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Cosa imparare dalla scrittura di Cormac McCarthy

La narrativa di uno dei più grandi scrittori del momento

Cosa imparare dalla scrittura di Cormac McCarthy

Chi mi segue sa ormai quanto mi piaccia questo scrittore, anzi quanto mi sia piaciuto, visto che da poco ho letto l’ultimo romanzo che mi mancava della sua produzione. McCarthy ha scritto anche due drammi, Sunset Limited, che ho letto – ne hanno fatto un film interpretato da Tommy Lee Jones (Bianco nel dramma) e Samuel L. Jackson (Nero) – e The Stonemason, non tradotto e che comunque vorrei leggere.

Da questa esperienza di lettura ho visto che alcune caratteristiche nello stile dell’autore si sono mantenute dal primo romanzo, Il guardiano del frutteto, fino all’ultimo, La strada.

Dal punto di vista letterario non è un autore prolifico. Ha prodotto “solo” i seguenti romanzi:

  1. Il guardiano del frutteto
  2. Il buio fuori
  3. Figlio di Dio
  4. Suttree
  5. Meridiano di sangue
  6. Cavalli selvaggi
  7. Oltre il confine
  8. Città della pianura
  9. Non è un paese per vecchi
  10. La strada

Ma ha scritto anche altro, come drammi e sceneggiature, e ha lavorato anche come editor.

Detto questo, cosa può imparare uno scrittore da un autore come Cormac McCarthy?

Creare le proprie regole di scrittura

McCarthy ha le sue regole ortoeditoriali, sembra averle decise fin dall’inizio e non le ha mai cambiate. Come molti sanno, è allergico alle virgolette nei dialoghi.

Da qui ne risulta un autore riconoscibilissimo e anche, in un certo senso, inimitabile, proprio per la sua peculiarità.

Usare la tipografia come elemento della narrazione

McCarthy è un autore che fa un uso particolare del corsivo: per lui è un elemento della narrazione, nel senso che partecipa alla storia. Di solito usiamo il corsivo per termini stranieri poco conosciuti o per dare enfasi a una parola o per rappresentare un sogno.

McCarthy lo usa per differenziare storie parallele, alle volte – cfr. Il buio fuori e Non è un paese per vecchi.

Da qui penso che ogni autore dovrebbe capire fin dalla sua prima pubblicazione che impronta dare alla propria narrativa e mantenerla. Questo non significa non cambiare la propria scrittura, quella di McCarthy è cambiata, anche se resta sempre riconoscibile, ma significa creare delle proprie regole di narrativa, che non hanno nulla a che vedere con quelle grammaticali, da rispettare.

Scrivere un romanzo richiede tempo, ma soprattutto sofferenza

In una vecchia intervista, a proposito del fatto che McCarthy preferisse scrivere romanzi e non racconti, disse che non valeva la pena scrivere qualcosa che non richiedesse anni e che non ti spingesse al suicidio.

Non vorrei scrivere un romanzo che mi spinga a suicidarmi. Ha usato parole forti, ma McCarthy è uno che scrive in modo crudo, che mostra la realtà esattamente come è, in tutta la sua drammaticità e ineluttabilità.

Questo possiamo dunque imparare: che scrivere il nostro romanzo deve richiedere il tempo necessario e deve consumarci dentro, risucchiare le nostre energie mentali, sfibrare il nostro organismo.

Conoscere le regole per sovvertirle

Ho accennato prima alle virgolette nei dialoghi – che anche altri autori non usano. In alcuni casi per me è stato un po’ difficile capire chi dicesse cosa (se l’autore non usava inserire i vari “rispose”, “disse”, “domandò”, ecc.), ma in 10 romanzi non è mai capitato che non sapessi chi stava parlando.

I cambi dei punti di vista sono frequenti, tanto che a volte ho confuso i personaggi.

McCarthy se ne infischia dei lettori che non conoscono lo spagnolo e è stato capace di scrivere dialoghi di qualche pagina tutti in spagnolo. Come Camilleri se ne è infischiato in un suo romanzo dei lettori che non conoscevano il dialetto genovese (in quel caso per me, a differenza dello spagnolo, che comunque non conosco, non è stato assolutamente possibile capire cosa ci fosse scritto in tutte quelle pagine).

Mostrare il dramma umano

Dei suoi 10 romanzi non ricordo nessuna storia che finisse bene, nessuna storia in cui l’uomo non dovesse fare i conti con il peggior destino che poteva capitare. Forse Suttree è il romanzo più tranquillo che abbia scritto. Lo vedo come un classico moderno.

Figlio di Dio ti entra nel sangue e non ne esce più. La strada ti mette angoscia e proverai quell’angoscia ogni volta che ripenserai a quella storia. Il buio fuori stilla tragedia a ogni pagina.

Nessuna storia è uguale o simile all’altra. L’opera di McCarthy è una continua ricerca del dramma umano e di come rappresentarlo al meglio per non farlo dimenticare al lettore.

Narrare la realtà

A proposito del realismo magico McCarthy ha detto che per lui è difficile farsi credere dal lettore inventando storie che sono comunque realistiche, figuriamoci a metterci in mezzo qualcosa di soprannaturale.

Con questo, credo, McCarthy ci ha fatto capire che uno scrittore deve attingere alla realtà per scrivere le proprie storie, deve saper inventare storie possibili.

Come amante del fantastico non sono molto d’accordo su questo pensiero, ma voglio rigirarlo a modo mio: anche scrivendo fantastico, un autore deve saper rappresentare quella realtà come reale e realistica.

Ecco, penso di aver imparato tutto questo dalle opere di McCarthy. Se avete letto qualcosa, vi ha dato le stesse mie impressioni?

21 Commenti

  1. Federico
    3 maggio 2016 alle 06:47 Rispondi

    Non ho letto ancora nulla di questo scrittore, ma nell’ultimo ordine ho preso “La strada” che leggerò a breve.

    • Daniele Imperi
      3 maggio 2016 alle 11:46 Rispondi

      Bellissimo “La strada”, prima o poi lo rileggerò.

    • Federico
      26 luglio 2016 alle 16:34 Rispondi

      Ho finalmente letto “La strada”. Mi piace il genere post-apocalittico e, avendo letto commenti entusiastici su questo libro, mi aspettavo un capolavoro. Purtroppo sono rimasto molto deluso, si lascia leggere ma niente di più (per me ovviamente).

      • Daniele Imperi
        26 luglio 2016 alle 16:36 Rispondi

        Addirittura molto deluso? Perché?

        • Federico
          27 luglio 2016 alle 10:47 Rispondi

          Difficile da dire perché in poche parole, mi ha lasciato davvero poco. Pur avendolo letto in un giorno, è ancora troppo lungo per il poco che aveva da dire; in definitiva inconcludente. Nulla a che vedere con quello che considero un capolavoro del genere, il misconosciuto “Le stelle del cane” di Peter Heller.

  2. Simona
    3 maggio 2016 alle 07:49 Rispondi

    Facevo giusto ieri la stessa riflessione. Anch’io disegno e come te non amo che mi si osservi mentre lo faccio. Tuttavia non mi infastidiscono né musica né televisione. con la scrittura ho bisogno di assoluto silenzio, di concentrazione, e magari neanche per partorire chissà quali capolavori. Mi stanca , snerva, a volte trovo mille scuse per non farlo, ( e non mi obbliga nessuno). allora mi dico che qualcosa non va. Perché sono molti a pensarla come McCarthy, ma c’è anche chi sostiene l’esatto contrario, ovvero: se fai fatica non va bene. Qualcosa in cui sei bravo, dovrebbe riuscirti facile, come bere un bicchiere d’acqua.

    • Daniele Imperi
      3 maggio 2016 alle 11:47 Rispondi

      Non credo che, se sei bravo a fare qualcosa, allora debba per forza riuscirti facile. Nessuno crea senza almeno un minimo di difficoltà.

    • Nuccio
      5 maggio 2016 alle 08:56 Rispondi

      Anch’io dipingo in molte tecniche, dall’olio, all’acquerello, all’inchiostro, al pastello, al gessetto, al guazzo. Recentemente preferisco l’acquerello perché immediato, non sporca, non utilizza che acqua, evitando le tanto nefaste esalazioni dei colori ad olio ed è immediato. E le mie capacità descrittive dell’immagine le riverso nei miei scritti. Anch’io quando scrivo ho bisogno di silenzio, mentre quando dipingo preferisco musica classica. Non partorisco capolavori, ma dignitosi e piacevoli figliolo.

  3. Ulisse Di Bartolomei
    3 maggio 2016 alle 08:55 Rispondi

    Salve Daniele

    Hai descritto uno scrittore di narrativa o romanzi, proprio come immagino che sia qualcuno che scriva “roba” di valore, ovvero che gli provenga da un travaglio importante. Quello che King non mi ispira… che mi appare più come un produttore di scrittura che uno scrittore…

    • Daniele Imperi
      3 maggio 2016 alle 11:48 Rispondi

      Ciao Ulisse, anche per me King mi sa più di scrittore commerciale, forse più nei romanzi degli ultimi anni.

  4. Gabriele
    3 maggio 2016 alle 20:18 Rispondi

    E’ impressione la sensazione di ignoranza che provo ogni volta che qualcuno cita un autore che non conosco o di cui non ho ancora letto nulla: vado subito in crisi, vorrei leggere tutto il suo materiale per portarmi in pari ed invece mi scontro con la dura realtà che non mi permette di aver tempo sufficiente da dedicare alla lettura. Così mi ritrovo sempre ad inseguire…
    Ti ringrazio per la l’articolo Daniele. Metterò McCarthy nella lista delle cose da fare…

    A presto.

    • Daniele Imperi
      4 maggio 2016 alle 06:08 Rispondi

      Be’, non si può certo conoscere ogni autore esistente, quindi è normale. Poi ognuno ha i suoi gusti letterari. Fammi sapere se ti pacerà.

  5. Marco
    4 maggio 2016 alle 05:36 Rispondi

    Non posso che essere d’accordo. Le sue affermazioni sul realismo magico sono da prendere un po’ con le pinze. Vuol solo far intendere che non ama quel tipo di letteratura lì, o che non lo ama troppo. Lui vive all’interno di una nazione che gli darà spunti infiniti per scrivere (o quasi infiniti), e non vede la ragione per aggiungervi altro.
    Ma quando uscirà il suo prossimo romanzo? Che aspetta?

    • Daniele Imperi
      4 maggio 2016 alle 06:10 Rispondi

      Sì, la storia del realismo magico anche per me è da intendere così. Riguardo al nuovo romanzo, ho letto che ce ne sono 2 all’orizzonte. Ma non si sa ancora quanto disti questo orizzonte :D

  6. monia74
    4 maggio 2016 alle 12:01 Rispondi

    No, non ho letto mc.carthy, ma leggendo l’elenco delle cose che hai imparato mi sono stupita nel notare che molte di queste cose mi sono state insegnate dai miei editor. Non che prima avessi sottovalutato l’importanza dei loro consigli, ma effettivamente ora li ho rivalutati.
    Sul narrare la realtà io lo intenderei esattamente a modo tuo: anche nel fantastico devi rappresentare una realtà coerente e realistica.
    Non sono del tutto d’accordo sul fatto che il dramma sia l’unica emozione che rende indimenticabile una storia. Sarebbe da suicidio se tutti i libri al mondo finissero male :(

    • Daniele Imperi
      4 maggio 2016 alle 12:30 Rispondi

      Be’, penso che mostrare il dramma non significhi per forza far finire male il libro. Anche ne Il signore degli anelli c’è il dramma umano, ma finisce bene.

  7. Agata Robles
    7 maggio 2016 alle 10:00 Rispondi

    strano che mi sia persa il film con Tom Lee Jones…mi hai incuriosita, troverò un approccio con quest’autore e sulle regole sono d’ accordissimo. buon fine settimana*

    • Daniele Imperi
      9 maggio 2016 alle 06:22 Rispondi

      Quel film non è uscito al cinema, credo, e tanto meno in Italia.

  8. Valentina
    17 maggio 2016 alle 13:37 Rispondi

    Ciao Daniele, è un po’ che non intervengo ma è giunto il momento: ti ringrazio per avermi fatto conoscere questo autore straordinario! Ho letto come prima opera La strada. L’ho cominciato alle 18:00 c.ca e sono andata avanti a leggere tutta la notte finché all’alba non l’ho finito. Non mi era mai capitata una cosa del genere!
    Sono rimasta letteralmente folgorata dalla sua prosa che trovo unica. A tratti pura poesia. Accostamenti di parole impensabili che appena li leggi ti sembrano esistere da sempre. Crudeltà. Immagini mai viste, perfette..
    Il giorno dopo ho deciso che dovevo avere tutto di lui. Sono andata in libreria e ho comprato Sunset Limited, non so perché sono partita da quello. L’ho letto tutto in libreria subito dopo averlo acquistato.
    Lo stesso giorno ho preso Cavalli selvaggi , Oltre il confine, Città della pianura.
    Poi è stata la volta di Meridiano di sangue e Il buio fuori, che devo ancora leggere. Il tutto in poco più di un mese.
    Non riesco a staccarmene, e credo che quando avrò letto tutto sarà una tragedia :-)
    Grazie!!!

    • Daniele Imperi
      17 maggio 2016 alle 13:55 Rispondi

      Ciao Valentina, rieccoti qui :D
      La prosa di McCarthy è davvero unica, è vero. E forse il modo migliore per leggere La strada è fare come hai fatto tu :)
      Anche io dopo aver letto La strada ho deciso che dovevo avere tutto di lui e così ho fatto.
      Io ho centellinato i romanzi di McCarthy dal 2010 a oggi, se no finivano subito e ora che li ho finiti sto aspettando che si decida a finire i due che sta scrivendo.
      Troverai molto crudo anche Figlio di Dio.

  9. Valentina
    17 maggio 2016 alle 14:38 Rispondi

    Ciao Daniele, grazie per la segnalazione. Purtroppo conoscendomi so che non riuscirò a fare con i suoi libri quello che hai fatto tu e li divorerò fino all’ultima pagina.
    Trovo che anche il tempo che riesce a creare sia unico (il tempo della narrazione intendo). Un tempo lento, a volte lentissimo, che però ti avvolge in un ritmo da cui non riesci a staccarti… o meglio, secondo me o ti stacchi dopo tre pagine o non ti stacchi più. Grazie ancora per tutti i tuoi preziosi spunti di lettura/scrittura!

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