Scrivere è comunicare

Il blog per scrittori, blogger e copywriter

Gli elementi che rendono un romanzo indimenticabile

Gli elementi che rendono un romanzo indimenticabile

Ci sono ben pochi romanzi che ricordo ancora dopo parecchi anni dalla lettura, romanzi che forse non rileggerei, proprio perché sono ancora presenti nella mia memoria, con i nomi dei personaggi, la loro voce che ho immaginato nella testa, i drammi personali, le scene e le azioni, e quel modo di mescolare le parole fra loro che di solito si chiama stile.

I romanzi indimenticabili sono quelli che ti fanno provare rabbia e nostalgia, antipatie e simpatie, che ti fanno perfino insultare qualche antagonista. I romanzi veramente indimenticabili sono forse soprattutto quelli che ti richiamano alla mente scene della tua vita vissuta, del tuo passato che magari vorresti nascondere, ricordi di cui non parli a nessuno o che soltanto due o tre persone conoscono.

Una storia indimenticabile è in grado di scavare dentro di te fino all’osso, lasciando scoperte ferite riaperte che pensavi rimarginate, disseppellire esperienze negative che ti hanno formato ma che non vuoi rivivere. Ma ecco che, leggendo, tutto questo ritorna a galla, gonfio e saturo come un annegato.

La lettura può essere un’esperienza che lascia il segno.

Il bello – o il brutto, secondo i punti di vista – è che continui a leggere quel romanzo che sai fin dalle prime pagine, fin dai primi capitoli, che ti entrerà anche nel sangue, ma non puoi fare a meno di leggere, perché quella storia “ti prende” (mai espressione è stata forse più azzeccata), e non puoi neanche centellinare le pagine perché chi scrive sa, volutamente o meno, come obbligarti a consumare più pagine possibili.

E poi resta quel ricordo, quello che ti porterai dietro magari per sempre. Sai anche che il romanzo che resterà indimenticabile per te potrebbe essere una noia mortale per un altro lettore.

La lettura è un’esperienza personale.

La lettura è anche cieca come la fortuna. Un libro è come un proiettile sparato nel mucchio: non puoi sapere chi colpirà, ma sai con certezza che qualcuno colpirà.

Riflettendo dalla parte dello scrittore, come si costruisce un romanzo indimenticabile? Ovviamente non esiste una risposta, non potrà mai esistere, altrimenti sarebbe troppo facile.

La scrittura creativa non si basa su una ricetta.

Però possiamo riflettere su quegli elementi che hanno reso indimenticabile un romanzo letto. Ci stavo pensando appena finita la lettura del thriller Nel bosco (In the Woods), romanzo d’esordio dell’autrice irlandese Tana French. Adesso è diventata una delle mie autrici preferite e ho ordinato un altro suo romanzo, da bravo bibliomane.

Una storia forte

Che cos’è una storia forte e come si scrive una storia forte?

Il dizionario del Corriere, fra gli altri, dà questo significato all’aggettivo “forte”:

Di fenomeno naturale, di evento, che colpisce i sensi con particolare intensità.

Una storia forte è dunque una storia che ci colpisce con particolare intensità. È una storia che contiene una serie di elementi che possono suscitare emozioni, che stimolano la riflessione, che riaccendono vecchi ricordi.

Una storia forte è drammatica, nel senso più generico del termine. La forza nel romanzo Nel bosco non sta solo nella trama, ma anche – e forse soprattutto – nelle sottotrame, in tutte quelle microstorie che danno più spessore e anche credibilità a un romanzo. La nostra vita, in fondo, non è fatta solo di una trama unica, ma anche di tante piccole sottotrame.

Una perfetta caratterizzazione dei protagonisti

Li ho visti, uno per uno, non ho avuto nessun problema a identificarli, a creare una loro immagine nella mia mente. Tana French li ha descritti anche fisicamente – cosa su cui possiamo sorvolare in un racconto, ma non in un romanzo, secondo me – ma ancor più della mera descrizione fisica e del loro abbigliamento c’erano le persone, il loro modo di parlare, di muoversi, di agire, di mentire, di tacere.

Tana French ha usato la prima persona, nel punto di vista di uno dei protagonisti, il detective Ryan. Potrebbe essere limitante, eppure ha trovato il modo di far conoscere al lettore le scene svoltesi durante l’assenza di Ryan. E tutto è filato liscio per le 500 pagine del romanzo.

Tutta la storia è costruita alternando le indagini della Squadra Omicidi di Dublino con i tanti flashback e le storie personali e questa alternanza di scene ha portato il lettore a conoscere perfettamente i personaggi della storia.

Uno stile coinvolgente

Banale, ma non ho trovato una parola migliore. Lo stile è uno di quegli elementi della storia su cui sono fissato. Puoi scrivere la storia più bella e originale del mondo, ma se il tuo stile non mi coinvolge, non l’apprezzerò e non finirò magari di leggerla.

Nello stile di Tana French ho trovato una grande proprietà di linguaggio, un flusso quasi malinconico di parole che ha generato empatia non solo verso il Ryan narrante ma anche verso l’intera storia.

Non so come si crei uno stile coinvolgente, perché ciò che coinvolge me può non coinvolgere voi e viceversa. C’è chi ama le storie narrate usando la seconda persona, che io non sopporto proprio e trovo innaturale. Di certo non ci si può limitare a scrivere con la formula “soggetto+verbo+predicato”.

Lo stile, fra i 3 elementi mostrati, è forse il più soggettivo. Mi è capitato di riscrivere dei pezzi perché mi sembravano troppi sciatti come scrittura, non c’era poesia, non c’era stimolo, secondo me, a continuare la lettura.

Scrivere richiamando un senso di nostalgia

Forse è così che si scrive un romanzo indimenticabile: facendo provare nostalgia al lettore una volta finita la sessione di lettura e far restare quella sensazione a fine libro. Ho nostalgia ora del romanzo Nel bosco e non vedo l’ora di leggere il secondo della Squadra Omicidi di Dublino, proprio come provo nostalgia per il romanzo O Lost, che mi sta facendo cercare disperatamente tutte le opere di Thomas Wolfe.

Quali sono i vostri romanzi indimenticabili e perché li ricordate ancora? Riuscite a individuare degli elementi all’interno che vi hanno reso quelle storie indimenticabili?

54 Commenti

  1. Maria Pia Rollo Wild Woman
    27 aprile 2017 alle 07:29 Rispondi

    Ciao Daniele. Tutto questo vale anche se hai letto, non un romanzo, ma un saggio? Io ho letto “Donne che corrono coi lupi” di Clarissa Pinkola Estés, e da allora lo considero uno dei libri migliori che abbia mai letto.

    • Daniele Imperi
      27 aprile 2017 alle 09:03 Rispondi

      Ciao Maria Pia, sì, ovviamente vale anche per i saggi. Ho parlato di romanzi perché magari è più usuale che ci si ricordi di romanzi.
      Io per esempio ricordo con nostalgia “Il mattino dei maghi”, che rileggerò.

    • Chiara Mazza
      2 maggio 2017 alle 15:11 Rispondi

      E al tempo stesso non so se “Donne che corrono coi lupi” possa definirsi come un saggio. A me sembra un po’ riduttivo a dire il vero. E forse anche per quello è un libro indimenticabile. L’autrice ha saputo passare dalla sua tesi di dottorato a qualcosa che è un po’ saggio, un po’ romanzo, un po’ bibbia, un po’ racconto esoterico, un po’ trattato di psicologia jungiana, un po’ manifesto femminista… ;)

  2. von Moltke
    27 aprile 2017 alle 07:32 Rispondi

    Dopo aver letto alcune migliaia di libri, molti dei quali saggi, è difficile dire quale ti sia rimasto dentro più di tutti. Ce n’è che hanno esercitato un influenza maggiore di altri, e che hanno adirittura inaugurato perioodi differenti della mia vita e del mio modo di essere, ma questi sono soprattutto libri di filosofia, e discuterli quì mi pare fuori luogo.
    Limitandomi ai romanzi, la scelta è abbastanza ardua. Potrei indicare „Vanity fair“ di Tackeray, che mi ha dato forse il più grande piacere nel leggere un libro solo per lo stile. La lingua (l’ho letto in inglese) e la raffinatezza nell’uso della parola mi hanno reso indifferente persino alla trama. Un po’ come Wilde, fra l’altro.
    „L’idiota“ di Dostoevskij, è un testo che, invece, mi ha anche cambiato come persona, e infatti è un romanzo molto filosofico.
    „1984“ di Orwell mi ha traumatizzato, per come mi ha portato a chiedermi cosa ci sia, nell’uomo, di tanto nobile e immortale da non poter essere piegato da un uso costante e studiato della violenza.
    E però, a dirla tutta, se dovessi citare un romanzo che mi ha fatto “vedere” e “sentire la voce” dei personaggi, nel senso da te indicato, probabilmente sono quelli di Jorge Amado, e “Vita e miracoli di Tieta do Agreste” su tutti. Ma farei un torto a Buzzati, che mi ha fatto arrabbiare e penare come i suoi personaggi del “Deserto dei Tartari” (altra opera che mi ha cambiato, quando la rilessi, vent’anni dopo), e “Un amore”.
    E basta, che più parlo di libri, più ne affiorano alla memoria.

    • Daniele Imperi
      27 aprile 2017 alle 09:05 Rispondi

      Ho un volume con alcuni romanzi di Tackeray.
      “L’idiota” di Dostoevskij mi manca, 1984 mi è piaciuto ma non mi ha colpito più di tanto.

  3. Grilloz
    27 aprile 2017 alle 07:33 Rispondi

    E’ una cosa molto soggettiva, legata non solo a chi legge ma anche al momento in cui legge, al suo stato d’animo in quel frangente. Del resto lo dici anche tu “Una storia indimenticabile è in grado di scavare dentro di te fino all’osso, lasciando scoperte ferite riaperte che pensavi rimarginate, disseppellire esperienze negative che ti hanno formato ma che non vuoi rivivere.”
    Quindi forse hai dimenticato il punto più importante:
    scrivi per il tuo lettore non per tutti, scrivi usando lo stile eraccontando la storia per suscitare quelle emozioni in quel lettore, non per piacre a tutti.

    • Daniele Imperi
      27 aprile 2017 alle 09:06 Rispondi

      Sì, penso anch’io sia legata anche allo stato d’animo. Potresti non apprezzare un libro solo perché lo leggi nel momento sbagliato.
      Vere le ultime cose che scrivi, ma io non so, quando scrivo, a quale lettore mi rivolgo :)

  4. Maria Grazia
    27 aprile 2017 alle 08:48 Rispondi

    Ecco, nostalgia è la parola chiave. Ho finito una decina di giorni fa di leggere i racconti di Lucia Berlin e mi sento orfana.

    • Daniele Imperi
      27 aprile 2017 alle 09:10 Rispondi

      E se poi l’autore di cui senti nostalgia non ha scritto altro, ecco che ti mancherà per sempre.

  5. PADES
    27 aprile 2017 alle 09:40 Rispondi

    Sì, dipende dallo stato d’animo, dal periodo, dalla situazione, da tante cose. È esaltante questa imprevedibilità, il fatto che un libro letto oggi mi uccide dentro e letto dieci anni fa passa come tanti. Il mio libro è “La strada” di McCarthy. Il mio parere è che lui volesse scrivere del rapporto padre-figlio, non in generale, ma della sua essenza più profonda, quella che vale dalla preistoria al più lontano futuro, del suo distillato ripulito dalle impurità della vita. Per farlo ha preso un padre e un figlio (quando lo ha scritto il suo ultimo figlio aveva l’età di quello del libro, e quando l’ho letto mio figlio aveva quell’età) e li ha isolati dagli altri uomini, poi ha tolto loro intorno tutti gli strati dell’esistenza: la società, la natura, l’aria, il cibo, tutto, per poter arrivare all’essenza finale, in cui ogni padre-figlio si riconosce, per sempre.
    Il bello è che a qualcun altro non avrà fatto lo stesso effetto.

    • Daniele Imperi
      27 aprile 2017 alle 09:53 Rispondi

      “La strada” di McCarthy è uno dei miei romanzi (e film) preferiti. Lo rileggerò, e forse più di una volta.
      Un post-apocalittico diverso dai soliti, perché proprio incentrato sul rapporto fra padre e figlio.

  6. Emilia
    27 aprile 2017 alle 10:37 Rispondi

    Sono una lettrice, che quando leggo un libro vado alla ricerca del perché l’autore gode di tanto credito. Ho letto con velenoso spirito critico: Pastorale Americana, di Philips Roth, considerato un classico vivente. Trovavo il suo stile narrativo prolisso, ridondante, di tipo cattedratico, di chi si pone davanti al lettore come il professore davanti ai suoi studenti, spiegando, rispiegando, sottolineando, con dovizia di particolari, con digressioni, con domande a cui lui stesso risponde, la rava e la fava di ciò che sta dicendo perché si imprima bene in testa. A volte Pastorale Americana sembra una guida per turisti alla scoperta del New Jersey, a volta una visita guidata in una conceria. E poi c’è lo sfondo della guerra in Vietnam con il carico delle proteste, eccetera eccetera. Eppure, eppure, arrivata alla fine mi sono dovuta ricredere: Philips Roth, è un grande, anche se non so ben spiegare esattamente quale sia il suo fascino di scrittore. E’ questo che mi vorrei chiarire, non sono solo le emozioni, anche se hanno una parte preponderante, è qualcosa che sa di storia perenne, di eventi che rimarranno nella storia letteraria come le piramidi.

    • Daniele Imperi
      27 aprile 2017 alle 10:57 Rispondi

      Pastorale Americana vorrei leggerlo. Anche a me è capitato di trovare noiosissimi molti romanzi considerati capolavori.
      Penso che sia come dici alla fine: un libri indimenticabile è un libro che resta nella storia, perché ciò che dice varrà sempre.

  7. Maria
    27 aprile 2017 alle 11:32 Rispondi

    Ciao Daniele, io ho diversi libri che mi sono rimasti nel cuore per diversi motivi:

    – Il Signore degli Anelli. A parte la storia, per cui amo particolarmente il fantasy. Ma mi sono piaciute le descrizioni solenni di paessaggi/personaggi. E i dialoghi: mi hanno strappato risate, disappunti e tantissime altre sensazioni. ricordo ancora a memoria una descrizione di Glorfindel “..in testa portava saggezza, in mano portava vigore..”
    – Anna Karenina e Guerra e Pace. A parte per l’angolazione con cui vengono descritti alcune scene storiche, mi ha impressionato il modo il cui vengono descritte le emozioni e le sensazioni dei personaggi, e quanto profondamente sono caratterizzati. Il “mal d’amore” e la disperazione di Anna Karenina, quando il principe Andrej capisce quanto è vana la grandezza. Per non parlare di del personaggio di Pierre che non ho particolarmente amato. MA come dimenticare i suoi pensieri sul mistero della vita? Sull’inadeguatezza che sentiva rispetto algi altri aristocratici? Qualcosa che ti entra dentro e non puoi mai dimenticare.
    – Il Cavaliere inesistente, con Agilulfo, un personaggio tanto impacciato quanto metodico e profondo. In questo libro ho trovato una metafora dell’importanza e delle “verità” sull’amore che mi hanno lasciato spiazzata e allo stesso tempo più ricca.

    Ne ho anche altri, ma forse questi sono quelli che più di tutti sono per me, libri indimenticabili

    • Daniele Imperi
      27 aprile 2017 alle 11:35 Rispondi

      Ciao Maria, “Il Signore degli Anelli” m’è piaciuto molto, ma i ricordi del libro sono stati “inquinati” dalle scene del film.
      “Anna Karenina” e “Guerra e Pace” mi mancano ancora da leggere, purtroppo.
      Della trilogia “I nostri antenati” di Calvino ricordo con molto piacere invece “Il barone rampante”. Forse dei 3 è quello che m’è piaciuto di più.

  8. Brunilde
    27 aprile 2017 alle 12:01 Rispondi

    I romanzi indimenticabili da sempre:
    Il Dottor Zivago di Pasternak e Il Gattopardo di Tomasi di Lamedusa.
    Letti e riletti a distanza di anni, mi hanno sempre parlato ed emozionato, diversamente a seconda del momento della vita in cui mi trovavo.
    Anch’io ho scoperto Jorge Amado tanti anni fa, e mi porto dentro indelebili i colori del suo mondo e delle sue donne: Teresa( Batista stanca di guerra), Gabriela ( garofano e cannella ) e Donna Flor ( e i suoi due mariti ).
    Una menzione speciale per ” Le quaranta porte” di Elif Shafak, un libro gentile e potente che parla d’amore, di poesia e di ricerca interiore, e che mi ha emozionato molto.
    Che meraviglia parlare e leggere di libri indimenticabili: grazie Daniele!

    • Daniele Imperi
      27 aprile 2017 alle 12:12 Rispondi

      Il Gattopardo di Tomasi di Lamedusa è fra i primi romanzi che ho letto :)
      Su Il Dottor Zivago di Pasternak sono in dubbio se leggerlo, non ho granché apprezzato il film e quindi sono influenzato.

      • Nuccio
        28 aprile 2017 alle 15:36 Rispondi

        Gli scrittori russi dell’ottocento mi affascinano. Gogol,Tolstoj, Checov sono insuperabili maestri nell’individuazione dei personaggi, ma devi avere molta pazienza. Quella maledetta abitudine di usare i patronimici o i diminutivi sono una spina nel fianco. Devi rileggere in cerca del personaggio a cui è stato attribuito. Ma, in definitiva, è gratificante.

        • Daniele Imperi
          28 aprile 2017 alle 15:45 Rispondi

          È parecchio che non leggo gli autori russi dell’800. Ho letto qualcosa di Gogol’, Puškin e Lermontov.

  9. Lucia Paolini
    27 aprile 2017 alle 13:30 Rispondi

    Vivevo in un paesino a pochi chilometri da Madrid.Non parlavo ancora Spagnolo e leggerlo era un’utopia. Avevo finito tutti i libri in italiano che mi ero portata e nel giro di poco avevo esaurito anche le bottigliette dello shampoo, del detersivo e qualsiasi altra etichetta possibile. Mi regalarono un libro in italiano. Mi infilavo in un buco nel terreno con il mio tesoro tra le mani, per poi risalire verso il cielo e sedermi sui ruderi di campanile diroccato. Da lontano si vedeva Madrid avvolta in una nuvola di smog. Mi sentivo lontana e quel libro è stato un bastardo. E’ entrato senza permesso e si accomodato come se fosse casa sua. Ancora non se ne è andato, tanto da rendermi impossibile vedere la sua versione cinematografica. Si, i libri che rimangono, sono quelli che con nostalgia, ti toccano. Come fare a scriverli credo sia un mistero, anche se la tua analisi credo sia interessante. Per me lui è indimenticabile per la storia, per il modo in cui è scritto, per i personaggi meravigliosi e perché ha rimbombato nella mia vita toccando le emozioni di cui avevo bisogno in quel momento. Forse non sarà il più bel libro del mondo, ma per me è il libro più importante : Cecità, di Josè Saramago.

    • Daniele Imperi
      27 aprile 2017 alle 13:38 Rispondi

      I libri indimenticabili non è necessario che siano i più belli del mondo, perché sono personali. Anche io comunque, se apprezzo molto un romanzo, ho paura di vederne la versione cinematografica, però poi la curiosità vince.

  10. P.L. Cartia
    27 aprile 2017 alle 14:04 Rispondi

    Il fu Mattia Pascal, di Pirandello. Interessantissima la riflessione su cosa costituisca veramente l’identità di una persona, se questa viene “sganciata” da tutta la rete di rapporti e legami sociali che costituisce la sua realtà.
    Eon, di Greg Bear. Datato (scritto negli anni 80), ma per me ancora pieno di “sense of wonder”.

    • Daniele Imperi
      27 aprile 2017 alle 14:21 Rispondi

      Ho quello di Pirandello, ovviamente ancora da leggere. Ma non conosco Eon.

      • P.L. Cartia
        27 aprile 2017 alle 15:08 Rispondi

        Infatti non è molto conosciuto. Quello che mi attira ancora adesso è il senso di immensità che alcuni elementi della storia hanno evocato.

        • Daniele Imperi
          27 aprile 2017 alle 15:24 Rispondi

          Sembra interessante, l’ho messo in lista.

  11. luisa
    27 aprile 2017 alle 14:39 Rispondi

    I libri sono come il profumo sono molto personali, anche se poi possono essere in tanti a mettere lo stesso profumo, come in tanti a comprare lo stesso libro.
    Però ” l’incontro” è (secondo me) sempre un incontro unico, tra chi narra e chi legge.
    Effettivamente, le parole sono come frecce, una volta scagliate non si sa dove colpiscono,le mie letture sono soprattutto saggi e romanzi, Paulo Coelho mi coinvolge sempre, come nel romanzo “la strega di Portobello”

    • Daniele Imperi
      27 aprile 2017 alle 15:04 Rispondi

      Il paragone col profumo è azzeccato. A me alcuni profumi arrivano come “puzze”, allo stesso modo in cui alcuni romanzi ritenuti capolavori a me sono sembrati una noia :D

  12. Il Palombaro (Immersività blog)
    27 aprile 2017 alle 16:08 Rispondi

    Sante, sante, sante parole. Il romanzo giusto è quello che dilania il lettore, che lo scanna come un porco, che lo rivolta come un calzino bagnato. Ma trovarlo non è facile per niente. Io quello che desidero è essere travolto, turbato, sconvolto. Vorrei cambiare, vorrei essere una persona migliore, e ciò è possibile solo sconvolgendo i propri schemi, le proprie emozioni. Il romanzo giusto può tutto ciò.

    Non conosco questo “Nel bosco” ma hai suscitato il mio interesse.
    Per quanto mi riguarda, sono vari i libri che mi hanno cambiato. Per cominciare, devo citare “Martin Eden” di Jack London: mi ha colpito come poche cose al mondo e paradossalmente mi ha spronato a diventare uno scrittore. Poi c’è “Pan” di Knut Hamsun, al quale sono affezionatissimo e al quale il mio pensiero torna spesso. Rimane, per me, la storia d’amore più atipicamente intensa, circondata dall’atmosfera più suggestiva che abbia mai letto. È forse la storia a me più affine, sotto tanti punti di vista.
    “Viaggio al termine della notte” di Céline mi ha segnato. “Fuoco Fatuo”, “Memorie di Dirk Raspe”, “Stato Civile” e “Racconto Segreto” di Pierre Drieu La Rochelle hanno inciso profondamente nella mia gioventù, così “Sole e Acciaio”, “La Via del Samurai” e “Lezioni spirituali per giovani samurai” di Yukio Mishima, e il “Diario di uno squadrista toscano”.
    Un altro libro che mi colpì tanti anni fa e che porto sempre con me è “L’epopea di Gilgamesh”. Mi travolse anche, seppure in modo diverso, “La mostra delle atrocità” di Ballard.

    • Daniele Imperi
      27 aprile 2017 alle 16:32 Rispondi

      Ah, “Martin Eden”, ce l’ho fin da quando ero un ragazzino, ma devo ancora leggerlo. Ora lo metto a portata di mano così finalmente lo inizierò :)
      “Pan” m’è piaciuto, lettura fatta da ragazzo, ma ho preferito “Fame” di Hamsun.
      “Viaggio al termine della notte” è un altro dei libri che ho da anni e che ancora devo leggere.
      “L’epopea di Gilgamesh” l’ho letto qualche anno fa.

  13. Elisa
    27 aprile 2017 alle 16:09 Rispondi

    il romanzo indimenticabile è quello che tocca i tuoi sentimenti più profondi, che riporta a galla qualcosa che sembrava ormai sopito e lo fa senza che nemmeno te ne accorgi. I romanzi che preferisco sono quelli che assomigliano molto ad una lunga poesia (in prosa).

    • Daniele Imperi
      27 aprile 2017 alle 16:33 Rispondi

      Sto leggendo “Ultime lettere di Jacopo Ortis” di Foscolo e sembra proprio una lunga poesia in prosa :)
      Anche “Suttree” di Cormac McCarthy mi dà la stessa sensazione.

      • Elisa
        28 aprile 2017 alle 13:33 Rispondi

        ho letto qualche brano l’hanno scorso dell’Ortis per lavoro e confermo le tue impressioni.
        I romanzi densi di poesia hanno a volte una trama piuttosto lineare, ma fanno emergere il punto di vista della voce narrante, spesso intriso di sentimenti profondi.
        Cmq nei romanzi che più mi piacciono e mi rimangono nel cuore i protagonisti hano una caratterizzazione psicologica di tutto rispetto e in essi mi identifico.
        Tra le caratteristiche che hai citato nel post per fare di un romanzo un romanzo indimenticabile io ne aggiungerei un’altra: ti insegna qualcosa. Qualcosa che avevi già dentro di te, ma non sapevi di avere. Un insight.

        • Daniele Imperi
          28 aprile 2017 alle 14:43 Rispondi

          Nel thriller che ho citato nel post c’è infatti una buona caratterizzazione psicologica dei personaggi.
          D’accordo anche sul fatto che ti possa insegnare qualcosa, anche se quello non era l’intento dell’autore.

          • Elisa
            29 aprile 2017 alle 18:34 Rispondi

            il “tuo” thriller l’ho già segnato tra i romanzi da leggere e ti ringrazio ancor prima di leggerli perchè ne ho scoperti altri con titoli simili che mi hanno acceso la cuiosità, anche se non thriller…

  14. Renato
    27 aprile 2017 alle 16:42 Rispondi

    Caro Daniele,
    approfitto di questo tuo post per andare fuori tema. Sono stati citati molti classici e tu, amabilmente, hai ammesso di non averne ancora letti parecchi. Ecco, se dovessi fare io la mia lista dei classici che non ho letto (e che mai leggerò) credo che non la finirei più.
    Non ho letto Prust, non ho letto Baudelaire, e nemmeno i grandi romanzieri russi, però leggo in continuazione grandi autori (più o meno) contemporanei (nel senso di vivi) cui non manca niente in termini di profondità e intelligenza. So che qualcuno inorridirà, ma la verità è che dei classici non sento la mancanza. Magari è solo ignoranza, la mia. Ma è così.

    • Daniele Imperi
      27 aprile 2017 alle 16:51 Rispondi

      I classici sono tantissimi e quindi ce ne sono parecchi che non ho ancora letto. Ma considera che ormai da tempo io leggo 2 libri per volta, un classico e un moderno insieme.
      A parte qualche poesia di Baudelaire, non ho letto neanche io Proust. I classici non devono per forza piacere, e è chiaro che ci siano validissimi autori contemporanei, ma secondo me sono letture da fare, anche solo per conoscere meglio certi periodi storici.

  15. samanta giambarresi
    28 aprile 2017 alle 09:31 Rispondi

    Una delle grandi lezioni della scrittura è: non è quello che scrivi ma come lo scrivi.
    Ho letto alcuni libri che sono rimasti nella mia testa come un tormentone estivo. Uno dei primi sicuramente è stato La ragazza di Bube di Carlo Cassola.
    Uno degli ultimi libri letti a far breccia nel mio cuore è stato Mille splendidi soli di Khaled Hosseini.

    • Daniele Imperi
      28 aprile 2017 alle 09:42 Rispondi

      Conosco quel detto, anche se non mi ci trovo molto d’accordo. Però in un certo senso è vero, conta molto come imposti il tuo libro, anche se quel tema è stato già affrontato da altri.

  16. Mirko
    28 aprile 2017 alle 20:24 Rispondi

    Ciao Daniele, uno dei personaggi indimenticabili che ho trovato leggendo dei romanzi è certamente l’inquisitore Eymerich. È stato davvero dipinto magistralmente.

    • Daniele Imperi
      29 aprile 2017 alle 07:19 Rispondi

      Intendi i romanzi, immagino. Io ho il “Manuale dell’inquisitore” di Fra N. Eymerich.

      • Mirko
        29 aprile 2017 alle 07:26 Rispondi

        Ciao Daniele, sì intendo i romanzi. Che ho tutti. E ho anche il manuale dell’inquisitore di Fra N. Eymerich.

  17. agata robles
    30 aprile 2017 alle 17:32 Rispondi

    Cantare di Agapito Robles, tanto incollato addosso da aver determinato il mio nick name. ma poi ti ho parlato già di quella cosa fenomenale che è Paesaggio dipinto con il tè di Pavìc? E ti sembrerà strano, ma non potrei mai spostare dal mio comodino il don chisciotte….

    • Daniele Imperi
      2 maggio 2017 alle 07:00 Rispondi

      Il Don Chisciotte l’ho letto lo scorso anno e resterà indimenticabile anche per me :)

  18. Barbara
    30 aprile 2017 alle 18:15 Rispondi

    I romanzi indimenticabili sono, per me, quelli in cui avrei voluto essere là dentro, e non sempre al posto del/della protagonista. Oppure quelli in cui avrei voluto essere nella trama per cambiarla, perché com’era andata a finire proprio non mi piaceva e volevo riscriverla, vivendola. Non ne trovo che mi siano piaciuto per qualcosa che ho ritrovato del mio vissuto, quanto piuttosto per qualcosa che vorrei vivere. Ovviamente non mi identifico mai con la vittima :P

    • Daniele Imperi
      2 maggio 2017 alle 07:01 Rispondi

      In alcuni casi, come nel citato Nel bosco, avrei voluto essere anch’io nella trama.

  19. Cavallo Nevrotico
    1 maggio 2017 alle 21:23 Rispondi

    Seguo il tuo blog da diverso tempo. Complimenti davvero!

    • Daniele Imperi
      2 maggio 2017 alle 07:02 Rispondi

      Ciao, grazie e benvenuto :)

  20. mariella barbagallo
    18 maggio 2017 alle 09:10 Rispondi

    l’immoralista di Gide, l’insostenibile leggerezza dell’essere di kundera, il processo di kafka, senza verso di emanuele trevi delitto e castigo sono i romanzi che non dimenticherò perchè la trama è quasi inesistente e l’indagine sull’io o su gli io è assoluta e profondissima con una lingua senza tempo unica feroce come lo è una lama affilata e lucente.

    • von Moltke
      22 maggio 2017 alle 07:17 Rispondi

      Beh, che non ci sia trama in Delitto e Castigo mi pare un torto non da poco fatto all’Autore: è un romanzo poliziesco (pur se il lettore sa sepre chi è il colpevole) che, anche a prescindere dal significato profondo della storia, mi ha fatto sentire una tensione come nei migliori thriller…

  21. mariella barbagallo
    18 maggio 2017 alle 09:12 Rispondi

    credo che tutto sia bello da queste parti e soprattutto libero…………

  22. Elisa
    20 maggio 2017 alle 17:48 Rispondi

    ciao Daniele

    ho appena appena finito di leggere Nel bosco, ma non è certo indimenticabile… Questo per dirti come nella scrittura sia tutto molto soggettivo…
    Lo stile che per me è la “faccia” de romanzo era piuttosto pesante; molte frasi soprattutto descrittive le avrei tolte perchè non aggiungevano nulla nè allo svolgersi della trama, nè alla caratterizzazione dei perosnaggi, nè alla piacevolezza della storia. Ho trovato l’inizio un po’ rallentato proprio a causa dello stile e di certe affermazioni sulla psicologia del protagonista (es. “io desidero ardentemente la verità e mento” a pag.12″) che non servono a nulla (perchè quest’affermazione? quando ha mentito a noi lettori il narratore?) e che paiono poco credibili (se sei così furbo perchè ti 6 lasciato abbindolare da una ragazzina?). La frase da me citata mi ricorda tantissimo il romanzo della Summer “Credimi, sto mentendo” nel quale la protagonista è una nota bugiarda e truffattrice, ma al lettore alla fine della fiera non mente mai.
    Alcuni personaggi sembrano macchiette e sono già stati visti e rivisti, soprattutto nei film americani.
    La trama invece si snodava benissimo con diverse sottotrame che però venivano presto o tardi abbandonate e lasciate al caso. Non posso dire che il romanzo non abbia una solida struttura e non sia ben congengato ma non c’è nessuno che tira le somme. Ad esempio a pag. 33 e a pag. 41 ci sono delle frasi scritte in corsivo che sembrano i pensieri emersi dall’inconscio del protagonista, ma poi… che ne è del loro significato?
    E la fine… quella poi! Ma almeno tu l’hai capita?
    La vicenda principale si conclude ma… l’altra? Cos’è successo a quesi 2 bambini?
    Trovo che chi ci ha mentito non sia l’io narrante, ma l’autrice che ci ha fregato 17 € circa ;)
    Meno male l’ho preso in biblioteca…

    • Daniele Imperi
      22 maggio 2017 alle 07:22 Rispondi

      Ciao Elisa, io non ho trovato lo stile pesante, ma è appunto una cosa soggettiva.
      La fine l’ho capita, non mi è sembrata strana. Forse dei bambini l”autrice parlerà in seguito, almeno lo spero.
      17 euro? Io l’ho comprato su Amazon a 5,87.

  23. Elisa
    22 maggio 2017 alle 16:48 Rispondi

    il prezzo l’ho trovato dietro la copertina ed è quello che ti chiedono le normali librerie. Poi Amazon sappiamo che politiche adotta, quindi nn mi meraviglio se lì l’hai comprato ad un prezzo decisamente inferiore.
    La fine dovrebbe essere quel momento della storia in cui si tirano le fila… Tutte le sottotrame vengono concluse, viene detto cosa è successo ai personaggi secondari, ecc…
    Se la trama parallela non trova la giusta conclusione (ovvero non si risolve il mistero dei bambini scomparsi) il libro non è finito. Non è corretto parlare di fine nemmeno se ci sarà un seguito (che non mi risulta ci sia).

    • Daniele Imperi
      22 maggio 2017 alle 16:54 Rispondi

      Amazon sconta del 15%, il libro che ho preso io costava infatti 6,90 euro. Forse hai trovato l’edizione rilegata, io invece quella economica.
      La storia dei bambini scomparsi è una sottotrama, la vera storia è l’indagine.

Lasciami la tua opinione

Nome e email devono essere reali. Se usi un nickname, dall'email o dal sito si deve risalire al nome. Commenti anonimi non saranno approvati.