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Scrivere il non detto

Scrivere il non dettoLeggendo molti racconti a varie gare letterarie a cui ho partecipato, mi sono scontrato con un problema frequente: quello di non capire qualche passaggio della storia, qualche comportamento di un personaggio, ecc. Come se mancasse qualcosa nella storia.

Alle mie richieste di chiarimenti su quei punti mi è stato risposto che l’autore voleva dire questo e quello e che gli sembrava ovvio non scriverlo. Da qui possiamo far nascere un postulato:

Il lettore non sta nella testa dello scrittore.

Quando si scrive un romanzo o un racconto non si possono omettere parti o elementi le cui conseguenze appariranno poi nella storia. Il rischio è di spiazzare il lettore, che va sì spiazzato, ma in un finale mozzafiato e strabiliante, anche se credibile. Non certo in mezzo alla storia.

Che la storia sia chiara allo scrittore è più che naturale. Che sia poi chiara anche al lettore è un altro discorso. Un problema che ogni autore deve affrontare è fare in modo che il lettore riesca a seguire tutta la storia senza mai chiedersi “perché adesso succede questo?”

Ogni azione, ogni scena deve essere la naturale – naturale, non ovvia e scontata – conseguenza di quella precedente. Non sono ammessi salti temporali e comportamentali.

Lo scrittore è anche l’unico che potrebbe non capire se la sua storia sarà chiara al lettore o meno, proprio perché l’ha scritta lui e è tutta nella sua testa. Farsi leggere da qualcun altro aiuta, in questo caso. Farsi leggere prima di spedire il manoscritto a un editore è meglio.

Scrivere il non detto

Lo scrittore ha quindi l’obbligo di scrivere ciò che non ha scritto. Molte volte ho corretto alcuni brani di miei racconti perché mi sono accorto che mancava qualche elemento che chiarisse la scena descritta. Alcune volte è possibile capire che manca qualcosa, altre volte invece la lacuna è meno evidente.

Il segreto sta forse nel saper strutturare la storia, nel realizzare una scaletta forte e dettagliata che non lasci spazio a dimenticanze di alcun genere. Ma per alcuni racconti è assurdo fare un lavoro come questo. Per i romanzi andrebbe fatto.

Quanti di voi scrivono il non detto? Quanti pensano invece che le proprie storie sia e debbano essere chiare a tutti i lettori?

11 Commenti

  1. Scrivere il non detto | Copywriter Freelance | Scoop.it
    14 agosto 2012 alle 08:33 Rispondi

    […] Leggendo molti racconti a varie gare letterarie a cui ho partecipato, mi sono scontrato con un problema frequente…  […]

  2. Alessio
    14 agosto 2012 alle 09:11 Rispondi

    Hai proprio ragione è un problema molto comune. Io direi che la sfida più grande però e risucire a scrivere le nostre ovvietà, in maniera semplice e veloce cosi da non annoiare il lettore.

    Per quanto mi riguarda questa è la difficoltà maggiore, perché logicamente non tutti sono uguali.

  3. Recenso
    14 agosto 2012 alle 12:56 Rispondi

    Domanda interessante. Se però si inizia in media res come si fa a impedire al lettore di chiedersi cosa sta succedendo fin dalla prima riga? Mi sembra difficile.

  4. Romina Tamerici
    14 agosto 2012 alle 14:08 Rispondi

    A me è capitato, poco tempo fa, di scrivere un racconto in cui un passaggio non è risultato chiaro ai lettori. L’importante è avere l’umiltà di non credersi perfetti e continuare a migliorare. Scrivere il non detto non è semplice perché si parte sempre dal proprio punto di vista, ma uno sforzo bisogna pur farlo, soprattutto se si vuole poi essere letti e compresi!

  5. Daniele Imperi
    14 agosto 2012 alle 15:03 Rispondi

    Alessio,

    Sì, il problema è proprio non annoiare il lettore e non essere prolisso anche.

  6. Daniele Imperi
    14 agosto 2012 alle 15:06 Rispondi

    Romina Tamerici,

    Sante parole :)

  7. Daniele Imperi
    14 agosto 2012 alle 15:06 Rispondi

    Recenso,

    Non ti seguo…

  8. Recenso
    15 agosto 2012 alle 15:28 Rispondi

    Hai ragione, non mi capisco nemmeno io: immagina un racconto che inizia con un soldato in guerra, mentre è sotto attacco. Lui è anche il narratore e narra al presente, quindi parlerà degli spari, dei cadaveri e della confusione. Trenta righe sotto spiega che guerra è, chi sparava a chi, che grado ha lui etc.
    Alle prime righe il lettore non si farà comunque delle domande?

  9. Daniele Imperi
    15 agosto 2012 alle 18:17 Rispondi

    Recenso,

    Capito. Sì, viene naturale domandarsi quello che hai detto. Ma anche se narra, ci sarà qualcuno vicino a lui che gli parlerà e qui il grado viene fuori. Sul perché della guerra è facile: mentre narra parlerà del nemico, si farà coinvolgere e parlerà del tipo di guerra.

  10. Tania
    17 dicembre 2015 alle 16:36 Rispondi

    Articolo molto interessante, che mi ha fatto riflettere sul mio modo di scrivere. Credo di commettere l’errore inverso, trattando il lettore quasi come un bambino e ripetendo la stessa cosa più volte con frasi diverse, nel dubbio di non essermi spiegata abbastanza

    • Daniele Imperi
      17 dicembre 2015 alle 16:38 Rispondi

      Penso che sia un errore comune :)
      Rilettura e editing e spariscono le ripetizioni inutili.

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