Scrivere un tema

Tema

Ricorderò sempre le enormi difficoltà avute a scuola quando si trattava di scrivere un tema nei famigerati compiti in classe. Per me quelle giornate erano le più dure dell’intero anno scolastico, dopo le interrogazioni, ovviamente.

Vedevo i miei compagni di classe riempire pagine e pagine, cominciare a scrivere subito, appena letta la traccia del tema. Vedevo, infatti. Perché io me ne stavo davanti al foglio protocollo, che si ostinava a rimanere bianco, come se rifiutasse l’inchiostro della mia penna. È in quei momenti, e solo in quei momenti, che ho provato il blocco dello scrittore.

Soltanto per scrivere un incipit, la prima frase, a me occorrevano forse tre quarti d’ora. Di solito il tempo per scrivere il tema era di due ore – ai miei tempi almeno era così – in qualche caso tre. Un tempo infinitesimale per me, che non riuscivo a cavare una frase dal cervello.

Con grande fatica, infine, riempivo una colonna e un misero quarto della seconda. Si scriveva il tema in mezza pagina, perché nell’altra ci andavano le correzioni e per i miei temi occorreva tanto spazio per queste correzioni. Si piegava il foglio protocollo a metà, in senso verticale, così da avere una guida per confinare il tema nella colonna di sinistra.

Talvolta, se la traccia era proprio astrusa, riempivo una colonna e due tre righe della seconda. Molte volte capitava anche che io non riuscissi a terminare il mio tema, specialmente quando frequentavo le scuole medie.

Un giorno la mia professoressa di italiano delle medie esplose, dopo l’ennesimo mio tema non finito. Tutti i compagni di classe che consegnavano e io che ancora stavo a rimuginare sulle idee che non volevano saperne di uscire fuori. La donna mi incitava a sbrigarmi, ma c’era poco da fare. Così quel giorno la sua pazienza – era una donna estremamente calma e dignitosa – si frantumò davanti al mio solito lavoro non portato a termine.

«A te ti voglio chiamare Schubert, l’Incompiuta!» urlò, rossa in viso.

Naturalmente ignoravo cosa fosse questa Incompiuta, anche se il nome di Schubert mi diceva qualcosa. Dentro di me la presi a ridere, ma senza esternare nulla, vista la situazione.

Altre volte lasciavo invece vagare la mia fantasia, nel tentativo di riempire quanto più spazio possibile sul foglio. Il risultato era poi ben visibile sul mio compito: una nota dell’insegnante mi informava che ero andato fuori tema.

Io, negli anni ’70, avevo inconsapevolmente inventato l’off topic prima ancora dell’avvento di internet. Ma nessuno mi diede mai un premio per questo.

Le tracce dei temi da scegliere erano sempre due, una peggiore dell’altra. Alle scuole superiori c’era poi il brutto vizio di assegnare un tema storico, che per me non era cosa da fare neanche all’università. Non studiando Storia, cosa avrei scritto in quei temi?

Raramente capitava la fortuna di avere un tema di fantasia. Un’occasione da non lasciarsi scappare, poter scrivere quello che mi pareva su qualsiasi argomento. C’erano poi i cosiddetti temi di attualità, che erano temi su argomenti generici che riguardavano la vita di tutti i giorni, la società, ecc.

Ricordo ancora quando, sempre alle scuole medie, assegnarono un tema su un viaggio: descrivi un viaggio che hai fatto. Riuscii ad andare fuori tema anche in quel caso. In realtà la traccia non era chiara o era tale solo per l’insegnante. La professoressa intendeva di descrivere il viaggio, ossia il tragitto da casa mia alla destinazione. Ma che razza di tema è? Cosa posso scrivere su un’oretta di viaggio in macchina? Neanche fossi andato a piedi fino al Polo Nord.

Quando, per alcune incomprensioni, dovetti ripetere l’anno scolastico, capitai alle superiori in una classe in cui l’insegnante di italiano era una professoressa a cui non andava di fare niente. Non spiegava, non interrogava, e i temi erano sempre di fantasia. Non avevo più due ore di tempo com’ero stato abituato, ma ben cinque, tutta la mattina.

Passai da un estremo all’altro. E il passaggio non fu indolore. La prima volta mi ritrovai davanti al foglio protocollo ad attendere una traccia che non sarebbe mai arrivata. Io aspettavo, guardando l’insegnante che se ne stava a fare i fatti propri, e attorno a me sentivo nitido il fruscio della carta e il raspare ovattato delle penne.

Mi guardai attorno e vidi che tutti stavano scrivendo. Così mi feci coraggio e chiesi ingenuamente a quello che mi stava davanti: «Ma su che cosa è il tema?»

E lui mi rispose: «Su quello che vuoi. Io lo sto facendo sulla scoperta della Luna». Gli altri, che sapevano, avevano preparato il tema a casa. Chi lo ricordava, chi lo copiava, certo è che tutti scrivevano tranne me.

Non riuscii mai a prepararmi il tema a casa. Sono sempre stato idealista e non vedevo niente di corretto in quel modo di scrivere un tema. Non era normale, non aveva alcun senso.

Ho avuto poi un insegnante al liceo che non si limitava a correggere il tema, ma riscriveva addirittura alcune frasi. Fu quella la prima volta in cui un mio testo fu sottoposto a editing e neanche me ne accorsi.

Ricordo ancora quando mi cancellò la frase “le forze dell’ordine sono in minor numero rispetto ai delinquenti” in “sono numericamente inadeguate”. Geniale. Quell’uomo divenne il mio mito. Era un insegnante degli anni ’80 con l’atteggiamento signorile di uno del secolo prima.

Scrivere un tema insomma fu sempre una missione impossibile per me, ma forse la colpa non era mia, bensì della parola stessa: tema. Perché chiamarlo tema e non articolo? A me, che ho sempre avuto da bambino e da ragazzo la passione per il giornalismo – non per i giornalisti – sarebbe stato d’aiuto.

Mi sarei visto nella redazione di un giornale, davanti a una macchina da scrivere, a buttare giù un pezzo che doveva andare in prima pagina. Quando sei giovane la fantasia ti aiuta a superare ogni difficoltà. E quando diventi adulto, poi, la stessa fantasia ti aiuta a dimenticarle.

Articolo sarebbe stata forse la parola magica. Davanti a questa parola io non ho mai trovato alcuna difficoltà. Mi basta un titolo – una traccia – ed ecco che la mia penna, o meglio le mie dita sulla tastiera, corrono veloci e le idee nascono subito, spedite e numerose.

E voi lettori dovete sorbirvi oggi quest’articolo lunghissimo, pieno di ricordi di scuola e di pensieri sparsi. E magari, dopo averlo letto, anche a voi torneranno in mente i tempi che furono e che non ritornano.

Era facile per voi scrivere un tema? Avete avuto i miei stessi problemi davanti a una traccia?

Categoria postPublicato in Scrittura - Data post23 maggio 2011 - Commenti6 commenti

DanieleDaniele Imperi

Sono blogger e web writer e scrivo e leggo ogni giorno. Oltre a Penna blu, ho creato e gestisco i siti su Cormac McCarthy e Edgar Allan Poe. Leggi di più nella mia biografia.

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Commenti
  • unarosaverde 23 maggio 2011 at 18:15

    Problemi? Di nessun tipo, anzi. Era la cosa che preferivo fare: scrivere sotto una traccia. Fiumi di parole. Rimanevo più perplessa, invece, davanti al tema libero. Di che cosa parlo? Boh! Preferivo essere uno scrivano di corte, pronta ad accontentare l’insegnante. Con alcuni era facile: non valutavano le mie opinioni ma il modo in cui le esprimevo. Con altri molto più complicato: i temi di letteratura dei tre anni del liceo li ho scritti infiorettati di citazioni (a portata di mano nel vocabolario, ovviamente) dei critici letterari famosi, altrimenti non si prendeva più di 7.
    Scrivere un blog è come svolgere innumerevoli, piccoli, temi liberi, soggetti solo all’auto-editing. Eppure non è più così difficile, come a scuola, trovare l’ispirazione.

  • Daniele Imperi 23 maggio 2011 at 18:44

    A me invece capitò un’insegnante che correggeva anche le ide… cosa sbagliatissima.

    Il 7 (con due meno) l’ho preso solo una volta a un tema, altrimenti la media era 4 :)

    Sì, è vero, scrivere per un blog è come fare tanti temi, ma qui mi viene facile :P

  • Laura Platamone 25 maggio 2011 at 19:31

    Manco a dirlo io i temi li adoravo. Ricordo ancora il primo tema del ginnasio. Qualcosa del tipo “scrivi una poesia e commentala”. Quando il Prof riportò i compiti corretti e li distribuì alla classe il mio non arrivò mai sul banco. Panico. Ancora di più quando lui tutto contento iniziò a blaterare cose del tipo “carissime (sì, eravamo tutte femminucce) abbiamo tra noi una poetessa” ecc ecc. Mi ha anche costretto a leggerla a voce alta e tutti sanno che io odio le esibizioni (e anche le esecuzioni) pubbliche. Però la soddisfazione di quel 9 non me la dimenticherò mai!

  • Daniele Imperi 25 maggio 2011 at 20:49

    9? E chi l’ha mai visto? :P
    A me temi come quello non sono mai capitati…

  • Laura Platamone 26 maggio 2011 at 15:32

    Per me 9 era la norma :P Ho anche fatto il tema migliore del liceo alla maturità. Che cose vergognose che mi sono capitate nella mia lunga carriera scolastica!

  • Come scrivere un tema 16 maggio 2013 at 05:01

    [...] già detto in un mio vecchio post, dove parlavo di come fosse sempre stato difficoltoso per me scrivere il tema a scuola. Qui riprendo l’argomento e do alla parola “tema” il giusto peso e il posto che [...]

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