Scrittori: colleghi o concorrenti?

ScrittoriSe una casa editrice vede le altre case editrici come concorrenti, anche per gli scrittori è lo stesso? Anche uno scrittore considera gli altri autori suoi concorrenti?

Una casa editrice è in fondo un’azienda. Un’azienda che produce libri. Gli altri editori sono quindi in competizione, per aggiudicarsi lettori e fette di mercato. Ma uno scrittore?

Uno scrittore, secondo me, non ha concorrenti, anche se si tratta di autori che scrivono del suo stesso genere letterario. Uno scrittore narra storie e ogni storia è diversa dall’altra.

Un lettore può seguire anche decine di autori dello stesso genere narrativo, perché ognuno scrive a modo suo, ognuno ha le sue storie da raccontare. Lo scrittore stesso è un lettore, che legge altri autori e li apprezza.

Non vedo quindi nessuna concorrenza fra gli scrittori. Per me è come se fossero colleghi di lavoro, liberi professionisti che vendono le loro storie ai clienti. Anche se non è propriamente corretto dire che un editore è cliente dello scrittore.

Diciamo allora che lo scrittore è un libero professionista che propone le sue storie all’editore. E l’editore può accettare una storia da un autore come da un altro.

È come entrare in un negozio di televisori e trovare tanti modelli offerti da una stessa marca. La marca è l’editore, i televisori sono gli scrittori e i modelli le loro storie. Ogni modello ha le sue caratteristiche. Ogni cliente-lettore ha le sue preferenze.

Gli scrittori sono colleghi di lavoro, di passione anzi. Sono gente che tramite un libro chiama i lettori e dice loro «Ehi, ho una storia da raccontarti. Vuoi leggerla?»

Un libro, come ho già detto alcuni post fa, è un prodotto anomalo. Se è vero che in casa preferisci avere la lavatrice di una marca e non quella di un’altra, se compri lo stereo X e non l’Y, quanti scrittori affollano invece la tua libreria?

Colleghi di scrittura, quindi, di una passione che nasce dentro e uno si porta appresso per tutta la vita.

E tu, scrittore – aspirante, in erba, emergente o professionista – ti riconosci in questo quadro? Vedi gli altri scrittori come tuoi colleghi o come concorrenti?

Categoria postPublicato in Scrittori - Data post16 agosto 2011 - Commenti6 commenti

DanieleDaniele Imperi

Sono blogger e web writer e scrivo e leggo ogni giorno. Oltre a Penna blu, ho creato e gestisco i siti su Cormac McCarthy e Edgar Allan Poe. Leggi di più nella mia biografia.

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Commenti
  • Romina 16 agosto 2011 at 08:34

    Bellissimo articolo! Davvero! Anch’io ho appena scritto un post nel mio blog su come vedo gli scrittori di oggi. Per me, comunque sono dei colleghi, a volte perfino degli amici. Persone che possono capire cosa significhi il rifiiuto di una casa editrice e una critica crudele e non costruttiva. Gli scrittori sono una sorta di “casta”, un gruppo spesso criticato e non compreso dal mondo, e non serve che si attacchino tra loro. Sicuramente è utile criticarsi in modo da aiutarsi a crescere, discutere e imparare dagli altri, ma non serve vedersi come soldati in guerra, dopotutto combattiamo tutti sullo stesso fronte, quello della voglia di comunicare e creare. Forse sono i concorsi letterari che ci fanno apparire in competizione, perchè per uno che vince gli altri ovviamente perdono, ma molto dipende da come li si affronta. Io, fino a qualche anno fa (poi ho capito che spendevo troppo denaro), partecipavo a moltissimi concorsi. Ho spesso desiderato di vincere ma non ho mai desiderato che un altro autore perdesse. Lo so che non ha molto senso perchè la mia vittoria avrebbe portato alla “non vittoria” di altri, ma è tutta una questione di mentalità, a tutti gli altri partecipanti dicevo: “Ti auguro di vincere” e non era una frase fatta.
    In ogni caso, se gli scrittori fossero davvero in competizione, blog come questo dove ci si può incontrare e confrontare non esisterebbero e sarebbe davvero un peccato!

  • Angelo Benuzzi 16 agosto 2011 at 14:59

    Osservo la questione ‘scrittori’ dall’esterno dal momento che non lo faccio come professione ma mi limito a divertirmi scrivendo; devo dirti che a mio parere molti scrittori vedono gli altri sotto forma di concorrenti a un mercato molto limitato come numeri e come possibili guadagni. Sto parlando di professionisti, sia chiaro, nel senso più deteriore del termine. Altri sono più aperti mentalmente e decisamente più intelligenti, non a caso sono quelli che si dimostrano più aperti nelle collaborazioni e/o alla partecipazione di iniziative di nicchia. Francamente credo che la parte peggiore venga dalle commistioni di ruoli. Quando uno scrittore fa anche l’editor o il coordinatore di una casa editrice spunta la poco brillante tradizione delle consorterie con tutto quello che ne consegue.

  • Michela 16 agosto 2011 at 16:31

    In rapporto a quelli con cui mi posso confrontare, ora come ora ci sono solo colleghi, o magari compagni di classe :)
    Innanzitutto come ti spiegano le cose loro non te le spiega nessun altro e rinunciare alla collaborazione andrebbe solo a mio danno. Poi, come dici tu, c’è tanto di quello spazio che sgomitare è del tutto inutile: a volte in libreria si trova della roba da fare piangere, e tanto sono pubblicati e vendono, figurarsi.
    Fermo restando questo, nei concorsi ci sono quei due o tre che prendo come punti di riferimento, e punto a raggiungerli. Per quanto possa ammirare qualcuno non scriverò mai “come” quel qualcuno, al massimo posso arrivare a fare bene “quanto” lui, e questo mi serve da verifica: in questo senso mi metto in competizione, ma solo per vedere se l’abilità progredisce, e la competizione non deve impedire di collaborare, se no non si va da nessuna parte.
    Però se succederà mai che il mio stipendio dipenderà da questo, non so se la penserò allo stesso modo. Prima ci arrivo poi te lo dico.
    Però non penso che giocherò tiri sleali a nessuno, perché sul lavoro non l’ho mai fatto.

  • Cinzia Luigia Cavallaro 17 agosto 2011 at 17:02

    Condivido la visione di scrittori come colleghi ma posso dire che la mia esperienza mi ha fatto incontrare anche scrittori che colleghi non si sentono affatto. Magari non è palesato apertamente, ma poi c’è quella sottile invidia e distacco che mi ha sempre disturbato molto. Per fortuna, quelli che invece non si sono dimostrati così sono davvero colleghi o, oserei dire, ancor di più: amici. Credo che venti o trent’anni fa ci fosse molto più cameratismo e spontaneità tra gli scrittori, anche se certamente in quell’epoca io non frequentavo direttamente questo ambiente. Io credo che il mondo dell’editoria sia profondamente cambiato e, di conseguenza, anche il mondo degli scrittori. Io mi approccio sempre con molta spontanea apertura perché credo che solo da una conoscenza disinteressata e tranquilla e da un confronto dialettico sereno ci si possa arricchire vicendevolmente.

  • Daniele Imperi 21 agosto 2011 at 19:36

    Grazie per i commenti, mi sento di condividere quello che avete scritto. L’editoria è cambiata, certo, e inevitabilmente cambiano gli scrittori. L’importante è che quelli veri, quelli che hanno colleghi e non concorrenti, restino tali :)

  • Lucia Donati 13 dicembre 2012 at 11:40

    Neanche io vedo gli altri scrittori come concorrenza, anzi:se tu hai successo ne sono contenta. Chi vede gli altri come concorrenti e li invidia per questo è perché si sente inferiore invece che pari.

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