Scrivere è comunicare

Il blog per scrittori, blogger e copywriter

Scrivere pensando al livello culturale del lettore

Scrittura corretta

A luglio scorso ho trovato un ennesimo post che parlava della SEO (inutile ripetere cosa sia, perché ormai anche gli alieni lo sanno) e già dalle prime righe ho notato una “scorrettezza grammaticale”, se posso chiamarla così. Unʼinesattezza, diciamo.

È un errore che gira da tempo, a dire la verità, e quellʼarticolo è solo uno dei tanti in cui compare. Quale errore? È presto detto: si parlava della “ottimizzazione SEO” e del “posizionamento SEO”.

Per chi è digiuno di questo argomento, per chi non conoscesse il reale significato dellʼacronimo SEO, lo ripeto, così potrà rendersi conto della inesattezza – della ridondanza, anzi – di quelle frasi. SEO significa Search Engine Optimization, quindi “ottimizzazione per i motori di ricerca”.

Dunque, “ottimizzazione SEO” significa “ottimizzazione ottimizzazione per i motori di ricerca” e “posizionamento SEO” significa “posizionamento ottimizzazione per i motori di ricerca”.

Solo a me suona ridicolo? Mi auguro di no. Eppure, se cercate su Google le frasi “ottimizzazione SEO” e “posizionamento SEO”, troverete parecchi risultati. Segno che nel web errori e obbrobri si diffondono come un virus.

Scrivere mettendosi al livello culturale del lettore

Ho fatto leggere quel post a un amico su Skype, ma mi ha dato torto. Da qui, da quel torto che mi sono beccato, è nato questo post.

Le tesi del mio amico a favore di quegli errori, di quelle ridondanze – non saprei davvero come chiamarle – di quelle inesattezze, forse questo è il termine più adatto, le sue tesi sono state:

  1. non è importante che siano corrette, perché la missione del sito è procurare clienti
  2. ci sono persone che cercano quelle frasi
  3. il sito non è lʼAccademia della Crusca
  4. dobbiamo metterci al livello dei nostri clienti

Ora, è vero che i siti aziendali e dei professionisti devono prendere clienti, sono nati per quello. È vero anche che quel sito, come il mio e il vostro, non è lʼAccademia della Crusca. È altrettanto vero che cʼè gente che cerca quelle frasi.

Quello che non accetto, non condivido, quello che contesto è che non debba essere importante scrivere in modo corretto perché dobbiamo metterci allo stesso livello culturale dei nostri potenziali clienti, dei nostri lettori quindi.

Un sito aziendale, per come la vedo io, è tanto più credibile quanto più i suoi testi sono grammaticalmente corretti.

Intermezzo scolastico: lʼappianamento

In alcune scuole, ricordo, si tendeva a mantenere la classe al livello degli asini, anziché elevarla a quello dei diligenti. Era più facile, no? Come se quelli che studiavano fossero ostacoli da abbattere.

Dovrei estendere lʼintermezzo anche ai ricordi del mio corso di allievi ufficiali, quando i voti per gli esami erano espressi con la curva di non-ricordo-chi. In pratica, non importava come eri andato, perché il tuo voto dipendeva dallʼandamento generale degli allievi.

Adattare il linguaggio non significa uccidere la lingua

Quello che ho imparato, in quasi dieci anni di blogging e in 15 di scrittura di testi per i siti, è che online vincono la chiarezza e la semplicità. È quello che mi sforzo di fare ogni volta che inizio a scrivere un post per il mio blog.

Adottare un linguaggio colloquiale significa aumentare la comprensibilità dei testi, la velocità di lettura e la diffusione dei testi stessi. Linguaggio colloquiale, comunque, non significa linguaggio da strada o linguaggio sgrammaticato.

A qualche regoletta grammaticale possiamo passare sopra, come lʼanacoluto o la dislocazione a sinistra. Non mi scandalizzo se leggo “di libri ne ho tanti” o cose del genere.

Ma, prendendo ancora come esempio “ottimizzazione SEO” e “posizionamento SEO”, qui siamo davanti a errori più gravi. Stiamo veicolando concetti sbagliati, ridondanze assurde, frasi che davvero non hanno alcun senso.

È come dire

  • imposta IRPEF
  • denominazione DOC
  • agenzia ANSA
  • organismi OGM
  • zona ZTL
  • ecc.

Vi suonano corrette queste frasi? Spero di no, nuovamente. Ma provate pure a cercarle tutte online e troverete siti (perfino quello della stessa ANSA) che usano quelle frasi.

Semplificare il linguaggio non significa uccidere la lingua italiana. Giustificarsi sostenendo che moltissima gente cerca frasi come quelle non mette a posto la nostra coscienza.

Sapete come sono nati i testi sgrammaticati online? Quando i presunti SEO hanno iniziato a scrivere in funzione delle ricerche fatte su Google. Così, se gli utenti cercavano “hotel Roma” o “hotel piscina Venezia”, eliminando articoli e preposizioni per fare prima, questi SEO proponevano testi con quelle frasi esatte.

E siamo ancora a questi livelli.

Il segreto è saper scrivere

È giusto così? La grammatica e la sintassi sono diventate oggettive? Dobbiamo abbassare il nostro livello culturale per farci capire da una specifica clientela, da un pubblico particolare?

Un vero copywriter e un vero scrittore sono in grado di farsi capire, rispettando la lingua, anche da chi ha frequentato soltanto la prima elementare. Non hanno bisogno di mettersi al loro livello linguistico, sanno costruire frasi e periodi comprensibili per tutti.

È così che si scrive. Io non intendo distruggere tutti questi anni di esercizio per creare testi sgrammaticati o usare concetti inesatti a beneficio di una massa che non conosce lʼitaliano né lʼargomento che tratto.

Non posso e non voglio seguire la filosofia dellʼappianamento. Mi dispiace ma tutto questo non fa per me. Io non ne faccio parte.

44 Commenti

  1. Banshee Miller
    7 settembre 2015 alle 08:10 Rispondi

    Fai bene, ma l’andazzo è questo. I dialetti scompaiono, le usanze e le tradizioni pure. Qualcuno piange, qualcuno se ne frega, tanto va al bar col macchinone. La lingua si modifica e tra cinquant’anni chissà come sarà, è così da sempre. La grossa differenza è che oggi tutto va più veloce.

    • Daniele Imperi
      7 settembre 2015 alle 13:41 Rispondi

      Che la lingua si modifichi è normale, che si scriva in modo sgrammaticato no.

      • LiveALive
        7 settembre 2015 alle 14:10 Rispondi

        Ma cosa vuol dire “sgrammaticato” se le regole grammaticali cambiano:
        1- con il tempi,
        2- con l’uso,
        3- con la circostanza, a seconda della diamesia, della distratia, della diafasia?
        Le regole che io uso per parlare con un professore non sono le regole che uso in uno spogliatoio di calcetto, eppure dal punto di vista della sociolinguistica sono entrambe corrette in relazione alla situazione, sono entrambe varietà di italiano che sono più o meno adatte a seconda della condizione.
        Che senso ha allora fare finta che l’italiano neostandard sia realmente la forma corretta e usarla in ogni situazione con ogni target e ogni pubblico? Sarebbe una involuzione, vorrebbe dire cristallizzarsi a una sola modalità comunicativa spesso inespressiva o fuoriluogo.

        • Daniele Imperi
          7 settembre 2015 alle 14:42 Rispondi

          Sgrammaticato significa non rispettare le regole della grammatica. Da come parli, allora, possiamo fregarcene altamente della grammatica e scrivere libri pieni zeppi di errori. Ti pare normale?

          • LiveALive
            7 settembre 2015 alle 15:05 Rispondi

            Dipende dal contesto, ripeto. Qualcuno si lamenta se Camilleri butta in mezzo parole in dialetto? C’è qualche problema se Arancia Meccanica è mezzo in slang? Fiori per Algernon non è forse volutamente scritto in modo sgrammaticato, con ortografie errate e sintassi traballanti? Nell’Ulisse non ci sono frasi spezzate a metà, giri di frase illogici, salti di pali in frasca, finanche la completa abolizione della punteggiatura?
            Quindi scrivere libri fregandosene della grammatica si può benissimo, basta che il contesto sia interno sua esterno del libro sia adatto.

  2. Ryo
    7 settembre 2015 alle 09:21 Rispondi

    Gli unici punti accettabili sono i primi due, a meno che il sito in questione non abbia una qualche rilevanza letteraria :-)
    Inoltre, da avido lettore (e in un caso anche autore :-) ) di romanzi distopici, non posso che essere contrario all’idea di omologazione e allineamento verso il basso!
    Figuriamoci, uno dei compiti della scrittura è quello di elevare, sia chi scrive che chi legge!

    • Alessandro C.
      7 settembre 2015 alle 11:23 Rispondi

      concordo col buon Ryo.

    • Daniele Imperi
      7 settembre 2015 alle 13:42 Rispondi

      Cioè è accettabile che ci siano frasi non corrette in un sito aziendale?

      • Ryo
        7 settembre 2015 alle 14:06 Rispondi

        Se “ottimizzazione SEO” porta una conversione in più di “SEO”, allora (tristemente) sì

        • Daniele Imperi
          7 settembre 2015 alle 14:40 Rispondi

          Ma in questo modo non fai una bella figura, perché dimostri di non conoscere l’italiano e la materia che tratti.
          Dubito poi che possa portare conversioni.
          Il fatto che un sito aziendale non abbia valenze letterarie non significa che debba mostrare testi non corretti.

          • Ryo
            7 settembre 2015 alle 17:52 Rispondi

            Però non stiamo parlando di strafalcioni epocali (oggi un cliente mi ha scritto “Se dovrei contattare”), scrivere “Agenzia ANSA” è un “errore bianco” :-)

        • Daniele Imperi
          7 settembre 2015 alle 18:24 Rispondi

          Sì, possiamo considerarlo un errore bianco :)

          • Ryo
            8 settembre 2015 alle 09:31 Rispondi

            Mi aspetto un post sugli errori bianchi nel futuro prossimo ;)

  3. Chiara
    7 settembre 2015 alle 09:36 Rispondi

    Assolutamente d’accordo con te.
    Qualche settimana fa ho litigato con una persona, la quale sosteneva: “non è importante scrivere in italiano corretto, l’importante è avere le basi della grammatica”.
    Per me, avere le basi della grammatica significa proprio scrivere in italiano corretto.
    Tutto il resto, viene dopo.

    L’eliminazione degli articoli per favorire i motori di ricerca la vedo soprattutto sui siti delle agenzie immobiliari, dove proliferano frasi tipo “villa Sanremo” e “bilocale trenta metri quadri garage”.

    • Daniele Imperi
      7 settembre 2015 alle 13:43 Rispondi

      Anche per me le basi della grammatica significa italiano corretto :)

  4. Gloutchov
    7 settembre 2015 alle 09:36 Rispondi

    Accidenti a me quando faccio pulizia dei link tra i segnalibri. Ricordo comunque a mente che poco tempo fa è uscito un articolo in cui, dopo un esame statistico sugli studenti usciti negli ultimi 5 anni dalle scuole superiori e/o università, si rilevava che oltre il 60% delle persone non riesce a leggere correttamente un articolo di giornale, e oltre il 40% non ne comprende i contenuti. E’ una forma di analfabetismo tutta nuova, ove le persone sono perfettamente istruite a leggere e scrivere, ma non a capire.
    Per questo comprendo bene chi fa il tipo di errori che citi.
    ANSA è un acronimo, ma per moltissimi è un ‘nome’ di agenzia. Per cui a loro pare corretto dire agenzia ANSA, proprio come direbbero agenzia TECNOCASA. Idem per molti altri acronimi che citi, ove le ripetizioni abbondano volutamente.
    Questo tipo di errori lo comprendo e lo perdono, anche perché in quei casi l’acronimo è spesso indicato (e scelto) come nome vero e proprio. Da quel punto di vista si può accettare, a mio parere, la ripetizione.
    Diverso è il caso del SEO. Qui, se diamo per scontato che tutti sappiano cos’è il SEO, la ripetizione non ha proprio senso. Se invece pensiamo che ci sia chi non conosce il significato di SEO, allora l’espressione rimarrebbe comunque criptica. A mio parere si fa di tutta l’erba un fascio, e si sbaglia in modo grossolano.
    Anche la scusa legata alle chiavi di ricerca è assurda, visto che spesso si aggiungono più termini per cercare di focalizzare meglio i risultati. Sempre riguardo il SEO, su un motore di ricerca potrei mettere sia la parola SEO, sia ottimizzazione motori di ricerca, sia posizionamento motori di ricerca, tutti nella stessa stringa, magari – se so usare bene i motori di ricerca, sfruttando le virgolette e i caratteri speciali, usando italiano e inglese per cercare articoli tecnici più specifici. Ciò non giustifica il fatto che un sito specializzato faccia errori di questo tipo, grossolani per di più… Anzi, alla fine, a mio parere, va a loro discapito perché mi da l’idea che non sappiano neppure loro di cosa stiano parlando.

    Commettere errori volontariamente non aiuta certo a migliorare il livello culturale delle persone, e della società. Il tuo amico, quello che ti ha dato torto, sbaglia. E’ vero che nell’immediato questa tecnica funziona, ma:

    “non è importante che siano corrette, perché la missione del sito è procurare clienti”

    In realtà attira curiosi, perché chi cerca professionisti, non si appoggia di sicuro a chi realizza siti superficiali, pieni di errori, magari superficiali, ma che stanno alla base di ciò che il cliente sta cercando (SEO, come fai a definirti specialista SEO se dimostri di non sapere cosa significa SEO?).

    “ci sono persone che cercano quelle frasi”

    I motori di ricerca si basano sull’analisi di parole significative. Se io cerco ottimizzazione SEO, non è necessario che sul sito sia presente quella frase così com’è. E’ sufficiente che esistano quelle parole. Il sito, potrebbe riportare sia l’acronimo, sia il suo significato, in frasi differenti, senza commettere errori, e comunque essere perfettamente indicizzato dai motori di ricerca. Anche in questo caso, l’errore induce a credere scarsa competenza.

    “il sito non è lʼAccademia della Crusca”

    Vero, ma se non dimostra competenza, cultura, e professionalità, quanti clienti potrà ottenere davvero?

    “dobbiamo metterci al livello dei nostri clienti”
    No, assolutamente no. Se non so fare qualcosa, di sicuro non mi rivolgo a un altro al mio stesso livello. Cerco uno che sappia fare quello che io non conosco. Ho bisogno di professionisti.

    Quindi, in conclusione, non solo è un errore grammaticale, è proprio un errore strategico!

    • Daniele Imperi
      7 settembre 2015 alle 13:46 Rispondi

      Avevo letto anche io quell’articolo, ma non ricordo più dove :)
      ANSA e simili sono comprensibili, ma gli altri no per me.
      E sulla SEO la penso allo stesso modo: danno anche a me l’idea che non sappiano di cosa parlano.
      Sulle parole chiave c’è sempre tanta di quella confusione…

  5. Simona C.
    7 settembre 2015 alle 09:43 Rispondi

    Certe espressioni sbagliate sono ormai entrate nel linguaggio comune, siamo così abituati a leggerle o sentirle che non suonano più come errori. Con gli acronimi ci vuole un po’ d’attenzione.
    Quello che non capisco è come “scrivere correttamente” diventi “difficile da capire per il lettore”. Una scrittura semplice non è per forza sgrammaticata.
    La mia vicina di casa dice abitualmente “Vadi piano in macchina” (infatti non so come faccia a ridere del “Batti lei” di Fantozzi), ma se io le parlo in italiano corretto, mi capisce benissimo.

    • Daniele Imperi
      7 settembre 2015 alle 13:47 Rispondi

      Infatti semplice non vuol dire sgrammaticato. Come “corretto grammaticalmente” non vuol dire incomprensibile.
      Il “vadi” è molto frequente :D

  6. Salvatore
    7 settembre 2015 alle 09:44 Rispondi

    Be’ anche nella narrativa è considerato giusto adeguare il livello a quello del lettore. In fondo se scrivi l’Ulysses (di Joyce) non può pretendere che sia una lettura facile e distensiva, valida cioè per il lettore medio. Se scrivi Le parole che non ti ho detto (Nicholas Sparks) probabilmente un lettore dal palato raffinato, che pur potrà trarne del piacere, lo vedrà come un “romanzetto” di facile lettura, senza alcuna offesa per il romanzo in sé o per i lettori di Sparks. Questo, però, non significa dimenticale le regole della grammatica. Lo stesso paragone si potrebbe fare per gli atteggiamenti umani. Io, ad esempio, apprezzo le persone dirette. Diretto, però, non significa maleducato. Mi spiego?

    • Daniele Imperi
      7 settembre 2015 alle 13:49 Rispondi

      In narrativa il discorso è diverso, però. Se scrivo per bambini, dovrò adottare un linguaggio al loro livello. Se scrivo un saggio scientifico per scienziati ne dovrò usare un altro. Ma entrambi dovranno essere grammaticalmente corretti.
      Certo, diretto non vuol dire maleducato :)

      • Salvatore
        7 settembre 2015 alle 14:53 Rispondi

        … è esattametne quello che ho detto io. -.-‘

        • Daniele Imperi
          7 settembre 2015 alle 15:05 Rispondi

          Ahah, hai ragione :D

  7. LiveALive
    7 settembre 2015 alle 12:02 Rispondi

    Ci sono dei motivi se la grammatica di Dante oggi sarebbe scorretta, ci sono dei motivi se non seguiamo più certe sue regole. Il motivo è che è l’uso a fare la regola, non la regola a determinare l’uso. Molto spesso, quando appare un nuovo fenomeno, non si può fare altro che constatarlo: saranno le spinte sociali a determinare la sua affermazione o scomparsa, non certo i grammatici normativi. Dunque la grammatica è soggettiva? Be’, di sicuro non è vera a priori (e anche lo fosse nulla ti vieterebbe di parlare un idioletto, invero).
    Nei casi specifici, qui non stai parlando di normali parole: stai parlando di sigle, di acronimi, uno di questi non è neppure italiano (scriviamo “OMR”?). Il loro utilizzo è diverso dalle altre parole non solo perché il loro senso non è subito limpido, ma anche perché la loro natura rende più difficile inserirli in una frase scorrevole e sensata. Sappi allora che, anche da un punto di vista “neurolinguistico”, noi tendiamo a formare la nostra lingua “a risparmio di energie”, cerchiamo forme standard semplici per comunicare meglio. Così, il nostro cervello ci spinge a creare una ridondanza dovuta al fatto che considera la sigla un nome proprio, rendendo così la formazione della frase più semplice, immediata. Non sono gli unici casi in cui si usa: alcuni per esempio considerano una ridondanza anche “a me mi”, eppure è attestato anche in Manzoni.
    Non dico che sia corretto (ma non ha neanche senso parlare di corretto fuori contesto), dico che ha delle motivazioni logiche al di là della superficie che hai visto tu. Passare da una grammatica normativa (che in campo artistico è pure inutile, visto che inevitabilmente, fosse anche solo nei dialoghi, bisogna superarla) a uno studio linguistico che contestualizza e analizza le logiche delle singole scelte mi pare più utile per tutti.

    • Daniele Imperi
      7 settembre 2015 alle 13:50 Rispondi

      “A me mi” è sbagliato :)
      Puoi usarlo nei dialoghi o nel parlato, altrimenti è un errore.

      • LiveALive
        7 settembre 2015 alle 14:03 Rispondi

        Se vai sul sito della crusca noterai invece che loro lo considerano corretto perché “a me” e “mi” hanno funzioni diverse.

        • Daniele Imperi
          7 settembre 2015 alle 14:38 Rispondi

          Se pure loro lo considerano corretto, allora siamo messi davvero male.

          • LiveALive
            7 settembre 2015 alle 15:07 Rispondi

            Anche Manzoni lo considerava corretto? Non è questione di dogmi, ma di logica: perché sarebbe errato? Noi diciamo: perché a me e mi hanno la stessa funzione sintattica. Ma secondo loro non è così, quindi se non è così è corretto.

  8. Poli72
    7 settembre 2015 alle 13:34 Rispondi

    Vabbe’ sul discorso Seo ,Daniele sei un po troppo pignolo.Se ti parlo di “3 Gb di memoria Ram” e’ come se ti dicessi 3 Gb di memoria memoria ad accesso casuale ,certamente sarebbe piu’ corretto usare la dicitura” 3 Gb di Ram “.L’acronimo lo considererei per quel che e’ :una sigla,col suo significato,ma pur sempre una sigla.Piuttosto leggendo le solite anteprime di autori piu’ o meno famosi che offre Amazon,Ibs o simili si incorre spesso in orrori molto piu’ spaventosi.Orrori non soltanto grammaticali o sintattici ,ma anche stilistici.Se volete sollazzarvi, andate a gustare alcune delle anteprime sul sito :”http://ilmiolibro.kataweb.it/”.Questo e’ un sito di autopubblicazione dove a detta dei creatori volteggia l’occhio vigile e rapace dei talent scout letterari di Newton Copton editori .Dicono che il potente editore attenda di ghermire qualche nuova promessa per trascinarla di peso nell’ alto etereo olimpo della pubblicazione e della fama.

    • Daniele Imperi
      7 settembre 2015 alle 13:53 Rispondi

      Io sono sempre pignolo :)
      Infatti sarebbe corretto dire “3 Gb di RAM”. Adesso anche gli asini sanno cosa sia la RAM.
      Se si usa l’acronimo, è per non ripetere tutte le parole della sigla. Quindi che senso ha aggiungere una di quelle parole?

  9. Pieru
    7 settembre 2015 alle 13:42 Rispondi

    Sinceramente le tesi del tuo amico mi sembrano estremamente convincenti, magari non bene espresse ma sostanzialmente corrette :D

    • Daniele Imperi
      7 settembre 2015 alle 13:51 Rispondi

      Lei parla in modo puramente spassionato oppure si riconosce in quell’amico? :D

      • Pieru
        7 settembre 2015 alle 13:56 Rispondi

        Diciamo che ho sentito un fischio nelle orecchie, forse mentre lei scriveva e/o pubblicava il post, mi riesce quindi facile immedesimarsi nel tizio, mi pare cinico al punto giusto

        • Poli72
          7 settembre 2015 alle 22:23 Rispondi

          Ritorniamo un’attimo sul discorso RAM. Se avessi bisogno di inserire il concetto in un romanzo, ad esempio un tecno-thriller ,non avrei alcun dubbio ,scriverei “memoria RAM”.Perche’? Anche se e’ certamente meno corretto dell’utilizzo del semplice dell’acronimo ,il mio punto di vista e’ pragmatico.Preferisco incorrere in un errore veniale ma avere la certezza che la piu’ vasta platea possibile di lettori mi comprenda bene ,piuttosto che essere perfetto dal punto di vista sintattico ,ma correre il rischio che qualcuno si domandi che diavolo e’ sta Ram.

  10. Librini
    7 settembre 2015 alle 13:48 Rispondi

    Condivido. La lingua e’ uno strumento delicato, non si può strapazzarla con la scusa che ci si capisce lo stesso. Tanto vale gettare le cartacce x terr! Tanto camminiamo lo stesso.

    • Daniele Imperi
      7 settembre 2015 alle 15:06 Rispondi

      Ciao Serena, benvenuta nel blog.
      C’è anche da dire che alcune regole della gramnmatica servono proprio per la comprensione, basta non rispettarle e le frasi assumono altri significati o non hanno alcun senso…

  11. Marco
    7 settembre 2015 alle 18:05 Rispondi

    L’argomento del livello di cultura del lettore è delicato. È difficile venirne a capo perché ovviamente non è possibile parlare a tutti, e farsi comprendere da tutti. Occorre usare una lingua semplice, sobria (evitare di scrivere “browser” e preferire “navigatore”), ma alla fine il grado di comprensione e di cultura di chi legge è ben al di là della mia portata.
    Un certo appiattimento di sicuro esiste. A me non piace, e cerco di evitarlo. Forse se si usasse più ironia nell’insegnamento, le persone sarebbe indotte a usare più cura nell’uso delle parole, della sintassi, della grammatica. Invece…

    • Daniele Imperi
      7 settembre 2015 alle 18:26 Rispondi

      Dici che esiste ancora qualcuno che non sa cosa sia un browser? Mia madre… ma non sa usare il computer, quindi è comprensibile. Ma chi naviga nel web quel nome lo conosce.
      Sono d’accordo sull’ironia, infatti i miei post sulla grammatica sono proprio stati scritti in quel modo.

  12. Rodolfo
    8 settembre 2015 alle 13:38 Rispondi

    “Adattare il linguaggio non significa uccidere la lingua”. Esattamente. Poiché è ovvio che se il target del mio blog è composto da gente che non è andata avanti negli studi non scriverò come se parlassi davanti a un uditorio composto da professore universitari.

    Ma utilizzare un linguaggio colloquiale e semplice (non semplicistico) non vuol dire uccidere la lingua italiana. E questo, purtroppo, è uno dei retaggi che ci portiamo dietro da un vecchio modo di intendere la Seo (o il Seo?). Cioè di scrivere i contenuti del nostro blog o del nostro sito per Google e non per gli utenti (che siano semplici visitatori o potenziali clienti/lettori).

    Ciao.

    • Daniele Imperi
      8 settembre 2015 alle 13:44 Rispondi

      Sì, è un vecchio retaggio della SEO (è una femminuccia :D )

  13. Mauro Ronci
    8 settembre 2015 alle 14:30 Rispondi

    Vero Daniele. Ora sto cercando in tutti i miei post se l’ho mai scritto. L’obbiettivo è cancellarlo chiaramente ?.
    Comunque ormai è solo la SEO vecchio stampo a stravolgere la grammatica per le “keyword”. Anche Google ormai non cade più in questi giochetti per migliorare i posizionamenti in SERP delle pagine web. Quindi evviva la grammatica e l’italiano scorrevole e comprensibile.

    • Daniele Imperi
      8 settembre 2015 alle 14:40 Rispondi

      Allora hai un sospetto :D
      Sì, Google ha iniziato a migliorare da questo punto di vista, per fortuna.

  14. Giulio F.
    9 settembre 2015 alle 22:42 Rispondi

    Sono d’accordo per quanto riguarda il farsi comprendere da tutti, ma secondo me bisogna anche cercare di alzare il livello culturale del lettore. Altrimenti, se tutti ragionassero così, il lettore medio avrebbe una cultura sempre più misera, per colpa nostra.

    • Daniele Imperi
      10 settembre 2015 alle 07:25 Rispondi

      D’accordo al 100%. Il livello del lettore andrebbe alzato, altrimenti la scrittura si impoverisce e la cultura delle persone scende a livelli sotterranei.

Lasciami la tua opinione

Nome e email devono essere reali. Se usi un nickname, dall'email o dal sito si deve risalire al nome. Commenti anonimi non saranno approvati.