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Perché scrivere racconti

Perché scrivere racconti

La scorsa settimana Marco Freccero ci ha detto perché preferisce scrivere racconti e non romanzi. E da lì m’è venuta l’idea per questo post, non perché anche io li preferisca ai romanzi, ma perché comunque mi piace scriverli.

Tempo fa avevo parlato dell’importanza di pubblicare racconti nel blog: per un autore sono un modo veloce di farsi conoscere, di crearsi un primo pubblico e ricevere critiche costruttive.

Da quando ho iniziato a pubblicare i miei racconti, prima in alcuni forum letterari e poi qui nel blog, la mia scrittura ne ha guadagnato. Non sempre sono stato d’accordo con le critiche ricevute, ma questo è normale. Talvolta si trattava di differenti visioni, di scelte personali, ma spesso sono state critiche che hanno mostrato lacune nella storia.

Ma qui oggi dobbiamo parlare dei motivi che possono spingere un autore a scrivere racconti.

La più antica forma di narrazione

Il racconto è nato prima del romanzo. L’uomo ha iniziato a raccontare da molto tempo. Le pitture nelle caverne e le incisioni rupestri sono state le prime forme di narrazione, erano i racconti di ciò che avveniva in quelle remote epoche.

Non possiamo non raccontare. La narrazione fa parte della nostra specie. La narrazione è una delle tante forme di comunicazione. Anzi, forse possiamo dire che non si può comunicare senza raccontare.

Il racconto, dunque, è il nostro modo di parlare, è l’espressione del nostro linguaggio. Quando raccontiamo, siamo vivi, perché il racconto è una sorta di fotografia testuale dei momenti della nostra vita.

I grandi autori di racconti

Non posso citarli tutti, ma posso citarne alcuni, un breve elenco di autori tra i miei preferiti.

  • Edgar Allan Poe: i racconti di Poe sono troppo spesso conosciuti secondo varie catalogazioni, come “Racconti grotteschi e seri”, “Racconti dell’orrore” e via dicendo. Ma queste sono solo categorie limitate. In realtà i racconti di Poe sono molto altro. Alcuni sono tanto brevi quanto profondi. In poche parole riusciva a entrare nell’animo malato dell’uomo, mettendolo a nudo.
  • Howard Phillips Lovecraft: il suo orrore era più… materico rispetto a quello di Poe. Lovecraft ha usato il racconto per visualizzare l’incubo. Per mostrare i lati ignoti della realtà.
  • Arthur Conan Doyle: be’, qui parliamo dei racconti delle indagini di Sherlock Holmes. Le sue avventure sono state romanzate soltanto 4 volte, ma il resto delle storie è costituito da racconti.
  • Philip K. Dick: uno dei massimi autori di fantascienza. Finora ho letto solo alcuni romanzi, ma da poco ho acquistato i 4 volumi che contengono tutti i suoi racconti dal 1947 al 1981.
  • Giovannino Guareschi: chi non ricorda Don Camillo? Alcuni romanzi del personaggio non erano altro che episodi, racconti, uniti da un filo conduttore. E poi ci sono tutti i racconti di Mondo Candido e tantissimi altri ancora. Guareschi ha usato il racconto per parlare della sua Italia.

Scuola di scrittura

Scrivendo racconti si impara a scrivere. Si impara la tecnica, si affina lo stile, si impara a narrare. Il racconto è una storia breve, che può durare poche centinaia di battute, come nei racconti bonsai, o anche qualche decina di cartelle editoriali.

Ho imparato tanto scrivendo racconti. Non ne ho scritti molti, il mio elenco riporta 239, molti dei quali sono molto brevi (un tempo ero fissato coi racconti di 300 parole e ne scrissi circa 80), tanti neanche pubblicabili, ma tutti hanno avuto una parte nella mia scrittura.

I racconti sono stati – e continuano a essere – la mia personale scuola di scrittura.

Il pubblico dei racconti

Esiste un pubblico di lettori che ama i racconti. Esisterà sempre questo pubblico di lettori. Ci sono lettori che confessano di non riuscire a leggere romanzi troppo lunghi, che superano magari le 500 pagine. Romanzi di 1000 o più pagine neanche a parlarne.

Per questi lettori le antologie di racconti sono una manna dal cielo. E poi una raccolta di racconti si può leggere interrompendola quando vogliamo, senza il rischio di non ricordare più cosa stavamo leggendo, come accade per un romanzo.

Diciamo anche che il racconto rappresenta un modo economico per un autore di farsi conoscere nel mercato editoriale. E non parlo solo del self-publishing.

Ci sono selezioni lanciate da case editrici per racconti – a cui ho partecipato qualche volta – che offrono una pubblicazione. Oppure si può scegliere di autopubblicare un racconto: il costo dell’editing è ridotto e anche il prezzo di vendita sarà molto accessibile.

Storie non romanzabili

Non tutte le idee che abbiamo possono sfociare in un romanzo. Ci sono storie non romanzabili, storie che non possono essere scritte sotto forma di romanzo, proprio come esistono storie che in un racconto sarebbero invece troppo limitate.

Certo, possiamo stiracchiare un racconto fino a farlo diventare un romanzo: ma quale lettore non se ne accorgerebbe? I lettori di oggi sono molto furbi e smaliziati.

Per quelle storie esistono i racconti: il racconto diventa la loro forma di narrazione ideale.

Esperimenti narrativi

Grazie al racconto un autore può sperimentare. Cosa? Tutto ciò che vuole, dal semplice esercizio di stile a nuovi generi narrativi. Nei miei racconti ho sperimentato di tutto: racconto storico, fantasy, fantascienza, noir, thriller, horror, drammatico, poliziesco, spionaggio, western, storia alternativa, apocalittico, mainstream e perfino una storia d’amore.

Proprio per la sua brevità, il racconto non richiede un ingente sforzo mentale, anche se richiede comunque energie per scriverlo, e documentazione e tutto ciò che abbiamo imparato sulla scrittura creativa.

Tuttavia, la brevità del racconto ci consente di cimentarci in generi letterari che non maneggiamo ancora bene, che richiedono un certo rodaggio prima di essere affrontati sotto forma di romanzo.

Ecco i miei motivi per cui un autore deve scrivere racconti. E voi scrivete racconti? Se sì, perché avete scelto questa forma di narrazione?

90 Commenti

  1. Grilloz
    8 novembre 2016 alle 08:26 Rispondi

    A me piace leggerli i racconti, spesso si trovano delle piccole perle :)
    I racconti i Dick sono molto belli tanto che da molti sono anche stati ricavati dei film, per restare sulla fantascienza ti consiglio anche Brown e Sheckley.
    Per chi scrive sono un ottimo esercizio, sia perchè permettono di concentrarsi di più sui dettagli, sia perchè aprono le porte a infinite sperimentazioni e anche perchè si ha la possbilità di avere un riscontro in breve tempo.

    • Daniele Imperi
      8 novembre 2016 alle 13:08 Rispondi

      Cosa di Brown e Sheckley? Spero non intenda Dan Brown…
      Giusto, al riscontro veloce non avevo pensato.

      • Grilloz
        8 novembre 2016 alle 13:54 Rispondi

        Ma no, Fredric Brown :D

        • Daniele Imperi
          8 novembre 2016 alle 14:54 Rispondi

          Ti sei salvato da un linciaggio :D

          • Grilloz
            8 novembre 2016 alle 14:55

            Mi sarei linciato da solo :D

          • Barbara
            8 novembre 2016 alle 16:04

            Io leggo Dan Brown. Mi piacciono i film “americanata spaziale” e quindi anche i suoi libri. Ogni tanto un po’ di sano divertimento ci vuole, suvvia! ;)

          • Daniele Imperi
            8 novembre 2016 alle 16:08

            Per carità, ovvio che possa piacere, ma a me è bastato leggere Il codice Da Vinci per decidere di non leggere altro. E i due film, sui primi 2 romanzi della trilogia, li ho visti, ma per me sono al livello di Independence Day, americanata di serie B :)

          • Grilloz
            8 novembre 2016 alle 16:05

            Ma sì, solo che non me la sentirei di consigliarlo come maestro del racconto ;)

          • Daniele Imperi
            8 novembre 2016 alle 16:08

            E come maestro del romanzo? :D
            (Barbara ci ucciderà)

          • Grilloz
            8 novembre 2016 alle 16:17

            Io ho letto solo il codice e ho tratto le tue stesse conclusioni, però ammetto che possa piacere. Se come maestro intendi uno che sappia scrivere un best seller allora potrei dire anche di sì, però l’appellativo di maestro tenderei a riservarlo solo ai più grandi ;)

          • Daniele Imperi
            8 novembre 2016 alle 16:26

            Concordo, ha scritto un bestseller e è finito al cinema, ma Maestro è per altri autori :)

  2. Tiziana
    8 novembre 2016 alle 08:44 Rispondi

    Sono pienamente d’accordo in ciò che hai detto, Daniele.
    Mi piace tanto scriverli. È una buona palestra per qualcosa di più complesso quale il romanzo.
    Per quanto mi riguarda mi allena, ho un riscontro immediato, ho consigli che un lettore più darti e tu non vedi.
    A me ha aiutato pure coi tabù. A forza di scrivere racconti oso nel tema da trattare e non mi fa essere la monotematica.
    A mio parere un autore ne acquista in esperienza.
    I racconti sono più semplice anche per il lettore.
    Poi, chiaramente, servirebbe cimentarsi anche in romanzi per una crescita personale.
    I lettori piace leggere anche quest’ultimi.

    • Daniele Imperi
      8 novembre 2016 alle 13:10 Rispondi

      Sì, puoi usarli anche per spaziare nei temi, in modo da vedere se riesci a trattare uno specifico argomento.

  3. Marco
    8 novembre 2016 alle 08:59 Rispondi

    Eppure io fino a qualche anno fa non li amavo, li consideravo poco. Carver? E chi era? Come? Non ha nemmeno scritto un romanzo? Che scrittorucolo!
    Poi si invecchia e si diventa saggi; be’, solo un po’ ;)

    • Daniele Imperi
      8 novembre 2016 alle 13:10 Rispondi

      Io ho iniziato ad amarli grazie a Poe, invece :)

      • Marco
        8 novembre 2016 alle 16:50 Rispondi

        Di Poe ho letto un racconto solo (almeno, credo che fosse suo), alle medie: Maelstrom. È possibile?

        • Daniele Imperi
          8 novembre 2016 alle 16:54 Rispondi

          Sì, Una discesa nel maelstrom :)
          Molto bello.

        • Nani
          9 novembre 2016 alle 00:56 Rispondi

          Bello, si’, ma non e’ quello che citerei per mostrare la maestria di Poe. Io ho adorato il ritratto ovale. Li’ c’e’ applicata tutta la poetica di Poe, la sua arte nel costruire l’atmosfera, il suo metodo nel creare quella linea d’ombra che determina il suo orrorifico: e’ una storia del mistero o dell’orrore? E’ il lettore a decidere.
          Poe e’ davvero da studiare. :)

          • Daniele Imperi
            9 novembre 2016 alle 09:33

            Be’, sì, altri racconti di Poe sono migliori di quello, fra cui appunto Il ritratto ovale.

  4. Roberto
    8 novembre 2016 alle 09:12 Rispondi

    Come non darti ragione dopo aver letto Henri James, il suo Giro di vite e gli altri racconti di fantasmi… una miniera d’oro! I racconti di Maupassant… con le sue profonde analisi umane; Edgar Allan Poe, ovviamente! Il racconto è una lettura meravigliosa.

    • Daniele Imperi
      8 novembre 2016 alle 13:11 Rispondi

      Di de Mauppant ho un cofanetto con 3 volumi di novelle… Henri James invece non l’ho ancora letto.

  5. Silvia
    8 novembre 2016 alle 09:17 Rispondi

    Non ho mai amato molto i racconti, ma solo per ignoranza: non li conoscevo, non potevo apprezzarli. Forse per una specie di pregiudizio ho sempre preferito il romanzo, sia come lettura sia nelle mie scritture.
    Ora, in età più matura, non solo li apprezzo, ma ho proprio capito che la miglior scuola di scrittura consiste nel cimentarsi con il racconto. E sono anche dell’idea che scrivere un buon racconto può essere più difficile che scrivere un buon romanzo. :)

    • Daniele Imperi
      8 novembre 2016 alle 13:12 Rispondi

      Scrivere un buon racconto è difficile, ma per quanto riguarda la difficoltà non saprei, dipende dalla storia. Uno pensa che il romanzo sia più difficile, ma dipende.

  6. Nani
    8 novembre 2016 alle 09:18 Rispondi

    Io ho iniziato a scrivere racconti per esercizio, e per pubblicarli sul blog, quando esso, entità fluttuante nel mio universo ancora indefinito di scrittrice, vedrà la luce. Ma se vado di questo passo, mi sa che prima pubblico. ;D
    ll lavoro che c’e’ dietro ai racconti e’ diverso da quello dei romanzi, secondo me. E’ un po’ fuorviante dire che i primi sono palestra per il secondo. E’ svilirli. E te lo dice una che non ama particolarmente i racconti in genere.

    • Tiziana
      8 novembre 2016 alle 09:34 Rispondi

      Per me lo è.
      È un buon allenamento.
      Non capisco perché li svilisco.
      Adoro scrivere racconti. ( Dove sta lo svilimento?)
      Il romanzo ci sto lavorando.
      Ognuno pensa come crede.
      Do il giusto peso a entrambe le forme di scrittura.
      Sinceramente non ho capito questa critica.

    • Daniele Imperi
      8 novembre 2016 alle 13:14 Rispondi

      Iniziai anche per esercizio, tanti anni fa. Ma è roba che non pubblico qui :)
      Secondo me sono una palestra per la scrittura in genere, perché sono d’accordo che romanzi e racconti siano lavori differenti.

  7. Tiziana
    8 novembre 2016 alle 09:37 Rispondi

    Non svaluto proprio niente.
    Seppure do un peso importante ai racconti.
    Sono più immersa a scrivere quelli.
    Non so dove ho trasmesso uno svilimento verso i racconti.
    Ho detto l’esatto opposto, cioè che sono importanti per me.

  8. Andrea
    8 novembre 2016 alle 09:43 Rispondi

    Il racconto è un romanzo in miniatura. Se non si è capaci di scrivere dei buoni racconti molto probabilmente non si è nemmeno capaci di scrivere dei buoni romanzi.

    • Daniele Imperi
      8 novembre 2016 alle 13:15 Rispondi

      Non ne sono sicuro. E non guardo al racconto come a un romanzo in miniatura. Sono due narrazioni diverse, ognuna con le sue finalità.

      • Andrea
        8 novembre 2016 alle 22:38 Rispondi

        Chiaro che hanno delle diversità, ma io pensavo alla struttura: fase iniziale, centrale e finale. Così come nel racconto sia nel romanzo devi essere capace di saper confezionare ogni fase.

  9. Tiziana
    8 novembre 2016 alle 09:44 Rispondi

    Ti do un consiglio.
    Dì la tua opinione sopra il post che viene scritto, non un giudizio critico sui commentatori, soprattutto se hai inteso l’opposto di ciò che ho affermato e soprattutto se non hai una confidenza tale da permetterti una critica o dissenso eccessivo.
    Non ho svilito niente, anzi, chi mi conosce bene sa quanto mi piace scrivere i racconti.
    Io non giudico ciò che dicono o fanno gli altri, commento l’argomento del post.
    Buona giornata.

  10. Salvatore
    8 novembre 2016 alle 10:06 Rispondi

    «Il racconto è nato prima del romanzo. L’uomo ha iniziato a raccontare da molto tempo. Le pitture nelle caverne e le incisioni rupestri sono state le prime forme di narrazione, erano i racconti di ciò che avveniva in quelle remote epoche». – Con questa specifica affermazione mi trovi in disaccordo. Racconti e romanzi sono forme letterarie precise; affermare che una è più antica dell’altra richiede dei dati altrettanto precisi. Mentre per i romanzi un’idea di quanto antichi siano ce l’abbiamo; per i racconti non è così. Anzi, come genere letterario è più probabile che i racconti sia una forma letteraria più recente. Sostenere che le pitture rupestri siano antesignane dei racconti e non dei romanzi è, secondo me, sbagliato. O lo sono di entrambi, o di nessuno dei due.

    Io scrivo racconti perché la forma breve, per quanto più complessa di quella lunga, mi impegna di meno in termini di tempo che devo impiegare per realizzarne uno. Inoltre, pubblicandoli sul blog, si prestano maggiormente al mezzo. Rappresentano anche, come dici tu, una forma di allenamento. Allenarsi a scrivere scrivendo romanzi è un’impresa diversa che scrivendo racconti. Infine la gente ha sempre meno tempo da dedicare alla lettura; per quanto la forma lunga in Italia sia più apprezzata di quella breve, e lo dimostra il gran numero di romanzi lunghissimi (oltre le mille pagine) che in quest’epoca vengono sfornati, la forma breve è più adeguata a chi possa dedicare alla lettura solo dei ritagli di tempo.

    • Daniele Imperi
      8 novembre 2016 alle 13:17 Rispondi

      Io parlavo di racconto in generale, come forma di narrazione. Se parli del racconto come forma letteraria, quindi scritta, allora forse è come dici, E dico forse perché non dobbiamo dimenticare le favole, che sono pur sempre racconti.
      Le pitture rupestri raccontavano scene brevi, ecco perché penso che siano antesignane dei racconti.

  11. Nani
    8 novembre 2016 alle 10:06 Rispondi

    Tiziana, rallenta, rallenta. /:o
    Io non ho risposto a te, ma al post in generale, e al fatto che questi poveri racconti sono usati come ginnastica per scrivere romanzi.
    Ho scritto racconti con serieta’, ma lo ammetto, solo per avere un port folio da mostrare sul blog. E poi, forse per la prima volta ora, mi sto cimentando con un romanzo dalla struttura tradizionale, il tipico romanzo, chiamiamolo (ne ho un altro nel cassetto, la mia creatura, ma ha una struttura un po’ particolare che non rispetta una tipica narrazione lineare).
    Il lavoro che mi ha richiesto il racconto e’ completamente diverso da quello che adesso mi sta richiedendo il romanzo. Mi dispiace anche un po’ perche’ ormai mi ci ero ritrovata nella struttura del racconto, ma anche in questo nuovo lavoro c’e’ molto da imparare e questo mi entusiasma.
    Dire che il racconto e’ un modo per migliorare la scrittura in visione del romanzo, non so, mi sembra come dire che fare i 100 metri e’ un buon esercizio preparatorio per affrontare la maratona.
    E in tutto questo discorso, lungi da me criticare preferenze, metodi di scrittura o di studio o quant’altro. :)

    Ps: ho capito! Ho usato il termine palestra, non rendendomi conto che veniva dal tuo commento. Scusa, era una risposta in generale, non un attacco al tuo post.

    • Daniele Imperi
      8 novembre 2016 alle 13:19 Rispondi

      Scrivere racconti per avere un portfolio è buona cosa. Come grafici e illustratori che espongono le proprie opere nei loro siti prima di poter avere clienti :)

  12. Tenar
    8 novembre 2016 alle 11:44 Rispondi

    Per quel che ne sappiamo l’origine della narrazione è l’epica, la poesia e il canto. A parte questo, amo i racconti, amo leggerli (uno dei miei autori preferiti è Borges) e amo scriverli. Ogni storia ha il suo respiro e snaturarlo è follia. Non è facile, però, imporsi in Italia con i racconti. Pubblicarli si riesce, un po’ qui e un po’ là, ma già fare un’antologia personale non è affatto scontato.

    • Daniele Imperi
      8 novembre 2016 alle 13:21 Rispondi

      Come ho detto a Salvatore, l’origine della narrazione scritta è epica, poetica, ecc. Ma l’uomo ha iniziato a raccontare ben prima di scrivere poesie e cantare.
      Borges invece io proprio non lo reggo, m’è bastato leggere Finzioni :)
      Concordo che qui non è difficile pubblicare dei racconti singoli in ebook o in raccolte multiautore. Un’antologia è auspicabile quando sei già abbastanza conosciuto.

  13. Elisa
    8 novembre 2016 alle 11:50 Rispondi

    il racconto può essere visto come palestra per il romanzo, ma ha anche una sua propria autonoma dignità.
    Mentre, infatti, un romanzo possiamo riassumerlo e ridurlo a racconto, non sempre si può fare il contrario. Non sempre un racconto puoi “dilatarlo” per creare un romanzo.
    Il racconto per essere tale deve avere senso compiuto. Deve cioè essere in grado di far passare un messaggio ben preciso catturandolo in un’istantanea. Il lettore deve essere abbagliato dal flash, al punto di volerne leggere un altro. Se manca il flash il racconto è incompiuto. Quindi, o andava sviluppato per farne un romanzo (magari breve) o non è stato utilizzato lo stile o la struttura adeguati per far passare il messaggio.
    Non sempre il racconto narra una storia. A volte coglie solo una riflessione, come “l’uomo della folla” di Poe o il racconto che sto scrivendo ora che è una grande metafora a matrioska (cioè con altre metafore all’interno). In entrambi i casi per diverse ragioni non puoi costruirci un romanzo.

    • Daniele Imperi
      8 novembre 2016 alle 13:23 Rispondi

      Il racconto ha la sua dignità, e nessuno gliela toglie :)
      Sui racconti di Poe si potrebbe scrivere un saggio: ognuno è così diverso dall’altro che è difficile, per me, poterli inquadrare in precisi contesti.

  14. Agnese Ciccotti
    8 novembre 2016 alle 11:52 Rispondi

    Non mi sono mai cimentata in romanzi, ma i racconti sono un’ottima palestra… colpa di Edgar Allan Poe che me li ha fatti amare :-)

    • Daniele Imperi
      8 novembre 2016 alle 13:24 Rispondi

      Edgar Allan Poe li ha fatti amare anche a me :)
      Vedevo il libro di mia madre in libreria, tanti anni fa, e alla fine mi decisi a prenderlo e leggerlo. E da allora ho iniziato anche a scriverli con continuità, più o meno.

  15. Barbara
    8 novembre 2016 alle 11:57 Rispondi

    Ciao Daniele, molto bello questo articolo. Mi fa piacere che hai citato anche i racconti di Don Camillo, sono fra i miei preferiti. Data la brevità del racconto si potrebbe pensare che scriverli sia semplice, in realtà bisogna andare subito al dunque senza perdersi. È un ottimo esercizio per affinare la tecnica e, come hai detto tu giustamente, per sperimentare. Buona giornata! :-)

    • Daniele Imperi
      8 novembre 2016 alle 13:24 Rispondi

      Grazie. Vero, coi racconti dobbiamo arrivare subito al dunque, e la brevità non sempre è semplice.

  16. Maria
    8 novembre 2016 alle 12:11 Rispondi

    Ciao Daniele,
    non conosco da molto il tuo blog, ci sono arrivata per caso cercando qualcosa sul web writing.
    Io parto da molto lontano, sono software developer per necessità, ma amo da sempre leggere e, qualche volta, ho provato a scrivere con scarsi risultati però.
    Da un po’ di tempo mi sto interessando al web writing e vediamo cosa ne esce.
    Amo i libri molto lunghi e ho sempre messo da parte i racconti, perchè mi piace entrare in contatto poco a poco con i personaggi, e conoscerli fino a farli diventare miei amici.
    Leggo un po’ di tutto, ma amo particolarmente il genere Fantasy.
    Leggendoti caro Daniele, mi sono resa conto di quanto leggo,e di quanto ne so poco sulla lettura e sulla scrittura in generale :( :(
    Con questo articolo hai risvegliato la mia curiosità verso i racconti, probabilmente ne leggerò qualcuno nelle prossime settimane.
    Chissà continuando a leggerti, magari mi ritroverò ad apprezzare anche King :) :)
    Un saluto a presto, e complimenti per il blog

    • Daniele Imperi
      8 novembre 2016 alle 13:28 Rispondi

      Ciao Maria, grazie e benvenuta nel blog. Io quest’anno sto leggendo diversi romanzi lunghi, anche se ogni tanto cerco di spezzare con qualche romanzo breve di 200 pagine.
      E speriamo tu possa apprezzare King :)

    • Barbara
      8 novembre 2016 alle 16:02 Rispondi

      Ciao Maria. Se può esserti utile, io ho iniziato ad apprezzare King da “Stagioni diverse”, un’antologia di 4 racconti lunghi, che hanno poco a che fare con l’horror. :)

      • Daniele Imperi
        8 novembre 2016 alle 16:06 Rispondi

        “Stagioni diverse” devo procurarmela :)

      • Silvia
        9 novembre 2016 alle 00:06 Rispondi

        Ah, quindi l’hai poi letto e ti è piaciuto? :)

        • Barbara
          9 novembre 2016 alle 00:16 Rispondi

          Assolutamente si! Ma poi te l’avevo scritto nei tuoi commenti ;)
          Il prossimo credo Dolores Claiborne, messo nel carrello

          • Daniele Imperi
            9 novembre 2016 alle 09:33

            Dolores Claiborne vorrei leggerlo, ho visto il film 2 volte e lo rivedrei ancora.

  17. Bonaventura Di Bello
    8 novembre 2016 alle 12:56 Rispondi

    Considerata la difficoltà sempre maggiore di tenere l’attenzione focalizzata sul testo (conseguenza di un uso sempre più massiccio delle tecnologie e di Internet), e tenendo anche conto della propensione sempre minore e mai troppo alta degli italiani a leggere, i racconti possono rappresentare senz’altro il miglior investimento di risorse da parte di un autore italiano. A proposito, hai già scritto qualcosa riguardo ai concetti di ‘romanzo breve’, ‘racconto lungo’ e altre definizioni simili? Non avendo notato alcun link a contenuti di questo tipo mi è venuto il dubbio che tu non avessi ancora affrontato l’argomento, che sicuramente merita un articolo, a mio parere.

    • Daniele Imperi
      8 novembre 2016 alle 13:30 Rispondi

      Web e altre tecnologie ci stanno privando del tempo e della libertà, questa è la mia idea e anche il motivo per cui sto limitandone l’uso sempre più.
      Se da una parte è vero quanto dici, dall’altra un autore non deve puntare sui racconti perché la tendenza è leggere sempre meno.

      Ho scritto il post sulla lunghezza dei testi narrativi, ma non sapevo come inserirlo qui :)

      • Bonaventura Di Bello
        8 novembre 2016 alle 13:38 Rispondi

        Se la tendenza è “leggere sempre meno” un autore dovrebbe forse puntare a.. cambiar mestiere? :) Non ho capito bene cosa intendevi, scusa la battuta. Grazie per il link, vado a leggermi senz’altro l’articolo! (PS Anche io e la mia compagna stiamo riducendo progressivamente l’esposizione alla Rete, lavorando il più possibile offline, è la scelta migliore per evitare di restare intrappolati nel circolo vizioso e nei suoi meccanismi psico-bio-chimici).

        • Daniele Imperi
          8 novembre 2016 alle 13:52 Rispondi

          Intendevo il fatto di restare focalizzati a lungo su un testo, ma anche di non vivere in un paese di grandi lettori :)

  18. Ferruccio
    8 novembre 2016 alle 14:32 Rispondi

    Non ho ancora capito perché scrivo racconti. A volte mi nascono così e sono obbligato a metterli su carta. poi se penso allo straordinario successo di certi racconti che ho pubblicato sul blog ben vengano. Per due di questi mi hanno chiesto addirittura di poterli tradurre in inglese. Poi c’è il fatto che i racconti io li finisco, con i romanzi ci sto sopra anni (ma finisco anche quelli con il giusto tempo)
    Nelle critiche non mi frega nulla, visto che accetto solo le critiche riguardo all’ortografia e alla sintassi e lì siamo in un campo oggettivo

    • Daniele Imperi
      8 novembre 2016 alle 14:53 Rispondi

      Be’, anche io riesco a finire tutti i racconti e coi romanzi ci faccio ancora a botte :D
      Perché accogli solo critiche su ortografia e sintassi?

      • Ferruccio
        8 novembre 2016 alle 15:05 Rispondi

        Perché negli anni mi sono accorto che sul web gira troppa gente non in grado di valutare i racconti e i romanzi. Non basta leggere cinquanta romanzi all’anno per saperlo fare Quindi appena mi dicono “io avrei fatto così” o “io lo avrei scritto in prima persona” li mando al diavolo!

        • Daniele Imperi
          8 novembre 2016 alle 15:34 Rispondi

          Be’, quelli sono giudizi soggettivi, chiaro. Pensavo intendessi critiche costruttive tipo un personaggio mal caratterizzato, ecc.

  19. Ferruccio
    8 novembre 2016 alle 14:35 Rispondi

    Aggiunta:
    diversi racconti di hemingway li so a memoria
    e anche Borges incanta

    • Daniele Imperi
      8 novembre 2016 alle 14:53 Rispondi

      Ecco, proprio 2 autori che non reggo :)

  20. Elena
    8 novembre 2016 alle 15:28 Rispondi

    Io ho sempre amato i racconti. Sono rapidi e immediati e arrivano in poco temo al punto. Recentemente ho cominciato a scriverne qualcuno e mi piace, non solo è un allenamento, ma un tipo di scrittura che richiede abilità e strumenti diversi dal romanzo. Un momento di crescita.I più brevi li ho pubblicati sul blog. Mi chiedo però se sia una buona soluzione anche per quelli più lunghi…
    Che ne pensate?

    • Daniele Imperi
      8 novembre 2016 alle 15:37 Rispondi

      Lunghi quanto? Ho pubblicato alcuni racconti lunghi, anche se credo al massimo 9.000 caratteri, mi pare, e in quel caso li ho pubblicati come ebook gratuiti.

      • Elena
        9 novembre 2016 alle 14:10 Rispondi

        13.000 caratteri, circa 2400 parole (conteggio da word).
        Sai che l’idea dell’ebook gratuito è bellissima? Un ebook ogni racconto?

        • Daniele Imperi
          9 novembre 2016 alle 14:24 Rispondi

          2400 parole possono andare anche come post, ho scritto post molto più lunghi :D
          Oppure un ebook ogni racconto, certo. Io ho creato anche le schede per ogni ebook.

  21. Barbara
    8 novembre 2016 alle 16:13 Rispondi

    Si, scrivo -anche- racconti. Perchè ho scelto questa forma di narrazione? Perchè a volte ho bisogno di “scaricarmi la testa” e non posso scrivere un romanzo al mese, non ne ho il tempo. A volte ci sono storie che senti di dover scrivere ma non sono “da romanzo” e quindi le concentri in un racconto. Non è che sia però semplice: mentre in un romanzo puoi prendere tutto il tempo che vuoi che spiegare la provenienza e la psicologia dei tuoi personaggi, in un racconto si deve andare dritti al punto. Ho sempre letto racconti, dalle storie di Topolino (non sono racconti? ;) ), alle favole, ai racconti rosa di alcune riviste, ai racconti noir della Christie. Si dice che spesso un romanzo sia partito come sviluppo da un racconto breve, quando lo scrittore sentiva di non aver detto abbastanza. E forse è per questo che vengono intesi come “palestra” (che poi: è molto più difficile essere costanti e attenti tutti i giorni in palestra, che a correre la maratona della stagione!)

    • Daniele Imperi
      8 novembre 2016 alle 16:16 Rispondi

      Anche per me ci sono storie che non scriverei mai come romanzo, quindi le archivio nella cartella Racconti. Poi capita che sposti un’idea dai Racconti ai Romanzi e viceversa :)

  22. Simona
    8 novembre 2016 alle 17:13 Rispondi

    Io credo che scrivere racconti sia faticosissimo. Nel romanzo puoi permetterti qualche digressione di troppo, nel racconto no. E poi non è detto che siano le pagine a fare la differenza . Ci sono lavori di trecento e passa pagine dalla struttura lineare, senza intreccio , dove cento se ne vanno via con dialoghi inutili e altre cento in baci e carezze e sguardi liquidi senza fine. A proposito , l’ avrò letto una decina di volte, ma com’è uno sguardo liquido?

    • Daniele Imperi
      8 novembre 2016 alle 18:11 Rispondi

      Già, nel racconto bisogna stare attenti a lasciarsi andare, altrimenti diventa un romanzo :)
      Struttura lineare però non significa per forza racconto.
      Sullo sguardo liquido non saprei che dire :D

    • Pietro 57
      9 novembre 2016 alle 20:53 Rispondi

      Dici “scrivere racconti è faticosissimo”, e questo in molte circostanze,come la tua, è una sacrosanta verità. Ma quando questo succede bisogna chiedersi del perché “a me scrivere un racconto, o un romanzo, mi pare un lavoro faticosissimo”. Ho usato il verbo “mi pare” perché a volte è solo “quel che sembra” a noi che è molto faticoso, ma che poi nella realtà può diventare piuttosto facile. Premetto che ognuno di noi ha dei limiti o delle preferenze che non lo invogliano a fare cose che non ci piacciono o cose che pensiamo siano per noi irraggiungibili, e se il motivo è questo non c’è poi tanto da fare o da dire. La cosa che non ci piace possiamo non farla e basta. Ma se il problema è che non riusciamo a fare quello che ci piacerebbe fare, come scrivere un bel racconto con facilità e grande soddisfazione, allora il problema si può risolvere facilmente. Ecco come si può iniziare a fare.Innanzi tutto si deve partire col piede giusto. Come si usa dire “si deve avere una mentalità vincente” o meglio ancora “si deve essere positivi “. Con tale attitudine si deve per prima capire che cosa è un racconto e che cosa non è. (Forse sono cose che già si conoscono ma ricordarle ci aiuterà a non dimenticare di metterle poi in pratica). Per prima cosa bisogna capire che “scrivere un racconto” è la cosa più facile di questo mondo. Non mi contraddico, per questo aggiungo che invece “è difficilissimo scrivere un buono o un ottimo racconto. E da “un racconto scritto con facilità” a “un racconto scritto con impegno e concreta difficoltà narrativa” c’è una bella lontananza che li separa. Ma le distanze si accorceranno man mano che si diventa bravi. Ritorniamo “al racconto facile”. Si può iniziare come allenamento a constatare che ognuno di noi, quindi anche tu che leggi, ogni giorno “viviamo dentro a dei racconti”. Facciamoci caso. Andiamo a fare la spesa al mercato? Tornati a casa “raccontiamo” quello che abbiamo fatto a un nostro familiare o a un conoscente o ad altri. Tecnicamente abbiamo già sviluppato il “nostro racconto” senza neanche saperlo. Potremmo metterlo per iscritto e il gioco è fatto. Certo non vincerà il Nobel per la letteratura, ma è pur sempre un racconto. E così possiamo “raccontare” di una gita al mare, se siamo andati al cinema, di cosa ci piace di un tramonto o di qual’è in nostro colore preferito. Quando facciamo questo stiamo “raccontando” qualcosa e il racconto è già vissuto e ci vuole poco per scriverlo. Allenarsi in questo modo a scrivere “racconti brevi e facili” ci allontanerà per il momento dal racconto lungo e impegnativo che col tempo, dopo esserci “stufati di raccontini brevi” andremo a cercare di scrivere allungando mano mano i racconti brevi con narrazioni più lunghe, per arrivare infine e con molta facilità al racconto complesso e più lungo gradualmente. Dopo “i racconti brevi e facili” per fare si che i passi successivi all’avvicinamento verso il racconto lungo e più complesso siano il meno difficile possibili si possono leggere altri racconti di bravi autori ed esaminarne la struttura narrativa che usano, oppure ascoltare i consigli che danno i siti,come questo, che parlano con serietà di scrittura creativa. Io resto a disposizione. Ricordare:prima racconti brevi e semplici, anche solo di poche parole,descrivendo quello che succede intorno a noi tutti i giorni, per poi allungare poco per volta la narrazione. Fino ad arrivare ad una narrazione che assomigli per lunghezza a quella ragionevole per un racconto. Come inizio può andare. Un cordiale saluto.

  23. Nuccio
    8 novembre 2016 alle 19:36 Rispondi

    Confesso! Scrivo racconti…

    • Daniele Imperi
      9 novembre 2016 alle 09:24 Rispondi

      E fai bene :)

  24. Grazia Gironella
    8 novembre 2016 alle 22:33 Rispondi

    Racconti ne ho scritti tanti, poi ho smesso e ora sto riprendendo. I motivi sono soprattutto due: non mi mettono soggezione (importante, in questo periodo di ripensamenti sulla scrittura) e mi permettono di sperimentare con più libertà. La stranezza è che mi piace scriverli ma non leggerli, ma in fondo non è così assurdo: domanda e offerta non devono necessariamente concentrarsi nella stessa persona, o no? ;)

    • Daniele Imperi
      9 novembre 2016 alle 09:26 Rispondi

      Ripensamenti nella scrittura?
      Non sono d’accordo su domanda e offerta. È un po’ come dire che ti piace scrivere poesie ma non leggerle.

      • Grazia Gironella
        9 novembre 2016 alle 10:14 Rispondi

        Non è una mia scelta, è un dato di fatto: mi piace di più leggere storie lunghe, e mi piace scrivere un po’ di tutto. Se però vado in pasticceria, non mi interessa se il pasticcere non mangia i dolciumi che produce, mi interessa che li faccia buoni.

        • Daniele Imperi
          9 novembre 2016 alle 10:20 Rispondi

          Adesso, con la storia del pasticcere, suona meglio :D

  25. Luisa
    8 novembre 2016 alle 22:47 Rispondi

    Ho iniziato con frasi e aforismi, tra un lavoro e un altro , mi vengono in mente di getto.Poi mi sono avventurta in qualche breve racconto, ho partecipato all’iniziativa: scrivi con Baricco 20 anni D “Al lago” (e poi la storia continua) , così per gioco e mi sono accorta che non è affatto facile continuare un racconto con poche parole.
    Sicuramente è un buon allenamento scrivere racconti, ma non necessariamente necessario per poi scrivere romanzi, dipende da quanto si vuol scrivere in quel periodo e dal tempo che si ha per impegnarsi in una lunga scrittura
    Quì sto apprendendo molto, grazie anche ai commenti, quest’avventura della scrittura mi appassiona sempre più :-)

    • Daniele Imperi
      9 novembre 2016 alle 09:28 Rispondi

      Io intendo che i racconti sono un buon allenamento perché prendi dimestichezza con la scrittura. Questo non vuol dire che se hai scritto 1000 racconti, allora saprai scrivere un romanzo.

  26. rabolas
    8 novembre 2016 alle 23:47 Rispondi

    Adoro scrivere racconti, racconti brevi, anche se 300 parole mi sembrano pochine per contenere la traiettoria di una storia, anyway who knows? ;)

    • Daniele Imperi
      9 novembre 2016 alle 09:29 Rispondi

      300 parole sono molto poche, ma io mi sono divertito molto a scrivere quei racconti in pillole, ho imparato la sintesi.

  27. Pietro 57
    9 novembre 2016 alle 01:29 Rispondi

    Un articolo che reputo ottimo. Complimenti. Per il fatto che esplori un campo molto importante per uno scrittore o una scrittrice:le “motivazioni” che spingono a scrivere. Perché si scrive un racconto vale anche per il perché si scrive un romanzo. Chiaramente ognuno che scrive un racconto può avere motivazioni personali che non sono catalogabili, qui se ne possono esaminare solo poche ,ma che rientrano nella norma generale. Il primo motivo abbastanza ovvio è che alcuni scrivono racconti perché non riescono al momento a scrivere un romanzo. Così come altri scrivono un romanzo perché trovano difficile o insoddisfacente scrivere un racconto. O i motivi possono essere altri. Quello su cui vorrei soffermarmi sono i motivi primario e secondario perché si dovrebbero scrivere un racconto e lo stesso vale per un romanzo. Primo: scrivere racconti deve piacere, e più questo genere lo si ama e più si riuscirà a lavorarci con gioia e serenità. Secondo: è necessario scrivere dei buoni racconti, e questo implica la conoscenza delle tecniche di scrittura per svilupparlo in modo corretto e con un aspetto interessante. Quindi amare scrivere racconti e poi essere bravi a farlo. Lo ripeto perché a mio avviso questi due aspetti sono la partenza giusta per chiunque scrive racconti. E tu che scrivi racconti.scrittore o scrittrice che tu sia, non lasciarti ingannare da giudizi poco lusinghieri o addirittura demoralizzanti da parte di chi forse esprime solo un giudizio personale e a volte anche privo di professionalità. Tu che scrivi racconti fai qualcosa di eccellente almeno “nell’intento” di metterlo sulla carta, e sei sullo stesso piano almeno “nell’intento” di chi scrive romanzi. Esaminiamo altri motivi per cui si preferisce il racconto al romanzo. Un punto è perché si ha una scrittura veloce, sintetica, dinamica,facile,corretta grammaticalmente eccetera eccetera. Un altro punto è che si vuole scrivere “una storia breve”, un dato questo di cui a volte non ci accorgiamo nemmeno o lo minimizziamo, ma che io reputo molto interessante. E’ come fare una passeggiata, c’è chi la preferisce molto lunga, chi di media lunghezza e chi la fa molto corta, chi scrive un racconto fa la passeggiata molto corta o al massimo di poco più lunga. I gusti sono gusti e basta. Ma poi ci devono essere le motivazioni. Se ne abbiamo di valide ai nostri occhi continuiamo a farlo, cercando di migliorare sempre di più i nostri racconti. E sapete perché dovete continuare a produrre i vostri racconti? Perché se diventerete sempre più bravi forse col tempo vi accorgerete che senza rendervene conto potreste scrivere, proprio voi scrittori di racconti, anche un romanzo senza tanti problemi. Dico questo perché in fondo un romanzo di 10, 20, 100 capitoli, non è altro che “una raccolta di 10, 20, 100 racconti”, sì, avete capito bene, sono solo tanti racconti messi insieme uno dietro l’altro che seguono un filo logico. Quindi voi scrittori di racconti se un giorno vorrete fare il grande salto di scrivere un romanzo non vi spaventate perché “i ferri del mestiere” li avete già nelle vostre mani. Se non vorrete farlo continuate a scrivere soltanto racconti, se una strada ci pare bella, sia essa corta o lunga, percorrerla fino in fondo ci recherà tanta soddisfazione. Credo che chi scrive racconti e lo fa bene “è uno scrittore di racconti”. E “uno scrittore di racconti” è allo stesso tempo anche semplicemente “uno scrittore” completo e in piena regola. Questo è il mio libero pensiero. A presto.

    • Daniele Imperi
      9 novembre 2016 alle 09:32 Rispondi

      Grazie. Qualche volta penso anche io che un romanzo di 10 capitoli sia come una raccolta di 10 racconti, però sono comunque due cose diverse. Diciamo che torna comodo vederla così perché ti spinge a pensare a un romanzo come a qualcosa di piccolo (sono 10 racconti) e non di immenso.

      • Luisa
        10 novembre 2016 alle 20:21 Rispondi

        Già i capitoli… è bene suddividere un romanzo in capitoli ?

        • Daniele Imperi
          11 novembre 2016 alle 09:14 Rispondi

          Sei tu che decidi come suddividere il romanzo.

  28. agata robles
    9 novembre 2016 alle 16:34 Rispondi

    Ciao Daniele. Anch’io adoro i racconti in pillole, ma non mi spavento di fronte ai romanzi. Di alcuni autori però è stata una piacevole scoperta quella dei racconti che nei loro romanzi non mi sarei mai cimentata (certe palle!!!) vedi Tolstoj, i suoi racconti sono una gran favola.

    • Daniele Imperi
      10 novembre 2016 alle 09:25 Rispondi

      Non ho ancora letto i racconti di Tolstoj, ma ho visto che Cechov ne ha scritti parecchi.

  29. Andrew Next
    14 novembre 2016 alle 09:47 Rispondi

    Racconto e romanzo sono due entità molto differenti. Il racconto è come un arpeggio velocissimo, un lampo che in poche pagine dischiude a volte un intero universo. Chi non ha letto “sentinella” di F. Brown? O “il richiamo di Chtulhu” del Solitario di Providence (Maine). È autoconclusivo, breve e maledettamente intenso.
    Perché scrivere racconti? Per dare emozioni, per Zeus!

    • Daniele Imperi
      14 novembre 2016 alle 10:18 Rispondi

      Io non ho letto “Sentinella” di F. Brown? :D
      Ma di Lovecraft tutto e alcuni suoi racconti passano per romanzi.

    • Pietro 57
      14 novembre 2016 alle 14:27 Rispondi

      Sono d’accordo col tuo “maledettamente intenso” per quanto riguarda i racconti e condivido con te il “lampo” come espressione narrativa e di gestione delle sensazioni che esso si propone di dare al lettore o a chi lo scrive. Vorrei solo aggiungere che per raggiungere tali risultati bisogna evitare “il superfluo” nella narrazione. Andare subito al dunque senza girarci intorno. Questo può essere uno dei tanti modi per fare acquistare velocità e scorrevolezza al racconto. Ti saluto.

  30. Salvatore
    18 novembre 2016 alle 15:27 Rispondi

    Secono me potevi aggiungere anche che i racconti si veicolano meglio in rete…
    Su blog e forum è più facile trovarli. I lettori del web sono secondo me molto predisposti alla lettura di racconti da 5 minuti e via…

    • Daniele Imperi
      18 novembre 2016 alle 15:51 Rispondi

      Ciao Salvatore, benvenuto nel blog. È senz’altro vero, ma io parlavo di scrivere racconti in generale, non solo quelli destinati al web.

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