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Scrivere un romanzo in 7 passi

Il metodo cinematografico in narrativa

Scrivere un romanzo
Giorni fa avevo avuto unʼidea per un post: parlare del trattamento cinematografico nella scrittura creativa. Mentre mi documentavo qui e là nel web, ho scoperto che scrivere un film non è poi tanto diverso dallo scrivere un romanzo.

Per scrivere una sceneggiatura cinematografica ci sono diversi metodi, a quanto ho visto. Cʼè chi salta la scaletta, per esempio, chi la mette prima del trattamento e chi dopo. Cercando in inglese, poi, si trovano altri metodi ancora.

Ho appuntato i vari elementi della scrittura di un film e li ho confrontati con i loro corrispettivi in narrativa, quando esistevano, e in più ho aggiunto qualche elemento. Ne è nato un percorso interessante e secondo me anche funzionale per poter scrivere un romanzo.

Soprattutto, mi sono accorto di aver iniziato proprio questo percorso per il mio famoso K, che ogni tanto rispolvero dalla cartella in cui riposa.

Idea e logline

La scorsa settimana abbiamo visto che non basta unʼidea per scrivere un romanzo, ma ci serve unʼidea forte. Unʼidea che possa competere con tutte quelle in circolazione nelle librerie. Unʼidea che possa attirare lʼattenzione di una casa editrice o dei potenziali lettori se scegliamo il self-publishing.

Ricordate il concetto di logline? Era uno dei vari metodi di marketing editoriale che abbiamo scoperto il mese scorso. Lʼidea dovrebbe iniziare proprio dalla logline. Leggiamo ora le logline di 3 film famosi.

La logline del film I pirati dei Caraibi

Unʼavventura nel Mar dei Caraibi nel XVII secolo dove il furbo ma affascinante Capitano Jack Sparrow si unisce a un giovano fabbro nel galante tentativo di salvare la figlia del Governatore dʼInghilterra e reclamare la sua nave.

La logline del film Titanic

Un ragazzo e una donna di differenti classi sociali si innamorano a bordo di uno sfortunato viaggio in mare.

La logline del film E.T.

Un ragazzino si lega a un bambino extraterrestre che è stato abbandonato sulla Terra; il ragazzo sfida gli adulti per aiutare lʼalieno a contattare la nave madre, così che possa tornare a casa.

Rispetto a molte mie idee, queste “idee-logline” hanno tutte le caratteristiche per diventare belle storie. Tanto per fare un esempio, la mia idea per una storia come E.T. sarebbe stata semplicemente “il figlio di un extraterrestre è stato abbandonato sulla Terra”, ma questa frase non contiene una storia.

Ecco perché nel primo passo sulla scrittura di un romanzo ho voluto unire lʼidea con la logline, perché la logline contiene già la storia. Se riusciamo a trasformare una semplice idea in una logline, abbiamo già fatto un bel poʼ di strada.

La lunghezza di una logline è di poche righe.

Premessa

In nessuna delle tre logline lette cʼè una premessa, ma le logline non servono a quello. Quella del Titanic, la più scarna di tutte, non lascia trasparire alcuna emozione, però tutte e 3 hanno degli elementi allʼinterno per poter creare una premessa.

Per una trattazione approfondita della premessa rimando al blog Anima di carta. Qui mi limito a dire che forse lo scoglio più grande da affrontare quando si scrive un romanzo è proprio riuscire a individuare o a creare una solida premessa.

Perché vogliamo scrivere quel romanzo? Che cosa vogliamo dire, dimostrare? Che messaggio vogliamo dare ai nostri lettori?

Anche per la premessa bastano poche righe.

Trama e sinossi

Dalla logline e dalla premessa possiamo arrivare a scrivere la trama del romanzo, ossia i fatti principali di una storia. In questa fase non dobbiamo scendere nel dettaglio, ma riportare soltanto quegli eventi che Ansen Dibell ha definito come significativi, ossia il risultato di cause ed effetti.

A ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria. Questo concetto ormai fa parte della nostra cultura. Ebbene, la trama è un elenco di queste conseguenze, da un incidente scatenante al suo epilogo.

Perché ho voluto mostrare la trama insieme alla sinossi?

Perché quando scriviamo una sinossi, quando un editore ci chiede di mandargli una sinossi, dobbiamo scrivere una sorta di riassunto del nostro romanzo, che comprenda gli eventi essenziali e significativi.

Qual è la differenza fra trama e sinossi?

Magari non esiste, ma a me piace vederle come due testi distinti:

  1. la trama è per lo scrittore, è un testo che riassume i fatti rilevanti della storia
  2. la sinossi è per lʼeditore, ha lo stesso contenuto, ma si veste di marketing perché deve far presa sullʼeditore, quindi ai fatti di rilievo, alle cause e agli effetti va data più attenzione

Per la scrittura della trama, come per la sinossi, è sufficiente una pagina.

Soggetto

Nel cinema il soggetto è un racconto che sviluppa la trama. Anche in questo caso ci sono informazioni diverse secondo i siti. Nel soggetto, come riporta lʼenciclopedia Treccani, sono contenuti anche personaggi e ambientazione.

Alcuni sostengono che nel soggetto si debbano evitare i dettagli, e hanno anche ragione, visto che stiamo illustrando una trama. Anche per la scrittura di un romanzo possiamo quindi attenerci a questa consuetudine.

Mentre la trama è un testo freddo e scarno, il soggetto è scritto sotto forma di racconto. Secondo me è utile anche per testare lʼidea che abbiamo avuto. Se è una storia che ci prende, la scrittura del soggetto sarà un lavoro divertente e stimolante.

Perché scrivere un soggetto per il romanzo? In alcune storie penso che ci aiuti ad avere una visione dʼinsieme delle vicende da narrare, a capire se tutti gli elementi principali stanno in piedi. Un conto è vederli come un insieme di fatti, un altro come un racconto.

Diverse volte ho scritto che il mio K. è ancora a livello di trama, ma mi sono invece accorto di essere arrivato alla fase di soggetto. Sto infatti sviluppando i punti della trama. Ha già superato le tre pagine e non è ancora finito.

Secondo Wikipedia la lunghezza del soggetto va dalle 3 alle 10 pagine, mentre secondo la Treccani dalle 10 alle 15 pagine.

Trattamento

Nel cinema per trattamento si intende un approfondimento del soggetto, quindi un testo in cui si inseriscono non solo i dettagli, ma anche le descrizioni dei luoghi e lʼaspetto fisico e psicologico dei personaggi e perfino i dialoghi.

Il trattamento ci appare quindi come un racconto vero e proprio del film, anzi come la trasposizione del film in racconto, prima ancora che sia nato il film.

Perché usare il trattamento in narrativa? In un post futuro parlerò di come usarlo, ma adesso vediamo di capirne lʼutilità quando dobbiamo scrivere un romanzo.

Ci permette di creare delle precise linee guida da seguire per la storia. Toglie creatività alla scrittura? Sono sicuro che molti di voi se lo stiano chiedendo. La risposta è sì e no, dipende. Non ci vuole forse creatività per scrivere un trattamento?

Toglie tempo alla stesura del romanzo? La risposta secondo me è la stessa: sì e no. Per il romanzo che sto scrivendo, P.U., sono bloccato da tempo in un punto, ma se avessi usato il trattamento, avrei scritto più velocemente.

Ecco forse la risposta alla domanda: usiamo il trattamento quando la storia lo richiede. Dipende dalla sua complessità.

Perché viene usato nel cinema? Non toglie creatività? Non allunga i tempi di produzione? No, per un film è necessario, ne rappresenta un copione in prosa, come viene definito. Dunque perché non dovrebbe essere usato anche in narrativa?

La lunghezza del trattamento varia in funzione delle fonti. Cʼè chi riporta dalle 30 alle 100 pagine, chi pone come limite 40 pagine, chi meno. 100 pagine per un film vanno bene, ma credo che scrivere 100 pagine per il trattamento di un romanzo sia esagerato.

Scaletta

Qualche mese fa ho parlato di come creare una scaletta per un romanzo – e lʼanno prima di una scaletta per gli articoli del blog, che ha la stessa funzione – e abbiamo visto la sua utilità: guidarci, attraverso una serie di punti, alla creazione di una trama.

Ma ora la scaletta appare ben dopo la trama! Sì, però qui stiamo sfruttando le tecniche cinematografiche, in cui la scaletta, secondo i gusti, viene creata dopo la trama, in alcuni casi prima del trattamento e in altri dopo.

Vediamola quindi come qualcosa di differente da quello che avevamo in mente finora. La scaletta ha la funzione di elencare il susseguirsi delle scene.

Come possiamo usare in narrativa questo tipo di scaletta?

Mentre preparavo la mia trama, anzi il mio soggetto per K., che è molto lineare, avevo pensato di creare un elenco delle varie scene per poter avere un intreccio interessante. Non è forse la scaletta cinematografica, in un certo senso?

Come in un film, la scaletta mi guiderà nella suddivisione della materia in capitoli: avrò quindi una traccia definita da seguire per scrivere il romanzo.

Stesura

Fin qui abbiamo parlato di tecnica e anche di creatività. La stesura non è certo esente da entrambe. Anzi, per scrivere un romanzo, per mettere la prima parola e continuare, pur seguendo una traccia, servono sia tecnica sia creatività.

Se a qualcuno tutte queste fasi possano sembrare futili, lunghe, svantaggiose o perfino stressanti, secondo me servono solo a facilitare il lavoro di stesura. Alcune fasi sono abbastanza veloci, se ci si impegna. Altre richiedono più tempo.

La stesura è la fase poetica del romanzo, è narrazione pura, è un dialogo diretto fra scrittore e lettore. Tutte le fasi precedenti sono state invece un dialogo fra lʼautore e se stesso.

Conclusione

Questo che ho illustrato è un metodo per scrivere un romanzo, un metodo che mi è sembrato utile, che mi stuzzica e che intendo mettere in pratica per un romanzo. Non è detto che possa funzionare alla perfezione, ma vale la pena tentare, come non è detto che funzioni per altri.

Come sembra a voi? È pazzesco fare tutti questi preparativi? Quali fasi pensate siano inutili e quali invece vi incuriosiscono?

32 Commenti

  1. Serena
    16 marzo 2015 alle 08:10 Rispondi

    Fare preparativi per scrivere un romanzo non è mai, mai una pazzia. Mi riesce difficile immaginare che uno parta in quarta senza sapere dove andare a parare, e poi effettivamente arrivi in fondo.
    Il metodo che hai abbozzato assomiglia molto al metodo del fiocco di neve di Randy Ingermanson, un metodo per espansioni successive che prende il via proprio dalla logline. Io l’ho usato per la mia “Cristallo”, con qualche personalizzazione, e ho creato anche un template Scrivener con tutti i passi. Se ti decidi a provare Scrivener te lo mando XD . Anzi, devo ricordarmi di metterlo sul blog per essere scaricato da chi lo volesse vedere.
    Quanto al fatto che il cinema aiuti gli scrittori… Beh, già sai come la penso. Ieri mi sono guardata per sedicimillesima volta Dragon Trainer, un cartone bellissimo che è un esempio perfetto di struttura in tre atti. Il film è dedicato a Blake Snyder, il signore che ha scritto “Save the Cat”, di cui ti ho già parlato, che ho trovato carinissimo e che ho utilizzato anche durante il mio laboratorio di scrittura.
    Vorrei stare a casa a scrivere e bloggare ma tra pochissimo salto in macchina :)
    Ciao, buona settimana!

    • Salvatore
      16 marzo 2015 alle 10:00 Rispondi

      Io lo scaricherei volentieri. Uso Scrivener. O meglio, ho scrivener, anche se lo uso raramente. :P

    • Daniele Imperi
      16 marzo 2015 alle 13:15 Rispondi

      Anche secondo me non è possibile iniziare a scrivere un romanzo senza aver fatto una pianificazione.
      Ho letto tempo fa il metodo a fiocco di neve, questo di cui ho parlato ha elementi diversi.

  2. azzurropillin
    16 marzo 2015 alle 08:10 Rispondi

    per me l’unico vero metodo è quello del fiocco di neve. http://www.advancedfictionwriting.com/articles/snowflake-method/
    mi sembra ugualmente impegnativo ma più organico ed efficace di quello che hai presentato.

    PS: grazie per aver messo “logline” in corsivo :)

    • Daniele Imperi
      16 marzo 2015 alle 13:17 Rispondi

      Quel metodo include elementi che qui non ho considerato, ma che mi sembravano ovvi, come la creazione dei personaggi.

  3. Banshee Miller
    16 marzo 2015 alle 08:19 Rispondi

    Senza dubbio se si riesce a seguire un progetto del genere il romanzo probabilmente sembrerà “venir fuori” da solo. Con una pianificazione così dettagliata il lavoro effettivo di scrittura del romanzo(stesura) sarà poco più che unire i pezzi con maestria. Il problema però, almeno per me, sarebbe riuscire a concepire l’intera storia dall’inizio alla fine, dettagli compresi, prima di scrivere una sola riga di romanzo. Per me non è possibile. Scrivendo, la storia mi si modifica sempre tra le mani, e prende strade che magari all’inizio non avevo neanche immaginato. Certo, se sto scrivendo una storia di fantascienza ambientata su Titano sarà difficile che si trasformerà in una storia d’amore ambientata a Venezia, tuttavia non sono in grado di prevedere l’intera storia. Io mi fermerei alla logline più trama, per poi lasciarmi andare alla scrittura. Se però, si riesce ad essere così efficaci in fase di preparazione, di sicuro le cose fileranno più lisce e con un certo rigore, questo sì.

    • Daniele Imperi
      16 marzo 2015 alle 13:19 Rispondi

      Non è detto che questo metodo funzioni. Partire dalla logline + trama è senz’altro meglio che scrivere senza una minima traccia.

  4. Chiara
    16 marzo 2015 alle 08:52 Rispondi

    Qualche settimana fa, una lettrice del mio blog mi ha parlato del “metodo fiocco di neve”, che somiglia un po’ a questo perché parte da un livello generale e poi va a definire ogni dettaglio, fino alla suddivisione in capitoli e scene. è un metodo che porta l’autore a dedicare anche tre o quattro mesi alla progettazione di un’opera, e che è arrivato nella mia vita un po’ troppo tardi in quanto la stesura era già iniziata… per questo motivo, non ho ancora avuto modo di testarne l’utilità, anche se non escludo di usarlo in fase di stesura per definire meglio alcune parti del romanzo. :)

    • Daniele Imperi
      16 marzo 2015 alle 13:19 Rispondi

      Anche nel mio caso – nel romanzo che sto scrivendo – il metodo qui esposto è arrivato tardi. Ma per K. lo proverò.

  5. Salvatore
    16 marzo 2015 alle 09:36 Rispondi

    Mi sono appuntato tutto per bene. Vediamo se con questi sette passaggi riesco alla fine a scrivere un romanzo per intero. Se non ci riesco però, torno e ti picchio! -_-

    • Daniele Imperi
      16 marzo 2015 alle 13:20 Rispondi

      Ok, andata :D

  6. Michele Scarparo
    16 marzo 2015 alle 10:31 Rispondi

    Il metodo, come hanno già fatto notare, è praticamente quello del fiocco di neve. Un metodo ottimo, a mio parere, che ho già usato con successo diverse volte adattandolo al mio modo di fare: non ho mai fatto il “trattamento” perché i miei romanzi viaggiano sulle 400K battute e non ne ho sentito il bisogno, ma uso le mappe mentali per tracciare i personaggi e i loro conflitti e scrivo, a parte, la storia di ogni personaggio vista dal suo punto di vista, comprensiva degli sviluppi che poi non finiranno nel libro. Poche pagine per ciascuno, ma sufficienti a dargli quel minimo di spessore.

    • Daniele Imperi
      16 marzo 2015 alle 13:21 Rispondi

      Mi sembra un po’ diverso dal metodo a fiocco di neve, anche se questo si basa su sviluppi continui.
      Scrivere la storia del personaggio aiuta a delinearlo meglio. Bisognerebbe farlo sempre.

  7. animadicarta
    16 marzo 2015 alle 11:28 Rispondi

    Penso che questi elementi possano essere molto utili, presi singolarmente o anche tutti, perché implicano uno sforzo di “messa a fuoco” della storia che non sempre viene fatto da chi comincia a scrivere un romanzo. Se si vuole fare un buon lavoro, è necessaria una certa dose di razionalizzazione.
    Per ora io mi sto concentrando molto su scaletta e stesura, non avevo pensato al soggetto, magari potrebbe aiutarmi. Mi stuzzica l’idea, quindi proverò :)

    • Daniele Imperi
      16 marzo 2015 alle 13:22 Rispondi

      Sì, anche singolarmente hanno la loro utilità. Vedremo se, una volta provato, sarà stato di aiuto anche a me :)

  8. Tiziano
    16 marzo 2015 alle 14:40 Rispondi

    Come diceva Albert Einstein: “Se avessi un’ora per salvare il mondo, passerei i primi 55 minuti ad elaborare strategie per farlo”, allo stesso modo il lavoro di uno scrittore, consiste principalmente di ragionare su quello che scriverà, e il momento della stesura è il più breve.
    “Lo scrittore non deve colpire il lettore freddamente puntando su una sua singola idea, lo scritto deriva da una lunga ponderazione su di esso, e si risolve come un processo matematico”.
    E.A.Poe, da “La filosofia della composizione.

    • Daniele Imperi
      16 marzo 2015 alle 14:41 Rispondi

      Non credo che la stesura sia il momento più breve. Dipende poi da caso a caso e da storia a storia.
      Poe però aveva ragione :)

  9. Tenar
    16 marzo 2015 alle 15:16 Rispondi

    Il post è molto interessante.
    Ci sono, però, alcune caratteristiche della scrittura cinematografica che hanno un senso all’interno di quel media e meno per la letteratura.
    A volte (spesso) capita che il soggetto sia di un autore, che la sceneggiatura sia di un altro e la regia di un altro ancora. Una volta c’era la figura del “dialoghista” che scriveva solo i dialoghi di una sceneggiatura. Quindi c’è la necessità di dividere bene i vari momenti della progettazione in modo che qualcun altro possa andare avanti, questo porta a un moltiplicarsi dei passaggi che nella narrativa possono anche non essere necessari.
    Inoltre nel cinema partiamo da un’idea per arrivare a un’immagine e quindi l’idea va esplicitata sempre di più, passaggio dopo passaggio, ma anche scarnificata fino ad avere qualcosa che si possa mettere in scena. Di contro, non c’è alcun lavoro stilistico sulla scrittura.
    Detto questo, ognuno ha il suo metodo, il modo di lavorare con cui si trova meglio. Io sono una pianificatrice, ma non faccio neppure la metà di questi passaggi.

    • Daniele Imperi
      16 marzo 2015 alle 16:17 Rispondi

      Grazie :)
      Sì, concordo sulle caratteristiche cinematografiche. Capita anche nel fumetto: soggetto di un autore, sceneggiatura di un altro, dialoghi di un altro ancora. In una storia di Batman una volta contai 9 persone.
      Anche io penso che ognuno debba trovare il suo metodo. Io, come ho scritto, proverò questo, ma non è detto, ovvio, che mi ci troverò bene.

  10. LiveALive
    16 marzo 2015 alle 15:32 Rispondi

    Sono tante le applicazioni delle tecniche e delle usanze cinematografiche alla letteratura: e pensare che un tempo funzionava al contraio… A me ha sempre affascinato tanto anche un’altra cosa: scrivere un romanzo come se fosse una specie di opera lirica. Una volta avevo fatto un progetto per un testo di questo tipo: c’erano delle parti scritte con uno stile stringato e semplice, come fossero recitativi, e parti lunghe e lente dove il personaggio si lanciava in un grido lirico appassionato, come arie; e poi c’erano delle parti dove le battute si alternavano tra i personaggi con un ritmo prestabilito, cosa che può ricordare non solo il canto duetti e quartetti e quel che si vuole, ma anche la struttura della tragedia greca. …poi ho lasciato perdere perché mi è passata la voglia di scrivere XD

    • Daniele Imperi
      16 marzo 2015 alle 16:51 Rispondi

      Sì, una volta era il contrario, ma il cinema si è evoluto e possiamo trovare qualche elemento da usare in narrativa.
      Il progetto di romanzo come opera lirica è folle :D

  11. Grazia Gironella
    16 marzo 2015 alle 21:12 Rispondi

    Della tua lista mi ispirano in particolare gli aspetti che curo di meno: logline, sinossi, trattamento. Non sono facili da scrivere, ma servono a mettere in luce i punti di forza della storia e quelli deboli, prima di tutto a se stessi. Il parallelo romanzo-sceneggiatura è comunque molto interessante, perché obbliga a vedere le scene in modo chiaro e sintetico. Non è detto che si debba essere altrettanto stringati in narrativa, ma avere una visione essenziale della storia aiuta.

    • Daniele Imperi
      17 marzo 2015 alle 07:50 Rispondi

      Anche io curo di meno logline, trattamento e sinossi. Non è infatti necessario essere stringati, è la visione della storia a esserlo, poi racconti come vuoi. Ma almeno hai delle guide che ti fanno capire come muoverti.

  12. Martin Rua (@MartinRua)
    17 marzo 2015 alle 10:20 Rispondi

    Secondo me si può saltare il logline, anche se è quel “quid” che ti dà la spinta per iniziare. Scrivere la trama ok, ci sta, è ovvio. Il soggetto? Anche, ma perché non fonderlo con la trama e cercare di fare un’unica cosa?
    Il trattamento. Ci ho provato per il mio secondo romanzo ed è uscita praticamente una versione “light” del romanzo stesso. Utile magari, ma mi ha preso un botto di tempo. Non so se lo rifarei.
    Schede dei personaggi. Molto interessante, non l’ho mai fatto (eh già!), ma anche in questo caso ho il terrore che mi prenda troppo tempo. Forse però è meglio di scrivere un soggetto lungo.
    Scansione della trama a scene. Questa secondo me è essenziale, soprattutto quando si scrive un romanzo di azione o un thriller. Hai la sensazione del ritmo.

    • Daniele Imperi
      17 marzo 2015 alle 10:32 Rispondi

      Sì, soggetto e trama possiamo unirli. Sul trattamento potrebbe esserci quel rischio, ma sta allo scrittore fare in modo che non diventi un miniromanzo.
      Le schede ho iniziato a farle per un romanzo, prendono tempo, è vero, ma ti facilitano il lavoro dopo.

  13. Sergio Boccassini
    10 aprile 2015 alle 15:25 Rispondi

    Ciao Daniele.
    Innanzitutto complimenti per l’articolo, dettagliato e completo come pochi altri. Il tuo stile di scrittura fresco e divertente rende la lettura piacevole.

    Come te, anch’io sono un blogger ( alle prime armi, lo ammetto ) ed il mio obbiettivo è di riuscire a scrivere un romanzo, un giorno.

    Quando comincerò a scrivere realmente qualcosa sicuramente terrò conto degli insegnamenti appresi qui oggi grazie a te.

    A presto, Sergio

    • Daniele Imperi
      10 aprile 2015 alle 16:23 Rispondi

      Ciao Sergio, grazie e benvenuto nel blog.
      Lo stile di scrittura è sempre in continua evoluzione, ho voluto renderlo “fresco e divertente”, come lo definisci tu, per migliorarlo, specialmente in alcuni post che possono risultare pesanti.
      Auguri per il tuo blog e il tuo libro :)

  14. Cinzia Mantovani
    22 febbraio 2016 alle 21:18 Rispondi

    Ciao Daniele,
    sono una principiante, alle prime armi. Ho sempre amato scrivere, ma poche volte ho avuto il coraggio di far leggere qualcosa a qualcuno.
    Ti ringrazio per i preziosi suggerimenti, di cui farò tesoro nelle mie prossime pagine.
    Ciao Cinzia

    • Daniele Imperi
      23 febbraio 2016 alle 08:10 Rispondi

      Ciao Cinzia, benvenuta nel blog.
      Il coraggio di farci leggere è sempre difficile da prendere :)

  15. delia
    10 maggio 2016 alle 11:10 Rispondi

    Ciao, credo di iniziare a sentirmi pronta per scrivere il mio primo romanzo. Ho una domanda per te: quand’è che si scrive?
    Parlo della stesura: a volte mi accorgo di aver voglia di scrivere anche solo ogni 10/15 giorni: che si fa, si asseconda, o anche quella è una fase che si deve “imparare a pianificare”?
    L’arrivo del “momento ispirato” si allena, o si attende?

    Grazie…

    • Daniele Imperi
      10 maggio 2016 alle 11:35 Rispondi

      Ciao, bella domanda :)
      Secondo me dovresti pianificare la stesura della storia, cioè scrivere ogni giorno. Anche se non sempre magari è possibile farlo.
      Se hai tutto chiaro in mente, allora puoi scrivere tutti i giorni. Almeno per me è così. Se ho sviluppato una trama ben definita e mi sono fatto una scaletta per ogni capitolo, allora riesco a scrivere sempre.

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