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Scrivere: due metodi a confronto

Due metodiUso essenzialmente due metodi per scrivere: improvviso o seguo una traccia. Sto parlando di scrivere racconti, perché un romanzo, secondo me, richiede un progetto dettagliato.

Un racconto, invece, è una storia più breve e, specialmente se si tratta di un 300 parole, non puoi creare una traccia, devi scrivere di getto, limando poi il testo e togliendo il superfluo. Un racconto lungo può essere scritto improvvisando, ma penso che dipenda dal tipo di storia.

Scrivere improvvisando

Ho iniziato così, scrivendo storie a partire da un’idea che avevo in testa e un titolo. Scrivere partendo dal titolo può essere giusto o sbagliato, ma il titolo, per me, è il succo dell’idea che ho avuto.

L’improvvisazione ha lo svantaggio di costringere lo scrittore a una lettura continua – operazione che va ovviamente fatta anche se si scrive seguendo una scaletta. Scrivere di getto può andar bene per brevi racconti, con un intreccio semplice e pochi personaggi.

Per i miei racconti di 300 parole scrivo così. Anche per un racconto inviato a una gara, Highlander, ho scritto di getto per mancanza sia di tempo sia di idee. In pratica ho creato la storia man mano che scrivevo.

È pur sempre un metodo divertente, che stimola la creatività e costituisce un buon esercizio di scrittura.

Scrivere seguendo una traccia

Altri racconti sono stati scritti seguendo una scaletta. Da un’idea che avevo avuto, ho tracciato i vari punti del racconto che dovevo poi sviluppare.

Questo sistema dà la possibilità di tenere sotto controllo la storia, di sapere quanto manca alla fine, specialmente se si deve mantenere una certa lunghezza. Ogni punto della scaletta è una sorta di scena del racconto, in cui spiegare in parole brevi cosa accade.

Per me, almeno, è stato così. Ho anche fatto delle modifiche, per esempio cambiando il finale, perché nel frattempo avevo avuto un’altra idea.

Confrontando due racconti lunghi che ho scritto, il primo seguendo la scaletta e il secondo improvvisando, sono rimasto più soddisfatto del primo. Mi sembra che stia meglio in piedi, che sia più forte e soprattutto dettagliato come storia.

E voi come scrivete? Siete improvvisatori o vi affidate a una scaletta?

28 Commenti

  1. Marco
    16 gennaio 2012 alle 07:51 Rispondi

    Per adesso improvviso. Però è un metodo di lavoro che funziona con i racconti, credo sia impossibile adottarlo se scrivi un romanzo. E se riuscirò mai a scriverne uno, mi rivolgerò anche a un’applicazione che aiuti a stilare le schede dei personaggi, dei luoghi, che tenga conto della linea temporale degli eventi, e via discorrendo.

  2. Salomon Xeno
    16 gennaio 2012 alle 10:51 Rispondi

    Mi è difficile improvvisare oltre una certa lunghezza (intorno alle 3000 battute). Di solito invece mi capita di improvvisare un incipit sulla base di un’idea estemporanea, metterlo da parte, e lavorarci qualche tempo dopo formalizzando la trama, l’ambientazione e i personaggi. Poi posso scrivere con maggiore tranquillità.
    Il racconto che ho inviato al concorso “Pirati!” è nato proprio in questo modo.

  3. franco zoccheddu
    16 gennaio 2012 alle 14:36 Rispondi

    Ho iniziato anni fà il romanzo che sto terminando ora. Il lungo tempo impiegato mi ha di fatto permesso di far convivere le due modalità di cui parli: in effetti improvviso, ma su delle idee, ipotesi e situazioni che hanno circolato tanto di quel tempo nei miei pensieri che alla fine conosco ciò che devo scrivere meglio che se lo avessi pianificato.

  4. Daniele Imperi
    16 gennaio 2012 alle 14:49 Rispondi

    @Marco: per un romanzo è davvero da pazzi :)

    @Salomon: entro una ristretta cerchia di caratteri, come me :)

    @Franco: ma il romanzo è nato improvvisando? O hai seguito una scaletta, un progetto?

  5. Lisa Corradini
    16 gennaio 2012 alle 16:08 Rispondi

    Ciao Daniele,

    io al momento scrivo su ordinazione. Sto frequentando un corso dove mi si chiede cosa scrivere, solo che alla fine il conto lo pago io. Forse il più bel racconto che abbia scritto mi è uscito dall’esercizio di osservare una tela di Balthus. Ne ho proprio parlato oggi sul mio blog…
    Non ti secca se mi metto il link vero?
    http://ilrifugiodeicalzinispaiati.blogspot.com/2012/01/larte-di-scrivere.html

  6. Miki
    16 gennaio 2012 alle 16:49 Rispondi

    Mi è sempre piaciuto scrivere ma non mi sono mai spinta (o non mi sono mai voluta spingere..?) oltre qualche brevissimo racconto improvvisato.
    Durante lo scorso Natale ho avuto un’idea e ho cominciato a creare le schede dei personaggi. Vediamo cosa ne esce :)

  7. franco zoccheddu
    16 gennaio 2012 alle 18:49 Rispondi

    Grazie per la domanda, Daniele: l’intreccio è presente in me in modo definito sin dalla prima frase, ma non ho nessuna scaletta scritta, né un progetto esplicito. La storia si è costruita nella mia mente poco per volta da quando ho lasciato l’università dopo la laurea e ho iniziato a insegnare, penso come surrogato del mio sogno giovanile di diventare un grande fisico delle particelle in America. Quindi in un certo senso è un progetto, nel senso che ha idealmente sostituito quello che avevo da ragazzo per la mia vita. Ormai il mio romanzo è come una tipica amicizia dell’età adulta: è sempre lì, aspetta paziente che mi ricordi di lui senza prendersela troppo se talvolta mi dimentico di lui. Forse ho paura di terminarlo…

  8. Miki
    16 gennaio 2012 alle 19:00 Rispondi

    Franco, il tuo romanzo potrebbe essere terapeutico :)
    Se hai paura è probabile tutto quanto rimanga nella tua mente e nel tuo cuore e sarebbe un peccato, no? Anche se non se la prendono troppo perché trascurate, le amicizie dell’età adulta si fanno comunque qualche domanda :)
    In bocca al lupo!

  9. McNab
    16 gennaio 2012 alle 19:14 Rispondi

    Mi prendi fresco fresco di “scrittura a improvvisazione”. Dividendo un lavoro in capitoli a cadenza quindicinale mi permetto di andare un po’ a spanne, inserendo suggestioni che non potrei utilizzare in lavori più coordinati (quelli che scrivo di solito). Ammetto che è un’esperienza abbastanza divertente e costruttiva ;)

  10. Daniele Imperi
    16 gennaio 2012 alle 19:35 Rispondi

    @Lisa: simpatico quel modo, ottimo esercizio di scrittura.

    @Miki: forza e poi pubblica qualcosa :)

    @Franco: grazie a te ;)

    @McNab: in effetti secondo me dipende da cosa vuoi scrivere e quanto tempo hai per scriverla. Il mio survival blog è stato scritto a improvvisazione, altri racconti dove avevo più tempo con una scaletta.

  11. melusina
    16 gennaio 2012 alle 21:14 Rispondi

    Ciao. Io comincio da un’idea anche minima, un flash, che però mi deve subito suscitare un titolo. E il titolo è propedeutico a tutto il resto, perché ne imposta il registro. Ho scritto racconti ma soffrendo molto del fatto che, per essere tali, dovevano restare limitati a certe dimensioni. Preferisco invece scrivere romanzi perché mi lasciano la massima libertà. Comunque nel caso del racconto mi basta un’idea (in genere è un’immagine) e poi la lascio sviluppare da sola improvvisando frase dopo frase. Quello che mi importa è restare coerente al progetto, che è già tutto contenuto nel titolo. Per i romanzi invece la storia nasce tutta contemporaneamente nella mia mente, avendo da subito chiarissimi due punti: come deve cominciare e come deve finire. Poi quello che cui va in mezzo è il miglior divertimento di uno scrittore perché è creazione pura. Unico vincolo (direi etico) è quello di restare coerente, e qui non basta la creatività ma bisogna conoscere anche un minimo di rigore. Se si fa sul serio.

  12. Daniele Imperi
    16 gennaio 2012 alle 21:18 Rispondi

    @Melusina: anche io inizio i racconti partendo proprio da un’idea che mi suggerisce un titolo. Per i romanzi, ne ho iniziato uno, ma è un po’ complicato in questo caso sia improvvisare che creare una scaletta.

  13. Romina
    16 gennaio 2012 alle 22:45 Rispondi

    Molto dipende dal tipo di storia e dal tempo a disposizione. Di solito ho ben chiaro il finale e cerco una strada per arrivarci, poi comincio a scrivere. Strada facendo, però, improvviso molto e cambio spesso idea. Per alcuni romanzi ho steso una scaletta dettagliata, ma mai rigida (per quello del prossimo anno ho preparato già molte scalette diverse, ma forse è troppo complicato… chissà che cosa ne verrà fuori?). Alcuni racconti invece li scrivo “in diretta”: parto da un’immagine iniziale e continuo a scrivere, immaginando la vicenda nella mia testa… scrivo solo ciò che vedo, sono i personaggi che fanno il grosso del lavoro. A volte anche i sogni aiutano a suggerirmi qualche colpo di testa per la vicenda in corso… insomma, uno stile molto vario, dipende molto dal momento e dal progetto in corso…

    @Franco zoccheddu: La parola “fine” è un trauma… non è difficile separarsi dal proprio testo… ti capisco. Se ti interessa approfondire il mio pensiero: http://tamerici-romina.blogspot.com/2011/11/il-teorema-della-parola-fine.html

  14. franco zoccheddu
    17 gennaio 2012 alle 15:19 Rispondi

    Mi interessa. E’ un po’ che non vado ma ricordo un ambiente virtuale molto accogliente. Grazie.

  15. Carlo
    17 gennaio 2012 alle 20:27 Rispondi

    IO per i racconti spesso seguo un’idea, un lampo che piano piano prende forma e si sviluppa a mano a mano che scrivo; altre volte è un titolo che mi è balenato in mente, a ispirarmi. Per i romanzi è diverso: serve una struttura, che magari cambia nel tempo, ma la ritengo necessaria. Però anche in quel caso c’è un’idea, un’intuizione iniziale, anche se non sempre ce ne accorgiamo subito.
    Credo che le parole cerchino di uscire da noi, dobbiamo regolamentarle e organizzarle perché siano in grado di tradurre e trasferire ciò che abbiamo nel cervello e nel cuore (e non è facile).

  16. Daniele Imperi
    17 gennaio 2012 alle 20:34 Rispondi

    @Carlo: sì, l’idea ci deve sempre essere. Per i racconti abbiamo lo stesso metodo.

  17. Lucia Donati
    20 maggio 2012 alle 15:23 Rispondi

    Anch’io seguo questi due metodi, per la narrativa. Secondo me, si possono anche usare insieme: partendo di getto e stilando una scaletta in seguito, per il corpo centrale ed il finale. Però so sempre dove voglio andare a parare. Ovviamente, la scaletta è essenziale in un saggio: lì non si può proprio improvvisare.

  18. Giordana
    24 luglio 2013 alle 13:41 Rispondi

    Daniele mi dispiace, sono sempre io quella che va a rispolverare post vecchissimi. Il punto è che avevo già letto questo articolo mesi fa (non quando uscì comunque, perché ancora non seguivo il tuo blog) e me ne feci un’opinione che, nello specifico, era: “scrivere senza trama… ma siamo folli?”
    Ora, però, sono reduce dalla lettura di On writing, che ha rivoluzionato la mia prospettiva (in sintesi, per i pochi che non lo sapessero, King afferma che la storia debba scriversi “parola dopo parola” senza una trama preconfezionata). Per me lettrice King fa di più, mi informa anche che uno dei pochi romanzi che ha scritto partendo da una trama, Rose Madder, non gli è venuto granché. Bene, dopo aver scoperto questo dettaglio (Rose Madder è stato il primo libro di King che ho letto e che me lo ha fatto archiviare nella cerchia degli scrittori da evitare) ho deciso di dar lui una seconda possibilità e scoperto (con decenni di ritardo rispetto alla stragrande maggioranza dei lettori) che effettivamente è un buon romanziere. Possibile che dietro le sue opere non ci sia premeditazione?
    Mi sono voluta sperimentare, quindi, nella scrittura “di getto”. Ho pensato che comunque sarebbe stato un esercizio. Al momento si tratta di una novità per me, ma una novità eccitante. Senza trame da seguire i personaggi sono più “liberi” (e si procede benissimo con la tecnica dello porsi sempre delle domande). L’unico dubbio che mi rimane, a questo punto, è capire se avrò la capacità di saper perseguire l’obiettivo (ovvero arrivare fino la fine del racconto lungo in cui mi sto sperimentando), perché rimango convinta che lo schema costituito dalla trama aiuti in questo, un po’ come le varie “cose da fare” di un’agenda.

    • Daniele Imperi
      24 luglio 2013 alle 14:30 Rispondi

      I post non hanno scadenza per essere commentati :D

      Ho letto On Writing e ricordo che King agisce così. Anzi, lui immagina una situazione, se non sbaglio, e vede poi che succede.

      Non ho letto tutte le opere di King, anzi, oltre al saggio solo Le notti di Salem. Secondo me per alcuni tipi di storie ci può stare. Ma per quelle complesse rischi di perderti.

      Non so, ora, se King abbia mai scritto romanzi complessi, forse sono tutti abbastanza lineari e allora quel metodo funziona.

  19. Giordana
    24 luglio 2013 alle 15:38 Rispondi

    In realtà no. L’ombra dello scorpione, per esempio, ha tantissime storie nella storia… non so gli altri, però.

    Per quanto riguarda l’improvvisazione… tra qualche mese ti saprò dire come me la sono cavata.

  20. Nordlys
    1 dicembre 2013 alle 23:47 Rispondi

    Uso una scaletta che definisco ‘morbida’, poichè la scrivo in forma di racconto anzichè in forma di punti.

  21. Claudia
    6 giugno 2014 alle 09:53 Rispondi

    Ciao Daniele,
    io scrivo di getto, non riesco a seguire uno schema o una traccia. La storia appare sotto i miei occhi parola dopo parola, e tutto rimane memorizzato nella mia mente. Sono io, il foglio bianco e un’amica fidata, la mitica penna BiC nera. La prima stesura è rigorosamente scritta a mano, poi trasferisco tutto sul PC per la revisione e riscrittura. Senza il profumo della carta e dell’inchiostro, 510,000 battute per un solo libro (spazi inclusi ovvio) :) difficilmente avrebbero visto la luce. Così è stato per il primo romanzo fino alla fine del terzo. La scheda personaggi la creo solo per un eventuale invio a case editrici. L’evoluzione della storia, dei protagonisti e dell’ambiente che li circonda, nasce, cresce e muore man mano che scrivo.
    Un giorno è nata l’idea e poi sono stata lì, seduta in prima fila, a guardare come andava a finire.

    Non me ne volere se posto su articoli un po’ datati, ma sono appena arrivata e il tuo blog è stato l’unico (tra tutti quelli visitati) che trovo davvero di grande aiuto ;)

    • Daniele Imperi
      6 giugno 2014 alle 11:54 Rispondi

      Grazie dei complimenti :)
      E, come ho detto ad altri, i post non scadono.

      Sono perplesso sul fatto di scrivere un intero romanzo senza scaletta, senza una traccia. Quello che sto scrivendo ora, che ha una trama abbastanza complessa, mi sarebbe stato impossibile scriverlo senza scaletta.

  22. Henry
    14 agosto 2014 alle 17:58 Rispondi

    Ciao Daniele, ciao a tutti. Mi sto dibattendo anch’io da un po’ di tempo con un’idea su carta che mi impegna molto, ultimamente. Senza dubbio non ci sta in un racconto e non ho mai scritto un romanzo; non sono King nè Brown ed un’incipit di getto (i primi tre giorni ho scritto oltre 50 pagine) mi ha tanto appassionato e divertito, durante, quanto imbrigliato, dopo, essendo a partito a razzo senza uno schema preciso. Ora tornando indietro, ho letto molti blog, libri, manuali e sto preparando schemi e diagrammi. Nel processo a ritroso ovviamente rivedo ambientazione, personaggi, lasso in cui si svolge e per fortuna uso il pc, altrimenti altro che penna blu, mi sa che neanche bastava una carioca a 12 colori! Lentamente e goffamente proseguo. Pant pant
    E grazie a voi che ci siete!

  23. Henry
    14 agosto 2014 alle 18:00 Rispondi

    Ah un’altra cosa, Daniele, mi piace come scrivi e mi piace molto lo stile del tuo blog.

    • Daniele Imperi
      14 agosto 2014 alle 18:08 Rispondi

      Ciao Henry, grazie e benvenuto nel blog.

      Secondo me bisogna scrivere seguendo entrambi i metodi: documentazione di base e qualche linea guida prima, poi scrittura di getto, quindi revisione.

  24. Lorenzo A.
    5 settembre 2014 alle 12:55 Rispondi

    Personalmente condivido l’opinione di Martin, una via di mezzo tra improvvisazione e premeditazione. Non mi ricordo le parole esatte, ma in un’intervista sosteneva che per i suoi romanzi non aveva scalette o schemi da seguire, ma, dei singoli personaggi, sapeva il loro inizio, le loro tappe principali e la loro fine, improvvisando e aggiungendo magari sul momento situazioni o episodi secondari.

    • Daniele Imperi
      5 settembre 2014 alle 14:29 Rispondi

      Ciao Lorenzo, benvenuto.
      Una specie di scaletta è, in fondo.

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