrici si devo modernizzare e accettare manoscritti via email.

  10. micaela
    7 febbraio 2014 alle 18:25 Rispondi

    Il mio mito per eccelenza è “Jessica Fletcher”. Circa 60 anni e ancora li, che scrive con una vecchia macchina da scrivere.
    Devo dire che fin da piccola, mi divertivo a ricopiare le favole con quella diavoleria tutta nera, che faceva “cic-ciac” sotto le mie piccole dita. Non ho mai pensato di fare un Blog per pubblicare le mie storie.
    Non sono esperta di come si pubblica un libro. Però, come scritto in questo post, “se una persona vuole una cosa, va in capo al mondo pur di ottenerla”. E io sono così! Al costo di andare a piedi e bussare a tutte le case editrici…lo farò. Non credo ci sia nulla di vergognarsi di questo. C’e da tener presente la crisi dell’editoria come dice Helenia… ma nessuno ci vieta di provare a pubblicare all’estero, no?.
    Io la penso così : “Se Maometto non va alla montagna, la montagna va da Maometto” e a seconda delle situazioni che mi propone la vita, io rispondo: “andando contro corrente”
    Un pò come successe a “Beatrix Potter”, la prima donna scrittrice e illustratrice della storia nei libri per bambini.

    • Daniele Imperi
      7 febbraio 2014 alle 18:39 Rispondi

      Pubblicare all’estero prevede che tu conosca perfettamente la lingua o che ti faccia tradurre le storie.

      La storia di Beatrix Potter è bella. Ho un libro che riunisce tutti i suoi racconti illustrati, in lingua originale.

  11. micaela
    7 febbraio 2014 alle 18:27 Rispondi

    Fantastico consiglio per le tovagliette. non ci avevo mai pensato. Grazie dell’idea…ci penserò senz’altro

  12. Kinsy
    8 febbraio 2014 alle 08:06 Rispondi

    Certo il web aiuta, ma non basta. Anche in presenza di questo strumento è necessario ingegnarsi, trovare lettori, invitarli a leggere le tue cose (anche se sono in rete). Perché sì lo strumento è forte, ma dispersivo. Soprattutto i fan di FB non si soffermano: l’ho provato di persona tra gli amici: il cartaceo pure pure lo leggono, i racconti su FB nemmeno li notano, saltano oltre alla ricerca di un’immagine (possibilmente stupida!)

    • Daniele Imperi
      8 febbraio 2014 alle 08:56 Rispondi

      No, non basta il web. Ovvio che bisogna lavorare per avere risultati.

      Su FB non so dirti, ma credo che i racconti non funzionino lì.

      • Kinsy
        8 febbraio 2014 alle 18:49 Rispondi

        Decisamente no, nemmeno link che rimandino a qualcosa di più…

  13. LFK
    8 febbraio 2014 alle 21:56 Rispondi

    Ciao, come ti ho detto su Google, è una riflessione che facevo nelle settimane scorse. E hai ragione. Pensavo alle persone andare in piazza con i loro libri nello zainetto, stampati nella copisteria sotto casa, darli da vedere agli amici e venderli. Magari mandarli al giornale locale, lasciarli in bella vista a casa per rifilarli agli ospiti, oppure portarsene dietro casualmente qualche copia quando si andava in pizzeria, o a cena da amici (sai che scrivo? Guarda, ho giusto una copia con me, anzi siamo 11 a tavola, ne ho giusto 10 copie, una per me è rimasta a casa).
    Ai miei tempi (sono del 1974) esisteva roba come Selezione Reader’s Digest, dove ogni tanto c’erano poesie e racconti dei lettori. Ma anche la collana Urania, in cui ogni tanto c’era l’avviso per i concorsi (ma forse ricordo male, magari lo leggevo altrove). Però era troppo difficile. Scrivere era un conto, ma spezzarsi le dita sulla Lettera 23 di papà (il portatile di allora) per trascrivere dieci pagine manoscritte scoraggiava parecchio. E mandarli scritti a mano non era il caso. Chiedere a papà i soldi per farmeli stampare una follia, mi avrebbe dato una zappa dicendomi di usare quella per procurarmi i soldi. Insomma, non è che non ci fossero i mezzi, ma erano più difficili da usare. Se mamma non fosse stata abbonata a Selezione, o ad altre riviste, se non avessimo avuto tanti libri a casa, forse non avrei mai pensato di poter arrivare a pubblicare. Ma quando l’ho fatto era l’era di internet, e l’idea l’avevo accantonata da anni, avevo l’idea di pubblicare nel cassetto, non un manoscritto. Però usare queste tastiere ergonomiche, avere centinaia di indirizzi email ai quali mandare, gratuitamente, un manoscritto, mettere su un blog, un paio di profili social (li ho tutti, anche i più inutili), tutto facilissimo e alla portata di tutti. Tanto che tutti scrivono oggi, e se non riescono a pubblicare c’è Amazon, con il programma KDP, o altri POD come Lulu, Ilmiolibro… insomma, ora non devi nemmeno pensare troppo alla forma, alla qualità, tanto lo stai pubblicando tu.

    Come faremmo se non esistesse, più che altro, Facebook? Bella domanda. In realtà sugli altri social la convivenza è meno stretta e più seria. Su Facebook è un po’ come la piazza del paese, dove più persone conosci più persone ti ascoltano. Ma è anche un posto dove un po’ tutti urlano, a volte senza cognizione di causa, e il tuo urlo è solo l’ennesimo in mezzo a un caos che, se stai zitto un attimo, ti rendi conto quanto sia fastidioso. Da due settimane ho salutato i miei circa mille contatti su Facebook con un arrivederci, tenendo buone le pagine dei miei blog (uno serio e uno proprio no) e tre paginette che usavo per divertimento. Solo quelle. E sono senza Facebook. Come diceva la Lipperini in un articolo di qualche giorno fa, si ha il dubbio che gli ditori valutino il tuo Kout, la tua influenza nei social, e Facebook in questo fa la parte del leone. Per numero, più che altro. E io non ci sono più. Quello che più mi ha stupito è la reazione di molti miei contatti che mi hanno cercato nel blog (ma ci sono sempre stato lì), via email, cercato su Skype, o sugli altri social. Per chiedermi cosa fosse successo. Sai, su mille persone (amici) circa 150 si sono preoccupate. Alcune dispiaciute, altre deluse, qualcuna offesa. Offesa? Già, perché sparire da Facebook è come morire. Non si muore senza preavviso.

    Ma a parte questa divagazione, più indietro nel tempo ho affrontato l’argomento da un punto di vista diverso. Ovvero (so che mi segui, quindi magari hai letto l’articolo) come vendere libri su Facebook. Quanti libri vendi ai tuoi contatti? Vuoi saperlo? Facile, dipende dai contatti. Tra quei mille solo cinque o sei hanno acquistato i miei libri, anzi, solo due li hanno presi entrambi. Gli altri? Gli altri dopo due anni ancora mi chiedono se è vero che scrivo. Colpa mia? Non mi vendo bene? Non saprei, non lo ricordo tutti i giorni, certo. Ma lo saprebbero se fossero più attenti. Solo un “cincinin” più attenti. Perché avere un profilo Facebook che gira articoli sulla scrittura, o articoli di un blog dove, prima, avevo l’elenco delle opere mie o quelle in cui sono presente, forse non è abbastanza. Dove voglio arrivare? A smentire, in parte, l’idea che l’essere “social” aiuti a vendere. Forse rende più facile raggiungere la “stampa” del libro, anche la pubblicazione vera, ma a vendere… lasciami questo dubbio. A meno che i tuoi contatti non abbiano solo te da leggere (se sono lettori) difficilmente coprirai il 5% di loro con un tuo libro. Se anche solo il 10% acquistasse ogni tuo libro saresti forse a cavallo. Quindi aiuta, certo, ma non così tanto. Insomma, sì, ma la situazione, a disparità di possibilità, forse è anche peggiorata. Perché c’è tanta di quella roba in giro, che il tuo bellissimo libro finirà in mezzo al marasma generale. “Ah, scrivi? ANCHE TU?”. Capisci? Certo, più possibilità ma per tutti. Sarebbe come dire che prima chi aveva un’auto poteva andare dove voleva quando voleva. Vedere gente nuova, frequentare posti nuovi. Oggi che tutti hanno la macchina, ovunque vadano vedono sempre le stesse persone, che visitano tutti gli stessi posti che frequenti tu.
    Sarà più facile, in fondo, pubblicare e vendere, ma allo stesso tempo è più difficile proprio perché tu sei l’ennesima goccia in mezzo a un mare che sembra sempre più avanzare rosicchiando la terraferma.

    Credo e spero di aver detto tutto. Scusate se mi sono dilungato, ma ci ho pensato bene prima di scrivere queste due righe. Talmente bene che queste due svergognate si sono accoppiate e hanno generato non so più quante righe.
    Buona giornata, non cercatemi su Facebook che non ci sono più. :D

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