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Scrittura creativa o scrittura zen?

Questo è un guest post scritto da Francesco Gori.

Scrittura creativa o scrittura zen

Il dilemma dello scrittore tra scrittura creativa e scrittura zen è un po’ come l’essere o non essere del dubbio amletico.

La scrittura creativa presuppone un copione da seguire, un’intelaiatura creata ad hoc per evocare qualcosa o qualcuno; per scrittura zen intendo invece quella descritta nel libro di Natalie Goldberg “Scrivere zen”, ovvero quella che esprime se stessi, ma ancor più quella che “rende onore” alla scrittura in sé.

Nel libro “Consigli a un giovane scrittore”, l’autore Vincenzo Cerami guida il lettore alla scoperta di un vero e proprio linguaggio che permette di creare una fiction, distinguendo network molto diversi tra loro: la narrrativa, il cinema, il teatro e la radio. Ci interessa in particolar modo il versante letterario, ma in generale una storia – di qualunque tipo – presuppone sempre un conflitto. “Non esiste drammaturgia senza conflitto” scrive Cerami. E come dargli torto, visto che ogni libro o film che ogni giorno assaporiamo, contiene una lotta per un obiettivo, che sia salvare la bimba di Commando o trovare l’amore della vita, con mille ostacoli ad impedire la finalizzazione. Una volta scelto il tipo di linguaggio – se prima o terza persona – ci sarà da raccontare, cercando di emozionare ed evocare, utilizzando tecniche come la metonimia (un indizio), il colpo di scena, il deus ex machina (un intervento esterno), preventivamente predisposte nel plot. Stiamo parlando di un’architettura di fondo, di fondamenta sulle quali appoggiare le nostre pagine.

Ma l’arte, mi chiedo, è progettazione? O è semplice fluire da dentro? E la figura del poeta maledetto o scrittore bukowskiano? Dubito che Baudelaire, Bukowski o Jack Kerouac (tanto per citare i più beat e il loro stile dannato, al quale si tende spesso ad associare l’artista) avessero predisposto un impianto letterario, prima di scrivere. La pensava così anche il mitico professore di lettere del film Carpe Diem, interpretato da Robin Williams, a proposito della poesia: “Non leggiamo e scriviamo poesie perché è carino, leggiamo e scriviamo poesie perché siamo membri della razza umana, e la razza umana è piena di passione”.

Possiamo quindi farci trascinare dalla forza della scrittura, e farci guidare da “lei”. Siamo strumento per la scrittura, che in noi trova la voce, secondo la concezione zen. Penetra la nostra esistenza e il suo fluire ininterrotto e passionale può generare frasi, periodi, capitoli, libri straordinari. La penna segue il pensiero fino alla perdita del controllo e, senza filtri, crea. Oppure possiamo seguire le regole della scrittura creativa e costruire passo per passo il nostro racconto.

Poste in antitesi le due visioni, scrittura creativa e scrittura zen, la verità sta come sempre nel mezzo: non esiste romanzo, se non rare eccezioni, senza un filo di trama logica, con personaggi ben dettagliati, un conflitto con ostacoli da superare, una revisione del materiale scritto di getto.

Fondere progettualità e istinto è la cosa migliore.

Il guest blogger

FRANCESCO GORI, vive e lavora a Firenze. Laureatosi in Scienze Politiche e giornalista pubblicista, ha collaborato per molti anni con un settimanale sportivo nel ruolo di articolista e redattore. Ha scritto poesie e il romanzo Hasta luego Siviglia. Ha frequentato un corso di formazione in editoria, terminato il quale ha lavorato come correttore di bozze. Sul web ha creato il blog multidisciplinare Post Populi, un contenitore nel quale si parla di sport, psiche&anima, cinema&musica, società, politica&storia, libri&viaggi, lasciando alla categoria jolly un’infinità di argomenti. Oltre che fondatore, ne è redattore, articolista e webmaster.

17 Commenti

  1. Cristiana Tumedei
    12 dicembre 2012 alle 09:40 Rispondi

    Personalmente, mi trovi d’accordo. Come in molti aspetti della vita la cosa migliore è mediare, o forse no?
    Quando scrivo per lavoro sono sempre piuttosto organizzata e meticolosa. Seguo regole ben precise e cerco di applicarle, senza commettere errori.
    Quando, invece, mi consento di essere libera nello scrivere, credo di produrre le cose migliori. Certo, un’attenta revisione è sempre necessaria, ma non così rilevante.
    Quindi, non credo esista una soluzione univoca alla questione. Semplicemente, si tratta di conoscersi e sapere quando potersi concedere certe libertà! :)

    • Daniele Imperi
      12 dicembre 2012 alle 09:52 Rispondi

      La scrittura “libera” a me ha dato più libertà e soddisfazione di quella “progettata”. E è stata anche più semplice. Forse sono uno scrittore zen :D
      Però credo abbia ragione Francesco: bisogna raggiungere un giusto compromesso.

  2. Lucia Donati
    12 dicembre 2012 alle 11:30 Rispondi

    Non sono d’accordo. La creatività è tale proprio quando non è legata a regole particolari: la definizione stessa di creatività è sfuggente. Non vedo contrapposizione con lo zen, che è, in un certo senso, proprio “esserci”.

  3. Salomon Xeno
    12 dicembre 2012 alle 22:06 Rispondi

    Io non sono mai riuscito a seguire le regole passo passo. Forse sono uno scrittore (che poi, scrittore…) anarchico, più che zen. C’è però una cosa, che prendo direttamente dal mio carattere: tra i due estremi, cerco sempre di mediare. Così, anche in questo caso, scelgo di stare in mezzo. Non proprio a metà, un po’ verso lo zen (filosofia che, ci tengo a precisare, conosco meno di zero).
    Però rispondo alla tua domanda: “Ma l’arte è progettazione?”
    Sinceramente, non vedo perché no.

  4. Francesco
    13 dicembre 2012 alle 14:52 Rispondi

    Come Cristiana, Daniele e Salomon ritengo la “via di mezzo” la soluzione migliore, non solo quando si parla di scrittura. Nello scrivere è fondamentale la parte creativa, dove la penna va (non si sa dove), ma una bozza progettuale prima e un’attenta revisione dopo aiutano eccome.
    @Lucia con scrittura creativa mi riferisco a quella “insegnata” dai tanti corsi e manuali sull’argomento: qui il termine “creativa” assume una valenza diversa. Tra questa scrittura e quella zen sta la contrapposizione. Che poi la creatività sia libera, nessuno lo mette in dubbio

    • Lucia Donati
      13 dicembre 2012 alle 17:22 Rispondi

      E quale valenza assumerebbe, precisamente? Il mio non essere d’accordo si riferisce, comunque, alla affermazione/premessa secondo la quale “la scrittura creativa presuppone un copione da seguire, un’intelaiatura” dove per “scrittura creativa” mi semnbra che tu intenda, invece, più in particolare “un romanzo”. La scrittura creativa è anche un racconto e narrativa in genere: non presuppone sempre un’intelaiatura.

      • Francesco
        13 dicembre 2012 alle 20:09 Rispondi

        Intendevo che in questo articolo mi focalizzo sulla scrittura creativa “con un copione”, quella che intende Cerami nel suo libro e quella che intendono oggi i “corsi di scrittura creativa”

        • Lucia Donati
          13 dicembre 2012 alle 20:49 Rispondi

          Forse, allora, queste precisazioni andavano messe nella premessa (le due righe iniziali) perché chi legge sappia a cosa ci si riferisce in modo chiaro. Se ci si riferisce al fatto che la costruzione di un romanzo ha bisogno di una certa struttura, allora va bene. Però non concordo ancora sull’uso della parola “creatività” né sull’uso del concetto di “zen”che non mi sembra corretto. Scusami ma per me l’articolo non è chiaro. Nello specifico la frase iniziale “La scrittura creativa presuppone un copione da seguire” si doveva indicare più chiaramente “secondo le scuole-corsi di scrittura creativa” ma non in senso assoluto come qui si intende. Scusa la pignoleria ma quando una cosa non mi torna…E comunque benvenuto nel gruppo dei guest-post del sito di Daniele. Ci saranno altre occasioni costruttive di commento, spero.

  5. Romina Tamerici
    13 dicembre 2012 alle 19:27 Rispondi

    Scrittura zen nella prima stesura (salvo qualche punto fermo) e poi tecnica e ragionamento subentrano dopo. Almeno nella maggior parte dei casi e per quanto riguarda me.
    Post interessante!

  6. Daniele Imperi
    13 dicembre 2012 alle 21:13 Rispondi

    Secondo me il senso dell’articolo è questo:
    scrittura creativa: per copione si intende una scaletta da seguire, non una scrittura totalmente di getto;
    scrittura zen: scrittura che parte dalle sensazioni dello scrittore e non segue una linea guida.
    La creatività c’è in entrambe, ovvio.
    La scrittura zen è solo istintiva. La scrittura creativa propriamente detta è sì istintiva, ma richiede anche una progettazione.

    • Romina Tamerici
      14 dicembre 2012 alle 11:28 Rispondi

      Una scrittura totalmente priva di un minimo di programmazione non fa per me, però mi capita spesso di avere un’idea in mente su una trama e di scrivere vari capitoli senza avere le idee chiare su cosa sto facendo. Mi aiuta a chiarirmi le idee.

    • Francesco
      14 dicembre 2012 alle 12:08 Rispondi

      Esatto Daniele, grazie a tutti per i commenti

  7. Marco B.
    14 dicembre 2012 alle 09:41 Rispondi

    Sono d’accordo con Romina. Farsi prendere da un’idea, farla sviluppare nella mente con la propria fantasia, farsi venire la voglia di scriverla e dedicarci ore è sicuramente zen (o effetto della musa ispiratrice!).
    Dopo però serve una rilettura razionale, una revisione che dia logicità al racconto e che accanto alle “licenze poetiche” metta il bello della lingua italiana.
    Coloro che in prima stesura riescono a fare tutto assieme va la mia invidia. Io sono costretto a molte riletture e per ognuna cerco di pormi in modo differente, un po’ zen, un po’ creativo, un po’ logico, un po’ tecnico, un po’ “professore d’italiano”, un po’ scienziato, un po’ storico…
    E se tutto questo assieme fosse una cosa sola? Arte!

  8. Dark0
    14 dicembre 2012 alle 12:25 Rispondi

    Scrivere è sempre riscrivere. Chiaramente non l’ho detto io, ma è una grande verità. La scrittura come atto solipsistico è un conto. La scrittura per essere letta da altri è un altro. Per la seconda, vale la regola della riscrittura, della rilettura, dell’accorgimento, della rifinitura.
    Non possiamo pensare che, siccome la scrittura ha a che fare con la vita, allora tutti possiamo lasciarci condurre in questo gesto da sole entità astratte e difficilmente quantificabili (ispirazione, vocazione, talento) e uscirne indenni con la parola Scrittore nella tasca.

    D’

  9. Il meglio del 2012
    7 gennaio 2013 alle 13:51 Rispondi

    […] Scrittura creativa o scrittura zen?: due facce della scrittura descritte in questo simpatico e originale articolo. […]

  10. Giuliana
    19 gennaio 2013 alle 03:04 Rispondi

    Aggiungo che il libro della Goldberg (Scrivere Zen) è una chicca, e nonostante l’esile mole è uno dei manuali di scrittura creativa/zen più intensi e preziosi che io abbia mai letto. E ne ho letti parecchi ;p

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