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5 regole per scrivere il giallo perfetto

Scrivere un giallo

Questo è un guest post scritto da Amanda Melling.

Siete scrittori e vi piacerebbe cimentarvi nella realizzazione di un giallo classico? Bene, allora dovete innanzitutto attenervi a queste 5 regole fondamentali:

  1. Il colpevole del crimine deve sempre entrare in scena nella prima parte della storia. Questo perché il lettore deve avere la possibilità di giocare a scoprire l’assassino in tutta la lunghezza del romanzo. In un giallo perfetto, l’omicida è il meno considerato fin dall’inizio, e in questo ritroviamo la difficoltà principale nella stesura del romanzo. Come mantenere il lettore distratto in modo che non si accorga di aver escluso l’unica persona veramente importante? In qualche modo è necessario pilotare i pensieri del lettore, e per fare ciò bisogna studiare attentamente le caratteristiche di ogni personaggio in modo che l’intera trama risulti sapientemente dosata. In fondo, scrivere un giallo è come fare un piccolo gioco di prestigio. Il trucco principale sta nel distrarre l’osservatore da ciò che non vogliamo venga visto.
  2. Ci deve sempre essere un elemento completamente esterno alle indagini che si presenta in un momento cruciale, trasformandosi improvvisamente nel sospettato numero uno, cambiando così le prospettive del lettore. Talvolta invece questo elemento si mostra in modo marginale in momenti poco interessanti. Sono quei personaggi che nei thriller americani lavorano alla pompa della benzina, si occupano del giardino, e spesso si trovano nel posto sbagliato al momento altrettanto sbagliato, proprio per confondere le carte in tavola. Spesso trascurati nei dettagli, improvvisamente vengono descritti come salvatori in piccole situazioni di difficoltà o, al contrario, misteriosamente ostili.
  3. La trama deve essere curata nei minimi dettagli. Solitamente per scrivere un romanzo non è necessario avere uno schema da visionare durante la stesura. Alcuni scrittori sono più schematici di altri. Io ad esempio inizio sempre una storia con in mente solamente i tre o quattro passi che considero salienti, e mi lascio trasportare dai personaggi, lasciandoli vivere la loro vita. In un giallo però tutto deve essere organizzato alla perfezione, non c’è spazio per errori. Per questo motivo dovete decidere innanzitutto chi è l’assassino, perché ha commesso il delitto, e la tecnica utilizzata per uccidere la vittima, ancor prima di stabilire tutto il resto.
  4. Bisogna creare un personaggio molto vicino a chi indaga sull’omicidio, con un movente perfetto per compiere il delitto. Se il vostro colpevole, ad esempio, è nell’ambiente lavorativo, potete creare un personaggio, come un parente, un amico o vicino di casa, con tutte le caratteristiche al posto giusto per essere considerato l’assassino. Spesso questa “insinuazione velata” che si trasmette al lettore viene inserita non troppo lontano dal finale, per depistare ulteriormente ed allontanare il più possibile dalla realtà dei fatti. Una buona idea, a volte utilizzata, è creare un depistaggio, un confronto tra protagonista e sospettato, una revisione di ogni elemento a disposizione, per poi concludere con la scoperta dell’assassino: la persona che si credeva esclusa proprio grazie all’apparente dialogo risolutore.
  5. Non devono esistere falle nella trama. Tutto quanto deve combaciare, incastrandosi perfettamente. Il lettore non deve avere la possibilità di considerare altri personaggi come possibili colpevoli. La soluzione dell’enigma deve essere il più originale possibile, mostrando però una verità unica e soddisfacente. Riguardo a questo, ci sono essenzialmente due modi di far svolgere i fatti: il detective (improvvisato o meno) scopre l’assassino tramite tracce lasciate sul luogo del delitto o dialoghi con dettagli che solo l’omicida potrebbe conoscere, oppure arriva alla soluzione accidentalmente. Nella seconda opzione, non è insolito che nell’ultima parte del romanzo, venga inserita una situazione di pericolo, con uno scontro fisico o verbale tra detective e assassino. E una volta scoperto il colpevole? Si può decidere di farlo scomparire nel nulla, se il tipo di storia lo consente, facendolo cambiare identità, oppure, come la norma vuole, consegnarlo alle autorità, o ancora decidere di farlo morire, ad esempio in un incendio o un incidente di percorso durante la fuga.

E ora non vi resta che provare a scrivere uno schema, e iniziare la vostra storia.

La guest blogger

Mi chiamo Amanda Melling, sono direttore editoriale della collana Amaranta di Antonio Tombolini Editore, che verrà inaugurata a febbraio proprio con un giallo a tinte rosa da me scritto, dal titolo “Il capolavoro”. Questo è il mio sito ufficiale: Amanda Melling.

37 Commenti

  1. Grilloz
    26 gennaio 2016 alle 07:22 Rispondi

    Prima bisognerebbe definire il giallo perfetto. Per me il giallo perfetto è quello in cui l’autore gioca completamente a carte scoperte col lettore, fornendogli tutti gli elementi necessari a risolvere il caso, senza che questi elementi richiedano conoscienze particolari che un comune lettore potrebbe non avere, e, nonostante tutto, fare il modo che il lettore non riesca ad arrivare alla soluzione fino a quando non gli viene mostrata. E allora, difronte alla soluzione il lettore dirà, ma come ho fatto a non arrivarci?
    Non capisco la necessità, intendo come regole da rispettare, delle regole pari (la 2 e la 4) doverose invece quelle dispari ;)
    P.S. un elemento casuale rende imperfetto anche il più perfetto dei gialli :P

    • Daniele Imperi
      26 gennaio 2016 alle 10:00 Rispondi

      Quella che citi penso sia compresa nel primo punto e so che è una proprio una regola fondamentale del giallo. Per esempio, le storie di Sherlock Holmes sono polizieschi, non gialli, proprio perché solo Holmes può risolvere quei casi.

    • Amanda Melling
      26 gennaio 2016 alle 11:23 Rispondi

      Se pensi alla Signora in giallo, icona televisiva del genere, sai che non si gioca mai a carte scoperte, eppure le puntate sono bellissime. In quel caso, il telespettatore viene accompagnato nella soluzione. Poi c’è il gioco a carte scoperte, e anche la scoperta accidentale del colpevole :)

      • Grilloz
        26 gennaio 2016 alle 13:07 Rispondi

        Non sono un grosso appassionato del genere, ma quando il colpevole viene scoperto grazie ad un evento casuale mi lascia sempre l’amaro in bocca.
        Ammetto che l’evento casuale che muove la trama mi lascia sempre un po’ perplesso. ;)

        • Tenar
          26 gennaio 2016 alle 17:37 Rispondi

          Favorevole anch’io a giocare a carte scoperte. Il lettore deve avere la possibilità di arrivare a scoprire chi è l’assassino. O, almeno, così trovo che sia più divertente (e difficile da scrivere, purtroppo)

  2. Chiara
    26 gennaio 2016 alle 08:46 Rispondi

    Non mi piacciono i gialli in cui l’assassino muore: pagare! Deve pagare! :)
    Tornando in tema, l’articolo è molto interessante; un po’ inquietante il termine “deve”. Non sarei così categorica. Autori celebri dimostrano che le regole possono essere infrante. Parlerei più che altro di consigli… utili come non mai!

    • Daniele Imperi
      26 gennaio 2016 alle 10:01 Rispondi

      Se l’assassino muore, ha pagato, se invece viene condannato e siamo in Italia, allora non paga quasi mai o paga troppo poco :D
      Nel giallo so che ci sono delle regole da rispettare, altrimenti non può essere considerato un giallo, ma solo un poliziesco o un thriller o un noir.

    • Amanda Melling
      26 gennaio 2016 alle 11:25 Rispondi

      Non si “deve” niente, è solo lo stile scelto per mettere giù l’articolo, puoi provare a sperimentare l’esatto opposto!

      • Chiara
        26 gennaio 2016 alle 12:10 Rispondi

        Non ho mai scritto un giallo, ma mi piacerebbe molto. Penso di non avere abbastanza esperienza per mettermi contro questi consigli (ripeto: sono utilissimi per un aspirante scrittore) ma credo che altri autori più esperti possano farlo, tutto qui. :)

  3. silvia
    26 gennaio 2016 alle 10:41 Rispondi

    Non scrivo gialli e non sono un’esperta del genere. Tuttavia mi stavo chiedendo se, per certi versi, queste regole non possano valere anche per la narrativa.
    Voglio dire, nel momento in cui noi raccontiamo una storia possiamo scegliere se raccontare tutto immediatamente o se lasciare alcuni aspetti di essa celati, magari portando anche il lettore a supporre fatti che poi verranno smentiti.
    In questo secondo caso, sarà necessario utilizzare più o meno le regole indicate in questo post, sostituendo l’assassino con la situazione “mimetizzata”.. Non so se mi sono spiegata bene… :P

    • Amanda Melling
      26 gennaio 2016 alle 11:26 Rispondi

      Puoi provare ad applicarle a un altro genere e vedere cosa succede :)

  4. Mattia
    26 gennaio 2016 alle 11:32 Rispondi

    Grazie davvero, Daniele e Amanda, per questo post che fa un po’ di luce sui principi tecnici di un genere spesso affrontato da chi scrive con superficialità (o, al contrario, con eccessivo timore).
    Aggiungo tre riflessioni personali (quindi opinabili):
    1) Sapere chi è l’assassino è pura formalità. Quello che conta davvero è il *perché*.
    2) La verità deve essere ricostruita, sempre. Se c’è da qualche parte un personaggio che conosce già tutte le risposte, il senso della storia crolla miseramente.
    3) Il protagonista, o comunque uno dei personaggi, o magari il lettore stesso, deve mettersi in gioco: direttamente (se il caso tocca lui o un suo affetto) o indirettamente (se il caso ha parallelismi tematici con la sua vita). In caso contrario il giallo diventa un puro giochetto intellettuale.

    …e un insegnamento ricevuto da un autore:
    – Quando si scrive un giallo, più ancora che negli altri casi, bisogna partire dalla fine. Prima decidere chi ha ucciso chi, come, perché, quali tracce ha lasciato, ecc – e *poi* imbastirci un’indagine intorno.

    • Amanda Melling
      26 gennaio 2016 alle 11:59 Rispondi

      Si è vero, conta il perché, non il chi. Questo spiega il perché alcuni scelgano di non far mai entrare in scena un personaggio da definire colpevole, magari creando una doppia personalità del protagonista. L’esempio più banale è Psycho. Lì il perché era il “tutto”. Tutto deve essere ricostruito insieme al lettore e il protagonista in qualche modo deve essere toccato dalla vicenda. Sono d’accordo.

  5. Ulisse Di Bartolomei
    26 gennaio 2016 alle 11:36 Rispondi

    Salve Daniele
    è un piacere sentire pareri di chi ha le “mani in pasta” come Amanda. Credo che il giallo più godibile sia quello che rispecchia il gioco degli scacchi. Pedine e ruoli in dettaglio, si sanno. Il fascino sta tutto nel come si arriva allo scacco al re. In quello dove il reo si scopre alla fine, si tiene il lettore in tensione e nella fretta di concludere la lettura per scoprire chi è, trascurando quanto sta nel mezzo. C’è anche il rischio di non riuscire a risolvere adeguatamente un finale complesso, che è la punizione. I finali più deludenti sono quelli dove si scopre che l’assassino viene scoperto e nello stesso momento, che è morto di malattia o incidente… Questo in accordo ai miei gusti, ovvio…

    • Amanda Melling
      26 gennaio 2016 alle 12:02 Rispondi

      Ulisse, non so giocare a scacchi. Anche se mio marito è un insegnante di scacchi e ha fatto anche le olimpiadi anni addietro. Nel mio caso specifico, cioè nel giallo che ho scritto io, ho risolto il problema della tensione costante creando delle indagini che ad ogni capitolo prendevano di mira qualcuno.

      • Chiara
        26 gennaio 2016 alle 12:13 Rispondi

        La metafora degli scacchi mi piace molto, anche se io ho sempre paragonato un giallo a un puzzle. Ci sono tutti i pezzi sparpagliati sul tavolo, ma tu all’inizio puoi vederli solo singolarmente. Poi, piano piano, l’autore ti guida e ti aiuta a metterli tutti al proprio posto. :)

      • Ulisse Di Bartolomei
        26 gennaio 2016 alle 12:33 Rispondi

        Salve Amanda.
        Io potrei essere un buon giocatore di scacchi, se avessi più pazienza, ma comunque quel gioco mi piace e “adoro” sapere a quali pedine mi affido. Forse è una caratteristica del capricorno. Di gialli ne ho letti tanti nell’adolescenza, in quanto li acquistava mia sorella maggiore e avendoli sottomano li leggevo anch’io. Il tuo modo di costruire un percorso a “tappe”, una concatenazione di micro storie con un finale aggregativo, mi sembra di capire, implica di mantenere un interesse elevato in ognuna anche se il reo continua a mancare. Non ho dubbi che tu abbia fatto un buon lavoro. Qualche riserva potrei avere su un autore novello che si cimenta in un giallo complicato, ovvero complesso e totalmente inventato.

        • Amanda Melling
          26 gennaio 2016 alle 12:49 Rispondi

          Si ho fatto proprio così, e bisogna considerare che esiste anche un’altra tecnica: quella del ritorno all’inizio di tutto, quindi, anche il lettore più furbo non può essere certo di come andrà a finire nonostante il procedimento per gradi.

          • Ulisse Di Bartolomei
            26 gennaio 2016 alle 14:01 Rispondi

            Infatti questa tecnica la trovo assimilabile alla metafora degli scacchi, come brillantemente l’ha definita Chiara. Negli scacchi ogni mossa è “affascinante” per gli eventuali osservatori (il lettore) e ovviamente intrigante per l’autore costretto a rivalutarla costantemente, correlata alla strategia (il lettore può comunque immedesimarsi nella posizione “autore”). Questa disquisizione mi sarebbe stata comoda due anni fa, quando ho iniziato il mio ultimo saggio, romanzato…

  6. Mariano
    26 gennaio 2016 alle 12:05 Rispondi

    Ciao, grazie per questo prezioso articolo! Mi hai dato delle preziose indicazioni per eventuali lavori futuri, anche se per mia natura vado sull’horror e la fantascienza. Chissà cosa uscirà fuori inserendo queste 5 linee guida ai miei due generi preferiti…

    • Amanda Melling
      26 gennaio 2016 alle 12:50 Rispondi

      Di niente XD

  7. Chiara
    26 gennaio 2016 alle 12:18 Rispondi

    Scusa se commento di nuovo, ma ho un’altra domanda per l’autrice: secondo te è corretto dire che in un giallo è preferibile far coincidere il punto di vista con quello di chi indaga, o al massimo con una ristretta cerchia di personaggi impegnati nella stessa ricerca?
    Certo, ci potrebbero essere delle finestre sull’assassino e la sua mente perversa (ne “La ragazza n.9” di Tami Hoag incuriosiscono molto) ma esse non devono rivelare troppo. Ricordo un romanzo letto anni fa, di Hakan Nesser mi pare, in cui il lettore sapeva più dell’investigatore, e ciò rendeva la trama noiosissima. :)

    • Amanda Melling
      26 gennaio 2016 alle 12:53 Rispondi

      Si, secondo me è preferibile. Anche se è curioso pensare che nell’horror cinematografico succede l’opposto: il telespettatore sa già che sta per succedere qualcosa di brutto, e il protagonista no. Oppure nei thriller, molto spesso possiamo vedere il serial killer parallelamente al detective che lo deve scovare, con una sola linea che li separa, e solo in senso geografico.

      • Chiara
        26 gennaio 2016 alle 13:46 Rispondi

        In materia di horror sono completamente ignorante perché è un genere che proprio non bazzico. Vero che nel giallo spesso si vede l’assassino/serial killer in parallelo, però nella maggior parte dei casi il lettore non sa chi sia … invece nel romanzo che citavo noi conoscevamo già vita morte e miracoli dell’omicida: solo il detective non sapeva nulla. Quindi… che senso aveva? Appena mi torna in mente il titolo lo scrivo, perché l’ho letto anni fa e ora mi sfugge. Di questo romanzo ricordo soprattutto che era noiosissimo! :)

  8. Renato Mite
    26 gennaio 2016 alle 14:18 Rispondi

    Sono d’accordo in tutto e per tutto con Amanda. Per me il giallo classico è proprio quello in cui il lettore ha le stesse difficoltà ma anche le stesse possibilità di risolvere il caso e per farlo deve spremersi le meningi. Per questo creare un giallo non è affatto semplice.
    Io mi sto avvicinando al genere con il romanzo che sto revisionando, ma sarà un giallo sui generis perché si allontana un po’ da queste regole, ha delle peculiarità diverse che Daniele conosce dal mio ultimo messaggio ai Lettori Sbircianti.
    Un giorno però, spero non troppo lontano, mi piacerebbe riuscire a scrivere un giallo classico e terrò conto di questi consigli.

    • Amanda Melling
      26 gennaio 2016 alle 15:21 Rispondi

      Anch’io credevo fosse molto complesso. Ma spesso prendiamo come esempio gialli stranieri. In Italia c’è tutto un filone senza grande suspense.

  9. Tenar
    26 gennaio 2016 alle 17:43 Rispondi

    Anch’io mi ritrovo molto in queste linee guida.
    Scrivere un buon giallo classico è un po’ come creare un complicato castello di carte. Per quanto fragili, i collegamenti ci devono essere e reggere il tutto, basta saltare un solo passaggio logico e crolla tutto. Quindi prima bisogna pensare come un assassino, pensare a come e perché commettere il crimine, a come occultare le prove, a come depistare le indagini. Poi entrare nella testa del detective e capire come arrivare alla soluzione. Il che, ammetto, getta sul giallista una luce un po’ inquietante. Però, c’è poco da fare, per scrivere gialli bisogna, nella propria testa, ammazzare delle persone e possibilmente in modo elegante e creativo…

    • Amanda Melling
      26 gennaio 2016 alle 18:57 Rispondi

      Però capita anche che il colpevole non pensi come un assassino, se l’omicidio non è premeditato. Puoi scrivere anche un giallo con un assassino disorganizzato.

  10. Agata Robles
    26 gennaio 2016 alle 20:20 Rispondi

    mi sembra una concezione un po’ ingenua del giallo

  11. Amanda Melling
    26 gennaio 2016 alle 21:14 Rispondi

    Dovresti approfondire cosa intendi per “ingenua”. Certamente è basilare.

  12. poli72
    26 gennaio 2016 alle 21:48 Rispondi

    E che ne dite di un post con le regole perfette per scrivere una spy-story.Il giallo impera sovrano nelle classifiche sotto le forme piu’ svariate.Francamente,non ne posso piu’ di serial killer , vittime uccise nei modi piu’ fantasiosi, scientifica all’opera ,autopsie,killer sempre piu’ intelligenti e poliziotti ex alcolizzati e maledetti che risolvono casi impossibili ai comuni mortali.

    • Amanda Melling
      27 gennaio 2016 alle 00:03 Rispondi

      No guarda, nei gialli che intendo io non c’è nulla dell’elenco che hai appena fatto. In particolare io per il mio giallo mi sono rifatta alla figura di Agatha Raisin.

      • poli72
        27 gennaio 2016 alle 00:36 Rispondi

        Non mi riferivo a Te in particolare , il mio ragionamento si focalizzava sul cosidetto tecnothriller. E’ uno dei sottogeneri della grande famiglia giallo-poliziesca piu’ in voga negli ultimi anni.Rispetta le regole che hai enunciato valide per il giallo.Be’ ….ma in fondo ….. il giallo puo’ avere sfumature macabre,horror,psicologiche,perfino d’amore ,ma c’e’ sempre uno o piu’ vittime, uno o piu’ assassini,uno o piu’ investigatori ,moventi,indizi e quant’altro.Forse non sono un lettore tanto sofisticato da addentrarmi nell’analisi narratologica ,per questo prediligo i generi piu’ emozionali, meno impegnativi sotto il profilo mentale come l’avventura e l’avventura storica.

  13. Amanda Melling
    27 gennaio 2016 alle 02:39 Rispondi

    Ti assicuro che un giallo può essere emozionale. Sai qual’è il vero problema. Che spesso sono scritti da uomini, o donne che imitano gli uomini.

  14. GiD
    27 gennaio 2016 alle 12:49 Rispondi

    Ecco, coi gialli ho sempre avuto uno strano rapporto; Adoro i film ma non i romanzi.
    Gli unici gialli letti con piacere, ad oggi, sono i due di J.K. Rowling.

    Da amante del genere (anche se su altri media) mi sento di dare un consiglio a chiunque si cimenti nella stesura di un giallo: per favore, per favore, per favore, evitate il momento “Jessica Fletcher” in cui il detective dilettante affronta da solo il colpevole che, senza ragione e senza che gli sia mostrata alcuna prova, sputa fuori un confessione dettagliata dell’omicidio.
    Per favore, NO.
    Non è Cluedo. Non è che basta indovinare l’assassino e hai vinto. Nessun detective dovrebbe affrontare un potenziale omicida da solo. E nessun omicida dovrebbe confessare se non di fronte a prove schiaccianti e alla possibilità di avere un qualche sconto di pena.

    Sarebbe interessante anche una lista “Le N cose da non fare quando scrivi un giallo”, comunque.

    Ciao,
    al prossimo articolo!

    • Amanda Melling
      28 gennaio 2016 alle 13:34 Rispondi

      A me il momento confessione quando un omicida è messo alle strette piace molto :)

  15. Francois
    6 settembre 2016 alle 15:23 Rispondi

    Per me è fondamentale avere le idee ben chiare sulla struttura letteraria che si vuol metter su…lessico, scelte stilistiche. Il tutto deve rispettare un preciso ordine logistico…il senso che si vuol attribuire. Nella narrazione io preferisco seguire il metodo Kafkiano, quello dell’abolizione del narratore in terza persona, a vantaggio del protagonista, il quale racconta passo passo ogni momento saliente della storia.

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