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Scrivere al buio

Scrivere al buioIn un’intervista di George R.R. Martin a Bernard Cornwell – due dei miei autori preferiti – lo scrittore fantasy ha chiesto a Cornwell se le sue storie evolvessero durante la scrittura o se sapesse fin dall’inizio dove andassero a finire e se conoscesse quanti libri avrebbe preso una serie.

La risposta di Cornwell fu:

Non so nemmeno cosa accadrà nel prossimo capitolo, per non parlare del prossimo libro, e non ho idea di quanti libri potrebbero esserci in una serie. E.L. Doctorow ha detto una cosa che apprezzo e cioè che scrivere un romanzo è un po’ come guidare di notte su una strada di un paese sconosciuto e vedere soltanto ciò che i deboli fari ti mostrano. Io scrivo al buio. Penso che il piacere di leggere un libro sia scoprire ciò che accade e per me c’è lo stesso piacere quando ne scrivo uno!

Si può davvero scrivere al buio un romanzo? Non stiamo parlando di un breve racconto, ma di una storia lunga, intrecciata e, nel caso di Cornwell, perfino con un reale sfondo storico. Nella nota storica finale che Cornwell inserisce sempre alla fine dei suoi libri si possono conoscere alcuni segreti del suo lavoro, se possiamo chiamarli così.

In alcuni casi è stato mantenuto il contesto storico, ma la maggior parte dei personaggi era inventata. Perfino alcune battaglie sono state create di sana pianta, là dove la documentazione storica era carente e si poteva ipotizzare che le cose fossero andate in quel modo.

Lasciando perdere per un attimo i romanzi storici e fantasy, quanto può rivelarsi deleterio per uno scrittore scrivere al buio gialli, thriller, storie di fantascienza con un intreccio e una trama ricchi e articolati?

Perché non scrivere al buio

  • Personaggi: i personaggi devono essere caratterizzati, quindi descritti non tanto nell’aspetto fisico, quanto in quello interiore. Lo scrittore, come ho parlato in un altro articolo, deve scrivere la storia dei suoi personaggi. Deve sapere come evolveranno nel romanzo.
  • Ambientazione: sia storica sia geografica. Non si può improvvisare uno scenario, tanto più se storico, quindi realmente esistito. Lo scrittore dovrà prendere appunti, documentarsi, per rendere le sue scene realistiche e credibili.
  • Intreccio: come strutturare la storia? Quando far intervenire un certo personaggio? Quando interrompere un capitolo in modo da creare quell’aspettativa nel lettore che lo porterà a continuare la lettura?
  • Possibili finali: scrivo possibili, perché quando scrivo i miei racconti sono solito modificare il finale che ho scelto o perfino interrompere la mia scaletta subito prima della fine e poi vedere come evolve la storia per inserire il finale che ritengo più appropriato. Ecco, scrivere al buio un finale è secondo me giusto. Ma non funziona in tutte le storie.
  • Dettagli: ci sono nelle storie alcuni dettagli che vanno considerati e che non permettono all’autore di scrivere senza sapere come andranno a finire le cose. Parlo di soluzioni a determinate situazioni, di pericoli introdotti, di impedimenti a soddisfare e realizzare un certo desiderio del personaggio.

Scrivere al buio, quindi, può essere molto difficoltoso. Non credo che Martin abbia scritto le sue Cronache del Ghiaccio e del Fuoco al buio, visto l’intreccio che presentano quei romanzi e l’enorme numero di personaggi che ha introdotto.

Quando ritenete che si possa scrivere un romanzo senza averlo prima progettato? Quanti di voi scrivono al buio qualsiasi storia?

9 Commenti

  1. Marco
    26 giugno 2012 alle 08:02 Rispondi

    Forse è impossibile scrivere al buio un romanzo. È una costruzione troppo complessa per procedere senza avere almeno le schede dei personaggi. Non è solo un problema di “dimensioni”. Siccome il romanzo è una costruzione più raffinata e possente, se si procede alla cieca esiste il rischio o di trovarsi aggrovigliati in un intreccio incomprensibile persino a noi stessi. Oppure scriviamo pagine e pagine senza mai procedere realmente, ma limitandoci a girare attorno al nucleo della storia, a rimasticarlo senza sosta.

  2. Carla
    26 giugno 2012 alle 08:31 Rispondi

    Scrivere totalmente al buio mi pare improbabile. È necessario avere un’idea di chi sono i personaggi principali (intendo in tutti i loro aspetti, inclusa la loro backstory) e qual è l’evoluzione che questi avranno all’interno della storia.
    Per i dettagli della storia stessa niente vieta di andare al buio, vedere dove gli stessi personaggi ci portano, procedere un passo alla volta. Niente ci impedisce di tanto in tanto di tornare indietro e inserire nelle parti già scritte degli elementi di anticipazione. Man mano che si va avanti, però, il buio per forza di cose lascia spazio alla luce e, anche senza volerlo, si inizia a essere 2-3 passi in avanti rispetto ai personaggi, finché si arriva a un punto in cui nella nostra testa la storia è definita, mentre ci troviamo ancora a metà o a due terzi della scrittura.
    Poi dipende da come uno crea le sue storie. Per esempio io tendo sempre a suddividere i miei romanzi in parti, ognuna delle quali ha un arco narrativo ben definito. Può capitare che conosco ogni dettaglio della parte che sto scrivendo e ancora quasi nulla (se non proprio nulla) delle successive. Più avanti mi porrò il problema di ricollegare tutto in maniera da mitigare questa suddivisione iniziale.
    C’è chi invece programma nel dettaglio tutto un romanzo e poi inizia a scrivere da una scena qualsiasi, nell’ordine che preferisce, per poi riunire tutto insieme. In quel caso ovviamente non si va al buio.

  3. Lucia Donati
    26 giugno 2012 alle 10:56 Rispondi

    Per me si può scrivere “quasi” al buio un racconto breve ma, comunque, bisogna avere delle linee guida. Quello che, invece, mi succede se scrivo un racconto più lungo o un romanzo (non giallo, in genere o, comunque, non uno in cui debba essere presente una certa architettura che porta a dover per forza prevedere, da parte di chi scrive, un finale determinato) è che mi si possono presentare diversi possibili finali. Io penso che questo succeda perchè in una narrazione lunga, gli elementi da riallacciare sono molti e, dunque, potrebbero essere diverse le possibilità per un finale (si può andare in varie direzioni, si diramano più strade). O, almeno ci potrebbero essere delle varianti interessanti che, all’inizio, non erano state pensate né considerate.

  4. Romina Tamerici
    26 giugno 2012 alle 14:03 Rispondi

    Io scrivo “quasi al buio” spesso. Quasi però. In genere ho in mente la conclusione e l’inizio, poi mi lascio guidare dai personaggi e vedo che cosa combinano e intanto scrivo, magari sto ferma qualche tempo tra un capitolo e l’altro ma loro mi danno tante buone idee. Ovviamente questa è la prima stesura, poi torno indietro, rivedo, aggiusto o distruggo tutto. I dettagli arrivano dopo. In genere però scrivo romanzi focalizzati su un personaggio e questo facilita il tutto. Per uno dei prossimi che sto scrivendo, ho dovuto cominciare a fare il punto sui vari protagonisti e sulle loro vite “prima del libro”, ma saranno comunque loro a giocare le loro vite almeno in parte, perché mi sembra giusto.
    Condivido a pieno la frase di Cornwell, però sono anche d’accordo con te su i rischi di tale modo di procedere. Infatti, anch’io ho scritto più di un libro dall’inizio alla fine prima di rendermi conto che era stato tutto inutile. Tuttavia i miei personaggi sono liberi e questo li fa spesso dare il meglio di loro. A volte dicono cose che io non avrei mai pensato o mi suggeriscono un colpo di scena. Insomma “quasi buio” per me può andare.

  5. Daniele Imperi
    26 giugno 2012 alle 14:30 Rispondi

    @Marco: sì, giusto, ma oltre alle schede dei personaggi va scritto anche un abbozzo di trama. Come minimo.

    @Carla: i dettagli in effetti possono nascere mentre si scrive, perché quando la storia, e i personaggi, evolvono ti possono venire in mente altre informazioni da inserire.

    @Lucia: per i finali il buio ci può stare, non appunto per storie come gialli, ecc.

    @Romina: devi cominciare ad accendere la luce :D

  6. Fantasy e romanzo storico
    1 agosto 2012 alle 05:03 Rispondi

    […] un’intervista a Bernard Cornwell, fatta da George Martin – ne ho accennato parlando della scrittura al buio – in cui ho riscontrato uno stesso mio pensiero, che ho da anni. GRRM: È da tanto tempo mia […]

  7. Roberto Gerace
    3 agosto 2012 alle 15:07 Rispondi

    Scusate, ma perché vietate agli altri di fare quel che non riesce a voi? Ognuno scrive come meglio crede, e dubito fortemente che i migliori scrittori siano generalmente quelli che programmano la trama e i personaggi fin dall’inizio. Se puoi riassumere una storia, che la scrivi a fare? Il bello di scriverla è che quando l’hai finita sei una persona diversa rispetto a quando l’hai iniziata. Se questo non succede, difficilmente succederà a chi ti ha letto. E se i libri non ci cambiano, a che servono?
    Prendete scrittori come Kerouack o Bukowski: quelli quando cominciavano a scrivere sapevano a malapena di usare la macchina da scrivere, e come loro chissà quanti altri. Poi possono piacere o non piacere, ma di qui a negare loro la dignità di scrittori ce ne passa!
    Non mi piace questa passione per le scalette che oggi va tanto di moda. Lo scrittore non è un ingegnere, lo scrittore è un uomo che scrive!
    Anche io cerco di farmi una vaga idea di quello che scriverò prima di cominciare (una vaga idea significa per esempio che la maggior parte dei personaggi nascono mentre scrivo), ma non pretendo che tutti facciano come me! Ripeto: ognuno ha il suo modo, che va rispettato a prescindere, e quello che possiamo giudicare sono i risultati.

  8. Roberto Gerace
    3 agosto 2012 alle 15:23 Rispondi

    P.S.: è ovvio che per certi generi scrivere senza programmare è molto difficile, soprattutto per i gialli. E quindi? Coi nostri consigli chi vogliamo aiutare, scrittori o polli da allevamento? Mi pare ovvio che scrivere sia difficile, ed è proprio il fatto di dimenticarselo che caratterizza tristemente la maggior parte delle opere dei nostri tempi. E non mi riferisco alla “tecnica”, perché quella generalmente non manca. Mi riferisco a tutto quello che non riguarda la tecnica, che è immensamente più importante e immensamente più difficile che mettere in fila una storia “credibile”. Ma poi che criterio è mai questo? Dostoevskij scriveva storie che ai suoi contemporanei parevano incredibili, e invece erano solo più vere del vero, e per questo era grande. Primo Levi ha scritto storie che ai suoi contemporanei sarebbero certamente parse incredibili, se non avessero saputo che, purtroppo, erano solo più incredibili dell’incredibile, come il vero sa essere a volte.
    Non lasciatevi rincretinire dai manuali di scrittura creativa! Scrivere è molto meglio e anche molto peggio di quel che vi fanno credere!

  9. Il meglio di Penna Blu – Agosto 2012
    3 settembre 2012 alle 05:03 Rispondi

    […] un’intervista a Bernard Cornwell, fatta da George Martin – ne ho accennato parlando della scrittura al buio – in cui ho riscontrato uno stesso mio pensiero, che ho da […]

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