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Scrivere una storia come Stephen King

Scrivere una storia come Stephen King

Qualche tempo fa ho letto il saggio autobiografico On Writing di King, che parla della sua carriera da scrittore, come abbia iniziato, con aneddoti e spezzoni della vita dell’autore che mai avrei immaginato. Un libro interessante che mi ha fatto ricredere sui classici libri che “insegnano a scrivere”. In realtà ogni libro insegna a scrivere, anche se scritto in modo pessimo, e non devo dirvi io perché.

On Writing, però, vi farà capire come lavora lo Stephen King scrittore. Poco tempo prima ho letto invece Le notti di Salem, un horror che m’è piaciuto, anche se ha qualche pecca che svelo più giù, il primo romanzo dell’autore che mi sono deciso a leggere. Ebbene, in quel romanzo – un’edizione creata per l’anniversario della storia, con inutili pezzi eliminati dalla prima edizione e inseriti a fine libro senza una logica – c’è una bella prefazione di King, in cui spiega come ha creato quel romanzo e come ha scritto, del resto, tutti gli altri.

L’importanza della situazione

A Stephen King era venuta in mente un’idea, ficcare Dracula a Jerusalem’s Lot e vedere cosa sarebbe successo. E un’idea è una situazione, in fondo. Ogni storia lo è.

Scrivere una storia in questo modo comporta subito una domanda: e adesso che succede? So di molti scrittori che iniziano a scrivere un romanzo a partire dalla fine, come ho avuto modo di dire parecchi post fa. E gli do ragione. Conosco uno scrittore che mi ha detto che appena avrà in mente il finale, allora si metterà a scrivere e sarà veloce anche.

Soltanto io sono arrivato a riempire 3 pagine di trama e non ho ancora finito? No, vero?

Parlavo dell’importanza della situazione. Una situazione non basta, credo, perché c’è tutto un mondo da creare. Lo scrittore si trova subito di fronte a un ostacolo: rispondere a quella domanda. E adesso che succede?

Credo, quindi, che bisogna distinguere fra situazione e storia.

Il binomio della fantasia di Gianni Rodari

Una storia può nascere solo da un «binomio fantastico».

Per chi ha letto La grammatica della fantasia questa frase suonerà familiare. Per chi non l’ha letto, invece, consiglio di leggerlo: è uno di quei “libri che insegnano a scrivere” che ogni scrittore dovrebbe leggere.

Stephen King, in fondo, non ha seguito alla lettera il binomio della fantasia? Spendiamo due parole per spiegare di cosa si tratta: prendete due parole a caso e createci una storia attorno. Esempio? Un cane e un imbuto. Rodari parlava di storie per bambini, ma il binomio della fantasia si adatta a ogni tipo di storia e King ne è la dimostrazione: ha preso Dracula e Jerusalem’s Lot e ci ha scritto una storia.

In che modo?

Scoprire la storia mentre si scrive

Lo scrittore non conosce la storia. È come un dio che si diverte a giocare con personaggi e situazioni. In un certo senso mi ricorda una mente folle che fa esperimenti per i suoi scopi: prende uno scarafaggio e lo mette in un barattolo chiuso assieme a un calabrone, per vedere che succede.

E King questo ha fatto, a giudicare da tutti quei morti che ci sono stati ne Le notti di Salem. E in altri suoi romanzi, poi. Immagino, però, che sia davvero divertente scrivere così e prima o poi dovrò farlo anch’io.

Lo scrittore scopre la storia mentre scrive. Quindi scrive di getto, senza prima studiare o progettare nulla. Ma della scrittura di getto parlerò domani, ché ho scoperto una cosa grandiosa e devo assolutamente dirla.

Stephen King dice la verità?

Davvero Stephen King non progetta nulla? Scrive e basta, solo immaginando quella situazione? Ho qualche dubbio. Io non ci riuscirei. Ho fatto così per i racconti brevissimi, ma per quelli lunghi c’è stata una scaletta, anche se poi l’ho modificata nel corso della storia.

Scrivendo come Stephen King…

… bisogna essere molto abili.

Gli svantaggi di scrivere come Stephen King

Le notti di Salem è un bel romanzo, scorrevole, come dico sempre, ma è un termine che amo nella lettura, perché se leggo non devo bloccarmi ogni due paragrafi o distrarmi. Le scene sono credibili, i dialoghi pure e in diversi punti, lo ammetto, spaventa sul serio.

Bisogna essere abili, non c’è nulla da fare. Scrivere come Stephen King, però, comporta degli svantaggi e l’ho notato in quel romanzo. Magari avrò la stessa sensazione negli altri, non so. Quale? La storia sembrava non finire più. E ricordo anche dei brani, a fine romanzo, che non sono riuscito immediatamente a collocare nella storia.

Stephen King, Rodari e il binomio fantastico

Io credo che l’idea del binomio fantastico sia… fantastica. Da provare, sicuramente. Per storie per adulti, magari, studiare i due elementi da prendere in considerazione. Potremmo scrivere una storia su un idraulico nello spazio, come lo stesso King suggerisce in On Writing. Avevo perfino iniziato a scrivere questo racconto due anni fa. Chissà, magari un giorno lo porto a termine.

E voi come scrivete? Come Stephen King?

37 Commenti

  1. Fabrizio Urdis
    24 ottobre 2013 alle 07:08 Rispondi

    Ciao Daniele e grazie per l’articolo.
    Secondo me dipende molto anche da cosa scrivi.
    Questo modo di creare storie a primo acchito non mi entusiasma perché semplicemente non mi interessa conoscere la storia di uno scarafaggio e un calabrone chiusi in un barattolo.
    Potrebbe interessarmi a seconda del soggetto, perché si trovano lì?
    Prendiamo “La fattoria degli animali”, non penso che Orwell si sia detto – Ma sì, facciamo parlare gli animali.-, penso che sia partito da ciò che voleva dire e abbia trovato in quel contesto il modo migliore per farlo.
    Quindi, un idraulico nello spazio a me non suscita nessuna emozione, perché si trova lì o came ci è arrivato, è la risposta a queste domande che darà vita o meno a un buon soggetto.
    Forse questa tecnica potrebbe andar bene per racconti brevi o per fare “esperimenti” ma scrivere un libro, sapendo quanta fatica ci sta dietro e trovarti a tre quarti che ti rendi conto di aver forzato i personaggi e non sai più dove andare a sbattere la testa…
    Scrivere come Stephen King, ma non ci penso minimamente :-D

    • Daniele Imperi
      24 ottobre 2013 alle 07:50 Rispondi

      Ti dico la verità: neanche io mi metto a scrivere un romanzo corposo a quel modo, il rischio è proprio di dover fare il lavoro da zero, alla fine. Proverò a leggere altri romanzi di King, ma se vedo che avrò gli stessi problemi incontrati con Le notti di Salem, lascerò perdere quell’autore.

  2. Elisa
    24 ottobre 2013 alle 07:53 Rispondi

    Ciao Daniele, ti ho scoperto da poco tempo ma quasi mi sono rimessa in pari con la lettura dei tuoi articoli. Temo di far parte della categoria degli scrittori ignari, anzi nel mio caso sarebbe meglio Ignoranti (soprattutto delle regole della grammatica e della sintassi, ma sorvoliamo!). Detto questo però, trovo Stephen King fantastico, anche quando l’idea di base di un romanzo o racconto non mi intriga particolarmente. Darei un rene per scrivere come lui! Purtroppo nei miei modesti esperimenti di scrittura non riesco ad andare “a braccio” e devo sempre fare degli schemi per chiarirmi gli intrecci, una lista degli accadimenti e così via. Ho bisogno di conoscere inizio, fine e quello che sta nel mezzo. Le uniche volte che ho provato a scrivere di getto hanno avuto come risultato delle storielle incompiute.
    Ps.
    Vorrei farti una domanda OT : come mai non hai messo i racconti della sezione e-books su qualche store?

    Alla prossima!

    • Daniele Imperi
      24 ottobre 2013 alle 08:27 Rispondi

      Ciao Elisa e benvenuta nel blog.

      Per gli intrecci fai bene a crearti degli schemi, altrimenti come fai a ricordare tutto?

      I raconti nella sezione Ebook, alcuni almeno, sono su qualche sito, come La tela nera e altri, ma sempre gratuiti. Quelli a pagamento dovranno subire editing da un editor, non appena riuscirò a scriverne uno.

      • Lucia Donati
        24 ottobre 2013 alle 11:54 Rispondi

        Il verbo “subire” riferito all’editing suona come una condanna o una punizione… :)

  3. MikiMoz
    24 ottobre 2013 alle 11:40 Rispondi

    Buongiorno Dani,
    che posso dire? Io non ho una tecnica precisa per scrivere una storia. O meglio, ne ho diverse.
    Come sai, mi piace sperimentare e giocare.
    Quando scrissi Misto Unico ricordo che non avevo alcun tipo di punto cardine, non conoscevo nemmeno i miei personaggi o dove sarebbe andata a parare la storia. Scrissi i primi tre capitoli quasi come fossero storie a sé, e provai a dare un senso al tutto, a braccio.

    Lascio sempre molto spazio a ciò che mi viene in mente sul momento, anche quando progetto bene le cose. Vedi Masquerax.
    Non sapevo come sarebbe finito, quando lo creai a maggio. Non sapevo nemmeno che nel finale sarebbero stati coinvolti tot personaggi.

    Lì sono partito dalla situazione: volevo trattare i casi più turpi e fare in modo che i colpevoli venissero puniti in modo ancora più atroce. Era da lì che ruotava il tutto, anche la storia poliziesca.

    Insomma, spesso mi lascio trasportare da ciò che io stesso scrivo. L’idea iniziale è come un albero da cui poi mi partono le idee altre.
    Persino i finali non li decido quasi mai a priori (nemmeno dei miei post).
    Assurdo, eh?

    Proprio ieri notte mi è venuta in mente l’idea per un nuovo racconto a puntate: ho segnato tutti i punti dall’inizio alla fine. Ecco, forse per una volta rispetterò ciò che ho segnato :)

    Moz-

    • Lucia Donati
      24 ottobre 2013 alle 11:55 Rispondi

      MikiMoz, però un post deve avere uno scopo ben preciso, ed è proprio la prima cosa da sapere quando lo si scrive :)

      • MikiMoz
        24 ottobre 2013 alle 12:11 Rispondi

        Conosco l’argomento, ma battute, giochi di parole, conclusione… mi vengono al momento. Mi lascio trasportare dal flusso XD

        Moz-

    • Daniele Imperi
      24 ottobre 2013 alle 12:06 Rispondi

      Fai bene, nel senso che è normale che ti lasci trasportare dalla storia, altrimenti che gusto c’è a scrivere? E sul finale anche siamo d’accordo, anche io li ho cambiati, proprio in virtù del fatto che puoi cambiare l’andamento della storia e, di conseguenza, il finale che avevi scelto potrebbe non essere più adatto.

      • MikiMoz
        24 ottobre 2013 alle 12:13 Rispondi

        Ecco, allora siamo in due :)
        In ogni caso, King da piccolo lo amavo, oggi non riesco a leggerne una pagina… non so perché… In ogni caso Misery e Stagioni Diverse sono sempre belli che impilati nella mia libreria. Ma IT, ad esempio, chi ha più coraggio di leggerlo?
        King esagera troppo, a mio avviso…

        Moz-

  4. Lucia Donati
    24 ottobre 2013 alle 12:02 Rispondi

    Non scrivo come S. King! Quando ho letto (con fatica a causa della sua lunghezza), il primo libro, non mi piaceva. Rileggendolo, ho iniziato ad apprezzarlo. In questi gg ho elaborato alcune riflessioni sulle differenze tra racconto e romanzo (che pubblicherò presto, forse anche oggi) perché mi sembra che molti li trattino allo stesso modo, sia nella costruzione sia riguardo un eventuale giudizio che li riguardi. Le premesse nella creazione dei due tipi di scritto sono spesso errate… Non scrivo qui il perché: sarebbe troppo lungo. E mi scusi Daniele per il riferimento al mio post futuro!

  5. maurizio
    24 ottobre 2013 alle 12:20 Rispondi

    Ciao. Oltre a scrivere sono un appassionato lettore di Stephen King del quale ho letto tutti i romanzi, sia in italiano che in inglese.
    Sono certo che quello descritto non sia l’unico modo di scrivere di King; la sua opera “L’ombra dello scorpione” è un libro di 1000 pagine con un numero impressionante di personaggi, ognuno con le proprie storie e innumerevoli flash back e flash forward (King a volte fornisce anche un flash di quello che succederà…) e credo sia impossibile scrivere un libro così senza una trama predefinita e schede di congruenza dei personaggi.
    Sicuramente non è detto che la trama o il destino di alcuni personaggi non subiscano cambiamenti, anche bruschi, rispetto a quanto previsto in origine, ma la navigazione a vista…non credo proprio.
    Poi il buon King è anche furbetto…il racconto dell’idraulico nello spazio in realtà non l’ha mai scritto…in compenso mettere insieme Dracula e Jerusalem’s Lot non è poi così azzardato, visto che Salem è notoriamente stata sede, nella realtà, di processi per stregoneria nel 1600 e rotti.

    • Daniele Imperi
      24 ottobre 2013 alle 14:09 Rispondi

      Convengo, Maurizio, che qualcosa avrà progettato anche lui. Vedrò se si riesce a capire da altri suoi romanzi che leggerò.

  6. Vale
    24 ottobre 2013 alle 12:57 Rispondi

    Ma è vero che per scrivere la trama intrigata di un giallo ci voglio molti personaggi? Ci sono scrittori che riescono a tenere sempre alta l’attenzione del lettore con pochi personaggi.

    • Daniele Imperi
      24 ottobre 2013 alle 14:10 Rispondi

      Non sono un esperto di gialli, Vale, ne ho letti anche pochi. Ma in genere in quei pochi letti non c’erano tanti personaggi, anzi.

  7. Attilio Nania
    24 ottobre 2013 alle 13:38 Rispondi

    Se quel tale di nome King crede di essere uno che scrive allo sbando e’ perche’ non mi conosce. Rispetto a me lui e’ un tipo preciso, metodico, programmatore e ordinato. (XD!)
    Pero’ le cose non mi vanno poi tanto male: nel mio romanzo fantasy di oltre un milione di caratteri (lungo cioe’ piu’ o meno come IT, per intendersi), l’unica incongruenza che ho commesso e’ un vestito giallo che tre capitoli dopo e’ diventato verde…

  8. Alessia
    24 ottobre 2013 alle 13:40 Rispondi

    Sono una lettrice/fan di King da quando ero una mocciosa, e ho letto moltissimi dei suoi romanzi (non tutti, me li voglio gustare nel tempo). Posso dirti che non credo che King si avvalga solo di questa tecnica. Puoi scrivere di getto, ma non puoi andare alla cieca sempre. Persino “Misery”, che ha scritto sotto effetto di cocaina, ha senso e logica. In più non ha mai fatto mistero di ispirarsi ai suoi ricorrenti incubi, tant’è che a più riprese ne ha tratto antologie corpose come “Incubi & deliri” o “Quattro dopo mezzanotte”. Credo sia più probabile che abbia una scaletta di base, macro, in modo da avere chiari i punti salienti, e che il resto sia campo libero.
    Poi lavora di lima.
    E’ indubbiamente un autore dal grande talento e dalla grande fantasia, ma ha fatto di meglio dell’azzardo Dracula-Salem… tappeto-cannibale, per esempio. A parte gli scherzi, ho sperimentato la scrittura di getto per secoli. Odio le scalette, sono un’autoimposizione di rigore che mi lega troppo e mi ammazza l’entusiasmo. Ho imparato però che sono necessarie, se vuoi dare vita a una storia senza buchi al suo interno. Quando inizi a guardare ciò che leggi anche con occhio critico, le falle nella trama o nelle caratterizzazioni ti balzano all’occhio e ti fanno perdere la voglia di continuare la lettura. Per questo credo che una buona pianificazione (non minuziosa, ma macroscopica) permetta di lavorare ad ampio respiro senza perdere i punti salienti della vicenda. Non dimentichiamo che alcune parti dell’arco narrativo devono essere calibratissimi. Riuscire a gestirli andando a ruota libera è pressoché impossibile a mio avviso.
    Angolo del suggerimento di lettura: Riding the bullet. Fa paura, e da il meglio di King. Che, a mio avviso, riesce a tirar fuori il massimo con i suoi racconti brevi (come autore e scrittore), anche se la bellezza di “Desperation” credo sia imbattibile.

    • Daniele Imperi
      24 ottobre 2013 alle 14:12 Rispondi

      La scaletta mi servirà sempre per le storie lunghe. E anch’io credo usi qualcosa del genere King. Grazie dei suggerimenti sulle letture :)

  9. Tenar
    24 ottobre 2013 alle 14:38 Rispondi

    Non è detto che la scaletta debba essere scritta e ben ordinata. Può essere semplicemente mentale e soggetta a variazioni.
    Io in un caso ho fatto la scaletta a posteriori, via via che scrivevo mi annotavo le cose che avrei potuto dimenticare per scongiurare eventuali incongruenze. Si trattava di un thriller, quindi avevo ben chiaro chi fosse l’assassino, ogni quanto, chi e perché avrebbe ucciso. La scaletta c’era, da qualche parte nella mia mente, anche se davo e a volte avevo l’impressione di scrivere di getto.

    • Daniele Imperi
      24 ottobre 2013 alle 15:20 Rispondi

      Non faccio affidamento sulla mia memoria, altrimenti perdo tutto :D

  10. Salvatore
    24 ottobre 2013 alle 15:29 Rispondi

    Bellissimo post. Quoto tutto. Fighissima anche la foto di Stephen King; vorrei anch’io uno studio così… Dai il cane c’è già, manca tutto il resto. Compresa una sedia comoda, perché finora scrivo seduto in una di quelle apri e chiudi. Ad ogni modo, senza uscire dal tema come mio solito, “Le notti di Salem” è un libro che mi sta molto a cuore, per ragioni che non dirò quì. Non è il miglior libro che abbia mai letto e non è considerato uno dei capolavori di Stephen King. Tuttavia in questo libro si vede il vero King. Quello che riesce a farti vedere una piccola cittadina americana, molto lontana dagli stereotipi televisivi e cinematografici delle grandi metropoli, e te la fa vivere come solo lui riesce. In questo, più che in ogni altra cosa – gli amanti di Stephe King mi insulteranno – lui riesce ad essere veramente bravo: la descrizione dell’America rurale e un po’ campagnola.
    Personalmente inizio sempre con il progettare la storia, con tanto di tabelline dei tratti psicologici – e non solo – dei personaggi, ma prima di terminare mi stufo e vado di getto. Progettare tutto, soprattutto per le storie lunghe e complesse, non è facile; si rischia di rimanere bloccati prima ancora di aver iniziato a scrivere. Secondo me il massimo è una buona via di mezzo: un’imbastitura iniziale e poi via di getto, fermandosi a programmare e riflettere (come dice Gadner – grazie Daniele!) di volta in volta quando ci si arena un po’ o a ridosso di passaggi importanti nella storia. Almeno, io faccio così.

    • Daniele Imperi
      24 ottobre 2013 alle 17:44 Rispondi

      Grazie :)

      Bravo, rischi di restare bloccato se pianifichi: pensa, ne parlerò proprio sabato, anche se in un altro contesto :)

  11. Loredana Gasparri
    24 ottobre 2013 alle 18:02 Rispondi

    …magari! Io ho letto quasi tutto di Stephen King. Ad un certo punto della sua carriera, alcuni suoi lavori sono sembrati un po’ troppo “da vendita”, piuttosto che da lettura, tant’è che li ho parzialmente rimossi dalla memoria. Le notti di Salem e Shining, Pet Sematary, It, non appartengono a questa schiera, tuttavia. Non ho riscontrato i problemi che dicevi tu ne Le notti di Salem, ma mi pare che tu abbia nominato una riedizione a distanza dalla prima, giusto?
    Ritornando alla scrittura…io scrivo soltanto per il mio blog, per il momento, e parlo di libri scritti da altri, raccontando soprattutto le impressioni che mi hanno lasciato. Mi sono cimentata più di una volta con i racconti, ma credo che non sia proprio per me…non ho fantasia a sufficienza. Mi procurerò La grammatica della fantasia, di Rodari, in ogni caso…

    • Daniele Imperi
      24 ottobre 2013 alle 18:08 Rispondi

      Se vuoi avere giudizi sui tuoi racconti, allora pubblicali nei forum letterari. Da te non puoi guidicare, né nel male né nel bene.

  12. franco zoccheddu
    25 ottobre 2013 alle 19:19 Rispondi

    Ho letto due “cose” di King: “Le notti di Salem”, un secolo fà, e “La lunga marcia”, un po’ dopo, un bel racconto coinvolgente. Non ho mai letto nient’altro, non so perchè, ma non mi coinvolge.
    Io non pianifico nel senso di stendere un piano di scrittura, ma la fase di immaginazione dura così a lungo che poi è come se il piano ci fosse davvero.
    Scrivo solo in base a idee (soggetti) che mi hanno frullato nella mente per anni, e quando scrivo ogni aspetto tende a prendere in modo naturale la sua giusta collocazione.

  13. franco zoccheddu
    26 ottobre 2013 alle 12:13 Rispondi

    Si, il fatto è che ho scritto sette o otto idee per dei romanzi e non le ho mai realizzate, quindi le riprendo in continuazione, arricchendole, ripensandole, e ormai è come se fossero dei veri romanzi ma, purtroppo, solo nella mia mente.
    E’ da matti, ma non so che farci.
    Per ora scrivo per due di queste idee, le altre aspettano.

  14. Giuliana
    27 ottobre 2013 alle 10:51 Rispondi

    Scrivere come King? Magari, fosse anche solo per la sua prolificità :)
    Come te, ho letto On Writing e ne ho colto degli spunti parecchio utili.
    Concordo con Alessia sul fatto che King dia il meglio di sé nelle storie brevi, per questo il libro che ti consiglio è “A volte ritornano”, una raccolta di racconti che adoro e che spesso vado a rileggermi. Li vedo in sintonia con alcuni di quelli che scrivi tu, quindi sono convinta che potrebbero piacerti ;)

    Alle scuole elementari la mia meravigliosa maestra ci faceva fare un esercizio di scrittura costituito da una sorta di “tombola creativa”: ad ogni numero corrispondeva una parola, ciascuno doveva estrarne tre e con quelle costruire una storia. Così, potevi ritrovarti con un orso, una ballerina e una vasca da bagno e dovevi inventare un racconto in cui farli interagire in modo credibile e fantasioso. Era un esercizio che amavo alla follia, tant’è che me lo ricordo tutt’ora…

    • maurizio
      27 ottobre 2013 alle 11:19 Rispondi

      Io sono piuttosto anzianotto, (sono del 1958), ma pensa che alle elementari, normalissima scuola statale, ho avuto una straordinaria maestra che proveniva da una scuola sperimentale, che ci faceva ascoltare un brano musicale di musica classica e poi ci chiedeva di scrivere dei pensieri su quello che il brano ci aveva ispirato.
      Alle elementari di 50 anni fa…!

      • Giuliana
        28 ottobre 2013 alle 20:29 Rispondi

        Delle maestre così possono fare la differenza sul futuro scolastico di un ragazzo, sul suo modo di vedere le cose e di usare l’immaginazione.
        Siamo stati due bimbi fortunati :)

  15. Scrivere storie alla Lansdale
    5 gennaio 2014 alle 05:02 Rispondi

    […] a scrivere storie come Stephen King non è facile, ma almeno possiamo trarre qualche insegnamento dal suo metodo. Oggi voglio invece […]

  16. Lorenzo
    5 gennaio 2014 alle 10:57 Rispondi

    Ciao Daniele!

    Navigando sul tuo blog ho scoperto questo articolo che tratta uno dei miei scrittori preferiti e non ho potuto trattenermi dal commentarlo!

    E’ vero: King è piuttosto caotico. Nella “La torre nera” si succedono e si intrecciano miriadi di storie e spesso hai la sensazione di perderti e di non trovare il filo conduttore, ma questo a me piace. Non si dice forse che per conoscere davvero un posto devi perderti?
    Detto questo, il trattamento che riserva ai personaggi è fantastico: sono caratterizzati in maniera perfetta dal punto di vista psicologico e riesci a vederli crescere ed evolversi durante la storia.
    Mi permetto di consigliarti un libro che mi è piaciuto molto ed è poco caotico rispetto allo stile di Stephen King: 22/11/63, che racconta di cosa può succedere quando si apre una finestra sul passato.
    Spero che questo libro ti convinca di più e ti convinca a leggere qualcos’altro di King!

    • Daniele Imperi
      3 maggio 2014 alle 20:32 Rispondi

      Ciao Lorenzo, il tuo commento mi era sfuggito… Ora sto leggendo la raccolta di racconti “Goes to the movies” e mi piace. Poi, forse, leggerò Carrie e It.

  17. Erica
    3 maggio 2014 alle 18:45 Rispondi

    Anche io come King scrivo così. Senza sapere dove mi porta la storia. Senza avere un finale. Credo che i miei lavori migliori siano stati creati così.
    Da provare…
    Ho letto molti suoi libri di cui più che lo stile io apprezzo le idee. A volte leggendolo mi convinco che sia un ottimo sceneggiatore più che scrittore, infatti ci siano più di 50 film basati sui suoi scritti.
    Le idee geniali pagano….

    • Daniele Imperi
      3 maggio 2014 alle 20:32 Rispondi

      Ho provato questa tecnica per i racconti bonsai, ma per gli altri a me piace avere una traccia, anche se poi non la rispetto mai.

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