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Scrivere una scena immaginandola in un film

Scrivere una scenaQuando devo descrivere una scena per un racconto, la immagino nella mia mente come se stessi vedendo un film e i miei personaggi fossero proprio quelli del film, nel set a recitare la parte che io gli ho scritto.

In questo modo posso realmente vedere la scena del mio racconto e osservarne i dettagli senza difficoltà. Come se il paesaggio si formasse da solo, in base ai pochi input che gli ho fornito.

In alcuni casi la scena da descrivere può essere complicata e allora bisogna ricorrere a dei trucchi per poterla scrivere al meglio e far muovere i personaggi all’interno di essa in modo naturale e assolutamente non in conflitto con altri particolari.

Per un racconto ho dovuto disegnare una sorta di cartina, un semplice abbozzo, in cui posizionare una casa, una strada, altri dettagli e il personaggio. Sapevo così perfettamente come si muoveva il protagonista rispetto all’ambiente intorno.

Anche nel cinema si usano “trucchi” del genere. Lo storyboard è una sorta di storia a fumetti, per lo più muta, in cui le scene sono prima disegnate e si può avere una panoramica della successione di tutte le scene, prima di realizzarle e filmarle.

Immaginare una scena è quindi per me importante ai fini della credibilità della stessa e della sua funzionalità. I miei racconti, prima di essere scritti, sono stati tutti filmati nella mia mente. Avevo già parlato di un concetto simile quando ho scritto un articolo su come far dialogare i personaggi.

La situazione è in pratica la stessa. Per il dialogo occorre ascoltare nella propria testa le voci dei personaggi e rendersi conto se quei dialoghi sono reali. Per le scene occorre visualizzarle nella testa, per vedere se tutto quadra, se sono necessari cambiamenti.

Provate a immaginare una delle scene più difficili da descrivere: quella di una battaglia. In quel caso la mia testa forse non potrebbe immaginare quel caos di soldati e armi e fumo e crolli, con gli attacchi e le ritirate, le urla, ecc.

Per una battaglia ricorrerei a un altro espediente. Un diorama. Non dico di andare in negozio e comprare pacchi di soldatini e cannoni e cavalli e mettermi poi a costruire castelli e accampamenti, anche se sarebbe divertente.

Però potrei organizzare con materiali di fortuna un vero campo di battaglia e fotografare i vari momenti degli scontri in base alla scaletta che ho scritto, vederli poi in sequenza e infine, se tutto va bene, descriverli.

Come descrivete le vostre scene nei racconti? Qualcuno usa uno o più dei metodi descritti?

5 Commenti

  1. Romina Tamerici
    19 giugno 2012 alle 12:48 Rispondi

    Anch’io mi immagino le scene! Parto da un inizio e poi seguo il personaggio… di solito è lui a suggerirmi il racconto. Poi comincio a riflettere sulla storia e a scrivere un plot e infine seguo di nuovo il personaggio per coglierne gesti e parole e, a volte, mi costringe anche a rivedere la trama. Lo dico sempre che se ho lo sguardo perso nel vuoto sto scrivendo anche se non ho in mano dei fogli!
    Interessante post che condivido in pieno!

  2. Frank Spada
    19 giugno 2012 alle 19:17 Rispondi

    Provate a inseguire un tizio che scappa da se stesso e non si fa vedere – ogni luogo è buono per non prenderlo sul serio.
    Buona serata Daniele.

  3. Lucia Donati
    19 giugno 2012 alle 22:45 Rispondi

    So cos’è uno storyboard e certo può servire. Bella l’idea di costruire il modellino di una scena: mi piace. Potrei utilizzare questa tua trovata.

  4. Il meglio di Penna Blu – Giugno 2012
    2 luglio 2012 alle 12:04 Rispondi

    […] Continua a leggere Scrivere una scena immaginandola in un film. […]

  5. Alessandro
    30 marzo 2016 alle 21:16 Rispondi

    Lo faccio sempre nei combattimenti importanti, anche nelle scene di sesso anche se li il più delle volte mi ispiro ad altro,
    L’atmosfera calda anche li l’ambientazione tipo camera di albergo ma non sempre
    Io avevo scritto tre scene in uno stesso romanzo quelle con il protagonista e la compagnia una per sfizio allo interno di una vecchia libreria l’altra usata come lieto fine all’ombra di un albero, la terza con gli amici del protagonista uno mezzo demone e donna succube vampira era in bagno all’interno della doccia

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