Come scrivere un racconto di 300 parole

Racconto 300 paroleIn occasione del concorso indetto dal sito Scheletri.com, 300 parole per un incubo, a cui inviare un racconto breve di 300 parole al massimo, ho avuto l’idea di scrivere questo articolo per dare qualche suggerimento sulla scrittura di un racconto di questa brevità.

Già nel mese di agosto avevo scritto il mio raccontino, ma non era certo il primo che producevo di 300 parole. È ormai quasi un anno che mi diletto a scrivere racconti di 300 parole. Precise. O quasi, visto che le parole unite dall’apostrofo vengono conteggiate come un’unica parola, conteggio che in tutti quei miei racconti dà il numero 300 esatto.

Come scrivere un racconto di 300 parole?

Indubbiamente bisogna sintetizzare al massimo, ma ciò non toglie che non si possa riuscire a dire tutto in pochi paragrafi.

L’idea della storia come un lampo improvviso

Parte tutto da qui, come in ogni racconto o romanzo. Sull’idea non c’è molto da dire, ognuna può essere valida, il segreto sta poi nello sviluppo della trama.

Nel racconto che ho inviato al concorso l’idea era quella di scrivere una storia di fantasmi, ma non avevo ancora in mente la trama. Volevo parlare di una casa abbandonata e di un personaggio che vi entrava. Che cosa succedeva poi era buio pesto… il che, in una storia di fantasmi, non guasta di certo.

La trama costruita passo passo

Secondo me in un racconto così breve non si può perdere troppo tempo a studiare la trama come in un normale racconto. Spesso, in queste mie storie, la trama nasce scrivendo, come l’appetito che vien mangiando.

E così il mio personaggio è semplicemente entrato in quella vecchia casa e io dietro di lui a osservare e prendere appunti. Poi si è fatto buio, perché non sapevo come sarebbe finita la storia, ma nel frattempo, a descrivere i suoi passi, ero a metà della storia.

La fine da scrivere prima della fine

La fine, in un racconto di 300 parole, è per me più importante del resto. Una brevità del genere non può finire senza una sensazione. Una storia-lampo deve avere un finale che colpisca, che lasci il segno. Che provochi un’emozione.

Questo non significa che i miei finali siano da Premio Nobel, ma cerco di scriverli in modo da evocare una reazione nel lettore. Se poi ci riesca o meno, si vedrà…

Dunque la fine scritta prima della fine del racconto. Perché? Perché devo rispettare il limite di 300 parole. E non posso sacrificare il finale, non posso tagliare dove il taglio rovinerebbe il mio proposito. Meglio fare dei tagli prima, nel cuore della storia.

Contare le parole, completare il racconto, tagliare il superfluo

Scritta la fine, conto le parole. Adesso posso completare il mio racconto, adesso so quanto spazio ho a disposizione per scrivere la mia storia.

Butto giù il resto, che mi serve da raccordo fra la prima parte della storia e la fine. Tengo sott’occhio sempre il contatore per limitare la mia vena creativa e non finire per scrivere un poema.

In base al numero di parole scritte, effettuo dei tagli dove posso. Qui taglio un pronome di troppo, là cucio due parole con un apostrofo, lì in fondo elimino una congiunzione. Il taglio è completo, il signore è servito.

Rilettura dell’opera

Un racconto di 300 parole è pur sempre un’opera, in cui ogni parola ha una sua funzione, nessuna è superflua. E va riletto. Normalmente lo rileggo appena scritto, anche se sono solito rileggere ogni periodo che scrivo per ottenere il meglio dalla mia scrittura.

Poi lascio passare qualche giorno, in modo da “dimenticare”, per quanto possibile, ciò che ho scritto. Quindi riapro il mio documento e lo rileggo, con occhi nuovi e nuove aspettative. Talvolta capita di fare delle piccole correzioni, un periodo che suona male, una parola da cambiare.

Talaltra capita invece di scrivere un pezzo consistente, come quando mi accorsi che in ben 3 racconti, anziché scrivere 300 parole esatte, ne avevo scritte solo 250… ma questa è un’altra storia.

Il racconto è disponibile sul sito Scheletri.com: Nella vecchia casa.

Categoria postPublicato in Scrittura - Data post30 novembre 2010 - Commenti3 commenti

DanieleDaniele Imperi

Sono blogger e web writer e scrivo e leggo ogni giorno. Oltre a Penna blu, ho creato e gestisco i siti su Cormac McCarthy e Edgar Allan Poe. Leggi di più nella mia biografia.

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Commenti
  • Michela 30 novembre 2010 at 20:32

    Che post interessante!
    In effetti le storie in pillole vanno gestite in un modo tutto loro… e tra l’altro, sono un esercizio utile.
    Per chi ancora non scrive regolarmente, le storie così brevi sono più facili da affrontare; per chi non ha di questi problemi, comunque aiutano ad esercitare rigore e controllo.

    Mi piace il tuo racconto, l’atmosfera è resa molto bene e il finale non è scontato :)

  • Daniele Imperi 30 novembre 2010 at 20:44

    Grazie :)

    Il racconto, a rileggerlo, andrebbe revisionato un po’ :)

    Vediamo come si piazzerà in classifica.

  • Libri da leggere | I CORTI VIVENTI 7 luglio 2011 at 00:16

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