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Scrivere negli anni ’70, ’80 e ’90

Ovvero: scrivere nei bei tempi andati

Scrivere negli anni ’70, ’80 e ’90

Inizialmente non volevo partecipare a questo meme, creato da Miki Moz. L’ho scoperto su «Appunti a margine», leggendo “I miei anni ’90”, e poi è apparso anche su «Inchiostro, fusa e draghi» con “Nei ’90 della mia adolescenza”.

Strana coincidenza, il 29 maggio mi arriva la newsletter settimanale di Bob Bly intitolata “In praise of the good old days”. Elogio dei bei vecchi tempi. Bly parlava di alcune cose che amava quand’era giovane, fra cui:

  • la sua macchina da scrivere IBM Selectric
  • i dischi in vinile
  • i giornali
  • la capacità di scollegarsi
  • i Beatles, Sinatra e Elvis

Così ho deciso di partecipare anch’io, anche se a modo mio, cercando di far rientrare il meme nell’ambito della scrittura e estendendolo anche agli anni Settanta e Ottanta, che io ho vissuto consapevolmente (nel senso che ero già bambino e ragazzo all’epoca e non neonato).

Scrivere con la macchina da scrivere

Macchina da scrivere Halda modello Cicero

Io ho iniziato così: con la macchina da scrivere di mia madre, una Halda modello Cicero (svedese), importata dalla ditta Lagomarsino, che pesa una tonnellata. La tiravo fuori dall’armadio, a fatica la portavo in camera mia e la poggiavo sul tavolo. Usavo un solo dito, ovviamente, per battere sui tasti.

Che bel rumore, però. Ancora lo ricordo: il ticchettio dei martelli che stampavano all’istante le lettere sul foglio e il tintinnio del carrello quando arrivavi a fine riga e con un colpo sulla leva “a capo” riportavi il rullo alla posizione di partenza.

Ti faceva credere di essere un vero scrittore. Infilavi il foglio, lo bloccavi col ferma carta, giravi la manopola e il rullo lo arrotolava. Impostavi i margini e poi via a scrivere. C’è perfino il selettore di colore: nero, rosso e bianco!

Mi sono divertito parecchio con quella macchina per scrivere. A quel tempo avevo il pallino del giornalismo, nonostante facessi appena le medie. Avevo anche creato una mia rivista fatta di ritagli di giornali e mie didascalie (ne accennai ai primordi del blog).

Il lato negativo, chiaramente, era la scarsa velocità rispetto alla tastiera del computer, che non richiede poi l’acquisto dei nastri d’inchiostro. Il lato positivo era l’assenza totale di distrazioni. Per ritornare a quei tempi, adesso, bisognerebbe usare un portatile senza collegamento internet e senza alcun programma installato eccetto quello di scrittura. Lo farò, prima o poi.

Stacco musicale: ascoltare musica in vinile

Quand’ero ragazzo si ascoltava la musica coi dischi in vinile: gli album a 33 giri e i singoli a 45 (lato A e lato B, anche se quest’ultimo, oggi, ha un significato leggermente diverso…).

Io non ho mai amato molto la musica, influisce troppo sul mio umore e quindi preferisco il silenzio assoluto. Tuttavia, raramente la ascolto (rigorosamente da CD). Ho da poco comprato la colonna sonora del film omonimo King Arthur: Legend Of The Sword di Daniel Pemberton.

Il mio primo disco fu I grandi successi di Elvis Presley, due LP, che mi regalarono dei compagni di scuola al compleanno. Poi acquistai altri 33 giri di Elvis, che resta forse il mio cantante preferito in assoluto (tanto che ne ho comprato una monumentale biografia, il cofanetto con due libri: Elvis Presley – L’ultimo treno per Memphis e Elvis Presley – Amore senza freni di Peter Guralnick).

Poi conobbi gli U2 e fu amore a primo udito. Ho i loro primi 9 album in vinile, poi presi anche in CD. Infine li abbandonai perché non mi piacquero più dopo Zooropa.

Ci sono comunque musiche che sentirei in continuazione, tipo “The Born King”:

Leggere i quotidiani (no, le strisce a fumetti sui quotidiani)

Non ho mai amato leggere i giornali (né vedere i telegiornali). Sono sempre state per me letture veramente noiose. Però quando mio padre comprava «Il Messaggero», io mi leggevo le strisce dei Peanuts, Mafalda, e B.C.

Purtroppo da noi non c’è mai stata la cultura delle strisce a fumetti nei quotidiani. Le cose belle degli Yankee non le importiamo mai.

Scrivere senza bisogno del web (perché non esisteva)

Quando ho parlato di me come scrittore ipotecnologico, ho spiegato fin troppo bene la questione. Devo però correggere un punto di quel post:

Mentre scrivo, mercoledì 28 dicembre 2016, nel mio smartphone non c’è più una sim attiva da due settimane.

Mentre scrivo, giovedì 1 giugno 2017, nel mio smartphone non c’è più una sim attiva da 24 settimane.

Sul serio, mi dimentico di passare a un altro gestore e la SIM stregata del gestore attuale nel mio smartphone non ce la rimetto più. Amen.

Ma parlavamo di scrivere senza bisogno del web, perché, appunto, non esisteva. E non se ne sentiva l’esigenza, soprattutto. A quel tempo scrivevo senza distrazioni. Ero più attento. Avevo anche più memoria e non è questione di età, ma di surplus di informazioni, al 99% inutili, che abbiamo oggi.

Scrivere negli anni ’70, ’80 e ’90

Era senz’altro più affascinante. Per la documentazione usavo la nostra enciclopedia UTET. Non avevo altro e non ho mai amato andare in biblioteca, davvero non riuscirei a leggere nulla in un posto pieno di gente. Per lo più mi affidavo alla fantasia, anche se non è certo il modo migliore per scrivere e documentarsi.

Rimpiango comunque quei tempi, da bravo nostalgico quale sono. Dite quello che volete, ma per me si viveva meglio allora.

E scrivevo di più, poco ma sicuro.

65 Commenti

  1. Marco
    8 giugno 2017 alle 06:28 Rispondi

    Io ho iniziato con una Olivetti Lettera 22 (usata). Qualche anno dopo una Lettera 32 (nuova), che deve essere ancora da qualche parte, impolverata ma scattante!

    • Grilloz
      8 giugno 2017 alle 07:20 Rispondi

      Anch’io avevo la lettera 32 :)

      • Daniele Imperi
        8 giugno 2017 alle 11:31 Rispondi

        Ma tutti con la Olivetti hanno iniziato? Credevo anche io, ma poi ho controllato la macchina di mia madre e ho scoperto che era svedese :)

    • Daniele Imperi
      8 giugno 2017 alle 11:30 Rispondi

      Rimettila in sesto, allora :)

  2. Alessandro
    8 giugno 2017 alle 07:30 Rispondi

    M40 la prima poi lettera 32, ora pc e portatile. Oggi indispensabili per lavoro. È vero: troppe informazioni che non servono a nulla o poco più.
    La vita, così come condotta oggi, è un disturbo continuo per la creatività.
    Alessandro

    • Daniele Imperi
      8 giugno 2017 alle 11:32 Rispondi

      Ciao Alessandro, benvenuto nel blog. Vero, anche per me la vita com’è adesso disturba solo la creatività.

  3. Nuccio
    8 giugno 2017 alle 07:39 Rispondi

    In casa mia, o meglio dei miei zii, dove mi intrattenevo spessissimo, c’era la Lexikon 80, a fine anni 50. E prima ancora ho ricordo di una Ollivetti più austera, alta, imponente, almeno nella memoria, con la sua chiostra di martelletti disposti a mezza luna in bella mostra. Ma quella non l’ho mai toccata, se non per spostare la levetta laterale, in alto sulla tastiera, da blu a rosso e viceversa, con un certo sforzo. Condivido con te l’opinione che c’era più concentrazione quando si scriveva a macchina, ma non sono dell’opinione che sia più utile. Quando si scrive di tutto si ha sempre la necessità di verificare, controllare, approfondire e trovo più utile farlo con la vasta gamma di verifiche di cui ti da la possibilità il computer. Anche per meglio centrare la ricerca. Andare a memoria può essere fuorviante. E poi, hai molti più stimoli perché diventa anche un confronto con altri. Ad esempio, la mia partecipazione a questa rubrica. Buona giornata.

    • Daniele Imperi
      8 giugno 2017 alle 11:33 Rispondi

      Per le verifiche siamo d’accordo. Oggi è più veloce e semplice documentarsi e anche confrontarsi.

  4. Chiara (Appunti a Margine)
    8 giugno 2017 alle 07:52 Rispondi

    Grazie mille per la citazione! :)

    Mi hai ricordato che da bambina e adolescente, negli anni ’80 e ’90, leggevo sempre le barzellette sulla settimana enigmista, e adoravo le “ultime parole famose”.

    Ho utilizzato la macchina da scrivere sono una volta, intorno al 1995 o giù di lì. Poi mio padre mi ha regalato il computer. Era una specie di scatolone, ovviamente senza connessione internet (per quella ho dovuto aspettare il 2000, e siccome occupava la linea telefonica dovevo centellinare) ma i miei primi esperimenti narrativi sono iniziati lì. Scrivevo, comunque, soprattutto a mano. Ho ancora tantissimi quaderni risalenti a quel periodo.

    P.S. Per curiosità, ma tu di che anno sei? Ho sempre creduto fossi nato negli anni 70 ho giù di lì, che avessi circa una decina d’anni più di me, ma da ciò che scrivi sembri più grande. :)

    • Daniele Imperi
      8 giugno 2017 alle 11:36 Rispondi

      Della Settimana enigmistica agli inizi degli anni ’80 leggevo anche le “Domande bizzarre” e altre rubriche in cui si poteva partecipare e vincere 25.000 lire, mi pare. Inviai qualcosa, ma nessuno rispose :)
      Io ho iniziato tardi a usare il computer, comunque anche io a fine ’95.
      Grazie per avermi tolto qualche anno, ma purtroppo sono del ’66 :D

  5. Caterina
    8 giugno 2017 alle 07:54 Rispondi

    Ho letto tutto col sorriso dall’inizio alla fine 😊 anche io sono un po’ nostalgica. Negli anni ’70 non c’ ero, ma gli ’80 li ricordo bene e con tanto affetto. E ricordo quando mi divertivo a usare la macchina da scrivere del nonno; uno strumento tanto affascinante per il quale provavo un’attrazione inspiegabile. Riguardo alla musica, sono cresciuta con i dischi di babbo. Uno più bello dell’altro. Ti capisco quando dici di preferire il silenzio. Io ascolto molta musica, ma ci sono periodi in cui ho bisogno solo di silenzio e in casa non si sente volare una mosca. Ps. Ero curiosa di conoscere i tuoi gusti musicali. 😉

    • Daniele Imperi
      8 giugno 2017 alle 11:38 Rispondi

      La macchina da scrivere affascina più della tastiera del computer, forse perché le cose antiche affascinano sempre o forse perché un tempo la macchina da scrivere non l’avevano tutti, mentre il computer è in tutte le case.
      La faccetta non riesco a interpretarla: ora che hai conosciuto i miei gusti musicali (che qui sono ridotti), che te ne pare? :D

      • Caterina
        8 giugno 2017 alle 11:44 Rispondi

        Elvis e gli U2 non si toccano, quindi pollice su. E comunque ti immaginavo hard rock/metallo pesante! 😂

        • Daniele Imperi
          8 giugno 2017 alle 11:59 Rispondi

          Ho qualche album degli Iron Maiden, infatti, e di Bon Jovi, Megadeth, Def Leppard. Mi piace anche il “symphonic e epic metal”, tipo Rhapsody, Blind Guardian, Kamelot.
          E poi roba più leggera come Covenant (ma ultimamente non mi sono piaciuti), Toto, Eagles, Coldplay, Cranberries, Amy MacDonald, Dead can dance, Enya, Era.
          E poi devi assolutamente ascoltare qualcosa degli In The Nursery!

          • Caterina
            8 giugno 2017 alle 12:23 Rispondi

            Iron Maiden e Megadeth tutta la vita. Ho ascoltato molto metal in passato, essendo cresciuta con due cugini e un fratello metallaro.
            Ho adorato i vecchi Nightwish tra gli altri. Mi piacciono gli Eagles e Enia. I The Cranberries hanno fatto parte del mio periodo fine scuole medie-superiori. Ascoltavo Dreams, Linger e Free to decide a palla. In the nursery non li conosco. Tocca ascoltarli. Grazie per
            il suggerimento! 😉

  6. Ombretta
    8 giugno 2017 alle 08:20 Rispondi

    Grazie per questo tuffo nel passato! Mi è tornato in mente quando alle medie (fine anni 80) con due amiche scrivevano racconti e ce li leggevamo il pomeriggio dopo i compiti. Ai tempi usavo una macchina da scrivere della Olivetti. È indubbiamente vero che c’erano meno distrazioni e il vocabolario dei sinonimi stava sempre sulla scrivania. Oggi, se voglio dedicarmi totalmente alla scrittura, stacco il tel. Ho deciso che non diventerò mai schiava della tecnologia e non scrivo solo nel PC ma anche a mano perché mi aiuta a concentrarmi.

    • Daniele Imperi
      8 giugno 2017 alle 11:39 Rispondi

      Io stacco lo smartphone alle 20 e lo rimetto in funzione 12 ore dopo, ho deciso che NON devo essere sempre raggiungibile :)

  7. Mirko
    8 giugno 2017 alle 10:17 Rispondi

    Ciao Daniele, la nostalgia, che bella cosa. Ci fa pensare a molte cose che ormai non ci sono più. Ma è bello ricordare.

    • Daniele Imperi
      8 giugno 2017 alle 11:40 Rispondi

      La nostalgia non piace a tutti, ma io riesco a essere nostalgico anche di cose e tempi che non ho vissuto.

      • von Moltke
        8 giugno 2017 alle 15:00 Rispondi

        Come ti capisco.

  8. Ilario
    8 giugno 2017 alle 10:25 Rispondi

    La vecchia macchina da scrivere Olivetti da impiegato che mio padre portò dal lavoro!!!! :)

    • Daniele Imperi
      8 giugno 2017 alle 11:42 Rispondi

      Ecco, pare che soltanto in casa mia la Olivetti sia stata soppiantata da una Halda svedese :)

  9. Pietro Sabatelli
    8 giugno 2017 alle 11:09 Rispondi

    Quand’ero piccolo mi divertivo tanto a scrivere con la macchina da scrivere di mio padre, peccato che non scrivevo mai niente di interessante ;)

    • Daniele Imperi
      8 giugno 2017 alle 11:42 Rispondi

      Ciao Pietro, benvenuto nel blog. Anche io non scrivevo niente di interessante, mi sa che abbiamo cominciato tutti così :D

  10. Maria Pia Rollo Wild Woman
    8 giugno 2017 alle 11:38 Rispondi

    Mi viene una lacrimuccia a pensare agli anni della mia adolescenza, tra il ’99 e il 2003. Tuttora sto scrivendo un romanzo su un quaderno come facevano Salgari e tanti altri. Bellissima la colonna sonora di King Arthur.

    • Daniele Imperi
      8 giugno 2017 alle 11:43 Rispondi

      Meglio che non penso spesso alla mia adolescenze e, peggio, infanzia, altrimenti altro che lacrime! :)

  11. Nuccio
    8 giugno 2017 alle 12:18 Rispondi

    Riprendendo quello che ho scritto qui sopra, debbo dire che, nonostrane l’età, nn sono aggredito dalla maliconia per quei tempi passati. Provo solo una gioia contenuta, orgoglioso di aver vissuto un periodo pieno di speranze ed effervescenz
    e. Provo dolore per il tempo perso dal 2000 in poi. Non mi aspetto molto dagli uomini di domani!

    • Daniele Imperi
      8 giugno 2017 alle 12:38 Rispondi

      Sapessi quanto ne provo io per il tempo perso, ma dal ’90 in poi :)

  12. Nuccio
    8 giugno 2017 alle 12:19 Rispondi

    nonostante l’età

  13. luisa
    8 giugno 2017 alle 13:39 Rispondi

    Sono sempre stata affascinata dalla macchina da scrivere, è un’oggetto che comprerei oggi anche se “fuori moda”.
    Da bambina era per me un qualcosa che solo pochi “eletti” potevano avere, e quando vidi il film – colazione da Tiffany – rimasi affascinata…
    Forse bisognerebbe tenere i ricordi belli come gioielli in uno scrigno e cestinare tutto quello che non ci serve più.
    La nostalgia fa parte di me come la mia pelle ed è la nostalgia che mi porta a scrivere racconti perchè quello che di significativo vi è nella vita di ognuno dovrebbe restare almeno su carta, ma è anche vero che sono attratta dal fare esperienze nuove, tipo salire su una macchina che si solleva da terra o prendere il treno che ci mette pochi minuti da Londra a Roma.
    Daniele ( ma purtroppo sono del ’66..), la tua è l’età più bella, si è giovani con tanta esperienza per cogliere il meglio dalla vita

    • Daniele Imperi
      8 giugno 2017 alle 13:48 Rispondi

      Anche a me piace scrivere storie per rievocare qualcosa del passato.
      La mia età non mi piace per niente, è la porta d’accesso alla vecchiaia :D

      • luisa
        8 giugno 2017 alle 23:39 Rispondi

        Non sono d’accordo, penso che ognuno di noi abbia tre età:
        1)quella che ci si sente di avere
        2) quella che dimostriamo
        3) quella anagrafica
        ho fatto cose che non avevo fatto a venti e neanche a trenta, tipo volare con il parapendio e andare sulle montagne russe …prossima avventura -percorsi tra gli alberi –
        la “vecchiaia” è soprattutto mentale (guarda Brigitte Macron)

  14. MikiMoz
    8 giugno 2017 alle 13:52 Rispondi

    La cosa bella è che il mio tag/meme sugli anni ’90 parte a settembre, quindi stiamo viaggiando nel futuro parlando del passato: fighissimo :)
    Anche io da piccolo i primi esperimenti li ho fatti su macchina da scrivere (che è ancora qui**)
    Quanto alle strisce sui quotidiani, un tempo ci provarono i comunisti di Liberazione, con un fumetto western :)

    Moz-

    • Daniele Imperi
      8 giugno 2017 alle 14:20 Rispondi

      Un meme che dura da svariati mesi :D
      Qui le strisce non vanno, non c’è niente da fare. E se andassero, le pagherebbero 4 soldi.

      • MikiMoz
        8 giugno 2017 alle 20:49 Rispondi

        Ahaha, poi a settembre vi sarà … CHIARO cosa è successo col meme :)
        In ogni caso, è un peccato per le strisce. Io ho recuperato di recente tutte quelle di He-Man… pensa cosa poteva succedere coi nostri grandissimi titoli (Tex, Diabolik ecc…)

        Moz-

        • Daniele Imperi
          9 giugno 2017 alle 07:20 Rispondi

          Tex nacque come striscia, ma non ricordo dove fose pubblicato.

          • MikiMoz
            13 giugno 2017 alle 14:04 Rispondi

            Sì, lo so di Tex (credo che però venisse pubblicato semplicemente in formato oblungo, non sui quotidiani).

            Moz-

            • Daniele Imperi
              13 giugno 2017 alle 14:19 Rispondi

              Sì, erano albi oblunghi, infatti.

  15. Pirkaf
    8 giugno 2017 alle 14:38 Rispondi

    Fiero possessore di una Olivetti lettera 32 che all’epoca serviva anche come esercizio scolastico visto che a scuola c’era dattilografia come materia scolastica.
    E’ invecchiata tantissimo, ma la conservo ancora ed è rimasta intatta grazie alla custodia che usciva in allegato.

    • Daniele Imperi
      8 giugno 2017 alle 15:04 Rispondi

      Mi sa che anche quella di mia madre aveva la custodia, qualcosa ricordo al riguardo.

  16. von Moltke
    8 giugno 2017 alle 14:58 Rispondi

    Ero adolescente anch’io in quegli anni ’90. Ora si tende a vedere tutto in una luce nostalgica, quasi mitica, come già successo per gli anni ’70, ’60, ’50…ma io ricordo che l’assenza di internet ha significato anche un maggior isolamento, e una ristrettezza di orizzonti che mi ha parecchio limitato, in quegli anni. Forse è per quello che non ho mai iniziato a scrivere seriamente, allora.
    Nè a studiare lingue, a viaggiare, a scoprire generi e artisti musicali bizzarri, e a fare tutte quelle cose che mi hanno aperto la Vita con la maiuscola.
    L’unica cosa che avrebbe potuto farmi ricordare quegli anni, oggi, con nostalgia, sarebbe stato un miracolo. Ma i miracoli non accadono. E infatti non ne ho nostalgia.
    Comunque, per la musica, ascoltavo tanta dance commerciale, che era, almeno fra il ì94 e il ’96, davvero bella. E tanta, tantissima classica. Che, a differenza della prima, ascolto (quasi soltanto) ancor oggi. Dico sul serio.

    • Daniele Imperi
      8 giugno 2017 alle 15:08 Rispondi

      Io non penso che avrò nostalgia degli anni 2000 e seguenti :D
      Da una parte è vero che si era più isolati, ma adesso c’è il problema opposto: non c’è praticamente più vita privata.
      Io scrivevo più velocemente, anche se, come ho scritto, la documentazione era quasi a zero.

  17. Bonaventura Di Bello
    8 giugno 2017 alle 15:49 Rispondi

    Ho l’impressione che la ‘nostalgia’ si fermi agli Anni Ottanta, ovvero che gli adolescenti che hanno vissuto la loro giovinezza dai 90 in poi non abbiano poi molto di cui essere nostalgici. Sarà per questo che ancora oggi vanno tanto i moda i negozi ‘vintage’ e le ‘memorabilia’ dei tre decenni precedenti, così come la musica. Personalmente, essendo nato tre anni prima di te, ho vissuto parte degli anni 60 e tutti gli anni 70 godendomi tanto la musica pop/rock quanto la disco (che ovviamente ho continuato ad ascoltare e ballare con piacere anche nel decennio seguente). Sono felice di aver vissuto quel periodo anche per i fumetti, che allora vivevano la loro epoca d’oro, ma soprattutto per il fatto che la tecnologia era ancora poco invasiva (e qui avrò tutta la tua comprensione, ci scommetto) e la Rete non esisteva ancora, dando un enorme valore alla carta stampata e al suo contenuto e scongiurando banalizzazioni e dannosi ‘overflow’ di dati inutili. Nel tuo meme manca la menzione ai primi sistemi di video-scrittura che seguirono le macchine da scrivere elettriche, ricordo con grande piacere il sistema Amstrad PCW che il mio parroco di allora usò per scrivere la storia del nostro borgo, un’opera tanto ampia da occupare diversi volumi. In quel periodo ci si ‘documentava’ ancora con la carta, e il nostro cervello assimilava e memorizzava le informazioni, non semplicemente il ‘posto dove puoi trovarle’ (disfunzione alla base dell’analfabetismo funzionale che si sta diffondendo nel mondo e in particolare in Italia: http://espresso.repubblica.it/inchieste/2017/03/07/news/analfabeti-funzionali-il-dramma-italiano-chi-sono-e-perche-il-nostro-paese-e-tra-i-peggiori-1.296854). Ah, a proposito di smartphone e connessione, ho finalmente cancellato i miei account social e le ‘fan page’ che avevo su FB, che gran senso di leggerezza e… creatività ;-)

    • Daniele Imperi
      8 giugno 2017 alle 16:01 Rispondi

      Per me è la stessa cosa: dopo gli anni 80 non c’è nulla di cui sono nostalgico.
      Oh, finalmente qualcuno più grande di me :D
      Comprensione totale per la tecnologia invasiva: è così, purtroppo oggi.
      Concordo anche sui fumetti.
      Non ho menzionato i sistemi di videoscrittura perché non li ho usati.
      Mi leggo senz’altro l’articolo che hai segnalato, ché mi interessa parecchio.
      Hai cancellato tutto? :|

      • Bonaventura Di Bello
        8 giugno 2017 alle 16:05 Rispondi

        Sì, Daniele. Rimosso tutti i contenuti del profilo personale, eliminate le pagine (compresa quella ‘autore’) e poi cancellato il profilo stesso, scoprendo la possibilità di lasciare comunque funzionanti i contatti su Messenger, il che fa sempre comodo. Ho anche cancellato l’account Twitter, come scrivevo, e sto facendo qualche pensierino su Instagram e LinkedIn, tra l’altro. Sai bene come la penso sui social (soprattutto se hai letto il mio articolo dedicato a Facebook e ai suoi ‘danni’), e la mia compagna Vitiana ha fatto altrettanto, tra l’altro. Siamo fuori dal tunnel, come cantava Caparezza :D

        • Daniele Imperi
          8 giugno 2017 alle 16:13 Rispondi

          L’articolo su FB me lo sono perso, mi sa, ma recupero.
          Su Linkedin e Twitter ci sto facendo un pensiero anche io. Instagram no, mi piace, mi prende pochissimo tempo e finora è tranquillo.

          • Bonaventura Di Bello
            8 giugno 2017 alle 16:18 Rispondi

            Sì, in effetti Instagram può essere addirittura ‘ispirazionale’, soprattutto se si procede con un senso di ‘ricerca’ e di ‘selezione’ delle immagini. Ed essendo prettamente visuale, come ben dici prende poco tempo.
            Per l’articolo, lo trovi qui (ma preparati una tisana prima di leggerlo, è abbastanza ‘intenso’ :) :
            http://bonaventuradibello.com/cosa-e-facebook-realmente.html

            • Daniele Imperi
              8 giugno 2017 alle 16:33 Rispondi

              Grazie, domani mattina mi dedico alla lettura :)

  18. Carolina
    8 giugno 2017 alle 17:55 Rispondi

    Ho iniziato a scrivere a metà degli anni 60, frequentavo la quinta elementare. I racconti che inventavo, per intrattenere i miei fratelli più piccoli, li scrivevo su un quaderno dalla squallida copertina nera (quelli di oggi li preferisco perché sono colorati e mettono allegria). Leggevo “Il giornalino” portato a scuola dalle suore Paoline, che stimolava la mia fantasia. Ho scritto la prima volta con una Olivetti a 13 anni, nei sogni di ragazzina mi vedevo una scrittrice affermata. Quando l’ho rotta, sono stata in punizione per una settimana senza poter vedere Carosello. La macchina per scrivere era di mio padre e serviva per il suo lavoro. Quando ha comprato la nuova, non mi è stato concesso di utilizzarla e ho ripreso a scrivere, con sommo dispiacere sul mio squallido quaderno nero.Caroòina

    • Daniele Imperi
      9 giugno 2017 alle 07:17 Rispondi

      Anche mia madre aveva quaderni con la copertina nera, ne ha ancora uno di quei tempi. Ricordo anche Il Giornalino, che c’è ancora, specialmente le avventure di Pon Pon.

  19. Roberto
    8 giugno 2017 alle 19:42 Rispondi

    La mia prima Olivetti a 10 anni per la Comunione… dovevo scrivere!

    • Daniele Imperi
      9 giugno 2017 alle 07:17 Rispondi

      Bel regalo! A me invece alla comunione regalarono un giradischi e un registratore, ma anche una Polaroid.

  20. Andrea
    8 giugno 2017 alle 20:45 Rispondi

    Non so cos’è successo in quei famosi anni 80, perché ho trascorso soltanto alcuni di essi da poppante e piagnucolante perché non mi compravano i giocattoli. Non li ho vissuti ma credo siano stati un periodo atomico, o comunque molto diverso dagli altri. Ogni tanto penso che avrei voluto trascorrere l’adolescenza negli 80.
    Ma… una cosa: il colore bianco della macchina da scrivere serviva per i messaggi in codice?

    • Daniele Imperi
      9 giugno 2017 alle 07:19 Rispondi

      Il colore bianco serviva da bianchetto, credo, per cancellare gli errori. O per scrivere su fogli neri.

  21. elena
    8 giugno 2017 alle 21:30 Rispondi

    Da un meme anni ’80 al futuro anni ’90… I blogger prendono il potere, caro @Moz!
    Sempre scritto a manina, solo da dieci anni convertita la PC: Non c’è paragone. Ma la macchina da scrivere Olivetti lettera 32 che dire..mitica.. da collezione. Ti invidio!

    • Daniele Imperi
      9 giugno 2017 alle 07:21 Rispondi

      Tutti con questa Olivetti! Devo chiedere a mia madre perché lei ha fatto il Bastian contrario con una macchina da scrivere svedese :D

      • Elena
        9 giugno 2017 alle 08:09 Rispondi

        Capirai, azienda di Ivrea io di Torino.. Mio padre persino il primo computer l’ha comprato olivetti anche se costava di più dei componibili… Difendiamo il territorio 😇😀

  22. Andrew Next
    9 giugno 2017 alle 09:21 Rispondi

    Io non ricordo il nome della mia macchina per scrivere, la chiamavo Azertyna per via della tastiera: AZERTY invece che QWERTY come quelle inglesi o QZERTY italiane o ancora QWERTZ tedesche. Tasti verdi, lettere bianche senza protezione in vetro, un rullo di gomma e il campanello del CR con dentro ancora l’ovatta (quando scrivi per più di un’ora con quell’arnese capisci perché). Ho anche la mitica Lettera32, ma non mi ci trovavo altrettanto bene. Cambiare i nastri era meno agevole (eufemismo).
    L’Azertyna invece aveva tasti leggeri, un meccanismo di passaggio del nastro che ti lasciava le dita pulite e una custodia robusta che l’ha protetta integra e funzionante fino ad oggi.
    Niente di quello che ci ho scritto sopra è mai stato pubbli… ah no, c’è il “Difensore”, pubblicato su MC Microcomputer n° 102 nel 1992. Unica cosa decente scritta in quegli anni, tra una pletora di racconti che mi hanno fatto mettere su le ossa.

    • Daniele Imperi
      9 giugno 2017 alle 10:04 Rispondi

      In foto non si vede, ma quella di mia madre è QZERTY.
      Ah, le dita come si sporcavano con quella macchina! :D

  23. Marina
    9 giugno 2017 alle 10:12 Rispondi

    Io con la macchina da scrivere ci ho fatto la tesi, pensa tu!
    Mi piaceva battere su quei tasti. Mi sentivo, non so perché, importante. Nel mio immaginario, gli scrittori sono quelli che la usano ancora. :)

    • Daniele Imperi
      9 giugno 2017 alle 10:17 Rispondi

      Mia madre ci ha battuto la tesi di mio padre, ma parliamo del ’64.
      Anche nel mio immaginario gli scrittori ancora la usano :D

  24. Megalis
    10 giugno 2017 alle 20:53 Rispondi

    Anche io ho iniziato a scrivere sui diari segreti, nel senso che invece di scrivere il diario li utilizzavo per le poesie e i raccontini. Poi sono passata alla mitica olivetti manuale, ci scrissi le tesine delle medie. Poi fu il turno di una olivetti elettronica che mi permetteva di scrivere una riga di caratteri su un display e solo quando andavo a capo la riga veniva stampata. Mentre lo scrivo sto ridendo, ma era una cosa fichissima! Poi rimediai un IBM 8088 usato e senza hard disk, salvavo tutto su floppy che si smagnetizzavano spesso e volentieri, scrivevo in verde su schermo nero: effetto Matrix. Adesso, che ho l’imbarazzo della scelta sui device da utilizzare, scrivo meno di prima. E gli anni passano…

    • Daniele Imperi
      12 giugno 2017 alle 07:24 Rispondi

      Mi pare di aver visto quella Olivetti elettronica. Una specie di computer rudimentale. I floppy erano una piaga, anche per il loro mega e qualcosa di spazio a disposizione :D

  25. Maida
    25 giugno 2017 alle 21:44 Rispondi

    Quanti ricordi che ha risvegliato questo articolo! Quando facevo le elementari ( seconda metà degli anni 80) ricordo che dentro a un detersivo mia madre trovò un coupon per un abbonamento ad un giornale. Scelsi il “Corriere dei piccoli”. Mi arrivava a casa ogni settimana e lo “divoravo” appena tornavo a casa da scuola.
    Conservo gelosamente la macchina da scrivere Olivetti di mio padre. E’ una sorta di reliquia. Ogni volta che la guardo, si innesca l’amarcord che mi riporta con la mente e il cuore a quelli che io considero ancora oggi i migliori anni della mia vita.

    • Daniele Imperi
      26 giugno 2017 alle 07:22 Rispondi

      Ciao Maida, benvenuta nel blog. Avevo dimenticato le sorprese che si trovavano nei fustini dei detersivi! Bei tempi.

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