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Una scrittura consona ai nostri tempi

Una scrittura consona ai nostri tempi

Quando ho parlato dei requisiti per scrivere storie di qualità, un commento mi ha dato l’idea per questo post, perché mi ha trovato d’accordo e perché è un pensiero che ho anche io da tempo.

Inoltre credo che se si vuole essere vendibili, bisogna cercare di avere un linguaggio e una forma di scrittura più consona ai nostri tempi, purtroppo gli sms, post, tweet stanno riducendo la capacità di comprensione di molte persone e scrivere come Umberto Eco potrebbe essere controproducente! Mara Cristina Dall’Asen

A cosa serve migliorare il nostro linguaggio, trovare uno stile che ci identifichi, perfezionare la nostra scrittura, se poi quello che scriviamo potrebbe non essere compreso dalla massa, inebetita dalla comunicazione elementare dei social e dello smartphone?

Okay, ho esagerato, ma fine a che punto?

Ho diversi contatti su WhatsApp, amici che frequento e altre persone che non conosco realmente. A parte qualche Bastian Contrario che scrive in modo impeccabile (io correggo sempre eventuali errori di battitura prima di inviare, per esempio), la maggior parte scrive in modo sgrammaticato. E non certo per la fretta.

Io la chiamo la scrittura da social.

Ma non è questa la causa che crea – che potrebbe creare – una mancanza di comprensione da parte delle persone. Chi scrive male è chi non conosce la grammatica: in questo i social non c’entrano nulla.

La scrittura istantanea della messaggistica

Io ho sempre odiato scrivere al cellulare. Non mi piaceva scrivere sms prima, non mi piace scrivere su WhatsApp adesso. Con un dito prendo almeno due tasti e perdo un sacco di tempo per scrivere un messaggio comprensibile, a furia di correggere.

La messaggistica istantanea ha creato una scrittura istantanea.

  • Sms: o short messages, messaggi brevi. Abbiamo iniziato a condensare le informazioni per velocizzare la comunicazione e perché avevamo un numero limitato di caratteri a disposizione.
  • Tweet: ovvero 140 caratteri per comunicare. È il social istantaneo per eccellenza. È anche una scrittura interattiva, grazie a menzioni e hashtag. Se usato bene, è utile per chi scrive, perché aiuta e abitua alla sintesi. Sintesi, badate bene, non significa scrivere “nn” al posto di “non”, “ke” invece di “che”, ecc., come accade per gli sms.
  • WhatsApp: ormai impazza e sono sempre più rare le persone che non la usano. In pratica è come inviare sms tramite web.

La scrittura istantanea è una scrittura molto elementare, proprio perché il fattore tempo obbliga a una semplificazione del linguaggio.

Lasciamo però questo linguaggio semplificato alle comunicazioni istantanee.

La scrittura istantanea riduce la capacità di comprensione delle persone?

A questa domanda dovrebbe rispondere qualche medico. La mia opinione è che il rischio che la riduca sia alto.

In fondo, se la gente si abitua a leggere messaggi brevi, semplici e sgrammaticati, farà sempre più fatica a comprendere testi più elaborati e linguaggi più ricercati.

È opinione comune che il cervello si atrofizzi se non viene allenato. Come si allena il cervello? Leggendo, imparando a fare i calcoli mentalmente, facendo attività ricreative.

Scrittura consona ai tempi o consona a chi scrive?

La domanda nel commento sorge spontanea:

viviamo in questa era superficiale e dispersiva ed è una nostra scelta come scrivere e per chi scrivere.

Come scrivere e, soprattutto, per chi scrivere?

Avete una risposta?

Io vado in cerca di romanzi difficili da leggere per complessità di linguaggio: per me questo aiuta non solo il mio cervello ma anche la mia scrittura.

Come dice il detto? “Chi mi ama mi segua”. Dunque “chi mi capisce mi legga”.

Forse non è la risposta giusta da dare, se vogliamo essere vendibili. Ma forse non è necessario venderci a qualche becero che, pur avendo diploma o laurea, ha preferito impigrire il suo cervello.

Come scrivete e, soprattutto, per chi scrivete?

41 Commenti

  1. Salvatore
    29 marzo 2016 alle 08:49 Rispondi

    Già il romanzo moderno prevedeva una scrittura “adeguata ai tempi”. Secondo me il romanzo moderno ha fallito nella misura in cui ha adeguato il linguaggio alla modernità. Un romanzo è un romanzo. La scrittura cinematografica, ad esempio, è inefficiente perché il cinema può mostrare meglio le immagini che la scrittura non può mostrare, può solo raccontare. Alla scrivere in modo creativo è un’altra cosa e la scelta del linguaggio fa parte del tutto. Un bel romanzo è prima di tutto un romanzo scritto bene. Se poi lo capiscono in pochi non è detto che sia necessario scrivere per la massa.

    • Daniele Imperi
      29 marzo 2016 alle 13:47 Rispondi

      Per scrittura cinematografica cosa intendi?
      Neanche per me bisogna scrivere per la massa.

      • Salvatore
        29 marzo 2016 alle 15:38 Rispondi

        Uno stile che simula ciò che un osservatore vede al cinema.

        • Daniele Imperi
          29 marzo 2016 alle 15:52 Rispondi

          Ah, pensavo intendessi la scrittura di sceneggiature :)
          Che romanzi hai letto con questo stile?

  2. Grilloz
    29 marzo 2016 alle 09:27 Rispondi

    Io concordo con le conclusioni. Scrivere con un linguaggio semplice va bene, scrivere semplificato perché i lettori non capiscono significa abdicare all’ignoranza. I lettori sono pochi, è bene scrivere per i pochi che leggono, non per i molti che non leggerebbero comunque.

    • Daniele Imperi
      29 marzo 2016 alle 13:47 Rispondi

      Vero, alla fine chi non capisce è di sicuro un lettore non abituato a leggere.

  3. Violaliena
    29 marzo 2016 alle 10:03 Rispondi

    Ogni attività che svolgiamo attiva aree cerebrali differenti e queste si arricchiscono di connessioni a discapito di altre che si impoveriscono. Perciò riesce meglio muoversi in ambiti conosciuti rispetto alla fatica di imparare cose nuove.
    Su questo principio di ristrutturare e ricreare si fonda la “riabilitazione” in ogni campo. Con l’esercizio si può riuscire a rafforzare ciò che è debole anche in caso di funzioni danneggiate.
    Un lettore web fruisce in genere di stimoli veloci e colorati mentre i contenuti offerti sono poveri e molto poco creativi. La maggior parte non fa che prendere testi brevi e immagini fatte da altri un predi copia e ridiffondi nel web. Veloce e poco pensato. Elaborazione minima e massima diffusione. Grossa eco con poca fatica.
    Avere a che fare con un testo complesso e’ un’altra cosa, bisogna essere disposti ad affrontare una “fatica”. Difficile comunicare le ragioni per cui ne valga la pena quindi il testo elaborato sarà fuori moda e avrà un possibile pubblico esiguo.
    Riguardo sgrammaticature e altro temo che dietro questo la fretta c’entri poco, e’ più sciatteria. Insomma chi è consapevole di un errore soffre a lasciarlo a video come sulla carta, pure su Whatsapp. Ma più spesso c’e anche un problema di contenuti carenti, si copia, si ripete , ci si ispira e questo sembra un essere alla moda o una garanzia di vendite e popolarità.
    Ma credo che non valga la pena di semplificarsi (e snaturarsi ) per apparire più leggibili, e meno che mai di arrendersi alla degenerazione sintattico grammaticale incombente.

    • Daniele Imperi
      29 marzo 2016 alle 13:53 Rispondi

      Non sapevo delle aree cerebrali, ma so che è sempre bene imparare cose nuove.
      La lettura dei contenuti del web secondo me ha contribuito a impoverire la capacità di comprensione di testi più difficoltosi.

  4. Andrea Torti
    29 marzo 2016 alle 11:53 Rispondi

    Per quanto mi riguarda, la Lettura è (anche) ampliamento della Conoscenza: se chi scrive si sente costretto a rinunciare al termine appena più “ricercato” della media, tale funzione va a farsi benedire!

    • Daniele Imperi
      29 marzo 2016 alle 13:58 Rispondi

      Hai ragione, non si può non pensare alla lettura come a un ampliamento della nostra conoscenza, quindi sarebbe davvero assurdo impoverire il nostro linguaggio quando scriviamo.

  5. Lorenzo
    29 marzo 2016 alle 14:02 Rispondi

    Io sono convinto che, se uno scrittore si pone come obiettivo principale quello di essere vendibile, deve cambiare mestiere. Detto questo, penso che dovrebbe essere lo scrittore a scegliere il linguaggio da usare (che può essere semplice e scorrevole o ricercato e complesso) e non l’ambiente circostante e la società a scegliere per lui. Se io dovessi scrivere un libro, lo scriverei prima di tutto per me, usando un mio proprio linguaggio e un mio proprio stile, indipendentemente da quello che potrebbe pensare un ipotetico lettore. La questione della vendibilità, dei soldi, dovrebbe sì essere presente, perché viviamo in una società che è tutto fuorché idealizzata e lo scrittore è un lavoratore come un altro, ma solo a scrittura terminata, quando il manoscritto è ormai revisionato e editato e senza che preoccupazioni economiche possano interferire con il linguaggio e la scrittura.

    • Daniele Imperi
      29 marzo 2016 alle 14:05 Rispondi

      Certo, dev’essere lo scrittore a scegliere il proprio linguaggio. Penso anche io che la questione della vendibilità debba arrivare dopo la stesura, per migliorare la storia.

  6. la mori
    29 marzo 2016 alle 13:39 Rispondi

    Secondo me dipende anche dal contesto: per che cosa e dove si scrive. In una conversazione veloce e immediata come con whatsapp o nei messaggi, che ormai non usa quasi più nessuno, posso accettare il linguaggio semplificato (ma rimango “l’odiata” pignola che corregge tempi verbali, usi dell’h impropri e parole storpiate a casaccio). Nel web l’utilizzo di un linguaggio più immediato e diretto è quasi necessario. Un romanzo, un articolo di giornale o un saggio, mi aspetto invece che siano scritti con un linguaggio ricercato, anche specifico e di settore, se necessario. Chi ha il dono della scrittura, e scrive per professione oltre che per passione, non può piegarsi a un linguaggio da social solo perchè i social hanno liberato e dato voce a un branco di capre! Anzi, credo che leggere sia anche un’occasione di crescita.

    • Daniele Imperi
      29 marzo 2016 alle 14:04 Rispondi

      Anche io su Whatsapp correggo sempre i miei errori :)
      In quel caso però il linguaggio semplificato è d’obbligo, perché appunto è una conversazione veloce.

  7. Chiara
    29 marzo 2016 alle 14:50 Rispondi

    Quando ero ragazzina, le abbreviazioni negli sms si usavano anche per rimanere entro un numero di caratteri, e quindi risparmiare. Inoltre non esistevano suggerimenti predefiniti, scrivere richiedeva molto più tempo. Ora invece abbiamo a disposizione del cellulari che praticamente scrivono da soli: le abbreviazioni non hanno senso né per ragioni di spazio né per ragioni di tempo, è solo pigrizia intellettuale. Idem per le “k”: c’è anche gente che scrive kuello… ma perché, diamine? Perché? Sto parlando di gente della mia età, non di ragazzini.

    • Daniele Imperi
      29 marzo 2016 alle 14:55 Rispondi

      Ho visto anche io molta gente adulta che usa le K e mi chiedo quanti decimi di secondo si possano risparmiare :)

      • Chiara
        29 marzo 2016 alle 17:01 Rispondi

        Nel caso di “kuella” nessuno, visto che ha le stesse lettere di “quella”…
        Dovremmo avvertirli che non fa figo! :D

  8. Pades
    29 marzo 2016 alle 15:06 Rispondi

    Sono pienamente d’accordo con te. Nella saggistica scientifica è un problema noto: il pubblico ormai vuole sapere un po’ di qualsiasi argomento (stile web), così si aumenta la superficie e si perde la profondità. Trovare un saggio completo e approfondito diventa un bel problema, perché non ha mercato e nessuno lo scrive e lo pubblica. Anni fa lessi un libretto di Baricco (“I barbari”) che spiegava scientificamente proprio questo problema di “imbarbarimento” della cultura. Il lettore medio non vuole “faticare” nella lettura e desiste anche davanti a capolavori se li percepisce appena un po’ più lunghi e complessi della media. :-(
    Abbassare la propria scrittura per adattarla alle capre mai e poi mai: fra l’altro, nell’appiattimento generale le eccellenze svettano meglio e sono più visibili, come il tuo blog. :-)

    • Daniele Imperi
      29 marzo 2016 alle 15:51 Rispondi

      Molti infatti non riescono a leggere romanzi voluminosi, quando alla fine non cambia nulla: vorrà dire che nel tempo che leggi 4 o 5 romanzi di media lunghezza, ne leggerai uno solo.
      Grazie per l’eccellezza :D

  9. delia
    29 marzo 2016 alle 17:09 Rispondi

    Queste tue parole mi rimbombano (praticamente) ogni giorno dentro la testa, da quando ho aperto il blog. La mia voglia di scrivere e di testare le mie capacità scrivendo pubblicamente, si stanno trasformando in una ricerca continua – e molto stancante- del miglior modo di scrivere affinché un pezzo venga indicizzato, condiviso, letto un po’ da tutti. Tutto questo ha iniziato a pesarmi, e ogni giorno mi sforzo nel cercare l’equilibrio tra il desiderio di sentirmi “diffusa” sul web, e quello di continuare a scrivere per chi ama leggere.
    E non solo per chi guarda tutto il giorno lo smartphone solo per sfuggire alla noia della sua routine quotidiana.
    Non posso pensare di dover scrivere anche per loro!
    A presto
    Delia

    • Daniele Imperi
      29 marzo 2016 alle 17:29 Rispondi

      Si può scrivere per chi ama leggere e allo stesso tempo fare in modo di essere trovati nel web :)
      La ricerca continua del miglior modo per scrivere non deve smettere mai.

  10. Roberto Mariotti
    29 marzo 2016 alle 17:14 Rispondi

    Per me la questione è semplice.
    Io mi pongo come obiettivo la scrittura “letteraria”. Non una scrittura volutamente complessa o artificialmente arzigogolata, ma certamente una scrittura “profonda”.
    Questa cosa è semplicemente incompatibile con il linguaggio dell’sms, del tweet, della chat.
    Si tratta di due cose incommensurabili, di due liquidi immiscibili.
    Se per vendere (ammesso che un certo linguaggio piuttosto che un altro abbia effetti sulla vendibilità) dovessi capire di essere costretto a passare al secondo tipo di espressione, semplicemente smetterei di scrivere, perché non sarebbe più quello che mi piace fare.
    Secondo me non esiste una scrittura che sia “letteraria” e nello stesso tempo “consona ai tempi”: approcciare un romanzo come se fosse un tweet o un messaggio di whatsapp, solamente assai più lungo, è fondamentalmente insensato.

    • Daniele Imperi
      29 marzo 2016 alle 17:31 Rispondi

      Sono d’accordo, smetterei anche io di scrivere se dovessi abbassarmi a certi linguaggi. La scrittura letteraria è una cosa, la scrittura istantanea dei messaggi online è un’altra.

  11. monia74
    30 marzo 2016 alle 12:09 Rispondi

    Eh, io scrivo come sono capace, il che mi impedisce una cerca ricercatezza e un linguaggio troppo forbito, ma anche una essenzialità e una purezza che ad altri viene naturale. Mi piacerebbe essere Virginia Woolf, e se fossi così brava ne imiterei volentieri lo stile, anche se fuori moda.
    Per me è lo scrittore che crea i lettori, non il contrario, altrimenti si rischia l’appiattimento (la solita domanda, keynesiani contro monetaristi: è la domanda a creare l’offerta oppure il contrario?). So che non è un discorso commerciale, lo capisco, ma ognuno fa il suo mestiere. E nel mio caso, ognuno fa quello che può, nella sua indole.

    • Daniele Imperi
      30 marzo 2016 alle 12:22 Rispondi

      Il linguaggio e lo stile si migliorano col tempo :)
      Anche per me è lo scrittore a creare i lettori: è iniziato tutto così.

  12. Juana
    30 marzo 2016 alle 12:19 Rispondi

    Concordo al 100% con quello che hai scritto.
    Qualche tempo fa ragionavo sullo stesso topic (https://paroledottobre.wordpress.com/2015/09/04/troppo-complicato), parlando sia del linguaggio (spesso orrendo) che si usa oggigiorno anche in contesti in cui si richiederebbe una lingua piu’ formale, sia degli argomenti trattati.
    Fondamentalmente, a distanza di anni dal mio ingresso in WP io ancora non mi capacito di come dei blog sgrammaticati e dai post privi di senso, spesso buttati la’ “tanto per pubblicare qualcosa ogni giorno”, abbiano tanto traffico mentre altri, piu’ profondi, se vogliamo, abbiano tanti lettori lo stesso, ma pochi commenti o interazioni. Alla fine mi sono convinta del fatto che questi ultimi non sono letture “mordi e fuggi”.

    Il fatto che oggigiorno facciamo quasi tutto via schermo – cellulare, tablet, computer – non aiuta, perche’ al leggere su uno schermo gli occhi si stancano prima, e se uno si trova davanti a una disquisizione filosofica e quello che cerca e’ invece il post sgrammaticato e no-brainer…….

  13. Daniele Imperi
    30 marzo 2016 alle 12:25 Rispondi

    La lettura a schermo è più stancante, è vero, quindi nei blog andrebbe usato un linguaggio più diretto. Ma in narrativa e saggistica no, bisogna scrivere come si deve.

    • Juana
      30 marzo 2016 alle 13:26 Rispondi

      Andiamolo a spiegare agli editori. Le poche volte l’anno che entro in libreria in Italia e mi fermo a dare un’occhiata sullo scaffale delle novita’, piango…

      • Daniele Imperi
        30 marzo 2016 alle 13:40 Rispondi

        Piangi per le novità italiane o per tutte in genere? :)

  14. Tenar
    30 marzo 2016 alle 18:55 Rispondi

    Io ritengo che parte dell’attuale successo di romanzi YA o addirittura pensati per un pubblico di bambini sia dovuto al fatto che sono scritti in modo relativamente semplice. Leggere “Il nome della rosa” pone più difficoltà linguistiche e concettuali che leggere il primo libro di Harry Potter (senza nulla togliere al primo libro di Harry Potter, che molto ho amato). Posto che il mio obiettivo non è vendere quanto Harry Potter nessuno mai mi obbligherà a scrivere in modo semplificato. Lavorando con i ragazzini spesso devo stare attenta a parlare in modo semplice e chiaro, adatto anche a chi è in difficoltà, a chi a casa parla una lingua diversa. Quando scrivo voglio poter usare tutte le parole che mi passano per la testa, anche quelle desuete, e tutte le strutture grammaticali, anche i periodi ipotetici.

    • Daniele Imperi
      31 marzo 2016 alle 08:53 Rispondi

      I libri per ragazzi sono letti anche dagli adulti, quindi secondo me è normale che vendano di più. Ma ci sono anche romanzi per adulti scritti in un linguaggio semplice, ben lontano da scrittori come Eco.
      Anche io comunque, se scrivo per adulti, voglio esser libero di usare le parole che ritengo opportune.

  15. Giulia Biassoli
    2 aprile 2016 alle 10:53 Rispondi

    Condivido pienamente. Il linguaggio del “touch screen” non fa per me! Due mesi fa ho aperto il mio blog personale di scrittura creativa dove pubblico riflessioni o frammenti di (pseudo)racconti. Ho pensato di farmi conoscere condividendo il primo articolo sull’unico social network al quale sono iscritta: Facebook. Preciso di non essere di quelle che tartassano la bacheca con articoli, ma ogni nuovo articolo (circa uno ogni dieci giorni) lo condivido su Fb! Grande tripudio di “mi piace” alla prima condivisione! Gli articoli che ho condiviso successivamente hanno ottenuto sempre meno “mi piace”! Il motivo, oltre al fatto che probabilmente scrivo male o sono noiosa (anche se cerco di evitare entrambe le cose) è che nella generazione del touch screen, la comunicazione di facciata di “Faccialibro” avvalora la tesi di un “linguaggio inebetito dalla comunicazione dei social”. La maggioranza degli utenti Facebook non sono interessati alla scrittura creativa. Il mio “desiderio di essere diffusa sul web” (come scrive Delia nel suo commento nel quale mi rispecchio molto) in realtà è minimo. Scrivo perché l’ho sempre fatto da sola davanti al mio Pc su fogli Word. Ho aperto un Blog perché la scrittura non è solitudine, ma è una forma di comunicazione. Non sarà il lettore a decidere il contesto oppure la forma del mio scrivere. Se un giorno riuscirò a scrivere qualcosa di valido, un romanzo oppure un racconto, sarà un editore a valutarlo :-)

    • Daniele Imperi
      4 aprile 2016 alle 08:43 Rispondi

      Su Facebook la penso allo stesso modo. La gente lì vuol passare il tempo e basta, non sforzarsi di leggere qualcosa di profondo o comunque impegnativo.

    • monia74
      4 aprile 2016 alle 16:20 Rispondi

      Se vuoi stare su Facebook e farti notare, devi postare almeno ogni giorno, qualcuno dice anche più volte al giorno. Se vuoi farti seguire con post meno frequenti, secondo me il modo migliore è una newsletter.

  16. Giulia Biassoli
    9 aprile 2016 alle 09:17 Rispondi

    Facebook non è la piattaforma giusta per diffondere un blog… Seguirò il consiglio provando la newsletter ;-)

  17. Nadia
    10 aprile 2016 alle 22:43 Rispondi

    Questo tema andrebbe secondo me discusso anche nelle scuole, dove si creano i giovani. La messaggistica moderna deforma il linguaggio, concordo pienamente, e leggere k dove non serve e nella nostra lingua non esiste, a me personalmente, fa venire la pelle d’oca, come sentire cioè ad ogni respiro.
    Detto questo, rispondo alla tua domanda finale.
    Ho cominciato a scrivere pensando di far avvicinare alla lettura persone non avvezze, ma per i temi femminili trattati piuttosto incuriosite, quindi il linguaggio usato è stato semplice, diretto, chiaro. Restando nella correttezza lessicale, ho scelto di evitare paroloni ed esagerazioni, permettendo con uno stile colloquiale di comprendere i concetti espressi.
    Se un libro è troppo criptico, secondo me, diventa manuale e quindi viene letto dai soli tecnici, se invece è troppo facile sembra scritto per bambini, trovare l’equilibrio senza modificare la propria peculiarità è la misura di lavoro che ogni scrittore deve cercare di fare per mediare gusti dei lettori e propri..

    • Daniele Imperi
      12 aprile 2016 alle 08:20 Rispondi

      Anche per me va trovaot un certo equilibrio, i paroloni si usano se servono.
      PS: perché alla voce “Sito” nei commenti inserisci sempre il link a wordpress.com?

  18. Nadia
    17 aprile 2016 alle 09:08 Rispondi

    scusa leggo solo ora non mi arrivava la notifica della tua risposta, cosa dovrei mettere come riferimento? credevo il mio indirizzo blog,

  19. Nadia
    17 aprile 2016 alle 09:10 Rispondi

    credo di aver capito, spero, scusa la mia imbranataggine con la tecnologia, sono decisamente più carta e penna… spero vada meglio e grazie al tuo occhio clinico ora forse sono riconoscibile.

    • Daniele Imperi
      18 aprile 2016 alle 08:38 Rispondi

      Sì, intendevo che, se hai un blog, devi mettere il suo indirizzo, non quello generico di WordPress :)

      • Nadia
        18 aprile 2016 alle 10:37 Rispondi

        grazie mille, ho rimediato!

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