Scrivere è comunicare

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La scrittura per l’educazione

La scrittura per l'educazione

Siamo uomini narranti. A tutti piace ascoltare storie e tutti ne raccontiamo. Lo facciamo magari inconsapevolmente, ma non esiste giorno in cui ognuno di noi non racconti una storia, la sua storia, agli altri.

Questa condizione di Homo narrans ci fa capire quanto sia importante in ogni ambito creare storie. Una storia riesce a emozionare più di qualsiasi freddo e accademico manuale. Una storia, soprattutto, si ricorda.

Secondo Roland Barthes:

[…] il racconto inizierebbe con la storia stessa dell’umanità e non è mai esistito in alcun luogo un popolo senza racconti. Narrare con il digital storytelling a scuola e nelle organizzazioni di Corrado Petrucco e Marina De Rossi.

Questo passo svela un ruolo fondamentale della narrazione nella storia dell’umanità: quello di educatrice. Narrare, in quei tempi lontani in cui la scrittura ancora non nasceva, equivaleva a dipingere sulle pareti delle grotte. E quei dipinti rappresentano le forme più antiche di narrazione, le prime storie che mostravano fatti ed educavano i primi lettori.

Quanto può essere utile la scrittura nell’educazione?

Se torniamo indietro nel tempo, all’affascinante mondo preistorico, chi dipingeva stava scrivendo una storia, magari una caccia, che in quel periodo significava sopravvivenza. Coi suoi dipinti stava educando altri uomini e bambini, mostrando attraverso immagini d’effetto come comportarsi in certe situazioni.

Oggi la scrittura potrebbe avere un duplice ruolo nell’educazione:

  1. quello di prima educatrice attraverso storie scritte e illustrate: lo è già, perché i libri per bambini, anche quelli scolastici, raccontano storie;
  2. quello di scoperta e riscoperta del sé, del bambino, attraverso le storie che il bambino stesso potrebbe scrivere.

«Raccontami una storia»

Scrivere, in tenera età, quando non esistono barriere dettate dalle regole di scrittura, quando concetti come incipit, mutamento del personaggio, bilanciamento della storia, dialoghi e altre diavolerie narrative incomprensibili a un bambino, scrivere diventa una forma di esternazione delle proprie emozioni e del proprio vissuto.

Scrivere potrebbe significare far uscire allo scoperto timidezza e ritrosia, sciogliere quei legami che imprigionano il bambino, far fluire i pensieri e dare forma alle sue idee. La scrittura viene a essere un mezzo usato sia dall’insegnante – e dal genitore a casa – sia dal bambino per un unico fine: quello di rendere elastica la mente del bambino, più aperta a ricordare, più allenata soprattutto ad accogliere concetti e dogmi scolastici.

Scrivere un tema sotto forma di racconto

Ricordo, come ho detto più volte nel blog, la mia difficoltà a scrivere temi a scuola. Ma ricordo anche che una volta un’insegnante assegnò – purtroppo non nella mia classe – un tema libero e qualcuno scrisse proprio un racconto.

Mi domando quanto sia efficace per bambini e ragazzi scrivere una storia in un tema, inventare un mondo e renderlo vivido attraverso le parole. Diventare scrittori per un giorno e protagonisti di un pubblico ristretto, ma pur sempre un pubblico.

Non vedete l’utilità e la forza di un tema come questo? La corsa contro il tempo per finire la storia entro 3 ore, la bellezza e l’arditezza di scriverla di getto senza neanche pensare, adrenalina scatenata sulla penna e sul foglio protocollo.

Storytelling applicato a scuola

Nel libro che ho menzionato prima si parla proprio di questo tema, lo storytelling (digitale) applicato nelle scuole e nelle aziende. A noi interessa l’educazione, adesso, a me almeno, quindi mi fermo allo storytelling in ambiente scolastico.

Qual è la vera forza del raccontare storie, del farle raccontare, anzi? Quella di trasformare l’alunno da semplice spettatore in autore di se stesso, educatore al pari dell’insegnante perché con la sua scrittura scopre una parte di sé forse nascosta, che non conosce, scopre i suoi limiti e come superarli, scopre i risultati raggiunti e come migliorare.

Abbiamo imparato da Andrea Girardi come scrivere sia importante per vivere. Perché?

Per il semplice fatto che scrivere aiuta a mettere chiarezza e ordine nei propri pensieri, costringe la mente a sintetizzare in forma comprensibile a tutti idee e stati d’animo, sensazioni e obiettivi, che il più delle volte albergano nella nostra mente in modo fumoso e inafferrabile.

Ecco, dunque, che la scrittura costringe il bambino a un ordine nel caos dei suoi pensieri, lo spinge e lo stimola a rendere comprensibile ciò che ha dentro.

Una sorta di esperienza virtuale, che riesce ad indicarci la via da seguire per raggiungere i nostri obiettivi e realizzare qualche desiderio.

E un bambino ha obiettivi al pari e forse più degli adulti. Il primo è affrontare la scuola, ma anche la vita sociale. Focalizzare i primi sogni e realizzarli. Scrivere per lui diviene quindi una soluzione inaspettata e un’avventura nuova.

Scrivere aiuta a trasferire su carta i problemi che stiamo affrontando e che spesso mandano il cervello in loop, alleggerisce la pressione e consente di trovare soluzioni.

È proprio questa la parola magica della scrittura: trasferire su carta ciò che abbiamo dentro, nel nostro caso ciò che il bambino ha dentro e che può mostrargli la realtà in una nuova luce, sotto altre forme, le forme che egli stesso dà.

Scrivere aiuta a educare?

Come considerate queste mie riflessioni sulla scrittura nell’educazione? Secondo voi scrivere una storia, raccontarsi, potrebbe migliorare l’educazione scolastica ma anche sociale del bambino?

L’educazione in rete, arte, fotografia e social media

Questo articolo è un primo esperimento di cross blogging, in cui ho coinvolto altri blogger, ognuno dei quali ha scritto la sua riflessione sull’educazione rapportandola al proprio campo di interesse. Vi invito quindi a leggere gli altri contributi.

  1. Social Media ed Educazione, tra luoghi comuni e consapevolezza di Roberto Gerosa
  2. L’Arte, Educata di Giuseppe Palomba
  3. Sfida & educazione di Sylvia Baldessari
  4. La fotografia: un’arte per educare di Francesco Magnani

42 Commenti

  1. La fotografia: un’arte per educare ‹ Francesco Magnani Photography
    7 ottobre 2013 alle 05:01 Rispondi

    […] scrittura per l’educazione http://pennablu.it/scrittura-educazione/ Daniele […]

  2. L’Arte, Educata. | PaGiuse
    7 ottobre 2013 alle 05:02 Rispondi

    […] Scrittura: La scrittura per l’educazione di Daniele Imperi. […]

  3. Social Media ed Educazione, tra luoghi comuni e consapevolezza - Social Daily
    7 ottobre 2013 alle 05:11 Rispondi

    […] La scrittura per l’educazione di Daniele Imperi […]

  4. Roberto Gerosa
    7 ottobre 2013 alle 05:35 Rispondi

    Trasferire su carta quello che si ha dentro è uno degli strumenti più belli che abbiamo per conoscerci meglio e per farci conoscere.

    Educare i ragazzi alla scrittura non è solo una questione di istruzione, ma soprattutto di espressione della propria anima.

    Purtroppo sia i giovani che noi adulti viviamo in un mondo troppo denso di distrazioni. Scrivere, leggere, sviluppare i nostri talenti, ci permettono di esprimere la nostra personalità e di fermare il “chiasso” attorno e dentro noi stessi.

    Complimenti Daniele, bellissimo articolo, come sempre ;-)

    • Daniele Imperi
      7 ottobre 2013 alle 07:47 Rispondi

      Grazie, Roberto :)
      Vero, le distrazioni sono tantissime e secondo me troppo spesso dovuto alla tecnologia o, meglio, al suo abuso.

  5. concetta
    7 ottobre 2013 alle 09:10 Rispondi

    Bellissimo post,a me piace molto scrivere,mettere su carta ciò che mi viene in mente,vuoi per non dimenticare,per appunti e qunt’altro.Per questo vengo criticata,tengo troppi fogli,quaderni in giro.Mi dicono che ho la memoria corta.Mah…Ricordo quando facevamo i compiti in classe,che l’insegnate mi rimproverava dicendomi:devi essere breve e concisa,scrivi troppo,non devi dettagliare tutto.Mi metteva in confusione.Sto imparando molto da quando leggo i tuoi post e del resto della compagnia.Complimenti.
    Concetta.

    • Daniele Imperi
      7 ottobre 2013 alle 12:45 Rispondi

      Grazie, Concetta. Non dare retta a chi ti critica :)
      Scrivere fa bene alla salute.

  6. Fabrizio Urdis
    7 ottobre 2013 alle 09:37 Rispondi

    Buongiorno Daniele e buon inizio settimana :-) L’unico tema che ricordo di aver scritto è proprio quello in cui, rischiando un’insufficenza per essere andato fuori tema, ho interpretato in maniera molto elastica il titolo da sviluppare creandone un breve racconto.
    Penso che scrivere storie sia importantissimo per tutto ciò che riguarda lo sviluppo e la crescita, compresa la formazione del carattere e credo che la scrittura creativa dovrebbe essere integrata nel programma del corso di studi.

    • Daniele Imperi
      7 ottobre 2013 alle 12:46 Rispondi

      Buongiorno Fabrizio,

      sarebbe bello se fosse introdotta a scuola. basterebbe anche un’ora a settimana, se fatta bene.

  7. Francesca
    7 ottobre 2013 alle 09:40 Rispondi

    Sono d’accordo, soprattutto quando dici che la scrittura spinge il bambino a riordinare quello che ha dentro: mia madre è maestra delle elementari, e i bambini che le arrivano in prima sono sempre meno capaci di raccontare storie: mettono in fila una serie di aneddoti tipo barzellette senza capo nè coda, senza crescendo nè calando di emotività, e questo secondo me è grave, perchè, tra la televisione che gli propina dei cartoni più simili a sitcom dementi per adulti, e i genitori che ai loro figli non leggono/non raccontano un bel niente, i bambini vengono su incapaci di trovare un filo logico nella propria vita, e questo potrebbe contribuire a trasformarli in adulti fragili e alienati. Non per fare la drammatica, ma quello che ti succede durante l’infanzia difficilmente te lo scrolli di dosso.

    • Daniele Imperi
      7 ottobre 2013 alle 12:48 Rispondi

      Penso che tu abbia ragione. Anche secondo me è grave, visti poi i risultati che hai citato. Magari ci scrivo un altro post riflessivo ;)

  8. Sylvia Baldessari
    7 ottobre 2013 alle 10:41 Rispondi

    Bellissima riflessione.
    Qualche tempo fa discussi con un’amica, insegnante di aritmetica, proprio sull’importanza della scrittura e sulle difficoltà nel trasmettere questo valore agli alunni di una qualsiasi classe: molta attenzione nell’insegnare la struttura di un tema, ma pochissima nel far capire il suo vero significato educativo.
    Il tema viene visto come “obbligo” nel quale essere giudicati e non come una vera ed autentica occasione di scoperta interiore da comunicare agli altri.

    • Daniele Imperi
      7 ottobre 2013 alle 12:52 Rispondi

      Grazie Sylvia :)

      Sul tema hai ragione, c’è la paura di essere giudicato, quando potrebbe essere come dici. Una mia insegnante del liceo ti giudicava perfino le idee, così eri costretto a recitare…

  9. E..DUCAZIONE E COMMERCIO | ZAC 3.0
    7 ottobre 2013 alle 10:57 Rispondi

    […] scrittura per l’educazione http://pennablu.it/scrittura-educazione/ Daniele […]

  10. Attilio Nania
    7 ottobre 2013 alle 10:57 Rispondi

    Tutto giusto, a patto di non mettere voti.

  11. Roberto
    7 ottobre 2013 alle 11:09 Rispondi

    Bellissime riflessioni che condivido. Raccontare e raccontarsi è uno dei modi migliori per prendersi cura di sè e degli altri

  12. Tenar
    7 ottobre 2013 alle 11:37 Rispondi

    Il mio lavoro “ufficiale” è insegnante di lettere alle medie.
    È difficilissimo coinvolgere tutta una classe nella narrazione. Salvo casi fortunati, c’è sempre qualcuno che si appassiona tantissimo e qualcuno che proprio non ne vede l’utilità e si riesce a coinvolgerlo solo con esempi di scrittura molto pratica (lettere/mail di presentazione rivolte a potenziali datori di lavoro, relazioni…)
    Ancora più difficile è appassionare i ragazzi alla lettura. A volte si riescono a fare delle lezioni in cui semplicemente qualcuno (il prof o un compagno) porta un testo che lo ha appassionato e lo legge. Allora ci si rende conto che la maggior parte dei ragazzi non ha mai avuto l’esperienza di qualcuno che leggesse o raccontasse loro una storia. C’è insomma, tutta un’abitudine alla narrazione che a loro manca e non sempre si riesce a costruirla nelle poche ore a disposizione.
    Sì, lo so, è un commento piuttosto sconfortante. Il post, però, è molto bello e lo condivido in pieno.

    • Daniele Imperi
      7 ottobre 2013 alle 12:54 Rispondi

      Alle medie una “lettera di presentazione rivolta a potenziali datori di lavoro” non ti pare eccessiva? :D

      Credo anche l’educazione alla lettura e alla scrittura debba iniziare dalle scuole elementari.

      • Tenar
        7 ottobre 2013 alle 17:23 Rispondi

        Volevo dire che molti hanno bisogno di una risposta pratica alla domanda “Ma a cosa mi serve, prof?”

        E il commento su un testo narrativo ricevuto su una terza media è stato “senza le immagini non riesco a seguire”

        Infine, giusto per togliere quel poco di romanticismo che era rimasto, siamo obbligati a valutare, non solo dalla prassi, dai programmi, ma anche dall’inevitabile “Se non c’è il voto cosa lo faccio a fare?”

  13. MikiMoz
    7 ottobre 2013 alle 12:16 Rispondi

    I temi scolastici UCCIDONO la creatività, la voglia e tutto il resto.
    Sono gli insegnanti ad essere sempre troppo poco brillanti, nelle idee.

    Moz-

    • Daniele Imperi
      7 ottobre 2013 alle 12:55 Rispondi

      Hai ragione. Un tema storico a che mi serve? E uno sulla letteratura? Odiavo quei temi.

      • MikiMoz
        7 ottobre 2013 alle 13:54 Rispondi

        Più che altro, io li farei fare in altro modo, vedendo se l’alunno è in grado di fissare gli eventi principali, con una scorrevolezza di racconto che faccia capire cause ed effetti storici…
        Per la letteratura, idem, troverei altre soluzioni…

        Moz-

  14. Giuliana
    7 ottobre 2013 alle 13:01 Rispondi

    Ho scritto e cancellato il commento già tre volte.
    Perché riflettendo su questo articolo trovo difficile razionalizzare ed esprimere in modo adeguato ciò che ho nel cuore.
    Provo dunque a raccontarlo come meglio posso, partendo dal mio stesso vissuto.

    La scrittura ha accompagnato in modo meraviglioso ogni fase della mia esistenza, e davvero non riesco a immaginare come sarebbe stata la mia vita senza.

    Ho amato leggere e scrivere fin dalle elementari, periodo in cui ho dato pieno sfogo a fantasia e giocosità, inventando e raccontando storie incredibili e piene di magia, che la mia maestra adorava e andava leggendo di classe in classe.
    Alle medie, quando la maggior parte dei miei compagni sbuffava per l’ennesimo tema da svolgere a casa, io scrivevo quello più altri due o tre di mia iniziativa, perché sentivo un estremo bisogno di esprimermi e un tema soltanto non mi bastava. La mia insegnante capì e appoggiò quell’esigenza, data anche dal fatto che, essendo abbastanza timida e introversa, riuscivo ad aprirmi soltanto con l’aiuto della penna.
    Alle superiori partecipai a un concorso letterario scolastico e decisi di scrivere un tema di getto, poetico e ricco di sensazioni, poco attento alla forma e però denso di sostanza. Vinse, non senza polemiche ovviamente. Ma quello mi fece capire che chi leggeva era in grado di andare oltre, di percepire la bellezza al di là delle convenzioni. Fu una piacevole scoperta, che influì non poco sul mio modo di scrivere.

    A casa, scrivevo sempre. Storie, diari personali, riflessioni, poesie.
    I giorni in cui non potevo farlo ne sentivo la mancanza.
    Scrivevo anche quando volevo comunicare con gli altri.
    Mi piaceva un ragazzo? Subito pronta una letterina con tutti i miei sentimenti per lui.
    Avevo vissuto un’esperienza indimenticabile? Giù un pezzo in cui esprimevo la gioia e le emozioni provate.
    Litigavo con il papà? Ecco pronta una pagina in cui gli comunicavo i miei pensieri e le mie motivazioni.
    E così via.
    Ricordo che una volta una persona mi disse “Devi imparare a comunicare anche a parole, a tirare fuori il tuo mondo senza paura”.
    Ma io avevo la scrittura e in essa mi rifugiavo e con essa riuscivo a esprimermi molto meglio che con le parole.

    Così è tutt’ora, e mi va bene che sia così. Con la scrittura supero blocchi che a voce non riuscirei; riesco a tirare fuori emozioni che altrimenti non sarei in grado; imparo a conoscermi meglio, a maturare piano piano.
    Una volta cresciuta, ci sono stati dei brevi periodi in cui – per vari motivi – ho messo da parte la scrittura; ma è sempre rispuntata prepotentemente fuori, perché è qualcosa che fa parte di me, di cui non posso proprio fare a meno.

    Ora, da questo racconto vorrei tirare fuori alcune riflessioni inerenti la scrittura come mezzo educativo.

    1) La prima è che genitori e insegnanti giocano un ruolo importante in merito. Se i miei genitori non mi avessero sempre stimolato alla lettura, non so se avrei amato così tanto la scrittura e se sarei stata in grado di gestirla al meglio. Se i miei insegnanti non mi avessero incoraggiato ad esprimermi attraverso la parola scritta, non so se e in che misura avrei continuato a farlo. Genitori attenti e buoni insegnanti possono fare un’importante differenza.

    2) La seconda è che, a prescindere dagli stimoli, la predisposizione delinea il sentiero che la propria scrittura intraprenderà. A parità di input (famigliari, scolastici) alcuni dimostrano un amore per la scrittura che va oltre, che non si limita al semplice compito per casa assegnato dall’insegnante. Probabilmente, anche chi non ama scrivere a tal punto trova comunque piacere nell’esprimersi attraverso la parola scritta, ma forse non a un livello così intimo, profondo e gratificante.

    3) La scrittura può svolgere un ruolo che va al di là dell’educazione, lo dimostra la mia stessa storia: scrivere mi ha aiutato a cresere, comunicare, sfogare le mie emozioni, chiarirmi le idee, ridimensionare le mie paure, sentirmi profondamente viva. La scrittura ha accompagnato la mia esistenza passo a passo e non riesco a immaginare come avrei fatto senza. Forse è vero che a volte l’ho usata – e la uso – come mezzo comodo e sicuro, senza dubbio più facile del confronto diretto; ma a me va bene così: perché dovrei cambiare se questa sono io e questa è la mia maniera di comunicare? Alcuni potranno vederlo come un limite, io la vedo come un’incredibile possibilità espressiva che mi viene data.

    In definitiva, credo che la scrittura possa risultare davvero utile a tutti, soprattutto in fase di crescita, ma ciascuno la percepirà a suo modo.
    Ci sarà chi scriverà perché è tenuto a farlo, e si sforzerà di portare a termine i temi assegnati in maniera automatica e poco coinvolta, senza coglierne davvero il senso.
    Ci sarà chi scriverà perché è tenuto a farlo, e troverà giovamento e piacere nell’atto, e ne trarrà degli utili insegnamenti.
    E poi ci sarà chi, una volta scoperto l’immenso potere e le incredibili potenzialità della parola scritta, se ne innamorerà perdutamente, e ne farà una fedele compagna della propria vita.

    Non è importante a quale delle tre categorie sopra elencate uno appartenga. Ciò che conta è che il bambino – anche grazie all’appoggio e all’attenzione degli adulti che lo educano – sia in grado di sfruttare appieno la scrittura per ciò che essa può e potrà dargli in futuro. Ma gli stimoli che gli vengono dati dovranno comunque tenere conto delle sue predisposizioni, evitando di forzarle in modo innaturale.

    Chi non riesce ad esprimersi attraverso la scrittura troverà infatti altri mezzi espressivi, siano essi il disegno, la musica, la danza, il semplice dialogo. Ciascuno incanala le proprie emozioni come natura vuole, e il compito degli educatori è quello di aiutare il bambino non a percottere un sentiero già deciso, bensì a creare il proprio, unico e personale, sperimentando e – perché no? – talvolta cadendo e rialzandosi con le proprie gambe.

    L’individualità andrebbe incentivata e se un bambino non riesce bene nella scrittura bisognerebbe analizzarne con calma i motivi; laddove non si tratti di svogliatezza o mancanza di stimoli, potrebbe semplicemente darsi che non si tratti del SUO mezzo espressivo. A quel punto, meglio far sentire il bambino/ragazzo inadeguato o provare altre vie potenzialmente in grado di convogliare in modo più adeguato i suoi pensieri e i suoi bisogni?… A mio parere, senza dubbio la seconda.

    Oops, chiedo scusa, mi sono un po’ dilungata, facevo prima a scrivere un post ;)

    • Daniele Imperi
      7 ottobre 2013 alle 18:12 Rispondi

      È vero che è importante l’individualità, ma di certo non sarebbe gestibile in una scuola trovare un mezzo espressivo per ogni alunno.

      • Giuliana
        7 ottobre 2013 alle 19:43 Rispondi

        Beh, a scuola ci sono la scrittura, la musica, il disegno e la ginnastica, ad esempio, e questo è già un buon inizio. Per quanto riguarda altre attitudini, forse è più compito dei genitori che non dei docenti cercare di individuarle e assecondarle, anche al di fuori dell’ambiente scolastico. Però diciamo che il lavoro del genitore e quello del docente dovrebbero procedere di pari passo, e che non dovrebbe mai mancare comunicazione tra le due figure. Poi in genere così non è, e mi rendo conto che, per tutta una serie di motivi, difficilmente (o raramente) può e potrà mai essere. Io parlo di una scuola ideale, in cui tutto funziona come dovrebbe e in cui tutti (insegnanti, genitori, studenti) collaborano al raggiungimento di un obiettivo.
        Mi rendo perfettamente conto, avendo spesso scambiato opinioni con persone che lavorano nel campo, che al giorno d’oggi gli insegnanti non hanno per niente vita facile, a partire dall’indisciplinatezza e svogliatezza dei ragazzi cui devono insegnare fino ad arrivare al menefreghismo e spesso addirittura ostruzionismo di alcuni genitori.
        Tieni conto che io ho vissuto la scuola (soprattutto i primi anni) in modo gioioso, sereno, e che la mia maestra delle elementari era un concentrato di dolcezza e creatività, una sorta di seconda mamma, insomma. Il mio punto di vista, ottimista e propositivo, nasce anche da lì :)

  15. La scrittura per l’educazione | Social Da...
    7 ottobre 2013 alle 13:16 Rispondi

    […]   […]

  16. PaGiuse
    7 ottobre 2013 alle 16:27 Rispondi

    Ciao Daniele, che dire…
    Si parla di educazione ed ecco che si scatena un putiferio (in senso positivo) di idee, suggerimenti, riflessioni, stimoli e tanto altro ancora.
    Questo la dice lunga, molto lunga, sul concetto di educazione che circola tra le persone; soprattutto emerge un fattore davvero positivo: l’educazione appartiene al processo creativo e viceversa!
    Educazione e creatività si compensano e si rinnovano! Non esiste la formula magica che stabilisce leggi su come essere creativi o educativi.
    Vedere che ci sono persone che oltre a condividere questo pensiero, ne sono parte attiva, mi fa ben sperare e soprattutto mi fa pensare che è ora di cominciare a sfruttare nuovi canali, in modo da generare un’innovazione continua!
    Bene così: onorato di aver partecipato all’esperimento da te proposto. :D

    • Daniele Imperi
      7 ottobre 2013 alle 18:40 Rispondi

      Nessuna formula magica, hai ragione. Educazione e creatività devono adattarsi alla persona, secondo me.

  17. Tenar
    7 ottobre 2013 alle 17:59 Rispondi

    Cercherò di essere breve, ma sento il dovere di rappresentare la categoria dei prof.

    Nella scuola dell’obbligo la lotta vera è far leggere i ragazzi. Ottenuto questo poi possiamo ragionare sulla scrittura.
    Ogni anno ci inventiamo laboratori, incontri con gli autori, giochi, qualsiasi cosa pur di far capire ai ragazzi che i libri non mordono e lì ci giochiamo, davvero, quasi tutta la nostra creatività.

    Per quanto riguarda la scrittura e i prof che non sono creativi e i temi che sono deprimenti, avete senz’altro ragione, ma considerate che:

    1) Dovete lavorare in classi che arrivano a oltre 30 alunni (io ho una terza media di 30 e vi assicuro che sono tanti da gestire!) in cui non tutti sanno l’italiano, avete alunni con le più varie problematiche, dovete scontrarvi ogni giorno con la diffidenza verso tutto ciò che è scuola e con “Ma a me cosa importa, prof?”.

    2) Non esistono più le copresenze, il sostegno è concesso solo col contagocce per problemi davvero gravi e quindi non è possibile dividere la classe in gruppi e fare, ad esempio, recupero e potenziamento.

    3) La possibilità di fare laboratori pomeridiani è quasi nulla per gli orari e il fatto che ormai si risparmia anche sulla luce e il riscaldamento.

    4) Gli insegnanti non decidono né il programma ministeriale né la tipologia delle prove d’esame. Nel paese della Montessori, le valutazioni, i metodi di valutazione e le prove di valutazione dipendono molto poco dalla volontà del docente. Tutto ciò è molto triste, poco condivisibile, ma è così.

    Tutto questo per dire che condivido quasi tutto quello che è stato scritto, ma tenete presente che si sono delle difficoltà oggettive che limitano la nostra libertà d’azione.
    Nella mia classe adesso abbiamo parlato di racconto horror e si sono divertiti tutti a scriverne uno, ma ben presto affronteremo parti di programma assai meno creative…

    • Daniele Imperi
      7 ottobre 2013 alle 18:48 Rispondi

      E chi decide come un insegnante deve valutare un alunno? O forse ho capito male?

      Capisco tutte le difficoltà che hai mostrato, ma l’esrcizio di scrittura creativa può benissimo essere limitato al tema in classe.

      • Tenar
        7 ottobre 2013 alle 21:45 Rispondi

        Ci sono apposite tabelle elaborate dal Consiglio d’Istituto sulla base selle indicazioni ministeriali a cui attenersi, le si trova nel POF (Piano Offerta Formativa) che generalmente è scaricabile dai siti delle scuole.
        Ovviamente gli insegnanti hanno discrezionalità e un certo grado di libertà, però, ad esempio in un tema di terza media la correttezza formale e l’attenersi al modello di testo proposto contano più dell’originalità.

        Va detto, tuttavia, che negli ultimi tempi la parte di creatività personale è stata potenziata sia dalle indicazioni che dai testi scolastici. Io, almeno, non voglio “addestrare” nessuno (non riesco col gatto, figuriamoci con gli alunni) né a copiare né a riordinare, ma, appunto, a sviluppare e a raccontare idee (per le storie ci stiamo ancora lavorando)

        • Tenar
          7 ottobre 2013 alle 21:49 Rispondi

          Sempre sul punto delle valutazioni. Nelle prove INVALSI (analisi di testi e grammatica per l’italiano) non diamo proprio noi il voto. Mettiamo le risposte degli alunni nel sito ministeriale e questo ci spara fuori il voto (e non gli importa se, ad esempio, il ragazzo è in Italia da tre mesi…).
          Deprimente, vero?

          • Daniele Imperi
            8 ottobre 2013 alle 07:39

            Ma chi ha inventato un’idiozia del genere?

  18. Romina Tamerici
    7 ottobre 2013 alle 21:08 Rispondi

    Da scrittrice e futura maestra ho apprezzato moltissimo questo post. Davvero interessante anche l’iniziativa del crossblogging.

  19. Gioia
    7 ottobre 2013 alle 21:31 Rispondi

    Ciò che dici è vero, tranne che per un piccolo particolare: la nostra scuola non insegna a scrivere (tranne in qualche raro caso in cui l’insegnante ama insegnare e coinvolgere fino in fondo i bambini). Ho due figli con 10 anni di dferenza, in entrambi i casi, mettere su carta i propri pensieri, storie inventate, opinioni personale su determinati argomenti, è ed è stato un optional. Sono “addestrati” a ricopiare, a riordinare testi… niente di più. Purtroppo.

    • Daniele Imperi
      8 ottobre 2013 alle 07:40 Rispondi

      Hai ragione, Gioia. A me sembra che col passare del tempo la scuola sia peggiorata e di brutto.

  20. Marco F.
    7 ottobre 2013 alle 23:43 Rispondi

    E’ una cosa che ho scoperto tardi: il potere della scrittura.
    Scrivere è educazione perché è innanzitutto condivisione. Per scrivere non bisogna solo condividere un codice formale: la ligua, le singole lettere, la grammatica. Ma anche un codice concettuale, i continui riferimenti ai luoghi, alla cultura e alla propria persona.
    Insomma, scrivere è un’attività completa, obbliga al rispetto di alcune regole ma allo stesso tempo permette la libertà assoluta della creazione; educa al rispetto e allo stesso tempo a volare con la fantasia.
    C’è poi, di pari passo, l’educazione a leggere… Strumento importante per poter capire e accrescere questa duplice educazione.

    Credo che avrei ancora altro da dire ma la stanchezza mi spegne il cervello… Se mi verrà in mente altro, commenterò qua sotto.

    Grazie Daniele per l’intuizione del Crossblogging!

    • Daniele Imperi
      8 ottobre 2013 alle 07:42 Rispondi

      Grazie a te del commento. E sul crossblogging è solo l’inizio. Se ne parlerà ancora.

  21. Francesco Magnani
    8 ottobre 2013 alle 00:42 Rispondi

    Ciao Daniele,
    Con la tecnologia e le centinaia di app al suo servizio, si è un po’ persa l’abitudine di scrivere, purtroppo.
    Ma come dici tu, è molto importante scrivere, permette al bambino di esprimere i propri pensieri e le proprie emozioni portandolo ad una scoperta interiore.

    Da quando ho aperto il blog ho ripreso carta e penna in mano e scrivo le bozze dei post. Ma non solo, anche quando ho bisogno di riordinare le idee mi piace scrivere.

    Grazie per avermi reso partecipe a questo crossblogging ;-)

    • Daniele Imperi
      8 ottobre 2013 alle 07:43 Rispondi

      Ciao Francesco,
      infatti credo che si abusi della tecnologia, oggi.

      Anch’io uso carta e penna per appunti e progetti. E grazie a te per aver partecipato.

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