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Come scrivere un racconto da un sogno

Sogno di DickensHo sempre fatto sogni strani. Ricordo che tantissimi anni fa, quand’ero ragazzetto, avevo deciso di scrivere i miei sogni sotto forma di racconti. In realtà ho cominciato soltanto con uno, che aveva per protagonisti delle scimmie. Non ho mai finito quel racconto, il sogno era talmente strano che non capivo più dove andare a parare.

I sogni non sono da sottovalutare. Anzi, vanno sfruttati, perché forniscono due grandi opportunità a chiunque ami scrivere:

  1. esercizi di scrittura;
  2. idee per racconti.

Nel corso di scrittura online tenuto da Fabio Bonifacci si parla proprio di trascrivere i sogni, la mattina appena svegli, per fare un esercizio di scrittura. Si migliorerà a costruire frasi, a trasformare i ricordi in un testo scritto, a padroneggiare la lingua. Io ho fatto questo esercizio per oltre un mese e è stato divertente.

Ho voluto quindi provare a trasformare un sogno in un vero racconto. Non è sufficiente trascriverlo così come lo ricordiamo, perché la storia non reggerebbe nella maggior parte dei casi, o almeno non reggerebbe una storia presa da un mio sogno, oppure i ricordi sono confusi e ciò che ne resta è ben poco per tirarne fuori un racconto. Howard Philipp Lovecraft, che sognava racconti horror, è nato solo una volta.

Il sogno va scomposto, sfrondato da tutto ciò che non serve. Vanno lasciati intatti soltanto gli elementi principali e macroscopici. Elementi attorno a cui va costruita una struttura.

Ho scelto un sogno fatto ultimamente, per cominciare. È ambientato al mare, cosa strana visto che non vado al mare da tanti anni perché non amo il mare. Però c’è di mezzo un aereo e a me volare è sempre piaciuto. Una specie di binomio della fantasia rodariano: una cosa brutta e una bella insieme e vediamo che succede.

La trama del sogno

Nel sogno ero al mare con degli amici e a un certo punto decido di tuffarmi insieme a uno di loro. Là scopriamo che uno strano aereo ci viene incontro e ci spostiamo in tempo.

Mentre nuotiamo per arrivare a riva, vedo che sulla spiaggia i nostri amici si sono riuniti a vedere che succede. Uno di loro non si scansa in tempo e un’ala dell’aereo lo prende in pieno in testa. Poi l’aereo si gira in direzione del mare.

Io e il mio amico raggiungiamo la riva e decidiamo di entrare dentro. Ma dentro non c’è nessuno, solo la tuta e il casco del pilota, che io indosso, con una camera da letto e perfino un piccolo bagno.

Scendiamo e scopriamo che l’aereo è leggerissimo, così lo trasportiamo dentro un capanno abbandonato sulla spiaggia. Ma l’apparecchio ruota ancora in direzione del mare.

Io allora entro, mi siedo al posto del pilota, le porte si chiudono e l’aereo parte. Il sogno finisce con me che sono in volo verso chissà cosa, pilotato da una forza sconosciuta.

Gli elementi del sogno da tenere

È chiaro che una trama così non può essere sviluppata, quindi ho deciso di prendere gli elementi che potevano servirmi:

  • la scena di me e gli amici al mare;
  • io e l’altro che nuotiamo;
  • il velivolo che arriva;
  • noi che entriamo a vedere;
  • il trasporto al capanno;
  • io che parto con l’aereo.

Ho tolto la scena in cui il mio amico veniva colpito in testa dall’ala, perché sarebbe certamente morto e a nessuno sarebbe venuto in mente di giocherellare con l’aereo in quel caso, mentre nel sogno pare che non freghi a nessuno…

Poi ho aggiunto il resto, per rendere la storia un po’ decente.

La struttura del racconto

Ho inserito la scena del diario di bordo, raccontata in prima persona come ci si aspetterebbe. Avevo anche scritto quasi tutto il racconto in prima persona, ma non mi piaceva, così ho deciso di narrare quella parte in terza persona.

È rimasto tutto fedele al sogno, eccetto la fine, che fa sempre parte del diario di bordo. Quindi la storia si basa su una struttura un po’ particolare, un brano in prima persona, che accenna a qualcosa di insolito, una parte centrale che spiega gli eventi, ma tramite un narratore, e infine una conclusione, di nuovo in prima persona, che prelude a una continuità.

Il racconto in questione è Il velivolo, apparso ieri nel blog.

Avete mai provato a scrivere i vostri sogni o a trasformarli in racconti?

22 Commenti

  1. Marco
    6 febbraio 2012 alle 08:09 Rispondi

    Non ricordo mai i sogni. È bizzarro perché so che si sogna sempre: ma al mattino ho la testa completamente vuota. Credo però che il sogno sia un eccellente “serbatoio” di storie.

  2. Romina
    6 febbraio 2012 alle 19:35 Rispondi

    Quando dormivo un po’ di più, usavo spesso i sogni per scrivere racconti… ora quasi non dormo per aver tempo di scrivere ecc., quindi ho pochi sogni a cui attingere… non si può avere tutto dalla vita! Ah, che ridere! Comunque i sogni sono davvero una buona fonte di ispirazione senza contare che aprono all’inconscio e parlarne non può che farci bene! Freud per esempio ti chiederebbe perché il tuo amico è stato colpito, eh, perché? Perché tu vuoi fuggire? Sì, perché vuoi fuggire, altrimenti perché tutti quei simboli di fuga ed evasione… ok, fine della psicanalisi.
    Sono perfettamente d’accordo sulla differenza tra il raccontare un sogno e trasformarlo in un racconto: nel secondo caso serve aggiungere la credibilità della storia e un minimo di logica!

  3. Daniele Imperi
    6 febbraio 2012 alle 20:33 Rispondi

    @Marco: su allora, sforzati e scrivi al mattino il sogno che hai fatto.

    @Romina: ma anche la psicanalista fai? :| E comunque credo che tu abbia indovinato, vorrei davvero “fuggire” e dove ho in mente di andare c’è di mezzo il mare, anche!

  4. Salomon Xeno
    6 febbraio 2012 alle 21:10 Rispondi

    Sto provando a trasformare due sogni in due racconti distinti. Uno l’ho messo da parte, l’altro invece è un po’ Lovecraftiano (ma potrei dire Dunsaniano ^^) però non sono Lovecraft e devo capire meglio da che angolazione parlarne. In realtà è difficile che mi rammenti di cosa ho sognato, ma quelle poche volte è sempre divertente provare a metterlo per iscritto.

  5. Sara Lo Giudice
    7 febbraio 2012 alle 11:42 Rispondi

    Quando parlando con un amico o mio marito esordisco con: “Ho fatto un sogno che ti voglio raccontare”, generalmente il mio interlocutore si mette le manni nei capelli perché i miei sogni sono veramente assurdi e contorti, ma effettivamente anche pieni di spunti. Finora non ho mai provato a trasformarli in racconti, non ho la fantasia necessaria a svilupparli (forse è per questo che traduco, so scrivere ma non creare), ma non è escluso che tenti di realizzare un racconto giusto per vedere cosa succede… Grazie per questo input inaspettato! :-)

  6. Daniele Imperi
    7 febbraio 2012 alle 11:49 Rispondi

    @Salomon: buon lavoro, allora :)

    @Sara: i sogni sembrano essere sempre contorti, sono il frutto di immagini e sensazioni che provengono dalla vita reale e vengono poi mescolate dal cervello. Un buon calderone di idee, quindi :)

  7. Romina
    7 febbraio 2012 alle 12:45 Rispondi

    @Daniele: No, non faccio la psicanalista… però non mi dispiacerebbe tanto! Ho dato qualche esame universitario (es. psicologia dello sviluppo e psicopedagogia) e mi interessano abbastanza queste tematiche. Non ne so di certo abbastanza, però, vedi che qualcosa ho indovinato?

  8. franco zoccheddu
    7 febbraio 2012 alle 20:12 Rispondi

    Sognare è fantastico. Purtroppo ho la sensazione che sia solo una energica rimescolata nel mazzo delle nostre esperienze quotidiane. Ed è proprio per questo che concordo assolutamente con te, Daniele, sulla spinta creativa che ne può provenire: scambiare, permutare, inventare, confondere. Niente ha il potere creativo allo stato puro di un sogno, così come nulla è paragonabile all’invenzione narrativa di un buon romanziere.

  9. Lisa Corradini
    7 febbraio 2012 alle 22:19 Rispondi

    Se pensi che la Stephenie Meyer, autrice del romanzo di Twilight, sia stata ispirata da un sogno fatto, significa che i sogni portano veramente consigli.
    Buona l’idea di esercitarsi con il sogno fatto.

  10. Daniele Imperi
    8 febbraio 2012 alle 09:14 Rispondi

    @Lisa: non sapevo della Meyer, ma spero che i sogni portino storie di qualità migliore :)

  11. Sofia Stella
    8 febbraio 2012 alle 13:00 Rispondi

    Anch’io ho sempre fatto sogni particolari. In alcuni casi è come sognare delle vere e proprie storie, con un principio, un inizio e una fine. In altri, sono solo frammenti da cui prendere spunto per creare nuove storie. Infine, i sogni delle volte mi vengono in aiuto quando mi pianto in una storia, mostrandomi la strada per continuare a scrivere. Fa venire un po’ i brividi, ma è quello che mi accade da quando ero bambina.
    Io ho il sonno molto leggero e sogno tantissimo (perché mi sveglio spesso; la fase REM avviene prima del risveglio) e la capacità di ricordare, al mattino, i sogni in quasi tutti i loro particolari.
    Ho scritto moltissime storie basate sui miei sogni, ma in molti casi ho dovuto aggiungere o togliere, per mantenere una certa coerenza nella storia; concordo con Daniele quando sostiene che i sogni sono solo materiale grezzo da cui prendere spunto, ma poi, lo scrittore deve fare lo sforzo, cosciente, di imporre una logica e una struttura, altrimenti sulla pagina la storia non funziona.

  12. franco zoccheddu
    8 febbraio 2012 alle 19:33 Rispondi

    I have a dream. Mlk: ecco uno che sapeva “sognare”.

  13. Come scrivere un racconto da un sogno | Scrivere e leggere libri | Scoop.it
    9 febbraio 2012 alle 09:51 Rispondi

    […] background-position: 50% 0px; background-color:#222222; background-repeat : no-repeat; } pennablu.it – Today, 9:51 […]

  14. Michela
    12 febbraio 2012 alle 14:36 Rispondi

    Ma veramente bello questo post, ottima idea! :)
    Io non sogno praticamente mai purtroppo, o mi sa che non me li ricordo.
    Però un paio di giorni fa ho sognato che scrivevo la recensione a un racconto, e che notavo alcune cose che tecnicamente erano proprio ben fatte. Mi sono svegliata e siccome era prestissimo, tipo le 4 di mattina, mi sono alzata, ho scritto tutto e sono tornata a dormire :)
    Ho riletto poi quegli appunti, ma sono un po’ un minestrone… mah :)

  15. Daniele Imperi
    12 febbraio 2012 alle 16:33 Rispondi

    @Michela: non ho parole :D

  16. Come scrivere un racconto da un sogno | Scrivere e leggere libri | Scoop.it
    21 febbraio 2012 alle 10:02 Rispondi

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  17. 7 modi per inventare storie
    27 febbraio 2012 alle 05:02 Rispondi

    […] Scrivere una storia da un sogno: avete mai fatto sogni particolarmente strani o avventurosi? Io quasi ogni notte. La maggior parte delle volte è soltanto spazzatura mentale che non vale la pena di scrivere, ma un paio di sogni mi hanno dato l’idea per due racconti. Ho quindi preso appunti, che svilupperò in racconto. […]

  18. Simonw
    20 giugno 2012 alle 13:35 Rispondi

    Io sono un ragazzo di 22 anni, dal 2005 ho iniziato a scrivere i miei sogni trasportando questo hobby fino adesso che siamo nel 2012. Ho una collezione di 60 sogni e anche sta notte ne ho fatto uno, quando mi alzo la mattina li ricordo molto bene e vividi nella mia mente e me li appunto su un foglio per pero riscriverli meglio a pc. Avrei sempre voluto scriverci un libro, ma alla fine non l’ho mai fatto per via del mio italiano orrendo nello scrivere, e per la privacy delle persone che sogno dato che tendo sempre a mettere nome e cognome nei miei sogni e avro sognato un centinaio di persone che conosco e alcuni sogni sono basati su di loro. Comunque non smetterò questo hobby e chissa che più avanti tra qualche anno trovo qualcuno che abbia voglia di correggerli e scriverci un libro! Sarebbe una bella cosa :)

    Un saluto a tutti!!!

  19. Lucia Donati
    4 novembre 2012 alle 19:05 Rispondi

    I sogni sono una fonte eccezionale di ispirazione.

  20. mk66
    11 agosto 2014 alle 16:39 Rispondi

    A ricordarseli sarebbero una fonte eccezionale di ispirazione, ma il problema è proprio ricordarseli :-)
    Di solito mi tornano in mente quando mi capita di vivere qualche situazione e avere una sensazione di deja-vù: siccome la maggior parte delle volte mi è accaduto con esperienze nuove mai provate prima, dove posso averle già vissute se non in un sogno?

  21. Cornetta Maria
    7 novembre 2014 alle 16:55 Rispondi

    Vi racconto un sogno. Era morta da poco mia madre ed io mi rammaricavo di non averle mai chiesto un abbraccio. Lei diceva sempre che non c’è bisogno di esprimere l’amore con i gesti, meglio essere concreti e dimostrarlo con i fatti. Non ho mai osato contraddirla perché aveva un tono così autorevole quando lo diceva, che non avrei saputo opporre argomenti più validi. Lei era stata seppellita da poco ed io non avevo lacrime per lei, perché non mi aveva negato le emozioni e con questa sgradevole sensazione tornai a casa , pensierosa, dopo il suo funerale. La sognai. Indossava un abito bianco che, per quanto fosse trasparente, non lasciava intravedere un corpo sotto la tunica. Ero in una piazzetta semibuia, un grosso lampione, posto troppo in alto, spandeva una luce fioca sotto di sé , illuminando più efficacemente il cielo. Mia madre mi corse incontro e mi abbracciò ed io restai immobile, senza partecipare a quell’inattesa dolcezza che , pure, avevo desiderato da sempre. Mi disse, indicandomi una figura lontana:- vedi? Quella è la nostra guardiana! Ci lascerà andare verso la luce solo quando la forza del vostro dolore non ci tratterrà ancora sulla Terra.- Le sue parole non sbloccarono la situazione ed io restai impalata a decifrare tutto il contesto, comprese le parole. Intorno a me vedevo una piazzetta circolare delimitata da casette basse ad un piano, tutte assolutamente uguali. Dissi a mia madre:- cosa posso fare per te?-
    Rispose soltanto :- prega e dimenticami.-
    NON E’ UNA STORIA INVENTATA. IL SOGNO ERA QUASI REALE E L’EMOZIONE MI BLOCCA ANCORA…Che mi crediate o no!

  22. Cornetta Maria
    25 dicembre 2014 alle 15:43 Rispondi

    Vi racconto un altro sogno. Nessuno mi ha pregato di smettere, perciò lo aggiungo al primo.
    La prima scena era un angolo di cimitero delimitato da una roccia, sulla quale spiccava l’immagine luminosa di un crocifisso. Ai miei piedi vedevo una tomba scoperchiata e, chissà perché, pensai che fosse mia. Ero angosciata ma non riuscivo a muovermi. Era come se quella scena m’ipnotizzasse. Ad un certo punto si levò un vento lattiginoso che mi condusse ai piedi di una scalinata dai gradini irregolari, della quale non intravedevo la fine. Cominciai a salire e mi fermai sul primo pianerottolo. Una vecchia era seduta alla mia destra su un cubo di pietra ed indossava un saio con un cappuccio che le nascondeva il viso. Dedussi l’età approssimativa dalle mani scarne e rugose. La fissai un attimo e proseguii. Altri venti gradini,altro pianerottolo ed altra vecchia identica alla prima. Contai sette figure gemelle prima di fermarmi davanti ad una gigantesca finestra dalle imposte chiuse. La cosa strana era che sormontava un muretto ma attorno non era delimitata da pareti.. Gli infissi erano ritagliati sullo sfondo di una luce biancastra. Aprii senza esitazioni e un sole immenso mi tolse il fiato: sembrava che si catapultasse su di me. Abbassai lo sguardo, quasi accecata e vidi sul prato sottostante quattro carte da gioco. La figura del re parlò! Mi disse:- sposerai un uomo bruno e benestante. Avrai due figli sani e belli!- Fu in quel preciso istante che realizzai un’amara verità: stavo sognando, perché fino ad allora ero sempre stata maledettamente sfortunata in amore…Che ci crediate o no, il destino mi ha smentita, per dimostrarmi che nessuno ne è padrone!

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