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Cominciare a scrivere un romanzo

Macchina per scrivereNon basta soltanto il desiderio per scrivere un romanzo. Non basta l’allenamento e gli esercizi di scrittura, né i racconti scritti e inviati a gare e concorsi letterari. Non basta nemmeno il talento che uno pensa di possedere, perché quello è nascosto allo scrittore, si svela dopo che il suo libro è stato pubblicato, dopo che è stato letto e giudicato.

Per scrivere un romanzo si deve solo cominciare. È tutto lì il problema. Cominciare. Finché non si inizia a mettere la prima parola sulla carta, il romanzo è soltanto un’idea, una massa di appunti, una lista di scene da inserire e un elenco di nomi di personaggi senza un’anima.

Come quando si costruisce una casa, finché non poggi il primo mattone in terra, la casa è solo un disegno su carta e un desiderio da realizzare. Il romanzo che uno vuole scrivere, finché resta nella mente dello scrittore, nei suoi appunti, è solo un desiderio ancora da esaudire.

Se uno ha in mente di essere pubblicato deve considerare che:

  1. quando ha terminato di scrivere il suo romanzo, deve aspettare qualche tempo per rileggerlo, diciamo che tre mesi vanno bene;
  2. deve rileggerlo, quindi, e correggere e revisionare le parti che non riterrà buone, e questo richiede altri mesi, magari;
  3. deve inviarlo a una casa editrice, finalmente, che nel suo sito ha scritto chiaramente che darà una risposta entro sei mesi, ma solo a chi avrà giudicato degno di pubblicazione;
  4. se il manoscritto inviato sarà ritenuto interessante, lo scrittore avrà un colloquio con la casa editrice, o più di uno, per definire la parte burocratica (contratto di editoria) e quella tecnica (correzione della bozza ed editing);
  5. chi correggerà la sua bozza impiegherà del tempo a farlo;
  6. l’autore dovrà apportare le correzioni;
  7. l’editor impiegherà del tempo a studiare il suo manoscritto e a parlare e trattare con lo scrittore per revisionare il testo;
  8. si dovrà decidere la copertina;
  9. il libro, corretto, andrà in stampa;
  10. la casa editrice potrebbe avere un suo programma di pubblicazione e pubblicare il libro l’anno successivo.

Magari tutto quello che ho scritto non è nell’ordine cronologico esatto, ma c’è. E magari c’è anche dell’altro, che richiede ulteriore tempo. Se provate a fare un calcolo ipotetico dei tempi, dopo la fine del romanzo potrebbe trascorrere un anno e mezzo prima di vedere il proprio libro in una libreria. E questo considerando che l’autore abbia mandato il manoscritto a una sola casa editrice, che lo ha scelto per la pubblicazione.

Se avessi finito di scrivere il mio romanzo adesso, 4 agosto 2011, e se tutto dovesse andare liscio, con il primo editore a cui lo invio che decide di pubblicarmelo, potrei vederlo in libreria nel febbraio 2013, mese più mese meno. È una data molto lontana. Chissà se sarò ancora qui, su questa terra, a scribacchiare storie e articoli.

È questo che mi ha fatto decidere a cominciare a scrivere il mio romanzo. Ne avevo sottomano più di uno, a dire il vero, pseudo-fantasy, d’avventura, per ragazzi. Ogni tanto ne prendevo uno e scrivevo qualche appunto. Ma non mi decidevo.

Poi mi venne in mente un’altra storia. Ambientata a Roma, al giorno d’oggi. Una storia triste, ma reale. E poi ho pensato ai tempi lunghi – e più che condivisibili, se uno vuole che il lavoro sia fatto bene – dell’editoria e così mi sono detto che se voglio davvero vedere un mio romanzo pubblicato, non devo fare altro che scriverlo.

E per scriverlo c’è soltanto un modo, al di là di tutte le regole sulla struttura e la trama, sugli appunti e la documentazione – regole che valgono sempre. C’è soltanto un modo.

Cominciare a scriverlo. Cominciare a scrivere il proprio romanzo.

Tutto il resto verrà dopo. La ricerca dell’editore, l’attesa, la ricerca di un secondo editore, una seconda attesa, e così via, senza arrendersi.

Cominciare a scriverlo. È tutto lì il segreto. Non ne esistono altri.

6 Commenti

  1. salvo
    4 agosto 2011 alle 14:47 Rispondi

    Concordo, ma i punti 3 e 4 sono solo delle UTOPIE, perchè l’Editore(il 98%) ti chiederà il “solito” piccolo contributo spese, oppure ti proporrà di stampare 1000 copie di cui TU AUTORE dovrai acquistarne almeno 200-300 e il resto ci penserà LUI, l’editore a… venderle: E chi controlla che sia tutto così, cioè che stamperà davvero le altre 750 copie e che invece non si fermerà solo alle 250 che ha RIFILATO a te? Oppure che le stamperà davvero e le butterà in un umido magazzino a marcire? Credimi ho poca fiducia ormai nell’ediotria di casa nostra. Un libro di Pappalardo, “Guida ai 350 editori che ti pubblicano”, l’ho comprato e con alcuni “amici di penna” abbiamo battuto a tappeto tutti e 350 editori: SOLITA SOLFA! O il contributo o il “vedremo” o il “vi contatteremo e credi, non siamo proprio dei novellini della scrittura. Siamo delle “penne decenti” selezionati alla delos book per i nostri racconti brevi. Occorrono PURTROPPO le solite “conoscenze”, altrimenti NISBA!!
    Ciononostante amo ancora e sempre scrivere e continuerò a farlo finchè ho fiato e continuerò a pubblicarmi su lulu.com e continuerò a farmi leggere dai 200 lettori che hanno comprato sinora i miei libri(BONTA’ LORO).
    Un abbraccio.
    Salvo
    P.-S complimenti per il tuo blog, visita il mio, mi farà piacere.

  2. Romina
    6 agosto 2011 alle 08:19 Rispondi

    Buongiorno! Da quando ho scoperto questo blog sono diventata un’attenta lettrice di tutti questi preziosissimi consigli.
    Purtroppo però temo di dover concordare con il commento qui riportato.
    Sono entrata in contatto con il “magico mondo dell’editoria” quando avevo circa 16 anni. Il libro che volevo proporre non era sicuramente un best seller e infatti non l’ho mai pubblicato. Le risposte che ho ricevuto dalle case editrici mi hanno fatto capire che non sarebbe mai stato facile come credevo. Quando poi ho scritto qualcosa che secondo me (giudizio personale e pienamente criticabile) valesse la pena di essere letto, sentivo di non avere la forza di ricominciare tutta la trafila da capo. Ho pubblicato con Lampi di Stampa, casa editrice di Milano. Non chiede un contributo ma un acquisto di copie (minimo 20). La spesa è ridotta e fino ad ora ho sempre recuperato i miei soldi. Non ho neanche vent’anni e non ho alcun titolo per parlare, ma io sono felice di aver pubblicato i miei due libri, anche se ricorrendo a quello che molti chiamerebbero “compromesso”. Per me è importante poter condividere ciò che scrivo e, anche se, ovviamente, vorrei un giorno arrivare alla trafila descritta nel post, non so se ci riuscirò mai. Per il prossimo libro (ormai quasi finito) ho deciso di riprovarci.
    Grazie per i bellissimi consigli e congratulazioni per il blog!

  3. Daniele Imperi
    8 agosto 2011 alle 10:39 Rispondi

    @ Salvo: grazie per i complimenti, ma non sono d’accordo sul 98% degli editori. Online c’è una lista lunga di editori che non chiedono soldi né acquisto di copie.

    @Romina: grazie per i complimenti anche a te. Pubblicare a pagamento equivale a non pubblicare, per me. Segui la trafila e, se sarai pubblicata, allora comincerà la tua carriera di scrittrice. Lascia stare l’editoria a pagamento, ché non è editoria.

  4. Romina
    11 agosto 2011 alle 21:34 Rispondi

    Le sue parole sono davvero dure, ma le capisco. Anche io la pensavo come lei e forse la penso ancora così, ma ho scoperto cose più importanti. Se avessi aspettato che una casa editrice, nelle centinaia di libri che riceve ogni giorno, notasse i miei forse a quest’ora non li avrei mai pubblicati e nessuno li avrebbe letti. Per me scrivere è una gioia e condividere ciò che scrivo è un sogno. Chi ha letto i miei libri attende con ansia che io termini il prossimo e quindi so che c’è del buono in ciò che scrivo anche se non scriverò mai un bestseller o un capolavoro che segnerà la storia della letteratura. Forse, non è nemmeno ciò che voglio. Poi nella vita chissà… spero un giorno di poter seguire la “trafila”, ma solo per far leggere a più persone ciò che scrivo non per altro. Quasi certamente (o certamente?) non vivrò mai di ciò che scrivo, ma io sono una scrittrice almeno secondo il mio personale punto di vista.
    Grazie comunque per le sue parole, sicuramente ne farò tesoro.

  5. Bulalas
    24 ottobre 2011 alle 12:03 Rispondi

    Anche secondo me pubblicare a pagamento equivale a non pubblicare affatto! Spesso ci si lamenta del fatto che provando a pubblicare con case editrici che non chiedono un contributo l’attesa è troppo lunga e c’è la grandissima possibilità di non essere pubblicati affatto! Vi parlo ora da lettrice: se già con tutti i rifiuti le librerie sono stracolme di libri non sempre qualitativi cosa troveremmo sugli scaffali se pubblicassero tutto ciò che ricevono?
    E’ ovvio che ognuno di noi pensa che la propria storia, il proprio stile, ecc… sia di qualità ma se viene rifiutato ci sarà un motivo,no?
    E se proprio si ha l’irrefrenabile voglia di “essere letto” da pochi intimi… c’è sempre la tipografia!
    Scusate ma io preferisco essere realista!
    Complimenti per il sito!

    • Daniele Imperi
      24 ottobre 2011 alle 12:06 Rispondi

      Ciao e benvenuta nel blog,

      bisogna sempre essere realistici quando si è agli inizi della “carriera letteraria”.

      Grazie per i complimenti :)

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