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Dove nasce l’insoddisfazione nella scrittura e come vincerla

Dove nasce l'insoddisfazione nella scrittura e come vincerla

Che cosa spinge uno scrittore a rileggere sempre la sua storia e a non decidersi mai a finirla? In un commento che ho ricevuto l’altro giorno, quando ho parlato di come sia giusto chiudere una storia e passare alla successiva, un lettore ha citato 4 motivi che possono portare un autore a essere perennemente insoddisfatto.

Sia chiaro: anche io sono un eterno insoddisfatto nella scrittura creativa e due anni fa ne parlai, ma si tratta di un’insoddisfazione differente. Nel mio caso, dopo un po’ che ho scritto una storia, quella storia tende a non piacermi più. La ripudio, in un certo senso. Finora su 147 racconti pubblicati qui, salvo soltanto i 6 seguenti:

  1. Grumi
  2. Il campo dei dannati
  3. Il Sanatorio delle Coincidenze Esagerate
  4. Miss Gliss
  5. L’uomo che venne dal passato
  6. Zucchero filato

Sono storie che ho perfino riletto più volte e ancora mi piacciono. Ma adesso analizziamo quei 4 motivi che rendono insoddisfatti parecchi scrittori.

Insicurezza di fondo dell’autore

E su questa c’è poco da fare. Io, però, sono il Maestro delle Insicurezze, ve lo garantisco, eppure ho pubblicato parecchi racconti qui, qualcuno anche per dei concorsi letterari. E adesso sto scrivendo quel romanzo per il self-publishing.

Quindi, almeno sulla narrativa, non sono insicuro. Non lo sono mai stato, a dire il vero. Come ho detto varie volte, sono un menefreghista nato: prendo e mi butto. Tanto che cosa potrà mai succedere?

La mia proposta: buttatevi e basta. Non siamo nati per vivere in eterno e soltanto questa consapevolezza deve essere sufficiente per smuovervi le chiappe e pubblicare. È inutile correggere la storia all’infinito, l’ho già detto: fra dieci anni, anche se avete pubblicato un libro, ci troverete qualcosa da cambiare.

Poca esperienza nella scrittura

Ripensando ai miei primi tentativi di scrivere storie, al massimo mi concedevo una rilettura alla fine. Ma è normale che la poca esperienza spinga all’indecisione. Il comandante delle truppe con 20 di anni di guerre alle spalle non esiterà a dare la carica contro il nemico, ma lo sbarbatello alla sua prima battaglia se la farà addosso e cercherà di evitarla.

Non abbiamo considerato una grande e assoluta verità: l’esperienza non si vince ai punti né al tirassegno del luna park, ma con le azioni e la decisione. Se davvero è la poca esperienza che blocca la chiusura totale di una storia, allora c’è un solo modo per superarla.

La mia proposta: fare esperienza. Quindi decidersi a pubblicare ciò che è stato scritto. Ovunque. Esistono tanti modi per pubblicare una storia online, almeno quando si è all’inizio e si vuole avere dei pareri: forum letterari, social media, blog. Quelli sono campi di battaglia in cui farsi le ossa prima di diventare un comandante pronto alla carica.

Complessità dello scritto

Il mio romanzo è complesso. Quello del self-publishing, intendo. L’ho interrotto due volte, settimane fa, perché non ero sicuro di riuscire a scriverlo. “Mi sono imbarcato in qualcosa di più grande di me”, mi sono detto.

Ma poi ho deciso di riprenderlo e di continuare a scriverlo. Perché? Semplice: è una storia che mi piace e si tratta di una bella sfida. Una mia amica ha letto la prima parte e ha detto che è un lavoro molto impegnativo. Lo so, ma finché non provo a scriverlo – e questo significa finché non lo completo – non posso sapere se sono in grado di scriverlo o meno.

La mia proposta: tentare. Osare, sempre. La scrittura è anche capire quali sono i propri limiti. E cercare di superarli. O quanto meno provarci. Il guadagno, come minimo, è un pesante e proficuo esercizio di scrittura.

Mancanza di un metodo

Un paio di anni fa portavo avanti diversi progetti di scrittura. Tutti insieme appassionatamente. Ma questo non è avere metodo, questo è scrivere senza una guida, senza un programma.

La scrittura richiede un insieme di operazioni, che possono essere svolte soltanto se lo scrittore adotta un metodo per poter organizzare il lavoro di scrittura. Ora ho deciso di scrivere un romanzo per volta – di più non potrei fare – e ogni tanto, parallelamente, scrivere anche dei racconti brevi per il blog, se ho idee, se ho una storia che mi prende, come quella che ho pubblicato ieri e che ho scritto domenica in un’unica sessione.

La mia proposta: organizzazione. Ogni romanzo è un progetto, quindi ha bisogno di un lavoro organizzativo. Ma non solo: lo scrittore deve darsi scadenze, deve imporsi tabelle di marcia, altrimenti la storia non andrà avanti, ma tentennerà. E sono due cose diverse.

Le vostre proposte

Cosa consigliate per vincere questa insoddisfazione nella scrittura? Ci sono altri motivi che spingono un autore a correggere all’infinito la sua storia e a non decidersi a pubblicarla?

58 Commenti

  1. Andrea
    10 luglio 2014 alle 07:54 Rispondi

    Ciò che ho compreso nella mia lotta all’insoddisfazione può essere riassunta in due punti:
    1. Stile: quando non uso lo stile che sento più vicino la storia (e la voglia) muore già dopo un centinaio di parole. Quando riesco a scrivere in questo modo però rimane un retrogusto amaro e rileggendo tutto mi ritrovo a cambiare interi paragrafi.
    2: Paura: come hai detto tu, bisogna buttarsi, bisogna decidersi a mettere da parte ciò che si suppone possa accadere e cominciare a scrivere.

    Ps: grazie per la risposta all’email in cui ti chiedevo se conoscevi blog sulla poesia, rispondo qui (e adesso) perché non ho avuto un computer a disposizione!

    • Daniele Imperi
      10 luglio 2014 alle 12:41 Rispondi

      Anche a me succede lo stesso: devo trovare lo stile giusto per quella storia, altrimeni non parte.

  2. Chiara
    10 luglio 2014 alle 08:52 Rispondi

    Mi rivedo completamente in tutti e quattro i punti che hai elencato. I primi due li ho risolti proprio facendo ciò che tu stesso proponi: buttarmi senza perdere di vista il mio divertimento ed esercitarmi, anche grazie al blog.
    Per il punto tre, anche io sono in un progetto molto impegnativo. Anche Maria Teresa Steri, con cui ne ho parlato, mi ha fatto presente la cosa, a maggior ragione trattandosi di un’opera prima. Però, nonostante tutte le volte che ho pensato di “semplificarlo” mi sembrava di mutilare la storia. Dunque sto andando avanti. In fondo, non mi corre dietro nessuno e posso dedicarci tutto il tempo che mi serve.
    Per il punto quattro, ho parlato proprio pochi giorni fa della gestione del proprio tempo. È veramente difficile organizzarsi quando si lavora e si hanno molti impegni. Io ho visto che le tabelle di marcia con me non funzionano: se dico “appena torno a casa scrivo” e poi il mio capo mi trattiene fino a tardi in ufficio salta tutto e rischio di innervosirmi. L’unica mia regola, quindi, è di fare almeno un pochino ogni giorno eccetto quando devo aggiornare il blog. Per il resto, mi concentro su altre attività utili al romanzo, che costano meno tempo e fatica, ma contribuiscono a mandare avanti la storia, come ho spiegato qui:
    http://appuntiamargine.blogspot.it/2014/07/scrittura-e-vita-quotidiana-come.html

    Buona giornata

    • Daniele Imperi
      10 luglio 2014 alle 12:42 Rispondi

      Il fatto che sia un’opera prima non significa che deve essere per forza una storia lineare e semplice, no?

      • Chiara
        10 luglio 2014 alle 13:34 Rispondi

        Certo, però uno scrittore esperto può avere più dimistichezza nel gestire trame complicate. Però chissenefrega: io la voglio incasinata, e così sia :D

  3. LiveALive
    10 luglio 2014 alle 10:38 Rispondi

    Anzitutto, ti dico cosa ho provato a scrivere io è perché non l’ho finito…

    Romanzo: XVI
    Trama: è il 9793, un tempo così lontano che ormai il mondo ha visto stragi, epidemie, quasi-apocalissi e rinascite. Questo ha portato grandi tecnologie in alcuni settori (ormai tutto il sistema solare è stato colonizzato), mentre in altri le tecnologie sono andate perdute (le armi sono a pietra focaia). Come previsto da Nietzsche, tutta la storia si sta ripetendo, e guarda un po’: su Marte Luigi XIV ha fatto costruire la sua reggia, e ora il nuovo re Luigi XVI ha qualche difficoltà a gestire il suo regno…
    La storia prevedeva decine di trame intrecciate: 1- tutta la storia della rivoluzione Francese, rivisitata, con Luigi XVI, Robespierre, Maria Antonietta e tutti gli altri personaggi, 2- la storia della famiglia Quatrevingt, 3- la storia del conte Beauraign, che partecipa in prima persona alle insurrezioni e alla presa della bastiglia (bastiglia che era una astronave adibita a prigione), 4- la storia di un prete pedofilo, che sarebbe stato ucciso durante uno degli assalti alle prigioni, 5- la storia del VISconte Beauraign, 6- la storia di Lafayette… … …
    PERCHÉ NON L’HO SCRITTO: perché era un inferno! Io qualche capitolo lo ho anche steso, ma è un progetto più complesso di Guerra e Pace, sarei dovuto andare avanti per decenni!

    Romanzo: Adone
    Trama: semplicemente, una rivisitazione del mito di Adone. L’olimpo non è un monte, ma il corpo del Dio Crono, caduto in terra ed ora abitato dagli dei. Ogni dio occupa la parte del corpo che meglio lo descrive, e così Zeus è nella parte interna del cranio, Apollo nella zona degli occhi, Afrodite al centro del petto, Ares sulle braccia, e Priapo… Vabbeh. Ora, la trama principale avrebbe riguardato tutta Adone, mentre i flashback riguardavano quattro personaggi intrecciati. Per i flashback, dico questo: Kallias e Diotima sono una coppia mortale, Filemo e Leonora. Filemo da diverso tempo si diverte con Diotima. Leonora per vendetta mostra il tradimento della moglie a Kallias, e poi si diverte con lui. Kallias poi scaccia Diotima, la quale viene presa da Filemo. Lei però, accusando Filemo della sua disgrazia, gli chiede di essere portata nell’Olimpo, e quando il dio rifiuta, gli chiede almeno i cambio i suoi occhi. Nel libro funzionava così: gli déi in origine non erano più potenti degli umani, ma potevano dare agli umani la loro abilità, i quali, in quanto mortali, potevano migliorarla. Quando l’uomo muore, il dio riprende l’abilità accresciuta, e così diventa sempre più potente. Kallias, i cui occhi hanno il dono della preveggenza, accetta di dare i suoi occhi a Diotima, ma in cambio ne vuole altri di buona qualità, e Diotima gli dice di prendere quelli di Kallias. Così Kallias diventa cieco. Diotima intanto partorisce una figlia (Sudema), di Filemo, e parendole troppo brutta non la può guardare: la lascia a Filemo, e se ne va (diventando una sibilla). Filemo, non potendo tenere la figlia, torna da Kallias, e gliela affida. Come compenso, non potendo ridargli gli occhi, gli lascia metà della sua abilità musicale, e gli dice che quando la figlia sarà grande, tornerà a prenderla, e gli ridarà i suoi occhi. Intanto a che Leonora partorisce un figlio (Adone), di Kallias, la quale però, temendo una vendetta divina sul figlio da parte di Filemo, lo lascia in terra, e lo accudisce prendendo le sembianze di una bambina, Acidalia. …nel tempo presente, Acidalia continua a in onorare Adone. Filemo vedendoli non comprende l’atteggiamento di Leonora (la riconosce) e per vendetta sfigura adone e gli da un aspetto mostruoso. Dopo lamenti da tragedia greca, Leonora decide di far incontrare il figlio con Kallias, ora divenuto un famoso aedo con il nome di Melensigene. Melensigene insegna così ad Adone a suonare la lira. Intanto Melensigene, in un tempio, chiede a Filemo di riavere finalmente i suoi occhi. Arriva in suo aiuto la sorella di Filemo, Selene, la quale, invidiosa del l’abilità del fratello, propone a Melensigene di fare uno scambio: lei gli da i suoi occhi, e lui tutta l’abilità con la lira. Quando Melensigene torna così Kallias, finisce per innamorarsi della semidea Sudema, e così Filemo ne approfitta per ucciderlo. Date le sue doti divine, guarda un po’, anche Adone se ne innamora, ma quando Leonora scopre che in verità lei è figlia di Filemo, la maledice facendo si che fosse diventata di pietra qualora avesse guardato negli occhi qualcuno (sì, un’anti-medusa, e infatti Sudema è l’anagramma). Adone così, credendo che Sudema non lo guardi perché troppo brutto la forza ad aprirei gli occhi, facendola diventare una statua. Intanto, Leonora pensa di poter convincere Filemo ad accettare una sfida di abilità con la lira con Adone, ponendo come premio la sua bellezza… Per la cronaca: la sfida ci sarà, Adone perderà miseramente ma Filemo, comprendendo la situazione, gli propone lo scambio lo stesso. Adone rifiuta, dicendo che per soddisfare la sua sete di bellezza gli basta l’arte.
    PERCHÉ NON L’HO SCRITTO: io qui ho scritto solo un abbozzo di trama: sembra un casino insensato, ma in verità ogni singolo particolare era tutto nella mia testa, ed era tutto perfettamente logico. Ho sul computer lo schema completo, parola per parola, paragrafo per paragrafo. Mi basterebbe mettermi lì a fare la bella prosa, ma… Semplicemente: non ne ho la voglia.

    • LiveALive
      10 luglio 2014 alle 10:47 Rispondi

      Ora detto questo, oltre al fatto che mi piacerebbe leggere anche i tuoi progetti incompiuti, possiamo notare che non ho finito ciò che ho iniziato per due motivi:
      1- paura di un progetto troppo grande per me
      2- perdita di interesse a metà via, e cioè mancanza di metodo

      Per la seconda, il mio consiglio è quello di sperimentare e trovare il metodo più adatto. Io ho provato a scrivere senza un progetto,e non andava bene perché poi non sapevo dove andare e mi sembrava un lavoro infinito. Ho provato a progettare ogni singolo paragrafo, e non andava bene perché alla fine avevo faticato tanto quanto scrivere l’intero libro e non avevo più voglia di scriverlo davvero. Ora, via di mezzo: uno schema non troppo dettagliato, e poi scrivo.
      Per il primo problema, però, non ho soluzione XD perdo interesse molto velocemente, non riesco a trascinarmi dietro un libro per anni, devo concluder lo in due-tre mesi e basta. Poi posso anche ricorreggere con calma, anche se, in verità, nei due romanzi che ho finito non sono mai riuscito a trovare l’interesse per fare una revisione seria, anche perché sarebbe da ricostruire tutta una parte della trama, è piuttosto che farlo preferisco progettare qualcosa di nuovo.

      Ma poi, io sono anche insicuro! Qualsiasi cosa scrivo sono sicurissimo che farà immanentemente schifo! Non so neppure io perché, ma sono sicuro che chiunque leggendomi potrà trovare errori umilianti per me. E le idee, poi, mi paiono sempre così stupide e indegne dei grandi narratori! Ed è strano perché leggendo i grandi non mi è mai venuto da pensare “io non c’è l’avrei fatta”, anzi, ho sempre pensato che avrei potuto fare meglio, perché non ho mai trovato un testo senza errori! Però, poi, quando si tratta davvero di fare, mi sembra sempre di essere inadeguato.
      Come risolvo? Non risolvo: mi tengo l’insicurezza e posto i miei scritti lo stesso. Non c’è altro da fare: tanto se non scrivo di sicuro non ottengo risultati, quindi tanti vale scrivere e vedere che esce.

    • Marco Amato
      10 luglio 2014 alle 11:57 Rispondi

      Probabilmente nel romanzo XVI ti sei bloccato perché non hai costruito un metodo di lavoro e anche perché non avevi un nesso, un’ideale più grande da compiere. Tutte quelle storie a cosa dovevano portarti? In questo è stato magistrale Cloud Atlas. Tutto aveva un senso, una ragione, non erano storie isolate.
      Quando scrivi devi darti una motivazione. Che deve essere sia ragionata e sia istintiva. In primo luogo deve essere istintiva, lo senti fortemente e non sai nemmeno cosa vorresti dire sul serio con la tua storia. Poi man mano ci ragioni su e inizi tu stesso a capire e a sorprenderti. Solo a quel punto potrai assecondare la tua storia.
      Io di recente, per il mio romanzo attuale ho inserito un capitolo che sembravano fatti, una disavventura. Ma man mano che lo scrivevo capivo io stesso che il personaggio stava compiendo una grandiosa metafora sulla sua stessa vita. Io stesso non lo sapevo. Lo stesso stupore che ha colto me, nel capirlo, deve essere trasmesso anche al lettore. La prima bozza era grezza, confusa. Ma a quel punto, avendo afferrato cosa stava rappresentando l’ho assecondata, raffinandola per riscritture successive.

    • Daniele Imperi
      10 luglio 2014 alle 12:45 Rispondi

      XVI: sì, decisamente immenso…

      Adone: se non hai voglia, allora è una storia che non ti prende.

      Trova idee più semplici.

      • LiveALive
        10 luglio 2014 alle 13:06 Rispondi

        Comunque, visto che non ho voglia di scriverli io, se ne avesse voglia qualcun altro, prenda pure, eh XD

  4. Marco Amato
    10 luglio 2014 alle 11:45 Rispondi

    Ciao Daniele,
    Quando ho scritto quei 4 motivi mi stavo guardando allo specchio.
    Ho quasi 40 anni e quei limiti li porto dietro da quasi 20. Ma ho imparato a poco a poco a gestirli. Il moto che mi spinge sempre è: tramuta in forza ogni debolezza.

    1) Insicurezza di fondo dell’autore.
    Sei insicuro sui tuoi scritti? Prendili e confrontali con gli autori che ami. Vedi il tuo livello. Se non sei nemmeno lontanamente paragonabile smetti e basta. Ma se ti accorgi che hai qualcosa da dire, se non sei proprio a quei livelli ma potresti arrivarci, allora sii spavaldo e coraggioso. Affronta l’insicurezza con un lungo percorso interiore. Confrontarsi con i grandi ti porterà a scorgere le tue mancanze, i punti deboli da colmare, gli errori, le banalità.

    2) Poca esperienza nella scrittura.
    È un grosso limite. Gli scrittori non nascono scrittori. Possono avere delle buone potenzialità. Ma solo l’esercizio e la costanza, le numerose letture, gli studi scolastici di base, studiare stili, tipologie di trame possono insegnarti il mestiere della parola. È altamente inutile avere le trame in testa e pensare d’aver già tutto.

    3) Complessità dello scritto.
    Mi porto dietro un romanzo da quasi 20 anni. Non sono mai stato abbastanza pronto e maturo per realizzarlo. Paradossalmente ho più di 2 mila pagine di appunti. Eppure stenderne 500 per quella storia è stato impossibile. In teoria la trama è semplice e lineare, ma richiede una esperienza di vita notevole.

    4)Mancanza di un metodo.
    Sembra il minore, ma probabilmente è il maggiore dei 4 punti. Risponde alla semplice domanda come si scrive un romanzo? Se provi a guardare i grandi autori che si raccontano scopri il caos. King dice (e non ci credo) che non progetta nulla, scrive dal principio alla fine, punto. Camilleri parte da un evento chiave in qualsiasi momento del romanzo. Parte da lì, arriva alla fine e poi completa scrivendo l’inizio. Boh! Potrei andare avanti all’infinito, ogni scrittore dice la sua. Qual è il metodo allora? Dopo anni, ho compreso che per scrivere un romanzo non esiste un metodo. Esiste il tuo. E se non hai un metodo non sei in grado di scrivere un romanzo.
    King dice alcune verità importanti. Il luogo. Un punto dove scrivere. Non deve essere bello o eccezionale. Può essere anche un sottoscala, ma lì è il covo dove la mente si attiva. La cassetta degli attrezzi. Parlo di quella fisica. Io detesto Word o Openoffice. Non puoi gestire un romanzo complesso con quei wordprocessor. Io non ci riesco. Ho cercato e provato decine di software prima di approdare a Scrivener. Per me adesso è insostituibile. Ma non finisce qui. Come devi scrivere? Devi progettare la tua storia o la scrivi e basta? Mi ritrovavo giorni e giorni pur avendo tutta la storia in testa, bloccato sul come scriverla. Non sapevo come procedere e lo sconforto si impossessava di me. Così ho imparato ad assecondarmi. Mi sento di fare uno schema? Lo faccio. Non so affrontare un capitolo? lo scrivo a punti: succede questo, questo e questo. E quest’altro? Proprio non so cosa succede, ma ho maledettamente chiaro il capitolo dopo. Non ti viene adesso? Fa nulla. Lascia una pagina bianca e scrivi quello dopo.

    Così, assecondando le mie esigenze, ho trovato un metodo di lavoro nel quale mi sento sicuro. Ma non è fisso. Man mano lo si raffina, si acquista esperienza e le problematiche non sono più dei muri invalicabili in cui ti blocchi. Scrivere il secondo romanzo sarà molto più semplice perché col primo sto creando il mio metodo di scrittore.

    • Daniele Imperi
      10 luglio 2014 alle 13:41 Rispondi

      Complessità dello scritto: e allora passa a un altro romanzo. :)

      Il metodo, poi, è fondamentale, altrimenti non finisci mai.

      Anche a me sembra strano che King non progetti nulla: dai, alla fine sai che casino racconrdare tutto?

      Ognuno comunque ha il suo proprio metodo.

      Io sono invece contrario ai vari strumenti per gestire un romanzo. Ma quando non esistevano come faceva gente come Stevenson, Manzoni, ecc.?

  5. SAM.B
    10 luglio 2014 alle 12:16 Rispondi

    Mi fregano, in ordine sparso:
    - l’insicurezza (“Aspetta, aspetta, aspetta! Questa scena puoi riscriverla meglio, no? Non credi? Che dici?”);
    - il complesso della fallita (“Fa tutto schifo. Ma che continui a fare, che continui a scrivere? Rassegnati.”);
    - il dubbio (“Ma vuoi buttarti subito con un romanzo del genere? Forse potresti tentare con qualcosa di meno spinoso.”)
    A volte riesco a fregarmene, partecipo a qualche concorso e metto in tasca quello che ne ricavo – con gli psicodrammi del caso, se non va bene.
    Però finora non ho mollato e di questo, almeno, sono soddisfatta. Magari posso chiudermi a riccio per qualche tempo, poi però rispunto sempre fuori.

    Un mio metodo sto riuscendo ad organizzarlo solo adesso, dopo vent’anni di scrittura altalenante. Lavoro su non più di due romanzi alla volta – in modo che se uno mi viene a noia, ho l’altro pronto e non mi fermo (vorrei evitare che mi succeda di nuovo di non scrivere una parola per dieci mesi).
    Procedo anche io come Marco: se una scena non mi riesce nemmeno dopo una o due riscritture, mi accontento di quello che ho ottenuto e vado avanti – tanto ci sono le revisioni. Se non ho voglia di scrivere un capitolo dopo l’altro, in modo lineare, salto e scrivo qualche frammento da collocare più avanti.
    Non riesco a fare una scaletta precisa e a seguirla, invece; eppure mi eviterebbe di perdere un mucchio di tempo. Per ora mi limito a decidere a tavolino solo alcune scene, poi navigo a vista: finché so come cominciare, come finire e – bene o male – quello che c’è nel mezzo, in qualche modo riesco ad arrangiarmi.

    • Daniele Imperi
      10 luglio 2014 alle 13:43 Rispondi

      Il complesso della fallita non ha senso, lo sai? :)
      Sarai fallita solo dopo aver fallito, non prima. E anche in quel caso, non è un fallimento generale, ma solo riferito a un libro.

      Neanche io riesco sempre a fare una scaletta precisa, anche perché poi sono solito cambiare qualcosa.

    • Chiara
      10 luglio 2014 alle 14:54 Rispondi

      Anche io lavoro in modo simile. Mi piace vedere che c’è qualcuno che come me, quando non ha voglia di seguire l’ordine cronologico, va in “ordine sparso” (io pesco a caso le schede della trama e procedo su ciò che esce) e anche io mi concedo un limite massimo di riletture, poi vado avanti e casomai ci ritorno in seguito. Se mi focalizzo troppo su un punto rischio di non venirne più a capo

  6. MikiMoz
    10 luglio 2014 alle 14:05 Rispondi

    Io penso sia normalissimo. Specie in settori artistici come quello della scrittura.
    Sai cosa ha detto di recente Kentaro Miura (autore di Berserk, così almeno ogni tanto ti ricordo quest’opera :p)?
    Ha detto che se guarda i disegni dei primi volumi gli viene da piangere.
    E lui è oggettivamente il fumettista che, in quanto a disegni, è il migliore.

    Quindi credo sia normale essere insoddisfatti del passato: perché si cresce, si matura e continuare a scrivere (o disegnare, o comporre) significa crescere volta per volta.
    Quindi, secondo me è giusto godersi il momento e poi… se siamo insoddisfatti sarà solo perché ci sentiamo migliorati. Ma intanto il lavoro precedente ha avuto già il suo perché :)

    Moz-

    • Daniele Imperi
      10 luglio 2014 alle 14:51 Rispondi

      Non mi dimentico di Berserk, anche perché lo nomini un commento sì e uno no :D

      Anche a me succede coi disegni che ho fatto: quelli passati li ritengo osceni.

      • MikiMoz
        11 luglio 2014 alle 12:39 Rispondi

        Devo farlo, io porto il Verbo :)

        Moz-

  7. Tenar
    10 luglio 2014 alle 14:09 Rispondi

    Insicurezza e sensazione che il progetto sia troppo per me sono compagne costanti. Si cerca di convivere. Si cercano conferme. Alla fine mi butto per questo.
    Quando ero studentessa la mia università organizzò un concorso per racconti. Feci una scommessa con me stessa: se il mio racconto non fosse stato segnalato avrei smesso di scrivere, in caso contrario mi ci sarei messa d’impegno. Risultò vincitore di uno due due premi principali.
    Col senno di poi non rifarei mai una cosa così drastica né la consiglierei. Adesso che conosco un po’ meglio cosa succede nei concorsi mi rendo conto che racconti bellissimi possono magari non rispondere al gusto dei giurati o che già in partenza i giurati possono avere un’idea precisa di cosa cercare e quindi scartano tutto quello che non rientra nei parametri (questo sempre che non subentrino cose ancora più antipatiche come spintarelle e raccomandazioni). Però il colpo di fortuna, perché di tale si è trattato, è servito a sbloccarmi, a farmi andare avanti. Così, pian pianino ho finito altri racconti e il romanzo. Che però rimanevano nel mio cassetto virtuale. Poi (anni dopo) ci si è messo il marito a darmi delle scadenze: entro il giorno tale spedisci questo e quel racconto a questo e quel concorso e il romanzo agli editori e così il romanzo è arrivato in libreria.
    Poi però ad ogni nuovo lavoro sono da capo.
    Quello che mi sento di consigliare sono le strategie che uso io:.
    I concorsi per l’autostima. Nessun concorso per racconti cambia la vita e rende scrittori affermati, ma vincerne qualcuno o arrivare in finale fa sempre piacere, specie se si tratta di concorsi solidi e ben organizzati.
    Per le storie lunghe, i miei lettori cavia le leggono a puntate, a gruppi di cinque capitoli. In questo modo sono loro a pungolarmi per sapere come va a finire e io non posso certo deluderli, no?

    • Daniele Imperi
      10 luglio 2014 alle 14:55 Rispondi

      Secondo me l’atteggiamento che hai avuto all’università è sbagliato: si trattava solo di una prova e neanche di un editore, poi. Inoltre si trattava di una prima prova.

      I concorsi per l’autostima: hai ragione, servono proprio per quello.

      Come hai trovato i lettori cavia? :D

      • Tenar
        10 luglio 2014 alle 15:42 Rispondi

        Infatti ho detto che si è tratto di un errore. È stato solo il colpo di fortuna a renderlo un’opportunità, legata solo alla mia psicologia.
        I lettori cavia al momento sono: sei amici di lungo corso con i quali ho da sempre scambiato libri e letture, mia cognata, appassionata di gialli, un ragazzo conosciuto tramite il blog proprio perché si condividevano letture e passioni e, ovviamente, il marito.
        D’abitudine ogni Natale invio insieme agli auguri un racconto ad amici e conoscenti. Loro sono quelli che si sono mostrati interessati e hanno chiesto di poter leggere altro di mio.
        In effetti anche quello del racconto di Natale è una strategia, perché ha creato un appuntamento fisso (adesso si è aggiunto anche il racconto estivo, che di solito è di genere fantastico) che mi obbliga a rispettare delle scadenze. I racconti di Natale hanno in comune una rara sfortuna editoriale (solo uno è stato pubblicato su una rivista on-line), ma la cosa bella che ci sono persone che vedo poco, magari perché ora vivono lontane, che puntualmente si fanno vive intorno al 20 dicembre chiedendo notizie del racconto annuale.

  8. Grazia Gironella
    10 luglio 2014 alle 14:27 Rispondi

    Un ottimo rimedio all’insicurezza è leggere qualche schifezza pubblicata. Non parlo delle opere particolari che possono piacere o non piacere, ma di quelle oggettivamente carenti. Se non altro ti fa capire che il mondo editoriale non è popolato solo da Grandi Scrittori cui è impossibile paragonarsi, e che vale sempre la pena di buttarsi, come dici tu. Magari funziona.

    • Daniele Imperi
      10 luglio 2014 alle 14:58 Rispondi

      Ahaha, la lettura delle schifezze pubblicate è un altro metodo per l’autostima :D

  9. Grazia Gironella
    10 luglio 2014 alle 14:28 Rispondi

    (“Buttarsi” al momento giusto, non quando ancora non si è capito niente di scrittura.)

  10. giada
    10 luglio 2014 alle 14:38 Rispondi

    la mia più grande insoddisfazione nella scrittura è l’insicurezza (“nessuno leggerà mai un tuo libro perchè sprecare tanta energia per scriverlo”) e poi ho sempre pensato di non essere una scrittrice anche se scrivere è la cosa che adoro fare in asoluto

    • Daniele Imperi
      10 luglio 2014 alle 15:00 Rispondi

      Ciao Giada, benvenuta nel blog.

      Inizia allora a pubblicare qualche breve racconto qui e là nei forum e vedi le reazioni del pubblico :)

      • giada
        10 luglio 2014 alle 16:55 Rispondi

        grazie per il benvenuto ma non penso di riuscirci solo una volta ho fatto leggere un racconto a mia sorella e lei per gelosia (lo capito solo con il tempo che era gelosa) mi disse che era senza un senso e che non sarebbe piaciuta a nessuno prendendosi poi il merito dicendo che l’aveva scritta lei, provai a dire che non era vero che era mia, ma nessuno mi credette anzi d’allora credono che lei non scriva più per non litigare con me….. nessuno sa che scrivo e ho paura ha far leggere le mie storie a qualcuno in compenso mi diverto a raccontarle a mia figlia

        • Daniele Imperi
          10 luglio 2014 alle 20:46 Rispondi

          Hai paura di cosa?

          • giada
            10 luglio 2014 alle 23:06

            boh forse non lo so neanche io è che non ho il coraggio di farle leggere

  11. Salvatore
    10 luglio 2014 alle 16:48 Rispondi

    Io insicurezze non ne ho e se mai le ho avute, ormai sono belle che passate. Provarci è sicuramente un ottimo consiglio.
    Quello che invece sto riscontrando, nel tentativo di scrivere un romanzo, è la “paura” che sia un progetto ancora al di sopra delle mie capacità. Quando formulo questo pensiero, quando inizio a farmi le paranoie, mi rispondo sempre: se più scrittori (aspiranti) si facessero le stesse paranoie forse in giro ci sarebbe meno spazzatura. Questo non significa che ci sia solo spazzatura, ma ce n’è comunque un buon numero. Quindi mi congratulo con me stesso – le fisime sono il segno di una mente inteligente e umile – (me lo dico da solo, lo so) e vado avanti.

    P.S. il racconto “meme” è pronto. Una settimana di stagnazione per la rilettura e la revisione e poi pubblico! ;)

    P.S.2 è stato più facile del previsto, anch’io in un’unica sessione. Significa che l’idea alla base era buona. Complimenti. :)

    • Daniele Imperi
      10 luglio 2014 alle 20:47 Rispondi

      Addirittura una settimana prima della rilettura? :)
      Io per i racconti mi concedo un giorno.

      • Salvatore
        11 luglio 2014 alle 14:48 Rispondi

        Sì, sia per questione di tempo, sia perché i refusi di ciò che scrivo non li vedo. Allora devo concedermi del tempo in più. Inoltre mi piace scrivere d’impulso e poi ragionare a mente fredda. In un giorno la mente non fa in tempo a dimenticare; non la mia almeno.

  12. franco zoccheddu
    10 luglio 2014 alle 20:28 Rispondi

    Il mio principale problema, ora che devo scrivere le quaranta-cinquanta pagine per terminare il romanzo scientifico che scrivo, è che la storia si è sviluppata in modo molto coerente e non c’è più molto spazio per inventare. Quindi rimanere coerente e rispettare ogni aspetto già scritto è sempre più difficile e mi richiede una fortissima attenzione ai particolari.
    Per intanto mi dedico al blog, che rinizia piccolo piccolo ma con forte motivazione.

    • Daniele Imperi
      10 luglio 2014 alle 20:50 Rispondi

      Coerenza è una cosa, inventare un’altra. Perché non dovrebbe esserci spazio per inventare?

  13. Gabriele Mercati
    10 luglio 2014 alle 21:45 Rispondi

    Sarò strano, ma io sono soddisfatissimo delle mie storie (romanzi lunghi almeno 200 cartelle). Se le rileggo prima di finirle è per gioire di dei loro contenuti e sempre mi stupisco, poi penso “accidenti ma queste frasi le ho scritte io, Mah” Un altro motivo di rilettura, a parte quello alla ricerca degli errori che non sempre ritrovo pur essendoci, è quello di constatre la coerenza nella storia, es. ricordare come ho caratterizzato un personaggo, cosa a detto in un certo dialogo, una coprotogista all’inizio era bionda poi di colpo senza andaree dal parucchiere e divenuta bruna, cose del genere.

    • Daniele Imperi
      11 luglio 2014 alle 07:51 Rispondi

      Secondo me invece non è bene essere sempre soddisfatti delle proprie storie, perché in quel mnodo è più difficile migliorare e riconoscere i propri errori.

  14. Severance
    11 luglio 2014 alle 00:07 Rispondi

    Un paio di occhi verdi e un bel sorriso felice di ciò che hai scritto sono un potente incentivo. A finire di scrivere. A Bloggare. Impegnarsi. Osare. Spostare divani, falciare il prato… Insomma, direi che occorre anche trovare una dimensione personale nella quale il gesto non è solo coraggio, o forza, o costanza, ma anche piacere in quanto tale. A quel punto non puoi cincischiare troppo: perdi tempo non nella stesura, perdi tempo come individuo e le occasioni di felicità che “concludere” comporta. Sono stato criptico, me ne rendo conto. Grazie, bell’articolo.

  15. Daniele Imperi
    11 luglio 2014 alle 07:54 Rispondi

    giada

    boh forse non lo so neanche io è che non ho il coraggio di farle leggere

    A questo punto, allora, devi chiederti come ti interessa la scrittura: se vuoi scrivere solo per te è un conto, ma se vuoi anche pubblicare, allora devi vincere quella paura.

  16. michele
    11 luglio 2014 alle 11:20 Rispondi

    Sto attraversando proprio adesso un periodo dove non riesco a dare alito a un romanzo riamsto a metà. L’insicurezza è sicuramente la causa maggiore, non so se l’idea è davvero forte. Comunque sia, leggere le tue parole m’incoraggiano. Grazie.

  17. Claudia
    11 luglio 2014 alle 18:31 Rispondi

    Paura.
    Questa piccola parola di cinque lettere quanto mi complica la vita. Se devi combattere ogni giorno con chi dice che quello che fai è solo una perdita di tempo, che non ti porterà mai a nulla, la paura prende il sopravvento.
    Se devi ascoltare chi dice di tornare con i piedi per terra, perché il tuo amore per lo scrivere è solo un pretesto per non crescere e non accettare il mondo reale, la paura non solo prende il sopravvento ma ti schiaccia senza pietà.
    Con “questo” ogni giorno devo fare i conti.
    Ma sai una cosa? Non me ne frega niente!
    Scrivo ogni qual volta riesco a trovare due minuti solo per me.
    A lavoro, appuntandomi anche le parole sul palmo della mano se necessario.
    A casa, prolungando le soste in bagno più del dovuto (e non per esigenze fisiologiche) :)
    Alzandomi nel cuore della notte sperando che nessuno senta il ticchettare delle dita sulla tastiera (anche per questo adoro carta e penna).
    Tutto ciò scatena la sindrome della rilettura compulsiva. La ricerca ossessiva della perfezione che non potrà mai e poi mai esserci.

    “Buttatevi e basta. Non siamo nati per scrivere in eterno”.

    Giusto! E’ giunta l’ora che smuova anch’io le chiappe.
    Ho altre trame che aspettano solo di essere sviluppate. ;)

    • Daniele Imperi
      11 luglio 2014 alle 19:24 Rispondi

      Ti dicono che scrivere è una perdita di tempo?
      Non starli a sentire, allora :)

      Ognuno ha le sue passioni.

      Fai bene a fregartene. Ma dai, scrivi in bagno? :D

  18. Claudia
    11 luglio 2014 alle 21:25 Rispondi

    Beh, c’è chi legge e chi scrive. :) :) :)

  19. Giuse Oliva
    12 luglio 2014 alle 02:29 Rispondi

    Fantastici!!! Tutti quanti!

    La mia piu` grande avversaria credo sia la poca autostima!
    Scrivo, mi butto e poi…mi ritrovo a pensare e se non piacera` a nessuno? Se non sono adatta? Sto sbagliando?

    Ma non mi fermo. Devo sempre finire cio` che inizio…anche se questo mi porta ad imprese titaniche! :D

    • Daniele Imperi
      12 luglio 2014 alle 07:35 Rispondi

      Per aumentare l’autostima devi partecipare a qualche selezione pubblica e gara letteraria.

  20. franco zoccheddu
    12 luglio 2014 alle 09:27 Rispondi

    Che ne direste se, semplicemente, ci leggessimo a vicenda qualcosa?

    • Daniele Imperi
      12 luglio 2014 alle 15:48 Rispondi

      In realtà stavo pensando a qualcosa del genere. Bisogna trovare un luogo virtuale in cui organizzarsi. Io volevo fare di più, un progetto embrionale, ancora, quindi è prematuro parlarne.

      • franco zoccheddu
        12 luglio 2014 alle 19:32 Rispondi

        Naturalmente non pensavo a un banale scambio di testi, o, all’opposto, una pubblicazione esplicita “inter nos”. Pensavo a un meccanismo, una struttura precisa che imponga a chi legge e a chi offre il proprio scritto una serie di regole certe e impegnative riguardo all’effettivo impegno reciproco (relazionare, esprimere un giudizio, proporre correzioni, valutare aspetti a più livelli dal “banale” lessico alla complessità del registro stilistico). Insomma, qualcosa del tipo “libertà è partecipazione.” Avrebbe un senso se e solo se offrisse ad ognuno e a tutti un valore aggiunto al proprio lavoro autonomo.

  21. Giuse Oliva
    12 luglio 2014 alle 09:49 Rispondi

    Avevo gia` pensato a partecipare a qualche concorso, ma ho paura del giudizio e di scrivere qualcosa di obbligato.
    Mi spiego meglio, partecipando ad un concorso dovrei attenermi ad un tema scelto e questo mi fa paura, perche` potrei sminuire cio` che scrivo e risultare forzata.

    Meditero` e cerchero` qualcosa di interessante.:D

    • michele
      12 luglio 2014 alle 11:20 Rispondi

      avevo il tuo stesso problema, poi un amico mi ha invogliato a partecipare a un concorso. Credo sia una tappa obbligatoria da fare per tanti motivi, ricevere un giudizio ti farà capire a che punto sei e se sarà negativo, t’invoglierà a fare di meglio, credimi. Questa paura si vince, stai tranquillo ;)

    • Daniele Imperi
      12 luglio 2014 alle 15:50 Rispondi

      Devi vincere proprio la paura del giudizio, quindi ti serve partecipare :)

      Più che concorsi letterari – che ce ne sono anche a tema libero – ci sono forum letterari che organizzano gare. Proponi un racconto che vuoi.

    • michele
      13 luglio 2014 alle 15:41 Rispondi

      http://www.lauracaponeeditore.com/index.php?link=57
      come diceva uno spot pubblicitario, buttati che è morbido. :)

      • Daniele Imperi
        14 luglio 2014 alle 07:35 Rispondi

        È un concorso a pagamento. Direi che è meglio scegliere concorsi gratuiti, visto che ce ne sono.

  22. Emilio
    12 luglio 2014 alle 10:17 Rispondi

    Io penso che scrivere sia come vendemmiare, c’è l’annata buona e quella meno buona. Per me spesso il problema si presenta quando devo spremere una storia dalle dita e tradurla sul monitor del pc: tutto bellissimo nella mia testa, ma appena le parole si allineano sullo schermo ecco che il ritmo si sgonfia e i personaggi perdono forza. Mi succede soprattutto se scelgo uno stile di scrittura lontano dai miei gusti, quindi ho deciso di scrivere solo come mi viene naturale, senza forzature.

    Per i 4 punti espressi:

    1. Sì anche io sono insicuro dei miei scritti, ma ho deciso di iniziare a pubblicarli lo stesso sul mio blog, su Amazon, sui forum. Pubblicare e ottenere critiche è il modo migliore per correggermi.

    2. La poca esperienza cerco di rimpolparla continuando a scrivere e a pubblicare, non vedo altro modo. Prima o poi diventerò un autore più sgamato, è solo questione di tempo, costanza e applicazione.

    3. Le mie storie generalmente non sono molto complesse, ma è pur vero che non mi sono mai cimentato con un romanzo. La complessità penso che possa essere superata con una solida ricerca sull’argomento che si vuole trattare, e ovviamente con un metodo solido.

    4. Per costruirsi un metodo secondo me l’unica soluzione è scrivere e sperimentare continuamente. Pianificare all’estremo mi sfibra, perdo il contatto con la storia, inizio a “sentirla” di meno; allo stesso modo, se parto senza sapere dove andrò a parare, rischio di bloccarmi dopo dieci righe. Solitamente penso a 3-4 snodi che la storia può avere e ai personaggi che la animano, dopodiché comincio cercando di non fermarmi fino alla fine e apportando modifiche successivamente.

    • Daniele Imperi
      12 luglio 2014 alle 15:53 Rispondi

      Per lo stile hai ragione.

      Direi che stai affrontando alla grande i 4 punti :)
      Per le storie complesse, anche io all’inizio le ho scritte lineari, poi pian piano ho creato qualche intreccio.

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