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Come scrivere un romanzo di serie B e avere successo

La scrittura spericolata di Joe Lansdale

Drive-in

Quando ho iniziato a leggere la trilogia del Drive-in di Lansdale, volevo abbandonarla al primo romanzo (Il Drive-in) e ancor prima di arrivare a metà della storia. Poi mi sono detto che, avendo fatto lo sbaglio di comprare un volume che contenesse i 3 romanzi, tanto valeva non buttare i soldi e leggerne uno ogni tanto.

Sono romanzi brevi, il primo è lungo 160 pagine, il 2° arriva a 150 e l’ultimo supera appena le 200. Così, vista la velocità con cui stavo leggendo (il 2° me lo sono sparato interamente un sabato), ho deciso di finire tutta la trilogia insieme e così ho fatto. E ci ho anche preso gusto.

Su Goodreads gli ho dato alla fine 3 stelle, ma ero propenso a dargliene soltanto una. E in fondo è questa la mia valutazione: a me questa trilogia non è piaciuta per niente e, se non avete mai letto Lansdale, non iniziate con le storie del Drive-in, altrimenti finireste per giudicarlo uno scrittore di B-novel, se possiamo usare questo termine, che richiama i B-movie.

Uno splatterpunk che coinvolge

Qualcuno ha definito così questa trilogia: uno splatterpunk. Non so bene a quale genere letterario attribuirla, perché contiene horror, fantascienza, umorismo, sesso, splatter. È insomma un misto di generi e di situazioni paradossali.

Però coinvolge. Questo non si può negare. Lansdale sa scrivere e sa come tenere il lettore sotto controllo. A me non piaceva questa storia, per me era spazzatura – consapevole del fatto che l’autore sapesse bene cosa aveva scritto, visto che ho letto buoni romanzi di Lansdale – e tuttavia non solo ho finito il primo, ma ho letto anche gli altri 2 subito dopo.

Lansdale-Daniele: 1 a 0.

Una scrittura creativa e pazzesca

Le storie sono narrate in prima persona, come parecchie altre di Lansdale. E, secondo me, non avrebbero funzionato in 3° persona. La prima, come dicono tutti, è più immersiva, perché il lettore tende a pensare che i fatti siano realmente accaduti al personaggio.

Storie come quelle del Drive-in non possono reggere in 3° persona. La prima è d’obbligo. Questo è stato il primo elemento necessario all’autore per far coinvolgere i lettori.

Creatività: tanta, ma davvero tanta. E fantasia da vendere. E una rispolverata ad alcuni classici – come Pinocchio e la Bibbia, per esempio, ma anche Robinson Crusoe. Credo ci sia qualcosa pure de I viaggi di Gulliver.

Follia pura: è ciò che regna nella trilogia del Drive-in. Tutto ciò che accade è surreale, impossibile e improbabile. È come un sogno a occhi aperti, in cui tutto è possibile, ma sappiamo che non può esserlo.

Divertimento: sono convinto che Lansdale si sia divertito parecchio a scrivere quei romanzi. Il divertimento non può mancare quando scriviamo, a meno che non stiamo scrivendo storie drammatiche. Se ti diverti anche in quei casi, allora sei messo davvero male.

Non uno dei soliti seguiti: il secondo romanzo è intitolato Il Drive-in 2 (Non uno dei soliti seguiti). E infatti non lo è. Non sono rimasto deluso da quel sequel, come mi è accaduto tante altre volte. Era una storia diversa dalla prima. E la 3° è diversa dalle altre 2.

Se dev’essere una storia di serie B, che sia una storia di serie B

Penso che molti autori siano frenati, impongano dei limiti etici alla loro scrittura. Essere buoni scrittori significa soprattutto essere politicamente scorretti. Questo non vuol dire insultare qualcuno gratuitamente, offendere, o lanciare campagne di odio e distruzione attraverso i propri romanzi.

Significa creare personaggi reali e la gente reale è tutta diversa. Se c’è un razzista, c’è e basta e che questo faccia storcere il naso a qualcuno non importa: è solo un personaggio di un romanzo.

Se un personaggio compie un’azione riprovevole, la compie e basta. In quelle storie vi assicuro che non c’è limite alla violenza e alle azioni abominevoli, c’è veramente di tutto e qualcosa è anche per stomaci forti.

Tutto viene messo in ridicolo e in discussione: leggi, etica, religione, umanità. Ogni legge universale umana e divina viene calpestata e riscritta. La scienza stessa è calpestata e riscritta.

Se dobbiamo scrivere una storia di serie B, dobbiamo seguire i consigli non scritti di Lansdale:

  • lasciare che la nostra fantasia più perversa scorra libera sulle pagine
  • sentire il gusto del peccato attraverso le parole che scriviamo
  • osare scrivere ciò che non abbiamo mai osato scrivere.

Non possiamo scrivere una storia di serie B mettendo dei paletti di confine: le storie di serie B non hanno confini, l’immaginazione, come si suol dire, è sfrenata, sconfinata. Se dobbiamo fare una schifezza, facciamola come si vede, oppure lasciamo perdere.

Una storia di serie B richiede qualità, anche se questo può sembrare un ossimoro. Richiede la qualità che merita.

E adesso che lo spettacolo abbia inizio: siete pronti per leggere la trilogia del Drive-in? E per scrivere una storia di serie B?

47 Commenti

  1. Grilloz
    2 febbraio 2016 alle 06:30 Rispondi

    Sai che mi hai quasi convinto a leggerlo?
    Mi ha fatto un po’ pensare ai film di Tarantino, che in qualche modo sono tutti B-movie di qualità.

    • Daniele Imperi
      2 febbraio 2016 alle 12:39 Rispondi

      Magari compra un romanzo per volta. Comunque il paragone con Tarantino ci sta bene ;)

  2. Kinsy
    2 febbraio 2016 alle 06:42 Rispondi

    Per me le storie di serie sono quelle da leggere quando sono in spiaggia e non voglio sforzarmi né nella lettura né a pensare. Sono quei romanzi che quasi ti vrrgogni a leggere, ma che sono comunque una piacevole lettura perché ti coinvolgono e sono scorrevoli. In fondo sono scritti bene.

    • Daniele Imperi
      2 febbraio 2016 alle 12:40 Rispondi

      Questa alla fine è stata una piacevole lettura, ma non la considero una trilogia da vergognarsi di leggere, non è al livello degli Harmony.

      • Kinsy
        2 febbraio 2016 alle 16:06 Rispondi

        Non mi riferivo nemmeno ai romanzi Harmony! Pensavo più a cose tipo gli “I love shopping” della Kinsella…

        • Daniele Imperi
          2 febbraio 2016 alle 16:15 Rispondi

          A mala pena ho sentito nominare quel libro :)

  3. Chiara
    2 febbraio 2016 alle 08:31 Rispondi

    Da quello che hai scritto, questa trilogia non mi ispira per niente…
    Lo splatter non mi piace nemmeno quando a farsene carico è un autore che stimo, come Niccolò Ammaniti con “Che la festa cominci”… irreale, volgare e… mon dieu! :D

    • Daniele Imperi
      2 febbraio 2016 alle 12:40 Rispondi

      No, non credo sia il tuo genere :)
      Questo è splatter, anche volgare a tratti, insomma ci trovi davvero di tutto.

  4. hesham almolla
    2 febbraio 2016 alle 08:32 Rispondi

    Mi dovete perdonare, lo volevo scrivere da tempo, ma temevo di offendere: ma quella foto di Grilloz nei commenti è proprio irritante, forse è meglio cambiarla, scusate di nuovo.

    • Daniele Imperi
      2 febbraio 2016 alle 08:40 Rispondi

      Non vedo che abbia di irritante, Hesham, è solo un viso blu. I lettori possono avere gli avatar che vogliono, a meno che non siano immagini porno o volgari.

  5. Elisa
    2 febbraio 2016 alle 09:23 Rispondi

    “Se ti diverti anche in quei casi, allora sei messo davvero male”
    Divertirmi forse no, ma trasportarmi mentre scrivo quello si. Forse sono messa peggio…

    “- lasciare che la nostra fantasia più perversa scorri libera sulle pagine
    – sentire il gusto del peccato attraverso le parole che scriviamo
    – osare scrivere ciò che non abbiamo mai osato scrivere”
    Sono le regole (alcune) di ogni buon romanzo, non dei soli romanzi di serie B. Quelle dei romanzi di successo.

    • Daniele Imperi
      2 febbraio 2016 alle 12:42 Rispondi

      Il trasporto deve esserci. Non tutti i romanzi però hanno bisogno di “fantasia perversa”, di “gusto del peccato”, ecc.

      • Elisa
        2 febbraio 2016 alle 18:09 Rispondi

        “Non tutti i romanzi però hanno bisogno di “fantasia perversa”, di “gusto del peccato”
        Dipende da cosa si intende però per “fantasia perversa e gusto del peccato”. Può essere intesa in modo sottile, non per forza facendo riferimento a scene forti e situazioni improbabili.
        Ma forse è questo ciò che distingue l’A dal B.

        • Daniele Imperi
          3 febbraio 2016 alle 08:24 Rispondi

          No, non credo sia questa la differenza. Un romanzo per bambini, per esempio, non ha bisogno di fantasia perversa o gusto del peccato. Ma neanche in genere un romanzo di fantascienza o un giallo.

          • Elisa
            3 febbraio 2016 alle 11:18 Rispondi

            si tratta di concetti sottili come un capello, non avvertiti a livello cosciente.

  6. hesham almolla
    2 febbraio 2016 alle 09:36 Rispondi

    Ho voluto solo esprimere un opinione, lo sentivo come impellente.

  7. Luciano Dal Pont
    2 febbraio 2016 alle 09:40 Rispondi

    Grazie Daniele, non la conoscevo ma adesso che ne hai parlato leggerò sicuramente quella trilogia.
    Quanto al resto:
    “- lasciare che la nostra fantasia più perversa scorri libera sulle pagine
    – sentire il gusto del peccato attraverso le parole che scriviamo
    – osare scrivere ciò che non abbiamo mai osato scrivere”
    è esattamente quello che ho fatto con il mio horror che uscirà tra poco. E non è la solita frase fatta, l’ho fatto davvero, al punto che temo (ma forse spero) di ricevere aspre critiche relative alla eccessiva crudezza di certe scene e al sadismo e alla crudeltà davvero abnormi di un paio di personaggi, ma specie del personaggio principale. E d’altra parte il mio obiettivo era proprio questo, alzare di molto l’asticella dell’orrore rispetto allo standard abituale di questo genere letterario, nella speranza di fare il classico botto. Vedremo. Quello che è certo è che mi sono davvero lasciato andare, senza alcun freno inibitore. E devo dire che mi sono anche divertito, e la cosa un po’ mi preoccupa. Che io sia un serial killer mancato? :-O

    • Daniele Imperi
      2 febbraio 2016 alle 12:43 Rispondi

      E 2 :D
      Se poi non vi piace, non prendetevela con me.
      Penso sia normale divertirsi in quel senso, tanto stai facendo il sadico con personaggi irreali, quiindi puoi tutto :)

  8. Tenar
    2 febbraio 2016 alle 10:58 Rispondi

    Non credo esistano storie di serie B. Generi diversi, storie diverse. Di Lansdale ho letto alcune cose, ma mi sono tenuta ben lontana da queste, che non rispecchiano il mio gusto. Però fantasia, osare, divertimento, personaggi anche politicamente scorretti mi sembrano ottimi ingredienti per tutto. E non è detto che ne esca una storia di serie B, qualsiasi cosa voglia dire.

    • Daniele Imperi
      2 febbraio 2016 alle 12:45 Rispondi

      Beh, esistono come esistono i film di serie B. I film con Steven Seagal sono di serie B, o peggio anche.

  9. Alessandro C.
    2 febbraio 2016 alle 11:25 Rispondi

    ma quali sono i requisiti “oggettivi” (se esistono) che contraddistinguono una storia di serie B?

    • Daniele Imperi
      2 febbraio 2016 alle 12:47 Rispondi

      Penso che si possa classificare una storia di serie B quando è troppo leggera, ma a livello di requisiti non saprei dirti.
      Secondo me la maggior parte dei film horror è di serie B, sono tutti uguali.

    • Salvatore
      2 febbraio 2016 alle 15:48 Rispondi

      Largo consumo, superficialità dei contenuti, costano poco; ti aspetti di trovarli in vendita dal giornalaio, al bazar della spiaggia, in autogrill… Tuttavia è difficile formulare una definizione descrittiva che distingua un romanzo di seria A da uno di serie B; è soprattutto una questione di “percezione comune”.

      • Daniele Imperi
        2 febbraio 2016 alle 16:17 Rispondi

        Il prezzo non credo che influisca, a poco prezzo trovi anche i classici. Questa trilogia di Lansdale non credo sia negli autogrill, non ho proprio mai visto il suo nome in autogrill, quindi alla fine forse non è propriamente di serie B.

  10. Simona C.
    2 febbraio 2016 alle 13:19 Rispondi

    Di suo ho letto “il mambo degli orsi” e il primo dei drive-in. Diversi, ma mi sono piaciuti entrambi. Dovrei finire la trilogia.
    Sono d’accordo con il paragone di Grilloz con Tarantino: ci vuole abilità per stare con classe sul filo del trash senza scaderci.

    • Daniele Imperi
      2 febbraio 2016 alle 13:49 Rispondi

      “Il mambo degli orsi” non l’ho letto, ma ho altri romanzi di Lansdale a casa. La trilogia finiscila, vale la pena.

  11. Saimon
    2 febbraio 2016 alle 14:26 Rispondi

    Ciao a tutti, sono nuovo di qui, virtualmente parlando. Intanto ho notato che Helsam si è scandalizzata più della foto di Grilloz che di quella di Alessandro C. nel suo studio. Però gusti sono gusti, a me piacciono entrambi.
    Non so se leggerò mai qualcosa della trilogia citata in quanto non è il mio genere, anche se secondo me, letture lontane dai propri gusti potrebbero portare elementi diversi e originali nel proprio solito modo di scrivere. Per dirla tutta leggendo i post mi è venuta la curiosità di leggermi per la prima volta un Harmony per capire perchè sono così demonizzati.

    • Daniele Imperi
      2 febbraio 2016 alle 14:40 Rispondi

      Ciao Saimon, benvenuto nel blog. Da una parte è vero che quelle letture lontane hanno sicuramente elementi diversi che possono giovare alla propria scrittura, però la lettura deve essere un piacere soprattutto e un Harmony io non me lo leggo. Ho comunque una gran varietà di generi – in pratica tutti eccetto il rosa – e di elementi ne trovo quanti ne voglio.

  12. Federica
    2 febbraio 2016 alle 15:00 Rispondi

    La realtà ha molte facce e gli uomini conoscono e scelgono molti modi di porsi rispetto ad essa. E di mostrarla o di deformarla.
    Non c’è necessità di «calpestare» volutamente senza ritegno la scienza e le leggi scientifiche: il pensiero e lo studio scientifici condotti con impegno onesto, alla ricerca della comprensione vera dei fenomeni, richiedono creatività, capacità di prefigurazione e immaginazione notevoli (non basta certo la razionalità) e portano a risultati che già di per sé, a volte, possono sembrare….fantascienza.
    L’etica e la morale, se vengono interpretate o sono poste solo come un ‘vincolo’, diventano facilmente oggetti da trasgredire o impugnare o ribaltare. Ma una visione etica può invece essere fonte e motivo di ispirazione nella scrittura, anche per chi si è lanciato nel genere horror o thriller e affronta il tema del male e la maniera con cui risolverlo.
    Ma, alla fine, perché hai attribuito 3 stelle, anziché 1, alla tua valutazione, se non ti è piaciuta la storia? Ti sei basato sul contenuto e sullo stile? Oppure?
    Ps: il congiuntivo!!!! Almeno tu! È «scorra», non «scorri».

    • Daniele Imperi
      2 febbraio 2016 alle 15:10 Rispondi

      Perché alla fine mi sono appassionato. Il primo romanzo non tanto, ma il 2° è del tutto diverso e si faceva interessante, così alla fine ho deciso per le 3 stelle.
      Congiuntivo corretto, grazie, mannaggia a me e al dialetto romanaccio :D

      • Federica
        2 febbraio 2016 alle 15:29 Rispondi

        Più o meno….una media, allora…
        Eh!! Il dialetto lo ignoro, ma l’accento romano me lo ricordo bene!! Conoscevo una signora (cuoca aziendale) che era romana «de Roma» ed era troppo simpatica (quando potevo, chiacchieravo con lei, mi raccontava tutte le sue storie)!! Ormai m’ero perfino abituata a sentirmi chiamare “Federiga” più che…Federica!! Quasi medievale, a ripensarci…

        • Daniele Imperi
          2 febbraio 2016 alle 15:47 Rispondi

          Sì, più o meno una media. Ho votato 3 stelle alla trilogia nel suo complesso.
          Ora che ci penso, in effetti in alcuni nomi cambiamo la C in G… :)

          • Federica
            2 febbraio 2016 alle 16:26 Rispondi

            Ecco…comunque…avrai anche assegnato 3 stelle, ma mi farebbe impressione lo stesso leggerla!!! Ma letture più, chessò, tranquille e riposanti? In cui capita al massimo di vedere una mosca spiaccicata sul muro?? O i cui protagonisti vanno a comprarsi il giornale in edicola e tornano, effettivamente, trionfanti, con un quotidiano in mano??? :-)
            Non è facile spiegarlo per iscritto. Se ti dicessi che pronunciava una «c», no, non sarebbe corretto. Era tra la «c» e la «g», però molto, molto più vicina alla «g».

        • Daniele Imperi
          2 febbraio 2016 alle 16:28 Rispondi

          Adesso sto leggendo una storia di fantascienza di Dick che è tranquilla.
          Lansdale non lo è mai, almeno nei vari romanzi che ho letto. Sembra quasi a metà fra Stephen King e Cormac McCarthy.

          • Federica
            2 febbraio 2016 alle 16:44 Rispondi

            Mi fido della tua parola. :-D
            Qualche tempo fa mi era venuta l’idea di leggere qualcosa di recente di Dean Koontz (avevo letto alcune sue interviste), ma poi ho desistito dal proposito…

  13. Monia
    2 febbraio 2016 alle 16:19 Rispondi

    Questo commento è un commento tripartito.

    Parte in cui scrivo una cosa che non so se sia comprensibile

    Ma si vive una vita più di serie B “rischiando” di essere catalogato “scrittore di serie B” o compromettendo l’eventuale produzione di “serie A” con scritti di serie B o restando convinti di essere “scrittori di serie A” scrivendo cose di serie B o considerando tutto ciò che si scrive di serie B e per questo lasciando sempre tutto nell’ombra perché solo la serie A merita la ribalta?

    Parte in cui parlo del post in modo più puntuale

    Come spesso accade quando ci si mette un po’ a denigrare e un po’ a cogliere la poesia truce delle cose, probabilmente hai stimolato la voglia di leggere questa trilogia più che con una buona recensione.

    Parte in cui vaneggio

    Dovremmo andarci al drive-in. Tutti i BluPennuti intendo.

    • Daniele Imperi
      2 febbraio 2016 alle 16:26 Rispondi

      Adesso anche i commenti tripartiti mi devo ritrovare nel blog? :/
      1- Se scrivi storie di serie B, non verrai classificato di serie B anche se scrivi quelle di serie A e vivrai una vita di serie A e le storie di serie B non comprometteranno quelle di serie A, che non saranno nemmeno offuscate dalla produzione di serie B.
      2- Già, almeno 2 lettori la vogliono leggere.
      3- E che andiamo a vedere? E se poi si scatena il finimondo come nella trilogia?

      • Monia
        2 febbraio 2016 alle 18:19 Rispondi

        Ebbene sì, pure i commenti tripartiti!
        Sono i rischi di avere lettori come me!
        1) E se scrivi ma non mostri per il tuo pre-giudizio (negativo) sulla tua stessa opera quanto ti stai autoseriebizzando?
        2) Sei così influenzer.
        3) “E se poi”? Ma per chi ci hai presi? Il finimondo si scatena di sicuro.

        • Luciano Dal Pont
          2 febbraio 2016 alle 18:32 Rispondi

          1) Ok, quando si va? Al drive-in, intendo. Adoro i finimondi!
          2) Certo che influenzer è davvero meraviglioso!

          • Monia
            2 febbraio 2016 alle 20:01 Rispondi

            Appena fa caldo, ché i finimondi d’inverno rischiano di scivolare sulle strade lastricate di ghiaccio e buone intenzioni e non arrivare a destinazione.
            (Grazie, lo spaccio di meraviglie è sempre aperto, Luciano).

        • Daniele Imperi
          3 febbraio 2016 alle 08:27 Rispondi

          Io mostro, sono un mostro in questo, quindi non autoseriebizzerò (ma tu guarda che verbo) le mie opere.

  14. Paolo
    4 febbraio 2016 alle 17:02 Rispondi

    Non ho letto la trilogia in questione ma proprio recentemente ho “assaggiato” Lansdale cimentandomi nella lettura de “Il lato oscuro dell’anima” e mi sono ripromesso di non leggere mai più nulla di questo autore.
    So di essere categorico, ma con tutta la meravigliosa narrativa di qualità che c’è in giro come si fa a perdere tempo con storielle che avrei (forse) potuto apprezzare a 12 anni?

    • Daniele Imperi
      4 febbraio 2016 alle 17:07 Rispondi

      Ciao Paolo, benvenuto nel blog. A te è successo quello che è successo a me con Wilbur Smith e anche altri autori: incappi in un libro che non ti piace per niente e quindi non leggi più quell’autore.
      Ho quel romanzo, ma devo ancora leggerlo. Forse la mia fortuna è stata aver letto per primo “In fondo alla palude”, che mi è piaciuto. Ma non ho apprezzato tutto quello che ho letto di Lansdale. “Il carro magico” non mi ha detto nulla.

      • Paolo
        4 febbraio 2016 alle 20:15 Rispondi

        Ciao Daniele, grazie per il benvenuto. Mi rendo conto di aver espresso un giudizio drastico e spero di non aver fatto una cattiva impressione per questo… a volte mi capita di sputare sentenze, è un difetto conclamato del mio carattere, spero che nessuno si sia offeso, e che se continuerò a frequentare questo bel blog imparerete a sopportarmi :-)
        Nonostante io abbia deciso di limitare il mio interesse alla letteratura americana contemporanea mi sento sopraffatto dalla quantità di opere che vorrei leggere, per questo sono portato ad abbandonare un autore che non mi piace al primo assaggio, non per superficialità (almeno spero).

        • Daniele Imperi
          5 febbraio 2016 alle 08:19 Rispondi

          Non mi hai fatto una cattiva impressione, tranquillo. Nel mio post su Wilbur Smith alcuni mi hanno contestato perché ho scritto che non lo rileggerò, ma questo succede perché non si accettano le opinioni altrui: la lettura è personale.
          Anche io ho tantissimi libri miei da leggere e da comprare: quindi sono costretto anche io a fare delle scelte drastiche.

  15. Eleonora Cristina
    6 febbraio 2016 alle 15:07 Rispondi

    Secondo voi il romanzo “Cinquanta sfumature di grigio”,nonché i suoi sequel, sono da considerarsi romanzi di serie B? Lo chiedo perché io ho letto il primo è l’ho trovato tremendamente noioso. Così noioso da non sentire l’esigenza di leggere gl’altri. Inoltre, in alcuni punti, mi sembrava anche … scritto male. C’era qualcosa che non andava nell’uso dei modi verbali, ma non solo: mi pareva lento, ripetitivo.
    Grazie.

    • Daniele Imperi
      8 febbraio 2016 alle 09:08 Rispondi

      Non so se siano di serie B, non li ho letti né mi interessa leggerli, ma di certo non penso siano dei capolavori.

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