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Come scrivere articoli su qualsiasi argomento

Come scrivere articoli su qualsiasi argomento

Per me la scrittura ha 3 aspetti:

  1. gli articoli del mio blog
  2. le storie che provo a scrivere
  3. gli articoli per i clienti

Sono scritture diverse, che richiedono diversi approcci e diverse competenze. Sono anche 3 tipi di scrittura che comportano differenti impegni.

Quando scrivo gli articoli per il blog, mi basta poco per arrivare a 6-700 parole o più e completare il post. Il blog personale è qualcosa di intimo, i contenuti sono già dentro di noi, o almeno dovrebbero, sono nella nostra testa. Non mi costa fatica scrivere un post. Sono veloce a farlo.

Lʼunico problema del blog è trovare idee che reputo valide. Ho scritto un post mesi fa e non lʼho mai pubblicato, né lo farò. Ho 300 titoli di post che molto probabilmente non trasformerò mai in articoli. Sto pensando di pubblicarne lʼelenco, magari a qualcuno serviranno.

Scrivere una storia è invece difficile, perché rispetto a un post ha tanti elementi da tenere presenti. La narrativa richiede più concentrazione e più dedizione, anche.

Scrivere articoli per i clienti si dovrebbe avvicinare alla scrittura dei miei post, ma in realtà non è così, perché solo raramente ho scritto articoli di mia competenza, su argomenti, cioè, che conoscevo bene.

Ma di sigarette elettroniche non so nulla, di depurazione del corpo con rimedi naturali neanche, di recupero dati da hard disk, di noleggio auto, di posture corrette, di pulitura e restauro di tappeti e di sicurezza sul lavoro nemmeno. Però ho dovuto scriverli.

Come scrivere articoli su qualsiasi argomento?

Non mi sono mai posto questo problema, a dire la verità. Quando mi arriva una richiesta, chiedo sempre maggiori informazioni, anche perché di media la richiesta è del tipo: “mi servono 10 articoli su X, quanto costano?”.

Le informazioni che chiedo devono farmi capire a chi sono rivolti quegli articoli, perché servono al cliente, se sono testi generici o di approfondimento. Più informazioni riesco a carpire al cliente – perché spesso neanche il cliente ha le idee chiare – e meglio posso inquadrare lʼargomento.

La documentazione, prima di tutto

Si può scrivere articoli su tutti i temi, ma non senza documentarsi prima. Documentarsi non significa leggersi la pagina su Wikipedia, sito che per la mia documentazione non consulto mai, ma cercare varie fonti online e non e poi scrivere.

Documentarsi non significa nemmeno fare un copia e incolla, pratica che non morirà mai. Documentarsi significa in pratica studiare lʼargomento di cui si deve scrivere. Ecco perché non riesco a capire come facciano molti a scrivere articoli anche per 1 euro.

Io mi documento sempre in inglese e per due motivi:

  1. cʼè più scelta di informazioni
  2. non rischio di ripetere parole e concetti che ho letto in fonti italiane

È un poʼ come quando si andava a scuola e si era spinti, anche se inconsapevolmente, a ripetere la lezione usando gli stessi termini del libro. “Dillo con parole tue, non quelle del libro” è una frase che ho sentito spesso in aula, sia alle medie sia alle superiori.

Quando ti documenti, devi fare lo stesso. Se leggessi in italiano, sarei portato a fare miei termini letti qua e là, magari anche pezzi di frasi. È per questo che mi documento su più fonti: posso approfondire meglio lʼargomento, che alla fine diventa mio – almeno fin quando non ho scritto lʼarticolo, poi tendo a dimenticarne buona parte.

Il blogger è come un giornalista

Nessun giornalista scrive un articolo senza prima essersi informato. O, almeno, questa dovrebbe essere la prassi. Il blogger non va in giro a intervistare la gente – non nella maggioranza dei casi – ma gira per la rete in cerca di informazioni.

A differenza del giornalista, però, il blogger deve saper scrivere per il web, quindi lʼarticolo deve essere scritto e impostato per i lettori della rete.

Non scrivo di ogni argomento

Non posso scrivere un articolo che spiega come curarsi da un tumore, perché non sono un medico e solo un medico può scrivere un articolo come quello. E ne sarà responsabile.

Quando scriviamo, abbiamo la responsabilità di ciò che abbiamo scritto. Un conto è scrivere un articolo informativo su una malattia e un altro conto è dare false speranze a chi ha contratto quella malattia.

Non scrivo articoli di natura politica, perché lʼargomento mi disgusta al punto che non riuscirei a mettere in fila neanche 2 parole. Sarà un lavoro quanto vi pare, ma ognuno ha i suoi limiti e questi sono i miei.

Non posso scrivere articoli che vanno contro i miei valori e le mie idee, perché entrerebbe in gioco il cosiddetto conflitto di interessi. Se sono contrario a qualcosa, non posso certo esaltarla in un articolo, vi pare? Coerenza, prima di tutto.

E voi di quali argomenti non scrivereste mai?

33 Commenti

  1. Agnese
    2 marzo 2016 alle 7:40 am Rispondi

    Leggendo questo post mi è venuto da ri-chiedermi per l’ennesima volta: se questo è il lavoro che c’è dietro la scrittura di un post (se sei una persona che lavora seriemente!) perché questo impegno non viene riconosciuto e si osa offrire 1 o 2 € per articolo? Mi sembra una forte mancanza di rispetto. Per poco che voglio impegnarmi posso impiegare un’ora… ed in genere di più data la consultazione di più fonti, la scrittura, l’impostazione grafica, la scelta delle immagini. la scelta del titolo (senza considerare lo studio delle parole chiave e del linguaggio). Per un’ora di lavoro anche una donna delle pulizie (lavoro che rispetto naturalmente) guadagna più di due euro…e qui sto facendo solo un discorso di tempo! Se aggiungiamo il fatto che se vuoi un lavoro fatto bene devi avere di fronte un individuo con una certa professionalità…il discorso diventa ampio, ed il mio disappunto cresce di brutto.

    • Daniele Imperi
      2 marzo 2016 alle 1:03 pm Rispondi

      Forse perché non si tende a pensare la scrittura come a un investimento. Magari sono convinti che non ammortizzeranno mai la spesa. Ma questo vale per qualsiasi cosa.
      L’esempio della donna delle pulizie lo faccio anche io: mi conviene di più lavare i pavimenti, ché almeno 15 euro l’ora li guadagno :) E non ho alcuno stress…

    • Agata Robles
      3 marzo 2016 alle 2:18 am Rispondi

      faccio anch’io il tuo esempio ma continuo a scrivere pezzi per 2 e 4 euro, e mi documento come se ne dovessi guadagnare 50. Quando facevo la corrispondente per un quotidiano regionale la situazione non era migliore almeno adesso non ho le spese. il lavoro è sempre mal pagato, e gestito lato editore, che poi è quello che paga e che quindi ha tutti i diritti.
      Comunque leggere anche le fonti inglesi è un ottimo consiglio. grazie.

      • Agnese
        3 marzo 2016 alle 8:00 am Rispondi

        Agata non sei l’unica: purtroppo il mercato italiano è così e molte volte per tirare fuori quanto serve per vivere bisogna accettare questi compromessi. Problema creato da chi deve pagare che crede che la scrittura non sia un investimento, e da chi scrive che non giudica la sua professionalità rivendibile ad un prezzo più alto di 2€.
        Finché si incontreranno soggetti di questo tipo purtroppo la situazione non migliorerà di certo.

        • Daniele Imperi
          3 marzo 2016 alle 9:23 am Rispondi

          Ma se impieghi un’ora per scrivere un pezzo, non puoi accettare né 2 né 4 euro, perché non ti conviene. Tanto vale fare lavori cosiddetti umili, non hai stress e guadagni di più.

  2. Grilloz
    2 marzo 2016 alle 8:30 am Rispondi

    Un po’ come quando facevo i temi al liceo ;-)
    E quinto ci vuole a scrivere un articolo? Contando anche il tempo per documentarsi, ovviamente, perché alla fine è il treno che fa il prezzo.
    Io Wikipedia la uso spesso quando cerco informazioni, alcune voci sono molto curate e soprattutto alcune hanno un’ottima bibliografia spesso consultabile online, secondo me può essere un buon punto di partenza.

    • Daniele Imperi
      2 marzo 2016 alle 1:03 pm Rispondi

      I miei temi al liceo erano un disastro :D

  3. Chiara
    2 marzo 2016 alle 9:11 am Rispondi

    Io sono come te. Avendo lavorato sia per un settimanale cartaceo sia come copywriter so scrivere di tutto, con la giusta documentazione. Questa capacità di plasmare la mia scrittura è ormai così radicata che la do per scontata…
    Sul blog la mia scrittura è espressiva, non tecnica. Le fonti le consulto in casi di dubbio, o se ho bisogno di citare qualcuno perché un concetto espresso con le mie parole renderebbe meno.
    La narrativa, invece, ha regole completamente diverse.

    • Daniele Imperi
      2 marzo 2016 alle 1:08 pm Rispondi

      Sì, alla fine, quando scrivi da anni, dai tutto per scontato, una volta che ti documenti. Sul blog la scrittura dovrebbe essere sempre espressiva :)

  4. Cristina
    2 marzo 2016 alle 9:22 am Rispondi

    Il tuo consiglio di leggere prima la documentazione in lingua inglese è davvero ottimo. In passato mi è capitato di scrivere articoli per il mondo delle panetterie, gelaterie e pasticcerie, e intervistare gli operatori del settore. Sapevo poco o niente, però era un settore che mi piaceva e quindi ero avvantaggiata.

    Sono d’accordo quando dici che si ha sempre la responsabilità di quello che si pubblica. Le parole scritte hanno un peso specifico quadruplo, vedo anche su FB la superficialità con cui si pubblicano certi commenti “di pancia” che scatenano risse immediate. Ultimamente ho letto un articolo sulla figura dell’intellettuale da poltrona, cui basta scrivere e condividere post politici per sentirsi in pace con la sua coscienza. Come puoi dedurre, anch’io non potrei scrivere di politica, perlomeno nel modo con cui si fa ora.

    • Daniele Imperi
      2 marzo 2016 alle 1:11 pm Rispondi

      Intervistando gli operatori del settore è un altro tipo di documentazione, che ti permette di non usare parole che potresti leggere qua e là.
      FB è un’arena, basta che esprimi qualsiasi opinione e si scatena il caos. Uno dei motivi per cui mi sono cancellato.

  5. Marco Lovisolo
    2 marzo 2016 alle 9:22 am Rispondi

    Ciao
    E’ la prima volta che commento un tuo post anche se ti seguo ormai da qualche tempo. Mi sto affacciando solo ora, con notevole ritardo al mondo del blogging e devo dire che trovo i tuoi articoli illuminanti. Nel caso di oggi mi ha colpito il fatto che ti documenti in inglese. Non ci avevo mai pensato, ma in effetti la traduzione di concetti da un’altra lingua comporta necessariamente una loro rielaborazione nella propria testa; in questo modo si evita di andare incontro a figure “barbine” come quelle di ripetere quanto già detto da altri blogger nostrani.
    Grazie.

    • Daniele Imperi
      2 marzo 2016 alle 1:12 pm Rispondi

      Ciao Marco, benvenuto nel blog.
      Hai usato la parola giusta: rielaborazione dei concetti nella nostra testa. Nessun rischio di ripetizioni.

  6. Juana
    2 marzo 2016 alle 10:11 am Rispondi

    Personalmente noto una differenza piuttosto marcata tra gli articoli che scrivo per il blog e quelli che ero solita scrivere su commissione: nei primi ci metto necessariamente me stessa e sono, quindi, piu’ “passionali” e appassionati. I secondi tendono ad essere buoni, magari, ma distaccati. D’altro canto credo sia difficile metterci del personale in un articolo che parla di uno shampoo o dell’ultimo ristorante giapponese in voga a Milano.

    • Daniele Imperi
      2 marzo 2016 alle 1:13 pm Rispondi

      Sfido chiunque a metterci se stesso in argomenti come quelli :)
      Poi, ovvio, capita che devi scrivere un articolo su un tema che adori e allora il discorso cambia.

  7. Andrea Torti
    2 marzo 2016 alle 10:17 am Rispondi

    In entrambi i casi, comunque, per scrivere si deve prima leggere, e molto! :P

    • Daniele Imperi
      2 marzo 2016 alle 1:14 pm Rispondi

      Leggere è un obbligo, sempre :)

  8. la mori
    2 marzo 2016 alle 10:49 am Rispondi

    Grazie per gli spunti interessanti, come quello sull’approfondimento e la ricerca in inglese. Buona giornata!

    • Daniele Imperi
      2 marzo 2016 alle 1:14 pm Rispondi

      A quanto pare sono solo io che mi documento in inglese? :D

      • la mori
        2 marzo 2016 alle 7:51 pm Rispondi

        May be :D
        Ho visto che in tanti sono rimasti positivamente colpiti da questa cosa e l’hanno presa come un suggerimento interessante.

  9. Salvatore
    2 marzo 2016 alle 11:01 am Rispondi

    Gli articoli per il blog ormai li scrivo piuttosto in fretta (il che non significa senza cura; mi informo parecchio e uso molte citazioni se servono). Gli articoli per un committente, immagino, debba essere lui a fornirti i contenuti. Sui racconti inizio ad avere una certa rapidità di stesura, ma solo se ci sono due presupposti fondamentali: avere a disposizione un paio di giorni prima di cominciare la stesura, per ragionare sull’idea; avere a disposizione tre o quattro giorni (anche di più) dopo la stesura, per far sedimentare le parole e poterle rileggere (e quindi riscrivere) con maggiore lucidità. Soprattutto per il punto due mi sono reso conto che più lungo è il tempo che ho a disposizione per far sedimentare le parole, migliore è il risultato finale.

    • Daniele Imperi
      2 marzo 2016 alle 1:17 pm Rispondi

      Dovrebbero essere i committenti a fornire i contenuti, è vero, ma spesso sono molto vaghi.
      Se passa parecchio tempo prima della revisione, hai ormai dimenticato quasi tutto quello che hai scritto, quindi lo rileggi come se non fosse tuo, alla fine.

      • Salvatore
        2 marzo 2016 alle 1:56 pm Rispondi

        Esatto. Solo che raramente si ha così tanto tempo per un solo racconto.

  10. Tenar
    2 marzo 2016 alle 1:33 pm Rispondi

    Risolvo il problema alla radice: non scrivo più su commissione. In passato mi è capitato che mi si fornisse la documentazione, nel caso di un argomento molto lontano da me, oppure se era chiesto un articolo di sintesi che tenesse conto di diverse dichiarazioni e interviste (nel brevissimo e sottopagato periodo in cui ho scritto di cinema questo capitava spesso). Altre volte mi si chiedeva genericamente tot articoli su e la documentazione era a carico mio.
    Non tornerei indietro, ma in generale non avevo (e non avrei) preclusioni in caso di argomenti neutri, che si parli di meccanica o di biologia poco importa, se si deve fare un buon lavoro di informazione e divulgazione lo si fa. È diverso invece il caso in cui si tratti di argomenti che sfiorano le opinioni personali, quali che siano, sopratutto se vengono pubblicati a mio nome, Senza andare in argomenti così “caldi” come la politica, uno dei motivi per cui ho mollato il lavoro sul cinema era che dei film, sopratutto se italiani, potevo parlare solo bene. Già era brutto essere sottopagata, ma dire che un cinepanettone è un film ben girato e di spessore no!

    • Daniele Imperi
      2 marzo 2016 alle 1:50 pm Rispondi

      Un giorno arriverò anche io a risolvere il problema alla radice come te :)
      La documentazione a me non è stata mai fornita, era sempre a carico mio.
      Argomenti che toccano le opinioni personali non potrei mai scriverli, perché non posso divulgare, neanche se mi paghi bene, se mi strapaghi, idee che non condivido.
      Sui cinepattoni c’è da calare un velo pietoso… erano forse articoli sponsorizzati quelli che dovevi scrivere?

      • Tenar
        2 marzo 2016 alle 5:56 pm Rispondi

        No, erano per un magazine, ma in Italia in buonismo impera, meglio dire “per una serata spensierata” che “ti farà colare il cervello dalle orecchie”…

        • Agata Robles
          3 marzo 2016 alle 2:22 am Rispondi

          l’ho notato anch’io che bisogna modularsi su uno standard. quando propongo titoli un po’ vivaci e sopra le righe me li rimandano indietro….hanno sempre paura che qualcuno si offenda.

          • Daniele Imperi
            3 marzo 2016 alle 9:20 am

            Sì, oggi questo spauracchio dell’offesa e della polemica. Non si può più dire quasi nulla, altrimenti Tizio o Caio si indignano. Meglio l’ipocrita silenzio.

  11. Marina
    2 marzo 2016 alle 7:20 pm Rispondi

    Non ho mai scritto per qualcuno e non so nemmeno se saprei farlo su argomenti che non sento miei.
    Una volta mi è stato chiesto di scrivere una dispensa sui punti fondamentali del Diritto Internazionale Umanitario da dare agli allievi del corso per diventare volontari della Croce Rossa (io lo ero). Ovviamente, è un’altra faccenda, ma per dire che quella materia era nelle mie corde e ho accettato volentieri l’incarico, altrimenti…
    Niente sport, per me né politica.

    • Daniele Imperi
      3 marzo 2016 alle 9:21 am Rispondi

      Quando è qualcosa che senti tuo, allora riesci a scrivere con facilità e anche piacere.

  12. Shade
    4 marzo 2016 alle 11:48 am Rispondi

    Di questi 3 tipi di scrittura frequento solo quella su commissione. E anche documentandomi, spesso è dura scrivere di argomenti che non padroneggio: c’è sempre la paura di dire qualche sciocchezza.
    Non scriverei mai, per ragioni diverse, di:
    sessualità/pornografia
    gioco d’azzardo
    cose altamente tecnologiche
    calcio
    Sicuramente la lista non è esaustiva, ma questi sono i primi temi che mi vengono in mente.
    Una volta mi fu proposto di scrivere per una rivista che aveva un’ispirazione politica, in senso lato, molto distante dalle mie idee; però non mi posi proprio il problema, visto che la “paga” offerta era qualcosa di ignobile! :-)
    Buona idea quella di cercare fonti in Inglese! ;-)

    • Daniele Imperi
      4 marzo 2016 alle 1:02 pm Rispondi

      Sessualità/pornografia, gioco d’azzardo e calcio sono temi di cui neanche io scriverei. E anch’io di sicuro ho altri temi “tabù”, che adesso non mi vengono in mente.

  13. Tiziana
    30 giugno 2016 alle 9:08 pm Rispondi

    Il consiglio di leggere in inglese le informazioni è ottimo, non rischi di fare un copia e incolla.In più, almeno per me, aumenta il mio inglese.

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