Scrivere è comunicare

Il blog per scrittori, blogger e copywriter

Scrittori innovativi

Superman

Avete mai considerato alcuni scrittori come pionieri della scrittura? Eppure, leggendo alcune opere, appare evidente che, inconsapevolmente o meno, quegli autori hanno voluto differenziarsi dalla massa. Hanno scritto qualcosa che proveniva direttamente da loro stessi, hanno rifiutato un’omologazione che li avrebbe costretti a produrre opere estranee al loro io.

Sono stati scrittori innovativi. Alcuni incompresi, altri no. Alcuni conosciuti, altri meno. Ma non è questo che conta. È ciò che hanno lasciato come eredità: loro stessi. Hanno scritto di ciò che sentivano, di ciò che li emozionava e li atterriva, di ciò in cui credevano e che li angosciava.

Differenziarsi

Vedo la maggior parte degli scrittori e dei lettori come un’infinita massa di pecore bianche, una ammassata all’altra, timide, desiderose di protezione e tranquillità, nessuna che osi staccarsi dal gruppo, nessuna che prenda l’iniziativa, nessuna che vesta di nero e urli la sua diversità, la sua voglia di creare qualcosa di nuovo, giusto o sbagliato che sia.

È più facile seguire una pista già aperta, collaudata, che aprirne una in mezzo ai rovi. È più facile seguire la scia di qualcun altro, essere il suo gregario, anziché muovere per primo e pedalare più forte e trascinare gli altri verso un traguardo che forse non c’è, che magari è solo nella nostra mente, nei nostri sogni.

Chi si differenzia, chi sceglie di non scrivere ciò che il mercato editoriale stabilisce, chi rifiuta regole e imposizioni, ha preferito l’innovazione, la strada più difficile e lunga, la strada che forse non lo porterà al successo, ma a una soddisfazione personale che vale più di mille recensioni e di versamenti bancari, vale più della considerazione della critica e di una top ten su Amazon.

È questo scrittore e non un altro che ha davvero compreso cosa significhi scrivere. E questo scrittore avrà conquistato una nicchia, un gruppo di lettori che ha voluto differenziarsi dalla massa e leggere lo scrittore: non le opere che ha scritto, ma proprio lui. Perché quello scrittore avrà scritto se stesso e il lettore lo leggerà, leggerà dentro di lui conoscendolo appieno.

Ho voluto selezionare quattro scrittori che, secondo me, sono stati innovativi. Hanno scritto ciò che altri non hanno provato a scrivere. E il motivo è semplice: hanno scritto ciò che avevano dentro. Hanno bendato i propri occhi e si sono lasciati guidare da ciò che sentivano di comunicare.

Una nuova forma dell’orrore

Edgar Allan Poe

Poeta maledetto, viene definito. Ma cosa significa? Un’etichetta come un’altra per parlare di un autore che ha voluto differenziarsi, che ha scritto opere che hanno fatto discutere, che ha inventato e reinventato generi, che ha scosso i lettori, che continua ad avere lettori.

Poe viene ricordato come il maestro dell’orrore, ma l’orrore di cui ha scritto è forse il peggiore che esista, perché proviene da dentro di noi. Poe ha voluto esternare le sue paure e i suoi terrori, ha voluto offrire ai lettori ciò che lo spaventava, mettendosi a nudo e abbassando le sue difese.

Un avanguardista incompreso

Guido Morselli

Uno scrittore non adatto ai suoi tempi, Morselli aveva uno stile suo particolare e scriveva storie che mi sento di affermare non appartengano a nessun genere né a nessuna categoria. Sono opere morselliane, forse possiamo coniare questo termine non tanto per forzare una categorizzazione, quanto per farle rientrare in uno spazio di loro diritto.

Morselli, lo scrittore mai pubblicato – in realtà prima del suicidio aveva due saggi usciti, di cui uno stampato a sue spese – ha dato vita a scritti riflessivi, chiari prodotti di ciò che dentro di lui avevano smosso le letture e gli studi effettuati. La sua scrittura, letta oggi anche a distanza di un secolo, appare quasi anacronistica, come se lo scrittore fosse riuscito a elaborare uno stile eternamente all’avanguardia.

Una fantasia fatta di follia

Walter Moers

Disegnatore, fumettista, scrittore, Moers si discosta dal fantasy germanico, creando un suo universo, il continente Zamonia dove tutto è possibile, popolato dalle più incredibili creature. Ciò che emerge leggendo i suoi romanzi è una fantasia lasciata libera, senza freni né inibizioni, senza legami anche, non appartenente a miti e leggende ma nata direttamente dai luoghi che l’autore ha creato.

Moers dà un volto pittoresco, satirico, al Fantastico. La sua Zamonia è in realtà Walter Moers stesso e i romanzi ambientati nel folle continente non sono altro che splendide avventure nel suo inconscio, nel suo animo, nel suo essere più profondo.

Un giornalista superiore

Virgilio Lilli

Nome sicuramente poco conosciuto, Lilli ha prodotto una serie di opere, tra cui forse quella più nota è Penna vagabonda, una raccolta di racconti di viaggio dal sapore giornalistico. Articoli in forma di racconto potrei definirli, scritti con uno stile e un tono che nulla hanno di sensazionalistico né di forzato.

Dai temi che ha trattato in quei racconti, e anche in quelli scritti durante la Seconda Guerra Mondiale come inviato (Prima linea), Virgilio Lilli era attento a particolari che ad altri sarebbero sfuggiti, come se avesse voluto raccontare l’uomo e il suo dramma attraverso i luoghi, gli oggetti, le situazioni a cui era legato.

Conclusione

Quattro esempi fra i tanti possibili. Trovatene altrettanti, o anche di più, e leggete le loro opere. Differenziatevi come lettori per differenziarvi poi come scrittori.

18 Commenti

  1. Massimo Vaj
    15 agosto 2013 alle 11:03 Rispondi

    Questa tua frase: “… nessuna che vesta di nero e urli la sua diversità, la sua voglia di creare qualcosa di nuovo, giusto o sbagliato che sia.” indica che tu dai più importanza al fatto che uno scritto costituisca una novità piuttosto che sia da considerare giusto o sbagliato. Senza voler indagare sui parametri che indicano verso quali valori tu sia in grado di riconoscere il bene o il male di un evento, mi accontenterò di farti notare che il nuovo o il vecchio non indicano qualità che possano superare i concetti ascrivibili al giusto o allo sbagliato, perché la verità è necessariamente superiore allo scorrere del tempo… costituendone la causa. Sempre la causa è superiore agli effetti che determina, perché li contiene in principio come possibilità in divenire. La qualità di uno scritto, o di uno scrivere, è data dai valori espressi e questi ultimi sono indicati dalla direzione delle intenzioni che hanno motivato lo scrivere. Direzione che è orientamento e, dunque, senso dato da questo scrivere. Se si volesse determinare la qualità di uno scrivere, nei confronti di altri modi espressivi della scrittura in funzione del tempo che indicherà il livello della novità rappresentata, si dovrebbe ipotizzare una scala gerarchica che sia esclusivamente correlata allo scorrere temporale, inteso come fosse una qualità che procede dal vecchio al nuovo, dando per acquisito che il nuovo sia meglio del vecchio, indipendentemente dagli altri valori connessi a quello scrivere; gerarchia che sarebbe arbitraria perché la Verità dei princìpi universali, che sono norma della realtà relativa, precede ogni altra manifestazione del vero che sarà a essi successiva.

    • Giuliana
      15 agosto 2013 alle 12:20 Rispondi

      … che, tradotto in italiano… ;)

    • Ben Apfel
      15 agosto 2013 alle 14:01 Rispondi

      Stando a quanto scrive dovremmo considerare Celine un pessimo scrittore.
      cordialmente dissento dalla sua pericolosa semplificazione.
      Saluti.

    • Daniele Imperi
      16 agosto 2013 alle 14:58 Rispondi

      Non intendevo valori negativi, anche se credo che ognuno abbia il diritto di scrivere ciò che vuole.

    • Daniele Imperi
      16 agosto 2013 alle 18:19 Rispondi

      Io sono per la totale libertà di scrittura. Parlavo comunque in generale, non intendendo la diffusione di valori negativi.

  2. PaGiuse
    15 agosto 2013 alle 11:03 Rispondi

    Buongiorno Daniele.
    Non so se possa definirsi atipico come scrittore, ma leggendo il tuo post mi è venuto in mente il libro “le Ceneri di Angela” di Frank McCourt, che non ricordo a chi ho prestato e probabilmente non tornerà più nei miei scaffali (sigh).
    Anche se il genere è di tipo autobiografico e quindi non tra i miei preferiti, quel libro mi è rimasto particolarmente impresso proprio per il modo in cui è stato scritto.
    Infatti il libro racconta la vita dell’autore, a partire dall’infanzia fino alla fase post adolescenziale, con conseguente evoluzione della scrittura.
    Si comincia con una scrittura semplice, che racconta i flussi dei pensieri tipici di un bambino, fino ad arrivare ad una scrittura più articolata e matura verso la fine del libro.
    Una tecnica di scrittura che a dire la verità, mi piacque molto all’epoca, perché davvero molto dinamica.
    Tutto qui.
    Buona giornata :)

    • Daniele Imperi
      16 agosto 2013 alle 15:31 Rispondi

      Ciao Giuseppe. Non conosco quell’autore, ma di sicuro ha creato qualcosa che si ricorda.

  3. Luigi Zizzari
    15 agosto 2013 alle 11:53 Rispondi

    Concordo solo in modo parziale. Personalmente non penso che differenziarsi debba implicare innovazione. Anche inseguire l’innovazione è una forma di conformismo. Essere se stessi come artista significa non obbedire ad alcun indirizzo esterno, ma solo a quello interno.
    Porsi il problema dell’innovazione, significa porre limiti alla propria libera creatività.

    • Daniele Imperi
      16 agosto 2013 alle 15:40 Rispondi

      Non credo che innovare significhi porsi dei limiti, anzi. L’artista creando produce qualcosa di nuovo e unico.

      • Lucia Donati
        22 agosto 2013 alle 16:49 Rispondi

        Sono d’accordo: superare i limiti.

  4. Glauco
    15 agosto 2013 alle 13:19 Rispondi

    Raymond Carver-Cattedrale?
    Manganelli-Centurie?
    Sul concetto di novità è tutto condivisibile, ma dal mio misero punto di vista sono per il libro scritto “col cuore”. Tal volta ho cercato di decifrare libri di noti scrittori (italiani spessissimo) la cui unica sensazione rimasta è stata quella di aver buttato i soldi…
    Credo che da qualche decennio in Italia l’arte venga un po’ travisata. Nella musica ad esempio assistiamo alla pubblicazione di prodotti tecnicamente ineccepibili ma tragicamente inacquistabili.

    • Daniele Imperi
      16 agosto 2013 alle 15:45 Rispondi

      Concordo che bisogna scrivere col cuore. Sulla musica italiana calo un velo pietoso ché non la sopporto :) Sugli scrittori nuovo italiani ho trovato poco materiale interessante.

  5. Cristiana Tumedei
    16 agosto 2013 alle 22:16 Rispondi

    Con questo post hai colto nel segno, Imperi. Hai voluto provocare e spingere a riflettere su una questione più ampia: l’appiattimento del panorama letterario di oggi.

    Strano che non tutti abbiano colto ;) Per quanto mi concerne, l’innovazione così intesa (come modalità di espressione, di scrittura, libera dalle logiche del mercato editoriale e dagli stereotipi) è assolutamente da promuovere.

    Chi punta su ciò che ha dentro vince. Magari non venderà milioni di copie, come dici tu. Forse non vedrà le sue opere pubblicate da una grande casa editrice. Di certo, però, avrà fatto l’unica cosa che la scrittura richiede: raccontare le proprie storie.

    E, se me lo consentite, qui apro una parentesi sulle questioni legate alla qualità dei testi. A parer mio è pericoloso fondare il valore di un libro sui messaggi “universali” contenuti. Un approccio fuorviante, per la natura stessa dei messaggi. Se ci pensiamo, infatti, ogni valore può essere considerato in maniera diversa in funzione del tempo e del contesto socio-ambientale in cui viene espresso.

    Ci sono molti autori del passato le cui opere vennero apprezzate solo in seguito. Così come tanti valori di tempi che furono che oggi sono sorpassati ed acquisiscono connotazioni negative.

    Il punto è che definire la qualità di un’opera scritta non deve essere un’operazioni limitante. Cosa considerare? La storia, come viene raccontata, la sua validità per il singolo lettore.

    Non so Imperi, mi piacerebbe sapere cosa pensi a riguardo. Grazie :)

    • Daniele Imperi
      17 agosto 2013 alle 07:07 Rispondi

      L’appiattimento si nota molto. C’è un continuo cavalcare le mode, imitare. Innovazione significa andare dove altri non sono andati. E ci vai solo se scrivi ciò che hai dentro. Sui valori di un libro rispetto al tempo e alla società concordo. Penso che hai ragione su come definire la qualità di un’opera. Va considerata la storia in sé e come lo scrittore l’ha scritta, ma anche come è riuscito a suscitare emozioni. Magari ci scrivo un post, che ne dici? Grazie dell’ennesimo stimolo :)

  6. Giorgio
    19 agosto 2013 alle 14:54 Rispondi

    Quando leggo la parola innovazione la mia attenzione viene subito catturata. L’inizio del tuo post poi è stato proprio perfetto per farmi leggere tutto! Essere innovativi e staccarsi dalla massa porta del bene non solo nella scrittura, ma nella vita! E quando leggo questo mi convinco sempre di più che è una delle mosse giuste da fare nella vita. Gli autori che suggerisci non li conosco, ma li terrò a mente per prossime letture! Grazie per il post e continuo a seguirti! Ciao!

  7. Lucia Donati
    22 agosto 2013 alle 16:40 Rispondi

    Sì, è più facile scrivere seguendo altre scie, comprese le strutture che altri hanno codificato. Più difficile è fare cose diverse. Ma solo se sei una persona con uno sguardo ampio puoi pensare, e agire, diversamente. E questo richiede prima di tutto lo studio di sé. Il resto segue.

  8. Lucia Donati
    22 agosto 2013 alle 16:47 Rispondi

    A volte l’innovazione è riscoprire qualcosa del passato che non avevamo compreso. L’innovazione si deve ad un’elasticità che bisogna fare propria: allora si può essere sempre innovativi e freschi (si nota la mia passione per la filosofia?). Questo richiede lavoro costante. Ci sono persone che scoprono l’acqua calda, ma è una loro scoperta: quello che hanno visto per la prima volta, c’era già; ma loro non l’avevano notato. Bisogna scoprire quali sono i punti di riferimento da cui partire per essere “innovativi”.

  9. Come definire la qualità di un’opera?
    18 ottobre 2013 alle 05:01 Rispondi

    […] Il punto è che definire la qualità di un’opera scritta non deve essere un’operazione limitante. Cosa considerare? La storia, come viene raccontata, la sua validità per il singolo lettore. Cristiana Tumedei su Scrittori innovativi. […]

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