Scrivere è comunicare

Il blog per scrittori, blogger e copywriter

7 cose che odiano gli scrittori

Scrittura ko
Se decidiamo di pubblicare qualcosa, sia un ebook in self-publishing sia un romanzo con un editore sia un semplice racconto nel blog, dobbiamo accettarne tutte le conseguenze. Perché ci saranno delle conseguenze, ce lo ha detto Newton tanti anni fa: se compiamo unʼazione, si scatenerà poi una reazione uguale e contraria.

Oggi ho voluto parlare di queste conseguenze, sette per la precisione, almeno quelle che mi sono venute in mente, alcune delle quali vissute in prima persona, altre conosciute da esperienze altrui.

1 – Storia non capita

Credo che uno dei fastidi peggiori per uno scrittore sia sentirsi dire “non ho capito la tua storia”. A me è capitato, come è successo di dire al buon Salvatore di non aver capito bene il suo racconto 12 ore prima. Per fortuna non lʼha presa male.

Non ricordo in quale occasione qualcuno ha detto a me una cosa del genere, però in un racconto del blog una lettrice non capì un passaggio e a me sembrò davvero strano, perché lo vedevo chiarissimo.

Leggendo, mi è successo di non capire un romanzo. Ho abbandonato Guida galattica per autostoppisti perché mi annoiava e non capivo di che parlasse. Può essere “cult” quanto vi pare, ma per me non esistono scrittori intoccabili. Ho letto Il lupo della steppa di Hesse: mi ha annoiato e non ho capito quella storia.

Questi sono colossi della scrittura, ma noi dobbiamo parlare di scrittori emergenti. Se stronco una storia di Lansdale, Lansdale continua a vendere. Se uno o più lettori stronca un nostro romanzo, sono problemi.

Come far capire al lettore la nostra storia?

Finché parliamo di brevi racconti che pubblichiamo nel blog, possiamo limitarci a una veloce revisione, perché i tempi di pubblicazione sono veloci. Non credo che qualcuno paghi un editor per pubblicare gratis un racconto breve nel proprio blog. Sarebbe pazzesco e inutile.

Ma se pubblichiamo un ebook a pagamento o tramite un editore, allora è diverso. In quel caso, almeno, cʼè un editor e si spera che il lettore capisca la storia. Credo siano rari i casi in cui un lettore non abbia apprezzato e capito libri come Guida galattica per autostoppisti e Il lupo della steppa. In quei casi è solo un problema del lettore, non dellʼautore.

Se qualcuno trova problemi a seguire il nostro racconto nel blog, allora cʼè qualcosa che non va. Se abbiamo scritto di getto, può essere normale, perché non abbiamo sotto controllo la trama.

È importante mettersi dalla parte del lettore e non ragionare come gli autori della storia. Per noi che scriviamo è tutto chiaro, ma non è detto che lo sia per il lettore. Riuscire a creare un distacco fra noi e la storia che abbiamo scritto non è certo facile, ma è lʼunica strada da percorrere.

2 – Rifiuti dallʼeditore

Quando non ho ricevuto risposte da alcuni editori a cui avevo chiesto di poter inviare il mio manoscritto, non lʼho presa certo bene, ma neanche troppo male, a dire la verità. Purtroppo non tutte le case editrici dedicano una pagina allʼinvio dei manoscritti, quindi lʼunica cosa che può fare un autore, secondo me, è chiedere il permesso.

In altri due casi, invece, un altro editore rifiutò la mia idea – non accettava opere già scritte, ma valutava solo proposte. Pazienza. Non me ne sono fatto un problema, forse perché non avevo ancora scritto nulla, ma speso poco tempo per sviluppare le mie idee.

Differente il caso dellʼeditore che prima ha scelto di pubblicarmi e poi ci ha ripensato. Ma in quel caso cʼè stato solo un profondo fastidio per essere incappato in gente che non sa lavorare. Pazienza, ancora.

Il rifiuto dellʼeditore va gestito. Come? Semplice, fa parte del gioco. Se pensi di non sopportare un rifiuto, allora scegli il self-publishing.

Come farsi pubblicare da una casa editrice?

Bella domanda. Finora ho solo 5 brevissimi racconti pubblicati, 4 in antologie e uno in una rivista. Non so come rispondere, quindi. Farsi pubblicare, però, non è impossibile, visto che molti ci riescono.

Intanto dobbiamo imparare a scegliere lʼeditore per la nostra opera, cosa che non è certo facile né immediata. Ma prima di tutto dobbiamo scrivere un libro degno di essere pubblicato, cosa ancora più complicata.

3 – Recensioni negative

Oggi il web parla, se qualcuno non lʼha ancora capito. Questo significa che anche i nostri lettori parleranno, sia nei loro blog, sia sui social media che frequentano, sia nei forum letterari, sia nelle librerie online in cui hanno acquistato il nostro libro o ebook.

Il terrore di ricevere una recensione negativa è sempre dietro lʼangolo. Ma anche in questo caso fa parte del gioco, no? Certo, come ho detto prima, se a riceverla è un Ken Follett, le sue vendite non subiranno cali, ma se a riceverla è un Daniele Imperi qualunque, allora questo signore deve cominciare a preoccuparsi.

Come reagire alle recensioni negative?

Altra bella domanda. Intanto io farei una grande divisione allʼinterno delle recensioni:

  1. i commenti negativi e non costruttivi
  2. le recensioni propriamente dette

Qual è la differenza?

Nel primo caso possiamo leggere frasi come “Non comprate questo libro fa schifo”, scritto proprio così, assenza di punteggiatura “compresa”. Oppure (recensione reale):

Ho trovato questo libro debole e pretestuoso. Il primo parte da una idea originale e divertente,non credo che gli altri valgano lo sforzo di leggerli

È una recensione, secondo voi? No, è solo un giudizio e neanche costruttivo. E scritto da uno che non conosce la punteggiatura. È unʼopinione, sacrosanta quanto volete, ma è unʼopinione.

Nel secondo caso, invece, cʼè un lettore che dimostra i punti deboli del libro. Leggere qualcosa come “lʼautore non ha fatto altro che rimaneggiare i post del suo blog” a me lascia un percezione precisa, che mi fa desistere dallʼacquisto del libro.

Come reagire alle recensioni negative?

Imparando a distinguerle dai commenti frettolosi, che a me non influenzano minimamente. Io farei anche unʼaltra cosa: raggrupperei tutte quelle recensioni per contestarle o avallarle in un post. Che ve ne pare?

4 – Segnalazioni di errori grammaticali

Ricordo la reazione di una scrittrice quando le furono segnalati errori di grammatica nel suo romanzo: per lei non erano importanti e sottolineava lʼimportanza della storia e anche dei “tre blocchi” allʼinterno. Non so cosa siano questi tre blocchi, ma prometto, appena lo scoprirò, di parlarne nel blog.

Fra gli autori autoprodotti cʼè gran profusione di errori grammaticali, specialmente se prendono e pubblicano senza neanche rileggere o affidarsi a un editor. Un ripasso delle regole di grammatica fa bene, ma molti autori si sentono esonerati dal rispettarle.

Come evitare queste segnalazioni?

Armandosi di un minimo di umiltà. Io non sono una persona umile, anzi tuttʼaltro, ma riconosco parecchi errori quando li commetto. Ci sono però errori ed errori, ci sono cioè quelli che nessuno dovrebbe commettere, perché tutti abbiamo frequentato e superato le scuole elementari, e altri più difficili da scovare.

Per i primi serve molta umiltà, purtroppo. Se fai certi errori, scrivere non fa per te, almeno finché non avrai riconosciuto quegli errori e imparato a non farli. Negli altri casi esistono gli editor e tanto, tanto esercizio di scrittura.

5 – Scarse vendite dellʼebook

Uno scrittore vuole vendere, anche se sostiene di scrivere per passione. Pubblicare un ebook, specialmente in self-publishing, e non registrare vendite ci lascia con parecchio amaro in bocca.

Certo, non diventiamo ricchi né benestanti né tanto meno arrotondiamo lo stipendio vendendo storie in ebook, ma venderle ci farà senzʼaltro bene, soprattutto alzerà il livello dellʼautostima e ci renderà più propensi a continuare sulla strada della scrittura e della pubblicazione.

Come vendere più ebook?

Ogni tanto qualcuno mi scrive dicendomi che ha pubblicato il suo ebook, ma nessuno lo compra. Una o due copie e poi silenzio totale. Ho parlato tempo fa di vari modi per incentivare la vendita di un ebook, che non garantiscono il primo posto nelle classifiche mondiali, ma migliorano di certo una situazione di stallo.

Ci sono scrittori che dovrebbero imparare a promuovere gli ebook che pubblicano attraverso una buona strategia, ma preferiscono caricare il loro romanzo su Amazon e poi aspettare la manna da cielo. Mi dispiace deludervi, ma dal cielo cadono solo pioggia, grandine, neve e cacca di piccione.

Per vendere più ebook bisogna imparare a vendere, conoscere varie tecniche di marketing, diventare imprenditori o affidarsi a professionisti della vendita. Non ci sono alternative, se scegliete il self-publishing.

6 – Poco seguito sul blog

Se sei uno scrittore e hai un blog, vuoi avere lettori, perché quei lettori potrebbero diventarlo anche delle tue opere. In fondo, è uno dei motivi per cui si apre un blog: raggiungere quella che viene chiamata vendita indiretta.

Ha senso avere un blog e nessun lettore? Poche visite e nessun commento ci lasciano un poʼ di sconforto dentro, è naturale.

Come avere seguito nel blog?

Non è difficile ottenere traffico e lettori nel blog, ma neanche così facile. Tutto parte dalla volontà dello scrittore-blogger di creare un ambiente virtuale frequentabile. Vuoi fare il professore? Allora è meglio lasciar perdere il blogging. Vuoi parlare coi tuoi lettori? Ecco che il blogging fa per te.

Un autore deve prima di tutto imparare a creare contenuti per il blog, perché scrivere un romanzo è un lavoro differente dallo scrivere per il web. Ci sono scrittori che sanno tenere un blog e altri che continuano a incassare sconfitte.

7 – Poco seguito sui social media

Il discorso è simile a quanto visto per i blog. Bisogna prima di tutto dire che oggi è fondamentale per uno scrittore essere visibile e questo comporta un lavoro da parte dello scrittore, oltre a una precisa forma mentis.

Lamentarsi dello scarso seguito su tutti i social media è infantile. Online la comunicazione è cambiata rispetto a tanti anni fa e continua a cambiare. O stai al passo coi tempi o non avrai risultati.

Ma è davvero utile essere presente sui social media per vendere più libri? Presto spero di poter pubblicare una multi-intervista al riguardo. Prima ricordate che, come i blog, i social media rappresentano vendite indirette.

Come avere seguito nei social media?

Prima io mi pongo unʼaltra domanda: che fai sui social? Sai gestire la promozione di un libro sui profili sociali che hai? Perché tutto dipende da questo. Andare allo sbaraglio è il modo peggiore di procedere.

Da quando sono nati i social media e hanno iniziato a diffondersi come la peste, è nato il cosiddetto social media marketing. Che lo accettiate o meno non fa alcuna differenza: il mondo va avanti lo stesso, anche senza di voi.

Social media marketing non significa proporre il vostro ebook a tutti i contatti che avete. Quello si chiama rompere le scatole e è unʼaltra cosa.

Facebook e Twitter sono piazze piene di gente. Entrereste in una piazza fermando tutti quelli che incontrate per proporgli di comprare il vostro libro? Mi auguro di no.

Che cosa odiate come scrittori?

Dopo aver pubblicato una storia qual è stata la cosa peggiore che vi è capitata? E come avete reagito?

42 Commenti

  1. LiveALive
    25 febbraio 2015 alle 07:40 Rispondi

    Arrivare in prima posizione su Amazon è più facile di quanto si pensi: con un po’ di impegno e di amici che aiutino con la pubblicità possono farcela tutti. Lo dico perché ho amici che mi mostrano sempre come bastino 2-3 vendite per schizzare dalla posizione 9000 alla posizione 9 XD

    Il punto che mi interessa è quello delle recensioni negative. Quelli che se la prendono per certe recensioni (comprensibilissimo: ci si identifica con il recensito, e così lo stroncatore finisce sempre per sembrare antipatico XD) se fai una recensione argomentata rispondono “se il libro non ti piace perché l’hai letto fino in fondo?”, se fai un commento sommario rispondono “guarda, non sei neppure riuscito a leggere il libro fino in fondo, non puoi parlare”. Ne consegue che semplicemente non puoi fare recensioni negative, tanto che alcuni anni fa una nota giornalista, conduttrice radiofonica e scrittrice italiana il cui nome non vorrei ricordarmi (ma purtroppo lo ricordo) aveva scritto un post in cui diceva che non avrebbe mai dato un voto negativo (e di non usare mai un tono aspro o ironico, di non dire mai che un grande autore ha “sbagliato”, non fare mai esempi di come il recensore avrebbe preferito la cosa in quanto privo di autorità, eccetera). Guarda un po’, la scorsa settimana ha scritto un nuovo post in cui difendeva il diritto di stroncare e di dire che un libro “fa schifo”. Mah!
    …io credo che se uno da quello che ha fatto ed è sicuro della legittimità di tutte le sue scelte (formali, contenutistiche, strutturali, stilistiche, argomentative…), allora nessuna recensione negativa può ferirlo davvero a fondo. Certo, la recensione positiva continua a piacere, e la negativa non proprio; ma comunque la reazione davanti alla negativa non è più “ah! Sono un fallito! Non so scrivere! Devo uccidere questo recensore!”, quanto “questo recensore non ha apprezzato perché ha puntato gli occhi nel punto sbagliato”, oppure “questo recensore da troppa importanza a peccati veniali”, o ancora “questo recensore non ha capito i motivi delle mie scelte”, e di sicuro non cela si prende.

    • Daniele Imperi
      25 febbraio 2015 alle 13:05 Rispondi

      Molti autori scambiano una recensione negativa per un attacco personale.
      Questo recensore, però, potrebbe aver trovato errori grammaticali e lì c’è poco da fare.

  2. Salvatore
    25 febbraio 2015 alle 08:22 Rispondi

    Per prima cosa, grazie per avermi dato del colosso. Certo, affiancarmi a Douglas Adams, o a Hermann Hesse potrebbe sembrare in prima battuta un tantino esagerato, ma ammetto che ci può stare… :P
    Guida galattica non l’ho capita neppure io. Come vedi anche i migliori possono essere incompresi.
    Tempo fa, all’inizio, me la prendevo a morte. Coltello fra i denti, correvo a controbattere ogni critica. Oggi, invece, sono più rilassato, più sicuro di me e, anche se può capitare di non essere capiti o apprezzati, alla fine chi commenta ha speso il suo tempo per leggerti e si è sentito stimolato al punto tale da lasciare un proprio pensiero. Non è poco.
    Io apprezzo le critiche, non gli insulti o le stupidate, ma le critiche. Aggiungono qualcosa alla mio opera. Anche il semplice: “Non ho capito la trama”, può essere uno stimolo ad approfondire e rivedere. Io non credo sia una bocciatura. Se lo fosse, non leggeresti fino in fondo e, men che mai, troveresti pure il tempo di commentare. È comunque un segno di apprezzamento. Come dire: “Mi piaci, a tal punto che se tu ci avessi messo un po’ più d’impegno non dovrei stare qui a criticarti, c****!”. Una cosa del genere, insomma. ;)

    • Daniele Imperi
      25 febbraio 2015 alle 13:07 Rispondi

      Non ti ho dato del colosso, ma del buono :D
      Concordo sul tempo speso per leggere. Bisogna apprezzarlo. Hai ragione anche su quel tipo di critica negativa: non capire una storia non significa che la storia sia stata scritta male o lo scrittore non valga nulla.

  3. Banshee Miller
    25 febbraio 2015 alle 08:55 Rispondi

    La faccenda delle recensioni è la più spinosa. Come dici tu, ogni opinione è sacrosanta e ognuno recensisce quello che vuole e come vuole. Tuttavia, un lettore che “scagazza” , scusa l’espressione, due righe addosso a un autore indipendente, emergente, che prova a farsi conoscere, affossando l’opera cine una frasetta superficiale perché non ha capito una mazza, no, non va bene. Ho letto alcune cose proprio scarse, ma non mi sono sognato di recensirle. Credo che una linea possibile da seguire sarebbe: più recensioni per autori sconosciuti meno per i famosi, recensioni positive, medie, o anche negative ma ragionate e sensate per gli sconosciuti, carta bianca per gli altri.

    • Daniele Imperi
      25 febbraio 2015 alle 13:09 Rispondi

      Una frasetta non è una recensione e lascia il tempo che trova. Perché non hai voluto recensire quelle opere che hai trovato scarse?

      • Banshee Miller
        25 febbraio 2015 alle 13:23 Rispondi

        Perché, sto parlando di opere in self o di autori emergenti/sconosciuti, non mi andava di lasciare una recensione brutta, magari la prima, così da danneggiare l’autore. Ferma però! In qualche caso ho lasciato anche recensioni negative, quando perlomeno l’opera consentiva un commento ragionato, dove mettere in mostra magari anche qualche eventuale pregio.Se uno scrive una porcheria allucinante e io ci casco, leggendola, lascio perdere. Faccio lo stesso con un’opera che non mi entusiasma e mi lascia indifferente, forse perché non mi va di perder tempo a scrivere anche solo poche righe senza stimolo.
        Vero, comunque, bisognerebbe distinguere tra recensione e commento/giudizio. Ormai Amazon ha modificato il linguaggio e son diventate recensioni due righe piene di puntini e punti esclamativi.

        • Daniele Imperi
          25 febbraio 2015 alle 13:42 Rispondi

          Sì, senza stimolo non scriverei neanche io. Non so come mi comporterei se non ci fosse nessuna recensione. Se però trovassi errori gravissimi, allora mi dispiace, ma emergente o self li segnalo.

  4. Serena
    25 febbraio 2015 alle 09:15 Rispondi

    Che cosa mi ha dato più fastidio? Una volta una tizia si mise a farmi l’editing dettagliato di una storia multicapitolo, iniziando dal primo. Piccolo particolare: l’editing non era richiesto. La prima volta la ringraziai, la seconda anche, la terza le dissi “guarda, sono convinta che questa cosa sia perfettibile ma resterà così perché al momento non ho tempo di lavorarci”, la quarta mi stroncò un capitolo brutalmente e cominciai a irritarmi, ripetendole che non avevo richiesto i suoi “servizi”. La sesta volta l’ho segnalata all’amministrazione del sito dove pubblicavo ed è stata bannata. Era una che offriva servizi di editing a pagamento e, deduco, aveva scelto la mia storia, piuttosto seguita, per promuoversi. Non mi va di essere usata, in nessun modo. Non mi ricordo altro di particolarmente fastidioso: alcune recensioni negative mi hanno fatto sorridere, perché ad esempio mi segnalavano errori inesistenti o perché quel certo personaggio doveva essere più… come voleva il lettore, non come l’avevo creato io. Invece arrossii di vergogna quando una persona competente mi segnalò un clamoroso salto di punto di vista, di cui io non mi ero accorta. Mi venne il mal di stomaco, giuro, mi sentii parecchio cretina.
    Sai una cosa che non c’entra un fico secco? Leggendo il post mi è venuto in mente che da grande voglio fare la narratrice, non la scrittrice. Mi piace di più. Io amo le storie, in tutte le salse, anche quelle cinematografiche; che poi io legga e scriva è secondario. Quel tuo “che cosa dà fastidio agli scrittori” mi ha smosso qualcosa. Boh.
    Ok, oggi sono sconclusionata.
    Ciao Daniele, buona giornata :-)

    • Daniele Imperi
      25 febbraio 2015 alle 13:14 Rispondi

      Anche a me è successo di “subire” un editing qualche volta. C’è chi commenta così.
      Se poi c’è un secondo fine, allora è abbastanza meschina come pratica.
      Una volta uno mi riscrisse alcune frasi. Non erano sbagliate, ma a lui suonavano meglio in un altro modo. Le aveva solo riscritte, senza aggiungerne le motivazioni. Gli ho fatto presente che non aveva senso per me una riscrittura del genere e non la prese bene. Altri mi diedero ragione.
      Il salto del punto di vista è facile che scappi.
      Poi magari ci spieghi che intendi per narratrice :)
      Buona giornata a te.

    • LiveALive
      25 febbraio 2015 alle 13:35 Rispondi

      Anche io, nei forum almeno, commento con editing lineare. Qualsiasi altro tipo di commento mi pare insufficiente, a prescindere dal fatto che poi l’autore intenda rimaneggiare la cosa o meno.

      • Daniele Imperi
        25 febbraio 2015 alle 13:43 Rispondi

        Nei forum non mi aveva dato fastidio e lo facevo anche io, erano gare letterarie e ci stava. Ma riscrivere dei pezzi corretti non ha senso.

  5. Ferruccio
    25 febbraio 2015 alle 09:51 Rispondi

    1 – 3 – 4
    Sono quelle che più mi fanno imbestialire
    La prima e la terza le ritengo consequenziali. Mi è capitato di leggere delle brutte recensioni che mi hanno fatto pensare a una storia non capita. Non credo che però la colpa sia stata mia ed è questo che mi ha fatto inbestialire.

    Con gli errori me la prendo solo con me stesso

    • Daniele Imperi
      25 febbraio 2015 alle 13:16 Rispondi

      Se non capisci la storia, non ne parlerai bene. Però dovrebbe essere specificato nella recensione.

  6. Chiara
    25 febbraio 2015 alle 11:04 Rispondi

    Leggendo il punto 4 mi viene da ridere: ricordo perfettamente la diatriba. Anche io ne avevo parlato sul blog. Si era creato un duello calcistico (pensa ai cognomi dei due contendenti) non da poco! :)
    In tal caso, credo che gli errori più difficili da scovare siano quelli legati all’influenza del parlato. Io, ad esempio, a volte mi lascio fagocitare dal participio passato aggettivato. Sono frequenti soprattutto nella scrittura di getto.

    Io ho un discreto seguito su Google+ e twitter, meno su facebook. La fanpage ha 6900 fans perché ho cambiato nome ad una vecchia pagina, però sono poco partecipi, forse proprio per il motivo di cui sopra. Mi piacerebbe aumentare l’interazione, ma ho poco tempo da dedicarci. Quindi per ora la tengo così e non me la prendo nemmeno più di tanto.

    • Daniele Imperi
      25 febbraio 2015 alle 13:19 Rispondi

      Ma tu hai capito che diavolo sono quei 3 blocchi? Sul duello calcistico hai ragione :D
      Il participio passato aggettivato non lo sopporto proprio, te lo dico subito. Ma in un dialogo sta bene.
      Per renderli partecipi sulla fanpage devi stimolarli. Se ti limiti a condividere i tuoi post, saranno sempre poco partecipi. Ma ovvio ci vuole tempo e anche un piano editoriale.

      • Chiara
        25 febbraio 2015 alle 16:41 Rispondi

        Ci penserò, per fortuna non ho alcuna fretta dal momento che il romanzo sarà finito fra moooltooo tempo.

        I tre blocchi credo siano i tre atti de “il viaggio dell’eroe”. In ogni caso rappresentano delle linee guida, non certo un diktat.. e soprattutto non si chiamano così :D

        • Daniele Imperi
          25 febbraio 2015 alle 16:58 Rispondi

          Ah, il viaggio dell’eroe! Meno male, pensavo di essere così ignorante da non sapere che fossero quei cacchio di blocchi :D

  7. Marina
    25 febbraio 2015 alle 11:31 Rispondi

    Sai qual è la prima cosa che ho pensato, quando ho deciso di mettermi in gioco con il mio romanzo? “Oddio, adesso sarò esposta a qualunque tipo di giudizio della gente”, perché comunque i gusti sono soggettivi, le reazioni diverse, il lettore può cercare alcune cose ed allontanarsi da altre. Ma mi sono rassegnata all’idea che questo è nei fatti: se scrivi qualcosa che vuoi venga letto, devi accettare ogni conseguenza. Ahimè, sono una persona insicura, lo ammetto, dunque ogni critica mi mette un po’ in crisi, ma sto migliorando le mie prestazioni e comincio a riconoscere che una critica ben fatta, non distruttiva né fine a se stessa, mi è senz’altro utile per gestire al meglio le debolezze in campo narrativo.
    Ho imparato ad accettare le critiche costruttive, ma ancora non mi rassegno a quelle che nascono da un pregiudizio o dalla superficialità di chi ritiene che l’esordiente, per definizione, non possa scrivere ottime cose. Una volta ho contattato una Casa Editrice che mi ha detto, anche con una certa sufficienza, che non si occupavano di “autori emergenti”. Quel tono e quella risposta mi hanno infastidito non poco, perché ho pensato “ma da quale porta deve passare l’esordiente per superare questo suo status, se non da quella di chi, facendo questo mestiere, non si mette in gioco per scoprire nuovi talenti?” La possibilità che il romanzo non piaccia o non valga c’è sempre, per carità, ma dammi l’occasione di provare il contrario!
    Quando leggo qualcosa che non mi piace, non uso mai l’aggettivo “brutto”, provo a motivare la mia critica, argomentando la mia opinione: per questo mi piace molto recensire. Mi piacerebbe ricevere lo stesso trattamento, in veste di scrittrice.
    Sto sperimentando solo negli ultimi tempi la forza del blog (su altri, non ancora sul mio) e sto capendo in che direzione muovermi; i social lasciano sempre il tempo che trovano: ho fatto vari esperimenti, ma il risultato (in termini di vendite del romanzo) è sempre inversamente proporzionale alle energie impiegate!
    Non demordo, provo ad esportare la mia passione per la scrittura…e ad essere ottimista!

    • Daniele Imperi
      25 febbraio 2015 alle 13:23 Rispondi

      Se pubblichi, devi per forza accettarne le conseguenze.
      Quelle risposte danno fastidio anche a me, in alcuni siti di editori c’è scritto che non pubblicano esordienti e a me sembra una stupidaggine.
      Neanche io uso parole come brutto o bello, che non significano nulla. Certo, posso dire “la storia è molto bella”, ma poi parlo delle motivazioni. Oppure “la storia non mi è piaciuta perché non è il mio genere”.

  8. animadicarta
    25 febbraio 2015 alle 12:33 Rispondi

    Il primo punto è quello che odio di più e che mi fa più paura, insieme a quello di essere fraintesa.
    Un’altra cosa che mi dà fastidio sono le recensioni non motivate, poco chiare, magari risultato proprio del fatto che il libro non è stato capito o di una valutazione superficiale. Questo genere di commenti o recensioni mi danno fastidio anche quando li leggo a proposito di libri che non mi riguardano, soprattutto se pieni di errori grammaticali e osservazioni stupide.
    L’idea di fare un post per contestarli, però, non la trovo buona. Credo che in questi casi un autore non dovrebbe mai giustificarsi o ribattere, non credo ci farebbe una bella figura.

    • Daniele Imperi
      25 febbraio 2015 alle 13:26 Rispondi

      Sì, il primo punto è terribile. Sul post per ribattere non sono del tutto d’accordo nemmeno io. Pensavo potesse essere una buona idea, ma rischi di fare brutta figura, come dici.

  9. Roberto Mariotti
    25 febbraio 2015 alle 12:36 Rispondi

    Pochissime cose mi danno veramente fastidio.
    Sono riuscito a prendere bonariamente anche critiche poco centrate, addirittura una critica puntigliosissima su inezie fatta da un tipo che mi segnalava che queste minuzie (lo erano anche nell’opinione del tizio) avevano “purtroppo” rovinato la lettura del mio brano, perché non era riuscito a finirlo a causa di questi “errori”. Ma un paio erano effettivamente errori, quindi ho accettato anche questo.
    Poi sono andato a leggere un suo pezzo e ci trovato (indovina?) errori parecchio più gravi; ma glielo ho segnalati senza alcun intento di rivalsa.

    Una sola cosa mi fa veramente andare in bestia: quando l’autore di un racconto che è stato pubblicato con l’apertura ai commenti altrui cancella un mio commento in qualche modo non in linea con il suo interesse.
    Tra l’altro, sottolineo, io non scrivo MAI, per scelta, vere e proprie stroncature. Se un brano fa veramente pena lo ignoro completamente; solo se è in qualche modo interessante ma migliorabile, a mia opinione, allora lo commento segnalando le cose che correggerei.
    Quindi che qualcuno cancelli ciò che ho scritto… no, non lo sopporto proprio.

    • Daniele Imperi
      25 febbraio 2015 alle 13:39 Rispondi

      La censura sui commenti in disaccordo con l’autore è una prassi che c’è sempre stata. Chi non accetta critiche non è abbastanza maturo.

    • LiveALive
      25 febbraio 2015 alle 20:33 Rispondi

      Un buon editor non è necessariamente un bravo scrittore. Sono mestieri diversi che richiedono schemi di ragionamento diversi e, secondo alcuni, addirittura incompatibili. Pure io commetto errori che nei testi altrui segnalerei: è più facile capire il vero effetto di un testo non proprio. E insomma non c’è da stupirsi se nel pezzo di chi ti fa una critica trovi errori ancora più gravi: non vuole necessariamente dire che sia incompetente nel recensore gli altri (a meno che non fossero proprio cose basilari…).
      …io parlo di editor, tu di un tipo che ha segnalato qualche errore ipoteticamente senza competenza “professionale”. Ma credo che il discorso sia lo stesso, ecco.

  10. Giordana
    25 febbraio 2015 alle 14:15 Rispondi

    Daniele, si tratta bene o male di ipotesi di cui l’autore è il solo responsabile, quindi non credo che dovrebbe provare fastidio, al limite senso d’inadeguatezza e giusto desiderio di migliorarsi :)

    • Daniele Imperi
      25 febbraio 2015 alle 14:50 Rispondi

      È vero, sono tutte cose di cui l’autore è causa. A me non danno fastidio, però leggendo qui e là ho visto che gli autori lamentano proprio questo. E per molti è chiaro che sia un fastidio.
      Il giusto desiderio di migliorarsi dovrebbe esserci, ma purtroppo non sempre c’è.

      • Giordana
        25 febbraio 2015 alle 20:13 Rispondi

        Un po’ di fastidio forse è fisiologico. Se esagerato (e rispondere alle recensioni negative per me lo è quasi sempre) secondo me sottolinea la poca maturità dell’autore. Al secondo libro passa, o almeno si spera ;)

  11. Tenar
    25 febbraio 2015 alle 14:26 Rispondi

    I tuoi sette punti sono aspetti con cui, chi più chi meno, dobbiamo imparare a convivere. Non mi è mai capitato che una mia storia non venisse capita o, almeno, nessuno me lo è mai venuto a dire.
    Gli altri punti fanno tutti più o meno parte della vita di un autore. I no degli editori sono quelli che mi danno più fastidio, sopratutto se prima c’era stato un sì. Mi è capitato e devo ammettere ricevere lo stop quando ormai sembrava proprio fatta mi ha fatto arrabbiare non poco.
    Quello che mi fa davvero arrabbiare “Io un autore italiano sconosciuto non lo leggo a prescindere”. Purtroppo è una frase che ho sentito spesso e che ho trovato di rara stupidità, anche perché detta sopratutto da italiani sconosciuti che scrivono.Italiche follie.

    • Daniele Imperi
      25 febbraio 2015 alle 14:52 Rispondi

      I ripensamenti dell’editore danno molto fastidio. Quella sugli autori italiani sconosciuti è una presa di posizione che non regge. Posso capire se parli di un genere o di particolari ambientazioni, ma non di nazionalità.

  12. Grazia Gironella
    25 febbraio 2015 alle 15:59 Rispondi

    Il timore delle recensioni negative dovrebbe essere un ottimo incentivo a non essere frettolosi e a utilizzare tutte le forme di feedback cui abbiamo accesso. E’ vero che non possiamo piacere a tutti, ma quello che viene scritto in rete resta, e anche quello che pubblichiamo resta! Possiamo diventare scrittori conosciuti e vederci arrivare il critico(ne) di turno che sbandiera ai quattro venti quanto faccia pena il nostro primo romanzo. A quel punto, se il romanzo in questione è soltanto meno maturo delle nostre opere successive, niente di strano; ma se fa veramente schifo, è pieno di errori grammaticali e refusi, ha la trama lineare di un tema delle elementari e i personaggi di cartone… beh, forse non saremo tanto contenti di avere pubblicato in fretta. Non servono solo cultura e capacità di scrivere, ma anche esperienza nella scrittura. Mi lamento perché la strada è lunga, ma sono convinta che questo sia anche un bene, oltre che una sorta di selezione naturale.

    • Daniele Imperi
      25 febbraio 2015 alle 16:23 Rispondi

      Vero, le recensioni dovrebbero servire anche a quello: a spaventare i frettolosi :)
      Quando ho capito che avevo poca esperienza nella scrittura, ho deciso di prendermela con calma.

  13. Marco
    25 febbraio 2015 alle 18:06 Rispondi

    L’ebook che ho pubblicato con la casa editrice 40K aveva raccolto una recensione negativa, ma l’ho aggiunta alla sezione che raggruppava tutte le recensioni relative all’opera. Se il parere non è offensivo, è giusto che il lettore, prima di acquistare, sappia a cosa va incontro. Per il resto, non ho avuto altre esperienze.

    • Daniele Imperi
      25 febbraio 2015 alle 18:56 Rispondi

      Hai fatto bene, tanto più che non era offensiva.

  14. Marianna Montenero
    25 febbraio 2015 alle 18:07 Rispondi

    Alle critiche, come alle “incomprensioni” della storia in oggetto, ci si fa il callo, ammesso che ci sia un numero di persone competenti e disinteressate che invece apprezzi il nostro lavoro. Tre semifinali del Torneo IoScrittore, mi hanno temprata da questo punto di vista. Scoprire di aver commesso scorrettezze grammaticali, dopo mille riletture, mi dà più fastidio. Rispetto a non vendere e-book, ti farò sapere presto, è un’esperienza cui mi sto approcciando ora.

    • Daniele Imperi
      25 febbraio 2015 alle 18:58 Rispondi

      Io invece mi sono temporato in due forum letterari, parteicpando a svariate gare di racconti, quindi ormai sono abituato anche io alle critiche.

  15. Lisa Agosti
    26 febbraio 2015 alle 04:55 Rispondi

    Non ho ancora esperienze personali da raccontare ma terrò a mente questi rischi e i consigli per affrontarli quando sarà il momento.
    Gli errori grammaticali sono il tallone d’Achille di tanti (troppi) e-book che ho letto ultimamente, anzi ne approfitto per chiedere delucidazioni su questo dubbio che mi ronza in testa da un po’, se non ti dispiace. Se io mando un manoscritto a una casa editrice e loro accettano di pubblicarlo, un editore correggerà il testo e insieme arriveremo a una versione definitiva del romanzo. A questo punto, il file che verrà stampato/pubblicato in digitale è quello che ho scritto io? O c’è qualcuno che lo riscrive/modifica? Il file usato per la versione cartacea e per quella digitale è lo stesso?
    Il dubbio nasce dal fatto che gli e-book sembrano avere più errori dei libri cartacei, e anche dal fatto che dopo tutte le riletture e revisioni da parte di più persone mi sembra incredibile trovare tante sviste, anche grosse, soprattutto nelle opere di autori emergenti.

    • Daniele Imperi
      26 febbraio 2015 alle 08:21 Rispondi

      Il vero editor non riscrive nulla di ciò che hai scritto tu. Ti dà consigli su come migliorare ciò che ritiene da migliorare. Ti propone modifiche, ma è l’autore che riscrive. Ho comunque in mente un’intervista multipla ad alcuni editor.
      Il testo del cartaceo e dell’ebook sono ovviamente gli stessi, perché dovrebbero variare?
      Neanche io mi spiego i tanti errori e sviste. Calcola che molti ebook sono stati realizzati con programmi che convertono il file Word in ebook. Se quel file conteneva errori, ne contiene poi anche l’ebook.

  16. Velia Rizzoli Benfenati
    26 febbraio 2015 alle 12:42 Rispondi

    Articolo molto interessante, di cui vi ringrazio moltissimo. Questo mi fa esprimere una domanda a cui non ho trovato risposta.
    La mia piccolissima storia (di cui non cito né nome né casa editrice perché non sono qui per farmi pubblicità), per ora, ha ricevuto una sola critica “negativa”. Inizialmente l’avevo considerata utile, poi mi hanno fatto notare che, l’autrice di suddetta critica, è una che giudica tutto negativamente a parte ciò che è legato a lei: Questo perché, così facendo, “abbassa il rating” della concorrenza. In tal caso come ci si comporta? Quella critica è ancora positiva o diventa solo un modo pedante di cercare il pelo nell’uovo?
    Grazie.

    • Daniele Imperi
      26 febbraio 2015 alle 12:50 Rispondi

      Ciao Velia, grazie e benvenuta. Una sola critica negativa non credo possa abbassare la valutazione di un’opera. Inoltre non puoi avere la certezza che sia stata scritta per quei motivi.

  17. Emanuele
    26 febbraio 2015 alle 19:42 Rispondi

    Ciao! Leggo il tuo blog ma è la prima volta che scrivo. Per quanto riguarda la questione dei “tre blocchi”, l’unica cosa che mi viene in mente è che la scrittrice in questione possa essersi riferita alla struttura in tre atti teorizzata da Aristotele nella Poetica.

    • Daniele Imperi
      27 febbraio 2015 alle 08:04 Rispondi

      Ciao Emanuele, benvenuto nel blog. Può essere come dici, quindi inizio, sviluppo e fine. Blocchi intesi allora come pezzi. Io all’inizio avevo capito intendesse qualcosa che bloccasse qualcuno e non capivo :)

Lasciami la tua opinione

Nome e email devono essere reali. Se usi un nickname, dall'email o dal sito si deve risalire al nome. Commenti anonimi non saranno approvati.