Come scrivere una quarta di copertina

Come scrivere una quarta di copertina
Come persuadere il lettore a comprare un libro dalla sua quarta di copertina

Io odio le quarte di copertina. Tendo anzi a non leggerle, perché mi svelano il contenuto del romanzo, la sua trama, che a me piace scoprire durante la lettura. Eppure ci casco ogni volta, afferro un libro, lo volto e leggo.

Per restare deluso. Ma la speranza che qualcuno finalmente scriva un testo decente non è ancora morta.

Dunque mi chiedo: perché svelare la trama al lettore? Non ci si può limitare a qualche dettaglio sull’ambientazione, sul protagonista, senza far capire subito al lettore cosa andrà a leggere?

Trama o non trama?

Nessuna trama, rispondo io! Le quarte di copertina mi sembrano come gli annunci dei film delle presentatrici della TV: ti dicono pure il nome dell’assassino, così non ti resta che spegnere il televisore e andartene a letto.

Conoscere la trama è come aver letto già la storia, senza lo stile dello scrittore, le scene e i dialoghi dei personaggi. Sono quindi a sfavore della trama mostrata nelle quarte.

Ho letto la quarta di copertina di 1Q84 di Murakami e svela parecchie cose del romanzo. Per fortuna, quando l’ho comprato, non l’ho letta.

Testi incomprensibili

Spesso, però, mi capita di leggere quelle quarte di copertina in cui non capisci davvero nulla. E ti chiedi se quello che l’ha scritta abbia davvero letto il libro. Queste quarte sono un misto di vari elementi del romanzo, con un pizzico di parole altisonanti e un’aggiunta di sensazionalismo.

La ricetta per una quarta di copertina gustosa è pronta. Il lettore è cucinato per bene.

Un libro in una pagina

In fondo, a pensarci bene, la quarta di copertina serve a questo: a condensare la forza del libro e il suo messaggio in una sola pagina. E, forse, ho scritto le parole chiave per creare quarte di copertina decenti:

  1. forza del libro
  2. messaggio del libro

Mettiamoci nei panni del lettore, non come esperti di marketing o editori, ma come scrittori. Io, come scrittore, non voglio raccontare il libro al lettore. E, allo stesso tempo, non voglio neanche fargli perdere tempo a leggere qualcosa che non dia alcun indizio sulla mia storia.

A cosa serve una quarta di copertina?

  • A promuovere il libro
  • A stuzzicare la curiosità del lettore
  • A far sfogliare il libro
  • A far riflettere
  • A innescare un processo di vendita

Come promuovere il libro nella quarta di copertina?

A dire la verità se ne inventano tante, dai soffietti editoriali a un’illustrazione unica per quarta e prima. Il soffietto potrebbe aiutare, se non “puzzasse” troppo di marketing.

Ho sempre detto che un libro è un prodotto commerciale e l’unico modo per promuoverlo bene è mostrarne i benefici al lettore.

Come stuzzicare la curiosità del lettore?

Mi metto dalla parte del lettore. Prendo il libro, perché magari ne ho sentito parlare o perché titolo e copertina mi hanno attirato. Lo volto e leggo la sua quarta.

Come vengo incuriosito da ciò che leggo?

  1. Dai temi che tratta
  2. Dalla sua ambientazione
  3. Dal genere letterario

Mi piace il Medioevo, mi piace il romanzo storico, mi piacciono le storie di assedi e battaglie. Ecco che trovare questi temi in una quarta mi incuriosisce.

Come far sfogliare il libro al lettore?

Bastano i temi per farmi sfogliare il libro? No, ovvio. Mi è capitato di conoscere questi temi da una quarta e ricordo di non aver aperto il libro. Qual è il segreto, allora?

Il segreto sta nella comunicazione. Nella scrittura persuasiva. In un copywriting che funziona. Ma soprattutto sta nell’onestà del messaggio.

Quante volte mi sono ritrovato davanti a testi che esaltavano le qualità del libro? Ecco, l’esaltazione lasciatela a me. Sono io, lettore, che esalterò il libro dopo averlo letto. Grazie.

Come far riflettere il lettore?

La tua quarta mi ha incuriosito. Sei riuscito a farmi sfogliare il libro. Adesso devi farmi pensare: lo compro o no?

Che cosa vi convince ad acquistare un libro dopo averlo aperto?

Qualcuno, come me, legge l’inizio del romanzo, qualcun altro legge subito la fine. C’è anche chi ha tirato fuori la regola della pagina 99 o 69.

In questo hanno poco a che vedere il copywriter e le scelte editoriali della casa editrice. Qui si deve instaurare un certo legame fra scrittore e lettore che abbiamo visto attivarsi con quell’urgenza narrativa che è opera di entrambi.

Come innescare un processo di vendita?

Attraverso l’unione di due dei tre punti precedenti: stuzzicando la curiosità del lettore e spingendolo a sfogliare il libro. Poi, ovviamente, è il prodotto in sé a convincere il lettore.

Il “problema” è che un libro, specialmente quando si sfoglia in libreria, è… un libro aperto per il lettore: c’è poco da inventarsi con frasi ben fatte e testimoni famosi. A me, che il tuo libro è stato lodato da Stephen King in persona, non interessa per niente. Non è un valore aggiunto, per me.

Il valore aggiunto sei tu, scrittore. Sei come scrivi. Certe volte ho visto in quarta di copertina brani presi dal romanzo e quei brani funzionavano eccome, perché c’era un pezzo dell’autore in quarta, c’era proprio lui che parlava al lettore. E questi brani vanno scelti con cura, devono essere frasi indimenticabili.

Mai, mai dimenticare chi sei, perché di certo il mondo non lo dimenticherà. Trasforma chi sei nella tua forza così non potrà mai essere la tua debolezza. Fanne un’armatura e non potrà mai essere usata contro di te.

Questa frase si trova nel romanzo di Martin Il trono di spade (in realtà A game of thrones). Se l’avessero inserita nella quarta di copertina, avrebbero attirato di più i lettori. Almeno quelli come me.

Vi piacciono le quarte di copertina che leggete?

Riescono a convincervi e a farvi comprare il libro? Che vorreste trovarvi?

Categoria postPublicato in Editoria - Data post13 febbraio 2014 - Commenti31 commenti

DanieleDaniele Imperi

Sono blogger e web writer e scrivo e leggo ogni giorno. Oltre a Penna blu, ho creato e gestisco i siti su Cormac McCarthy e Edgar Allan Poe. Leggi di più nella mia biografia.

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Commenti
  • Maria Grazia Piemontese 13 febbraio 2014 at 09:52

    Secondo me le alette svelano il libro molto più di quanto faccia la quarta di copertina. Io, però, le leggo entrambe, perché mi piace respirare l’atmosfera della storia prima ancora di leggere il libro e mi permettono di capire se la trama può interessarmi o meno. Il rischio è che sulla quarta, più che sulle alette, ci sia un testo scritto male, e per male intendo l’uso di toni celebrativi e pareri entusiastici di persone o testate illustri che reputano il libro “imperdibile” e l’autore/trice la “rivelazione dell’anno”. Ecco, io sto alla larga da libri così spinti dal punto di vista commerciale. Mi fido di quelli che riportano poche righe, magari riprese dal libro stesso: mi coinvolgono, trasmettono empatia e mistero perché stuzzicano la mia curiosità e la voglia di saperne di più. Poi vabbé, io mi emoziono facilmente e anche titolo e copertina diventano un parametro di scelta, non sempre ma spesso sì.

    • Daniele Imperi 13 febbraio 2014 at 13:19

      Le alette anche, hai ragione, anzi sono peggio della quarta di copertina. Gli aggettivi che hai menzionato, come “imperdibile”, fanno scappare via anche me :)

  • Emma 13 febbraio 2014 at 10:37

    Ciao!
    L’immagine di copertina ha sempre avuto un ruolo importante nell’incuriosirmi. Il passo successivo è il titolo; in seguito arrivo alla quarta, nella quale spero e mi piace trovare stralci del libro e non frasi sensazionalistiche che creano una aspettativa poi difficile da soddisfare. Un ultimo sguardo è rivolto alla contestualizzazione dell’autore, che mi aiuta a comprendere o forse soltanto a intuire le motivazioni che possono averlo spinto a scegliere l’argomento e l’ambientazione del suo libro.

    • Daniele Imperi 13 febbraio 2014 at 13:20

      Ciao Emma,
      stralci del libro piacerebbe leggerli anche a me. E qualche notizia sull’autore.

  • Lapo Ferrarese 13 febbraio 2014 at 10:41

    Io sono assolutamente favorevole a riportare brani intriganti e stuzzicanti nella quarta di copertina, lasciando poi alle alette una breve sinossi che non sveli però niente della trama (deve invogliare alla lettura, incuriosire ma non svelare) e una biografia breve dell’autore.

    • Daniele Imperi 13 febbraio 2014 at 13:20

      Quella che proponi è la copertina perfetta (prima, quarta e alette) per un libro.

  • Seagal93 13 febbraio 2014 at 10:59

    Per quanto mi riguarda, non faccio molto caso alla quarta di copertina, poichè acquisto solamente libri usati, nei vari mercatini vicini al mio paese quindi, molto spesso, mi porto a casa una decina di libri al prezzo di un libro acquistato nei negozi specializzati.
    In sostanza scelgo senza pressioni e non mi curo neanche della copertina, poichè i libri sono abbastanzi vecchi e consumati, come piacciono a me :)

    Ovviamente ho comprato, qualche volta, anche libri a prezzo pieno come per Donato Carrisi e Dan Brown, ma in questi casi già sapevo cosa comprare e di certo la quarta di copertina non mi avrebbe impedito di farlo :)

    In realtà la vera minaccia, secondo me, sono frasi del tipo:
    “Il nuovo Stephen King”
    “L’erede di Dan Brown”
    “Ken Follet consglia questo scrittore”
    Ecco questi libri sono da evitare :)

    Ottimo Post :)

    • Daniele Imperi 13 febbraio 2014 at 13:22

      Nei mercatini si trovano belle occasioni, ogni tanto mi porto via anche io qualche bel pezzo vecchiotto ;)

      Gli esempi che mostri sono osceni, infatti. E secondo me tolgono valore all’autore del libro, perché lo spersonalizzano.

  • micaela 13 febbraio 2014 at 11:21

    Concordo con Maria Grazia, leggere la quarta di copertina mi fa capire cosa c’è nel libro e questo mi da una possibilità di scelta. Difficile che compro a scatola chiusa. Ma concordo anche con te Daniele, che il 90% lo fa il titolo. Nelle librerie la cosa che ti compisce è proprio titolo e il disegno della copertina. Ovvio, siamo già nel settore che a noi interessa: gialli, horror, fantasy eccetera. Una cosa che faccio sempre,dopo che ho comprato il libro, è guardare se hanno le “pubblicità” di altri titoli sullo stesso genere, in fondo. E faccio un puntino vicito a quello che mi ispira di più. Poi si, curiosa come capra, vado su internet a cercare la recensione; però è il titolo che mi attira.
    Anche se…

    …alcuni titoli potrebbero essere ambigui :

    - La biblioteca dei morti ( giallo/noir) forse un horror ?
    - Freccia di luce (avventura) … potrebbe parlare di angeli…
    - Il corvo di pietra (avventura) …potrebbe essere un thriller…
    - Ti aspettavo (rosa) … potrebbe essere un giallo..

    • Daniele Imperi 13 febbraio 2014 at 13:24

      La pubblicità di libri simili si trova raramente, purtroppo, eppure è funzionale.

      E concordo su quei titoli che non ti fanno capire molto il genere. Ma non so se sia sempre possibile farlo capire. Magari ci rifletto su per un post futuro.

  • MikiMoz 13 febbraio 2014 at 11:54

    Io non bado alle recensioni, figurati alle quarte di copertina! :)
    Comunque le mie quarte di copertina preferite sono quelle con la foto dell’autore, o qualche suo cenno biografico.
    Se proprio devono trattare il contenuto del libro, mi piacciono se riportano una brevissima frase, più o meno indicativa.

    Moz-

    • Daniele Imperi 13 febbraio 2014 at 13:25

      Neanche io mi curo delle recensioni. La foto di solito si trova in un’aletta interna.

      • MikiMoz 14 febbraio 2014 at 01:47

        Non è detto che tutti i libri abbiano la sovraccoperta o la copertina con le ali… alcuni miei libri hanno la fotuzza in quarta, difatti^^

        Moz-

  • Ivano Landi 13 febbraio 2014 at 11:58

    Io, come ti ho già accennato, amo le quarte di copertina e in alcune di queste ho trovato quanto di meglio scritto su un autore o un romanzo. Il mio scrittore italiano preferito poi, Roberto Calasso, che è anche un prolifico autore di quarte di copertina, ne ha raccolte cento in un volume dal titolo “Cento lettere a uno sconosciuto”. Lettura godibilissima :)

  • italese 13 febbraio 2014 at 13:04

    Io nei saggi leggo l’introduzione e l’indice, ma per quanto riguarda la letteratura è sempre l’incipit che mi dà un’idea di quello che sto per prendere.
    Certo, se sulla quarta ci fosse scritto che si tratta di un libro consigliato da McCarthy, beh, non me lo lascerei scappare, anche se poi potrebbe non piacermi!

    • Daniele Imperi 13 febbraio 2014 at 13:27

      Ecco, i consigli di altri scrittori quanto dobbiamo prenderli in considerazione? Anche a me piace McCarthy, ma non è detto che ci possa piacere uno stesso romanzo.

      • italese 13 febbraio 2014 at 15:29

        È vero, non si può fare molto affidamento.
        Lo farei più per curiosità, e poi sarebbe un’occasione per capire come si è formato McCarthy.

  • Elisa 13 febbraio 2014 at 13:23

    Penso di non essere normale.!!! Io non leggo mai fino in fondo la quarta di copertina, solamente qualche riga, se mi colpisce allora vado avanti a leggere la piccola descrizione dell’autore, poi le prime frasi del prologo, dell’introduzione, del primo capitolo..quello che c’è e se mi colpisce allora lo compro.
    Preferisco fare così, a volte mi trovo davanti una delusione altre volte dei capolavori.

    • Daniele Imperi 13 febbraio 2014 at 13:28

      Neanch’io leggo più tutta la quarta, visti i risultati. Vado subito all’incipit.

  • Strauss 13 febbraio 2014 at 14:58

    Buongiorno a tutti, daccordo con te Daniele, è importante l’incipit. Apro sempre il libro in una pagina a caso, e leggo qualche riga. Non mi faccio di questi scrupoli :)

  • Lisa Agosti 13 febbraio 2014 at 18:09

    Per me le alette e la quarta di copertina sono bombe a tempo. Le leggo tenendo il libro, a distanza, con un occhio mezzo chiuso, pronta a smettere di leggere al primo accenno di cosa succede nella storia. Adoro comprare un libro solo per il titolo, se non lo faccio è perché fatico a leggere in tutte le lingue; questo mi costringe a dare un’occhiata allo stile dello scrittore, e di solito apro una pagina a caso e leggo velocemente una facciata. Se lo stile è semplice e chiaro (Harry Potter by J.K.Rowling), compro all’istante. Se l’argomento è tecnico (Remarkable Creatures by Tracy Chevalier) o lo slang è troppo forte (The Help by Kathryn Stockett) compro il libro in italiano. Se il libro è tradotto dal giapponese (io ADORO Kazuo Ishiguro e ti consiglio Ryu Murakami, molto meglio del famoso Haruki) lo leggo in inglese, per evitare la trappola delle subordinate. Mi spiego. Gli autori italiani tendono a scrivere frasi lunghe mezza pagina, con cinquanta subordinate di subordinate. Quando arrivo alla fine non mi ricordo più da dove ero partita. Lo stesso vale per gli autori spagnoli. Paulo Coelho e Isabel Allende sono talmente semplici che anche chi non parla lo spagnolo dovrebbe tentare di leggerli in lingua originale, rendono molto di più.
    Un ultimo commento al post riguarda il mio adorato Kindle, che, lo so, non è lo stesso che andare in biblioteca Panizzi a Reggio Emilia e annusare l’odore del vecchio libro letto e riletto, ma mi permette di avere una biblioteca di migliaia di libri economici in borsetta. Per me che vago di Paese in Paese e spendo mesi interi su isole sperdute, è una benedizione che mi salva dal Book Exchange dove trovi solo Sophie Kinsella e Nicholas Sparks. L’estratto del libro è gratis, quindi puoi leggerti i primi capitoli, decidere se ti piace, scaricarlo e, se non lo vuoi, hai due settimane per restituirlo ed essere rimborsato.

    • Daniele Imperi 13 febbraio 2014 at 18:59

      Anch’io leggo qualche pagina interna, oltre all’inizio. Darò un’occhiata alle opere di Ryu Murakami.

  • helenia 13 febbraio 2014 at 21:19

    A me capita che quando compro un libro e xke conosco già l autore quindi vado decisa .Ma e anche vero che mi lascio colpire da le copertine ho dalle alette ho addirittura leggo quake pagina di altri libri .Però come dice il caro Daniele si toglie al lettore quella frenesia di conoscere e leggere il personaggio e la storia .

  • Laura Tentolini 15 febbraio 2014 at 16:09

    La quarta di copertina dovrebbe essere principalmente onesta e veritiera, non soltanto commerciale e accattivante.
    Non c’è nulla di peggio di acquistare un libro, spinti dalle alette e dalla quarta di copertina, per poi restare delusi dal contenuto!
    È il modo migliore per perdere un lettore!

    Ho pubblicato un manuale sulla comunicazione, quindi avrei dovuto ben conoscere l’argomento, ma quando l’editore mi chiese la quarta di copertina, fu come se il libro l’avesse scritto un altro!
    Non sapevo più cosa scrivere; condensare un volume intero in non più di 2.000 battute, beh, non è stato facile…

    • Daniele Imperi 15 febbraio 2014 at 16:25

      Immagino, però credo che l’autore sia il più indicato a scrivere alette e quarta di copertina.

  • Grazia Gironella 17 febbraio 2014 at 14:18

    Perfettamente d’accordo con te: le fughe di notizie in quarta e anche nelle alette sono deleteri. A me piace sapere il meno possibile della storia e il più possibile dell’atmosfera in cui si svolge, perciò la frase di Martin la trovo perfetta per una quarta. Capisco però che sia importante anche non sbagliare acquisto.

  • Ulisse Di Bartolomei 17 febbraio 2014 at 15:17

    Mi accingo a suscitare scandalo! Ho appena terminato la mia “impresa” letteraria e comprendo quanto difficile sia completare un lavoro serio.
    Gli autori che sfornano tomi grossi quasi quanto la Bibbia e al ritmo di uno all’anno, li considero degli imbroglioni e neppure li considero.
    Sono convinto che siano assemblaggi redazionali a cui lo scrittore da il suo nome e delle direttive sui contenuti, ma il resto lo fanno altri. Una sua redazione o magari l’editore! Mi sbaglio? Di poco o di tanto?

  • Salvatore 18 febbraio 2014 at 10:46

    “Io odio le quarte di copertina. Tendo anzi a non leggerle, perché mi svelano il contenuto del romanzo, la sua trama, che a me piace scoprire durante la lettura. Eppure ci casco ogni volta, afferro un libro, lo volto e leggo.”
    Ahahahah Anch’io… -.-’

    Perché non scrivi un bel post sulla “sinossi”, come si scrive e che differenza c’è con la quarta di copertina? Secondo me è un argomento che attirerebbe molto interesse. :) A me per primo, s’intende.

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