Scrivere è comunicare

Il blog per scrittori, blogger e copywriter

La creatività della scrittura di getto

La creatività della scrittura di getto

Come più volte ho detto in altri post, quando iniziai a scrivere storie, io scrivevo di getto a partire da un’idea. Non pianificavo nulla, non abbozzavo neanche una scaletta. Mi veniva quest’idea, un titolo, e scrivevo il mio racconto.

Per il romanzo fantasy, invece, avevo scritto una breve trama per ognuno dei 50 e più capitoli. Per il secondo romanzo fantasy – incompiuto come il primo – avevo iniziato invece a sviluppare un world building assurdo. Ho ancora mucchi di fogli in 4 o 5 buste.

Ma per i raccontini, come li chiamavo a quel tempo, a me bastava un’idea. Mi era venuta in mente la storia di uno sfigato senza lavoro che tenta la fortuna giocando a una lotteria speciale: un biglietto costosissimo, ma ci sarà soltanto un perdente. Insomma una lotteria al contrario.

Scritto il racconto, la mia ragazza mi fece notare che una lotteria del genere, almeno come l’avevo pensata io, non sarebbe stata possibile. Ecco che in quel caso un ragionamento prima della scrittura sarebbe stato necessario.

La scrittura creativa è sempre una scrittura di getto

Per quanto possiamo pianificare la nostra storia, preparando una trama dettagliata e ferrea, al momento di scrivere… dobbiamo scrivere di getto, inventare.

Non possiamo certo metterci a pianificare i dialoghi (Tizio le comunica questo e Caio allora risponde in questo modo, poi interviene Sempronio e manda al diavolo Tizio): sarebbe assurdo, controproducente, impossibile.

Non possiamo metterci a pianificare le sensazioni e le emozioni dei personaggi, i flussi di coscienza, ogni minima azione dei personaggi, quando e come descrivere l’ambiente.

Quindi possiamo asserire che si scriva sempre di getto: che anche chi pianifica tutta la trama e segue meticolosamente una scaletta scriva di getto.

Da qualche parte Stephen King ha detto di scrivere così i suoi romanzi. In una mia intervista Bernard Cornwell ha detto di non sapere cosa accadrà nel romanzo, ma che ama scoprirlo mentre scrive, eppure lui scrive romanzi storici.

Non so come facciano. Per il romanzo di fantascienza che sto scrivendo non posso fare così, ho scelto una struttura ben precisa, quindi devo assolutamente sapere cosa accadrà in ognuno dei capitoli, che possono essere 39 e non più – né meno!

La vecchia idea dello scrittore

È quella del tizio seduto davanti alla macchina da scrivere, con un foglio bianco inserito su cui ha battuto “Capitolo 1” (o Chapert 1”) e le dita che battono sui tasti mentre inventa di sana pianta la sua storia.

È una bella immagine, credo, ma non so quanto sia vicina alla realtà. Quanti degli scrittori famosi presenti e passati hanno scritto così i loro romanzi?

Ho letto che Georges Simenon arrivava a scrivere anche 80 pagine al giorno. Ha prodotto centinaia di storie fra romanzi e racconti nella sua vita. Non poteva permettersi di pianificare ogni storia, altrimenti non sarebbe stato così prolifico.

L’idea moderna dello scrittore

I capolavori più grandi in letteratura sono stati scritti quando ancora non esistevano i computer, quindi non venitemi a dire che adesso c’è bisogno di app, di programmi per la stesura di un romanzo e di altri strani marchingegni, perché non mi convincerete mai della loro utilità.

Per me penna e fogli di carta sono sufficienti per prendere appunti. E anche per scrivere. A casa scrivo con il mio portatile, ma se nel fine settimana me ne vado nella casa di campagna, scrivo su carta e poi a casa ricopio tutto. In un paio di giorni riesco a produrre dalle 1500 alle 2000 parole scrivendo a mano e scrivendo per poco tempo.

È così che sto portando a termine un nuovo racconto di fantascienza, che mi sembra migliore del precedente e spedirò quindi a un editore.

Scrivere racconti di getto

Con questo nuovo racconto – che non ha ancora un titolo – ho voluto provare a scrivere di getto a partire da un’idea ben precisa. L’ho iniziato in campagna scrivendo a mano e buttando giù qualche appunto sul tema della storia (17 parole sono bastate) e creando i pochi personaggi.

Poi ho semplicemente scritto e è stato bello vedere la storia nascere dal nulla e procedere per i fatti suoi. Quando finivo un capitolo – sto scrivendo capitoli brevi di due pagine, per dare un ritmo serrato – non sapevo cosa sarebbe accaduto nel successivo, ma che cosa mai poteva accadere se non il logico sviluppo degli eventi che avevo prima scatenato?

Con questo racconto ho ripreso più gusto a scrivere, perché ho visto la creatività farsi avanti, vincere sulla pianificazione e il dettaglio. Ho rivisto come deve nascere una storia.

Pianificare o scrivere di getto?

È una domanda che non può avere risposta, perché mal formulata: si scrive sempre di getto.

Allora: scrivere una storia a partire da una trama dettagliata o scriverla di getto?

Dipende, è la mia risposta. E la vostra?

71 Commenti

  1. Grilloz
    12 luglio 2016 alle 06:35 Rispondi

    Boh, un po’ e un po’, ma se pianifico lo faccio in modo disordinato e casuale :D (si vede che sono un ing?)
    Ho la sensazione, da lettore, che troppa pianificazione porti a storie fredde e troppo poca a finali deboli, insomma bisogna trovare le giuste dosi ;)

    P.S.
    “I capolavori più grandi in letteratura sono stati scritti quando ancora non esistevano i computer, quindi non venitemi a dire che adesso c’è bisogno di app, di programmi per la stesura di un romanzo e di altri strani marchingegni, perché non mi convincerete mai della loro utilità.”
    Anche i primi aerei sono stati progettati senza computer, però, ecco, un po’ aiuta :P (anche se comincio ad avere qualche dubbio)

    • Daniele Imperi
      12 luglio 2016 alle 13:15 Rispondi

      Un ingegnere non dovrebbe lavorare in modo disordinato e casuale, altrimenti crolla tutto :D
      Concordo sulle giuste dosi.
      La tecnologia aiuta, certo, scrivere al computer si fa prima. Perché inizi ad avere dubbi?

      • Grilloz
        12 luglio 2016 alle 18:22 Rispondi

        E’ un ragionamento un po’ lungo, ma provo a semplificare. Un tempo un numero abbastanza limitato di ingegneri faceva il suo progetto a mano. Naturalmente ovevano fare delle semplificazioni, studiare delle ipotesi, in altre parole capire il problema. Oggi disponiamo di computer e programmi che permettono di fare migliaia di simulazioni in tempi brevissimi, dovrebbero servire meno ingegneri, e invece lo stesso progetto necessita di 100 volte gli ingegneri di 30anni fa (parlo almeno del mio campo, l’aeronautica). Il lavoro di un ingegnere di oggi (soprattutto se lavora per Boeing o Aiirbus) consiste nel prendere numeri da un software, metterli in un altro software che gli fornsce altri numeri che lui inserirà in un documento. In altre parole l’ingegnere non conosce più il problema che sta affrontando (spesso solo per pigrizia intellettiva). Questo porta a vagonate di errori che richiedono maggiori controlli, che diventano sempre più complicati vista la mole di informazioni da controllare (un conto è controllare un calcolo fatto a mano, un altro è immergersi in vagonate di numeri). Aggiungi che l’idea del manager medio è che basti schiacciare un bottone per avere dei risultati e quindi sottostima enormemente il lavoro e sballa regolarmente le pianificazioni, portando a fretta, minori controlli, e di conseguenza altre vagonate di errori.
        Aggiungici ancora che l’ingegnere medio pensa che i risultati del software siano giusti per definizione e non si pone il problema di interpretarli e capirli, confondendo spesso una simulazione con la realtà (arrivando anche all’assurdo di dirti che se la realtà da risultati diversi dalla simulazione è la realtà a sbagliare – o semplificato un po’, ma il concetto è quello).
        Insomma è un triste mondo per un ingegnere vecchio stampo :(

  2. Kinsy
    12 luglio 2016 alle 06:54 Rispondi

    Io non amo pianificare troppo dettagliatamente, ma so più o meno cosa andrò a scrivere, anche se non so quanti capitoli saranno, so cosa mi accingo a raccontare, ho un’idea dell’inizio e della fine e ho in mente un po’ di punti salienti che costruiranno la trama. Poi è vero, mentre scrivi ti lasci trasportare e a volte la storia sembra andare avanti da sola, condurti in posti che non avevi pianificato. Ecco, io credo che i grandi scrittori si riferiscano proprio a questo: quando scrivi la storia prende forma e ti conduce per vicoli che non avevi pensato, magari una volta trovi un ingorgo sul viale principale e lo aggiri con strade secondarie, ma la città è sempre quella.

    • Daniele Imperi
      12 luglio 2016 alle 13:17 Rispondi

      Ho letto che Camilleri scrive i gialli di Montalbano tutti di 10 capitoli. Voglio controllare su quelli che ho :)
      Dice che altrimenti ha sbagliato qualcosa nell’ideazione della storia.
      Forse in un giallo una certa pianificazione ci vuole.

      • Kinsy
        12 luglio 2016 alle 19:17 Rispondi

        Non me ero mai accorta…
        Comunque hai ragione: un giallo ha bisogno di una buona pianificazione.

  3. SaraTricoli
    12 luglio 2016 alle 07:43 Rispondi

    Io scrivo di getto, non pianifico, infatti man mano che arrivano i personaggi mi devo segnare i nomi… Altrimenti mi dimentico 😜
    Anch’io come lo scrittore che citavi, mentre scrivo ho la curiosità di sapere cosa succede… Mi consolo di non essere l’unica, credevo di essere posseduta 😅
    Mi piace scrivere così è anche se a volte ho pensato di diventare un po’ più seria, poi ho lasciato perdere, tanto la scrittura non sarà mai il mio pane quindi chissene… Almeno mi diverto
    Buona giornata 😘

    • Daniele Imperi
      12 luglio 2016 alle 13:19 Rispondi

      Simenon aveva dei fogli che consultava proprio per l’ambientazione e i personaggi :)

  4. Marco
    12 luglio 2016 alle 08:04 Rispondi

    Io non pianifico nulla, ma probabilmente perché ho scritto solo racconti. Se e quando mi deciderò a scrivere un romanzo, allora dovrò per forza pianificare un po’ di cose…

    • Daniele Imperi
      12 luglio 2016 alle 13:19 Rispondi

      La vedo allo stesso modo.

  5. Marina
    12 luglio 2016 alle 08:09 Rispondi

    Ho sempre scritto di getto, sembra un controsenso, ma la scrittura pianificata mi blocca. Costringere le idee a muoversi dentro parentesi prestabilite mette un freno alla mia ispirazione. Questo modo di scrivere, però, ha un limite importante: significa accettare di cambiare rotta spesso, con annessi cambiamenti e riadattamenti continui della storia. C’è un maggiore rischio di incoerenza e spesso ti trovi che sei partito con un’idea e arrivi a destinazione con un’altra non messa in conto. Non è sbagliato, nè brutto, solo più complicato.

    • Daniele Imperi
      12 luglio 2016 alle 13:21 Rispondi

      Troppa pianificazione ti costringe, è vero, e alla fine non ti senti più libero di creare. Per non stravolgere tutto devi avere in mente come si svolgerà la storia, altrimenti rischi di fare troppe modifiche e non finire più.

  6. Salvatore
    12 luglio 2016 alle 08:59 Rispondi

    Il fatto di scrivere di getto non significa che non ci sia, prima di cominciare la fase di scrittura, un ragionamento e un lavoro di raccolta di materiali.

    • Daniele Imperi
      12 luglio 2016 alle 13:21 Rispondi

      Sì, è vero. Dipende poi da quanto è dettagliato il ragionamento.

  7. rabolas
    12 luglio 2016 alle 09:54 Rispondi

    è come nella vita, ci sono i pianificatori e gli improvvisatori.
    Secondo me, pianificare aiuta, se non altro a non perdersi nel mezzo della storia. Ma d’altra parte è vero che quando si scrive bisogna anche lasciarsi un po’ andare.
    Ecco per me la cosa funziona così: a me la storia deve ballare dentro la testa; magari a volte ho bisogno di lavorare a tavolino per farla venire fuori, altre volte è qualcosa di improvviso.
    Il resto – road map, outlines, mind map, app etc. sono utili nel momento in cui li sfruttiamo per creare una routine di lavoro. Poi la voglia, la tenacia, la testardaggine di tirare fuori da un mucchio di parole una storia non si pianifica né si improvvisa. O ce l’hai o non ce l’hai. Come la voglia di andare a correre.

    • Daniele Imperi
      12 luglio 2016 alle 13:23 Rispondi

      Improvvisare una storia non ti porta da nessuna parte, significa mettersi a scrivere senza neanche aver pensato. Quindi, come dici tu, quella storia deve iniziare a ballarti nella testa.

  8. Alberto Lazzara
    12 luglio 2016 alle 10:26 Rispondi

    Anch’io non posso fare a meno di aver preventivamente definito una scaletta. Scrivere “solo” di getto è come salpare per un mare sconosciuto, spinti dallo spirito di intraprendenza e dall’incoscienza e sperando nella buona sorte. Può anche dirti bene, ma le probabilità di andare in contro a un naufragio sono molto alte.
    Penso che la pianificazione sia una pratica conveniente anche per i racconti (anche se non imprescindibile) e per le stesse ragioni per cui è consigliata per i romanzi.

    • Daniele Imperi
      12 luglio 2016 alle 13:24 Rispondi

      Per alcuni racconti anche io farei una buona pianificazione, specialmente se c’è un intreccio complicato.

  9. Andrea Torti
    12 luglio 2016 alle 10:29 Rispondi

    Penso che sia impossibile iniziare a scrivere senza almeno una vaga, vaghissima idea dello sviluppo della storia, almeno nelle sue linee principali :)

    Ciò detto, un approccio troppo micro-manageriale non mi attira molto – quante idee possono arrivare “in corso d’opera”!

    • Daniele Imperi
      12 luglio 2016 alle 13:25 Rispondi

      Il problema, che ho riscontrato nel racconto che sto finendo, è proprio quello delle idee che ti vengono mentre scrivi: se pianifichi troppo, sei costretto a lasciarle morire.

  10. L'Anonimo Scrittore
    12 luglio 2016 alle 11:21 Rispondi

    Hai scelto un bellissimo tema per il tuo articolo.
    Come te, all’inizio scrivevo di getto, senza pensare troppo a scalette, personaggi, conflitti, climax e tutto quello che poi ho imparato sulla scrittura. E mi ricordo che godevo come un riccio mentre ora, quando devo iniziare un racconto (che sia più o meno lungo), ammetto che ho un sorta di scoramento pensando al periodo di pianificazione che precede il momento della scrittura vera e propria.
    Nel manuale di Scrittura di Roberto Cotroneo, l’autore dice che una pianificazione troppo minuziosa può essere, oltre che inutile, anche dannosa per il proseguo della trama in quanto quest’ultima ha bisogno di un buon margine di libertà per esprimersi al meglio.

    P.S.: Ti invidio…io su carta non riesco più a scrivere…boh

    • Daniele Imperi
      12 luglio 2016 alle 13:27 Rispondi

      Sono d’accordo con quanto scrive Cotroneo sulla libertà della trama.
      Io su carta non ho mai smesso di scrivere, ho ripreso adesso per i racconti, ma comunque appunti e idee e ragionamenti li scrivo da sempre su carta :)

    • nuccio
      12 luglio 2016 alle 18:15 Rispondi

      Scrivo anche io esclusivamente su PC. È più rapido e facilmente correggibile. I pensieri scorrono ed i rifacimenti immediati. Scrivere di getto per poi agire di lima e di raspa

      • Daniele Imperi
        12 luglio 2016 alle 18:18 Rispondi

        Al pc trovo più facile fare spostamenti. O, meglio, a penna non puoi farli, devi riscrivere…

  11. Mala Spina
    12 luglio 2016 alle 11:25 Rispondi

    In genere pianifico quasi tutto ed per questo che mi trovo bene con Scrivener (molto utile e divertente anche se non è poi così irrinunciabile come dicono).
    A volte è solo una scaletta approssimativa di punti, altre è qualcosa di molto più dettagliato, specie se ho avuto bisogno di documentarmi. Per farla breve… quando la scrivo la storia è già avvenuta diverse volte nella mia testa e può cambiare qualcosina ma non poi così tanto. E’ utile per scrivere velocemente, perchè posso saltare da una scena all’altra senza perdere il filo e se mi blocco da una parte ricomincio da un’altra scena che ho più chiara.
    Succede di rado che scriva senza avere un’idea precisa di dove andare a parare… le volte che ci ho provato mi sono arenata in una storia senza capo né coda. :)

    • Daniele Imperi
      12 luglio 2016 alle 13:29 Rispondi

      Non può essere irrinunciabile una cosa che prima non esisteva: Poe, Manzoni, Dumas, ecc. non avevano Scrivener.
      Senza avere un’idea neanche vaga non porta a niente, anche secondo me :)

      • Mala Spina
        12 luglio 2016 alle 14:46 Rispondi

        Chi lo sa? Magari loro usavano pile di foglietti per appuntarsi le note o altri sistemi… a mano! ^_^

        • Daniele Imperi
          12 luglio 2016 alle 14:57 Rispondi

          Ah, per forza, non penso che ricordassero tutto a memoria :)

  12. Barbara
    12 luglio 2016 alle 12:28 Rispondi

    Ho cominciato scrivendo di getto, varie scene sparse, come venivano, praticamente dal mezzo della trama, per poi andare a ritroso. Risultato: da 4 anni (!!) ho un quadernetto zeppo di tutto, apparentemente senza capo nè coda. Nella mia testa però la storia è lineare. Il problema è che quando scrivevo la storia lo facevo per lo più mentalmente, se avevo fortuna riuscivo a segnarmi la scena a carta e penna. Ora però devo per forza fare ordine. Con un Word mi sono trovata limitata a gestire le scene (cosa va prima e dopo), a inserirne di nuove. Ecco perchè sono passata a yWriter (il concorrente gratuito di Scrivener). Mi da una mano in più. Fermo restando che ancora scrivo a mano, anche i racconti.
    L’ultimo racconto l’ho scritto abbastanza a vista. Sapevo l’inizio…avevo pensato ad un finale, che poi in corso ho cambiato. Un paio di personaggi sono spuntati a caso.

    • Daniele Imperi
      12 luglio 2016 alle 13:30 Rispondi

      Se hai scritto in quel modo, ci credo che hai bisogno di un programma per fare ordine :D

  13. Marco
    12 luglio 2016 alle 13:10 Rispondi

    La mia scrittura è sempre di getto, non provo nenache ad immaginarli i dialoghi, ma so dove sto andando perchè mi sforzo in tutti i modi di partire con le vera e propria stesura solo dopo aver realizzato uno schema ben dettagliato per evitare incidenti di percorso, come mi è già successo quando non lo facevo. Quindi: scrittura di getto sicuramente, ma con dietro una solida base, questa è la mia idea di scrittura.
    Come già ho scritto in un’altra occasione, adoro quando nascono personaggi in modo spontaneo, me li trovo lungo il cammino e sono obbligato a fargli spazio perchè mi rendo conto che sono indispensabili…
    Marco

    • Daniele Imperi
      12 luglio 2016 alle 13:32 Rispondi

      Alcuni personaggi, come minimo le “comparse”, nascono per forza in corso di stesura, non puoi prevedere tutti gli attori della tua storia. Però qualcuno sostiene che non puoi introdurre un personaggio importante alla fine del romanzo.

      • Marco
        12 luglio 2016 alle 13:35 Rispondi

        Ne sono convinto: i personaggi importanti vanno studiati secondo me, sono le comparse e quelli inferiori o non comunque determinanti nella storia, quelli che appaiono improvvisamente. E’ una cosa che mi piace molto, è il bello dello scrivere

  14. Tenar
    12 luglio 2016 alle 15:36 Rispondi

    Ho da poco finito un racconto di 100000 battute (cioè quasi un romanzo breve) senza una sola parola di appunti, ma non sarebbe giusto dire che non pianifico. Quando scrivo un capitolo ce l’ho già chiaramente in testa. Anche i dialoghi sono pensati prima, poi qualche battuta viene aggiunta o tolta al momento, ma in generale trascrivo qualcosa che ho già immaginato nella mia mente. Quanto prima dipende, a volte pochi minuti, a volte mesi. Quindi direi che pianifico sempre, anche se poi do l’impressione di scrivere di getto, riempiendo con rapidità e pochi ripensamenti la pagina bianca.

    • Daniele Imperi
      12 luglio 2016 alle 15:43 Rispondi

      100000 battute è un romanzo breve, non quasi :D
      Io sono a 62.000 e non ho ancora finito.
      Scrivo anch’io immaginando il capitolo nella mente.

  15. Chiara
    12 luglio 2016 alle 16:51 Rispondi

    Io ultimamente scrivo poco a mano perché, fin da bambina, tengo la penna in modo non corretto e dopo un po’ sento dolore. Un tempo ero più abituata, adesso meno. Quindi scrivere scene del romanzo così sarebbe impossibile. Uso il pc. Al massimo prendo appunti, ma si tratta più di parole sparse che di una stesura vera e propria.

    In questi ultimi anni ho notato che una pianificazione troppo serrata è deleteria. Io sono, in questo senso, un’artista pura: anche quando faccio i mandala, non parto mai da un progetto, ma vado libera e poi perfeziono, oppure butto via. Pur avendo quindi definito i punti fondamentali della trama, ogni scena è prima scritta di getto, partendo dalla mia immagine mentale. Questo lavoro, è come se mi sbloccasse. Poi rileggo e faccio la seconda stesura in modo più meditato, dandogli una forma. Un calciatore senza riscaldamento rischia di strapparsi un muscolo. Io, invece, rischio di bloccarmi. Quindi, prima del lavoro più impegnativo, qualche giro di corsa ci sta. :D

    • Daniele Imperi
      12 luglio 2016 alle 16:58 Rispondi

      E non puoi tenere la penna nel modo corretto? :D
      Il problema della pianificazione troppo serrata è che in corso di stesura, secondo me, ti vengono per forza nuove idee e nuove soluzioni e rischi magari di seguire la trama e accantonare idee migliori.

  16. Chiara
    12 luglio 2016 alle 17:14 Rispondi

    Non ci sono mai riuscita. Le suore delle elementari (seconde per cattiveria solo ai nazisti) mi costringevano con la forza bacchettandomi le mani (stiamo parlando degli anni 80, non del medioevo). Io ci provavo ma non si capiva niente, non ce la facevo proprio, chissà perché. Alla fine mia mamma andò a protestare, perché anche se tenevo male la penna la mia scrittura era chiara e corretta, e mi stavano creando un profondo disagio psicologico: la scuola mi era sempre piaciuta, ma non ci volevo più andare.

    • Daniele Imperi
      12 luglio 2016 alle 17:24 Rispondi

      Peggio delle suore dove sono andato io :D
      Da me ricordo che c’erano due compagni di classe che tenevano la penna in modo diverso, cioè fra indice e medio, ma nessuna gli ha mai detto nulla.

      • Chiara
        13 luglio 2016 alle 08:34 Rispondi

        Io avevo messo una foto sul blog, se la trovo te la mando. :D
        Mi viene da ridere perché ogni volta che qualcuno mi vede scrivere, notando qualcosa di strano, mi dice: “ah, ma sei mancina!” e si sente in imbarazzo quando gli rispondo che no, non sono mancina, tengo solo la penna in modo diverso. Pensa: “non riesco più a distinguere la destra dalla sinistra”…
        Dicono comunque che questa forma di disgrafia sia indice di una personalità creativa. Io penso piuttosto che dipenda dall’aver imparato a scrivere da sola, prima di andare a scuola. Ciò nonostante ho sempre scritto molto a mano. Facevo dei temi lunghissimi, avevo diari ecc. Dicono che questa postura può danneggiare i polsi, ma non ho mai avuto problemi. Ora con il pc non sono più molto abituata a scrivere a mano, ma continuo a farlo spesso. Del resto, anche per le precedenti bozze di romanzo avevo usato il computer… credo sia un’abitudine generazionale. :)

  17. Tiziana
    12 luglio 2016 alle 22:41 Rispondi

    Io scrivo tutto su carta prima, sempre!!!! E qualsiasi cosa.
    Sarò antica!!! O malata.
    Vivo un rapporto morboso con carta e penna.

    • Daniele Imperi
      13 luglio 2016 alle 08:19 Rispondi

      Una bella fatica ricopiare tutto, poi :)

      • Tiziana
        13 luglio 2016 alle 09:17 Rispondi

        Abbastanza 😥

  18. Chiara
    13 luglio 2016 alle 11:10 Rispondi

    Concordo sulla differenza di pianificazione tra un racconto e un romanzo. Si tratta per me di una questione di coerenza. In un racconto è sufficiente che i protagonisti siano sfumati, non c’è bisogni di grandi dettagli, né di una forte coesione e coerenza delle loro azioni e dialoghi. Quello che fa un racconto è più lasciare una sensazione, passare un messaggio rapido, fare riflettere su una questione, raccontare una breve storia. Per un romanzo invece la coesione e la coerenza sono molto importanti e senza alcuna pianificazione è difficile mantenerli.
    Sono completamente d’accordo anche sul fatto che si scriva sempre di getto, o meglio con una certa spontaneità e senza calcolare tutto. Questo per me personalmente è vero anche per un articolo scientifico o una tesi di dottorato: al di là della scaletta non posso sapere cosa “succederà” davvero nel paragrafo stabilito per un tema. Questa specie di “imprevedibilità parzialmente controllata” io la chiamo con un solo nome: creatività! ;)

    • Daniele Imperi
      13 luglio 2016 alle 11:29 Rispondi

      Ciao Chiara, benvenuta nel blog. Nel racconto non hai appunto spazio sufficiente per delineare alla perfezione i personaggi, quindi non ha senso troppa pianificazione.
      D’accordo sulla creatività :)

    • Valentina
      13 luglio 2016 alle 13:16 Rispondi

      Ciao Chiara, piacere di conoscerti :)
      Mi piace molto il tuo commento e anche la tua definizione di “creatività”. Trovo interessante anche il tuo blog, e infatti mi sono iscritta. Bello già il nome, “Scaglie – parole sparpagliate, come il parmigiano sul carpaccio”, anche se non mangio il carpaccio ;). A presto!

      • Chiara
        18 luglio 2016 alle 09:45 Rispondi

        Be’… che dire… grazie per gli apprezzamenti! :) E benvenute sul mio blog.

  19. Tiziana
    13 luglio 2016 alle 14:04 Rispondi

    D’accordo sulla creatività e anche con Valentina riguardo al tuo blog. Ho Sato una sbirciata. Sicuramente passerò con più calma😊

  20. Saimon
    14 luglio 2016 alle 01:32 Rispondi

    Per me la pianificazione é fondamentale. Inizio con decidere cosa voglio trasmettere, soggetti e finale, poi sviluppo la storia, divido in capitoli, spalmo qua e là descrizioni, dialoghi, colpi di scena. E fin qui non ho ancora scritto nulla. Ho tutta la visione del romanzo come se fosse un film. Penso che potrebbe piacere e non annoiare perché disposto al meglio e poi comincio.
    In questo modo cerco di stare dentro la struttura di un Best seller famoso e tento di avvicinarmi il più possibile all’idea di un libro vendibile e conseguentemente selezionabili da una casa editrice.

    • Daniele Imperi
      14 luglio 2016 alle 08:17 Rispondi

      La visione della storia come se fosse un film anche per me è importante. Sul finale però non sono molto d’accordo, nel senso che più o meno so come dovrà finire la storia, ma in corso di stesura devo poter decidere di cambiarlo.

  21. Luisa
    16 luglio 2016 alle 00:01 Rispondi

    Scrivo a penna su piccoli quaderni (pratici da portare ) , quando inizio, sono sempre con me come due amici fedeli,fino a quando non è finito il racconto o romanzo. Scrivo ovunque, immagino la scena come un film, ne sento le sensazioni e provo a descriverle, sono consapevole di essere una dilettante , ma questo non è il punto importante ,ciò che è importante per me è il piacere-impegno e dare libera espressione rendendo reale personaggi e storia,dare troppa importanza all’aspetto “tecnico” mi fa perdere il gusto…un pò come fare l’amore :-) troppa tecnica fa perdere quell’aspetto un pò magico

    • Daniele Imperi
      18 luglio 2016 alle 08:13 Rispondi

      Scrivi a penna tutta la storia?

      • Luisa
        20 luglio 2016 alle 02:32 Rispondi

        Sì, mi piace scrivere a penna o matita, secondo quello che trovo al momento, con il pc sono più lenta e adopero solo quattro dita :-(

  22. Tiziana
    16 luglio 2016 alle 00:03 Rispondi

    Luisa, abbiamo molte cose in comune. Mi piace😊

  23. Luisa
    16 luglio 2016 alle 23:26 Rispondi

    Grazie Tiziana, molti anni fa non osavo dire…convinta nella mia stupidità di essere l’unica a vedere le cose in un determinato modo, ascoltavo sempre e parlavo poco

    • Tiziana
      16 luglio 2016 alle 23:30 Rispondi

      Io ugualmente…. Si cambia, si migliora. Continuiamo ad ascoltare(una dote positiva)e a parlare ( segno di consapevolezza)…

  24. Mirko
    21 luglio 2016 alle 08:19 Rispondi

    Ciao Daniele, secondo me scrivere di getto è fondamentale, sono convinto che l’immaginazione corra più veloce.
    A me piace molto scrivere sulla carta.

    • Daniele Imperi
      21 luglio 2016 alle 08:49 Rispondi

      Sì, ho visto anche io che l’immaginazione va più veloce, ma se c’è una traccia da seguire è meglio.

  25. Annapaola
    21 luglio 2016 alle 17:28 Rispondi

    Argomento spinoso. Fino a qualche anno fa scrivevo tutto di getto. Partivo anche solo da una parola, e ne ricavavo una storia intera, senza sapere nemmeno io come. Si trattava di racconti brevi, ma devo dire che quando li rileggo mi emozionano sempre, forse perché sgorgavano direttamente dall’emisfero destro del mio cervello.
    Da un paio d’anni, invece, non ci riesco più :( forse perché i miei progetti e le storie sono cambiati, sono diventati più lunghi. Oggi voglio sempre sapere dove sto andando, voglio costruire storie più complesse. L’ideale sarebbe un equlibrio tra i due approcci.
    Mi ricordo pomeriggi meravigliosi in cui a scrivere di getto perdevo la cognizione del tempo. Spero che ritornino!

    • Daniele Imperi
      21 luglio 2016 alle 17:36 Rispondi

      Forse abbiamo iniziato tutti così. Da storie semplici siamo passati a storie più complesse. Ho scritto anni fa circa 80 racconti di 300 parole. Ora non mi interessa più questa microletteratura.

  26. Vincenzo Valenza
    22 luglio 2016 alle 00:03 Rispondi

    Ciao Daniele, io credo nell’ispirazione e uso il progetto come catalizzatore della creatività.
    Grazie di tutto,
    Vincenzo.

    • Daniele Imperi
      22 luglio 2016 alle 08:08 Rispondi

      Ciao Vincenzo, benvenuto nel blog. L’ispirazione per me è diventata un concetto troppo generico, invece.

      • Vincenzo Valenza
        22 luglio 2016 alle 23:32 Rispondi

        Grazie Daniele. Secondo me l’ispirazione non può rispondere a canoni precisi, è quella cosa che ti guida e ti permette di creare ma non può essere definita, è come una sensazione, se l’hai provata la riconosci.

  27. CRISTINA
    25 luglio 2016 alle 21:20 Rispondi

    E’ la seconda volta che scrivo in un blog. La prima volta l’ho fatto qualche ora fa, sempre in Penna Blu. Mi rincuora sapere che qualcun altro oltre a me ha bisogno di farsi guidare dalla penna (o dalla tastiera) per produrre qualcosa, al di là di ciò che ha pianificato prima di partire per una nuova avventura. Ad un corso di scrittura creativa (!) mi era stato detto che l’ispirazione è roba da sognatori, ma io credo che il momento più appagante per uno scrittore sia quello in cui i personaggi decidono da soli la loro storia.

    • Daniele Imperi
      26 luglio 2016 alle 08:14 Rispondi

      Non credo più all’ispirazione. O, meglio, può andar bene come concetto astratto. Credo poi che dipenda anche dall’autore. Ho scritto quel racconto di getto a partire da un’idea, ma adesso la revisione è un lavoro pesante, proprio perché non c’è stato neanche un minimo di pianificazione.

  28. Anna
    8 agosto 2016 alle 15:06 Rispondi

    Quando scrivo professionalmente sono molto curata e scrivo, purtroppo, con notevoli limiti imposti dai miei datori: qui non posso andare, lì devo entrarci piano, qua devo inserire queste keyword e via dicendo. Esce un testo costruito, che produrrà i suoi effetti, ma che a me non piace e di cui ne disconosco la paternità, se si può dire. Quando arriva il momento della scrittura creativa la faccio di getto e non so mai dove andrò a finire: magari entro proprio in quella porta dove non dovevo entrare o la spalanco con forza o che ne so. Come ora, ad esempio, che mi va di commentare questo post, farlo su un bel sito di scittura, dove c’è gente che parla la mia stessa, e spesso incomprensibile, lingua, e vorrei tanto, davvero tanto, non essermi mai iscritta a facebook perché distrugge ogni mio tentativo di scrittrice emergente. Quando ne stavo fuori era molto meglio, mi sentivo meno vittima dei like e dei commenti, potevo aggiornare i miei contenuti e scrivere più serena; non ero costretta a seguire tutti, a leggere tutto, commentare, partecipare, condividere per poi scoprire che nessuno legge niente, ma che tutti commentano; e che se ti metti in costume con tanto di foto gigantesca mentre scrivi sul tuo diario segreto facendo finta di non essere vista/o (che poi mi chiedo: ma sta foto a te chi te l’ha fatta? Il profilo è tuo) tutti applaudono alla tua grandiosità artistica! Viva pennablu.it, Anna. (scusate lo sfogo ;))

    • Daniele Imperi
      8 agosto 2016 alle 15:17 Rispondi

      Non sei obbligata a restare su Facebook. Io mi sono trovato male e mi sono cancellato :)
      Ma hai pubblicato lì i tuoi racconti?

      • Anna
        8 agosto 2016 alle 16:25 Rispondi

        Sì, molti. Anche poesie; ho creato anche una pagina, si chiama Ti racconto una storia; ma niente… non credo di scrivere malissimo e spesso vedo degli obbrobbi in giro, però niente, forse perché non metto foto di me o fatti personali; o semplicemente non piaccio, che ci può stare ;)

        • Daniele Imperi
          8 agosto 2016 alle 17:03 Rispondi

          Prova a pubblicare quei racconti in qualche forum letterario. Forse FB non è indicato per quel genere di cose. Le poesie non vanno, non c’è nulla da fare.

  29. Andrea Venturo
    20 agosto 2016 alle 07:50 Rispondi

    Scrivere di getto… con ordine.
    Chi è il protagonista? Quanto è alto? Forte? Cosa mangia? Dove vive… Prima di scrivere rispondo a queste domande e creo la “scheda del personaggio” come nei giochi di ruolo, solo che questa è molto più ricca. Disegno la casa e la città dove vive (se non esiste) o mi trovo un modello di ciò che ho in mente. Siccome a me piace il fantasy il lavoro da svolgere è ancora più complesso, ma il succo è sempre il medesimo.
    È come costruire un plastico: metti il serbatoio con l’acqua in alto, poi costruisci montagne, valli, argini, mulini… alla fine apri l’acqua e ti ritrovi con un fiume e se hai fatto tutto perbene non hai nemmeno allagato casa :-D

    • Daniele Imperi
      21 agosto 2016 alle 17:32 Rispondi

      La scheda è fondamentale, altrimenti rischi di contraddirti o di non sapere cosa far fare al personaggio.

Lasciami la tua opinione

Nome e email devono essere reali. Se usi un nickname, dall'email o dal sito si deve risalire al nome. Commenti anonimi non saranno approvati.