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Una scrittura cinematografica

Leggendo “I vendicatori” e “Desperation” di Stephen King

Una scrittura cinematografica

Come avrete capito dal sottotitolo non sto parlando di come scrivere la sceneggiatura di un film. Parlo invece di scrivere un romanzo in modo cinematografico. E di cosa significhi leggere un romanzo scritto in quel modo.


I due romanzi che mi hanno ispirato il post sono I vendicatori di Richard Bachman e Desperation di Stephen King. Che cos’hanno di particolare questi due libri?

  1. Prima di tutto, come molti sapranno, Richard Bachman e Stephen King sono la stessa persona
  2. I due romanzi sono stati pubblicati in contemporanea il 24 settembre 1996
  3. Unendo le due copertine si ottiene un’unica illustrazione
  4. Non usciva un romanzo di Richard Bachman da 12 anni
  5. I personaggi sono quasi tutti gli stessi, ma infilati in trame diverse

Non sapevo quale leggere prima dei 2, così ho cercato in rete qualche info e pare che non esista un ordine logico. Ho iniziato allora da I vendicatori, perché la sua copertina è la prima metà dell’unica grande illustrazione che crea le due copertine.

Ci sarebbe da dire che qui si fatica a scrivere un romanzo solo e poi in giro c’è gente che ne pubblica 2 insieme, ma è meglio lasciar perdere questo discorso.

Che cos’è la scrittura cinematografica?

Sia chiaro: è così che ho voluto chiamarla io. Fin dai primi capitoli de I vendicatori ho avuto l’impressione di leggere un romanzo e vedere un film allo stesso tempo.

Mi ero meravigliato di come Cormac McCarthy riuscisse a essere interessante anche quando rifilava al lettore i più assurdi dettagli di una scena, descrivendo ogni minimo movimento di un’azione, ma Stephen King ha fatto di peggio.

Di peggio, sì, perché alla fine il mio interesse è andato un po’ scemando.

Che cos’è la scrittura cinematografica? In pratica Stephen King ha scritto ogni scena in modo minuzioso e quasi maniacale. Alcune scene sono state perfino riscritte in capitoli seguenti ma dal punto di vista di altri personaggi implicati.

Il rischio di esagerare

I vendicatori è lungo 413 pagine, ma un centinaio si potevano risparmiare. Desperation è lungo invece 608 e penso che anche qui almeno 100 pagine siano di troppo.

Leggendo ho avuto un’altra impressione: che il buon vecchio King avesse ogni tanto esagerato. In alcune scene ha descritto l’ambiente come se fosse lo scenografo di un film, elencando tutto ciò che il personaggio vedeva e il punto esatto in cui si trovava.

Certo, devi essere davvero bravo per riuscire a scrivere in questo modo – ma stiamo parlando di Stephen King, giusto? – e credo che qualche esperimento si possa tentare in una nostra futura storia per vederne l’effetto globale e gli effetti sui lettori.

Che cosa comporta la scrittura cinematografica

Non credo che romanzi come I vendicatori e Desperation si possano scrivere tenendo tutto a mente, senza alcuno schema scritto e disegnato da qualche parte. Sono due romanzi in cui l’autore deve mantenere un forte controllo della trama e di tutto ciò che ha scritto.

Mi immagino King alla scrivania con un mucchio di foglietti e schemi appiccicati al muro di fronte come guida per non uscire fuori strada, per far sì che tutto alla fine torni e ogni personaggio faccia il suo dovere.

Per me ha creato anche un elenco dei personaggi che via via sarebbero morti, per non rischiare di farne resuscitare qualcuno. Anche se sono romanzi horror, un po’ di credibilità ci vuole.

È stato interessante anche ritrovare gli stessi personaggi in situazioni diverse: Desperation è come se fosse una sorta di seguito, ma non lo è per niente, alla fine. È come se fosse il seguito de I vendicatori senza però l’orrore che si è scatenato ne I vendicatori.

Non ci avrete capito molto, ma è meglio così, se decidete di leggerli. E per me ne vale la pena. E penso anche che sia il caso di leggere prima I vendicatori e poi Desperation, perché Desperation racconta episodi successivi nella vita dei personaggi che compaiono ne I vendicatori.

Credo che questa inconsueta duologia sia stata un bell’esperimento. Non avevo mai letto qualcosa del genere e credo che solo autori come Stephen King possa uscirsene con libri di questo tipo.

La lettura alle volte è stata un po’ lenta, proprio per la minuziosità usata per descrivere azioni e anche stati d’animo. Senza contare tutto ciò che molti non faticheranno a giudicare come infodump, ma che invece sono convinto siano stati dettagli utili per rendere i personaggi persone reali.

Ora la parola a voi: avete questi romanzi? O altri romanzi scritti in modo cinematografico?

41 Commenti

  1. Marco
    19 aprile 2016 alle 07:36 Rispondi

    Lo scrittore inglese Graham Greene è stato un autore che ha lavorato parecchio per il cinema. “Il console onorario”; “Il terzo uomo” (nato come sceneggiatura, poi uscito come romanzo); “Il nostro agente all’Avana”, eccetera. Non credo che abbia scritto per il cinema, ma il cinema già allora aveva impresso il suo marchio ovunque. Quindi, forse, scriveva in un certo modo “a sua insaputa”.

    • Daniele Imperi
      19 aprile 2016 alle 13:24 Rispondi

      Ma come scrive Greene? Ti è sembrata una scrittura cinematografica?

  2. Luciano Dal Pont
    19 aprile 2016 alle 09:06 Rispondi

    Tempo fa ho letto Desperation e mi è piaciuto molto, come del resto tutti i romanzi di Stephen King, che considero un po’ il mio maestro. Non ho invece ancora letto I vendicatori, anche perché non ero a conoscenza di questa stretta correlazione fra i due libri, ma lo farò presto.
    Nel merito, io credo che qualsiasi buon romanzo, per poter essere considerato tale, deve essere scritto in modo cinematografico, almeno nel senso che intendi tu, Daniele. Se essere scritto in modo cinematografico vuol dire essere in grado di coinvolgere il lettore a tal punto da fargli “vedere” le scene che sta leggendo, proprio come se stesse guardando un film, allora la considero una caratteristica imprescindibile. Ma vado oltre, un buon romanzo deve anche essere in grado di suscitare forti emozioni, deve creare pathos, altrimenti tutto si riduce a una mera e fredda descrizione dei fatti nel loro perfetto ordine cronologico. Ma questo è il mestiere del giornalista, non certo dello scrittore, è la differenza che c’è, ad esempio, tra Wilbur Smith e Stephen King, di cui ho parlato altre volte nei miei commenti. Smith scrive bene ma non è in grado di emozionare il lettore, la sua scrittura è arida, gelida, distaccata, asettica, mentre King ti porta direttamente dentro la storia, ti fa vivere le scene insieme ai personaggi, ti coinvolge fin dalle prime righe e quest’ultima peculiarità, per me che sono un maniaco degli incipit, è fondamentale. Ecco, questo significa essere uno scrittore di talento.

    • Daniele Imperi
      19 aprile 2016 alle 13:25 Rispondi

      Certo, oltre il dettaglio e l’abilità di creare scene e immagini nella mente del lettore deve creare anche emozioni.

  3. silvia
    19 aprile 2016 alle 09:25 Rispondi

    Io credo che la scrittura cinematografica sia proprio una delle caratteristiche di Stephen King. Non per niente sono stati tratti tantissimi film dai suoi libri. Sicuramente anche a causa del suo successo. Però devo dire che quasi sempre, vedendo un film tratto da un suo libro, mi ritrovo a dire “è proprio come me lo ero immaginato io”. Grandi registi, grandi attori, ma anche una predisposizione di queste opere per la trasposizione cinematografica.
    I vendicatori e Desperation sono nella mia libreria da quando furono pubblicati. Non li ho mai letti perché allora era iniziata la parabola discendente del mio interesse per Stephen King e soprattutto per quel genere. Però mi sa che una letturina potrei dargliela. :)

    • Daniele Imperi
      19 aprile 2016 alle 13:28 Rispondi

      Penso che i film siano nati grazie al successo dei libri e dell’autore. Finora ho letto un solo racconto da cui hanno tratto un film (Le ali della libertà), ma ho visto altri film tratti dai suoi romanzi. Ho anche io l’impressione che quei romanzi siano predisposti per il cinema.

  4. grilloz
    19 aprile 2016 alle 10:04 Rispondi

    L’idea della doppia copertina è geniale ;)
    Tempo fa lessi un romanzo di Herta Müller, anche in quel caso feci la stessa considerazione. Lei desscrive oggetti e particolari anche lontani dalla scena prinipale, sicuramente secondari, come se seguisse una telecamera immaginaria. In King non l’ho mai notato. Lui in on writing suggerisce di descrivere la scena coi primi quattro elementi che vengono in mente (ci ho provato, ma ammetto di non essere bravo come lui :D), magari qui fa lo stesso, ma spostando la “camera” di qua e di la?
    King dice di non farsi schemi o scalette, dice anche che quando l’ha fatto non è stato soddisfatto del risultato; probabilmente quel geniaccio tiene davvero tutto a mente ;)

    • Daniele Imperi
      19 aprile 2016 alle 13:29 Rispondi

      La telecamera immaginaria che spazia per la scena è una buona idea. Anche Bernard Cornwell dice che non fa schemi e scalette e che non sa mai come andrà a finire un capitolo. Boh, beati loro che ci riescono :D

      • grilloz
        19 aprile 2016 alle 14:15 Rispondi

        In questo me li immagino un po’ come quei maestri di scacchi che tengono a mente sei o sette partite contemporaneamente, io è tanto se riesco a pensare alla mossa successiva :D

  5. Tenar
    19 aprile 2016 alle 10:50 Rispondi

    Credo che King esageri sempre un po’ con le pagine e poi, dato che è King e vende comunque, nessun editor se la sente di proporre tagli più drastici (che qualche volta gioverebbero). Detto questo, c’è sempre tanto da imparare.

    • Daniele Imperi
      19 aprile 2016 alle 13:32 Rispondi

      Qualcuno disse che in America pagano per numero di parole. Se è vero, ecco spiegato perché si dilunga :P

  6. Juana
    19 aprile 2016 alle 10:08 Rispondi

    “qui si fatica a scrivere un romanzo solo e poi in giro c’è gente che ne pubblica 2 insieme”: autori come Stephen King vivono di quello. King aveva una mini-macchina da scrivere sul comodino, nell’epoca in cui tablet e portatili erano un’utopia, perche’ le idee gli venivano perfino di notte e si metteva a scriverle subito, senza perdere tempo. Se noialtri potessimo dedicare alla scrittura tutto il tempo che gli dedica lui, credo che molti di noi potrebbero tranquillamente sfornare un libro l’anno :)

    Ho avuto entrambi i libri sullo scaffale per anni. Dopo questa recensione credo mi decidero’ a leggerli. King resta uno dei miei autori preferiti, ma in altri casi (oltre a quelli che hai citato tu) e’ andato troppo per le lunghe. The Dome, ad esempio, per me non finiva mai. Anche li’ certe parti sono state descritte con minuzia maniacale, ma il risultato e’ stato rallentare eccessivamente l’andamento di una storia altrimenti ottima.

    • Daniele Imperi
      19 aprile 2016 alle 13:31 Rispondi

      Sul tempo la penso allo stesso modo. The Dome mi manca. Sono oltre 1000 pagine, ecco perché non finiva mai :)

  7. Barbara
    19 aprile 2016 alle 12:47 Rispondi

    Non ho mai letto nulla di King. Visti alcuni film. Sto terminando ora On Writing e lo sto parecchio rivalutando. Quasi quasi mi sta simpatico! :)
    Sapevo che aveva uno (o più?) pseudonimi, ma queste due pubblicazioni, con la copertina incrociata, gli stessi personaggi in situazioni diverse, sono una genialata. Anche se da qual che scrivi la genialata finisce lì e le storie hanno perso un po’ gusto.

    • Daniele Imperi
      19 aprile 2016 alle 13:33 Rispondi

      Credo siano più di 2 gli pseudonimi. Sto finendo Desperation, ritengo una genialata quello che ha fatto, però l’interesse cala un po’ dopo le prime 200 pagine.

  8. Roberto Mariotti
    19 aprile 2016 alle 13:20 Rispondi

    Mah, sinceramente devo dire che seppure avessi avuto una vaga idea di ritentare la lettura di King, penso che adesso la escluderei. Di sicuro di questi due titoli.
    Mi chiedo: se questi due libri fossero usciti con autore Luigi Pizzaballa, quanto avrebbero venduto?
    Penso nemmeno un centesimo.

    Sulla “scrittura cinematografica” sono un po’ scettico.
    Penso che con la lezione “show, don’t tell” molti autori contemporanei stiano decisamente esagerando.
    Se voglio un film vado al cinema, non compro un libro.
    Secondo me un romanzo trasmette qualcosa di fondamentalmente differente da un film.

    • Daniele Imperi
      19 aprile 2016 alle 13:35 Rispondi

      Se Luigi Pizzaballa fosse stato famoso come King quando ha pubblicato quei 2 romanzi, avrebbe venduto pure lui.
      Ma questi romanzi infatti trasmettono qualcosa in più del film, anche perché tutta l’introspezione dei personaggi, le loro riflessioni e paure non le vedi nel film, ma le senti e le leggi nel libro.

  9. Gianfranco
    19 aprile 2016 alle 16:02 Rispondi

    Non so se sono un caso clinico, ma a causa della mia scarsa memoria, la mia esperienza diretta coi romanzi di Stephen King è drammatica, almeno tre tentativi di romanzi diversi interrotti, incapace di procedere, ma mi è successo anche dopo la metà di Guerra e pace… Perdo completamente i personaggi per strada e dopo un po’ anche la trama va in fumo. I romanzi scritti in forma cinematografica non sono evidentemente il mio genere.

  10. Daniele Imperi
    19 aprile 2016 alle 16:05 Rispondi

    Questi 2 romanzi in effetti hanno parecchi personaggi, una ventina almeno I vendicatori – e alla fine anche io me ne sono perso qualcuno per strada – e un po’ meno Desperation.

  11. Federico
    19 aprile 2016 alle 16:06 Rispondi

    Non ho ancora letto nulla di King, leggo troppo spesso che è prolisso e con finali non all’altezza, questo non mi invoglia a iniziare i suoi volumi così corposi. L’unico suo romanzo che ho nella lista dei prossimi da leggere è l’atipico “La bambina che amava Tom Gordon”, fra l’altro molto corto rispetto agli standard dello scrittore.

    • Daniele Imperi
      19 aprile 2016 alle 16:11 Rispondi

      “La bambina che amava Tom Gordon” ce l’ho anche io, devo leggerlo più in là.
      Riguardo ai finali, non ricordo minimamente quello de I vendicatori, che ho finito 6 giorni fa…
      Mi farò un’idea più precisa di King dopo un bel po’ di romanzi letti.

  12. Chiara
    19 aprile 2016 alle 16:41 Rispondi

    Non ho mai letto questi romanzi, ma ho utilizzato spesso il concetto di “scrittura cinematografica”, seppur intendendolo con un significato diverso.
    Io non tendo a scrivere descrizioni eccessivamente minuziose, ma faccio spesso ricorso a dettagli visivi capaci di colpire il lettore e di essere ricordati. Vorrei che la scena comparisse davanti agli occhi del lettori, vivida. Vorrei che lui si sentisse calato in quel mondo e avesse l’idea di farne parte. Per farlo, mi rivolgo direttamente ai suoi occhi. Cerco però di usare meno parole possibili e di non rallentare la trama. Credo sia fondamentale, per una buona scrittura.

    • Daniele Imperi
      19 aprile 2016 alle 17:07 Rispondi

      Anche per me la scena deve essere ben vivida per il lettore, non sopporto chi scrive lasciando tutto alla fantasia di chi legge. Devo riuscire a figurarmi tutto senza perdere tempo.

  13. Nadia
    19 aprile 2016 alle 23:31 Rispondi

    Questi due libri di King mi mancano, quindi sorvolo, ma per quanto riguarda scrittori cinematografici, restando nel campo dei gialli,devo dire che Camilla Lackberg sia davvero sopraffina.
    Prima di leggere la Principessa di ghiaccio ho visto il film e a distanza di tempo preso in mano il libro. Ho provato i brividi, esattamente come davanti al video. Ha compiuto le due azioni, scritto e usato la scrittura cinematografica, rendendo omogeneo il suo lavoro. Per questo alcuni scrittori sono più commerciali di altri, se il cinema divulga il loro messaggio il successo è assicurato.

    • Daniele Imperi
      20 aprile 2016 alle 08:09 Rispondi

      Non ho letto la Lackberg. Non penso però che si tratti sempre di essere scrittori commerciali.

  14. Lisa Agosti
    22 aprile 2016 alle 06:28 Rispondi

    Non conoscevo l’alias di Stephen King, né questi due libri.
    Eviterò di leggerli perché penso che potrei non dormire per due mesi, l’horror non fa per me, però l’idea delle due copertine che formano un disegno unico è fantastica e anch’io, come te, avrei letto per primo quello con la prima metà dell’immagine.

    • Daniele Imperi
      22 aprile 2016 alle 08:36 Rispondi

      Sono horror, però non pensare che non riesci a dormire la notte :)

  15. Alessandro
    22 aprile 2016 alle 23:54 Rispondi

    Se esageri pef un motivo si può, come faccio io, se nei miei romanzi non asagerassi non potrei dimostrare la forza del protagonista e dei demoni che combatte la maggior parte

    • Daniele Imperi
      25 aprile 2016 alle 08:37 Rispondi

      Mah, dipende da come esageri. King ha esagerato nei dettagli, spesso avevo proprio la sensazione che volesse allungare il brodo.

  16. Alessandro
    26 aprile 2016 alle 08:52 Rispondi

    Pensavo nelle scene di combattimento o dove è necessario ho inteso male io scusa

  17. Valentina
    20 maggio 2016 alle 09:58 Rispondi

    Ciao Daniele, secondo me una scrittura cinematografica non è necessariamente ricca di dettagli. Secondo me il concetto è proprio quello che mentre leggiamo “ci sembra di vedere un film”, e questo non accade solo se ogni scena viene descritta minuziosamente. Per me questa è una scelta, o meglio una caratteristica dell’autore. Ci sono autori che scelgono pochi tratti essenziali di una scena, di una stanza o di un personaggio, e riescono a fartelo vedere comunque. Ammaniti per esempio, ha uno stile asciutto e sintetico, ma secondo me ti fa “vedere” molto bene quello che succede (non a caso dai suoi romanzi sono stati tratti diversi film). Tu lo hai mai letto?

    • Daniele Imperi
      20 maggio 2016 alle 10:14 Rispondi

      Ciao Valentina, non erano solo dettagli su ambiente e persone, ma dettagli sulle azioni, sugli eventi, i movimenti, ecc. Non ho mai letto Ammaniti, sono un po’ prevenuto con gli autori italiani moderni (ma lo avrai immaginato) :D

      • Valentina
        20 maggio 2016 alle 10:24 Rispondi

        No, davvero? Non lo avrei mai detto :D
        “Come dio comanda” io lo leggerei.

        • Daniele Imperi
          20 maggio 2016 alle 10:54 Rispondi

          Stai cercando di riempire la mia biblioteca? :D
          Appoggiato anche questo su Amazon…

          • Valentina
            20 maggio 2016 alle 11:29 Rispondi

            A parte che non ho capito perché la mia debba essere una libreria e la tua una biblioteca… :) Si, ci sto provando, ma non dirlo a nessuno ;)

            • Daniele Imperi
              20 maggio 2016 alle 11:59 Rispondi

              Io ho superato i 1900 libri cartacei, tu a quanto stai? :D

  18. Valentina
    20 maggio 2016 alle 12:07 Rispondi

    Mi arrendo subito. Diciamo allora che la mia a confronto è una piccola, minuscola, arida scaffalatura :D

    • Daniele Imperi
      20 maggio 2016 alle 12:12 Rispondi

      Immaginavo e non volevo parlare io di scaffale, non mi sembrava carino :D

      • Valentina
        20 maggio 2016 alle 12:16 Rispondi

        E così hai ben pensato di farmelo dichiarare da sola perché la confessione spontanea pare sempre meno brutta :D Bravo :D

      • Federico
        20 maggio 2016 alle 12:18 Rispondi

        Cos’hai contro le scaffalature? Io ho uno scaffale quadridimensionale che contiene decisamente di più della tua misera biblioteca :D

        • Daniele Imperi
          20 maggio 2016 alle 12:33 Rispondi

          Allora devo crearmi una biblioteca quadridimensionale :D

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