Scrivere è comunicare

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La scrittura è un palliativo

La scrittura è un palliativo

Non risolve i nostri problemi, o almeno non i miei. Non è il rifugio in cui eclissarsi per alcune ore e dimenticarsi del resto, o almeno con me non funziona così.

Se da un lato riesco a separare quasi nettamente la scrittura dalla mia vita privata, a livello di contenuti, dallʼaltro la scrittura risente della mia vita privata, a livello di azione.

Se non ho pensieri in testa, riesco a scrivere, a portare avanti il mio romanzo, iniziato due anni fa, se invece li ho – come da un poʼ di tempo a questa parte – non riesco a scrivere e infatti il romanzo è fermo.

Parlo di scrittura creativa, non di articoli del blog. Quelli, come ripeto spesso, non sono influenzati dai miei pensieri, sono quasi una produzione automatica. Ma la narrativa mi succhia più energie e necessita di una dedizione più profonda.

Ripensando al passato, ai miei primi tentativi di scrivere storie, a quellʼepoca io andavo a ruota libera e infatti ero uno studente universitario senza pensieri né preoccupazioni, nemmeno per gli esami da dare. Iniziavo un racconto e lo finivo, ho iniziato un romanzo – quella schifezza in forma di diario varie volte accennata nel blog – e lʼho finito.

Scrivevo anche poesie, canzoni, filastrocche, barzellette, fiabe, enigmi, dialoghi (racconti senza narrazione, solo dialogati, come Dialogo che si tenne fra A, B e C su alcuni problemi di A), progettavo un universo fantasy riempiendo centinaia di fogli di appunti, creavo giochi da tavolo, disegnavo strisce a fumetti.

Tutto questo adesso sembra lontanissimo nel tempo e anche nelle possibilità. Tutto questo appartiene al passato e ai sogni a occhi aperti. Poi si cresce, si matura, si comincia a stare coi piedi per terra, a giudicare tutta quella produzione come semplici tentativi di gioventù.

Non è un passato da ripudiare, perché comunque ha contribuito a formarci e a farci essere ciò che siamo ora. Ma è comunque un passato da lasciarsi alle spalle.

Quanto è rimasto di quel tempo? In me ben poco. Finché non scrivevo questo post – prima progettato, poi scritto di getto senza tener conto della scaletta – neanche ricordavo di aver scritto quella roba, anche se la conservo ancora e ogni tanto riemerge quando cerco qualcosa.

Forse devo chiedermi quanta voglia sia rimasta di scrivere, però la voglia cʼè, non viene mai a mancare, voglia intesa come desiderio, come qualcosa che uno sente dentro di sé. Non è neanche il tempo che manca, il tempo si trova, si centellina anche, se uno proprio vuole scrivere.

Per qualcuno la scrittura è una sorta di cura contro i mali interiori. Qualcuno, leggo qui e là, riesce a estraniarsi totalmente dal resto del mondo mentre scrive. A me questo non succede. I momenti in cui leggo e scrivo sono i momenti in cui i pensieri si affollano di più e si espandono fino a occupare tutto lo spazio disponibile.

E allora non cʼè più posto per il romanzo, per i progetti letterari, tutto passa in secondo piano. La scrittura stessa passa in secondo piano o procede con una lentezza estrema.

Per scrivere qualcuno non ha bisogno di un ambiente adatto, riesce a farlo anche in un bar, in mezzo alla strada, con gente attorno. Per altri lʼambiente è invece fondamentale, serve a creare lʼatmosfera giusta. Un insieme di cose, di oggetti, che in sé sembrano avere una magia particolare in grado di far scrivere.

In realtà è una menzogna creata dal nostro cervello, che dà valori precisi e assegna compiti improbabili alle cose. In realtà basterebbero soltanto gli strumenti per scrivere.

Per me invece diventa decisivo lʼambiente interiore, lʼinsieme delle emozioni, delle sensazioni, delle aspettative possibili, un ambiente interiore positivo per scrivere.

Se cʼè negatività, allora non cʼè posto per la creatività.

68 Commenti

  1. Franco Battaglia
    1 luglio 2015 alle 07:22 Rispondi

    La scrittura è stimolo, appiglio, àncora, scusa, stimolo, sfogo, arma, voce, amante. Scrivo dappertutto. Come ora al semaforo.. ;)

    • Daniele Imperi
      1 luglio 2015 alle 13:32 Rispondi

      Per me valgono solo: arma, voce, amante :)

  2. luisa
    1 luglio 2015 alle 07:36 Rispondi

    La scrittura per me è sempre stata liberatoria, ma come dici tu Daniele quando ho tanti pensieri che si affollano nella testa non riesco a scrivere. Come adesso. E mi sento come un naufrago che cerca una via di salvezza. Già perché solo nella scrittura trova pace la mia anima irrequieta. Ma in questo momento non riesco a scrivere e vago nei deserti della mia mente.

    • Daniele Imperi
      1 luglio 2015 alle 13:33 Rispondi

      Non credo di aver mai visto la scrittura come liberatoria.

    • Poli72
      2 luglio 2015 alle 03:38 Rispondi

      Perche’ su cio’ che hai appena detto non crei una storia? Attenta a non cadere nel troppo intimistico , a nessuno piace il melodramma personale oggi .Scommetto che naufragando a dorso di dromedario fra le dune incontrerai paure ,angosce ,insicurezze che potresti trasformare in personaggi ,vicende ,avventure.Scrivile di botto senza preoccuparti piu di tanto.La scrittura come porta che apri nel tuo cuore verso l’esterno.Ti assicuro che le leggerei senz’altro volentieri.

  3. Marina
    1 luglio 2015 alle 08:10 Rispondi

    Più incasinata, invece, è la mia vita e affollata la mia testa di pensieri, più trovo stimolante scrivere: uso la scrittura come ottima valvola di sfogo, un conforto, un efficace antidoto contro ogni problema. Poi che io debba avere un luogo fisico ideale per scrivere, quello è fuor di dubbio: silenzio assoluto e solitudine.
    (Creavi giochi da tavola? Sorprendente!)

    • Daniele Imperi
      1 luglio 2015 alle 13:35 Rispondi

      L’opposto di me, quindi.
      Ho creato solo 2 giochi da tavolo, uno anche realmente, l’avevo disegnato su un foglio 100x70cm avevo creato i pupazzetti e comprato un dado. Era stato un regalo per la mia ragazza dell’epoca :)

      • LiveALive
        1 luglio 2015 alle 13:41 Rispondi

        Ha gradito? Io le avevo regalato un libro di McCarthy. Mi ha detto che non le piace McCarthy, e allora sono stato costretto a lasciarla.

        • Daniele Imperi
          1 luglio 2015 alle 13:58 Rispondi

          Sì, aveva gradito. Tu potevi informarti dei gusti letterari, prima :)

  4. LiveALive
    1 luglio 2015 alle 08:19 Rispondi

    Esiste una “scrittura terapeutica”. Scrivere può aiutare a rielaborare i traumi; nello spirito artistico, poi, la presenza di certi problemi emotivi, invece di bloccare, spinge a scrivere (tu sei strambo, non conti). Anche se pare strano – visto che è una scrittura tutta privata – sono sicuro che le cose migliori le ho scritte così, partendo da condizioni reali e personali e intense. Però, come “cura psicologica”, non so quanto possa funzionare davvero XD
    Non è sempre facile scrivere, per me. Anzitutto è una questione di tempo. Se ho tempo libero, leggo. Se non ne ho non ne ho. Il punto è che non riesco, in un periodo, a leggere un libro E a scrivere anche, perché il tempo libero lo occupo sempre nel primo modo che ho (e comunque ho anche io bisogno di un paio d’ore di dolce far niente). Poi è una questione di iperriflessione: io riuscivo a scrivere quando sapevo poco o nulla di scrittura, e potevo far sgorgare le cose così come più mi piaceva; ora invece, messo davanti al foglio, mi metto a riflettere su ogni singola possibilità, e non riesco a non farlo, e così dopo appena una riga mi blocco, mi sento stanco, faccio un giro per riflettere su come posso proseguire, ma mi distraggo, finisco per pensare ad altro, e ore dopo sono ancora fermo là…
    Per te, prova ad ascoltare un po’ di musica a giusto tono prima di scrivere, e poi magari anche durante (per tirarsi su: musica irlandese XD O Rossini). Per riequilibrare il tuo ambiente interiore, dico.

    • Daniele Imperi
      1 luglio 2015 alle 13:37 Rispondi

      Conosco la scrittura terapeutica, ma con me non funziona. Ma io sono appunto strambo e non conto.
      Qualche tipo di musica funziona per tirarmi su, come i Cranberries, Enya, Amy McDonald, anche la musica irlandese e celtica. O i Covenant. Ma non durante la scrittura, mi distrae.

    • Poli72
      2 luglio 2015 alle 03:50 Rispondi

      Livealive secondo me hai il “complesso di Eco” .Scherzo naturalmente! Spero non ti offenderai.
      Sei un tipo perfezionista che non si accontenta di scrivere tralasciando incongruenze ,parti poco chiare e scrittura che non ti piace fino in fondo.Sbattitene i marroni ! Scrivi e basta ! Ho letto molti tuoi post e mi sembri una persona estrememente intelligente.Da un colpo al cerchio ed uno alla botte .Fatti una bella scaletta dettagliata e quando sei convinto della stessa,tuffati a scrivere senza guardarti troppo intorno. Piu’ leggo cosidetti “bestseller” e piu’ scrivo ,piu’ mi rendo conto di quante incongruenze ,mancate spiegazioni e trucchetti per far tornare la trama ci sono infarcite dentro.

  5. ombretta
    1 luglio 2015 alle 08:52 Rispondi

    Comfermo e sottoscrivo! Spesso uso la scrittura come terapia ai miei stessi mali, ma non è una scrittura creativa è solo privata. Quando il cervello è invaso da preoccupazioni e pensieri di vario tipo, non c’è positività e manca la voglia di scrivere allora mi fermo. Le forzature producono brutture, almeno nel mio caso. Quindi aspetto, cresco e miglioro..almeno spero. In bocca al lupo per il tuo libro ;)

    • Daniele Imperi
      1 luglio 2015 alle 13:38 Rispondi

      Grazie :)
      Sì, quel tipo di scrittura è per forza privata. Ma non è scrittura creativa, non va bene per scrivere la storia che stai portando avanti.

  6. Serena
    1 luglio 2015 alle 08:55 Rispondi

    Mumble. Non so. Vedo la scrittura (di tutti i tipi) come qualcosa di integrato nella mia vita. Può variare il “cosa”, ma non il fatto che io scriva. Blog, altro blog, fanfiction, romanzo, novella, diario mio, diario di qualcun altro, ancora un blog. Ho detto che avrei smesso, in certi momenti, e dopo poco ero di nuovo lì a pestare sulla tastiera o a lavorare di Bic (rigorosamente nera).

    • Daniele Imperi
      1 luglio 2015 alle 13:39 Rispondi

      Infatti anche io continuo a scrivere, ma non storie, solo articoli. Non è però la stessa cosa.

  7. Tenar
    1 luglio 2015 alle 09:21 Rispondi

    Ognuno vive la scrittura a modo suo e penso che, come in altri campi, non bisogni forzare il proprio essere, ma assecondarlo o, al massimo, addomesticarlo per ottimizzarne i lati positivi.
    Per me ci sono “storie rifugio” (come gli apocrifi sherlockiani) in cui mi posso immergere anche nei momenti più bui e trovare un altrove da cui mi sento protetta. Altre che pescano a piene mani da quei momenti, ma trovo meglio scriverle quando sono più serena e posso ragionare anche sul mio vissuto con più distacco.

    • Daniele Imperi
      1 luglio 2015 alle 13:40 Rispondi

      Concordo sulla forzatura. Le storie rifugio sono interessanti, non credo però di averle.

  8. Chiara
    1 luglio 2015 alle 09:33 Rispondi

    Mi piace moltissimo questo post, un po’ più intimista e personale rispetto ad altri.
    Anche io penso spesso ai tempi dell’università, quando riuscivo a scrivere di getto, senza pensare, spesso fino a notte fonda. E giravo per Milano con un taccuino, registrando tutto ciò che mi colpiva, che mi passava per la testa.
    Vorrei poter ritornare a quella freschezza, a quella purezza del periodo in cui la scrittura non subiva interferenze da parte del mio mentale e del mio quotidiano, però sono passati dieci anni da allora, e l’acqua passata sotto i ponti è diventata torbida.
    Io spesso riesco a isolarmi completamente, quando scrivo, e a ridurre le interferenze di ciò che mi distrae. Praticare la meditazione mi ha aiutato molto in questo, perché il processo è il medesimo. Ovviamente, però, non sempre ci riesco. A volte vado in paranoia, mi sembra di essere una sognatrice che vive di illusioni, sento il richiamo della mia quotidianità, un senso del dovere che mi inchioda al muro, e non riesco a staccarmi da queste routine deleterie. Ma sto lavorando per arrivare a questo. :)

  9. Federico
    1 luglio 2015 alle 09:42 Rispondi

    La “scrittura” direi che è ormai parte di me, senza la quale mi troverei perso in un mondo parallelo, da un annetto a questa parte.
    Essa serve a “tirarmi fuori” dal mondo dello strano, del diverso, del troppo emozionante… mi aiuta, certo, a portare nelle realtà quei contenuti così particolari, importanti…
    Preferisco come “pensatoio” la casa, non c’è di che, dove elaboro i concetti veri e propri nati anche all’esterno, come in un bosco oppure nel parco di una villa che frequento molto. La natura, le persone, i miei animali domestici servono a comunicarmi qualcosa, qualcosa di prezioso… ;)

    • Daniele Imperi
      1 luglio 2015 alle 13:42 Rispondi

      A me serve per uscire dalla mia realtà, come la lettura. La casa come pensatoio vale anche per me.

  10. floriana
    1 luglio 2015 alle 10:23 Rispondi

    Se c’è negatività può esserci posto per una creatività, ma negativa, pessimistica, di sofferenza. Forse non è ciò che ai lettori piacerebbe, ma questo nn è scontato. Anche io mi sono fermata, pensando come te che il mio ambiente interiore nn fosse adeguato. La verità è che nel tempo si cambia comunque, si cresce , si cambiano opinioni, si acquisiscono esperienze e .non tutte positive. Forse il motivo per cui nn si riesce a finire , a rimettere mano a quello’opera, è che ci siamo detti dove volevamo arrivare ma nel frattempo siamo diventati altro. Almeno per me la scelta è andare avanti secondo il percorso tracciato e quindi rischiare le sabbie mobili, oppure, con tutto il mio nuovo essere, aggiustare un po’ il tiro e metterci tutta la me stessa che vado scoprendo

    • Daniele Imperi
      1 luglio 2015 alle 13:55 Rispondi

      Ciao Floriana, benvenuta nel blog.
      Per qualcuno funziona la scrittura negativa, produrre opere negative, quindi, a causa degli stati emotivi. Non sono fra questi. Ho storie negative, in mente, ma le scriverò quando mi andrà.

  11. Erin Wings (Irene Sartori)
    1 luglio 2015 alle 11:06 Rispondi

    Io sono da sempre una persona molto negativa e questo mi crea non pochi problemi; quando la negatività prende il sopravvento, allora leggo o scrivo poesie e pagine di diario. Quando mi sento meglio, scrivo racconti. In effetti, anche per me la “pace” interiore ha importanza, come anche l’ambiente esterne per me influisce molto. Se c’è confusione, o fa troppo caldo, non riesco a scrivere. Di solito ho i miei momenti migliori in inverno, quando fa freddo. Sono il doppio più creativa, oppure se sorrido prima di mettermi alla tastiera; è tutta una cosa mentale. Poi a volta, invece, accade il “miracolo”: mi siedo, comincio a scrivere e, prima che i pensieri mi distraggano, riesco a unirmi alla scrittura stessa, noi diventiamo un tutt’uno. Quei momenti sono magici, ma non succedono spesso.

    • Daniele Imperi
      1 luglio 2015 alle 13:57 Rispondi

      Anni fa ho scritto delle poesie macabre quando c’era molta negatività.
      Col caldo io mi spengo quasi totalmente. Anche per me l’inverno è la stagione migliore per creare.

  12. LiveALive
    1 luglio 2015 alle 12:13 Rispondi

    A proposito: ecco, questo è uno di quei post che riguardano quella che io personalmente chiamo “metafisica letteraria”. Ed è pure qualcosa di privato. Mi fa un effetto strano vederlo così di getto senza paragrafi, ma il bello è quello, è un flusso. Voglio più post così XD

    • Daniele Imperi
      1 luglio 2015 alle 13:57 Rispondi

      I paragrafi ci sono, mancano i sottotitoli. Sono post che escono senza preavviso, quindi non so dirti se ci saranno :)

  13. Luciano Dal Pont
    1 luglio 2015 alle 14:10 Rispondi

    “Per me invece diventa decisivo lʼambiente interiore, lʼinsieme delle emozioni, delle sensazioni, delle aspettative possibili, un ambiente interiore positivo per scrivere.
    Se cʼè negatività, allora non cʼè posto per la creatività.” e questo è mooooolto vero, per me è esattamente così. E, comunque, stiamo sempre parlando di ambiente interiore.
    Per il resto, per quanto riguarda l’ambiente esteriore, per me non ha importanza, potrei scrivere anche appollaiato in cima a un albero o seduto sulla sabbia di una spiaggia, o magari in macchina, in un parcheggio, o in una soffitta oppure in una cantina o su uno spuntone di roccia a strapiombo sul mare, l’importante è che non abbia nessuno attorno, nessuno che mi parli, che mi passi davanti mentre sto cercando di immedesimarmi in una scena per poterla scrivere in modo coinvolgente, ecco perché a volte ho difficoltà a scrivere a casa mia, con la mia compagna che non riesce a stare zitta nemmeno se la imbavagli… devo isolarmi, chiudermi in una stanza e avere la consapevolezza di poter disporre di almeno due o tre ore senza distrazioni né impegni di qualunque tipo, perché la scrittura per me è immedesimazione totale, non posso scrivere un libro come se stessi scrivendo la lista della spesa…
    Certe volte resto a fissare lo schermo del computer per delle intere mezz’ore senza scrivere nemmeno una riga, pensando, immaginando, vagando con la mente nel contesto del mio romanzo, poi d’improvviso basta una piccola idea, una parola che mi frulla per la testa ed ecco che parto a scrivere di getto e per un’ora buona non mi fermano nemmeno le cannonate…

    • Daniele Imperi
      1 luglio 2015 alle 14:20 Rispondi

      L’ambiente esteriore per poter scrivere per me è importante, ma lo è ancor di più la solitudine, come te.
      Io però preferisco vagare con la mente al di fuori dello schermo,

      • Luciano Dal Pont
        1 luglio 2015 alle 14:27 Rispondi

        In realtà è così anche per me, Daniele, i miei occhi magari fissano lo schermo ma la mia mente è all’interno della storia, lì dov’è ambientata, insieme ai personaggi e alle loro azioni…

  14. Salvatore
    1 luglio 2015 alle 15:36 Rispondi

    Dipende dal tipo di problemi. In genere riesco a estraniarmi benissimo con la scrittura, ma anche con la lettura, lo studio (ho ripreso in mano la grammatica per un ripasso generale), ecc. Ma se i problemi sono grossi… be’, allora possono succedere due cose: o ti spronano a scrivere cose fuori dal comune, oppure appunto non riesci a concentrarti e non scrivi nulla. Dipende, insomma.

    • Daniele Imperi
      1 luglio 2015 alle 15:46 Rispondi

      Sì, dipende dai problemi. Dalla loro urgenza, soprattutto, e dalla loro gravità. E dipende dalle persone: ognuna reagisce in modo diverso.

  15. Alice
    1 luglio 2015 alle 22:58 Rispondi

    non è una paraculata, è la realtà
    per me scrivere è bisogno, dedizione primaria e appagamento primordiale

    • Daniele Imperi
      2 luglio 2015 alle 08:05 Rispondi

      Lo è anche per me, con diverse riserve.

  16. Lisa
    2 luglio 2015 alle 00:54 Rispondi

    A quanto pare dagli ultimi eventi della mia vita, io scrivo per sfogarmi, quando mi va tutto bene invece non riesco a mettere in fila due parole. Se sono troppo triste o preoccupata nemmeno… Diciamo che scrivo solo quando sono media, magari annoiata dalla quotidianita’.

    • Daniele Imperi
      2 luglio 2015 alle 08:14 Rispondi

      Il contrario di me :)
      Da questo post si vede bene come ognuno reagisca in modo diverso.

  17. Poli72
    2 luglio 2015 alle 03:25 Rispondi

    Che afa stanotte ,sono in ferie forzate perche’ l’azienda per cui lavoro va male,non riesco a dormire.L’anno scorso mia moglie ha voluto la separazione ed ora abito solo soletto e pensieroso.E’ verissimo che i problemi personali tolgono energia e concentrazione per portare avanti un progetto di scrittura. Magari quando siamo al mare a nuotare felicemente fra gli scogli con maschera e pinne nella frescura dell’acqua e immersi nella meraviglia del fondale la spina del cervello e’ staccata.Godiamo di sensazioni che ci fanno allontanare dai problemi.Quando,per contro, accendiamo il nostro pc e focalizziamo la mente su un’ impegno notevole come quello di produrre scrittura di qualita’,allora ESSI arrivano al galoppo.
    E’ matematico!
    Per una produzione di qualita’ occorre spremere le meningi al massimo. Quando apriamo la porta del nostro sgabuzzino mentale per trovare soluzioni letterarie ci troviamo il passo sbarrato dai grossi fardelli e scatoloni che al momento non ci servono ad un c..zo .
    Ma purtroppo ci sono! La realta’ resta tale, e’ come il 2+2 fa 4,ineluttabile.
    Se avette letto ” On Writing ” di King ,egli suggerisce di scrivere in cantina lasciando di sopra tutto il non necessario (problemi,casini e malumori vari).Sdoppiare la propria personalita’ trasformandoci da cittadino comune al primo piano in scrittore estroso e spensierato ,di sotto.
    La completa serenita’ della mente, libera da problemi, e’ realta di bimbi e ragazzi e soltanto loro.
    E’ anche vero pero’ che i giovanissimi in genere non hanno produzioni letterarie di qualita’!
    Mi chiedo allora se i problemi agissero invece come uno sprone, che ficcandosi nei fianchi provoca, quel dolore profondo che spinge all’ AZIONE(scrivere).
    Se vi piacciono le biografie degli scrittori troverete tantissimi esempi di persone afflitte da problemi e disastri personali forse peggiori di quelli nostri.
    Come ha fatto la Rowling ,disoccupata ,separata e con figlio a carico a scrivere un lungo romanzo ben strutturato,piacevole e ben confezionato?
    Diavolo l’avra’ avuti i casini in testa Lei?
    Jim Grant un figlio piccolo ,una moglie a carico ,una vecchia renault 5,licenziato in tronco a 40 anni da un posto di lavoro che amava (lo dice lui stesso in un’intervista in inglese) ,non aveva mai scritto nulla prima.Ci prova e diventa Lee Child .Basta il nome ,suppongo ,date un’acchiata a goodreads.com e vedrete che, come minimo, ogni suo romanzo ha 100 edizioni !
    Un certo Charles Bukowski straccione,figlio di nessuno, ci provo’ a 24 anni ,nessuno se lo filo’ e lui si diede all’ alchol per ben 10 anni .Un’ulcera perforante per poco non se lo porto’ via.Poi dopo i 40 sfatto e rintronato dalle sbornie decise di riprovarci prima di crepare.
    La pazzia controllata e’, secondo me, la soluzione.
    Ovvero il non pensare ,mai, che ci stiamo facendo il mazzo per nulla . Il prendere i risultati finali con la stessa filosofia con cui acquistiamo il biglietto della lotteria .Unita alla presunzione di fare qualcosa di bello.Personalmente andavo a pesca o a far partite con gli amici del bar.Ho dedicato molto di questo tempo libero alla scrittura e alla lettura .Mi piace,e questo e’ il succo vero di tutta la discussione.
    Scrivere e leggere migliora l’eloquio e la capacita’ di ragionamento ,e vi sembra poco!
    In una cosa sono pienamente d’accordo con King pero’!
    Scrivere tutti i santi giorni che Dio comanda ,anche se ci girano follemente per tutt’ altre questioni.Solo cosi’ si puo’ pazzamente sperare di diventare professionisti.Come dice Lui, non ci sono scorciatoie o trucchi .Scrivere sempre sull’unico e solo progetto che vogliamo portare a termine in quell’anno,ossessionati da esso ,aggiungo io.Altrimenti si rischia di saltare di palo in frasca senza concludere una beata m…ia.Per caricarci le pile leggere sempre le biografie degli srittori professionisti ,quelle vere possibilmente!

    • Daniele Imperi
      2 luglio 2015 alle 08:09 Rispondi

      Non tutti riescono a lasciarsi tutto alle spalle. Dirlo è facile, ma poi all’atto pratico le cose cambiano.
      Il primo Harry Potter non è un lungo romanzo, sono 300 pagine.

  18. Poli72
    2 luglio 2015 alle 03:57 Rispondi

    Ahhh dimenticavo Ellroy .Questo signore ha detto in un’intervista che per diventare scrittori professionisti devi essere un po’ come un solitario e testardo bue che a testa bassa e coi paraocchi avanza nel proprio percorso senza curarasi dei suoi dintorni e schiacciando tutto quello che incontra davanti.

  19. animadicarta
    2 luglio 2015 alle 08:20 Rispondi

    Io penso che per scrivere serva un certo isolamento emotivo dagli altri e soprattutto da se stessi. Se si è presi da qualche problema, preoccupazione o in generale non si è sereni, si può scrivere al massimo un diario. Il distacco è necessario per immergersi nella storia e nei personaggi, o almeno per me è così. Se non hai questa serenità, c’è poco da fare. Oltre tutto l’estate non è un buon momento per immergersi in se stessi e non mi riferisco solo al caldo ma in generale all’atmosfera. Forse cambiare aria potrebbe farti bene…

    • Daniele Imperi
      2 luglio 2015 alle 08:33 Rispondi

      Hai detto il termine giusto: isolamento emotivo. Mi trovi d’accordo in pieno.
      Io vorrei cambiare aria in modo definitivo, è questo che mi serve :)
      Riuscirci è un altro paio di maniche.

      • animadicarta
        2 luglio 2015 alle 10:16 Rispondi

        Dipenderà anche dall’atmosfera oppressiva che si respira a Roma ultimamente? Cmq ti auguro di riuscire presto in questo obiettivo. Basta che non ci abbandoni… :)

        • Daniele Imperi
          2 luglio 2015 alle 10:55 Rispondi

          Roma, come ogni grande città, è oppressiva sempre, anche se peggiora con gli anni.
          Voglio solo abbandonare Roma e magari anche l’Italia, non il blog :)

  20. françoise
    2 luglio 2015 alle 10:54 Rispondi

    Per me scrivere ha diverse funzione, ma è stato, oltre un modo di guadagnare la mia vita – sono un giornalista francese, anche un modo di conoscermi meglio, di capire la mia storia mettendola sulla carta a distanza.
    Ho cominciato a leggere il primo libro di Karl Ove Knausgaard che parle della sua vita ; un vero diario.. Che ne pensate ?

    • Daniele Imperi
      2 luglio 2015 alle 11:34 Rispondi

      Ciao Françoise, benvenuto bel blog. Sono d’accordo che la scrittura ti faccia conoscere meglio.
      Non conosco quel libro che citi.

  21. Samantha
    2 luglio 2015 alle 11:06 Rispondi

    l’ambiente interiore è la casa della scrittura. All’inizio quando questo desiderio è diventato impellenza di scrivere e di farmi leggere, avevo bisogno di ua cosa fondamentale. Dovevo stare male, soffrire, le cose migliori secondo me, sono quelle partorite con la soffenza dentro. Quando era assente quello strato di dolore niente. parole asciutte o quasi zero. Scrivevo post ma non era la stessa cosa. Poi ho cominciato a prendermi ogni giorno un’ora( faccio parte del fantastico mondo del precariato) e ogni giorno mi dedicavo a scrivere. Concorsi, i più diversi. Allenamento. Allenamento. Ogni tanto mi chiedo Ma chi me lo fa fare… poi continuo. Sperando di essere letta non compresa. Forse è solo questione di forza di volontà come quella della dieta. La forza che ti dice che devi cominciarla di lunedì ma la volontà è che arrivi almeno fino alla domenica.

    • Daniele Imperi
      2 luglio 2015 alle 11:16 Rispondi

      Secondo me la sofferenza interiore può farti partorire storie di un certo tipo, a me succede, ma le rimando sempre perché non è questo il periodo adatto per scrivere certa roba.
      Ma per qualcuno funziona.

  22. Elena
    2 luglio 2015 alle 16:21 Rispondi

    sono arrivata in fondo ed ho trovato il post di Françoise… era quello che volevo citare anch’io perché penso che per la generazione attuale non si possa più prescindere dal libro di Karl Ove Knausgard, “La morte del padre”, in cui è fondamentale la descrizione dell’approccio e del lavoro di letteratura :-)

    • Daniele Imperi
      2 luglio 2015 alle 16:32 Rispondi

      Ciao Elena, benvenuta nel blog. Ho letto l’incipit e sembra interessante. Perché è importante per la generazione attuale?

      • Elena
        2 luglio 2015 alle 18:53 Rispondi

        dichiaratamente si propone di comporre una nuova “Recerche”… punta in alto, ma ne ha il talento! Mi pare importante perchè è molto contemporaneo e molto vero… le generazioni precedenti avevano studiato per davvero, dagli anni 60 in poi si è molto di più vissuto e condiviso e in questo libro c’è tutto il linguaggio e, come dice l’autore, “la forma” della realtà dei nostri tempi… nessuno ha più letto la Recerche, tanto vale che qualcuno ne riscriva una nuova e lui ci sta riuscendo :-)

  23. Enrico Filippucci
    2 luglio 2015 alle 16:35 Rispondi

    Caro Daniele,
    non avrei mai pensato che tu in passato fossi stato così caotico,

    Ho notato che molte donne che scrivono sentono un bisogno interiore, quasi una missione nella vita.

    Per me è solo un mezzo per comunicare idee, per fissare dei ragionamenti per creare delle relazioni tra cose apparentemente poco correlate.

    Questo mi provoca fatica, stress e dolore anche solo per scrivere un articolo :-) Solo i commenti mi pesano poco.

    Forse perché sento che ho molto da migliorare, sono come chi non sa sciare e suda e soffre solo per fare una discinesia.

    Spesso mi domando, ma chi me lo ha fatto fare di iniziare a scrivere questo articolo.

    Invece sistemare il sito web mi rilassa e mi diverte..

    • Daniele Imperi
      2 luglio 2015 alle 16:53 Rispondi

      Caotico in passato? Perché?
      Per via di tutte quelle cose che scrivevo? Non ci vedo il caos, solo versatilità :)

  24. Mr Tozzo
    3 luglio 2015 alle 09:13 Rispondi

    La scrittura può essere vista anche come terapeutica

    • Daniele Imperi
      3 luglio 2015 alle 09:22 Rispondi

      Sì, esiste la scrittura terapeutica. Ma funziona con tutti? Con me no.

  25. Diego Fois
    3 luglio 2015 alle 15:34 Rispondi

    Salve,
    è il primo commento in questo blog. Mi scuso pertanto per il ritardo!
    Amo raccontare emozioni. Questo costituisce il cinquanta percento della mia anima. Nella restante metà, le emozioni, le provo. La scrittura mi consente di fondere queste due situazioni. Di incontrare me stesso. Di essere libero.
    Finalmente.
    Trascorsi i vent’anni, i folli personaggi che l’abitavano, hanno usucapito la mia mente.
    Maledetto legislatore!
    Ed ora mi ritrovo al loro servizio. Sono loro a scegliere dove e quando scrivere. Prediligono il silenzio, la tranquillità. Io sono soltanto uno strumento al loro servizio.
    Loro si nutrono di emozioni.
    Io non posso più farne a meno.
    Se avete voglia di conoscere il mio folle mondo, venite a trovarmi sul mio blog http://www.diegofois.it
    Grazie di cuore…

    • Daniele Imperi
      3 luglio 2015 alle 19:15 Rispondi

      Ciao Diego, benvenuto nel blog.
      Se per te è così facile scrivere, tanto meglio :)

  26. ulisse di bartolomei
    3 luglio 2015 alle 18:05 Rispondi

    Salve Daniele
    non so se la mia scrittura possa venire valutata come terapeutica, ma di certo se non scrivessi mi ritroverei parecchio depresso! Anzi, starei proprio nella palta… Nell’ ’80 conobbi a Londra una setta religiosa dove rimasi oltre venti anni, sacrificandogli la mia eredità (non principesca ma decente) e terminando l’esperienza con un divorzio, due figli che non ho potuto educare come volevo (ma li ho “salvati”), un sentore di trombatura esistenziale e una salute prematuramente cagionevole. Ho appena terminato la biografia di quell’esperienza e sono stati quattro mesi stupendi, dove i ricordi tornavano facilmente e la voglia di scrivere non veniva mai meno. Adesso però che il libro e pronto dovrei venderlo… ebbene lo è già su Amazon, ma il tuo articolo mi ha fatto riflettere sullo scopo della scrittura! Mi sento già contento di aver conquistato il mio ultimativo giocattolo introspettivo… troppo contento, direi, al punto che per studiarne la promozione mi devo spingere. Non ho la soluzione alla questione che hai posto, ma certamente… è una questione!

    • Daniele Imperi
      3 luglio 2015 alle 19:18 Rispondi

      Ciao Ulisse, mi dispiace per la brutta esperienza, ma hai fatto bene a descriverla in un libro.
      La questione che ho posto riguarda me, non so se possa riguardare anche altri. Nella mia esperienza è così.

  27. Simona
    4 luglio 2015 alle 09:43 Rispondi

    Non so dire se per me il piacere sia nella scrittura in sé o nelle fantasticherie e ragionamenti che ci stanno dietro. Fatto sta che inventare e scrivere storie mi piace da morire, che le concluda o meno. Semplicemente mi piace e cerco di trovare sempre spazio e tempo per farlo, come il mio compagno che si alza alle 5 del mattino per fare windsurf al lago e poi va al lavoro. È una passione cresciuta e cambiata negli anni, mentre crescevo e cambiavo io, mentre cambiava il mondo intorno a me. Divento insofferente quando certe situazioni della vita mi tolgono il tempo o la concentrazione per farlo in maniera libera e rilassata, ma è l’altalena su cui viviamo. Non ho paura di essere sopraffatta dalla vita al punto di non riuscire più a scrivere perché una parte del mio cervello è sempre impegnata a produrre fantasie.
    Il tuo post mi ha fatto venire in mente una frase di Clive Barker, trovata in qualche libro di sangue, che significava (più o meno, l’ho letta anni fa) “Le cose che troviamo affascinanti a mezzanotte diventano stupide alla luce del mattino”, insomma, quello che tu chiami ambiente interiore influenza ogni cosa, scrittura compresa, ed è naturale.

    • Daniele Imperi
      6 luglio 2015 alle 07:33 Rispondi

      Inventare storie piace anche a me, forse più dello scriverle. È vero che l’ambiente interiore influenzi ogni cosa, infatti non sta influenzando solo la scrittura nella mia vita.

  28. Grazia Gironella
    4 luglio 2015 alle 23:14 Rispondi

    Ci sono tipi di negatività che non mi permettono di scrivere qualcosa di decente, altri che invece si alleggeriscono mentre scrivo. Dipende anche dal momento. In alcuni casi mi capita che scrivere tolga pressione agli esiti di un litigio, per esempio, oppure a un momento di tristezza. Altre volte è inutile anche solo provarci.

    • Daniele Imperi
      6 luglio 2015 alle 07:34 Rispondi

      Per te funziona quasi come terapia la scrittura. Io invece sono molto influenzato dallo stato d’animo, quando è nero – il che accade spesso – non c’è verso di fare nulla.

  29. Cornetta Maria
    13 luglio 2015 alle 15:04 Rispondi

    Mi accade esattamente il contrario: la felicità, la serenità mi gratificano al punto da annullare la creatività. Cerco dentro di me la bellezza che non trovo fuori e i risultati sono sempre strabilianti. Molte storie le ho scritte in una grigia giornata di pioggia, con le gocce d’acqua che sembravano anime in pena in cerca di riparo dal vento assassino che le abbatteva sui vetri, senza pietà.

    • Daniele Imperi
      13 luglio 2015 alle 15:16 Rispondi

      Altra prova che ognuno di noi riesce a scrivere in condizioni mentali diverse.

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