Scrivere è comunicare

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Scrivere al passato o al presente?

Incipit

Spesso mi chiedo quale sia il tempo verbale migliore da utilizzare in una storia, per ottenere la massima attenzione del lettore e anche la massima efficacia. In questo caso per narratore intendo anche il cosiddetto “io narrante”.

Ho sempre scritto racconti narrandoli al passato, anche perché appare logico che, se si sta appunto raccontando una storia, quegli episodi siano già avvenuti. Eppure c’è chi scrive al presente, così ho immaginato i due modi di narrare e ho cercato di trarre qualche conclusione o, meglio, qualche spunto di discussione.

Scrivere al passato

Il narratore racconta ciò che è successo. Quindi l’azione deve svolgersi necessariamente al passato. I tempi utilizzati, secondo i casi, sono quattro: passato remoto, imperfetto, trapassato prossimo e passato prossimo.

Passato remoto

È il tempo che, secondo me, rappresenta al meglio l’azione, quello che rende più partecipe il lettore della situazione che sta vivendo un personaggio. È il verbo che si usa per “mostrare” ai lettori ciò che stanno facendo i personaggi.

La macchinetta sul gas brontolò e un profumo di caffè si diffuse nella stanza. Il vecchio si alzò, senza rispondere, si diresse ai fornelli e spense il gas. Aprì uno sportello della credenza e ne prese un vassoio. Lo appoggiò sul ripiano, poi dallo stesso scomparto prese quattro tazzine spaiate coi piattini e da un cassetto quattro cucchiaini. Mise tutto sul vassoio. Versò il caffè nelle tazzine, poi prese una zuccheriera e portò il caffè a tavola.

Il brano è preso dal mio racconto Zefiro, scritto per la Royal Rumble. La scena è completamente “mostrata” al lettore. Un’esagerazione voluta, in questo caso, altrimenti una scena del genere andrebbe “raccontata”.

Imperfetto

È un tempo che vedo ideale per introdurre il lettore in una scena, per descrivere un’ambientazione, uno stato d’animo. È quindi il tempo utilizzato per “raccontare” qualcosa che non può essere mostrato o che non è necessario mostrare.

Il sole tramontava già oltre i crinali occidentali della Montagna Azzurra, quando lo sciamano uscì dalla capanna.

Accadeva sempre quando aveva gli incubi durante la notte. Si bagnava e quella sensazione di estranea umidità pareva non turbarlo minimamente.

La stanza era piccola e puzzava di escrementi. Aveva una sola finestra, chiusa, che dava sul cortile delle esecuzioni.

Ho descritto l’orario in cui si svolgeva un’azione, che cosa accadeva a un personaggio la notte e in che stanza era finito un altro personaggio. Ho quindi semplicemente “raccontato” al lettore che cosa succedeva.

Trapassato prossimo

Viene usato quando si sta narrando al lettore una parte della vita di un personaggio o si sta descrivendo un’azione avvenuta nel passato, o ancora quando si introducono nella storia delle domande retoriche.

A differenza del passato remoto, questo tempo non rende partecipe il lettore della situazione, ma gli dà la sensazione di un evento accaduto tempo prima.

L’auto era caduta nel precipizio e si era incendiata, ma l’uomo ne era uscito indenne.

Che cosa aveva visto la donna che l’aveva spaventata così tanto?

Aveva preso la sua pistola, l’aveva caricata e poi l’aveva rimessa nella fondina. Era pronto. Pronto a morire.

In un certo senso il narratore sta mostrando una scena al lettore, ma al tempo stesso la sta raccontando.

Passato prossimo

Non è certo un tempo che si possa usare nella narrazione. È però ideale quando deve parlare un personaggio, magari interrogato da un poliziotto.

«Ha detto di sì, che avrebbe sparato all’ostaggio» disse la donna.

«Jack si è alzato, ha fatto colazione ed è uscito» raccontò sua moglie all’ispettore.

«Arrivato in ufficio, ha incontrato il capo e gli ha riso in faccia» disse la segretaria.

Si tratta di situazioni in cui viene raccontato qualcosa non solo al lettore, ma anche ad altri personaggi. Usato nei dialoghi ha la giusta collocazione.

Scrivere al presente

Ho letto qualche racconto narrato al presente. Mi è capitato durante le gare letterarie a cui partecipo. Ma sinceramente non mi piace molto questa tecnica. Non la trovo efficace, non riesce a rendermi partecipe della storia.

Lo scopo è, credo, proprio quello di far entrare il lettore nel vivo del racconto, ma a me suona male, sortisce l’effetto opposto.

L’uomo cammina, raggiunge il ponte, superando la strada. Guarda giù, dove l’acqua del fiume è un lenzuolo nero che sembra ondeggiare nel vento. Sale sul parapetto, inspira l’aria della notte, chiudendo gli occhi e facendosi cullare dall’assenza di pensieri. Poi salta, abbracciando il vuoto, finché l’acqua l’accoglie come una madre dimenticata.

Non è una storia, non è narrazione. È l’evento nell’attimo stesso in cui si verifica. E il lettore è lì, nella storia e davanti al libro. È forse lui a decidere se essere partecipe, protagonista stesso della storia, o restare dietro le quinte, a osservare.

Scrivete al passato, di solito, oppure al presente? E con quale delle due tecniche vi trovate più a vostro agio, sia come lettori che come scrittori?

78 Commenti

  1. Gian_74
    8 giugno 2011 alle 08:51 Rispondi

    A me piacciono tutte e due le tecniche, dipende dal contesto. Spesso, in scene molto dinamiche, trovo che il presente sia più efficace nel seguire le azioni.
    Ma il passato può essere utilizzato in uno stesso paragrafo in due tempi verbali diversi? Ad esempio un passato remoto e un imperfetto, possono coesistere?

  2. Michela
    8 giugno 2011 alle 08:54 Rispondi

    Grazie per l’analisi, è sempre utile una classificazione esplicita su argomenti nei quali di solito si va a orecchio :)
    Una volta ho letto un libro scritto tutto al presente: “Getne senza storia”, di Judith Guest. Il libro è bello, quando l’ho letto tanti anni fa ricordo che mi era piaciuto. Comunque è la storia di un adolescente che aveva tentato il suicidio dopo essere sopravvissuto a un incidente in cui suo fratello era morto. In questo caso il tempo presente era appropriato, ripensandoci, perché dava l’idea del vivere giorno per giorno, e dei pensieri del ragazzo che sono immediati e poco filtrati: certo con un libro diverso sarebbe difficile.

  3. Mauro
    8 giugno 2011 alle 17:40 Rispondi

    Il passato “è meglio” perché è il tempo normalmente usato, quindi per il lettore è molto più invisibile del presente (analogamente al terza vs prima persona); il rischio, nell’allontarsi dalle forma normalmente usate, è di spostare l’attenzione dalla storia alla forma. Non è obbligatorio attenersi a forme più o meno standard, ma si dev’essere consci dell’effetto che allontanarsene può avere sul lettore.
    Ci sono anche libri scritti al futuro e/o in seconda persona, ma se non c’è un motivo reale per usare simili stranezze si rischia di averne un danno senza alcun vantaggio.

    Il libro che sto leggendo ora è al presente, e non ho particolari problemi; ma è anche in Inglese, il che significa che qualunque mancanza di problemi col tempo potrebbe essere dovuta a problemi maggiori con la lingua.

  4. Daniele Imperi
    8 giugno 2011 alle 17:51 Rispondi

    Gian_74: A me piacciono tutte e due le tecniche, dipende dal contesto. Spesso, in scene molto dinamiche,trovo che il presente sia più efficace nel seguire le azioni.

    @Gian: secondo me, per usare la prima persona, devi essere particolarmente bravo a narrare :)

    Ma il passato può essere utilizzato in uno stesso paragrafo in due tempi verbali diversi? Ad esempio un passato remoto e un imperfetto, possono coesistere?

    Sì, si possono certo usare due tempi:

    “Era sera quando l’uomo rincasò.”

  5. Daniele Imperi
    8 giugno 2011 alle 17:52 Rispondi

    Michela:
    certo con un libro diverso sarebbe difficile.

    In effetti credo anch’io che dipenda dal contesto.

  6. Daniele Imperi
    8 giugno 2011 alle 17:53 Rispondi

    Mauro:
    Ci sono anche libri scritti al futuro e/o in seconda persona, ma se non c’è un motivo reale per usare simili stranezze si rischia di averne un danno senza alcun vantaggio.

    Mi è capitato di leggere in seconda persona… secondo me è roba illegibile. Nel futuro mi pare proprio strano, però :)

  7. Il meglio di Penna blu – Giugno 2011
    1 luglio 2011 alle 05:08 Rispondi

    […] Continua a leggere Scrivere al passato o al presente? […]

  8. Alessandro Vigliani
    25 luglio 2011 alle 06:06 Rispondi

    A seconda della storia. Per ora quel che ho scritto ha un registro narrativo al presente. La biografia che ho curato ovviamente è al passato remoto, così come ciò che sto scrivendo ora perché meglio si adatta.

    • Daniele Imperi
      25 luglio 2011 alle 10:08 Rispondi

      A me proprio non riesce di scrivere al presente. In fondo una storia viene raccontata, quindi si sta parlando di qualcosa già accaduto, e non sembra quindi naturale che venga scritta al presente.

  9. Alessandro Vigliani
    4 agosto 2011 alle 09:33 Rispondi

    Il registro narrativo al presente ha un suo modo particolare di essere strutturato. Si fa in modo che la storia sia verosimile al presente. Vero che a lungo andare può sembrare più una sceneggiatura piuttosto che un romanzo.

  10. Brago4Ever
    6 aprile 2012 alle 18:20 Rispondi

    Anche io ho spesso ho questi dubbi >.< Comunque trovo che scrivere al Passato sia più facile e poi aiuta il lettore a capire meglio la storia u.u

  11. Claudio Vasi
    17 giugno 2012 alle 13:37 Rispondi

    Io uso sempre il presente, mi è più facile scriverlo. Ho scritto otto libri e quasi 70 racconti in tale tempo. E’ vero anche che per adesso, a parte qualche concorso su internet nel quale mi sono piazzato tra i primi posti, non ho mai pubblicato niente.

  12. Helena
    6 giugno 2013 alle 14:21 Rispondi

    Ciao, sto scrivendo un libro. A me il presente piace, lo uso anche quando devo raccontare qualcosa a qualcuno.. Solo non capisco se posso usare tutti i passati insieme. Cioè, io mi trovo molto bene con il passato remoto, ma posso usarlo insieme agli altri passati? Oppure vale la regola che ‘se scrivi la storia con un tempo verbale devi sempre e solo usare quello’?

  13. Daniele Imperi
    6 giugno 2013 alle 15:50 Rispondi

    Ciao Helena e benvenuta nel blog.
    Se devi narrare, allora va usato un solo passato, altrimenti suona male. Dipende ora da cosa intendi per più passati insieme.

    Non puoi scrivere, per esempio: “Tarzan si alzò e aveva visto un leone”. Ma è giusto scrivere: “Tarzan si alzò. Davanti a lui vedeva un leone”.

  14. Federico Battista
    4 gennaio 2014 alle 09:10 Rispondi

    Anche io trovo molto più coinvolgente l’uso del passato remoto. Lo trovo più intrigante. Il presente, a volte, mi suona veramente male.

  15. Angelo
    2 febbraio 2014 alle 23:56 Rispondi

    Ciao a tutti. Sto scrivendo un romanzo. Volevo sapere se è sbagliato scrivere al trapassato prossimo e alternarlo quando serve al passato remoto.

    • Daniele Imperi
      3 febbraio 2014 alle 09:18 Rispondi

      Ciao Angelo, benvenuto nel blog.

      Secondo me è meglio fare al contrario: scrivere al passato remoto e alternarlo col trapassato prossimo. Leggere quasi sempre “Era uscito, aveva fatto, aveva ucciso, ecc.” non rende bene l’azione. La domanda è interessante e ci ritorno a breve con un articolo.

  16. Angelo
    3 febbraio 2014 alle 14:59 Rispondi

    Di nulla e grazie della dritta. Essendo un pó inesperto, l’uso dei verbi mi sta creando problemi. Anche se leggendolo suona abbastanza bene, so che non posso fare di testa mia.

  17. sonia
    17 febbraio 2014 alle 14:32 Rispondi

    Ciao a tutti! Vi chiedo un consiglio: sto scrivendo un romanzo. Per le parti in cui si racconta la storia vorrei usare il passato, ma nella descrizione dei personaggi mi piacerebbe utilizzare il presente per renderli vivi e attuali. Ad esempio se raccontiamo un aneddoto che riguarda Babbo Natale usiamo tranquillamente il passato “Quella notte scese dal camino di casa di Anna…” ma nel descriverlo diciamo “Babbo Natale ha una lunga barba bianca…” perché lui era cosi, lo è adesso e lo sarà sempre…
    Non so se mi sono spiegata… Come posso far convivere la parte descrittiva dei personaggi al presente e la parte narrativa al passato senza far pasticci?
    Grazie.

    • Camilla
      4 ottobre 2015 alle 14:44 Rispondi

      Ciao sonia. Molto tempo fa avevi chiesto un parere. Purtoppo io sono in ritardo di un anno. Ma il consiglio vorrei permettermi di dartelo comunque.
      Credo che se descrivessi al presente avendo utilizzato il passato per tutte le azioni, sarebbe un po’ come fermare la narrazione. Spesso è consigliato utilizzare il passato remoto o il trapassato prossimo per le azioni e l’imperfetto per le descrizioni.

  18. Valentina
    18 marzo 2014 alle 18:57 Rispondi

    Ciao a tutti, vorrei un consiglio/insegnamento: ho scritto un racconto e lo sto correggendo per la trentesima volta. Il racconto è scritto in prima persona dal punto di vista dei due personaggi principali. Ci sono però tre personaggi, diciamo marginali, per i quali ho usato la terza persona. Purtroppo mi sono accorta che in alcune frasi mi è venuto automatico scrivere con il tempo passato. E’ sbagliato? Ho provato a modificarlo ma alcune frasi al presente proprio non tornano.
    grazie
    Valentina

    • ruben
      18 marzo 2014 alle 22:54 Rispondi

      guarda Valentina, io non sono un esperto, ma nel mio racconto tutto in presente ci sono vari flashback e lì la narrazione è in passato

  19. ruben
    18 marzo 2014 alle 22:51 Rispondi

    io pure preferisco leggere e scrivere al passato, e rimane più facile, ma ad esempio ora sto scrivendo una storia sotto forma di diario, e lo sto facendo al presente come se la persona stesse scrivendo quello che succede nello stesso momento che si verifichi… penso che non sia affatto male, non ho mai pubblicato nulla, ma ci stavo facendo un pensierino.

  20. Francesca
    24 marzo 2014 alle 22:25 Rispondi

    Ciao a tutti, sto scrivendo un libro nel quale ho cercato di trasformare 20 interviste a una serie di personaggi in altrettanti racconti. Ho deciso di usare il presente nella narrazione e il passato prossimo nei virgolettati, quando parlano i protagonisti stessi. All’editore questa scelta non piace e vorrebbe che usassi sempre il passato remoto. cosa ne pensate?

  21. giorgio
    22 luglio 2014 alle 22:34 Rispondi

    Meglio il presente, senza ombra di dubbio…specie se si tratta di racconti onirici o fantastici… Ho fatto qualche prova a scrivere al passato ma dopo un po’ di righe mi suona falso, forzato, artificiale…Certo se si tratta invece di raccontare qualcosa di realmente avvenuto, o presunto tale, il passato remoto risulta piu’ autentico e rispondente allo scopo…

    • Daniele Imperi
      23 luglio 2014 alle 08:18 Rispondi

      Ciao Giorgio, benvenuto nel blog.

      Sui racconti onirici sì, il presente sui fantastici non mi ispira. Ma dipende, sto scrivendo un romanzo fantastico e uso il presente.

  22. Simone Dato
    19 settembre 2014 alle 13:59 Rispondi

    Buongiorno a tutti.
    Sono nuovo nel blog.
    L’argomento è veramente molto interessante, anche se secondo me andrebbe trattato assieme a ciò che riguarda la scelta del punto di vista e dell’io narrante.
    Indubbiamente scrivere al passato è più semplice, ma ritengo che in taluni casi sia meno coinvolgente, soprattutto quando si vuole mostrare, anziché narrare, e portare il lettore all’interno della scena.
    Ad esempio, in questa cosa che ho scritto tempo fa:
    “Adesso lui le è dietro. Le cinge i fianchi, immobile si inebria del suo profumo. La donna si gira su sé stessa, gli mette le braccia al collo: i grandi occhi verdi, la forma del viso leggermente ovale, gli zigomi pronunciati; le labbra rosse d’un rosso naturale che risalta sulla carnagione molto chiara.
    E quegli occhi. Ancora.
    Lei reclina leggermente il capo sulla destra, stringe ulteriormente l’uomo a sé; appoggia la mano sinistra sul suo viso, in una carezza solamente accennata, e porta la bocca sul suo collo, appena sotto l’orecchio.”
    Naturalmente è difficile mantenere il presente per un intero romanzo, perché si perde un po’ il senso dell’avanzare del tempo, soprattutto se la vicenda si svolge su un arco temporale non ristretto (per esempio una notte, o un fine settimana, etc.).
    Poi, io sono tra quelli che ritiene che se chi scrive è bravo, dovrebbe essere in grado di gestire più tempi verbali in maniera naturale e non fastidiosa per il lettore.

  23. Mr D.
    8 dicembre 2014 alle 04:09 Rispondi

    Ma un’azione passata nel passato, con quale tempo la scrivereste? Quel è il tempo migliore, o quello che più plausibile usare?

    • Daniele Imperi
      10 dicembre 2014 alle 11:42 Rispondi

      Ciao Mr.D. e benvenuto.

      Non ho capito la tua prima domanda. Un’azione passata va scritta al passato.

  24. Stefania
    25 febbraio 2015 alle 19:11 Rispondi

    Ciao a tutti, ho un dubbio:
    un racconto al passato può contenere frasi al presente?
    Es. E’ vero che nella vita tutte le cose belle finiscono, ma la storia era finita troppo presto.
    oppure
    Pensai che sarebbe andato in Paradiso, sempre ammesso che esista qualcosa dopo la nostra vita sulla terra.

    Grazie

    • Daniele Imperi
      26 febbraio 2015 alle 08:09 Rispondi

      Ciao Stefania, benvenuta nel blog.
      Le due frasi sono giuste. Il presente in quel caso coesiste bene col racconto al passato, perché non è riferito alla narrazione dei fatti. Sarebbe stato un errore, invece, scrivere:

      “Uscì di casa presto, entra in macchina e corse via”.

  25. Carlo
    26 marzo 2015 alle 18:06 Rispondi

    Ciao,ho una domanda, è giusto intervallare il passato remoto con l’imperfetto? es: strizzai gli occhi e mi morsi il braccio per verificare che non fosse un sogno, faceva male.

    • Daniele Imperi
      27 marzo 2015 alle 07:58 Rispondi

      Ciao Carlo, benvenuto nel blog.
      Sì, in quel caso è corretto. Si usa spesso in narrativa. Per esempio: “Accese il fuoco perché faceva freddo”.

  26. RINO
    25 aprile 2015 alle 20:05 Rispondi

    salve a tutti, anche io sto scrivendo una cosa e lo vorrei fare al presente per delle mie ragioni personali (credo si adatti meglio al messaggio che voglio comunicare).
    “…La moglie di lui non gli fa mai una visita, ogni tanto Kris gli passa le sue telefonate, dalle quali non vengono mai fuori nient’altro che urla. Spesso gli tocca anche spedirle dei fiori da parte del capo…”
    Tuttavia, quando faccio parlare il personaggio:
    “<>, PENSA Kris.”
    A me viene spontaneo PENSO’, mi sembra innaturale scrivere PENSA. Si possono “mischiare” le due cose?

    • Daniele Imperi
      27 aprile 2015 alle 07:39 Rispondi

      Ciao Rino, benvenuto nel blog.
      In quel caso è sbagliato passare dal presente al passato. Puoi usare il passato quando accenni a un fatto accaduto nel passato, per esempio: “Kris esce di casa e ricorda quando vide sua madre l’ultima volta”.

  27. max
    26 maggio 2015 alle 21:44 Rispondi

    Ciao Daniele! ,

    Io sto scrivendo un racconto e inizio con il personaggio che racconta in passato imperfetto i fatti già accaduti. A un certo punto voglio introdurre un ricordo e descriverlo in presente perchè rende meglio le sensazioni. E’ possibile secondo te?..

    Grazie mille!

    • Daniele Imperi
      27 maggio 2015 alle 07:59 Rispondi

      Ciao max, benvenuto nel blog.
      Non ho capito bene la situazione. Il personaggio che racconta i fatti accaduti è il narratore? Un racconto in prima persona, quindi?

  28. max
    29 maggio 2015 alle 22:38 Rispondi

    grazie :)

    Si esattamente così. Il personaggio racconta fatti già accaduti. Volevo raccontare la scena descrivendo i fatti come li vive nel momento. Il racconto si estende fino ad arrivare al vero presente.

    • Daniele Imperi
      30 maggio 2015 alle 08:20 Rispondi

      Secondo me va bene, perché alla fine si tratta di una storia in una storia.

  29. Massimo
    15 agosto 2015 alle 00:56 Rispondi

    Scrivere al presente lo trovo addirittura ‘fastidioso’..

    • Daniele Imperi
      15 agosto 2015 alle 14:19 Rispondi

      Ciao, benvenuto nel blog. Ti capisco perché io trovo fastidioso leggere storie scritte in seconda persona.

  30. Camilla
    4 ottobre 2015 alle 14:27 Rispondi

    Ciao. Ho letto tutto. Io di solito scrivo al passato. Ma per i testi riflessivi non saprei se narrarli al presente o passato.

    • Daniele Imperi
      4 ottobre 2015 alle 14:54 Rispondi

      Ciao Camilla, benvenuta nel blog.
      Se la riflessione è del personaggio, allora può andare al presente, anzi deve andare al presente, perché è come se stesse parlando. Puoi farmi un esempio?

  31. Camilla
    4 ottobre 2015 alle 14:57 Rispondi

    sto scrivendo un libro in questo periodo. il libro incomincia con il passato e poi ad un certo punto senza scrivo in presente. Nella parte iniziale dove narro al passato, frasi di questo genere vanno bene: “…quella fu l’ultima cosa che osai fare. Ancora adesso ricordo le risate dei ragazzi….”

    • Daniele Imperi
      4 ottobre 2015 alle 15:02 Rispondi

      Sì, la frase messa così va bene.

  32. Deline
    2 dicembre 2015 alle 17:09 Rispondi

    Sono ancora agli inizi ma quello che scrivi mi sta aiutando molto. Grazie per condividere la tua esperienza con il popolo del web. Per ora niente domande, solo un grosso grazie!

    • Daniele Imperi
      8 dicembre 2015 alle 16:56 Rispondi

      Ciao Deline, benvenuta nel blog.
      Mi fa piacere ti sia stato di aiuto il post.

  33. Armando Lazzari
    19 dicembre 2015 alle 17:21 Rispondi

    Ciao,
    di quattro romanzi che ho scritto (l’ultimo lo pubblicherò a gennaio), uno solo era al presente e in prima persona. Devo dire che, anche se divertente, scriverlo è stato molto impegnativo, soprattutto quando dovevo far quadrare certe situazioni in cui il protagonista doveva venire a conoscenza di fatti che si erano svolti lontano dal suo “campo visivo”. I pro sono stati quelli di catapultare il lettore nella storia immedesimandolo nel protagonista e quello di rendere bene le dinamiche nelle scene di azione. Contro, a parte la difficoltà (altro che 7 camicie, uno stock di un magazzino), quello di non far trasparire molto il fatto che il protagonista si salvi da tutte le situazioni estreme (soprattutto se mancano ancora 100 pagine al termine), e di trovare un espediente per descrivere l’ambiente circostante e le persone che in quel frangente parlano (il libro s’intitola “Lilith”, piccola pubblicità :D ).
    A conti fatti però il passato è la forma più facile da gestire, soprattutto per storie che non siano solo dei brevi racconti.
    Ps. Stranamente il prologo l’ho scritto al passato… suonava bene così :D
    Ciao e complimenti per il blog, davvero molto interessante! (Y)
    Armando Lazzari

    • Daniele Imperi
      19 dicembre 2015 alle 17:32 Rispondi

      Ciao Armando, grazie e benvenuto nel blog. Penso anche io che il passato sia più facile da gestire, me ne sto accorgendo con il mio romanzo che in massima parte è narrato al presente. Il prologo al passato ci sta, in fondo è staccato dal romanzo.

  34. Giuseppe
    21 marzo 2016 alle 22:45 Rispondi

    Buongiorno, vorrei scrivere un libro in presente o passato ma non sono molto bravo a descrivere, che ne so, anzi, un esempio: In casa incasinata c’erano tanti rumori forti che ti faceva venire un gran mal di testa!….

    Mi puoi dimostrare un esempio cioè una frase con descrizioni in passato e presente, per favore, grazie!

    1.

    2.

    • Daniele Imperi
      22 marzo 2016 alle 08:47 Rispondi

      Ciao Giuseppe, benvenuto nel blog. Non ho capito sinceramente che genere di descrizione ti occorre. “Casa incasinata” come accostamento sta molto male.
      Per capire se narrare una storia al passato o al presente devi considerare che effetto dare al lettore.

    • Armando Lazzari
      24 marzo 2016 alle 19:22 Rispondi

      Se ho capito bene poso provare ad essere di aiuto:
      1) Passato:
      La casa era totalmente a soqquadro: mobilia con ante spalancate, cassetti aperti e indumenti sparsi ovunque. Ogni oggetto, anche il più futile, era accatastato senza una regola o un perché. Il caos regnava sovrano! Come se ciò non fosse già abbastanza, i rumori della strada: clacson suonati senza tregua da automobilisti esausti, il martello pneumatico incessante e impietoso che lacerava sadico l’asfalto, i vicini che urlavano e litigavano augurandosi le morti più catastrofiche e bizzarre… era un bel quadretto apocalittico, quindi non si era stupito più di tanto se il mal di testa gli pulsava frenetico sulle tempie implorandogli una semplice pasticca risolutrice.
      2) Presente:
      La casa è totalmente a soqquadro: mobilia con ante spalancate, cassetti aperti e indumenti sparsi ovunque. Ogni oggetto, anche il più futile, è accatastato senza una regola o un perché. Il caos regna sovrano! Come se ciò non fosse già abbastanza, i rumori della strada: clacson suonati senza tregua da automobilisti esausti, il martello pneumatico incessante e impietoso che lacera sadico l’asfalto, i vicini che urlano e litigano augurandosi le morti più catastrofiche e bizzarre… è un bel quadretto apocalittico, quindi non mi stupisco più di tanto se il mal di testa mi pulsa frenetico sulle tempie implorandomi una semplice pasticca risolutrice.

  35. Ale è
    30 marzo 2016 alle 11:39 Rispondi

    Ciao. intanto complimenti per il blog.
    Ho un dubbio, si può usare il presente in un sogno da inserire in un romanzo fantasy scritto al passato? Il manoscritto l’ho impostato al passato ma il sogno a mio avviso rende di più al presente. Perchè esempi al momento non me ne vengono in mente.

    • Daniele Imperi
      30 marzo 2016 alle 11:54 Rispondi

      Ciao Ale, grazie e benvenuto nel blog. Secondo me ci sta bene, ho visto qualcosa del genere in alcuni romanzi, anche se non sono sicuro che fossero sogni.

    • Ale
      18 aprile 2016 alle 00:05 Rispondi

      Data la tua gentilezza, ti pongo un’altra domanda:
      Si può usare il presente con l’Io narrante in prima persona in un sogno da inserire in un romanzo fantasy scritto al passato in terza persona? (Qui il gioco si fa più complicato).

      • Daniele Imperi
        18 aprile 2016 alle 08:41 Rispondi

        Ciao Ale, ma sei lo stesso dell’altra volta? Non mi sembra così diversa dalla domanda precedente. L’importante è che fai capire che stai narrando un sogno, magari scrivendolo tutto in corsivo.

        • Ale
          18 aprile 2016 alle 13:04 Rispondi

          Sì, sono la stessa dell’altra volta. Ammetto che la domanda era simili, ma siccome questo sogno mi sta facendo dannare un po’, volevo togliermi il dubbio sul cambio di tempo. Grazie!

  36. Ale
    30 marzo 2016 alle 12:10 Rispondi

    Grazie tante!

  37. Elisa
    4 aprile 2016 alle 10:55 Rispondi

    Buongiorno Daniele e complimenti per i consigli ed il tempo che dedichi a rispondere ai nostri dubbi. Ogni volta che ho un dubbio e digito su Google quello che vorrei capire meglio approdo sempre sul tuo blog… Credo che valga la pena mettermelo fra i segnalibri! ;-)
    Anche io amo scrivere, da sempre, ma in particolare da quando ho ricominciato a dedicarmi assiduamente alla lettura (che con due bambini avevo ahimè accantonato) mi è nata la voglia di scrivere qualcosa di un po’ più importante di qualche semplice poesia o raccontino… E ho iniziato un romanzo.
    Lo sto scrivendo al presente perché, seppur a mente le frasi mi escano quasi sempre d’istinto al passato, mi sembra che per il tipo di cosa che sto scrivendo il presente sia più indicato e introduca meglio nel romanzo. (Giusto per darti una vaga idea, parliamo di qualcosa di simile a Sophie Kinsella o Natasha Boyd anche se chiaramente non mi paragonò neanche lontanamente al loro talento).
    La mia domanda, sperando di non passare per “approfittatrice”, è questa:
    se io volessi un semplice parere sul mio modo di scrivere, per rendermi conto se ho un minimo di talento, posso inviarti qualche pezzo della storia via mail?
    Ovviamente non parlo di una revisione del testo, che logicamente meriterebbe di essere remunerata, ma il semplice parere soggettivo di qualcuno che, oltre ad essere un lettore, è anche scrittore ed esperto nel campo.
    Scusami se mi sono dilungata e grazie per la risposta che spero mi darai.
    Elisa_

    • Daniele Imperi
      4 aprile 2016 alle 11:02 Rispondi

      Ciao Elisa, grazie e benvenuta nel blog. Google mi ama, allora :D
      Non conosco le 2 autrici che citi, però anche per me il presente va usato quando lo senti più adatto per la storia. Non accetto mai di leggere storie altrui per dare giudizi perché se accontento tutti, non avrei tempo per fare altro e anche perché comunque non sono esperto. Se si tratta di brevi brani, però, mandali pure.

      • Elisa
        4 aprile 2016 alle 13:09 Rispondi

        Ti ringrazio molto per la risposta.
        In effetti le autrici che ho citato scrivono generi che, trasformati in film, potrebbero definirsi una “commedia” e credo che il target di lettori sia quasi totalmente costituito da donne. ;-) [Sophie Kinsella, per intenderci, è la scrittrice londinese conosciuta per la serie “I love shopping” e tutti i suoi seguiti..] Diciamo che si tratta delle classiche letture di evasione (come riporta la dicitura sullo scaffale della biblioteca da dove li ho estratti), quelle “da spiaggia” che, a noi donne, fanno riposare la mente e dimenticare per un attimo i vari pensieri quotidiani di lavoro/marito/figli/casa.
        Detto questo, comprendo benissimo il tuo punto di vista (in effetti se dovessi leggere i racconti di tutti diventerebbe un lavoro!) infatti io parlavo solo di qualche pezzetto, breve, giusto per dare l’idea del modo in cui scrivo, a grandi linee..
        E poi per ora lo scritto non è moltissimo, la maggior parte è ancora nella testa, in attesa di trovare il tempo per buttarlo giù!
        Comunque valuterò, grazie per la disponibilità.
        In realtà di domande da fare ne avrei molte altre, ma magari vedo se trovo una sezione più adatta di questa o un articolo che magari hai già scritto in merito e che non ho ancora letto!
        Grazie ancora.
        Elisa_

  38. Alessandro
    6 giugno 2016 alle 19:45 Rispondi

    Salve,
    Sto scrivendo un romanzo con una linea temporale molto vasta, è ambientato al passato tuttavia quando devo descrivere i personaggi interrompo la storia e li descrivo per poi riprenderla ma non so se in questa descrizione che faccio dovrei usare il presente dato che i personaggi seppur inventati vivono ancora (In quel mondo) o continuare con il passato per una maggior coerenza verble. Grazie.

    • Daniele Imperi
      7 giugno 2016 alle 08:53 Rispondi

      Ciao Alessandro, benvenuto nel blog. In che senso interrompi la storia per descriverli? Puoi fare un esempio?

      • Alessandro
        7 giugno 2016 alle 15:01 Rispondi

        «Ebbene sì, domani sarà il grande giorno, diventerò un Aspuder e prevedo che sarà fantastico!» disse Daniel Brooks, un giovane di appena 12 anni che si preparava a ricevere il suo primo A.S.P.U.D.
        «Daniel Brooks»
        Daniel, per gli amici Dan, nacque a Kalyx, una cittadina di medie dimensioni che dà il nome all’isola di Kalyx. Quest’ultima si trova vicino al monte Horous, nonché il vulcano principale dell’arcipelago dal quale esso prende il nome il 29 luglio 2000…
        questo è un breve passo dell’inizio del libro. Solitamente, se possibile, cerco di mettere la descrizione di un personaggio alla fine del capitolo in modo che l’interruzione non disturbi il lettore ma comunque se ciò non è possibile cerco di evitare distrazioni da parte del lettore non dilungandomi molto.
        Grazie :)

  39. Daniele Imperi
    7 giugno 2016 alle 15:11 Rispondi

    Io non esagererei con descrizioni di questo tipo, ma ho capito comunque. Secondo me in questo caso vanno bene così, scritte al passato proprio perché stai narrando al passato.

    Altrimenti avremmo:

    «Ebbene sì, domani sarà il grande giorno, diventerò un Aspuder e prevedo che sarà fantastico!» dice Daniel Brooks, un giovane di appena 12 anni che si prepara a ricevere il suo primo A.S.P.U.D.

    • Alessandro
      7 giugno 2016 alle 15:16 Rispondi

      Grazie mille cercherò di seguire il tuo consiglio :) solo una cosa: in questo punto:
      «Daniel Brooks»
      Daniel, per gli amici Dan, nacque a Kalyx, una cittadina di medie dimensioni che dà il nome all’isola di Kalyx. Quest’ultima si trova vicino al monte Horous, nonché il vulcano principale dell’arcipelago dal quale esso prende il nome il 29 luglio 2000. Era cresciuto con la madre poiché il padre fu vittima di un incidente causato da un esperimento condotto sulle MS di elemento fuoco quando il piccolo Dan aveva solo cinque anni. Ha due fratelli: Kevin e Lucas entrambi più grandi di lui ed entrambi in viaggio in parti diverse del mondo ma per lo stesso obiettivo, il timbro GT.

      Nel punto in cui dice “Ha due fratelli…” siccome nel mondo in cui vive li ha ancora va bene usare il presente o devo continuare al passato dato che la storia è ambientata al passato? Grazie mille!

      • Daniele Imperi
        7 giugno 2016 alle 15:38 Rispondi

        Quella descrizione mi sembra troppo didascalica, secondo me va bene come promemoria nell’autore, ma nella narrazione io la renderei meno informativa.
        Devi usare il passato anche in quel caso.

        • Alessandro
          7 giugno 2016 alle 16:22 Rispondi

          Si in effetti è vero :) snellirò un po’ le descrizioni! Grazie mille!!

  40. CRISTINA
    25 luglio 2016 alle 18:28 Rispondi

    Ciao. Sto procedere con la scrittura di un romanzo nel quale si mescolano vicende avvenute in epoche diverse e mi viene spontaneo scrivere al tempo presente quelle più lontane, al tempo passato quelle più vicine storicamente. E’ grave? Oggi poi ho superato me stessa: sono partita con il tempo passato con narratore esterno, poi ho proceduto con il presente ed infine ho concluso con il presente ma narrato in prima persona, il tutto riferito ad uno stesso episodio. Mi sa che ho proprio esagerato.

    • Daniele Imperi
      26 luglio 2016 alle 08:12 Rispondi

      Ciao Cristina, benvenuta nel blog. Per quanto riguarda la prima questione, non c’è nulla di grave, ma casomai di poco funzionale, ma bisognerebbe vedere un esempio. Però finora mi è capitata la situazione contraria. Magari un capitolo al presente, con le vicende più vicine, e un altro al passato, per quelle più lontane nel tempo.
      La seconda questione invece è un errore, mi dispiace, perché l’episodio non viene reso bene e crea confusione al lettore :)

  41. CRISTINA
    25 luglio 2016 alle 18:33 Rispondi

    Scusa: nel commento precedente volevo scrivere “sto procedendo” e non “sto procedere”… Forse il mio lapsus evidenzia che non sto procedendo proprio per niente.

  42. Alice
    23 novembre 2016 alle 11:51 Rispondi

    Ciao, sono finita sul tuo blog cercando informazioni sulla concordanza dei tempi e ho trovato molto interessante la tua analisi. Colgo l’occasione per avere un’opinione in più, sempre sul discorso della concordanza dei tempi: secondo te può esistere un racconto narrato sia al presente che al passato remoto? Mi spiego meglio; voglio descrivere una scena e rendere il lettore partecipe, così inizio con il presente: consiglio di osservare, faccio notare dei dettagli; però quando questa parte descrittiva e “intima” termina, vorrei spostarmi al passato remoto, sia perchè i verbi suonino meglio, sia perchè non è più necessario vivere quell’attimo così da vicino come viene semplice con il presente.
    Spero di essermi spiegata.

    • Daniele Imperi
      23 novembre 2016 alle 11:56 Rispondi

      Ciao Alice, benvenuta nel blog. Ho capito che vuoi dire, ma penso che si crei confusione nel lettore, a meno che la storia non sia strutturata in modo da raccontare al passato gli eventi passati e al presente quelli attuali della storia. Ho visto fare una cosa del genere, magari al passato c’era il flashback.

  43. Dafne
    10 dicembre 2016 alle 04:08 Rispondi

    Eccomi qui come faccio da giorni a scrivere e porre domande. Personalmente scrivo al passato sempre, e l’uso dell’imperfetto mi permette di essere molto più libera;
    anche se devo dire che mi sto cimentando in un nuovo esperimento, e volevo un consiglio a riguardo.
    Il mio romanzo (tra lo storico e il fantasy) è ambientato in due epoche diverse, ed è narrato in prima persona. Il POV è quello del personaggio principale che racconta e vive una serie di vicende sconosciute che la porteranno alla soluzione di enigmi che riguardano il suo passato e la sua discendenza. Ad un certo punto c’è una interruzione narrativa da cui segue il libro II, dove qualcun’altro racconta, qualcuno che non si conosce ancora, ma che si rivelerà poi nell’epilogo vero e proprio del romanzo, che coinvolge il POV del primo libro. Spero che fin qui mi sia spiegata bene. Ora, questa interruzione è come se fosse – grosso modo – tra il flashback e L’anticipazione, o – perché no – una vera macchina del tempo, che mostra dettagli e informazioni storiche che neppure la protagonista conosce ancora; ma che il lettore può aver già intuito nel primo libro e nel secondo libro, probabilmente confermare certe intuizioni: di fatto, il lettore viene catapultato in un era diversa da quella che ha sentito raccontarsi fino a quel momento, e improvvisamente, il POV cambia con una sconosciuta che per alcuni aspetti – nascosti tra le righe – somiglierà alla protagonista, ma che al contrario racconta ciò che accade al presente – in quel presente di 500 anni fa.
    Perché ho pensato al presente? Essendo un salto temporale, non c’è nessuno che conosce quei fatti
    Per come sono accaduti, come può invece conoscerli chi lo sta vivendo in quel preciso momento. Un Personaggio forse nuovo che poi sarà rivelato nell’epilogo. Un personaggio che spiana le immagini del lettore, alimenta o conferma le sue intuizioni e gli narra di dettagli di una realtà storica e leggendaria di cui non vi è testimonianza.

    Forse avrei potuto usare un narratore onnisciente, ma non mi andava di perdere la linearità anche stilistica del POV in prima persona. E se si trattasse di un sogno? Visto che cambio libro, proprio quando lei si addormenta in una situazione particolare…
    Che cosa ne pensa di questa scelta stilistica? Potrebbe riuscire? O avere anche un senso, o diversi? Spero di non essere apparsa contorta e confusa ‘nell’espressione.
    Attendo consigli ☺️

    • Daniele Imperi
      10 dicembre 2016 alle 08:32 Rispondi

      Non so dirti, forse può funzionare, ma potrai saperlo solo dopo aver scritto tutta la storia. Comunque molti in situazioni analoghe fanno questi cambi del punto di vista e del tempo.

  44. Fabio Dell'Orfanello
    3 aprile 2017 alle 07:51 Rispondi

    A me piacerebbe anche il passato ma sopporto male il continuo ripetersi di “era” e “aveva”. Scrivendo al presente il testo sembra scorrere di più.
    L’ideale, secondo me, è scrivere al presente con frequenti digressioni al passato, ma naturalmente, la storia lo deve permettere…

    • Daniele Imperi
      3 aprile 2017 alle 10:52 Rispondi

      Ciao Fabio, benvenuto nel blog. Se usi il presente devi comunque alternare “è” e “ha” e così via. Da lettore trovo invece più scorrevole un testo scritto al passato.

      • Fabio Dell'Orfanello
        3 aprile 2017 alle 11:37 Rispondi

        In effetti la tua considerazione non fa una piega…. Comunque, passato o presente che sia, da lettore trovo più scorrevoli soli i testi ben scritti magari di storie coinvolgenti.

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