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Come scrivere le date in narrativa

Scrivere date in narrativa

In una storia bisogna mantenere coerenza anche nella scrittura di una data. Fa parte dello stile che abbiamo, prima di tutto. Ma dipende anche dalla tipologia di storia che stiamo scrivendo e dal pubblico a cui è rivolta.

Ho visto diversi esempi di date nei romanzi che ho letto, usuali e anche insoliti. Una forma fra tutte mi ha attratto, perché finora l’ho vista usare soltanto da uno scrittore.

Esempi di date

  • 16 maggio 2013: è la forma più chiara e immediata, usata in narrativa.
  • 16/05/2013: è una forma tipicamente burocratica.
  • 16-V-2013: è una forma ancora burocratica.
  • Sedici maggio duemilatredici: una forma insolita, ma usata.

Date in forma di parola: l’esempio di Suttree

Nel romanzo di Cormac McCarthy le date sono espresse a parole. Da una parte questo rafforza lo stile dello scrittore – McCarthy ha dimostrato di discostarsi molto dagli altri autori, sviluppando uno stile narrativo unico e particolare – e dall’altra sottolinea la discorsività della narrazione e dei dialoghi.

Come se scrivere un numero, in mezzo alla storia, possa creare una sorta di ostacolo alla lettura. Così la data diviene sedici maggio duemilatredici e fa parte del flusso di parole.

I numeri vanno pronunciati

A pensarci bene, Cormac McCarthy ha ragione: quando parliamo, quando leggiamo, noi pronunciamo i numeri. La grafia “16” e “2013” va bene in matematica, su un documento, in un blog, ma in narrativa?

Noi non diciamo “16 maggio 2013”, ma “sedici maggio duemilatredici”. Il nostro cervello elabora il numero, il segno, lo riconosce e lo traduce in parole.

Date in forma di numeri: letteratura per ragazzi

Nei libri per bambini e ragazzi eviterei di scrivere una data in forma di parole, che si addice più alla letteratura per adulti. Un pubblico giovane trova più immediato leggere un numero che una parola, specialmente se può diventare lunga, come scrivendo “Nel millequattrocentoquarantacinque”.

Ecco che scrivere 1445 si legge più facilmente.

Come scrivere una data

Quale forma adottate per scrivere le date nelle vostre storie? Come vi sembra la scelta di McCarthy?

6 Commenti

  1. Giuliana
    10 agosto 2013 alle 19:39 Rispondi

    Per quanto mi riguarda, otticamente preferisco i numeri scritti in numeri e le lettere in lettere, li digerisco più facilmente. Per essere più chiara: 16 maggio 2013. Se leggo sedici maggio duemilatredici devo fermarmi un paio di secondi a visualizzare mentalmente la data; se invece trovo 16/05/2013, mi ci vuole una frazione di secondo per individuare il mese, e inoltre mi risulta troppo schematico. Dipende molto anche dal genere del libro, comunque.

    Inoltre, già che si parla di Cormac McCarthy, sappi che grazie a te mi sono infognata nella lettura di Suttree, e fossero solo le date il problema… Chissà se ne esco viva! ;)

    • Daniele Imperi
      10 agosto 2013 alle 20:27 Rispondi

      Concordo che dipende dalla storia. E su Suttree io non c’entro niente :D Però fammi poi sapere che ne pensi :)

  2. Fabrizio Urdis
    12 agosto 2013 alle 17:55 Rispondi

    Anch’io penso che dipenda molto dal genere ma in linea di massima nella prosa utilizzo sempre le lettere (dieci agosto duemilatredici), quando invece si tratta di titoli e sottotitoli in generale utilizzo la forma mista (10 agosto 2013).
    Non ci sono ragioni specifiche, è così che ho iniziato e mi sembra sia la forma migliore da usare…. giuro che non volevo copiare McCarthy :-)

    • Daniele Imperi
      12 agosto 2013 alle 18:04 Rispondi

      Beh, McCarthy non credo abbia il copyright delle date scritte a parola :)

  3. Davide
    20 agosto 2013 alle 19:31 Rispondi

    Molto interessante, non avevo mai considerato la questione. Per come leggo io i numeri in un pagina scritta sono come calamite: non so perchè ma l’occhio viene attratto dalla frase che li contiene (forse dipende dalla diversa dimensione e spaziatura che solitamente hanno).
    Ricordo un libro di Pennac della serie del sig. Malaussène in cui si descriveva uno scrittore fittizio (JLB) che era diventato famoso proprio perchè i suoi libri erano pieni di cifre e conti (scritti in numero): nel libro si sosteneva proprio che il suo successo fosse dovuto alla naturale attrazione che i numeri per il lettore.
    Chissà.. con me funziona..

  4. Romina Tamerici
    13 settembre 2013 alle 22:54 Rispondi

    C’è spesso molta confusione sul tema. Ci voleva chiarezza.

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