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La scrittura di Murakami

1Q84
Il romanzo #1Q84 e la narrativa di Murakami Haruki

Avevo sentito parlare da tempo del romanzo 1Q84 di Murakami Haruki, ma non mi ero mai deciso a prenderlo. Non amo il Giappone né la sua arte né la sua cultura, quindi avevo parecchi motivi per non avvicinarmi a quel libro.

Eppure, qualche anno fa, ho anche comprato il fantasy Moribito di Nahoko Uehashi, non ancora letto.

La scrittura di Murakami è una scrittura che prende e in questo articolo ho voluto metterne in risalto le mie impressioni, sia positive sia negative.

L’urgenza narrativa in Murakami

OKProprio lunedì scorso abbiamo parlato di quella che ho chiamato urgenza narrativa nella scrittura: la capacità di un autore di tenere il lettore concentrato sulle sue pagine.

Credo alla fine che l’urgenza narrativa non sia prerogativa dello scrittore, ma del lettore. Salvatore a un commento al mio post.

Sì, posso concordare su questa riflessione, perché in fondo, quando leggiamo un libro, di qualunque autore si tratti, non è detto che sia solo l’autore a tenerci incollati alle sue pagine, ma siamo noi i primi a permettergli di farlo.

Il vecchio e il mare di Hemingway ha vinto il Nobel e per me è uno dei due romanzi più noiosi che abbia mai letto, assieme a Quel che resta del giorno di Kazuo Ishiguro (tanto per restare in tema giapponese). In Hemingway e Ishiguro io non ho riscontrato questa urgenza narrativa che invece ho visto in Murakami.

1Q84 mi teneva nel suo mondo e credo che anche la struttura del romanzo abbia giocato un ruolo in questo. Proprio ieri, quando ho parlato del romanzo Dracula, ho accennato a una struttura secondo me funzionale, riscontrata soprattutto in Martin: nomi dei personaggi al posto dei capitoli.

In 1Q84 avviene lo stesso: il romanzo è suddiviso in 3 libri (Aprile-giugno, Luglio-settembre e Ottobre-dicembre), ma è pubblicato in 2 volumi (1Q84 Aprile-giugno+Luglio-settembre e 1Q84 Ottobre-dicembre). Nel primo volume troviamo soltanto un’alternanza di Aomame e Tengo, i due personaggi principali della storia.

Alla fine di ogni capitolo volevo terminare il successivo per conoscere cosa fosse successo a Aomame e quindi tornare da Tengo e così via fino alla fine.

NOSoluzioni semplicistiche: Murakami, secondo me, ha risolto in modo troppo sbrigativo alcune situazioni, che nella realtà nessuno avrebbe accettato in modo così naturale. Questa per me è una pecca nella sua scrittura, perché viene a mancare quella credibilità che invece permane in tutta la storia. E non è questione di sospensione dell’incredulità, in questo caso, perché Murakami ha incaricato proprio i personaggi per quelle risoluzioni semplicistiche.

La ricerca maniacale del dettaglio

OKC’è poco da immaginarsi scene e personaggi, perché Murakami descrive ogni cosa. Guida il lettore nella storia attraverso i suoi occhi. Non abbiamo facoltà d’immaginazione, non c’è scampo per chi sogna a occhi aperti il mondo che sta leggendo.

Io ero a Tokyo, anzi a Tōkyō, come ero in tutte le località e in tutti gli ambienti descritti. Conosco come casa mia l’appartamento di Tengo e quello di Aomame, la casa-rifugio della vecchia signora, la tangenziale che, pare, giochi un ruolo non indifferente nella storia (particolare che a me, invece, è sfuggito alla grande).

Ho già parlato dell’uso delle descrizioni nel Fantastico – questo romanzo fa parte del genere – e di come siano importanti. In realtà 1Q84 è un fantastico particolare, nel senso che è una storia ambientata nei nostri giorni, nel 1984 (ok, 30 anni fa, ma è contemporaneo, non storico).

Non sarebbero state necessarie, quindi, perché siamo ai nostri giorni e nel nostro mondo. Questo dipende naturalmente dallo stile di ogni autore.

NOL’espediente del sesso: quando, anni fa, ho frequentato la scuola del fumetto, ho imparato che le canzoni nei film d’animazione servono per non far perdere l’attenzione del pubblico. Alla stessa maniera, nel cinema, le scene erotiche o di sesso in film che trattano di tutt’altro. Qualcuno non sarà d’accordo, ma per me è così: togli quelle scene e il film funziona lo stesso.

In 1Q84 ce n’è per tutti i gusti. I particolari in cui scende Murakami, descrivendo ogni attimo, ogni azione, ogni elemento dei corpi, sono davvero tanti. Servono alla storia? No, neanche uno, secondo me. Espediente per allungare il brodo? Forse. Anche in Martin c’erano scene del genere, ma più lievi, posso dire, e non così frequenti.

Ripetitività: Murakami è ripetitivo. E molto, anche. Nel corso della storia ripete svariate volte alcuni concetti, anche appena espressi. Se ha già detto che Tengo seguiva il padre a riscuotere il canone della NHK, che bisogno c’è di dirlo altre dieci volte nel romanzo?

L’uso e la cura delle sottotrame

OKMurakami non si è limitato a scrivere la storia di Tengo e Aomame, ma ha scritto anche storie interne, una serie di sottotrame che completano 1Q84 e danno al lettore una visione dettagliata del mondo che ha descritto.

Sono ben inserite nel contesto e non fanno calare l’attenzione. Nel romanzo si parla anche di un libro, La crisalide d’aria, e Murakami ce lo racconta, perfino. Libri dentro libri e storie dentro storie.

L’introspezione dei personaggi

OK1Q84 non è una storia d’azione, né tanto meno statica. Ma la componente introspettiva dei vari personaggi ha un ruolo dominante, pur non prevaricando sul resto. Pensano, riflettono, parlano fra sé, ma non annoiano.

Questo è un modo abile – può esserlo, almeno – per collegare più scene, per far arrivare i personaggi dove vogliamo. Ma, ripeto, è una tecnica, se possiamo chiamarla così, che va studiata bene e che soprattutto non deve puzzare di trucco.

NOIntromissioni del narratore: più di una volta ho avuto l’impressione che Murakami intervenisse nella storia. Si tratta di soluzioni di scrittori alle prime armi, ecco perché dico che è una mia impressione. Murakami non è uno scrittore emergente. La sensazione però resta.

I dialoghi realistici

OKC’è un buon uso dei dialoghi in 1Q84. Sono credibili, ben costruiti. Realistici. Sono anche dialoghi molto lunghi, naturalmente non sempre, ma quando occorre. L’idea che ho è che siano anche un po’ cinematografici: spesso sembrava di vedere la scena di un film, non di leggere un romanzo.

Non è facile scrivere dialoghi così perfetti.

NOChi parla? Spesso ho avuto difficoltà a capire quale personaggio parlasse. Perché? Perché Murakami andava a capo prima del dialogo quando, secondo la mia logica, non avrebbe dovuto. Faccio un paio di esempi.

– I cavalli dormono in piedi; non li ha mai visti?

Tengo scosse il capo.

– No.

È Tengo a dire no, dunque non occorre andare a capo. Altro esempio, poche righe dopo.

– I cavalli dormono con gli occhi aperti?

Tamura annuì con vigore.

– Proprio come lei.

È Tamura a rispondere, dopo aver annuito. Perché andare a capo?

Ultimo esempio, nella pagina prima.

L’amico rispose:

– Ora che ci penso, è da un po’ che non la guardo.

In questo caso è giusto andare a capo: ci sono i due punti che fanno capire che la frase alla riga successiva è pronunciata dall’amico.

Avete letto Murakami?

Che cosa ne pensate? Come vi sembra, in ogni caso, questo tipo di scrittura? Siete d’accordo sulle mie critiche?

39 Commenti

  1. Seagal93
    12 febbraio 2014 alle 08:02 Rispondi

    Articolo interessante :)

    Ho letto un’anteprima di questo libro e sinceramente anche io avevo notato il problema dei dialoghi.
    Per quanto riguarda le scene di sesso nel libro, io sono d’accordissimo con te: odio alla morte i libri dove ci sono troppe scene di sesso spinte. Non ha senso.

    Va bene inserire un atto amoroso, se funzionale alla storia, ma scrivere 3-4 scene di sesso dettagliate, come fa Ken Follet ad esempio, insomma mi fa un pò pena, sia per lo scrittore, sia per il lettore che reputa il libro incredibile perchè eccitato da quelle 4 scenette “hard”.

    Se io sto leggendo un thriller, non voglio avere tra le mani un libro infarcito di sesso, perchè la tensione scende, perchè mi viene da ridere, perdo la concentrazione.

    Follett è uno degli scrittori più ridicoli della storia: inserisce scene hard improbabili, anche dove non c’è alcun bisogno e anche quando i protagonisti/antagonisti sono in pericolo. Che poi ridicolizza la figura della donna, mostra di essere un misogino e questa l’ho riscontrato in 4-5 libri, gli unici che ho letto.
    Poi vabbè può darsi che solo io ho riscontrato queste problematiche.

    p.s. Scusami per lo sfogo, ma su questo argomento sono molto serio e critico XD

    • Daniele Imperi
      12 febbraio 2014 alle 14:28 Rispondi

      Follett neanche io l’ho apprezzato, ma ho letto solo I pilastri della terra.

  2. animadicarta
    12 febbraio 2014 alle 10:36 Rispondi

    Non conosco il libro, ma mi piace la tua analisi così accurata.
    Sui dialoghi hai ragione, dagli esempi che riporti non si capisce bene chi parla. I dettagli invece, secondo me, sono sempre un’arma a doppio taglio: non è mai facile capire quando sono troppi e quando pochi. Molto poi dipende da come vengono inseriti nel contesto generale.
    Mi piacerebbe sapere di più, invece, su cosa intendi per soluzioni semplicistiche, può essere utile per evitare di fare errori simili!

    • Daniele Imperi
      12 febbraio 2014 alle 11:12 Rispondi

      Parlare nel dettaglio di quelle soluzioni semplicistiche significa parlare di parti precise della storia: è spoiler :)

  3. Luciano Dal Pont
    12 febbraio 2014 alle 11:01 Rispondi

    Non ho letto nulla di Murakami finora, quindi non conosco il libro, tuttavia l’articolo mi porta a fare ugualmente alcune considerazioni di carattere generale.
    Non ho molta simpatia per quegli autori che si perdono in lunghe e dettagliate descrizioni di luoghi e personaggi, e neppure per quelli che tendono a raccontare troppo dall’esterno, attraverso i loro occhi anziché quelli dei personaggi. Prediligo la narrativa mostrata rispetto a quella raccontata. E per quanto riguarda i concetti ripetuti in maniera ridondante, poi, meglio stendere un velo pietoso.
    Eppure ci sono scrittori che mi piacciono anche se spesso, qua e là, emergono proprio queste caratteristiche che io considero difetti.
    Stephen King, un nome su tutti.
    Ho letto molti suoi libri, mi sono piaciuti e mi piace il suo stile, come scrive, come riesce a coinvolgere il lettore. D’altra parte, se non mi coninvolgesse, avrei abbandonato molti dei suoi romanzi ben prima della metà, ma quell’urgenza narrativa di cui si parlava in un’altra occasione mi ha tenuto inchiodato alle vicende fino alla fine, senza via di scampo, nonostante venissi a tratti colto da una certa fastidiosa noia.
    Un esempio? It, un colossal da più di 1200 pagine. L’ho letto in una ventina di giorni, mi ha coinvolto, mi è piaciuto. Però sono convinto che quella stessa storia potrebbe essere scritta tranquillamente in 600 pagine, senza nulla togliere all’intensità e alla drammaticità delle vicende narrate né alla caratterizzazione dei personaggi.

    • Daniele Imperi
      12 febbraio 2014 alle 14:29 Rispondi

      Ecco, IT è un libro che devo leggere presto, parecchi mi dicono che è un bel romanzo.

  4. ferruccio
    12 febbraio 2014 alle 11:06 Rispondi

    Lessi Nel segno della pecora quando uscì a metà degli anni novanta. Dopo allora non ho più letto nella se non un racconto in una raccolta di PlayBoy. Un peccato perché divorai letteralmente le due cose

  5. Attilio Nania
    12 febbraio 2014 alle 11:15 Rispondi

    Ciao Daniele, non avevo mai sentito parlare prima d’ora di questo scrittore, quindi non mi pronuncio. Una cosa però va detta: hai fatto una recensione davvero impeccabile, indicando di ogni aspetto i pro e i contro. Se si potessero trovare recensioni così su Amazon, sarebbe una gran cosa!

    • Daniele Imperi
      12 febbraio 2014 alle 14:30 Rispondi

      Grazie Attilio, in realtà non voleva essere una recensione, ma un’analisi della scrittura di Murakami :)

  6. MikiMoz
    12 febbraio 2014 alle 12:23 Rispondi

    No, non l’ho letto.
    Ma ho visto una cosa che già non mi piace, ossia l’ultima su cui poni l’accento: come si fa a scrivere dialoghi cosi?
    Non posso impazzire a raccapezzarmi.
    Ma non è che è solo un difetto dell’adattamento italiano?

    Moz-

    • Daniele Imperi
      12 febbraio 2014 alle 12:31 Rispondi

      Guarda, ci ho pensato che la colpa fosse del traduttore/editor italiano, della versione italiana quindi.

      Certo, prendere la versione originale giapponese e controllare non sarebbe fruttuoso: per me il giapponese è arabo :D

      Bisognerebbe chiedere a chi conosce la lingua. Sai che faccio? Chiedo a un mio amico, che ha la moglie giapponese ;)

      • MikiMoz
        12 febbraio 2014 alle 14:58 Rispondi

        Bisogna sempre vedere come cavolo è riportato in giappo. Nel senso, magari le frasi sono tutte attaccate :p
        Però, io ho letto altri romanzi giapponesi (adattati in italiano) e non ricordo cose simili… Oo

        Moz-

  7. Alessandro Madeddu
    12 febbraio 2014 alle 14:18 Rispondi

    Ho abbandonato il libro a metà, snervato dalle descrizioni ossessive.

  8. micaela
    12 febbraio 2014 alle 15:45 Rispondi

    Ciao a tutti. No, mai letto 1Q84 ne altri libri di Murakami.Concordo con Seagal93 per quanto riguarda le scene di sesso in acuni libri. Nella trilogy di Cooper, spesso il protagonista si trova lontano dalla moglie e ne “approfitta” volentieri. Non viene spiegato nei dettagli, anzi la cosa scivola nel giro di una pagina massimo due, ma o il pensiero è frequente o c’è proprio l’azione in se. La storia funziona anche senza questa parte.
    Pensandoci bene, potrebbe essere una soluzione curiosa e simpatica, se la paragoniamo al caro “Dante Alighieri” e la sua Divina commedia. Quando non sapeva come passare al girone successivo, faceva svenire Dante. Potrebbe essere un escamotage per Murakami o altri scrittori, di usare questa tecnica, con scene “hard”, per potersi agganciare tra una parte e l’altra? Forse per per capire al lettore che tra l’azione e prima e la successiva passa un “tot” di tempo.
    Grazie Daniele per come hai parlato del dialogo. Sono d’accordo con te, in alcune occassione è troppo marcato, risponde due volte con la negazione qual’ora ne basterebbe una unica. Io stessa cancello e ricontrollo i miei dialoghi, nel libro che sto scrivendo, per evitare di cadere in questo errore:

    “Martina, vuoi della panna sul gelato?”
    La ragazza negò con un cenno del capo.
    La mamma prese le due coppe e si mise sul divano a chiacchirare con la figlia.

    • Daniele Imperi
      12 febbraio 2014 alle 17:39 Rispondi

      Se usi il sesso per poter agganciare scene, non sei molto valido come scrittore, secondo me.

      Il dialogo che hai scritto mi pare vada bene, o no?

      • micaela
        12 febbraio 2014 alle 18:00 Rispondi

        Si si infatti ..era per far notare la differenza di dialogo come hai portato l’esempio tu.
        Es. :
        – I cavalli dormono in piedi; non li ha mai visti?
        Tengo scosse il capo.
        – No.
        … (Forse ho frainteso io.)

        Scrivere “scosse il capo” secondo me è negativa come cosa..non era necessario aggiungere “- No.”

        perche se valutiamo anche la frase sucessiva che metti come esempio…

        – I cavalli dormono con gli occhi aperti?
        Tamura annuì con vigore.
        – Proprio come lei.

        Annuire è dire “Sì” con la testa.
        Se non ricordo male…dovrebberò gia essere due differenze notevoli. Ma il mio italiano ha delle lacune e quindi chiedo scusa se ho toppato.

        • Daniele Imperi
          12 febbraio 2014 alle 18:24 Rispondi

          Ho capito che vuoi dire. Non li vedo come errori o ripetizioni, perché io posso scuotere la testa e dire no contemporaneamente. Come annuire e dire sì.

  9. Jo
    12 febbraio 2014 alle 16:41 Rispondi

    Di Murakami ho letto Norwegian Wood e da lì mi sono messa a leggere il Grande Gatsby, Il giovane Holden. Murakami, se non altro, mi ha incuriosito. Ho avuto la sensazione che anche grazie a questi altri testi menzionati uno riesce a contestualizzare meglio personaggi e storia a tal punto da catapultarsi in quell’ambientazione. (#Giappone #amore #depressione #suicidio) Sono rimasta piacevolmente conquistata da questo autore che indirettamente mi ha fatto scoprire Il giovane Holden, al quale sono segretamente innamorata :)

    • Daniele Imperi
      12 febbraio 2014 alle 17:40 Rispondi

      Anche io ho trovato libri interessanti dentro altri libri :)

  10. Tenar
    12 febbraio 2014 alle 17:46 Rispondi

    Diciamo che adesso ho il terrore che una mia storia sia sottoposta a questo tipo di analisi!
    Battuta a parte, ho trovato l’articolo molto interessante. L’unica cosa che non puoi imputare all’autore è l’andare a capo nei dialoghi, a parte il fatto che quando scrivo anch’io mi regolo come lui, l’ultima parola spetta poi alla casa editrice. Ognuna ha il suo modo di gestire il dialogo a prescindere, spesso, dalle preferenze dell’autore (calcola poi che in questo caso, credo, si è traslitterato dal giapponese, quindi al massimo ha scelto il traduttore, dovresti controllare le edizioni estere per vedere se hanno adottato la stessa soluzione)

    • Daniele Imperi
      12 febbraio 2014 alle 18:22 Rispondi

      Mah, che l’ultima parola spetti alla casa editrice non mi sta bene. Non dico che non sia così, ma i dialoghi li gestisce l’autore.

      L’editor, semmai, può dirmi che non sono comprensibili. L’editore può dirmi che non usano le caporali, ma non come andare a capo, specialmente se in quel modo, per me, diventa incomprensibile capire chi sta parlando.

  11. helenia
    12 febbraio 2014 alle 19:09 Rispondi

    Nn conosco il libro,però mi piace molto gli articoli che scrivi ,riesci sempre ha coinvolgere i lettori ha scoprire nuovi autori . ;)

  12. Come scrivere una quarta di copertina
    13 febbraio 2014 alle 05:01 Rispondi

    […] letto la quarta di copertina di 1Q84 di Murakami e svela parecchie cose del romanzo. Per fortuna, quando l’ho comprato, non l’ho […]

  13. Stefano Airoldi
    14 febbraio 2014 alle 11:31 Rispondi

    Bravo Daniele, un’analisi del libro 1Q84 di Murakami veramente convincente. E te lo dico sia da lettore che da editor. Mi ritrovo, infatti, in molte delle osservazioni che hai formulato e nei termini tecnici che hai usato: in particolare, concordo con te nel fatto che a volte Murakami escogita soluzioni veramente semplicistiche.
    Ad esempio, quando Aomame impiega sì e no 30 secondi ad accorgersi dal suo balcone che quello sullo scivolo del parco di fronte è proprio Tengo, oppure quando Aomame uccide il primo uomo nella stanza d’albergo, simulando di aver visto una macchia di vernice verde (!) sul collo dell’uomo, chino sul suo computer di lavoro come se niente fosse, mentre lei lo “ripuliva” e lo colpiva a morte con il suo rompighiaccio…
    Complimenti, quindi, per l’analisi e per aver realizzato un post su un libro che, comunque, mi piace davvero molto.
    Ho condiviso il tuo pezzo sul profilo Google + de “L’Alchimista del Web” con molto piacere. Se vuoi, segui il mio blog “Letterariamente…” (http://letterariamenteblog.wordpress.com) su WordPress.
    Ciao!
    Ste

    • Daniele Imperi
      14 febbraio 2014 alle 12:15 Rispondi

      Ciao Stefano e benvenuto nel blog.

      Hai trovato in effetti altre soluzioni semplicistiche che non avevo ricordato. Saltano troppo all’occhio per passare inosservate. Grazie per la citazione :)

  14. Salvatore
    18 febbraio 2014 alle 10:42 Rispondi

    Commento in ritardo. Ho letto 1Q84, come sai, e concordo con la tua analisi. Aggiungo il mio parere: Murakami è sicuramente molto abile nella scrittura e non credo di aver ancora ben capito cosa ci sia, nell’uso che fa del linguaggio, ad avere la capacità di attirarmi così tanto. Tenendomi incollato su un libro che, scritto da qualcun’altro, avrei probabilmente chiuso quasi subito. Aggiungo anche che Murakami, secondo me, è anche molto furbo. Aggiunge tutta una serie di particolari che nella storia sono perfettamente superflui, ma che sa attizzeranno l’attenzione dei suoi lettori. Un esempio? In una scena, quella del sesso, Murakami inserisce la tematica della lunghezza del pene. Ora, lui è giapponese e scrive in Giappone, quindi si rivolge ad un pubblico che è voyeuristico per definizione. Sa che un argomento del genere interesserà il lettore e lo terrà attaccato al libro con la speranza che si ripresentino altri spunti del genere. Oppure la ragazzina dislessica, MA carina… Come non inserire una gatta morta in una storia del genere? Impossibile non farlo. Vogliamo parlare dell’assassina? Aomame poteva tranquillamente essere un maschio, ma si sa che un “assassino” avrebbe attizzato meno le fantasie dei suoi lettori. Inoltre tutte quelle informazioni di “scrittura creativa” che fa con Tengo… Murakami è intelligente, sa che in giro ci sono tanti aspiranti scrittori quanti lettori e che una cosa del genere attirerà l’attenzione. Insomma, bravo, ma anche furbo. Il libro non è speciale, lo è l’auore, a suo modo. Bel post, Daniele.

    • Daniele Imperi
      18 febbraio 2014 alle 10:53 Rispondi

      Vero, ha inserito una serie di particolari inutili, ma che attirano l’attenzione. Credo anche io che in Giappone sia stato apprezzato meglio quel romanzo.

  15. Nereia
    1 marzo 2014 alle 12:20 Rispondi

    Finalmente, dopo un mostruoso ritardo, riesco a leggere il tuo post su Murakami. Non ho letto questo libro (non ancora perlomeno), ma sono comunque d’accordo su molti dei punti da te toccati.
    Non ricordo le andate a capo in Norwegian Wood (mea culpa, pardon!) ma è una tecnica che ho notato anche in altri scrittori. Diciamo che non sono nuova a questa disposizione dei dialoghi, per cui probabilmente, se non lo avessi fatto presente, non ci avrei fatto caso sfogliando il libro.
    Sono d’accordo, invece, sul fatto che Murakami non lasci nulla all’immaginazione. Vero, è una cosa che ho notato (e parecchio apprezzato) in Norwegian Wood. Non è una caratteristica dei romanzi che apprezzo sempre, anzi spesso mi infastidisce parecchio. Anche perché, se non immagino, che gusto c’è a leggere narrativa? Per me almeno, che immagino qualunque cosa e che sogno a occhi aperti più del normale. In Murakami, però, l’ho apprezzata particolarmente. Perché, come ti dicevo su Twitter, ho avuto l’impressione che scrivesse per immagini. Non ho trovato la descrizione minuziona dei dettagli come qualcosa di invasivo, ma ho avuto l’impressione che Murakami mi stesse raccontando una storia mostrandomi un album di fotografie. Lo so, forse è un po’ romantica come visione però è stato davvero così. E poi, sì, concordo in pieno: Murakami ti tiene incollato alle pagine. Non so come fa, forse c’è qualche strana sostanza nelle pagine che al tatto si trasferisce nel tuo corpo e crea dipendenza.
    Le scene di sesso descritte nei particolari credo siano una tecnica comune negli autori giapponesi ma tiro a indovinare, non ne sono certa. So che agli autori nipponici il sesso sta particolarmente a cuore (anche nei fumetti se ne trova a iosa), però questo tuo post mi spinge a indagare. Poi ti farò sapere ^^

    • Daniele Imperi
      1 marzo 2014 alle 12:27 Rispondi

      Ciao Nereia :)

      A me il romanzo alla fine è piaciuto, è stata una lettura totalmente differente dalle altre. Di sicuro originale. Non so, però, se leggerò ancora Murakami. Molti dicono che Norwegian Wood sia bello. Cercherò info, ma se è una storia d’amore, allora passo.

      Non so neanche io come faccia a tenerti incollato. È esperto in scrittura persuasiva e magnetica :D

  16. Il vero significato di scrittura creativa
    22 aprile 2014 alle 05:00 Rispondi

    […] non solo storie. Se pensiamo al romanzo 1Q84 di Murakami, abbiamo un buon esempio di cosa possa creare uno scrittore. Che poi piaccia o meno, questo ha ben […]

  17. Sara
    12 maggio 2014 alle 14:49 Rispondi

    Ciao, ho trovato molto interessante la tua analisi sulla scrittura di Murakami. Io mi sono da poco avvicinata a questo scrittore, 1Q84 è stato il primo suo libro che ho letto e devo dire che mi è davvero piaciuto molto. Solitamente non amo gli scrittori che si perdono troppo nei dettagli ma penso anch’io che lui descriva le scene in maniera quasi cinematografica e devo dire che alla fine non mi è dispiaciuto affatto.

    Il mio più grosso problema con Murakami si è presentato in un secondo momento. Dopo 1Q84 ho iniziato a leggere altre sue opere (After Dark ed ora sono in piena lettura di Kafka sulla Spiaggia) e devo dire che tra vari romanzi ci sono parecchi elementi comuni, caratterizzazione di personaggi simili, situazioni che si ripetono… non so se a qualcun’altro è capitato…
    Per fare un esempio Murakami ha una fissa per le situazioni di semi-coscienza/coma e simili… in tutti e tre libri ho riscontrato questo elemento comune…altra fissa, i gatti! E’ già il secondo libro in cui trovo gatti parlanti… e potrei dirne altre ma per ora mi fermo qui, non so se c’è qualcun’altro che ha sperimentato la stessa cosa con cui confrontarsi

    • Daniele Imperi
      12 maggio 2014 alle 14:57 Rispondi

      Ciao Sara, benvenuta nel blog.

      Io ho letto solo 1Q84, ma non so se leggerò altro. Mi hanno parlato bene di Norwegian Wood, forse proverò a leggerlo. Gatti parlanti in 1Q84 non ce ne sono, quindi immagino che ti riferisci agli altri libri :)

      Credo che ogni scrittore abbia le sue fisse, più o meno riconoscibili nelle opere che scrive.

  18. Sara
    16 maggio 2014 alle 11:26 Rispondi

    Ciao, grazie :)
    Mi riferivo al “libro nel libro” di 1Q84 ovvero “Il paese dei gatti” dove c’è un’intera città che di notte viene animata dai gatti i quali vivono e lavorano come fossero persone.
    E’ vero che qui i gatti non parlano direttamente col protagonista ma il concetto resta più o meno lo stesso :)

    • Daniele Imperi
      16 maggio 2014 alle 11:40 Rispondi

      Ah, sì, ma quella era una storia che Tengo ha letto al padre. Il libro nel libro, allora, è La crisalide d’aria. Beh, sarà fissato coi gatti senz’altro :)

  19. Matteo
    25 maggio 2014 alle 15:36 Rispondi

    Ciao, ho letto con interesse il tuo articolo, notando con piacere i dettagli da te scorti nella selva (oscura) della prosa Murakamiana e le considerazioni fatte a riguardo. Ammetto di non aver letto tutti i commenti fino ad adesso, in ogni caso, avendo letto quasi tutti i romanzi di Murakami ed essendo estremamente interessato all’autore vorrei farti notare un paio di aspetti che, forse, potrebbero farti cambiare, almeno in parte, su questo simpatico autore.
    Partirei innanzitutto dalle scene di sesso. Come hai giustamente sottolineato, le scene di sesso cascano un po’ a caso nella trama, sono scene che in esse stesse non possiedono un carattere di “necessità narrativa” non sono nuclei dentro i quali la trama prende forma e non hanno nemmeno una funzione del tutto rivelatrice. Presi atto di queste scene fin dalle primissime mie letture e mi resi conto che non solo erano numerose (le scene) ma erano presenti in praticamente tutti i romanzi e i racconti. Lessi delle interviste per cercare di capire come mai questa esigenza di imporre scene di sesso in ogni romanzo e finalmente trovai una “sorta” di spiegazione. Murakami in sostanza affermava la loro necessità, diceva che per quanto lui fosse pudico come persona e si trovasse in imbarazzo a scrivere di sesso, necessitava di imprimerle su carta. Il motivo di questa necessità? Murakami ha lasciato intuire che il sesso fosse un espediente, che molte volte fosse la chiave d’accesso verso qualcosa. D’altronde questo autore ha dalla sua uno stile semplice, ma dei contenuti e delle trame tutt’altro che banali, io lo definisco spesso criptico e vago, se conosci i Koan della filosofia Zen ti renderai conto che sovente hanno una radice paradossale e indefinibile certe situazioni e certe sensazioni, l’intero flusso di scrittura e l’intera struttura della sua prosa ne sono permeati.
    Per quanto riguarda il fattore “ripetitività” posso spezzare una lancia in suo favore: di solito non fa così!
    Questo suo ponderoso romanzo è un’eccezione, ha lasciato un po’ deluso anche me, per fortuna non è ricorrente e almeno in questo caso si può dire che fosse determinata dall’imponenza del romanzo.
    In ogni caso complimenti per la profondità della tua analisi, in una sola lettura hai spremuto fuori gran parte dell’essenza di questo autore, ma ti avverto non tutta e ti consiglio di tentare ad immergerti in altri mondi e altre letture dello stesso autore, non penso ne resterai deluso.

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