Scrivere è comunicare

Il blog per scrittori, blogger e copywriter

Lo scrittore, quello strano individuo

Urlo dello scrittore

Questo è un guest post scritto da Giuliana Mosetti.

Una vitaccia, quella dello scrittore.

Si sveglia già chiedendosi come continuare il capitolo lasciato in sospeso qualche ora prima. Gli occhi gonfi e pesti, la faccia dilaniata dal sonno, puccia un biscotto nel caffè pensando intanto a come districare la trama, divenuta ormai una matassa ingrovigliata all’inverosimile. Si inietta in gola la solita dose di caffeina, decisamente superiore ai limiti umani tollerati; ma, ehi!, il suo sistema nervoso lavora più di un sistema nervoso normale, lavora fino a notte fonda: una semplice tazza di caffè non basta nemmeno ad attivare le numerose connessioni neuronali in procinto di espansione. Il suo cervello è più ramificato della capoccia di un branco di cervi, sarà per questo che continuano a spuntargli strani bozzi sul cuoio capelluto. Lo spazio, là dentro, deve essere esaurito (come del resto lo scrittore stesso).

Tutto ciò che accade nel corso della giornata è un disturbo alla sua attività scrittoriale, che si tratti di un secondo – necessario – lavoro, di commissioni, pasti o interazioni sociali. Insetti che gli ronzano attorno, distogliendolo dalla storia in corso. Mentre mangia, si chiede di che morte orrenda far morire il cattivo di turno. Quando è al lavoro, si scervella sul prosieguo della scena madre. Se un amico gli chiede di uscire e lui ha in programma una serata writing & confort food, si inventa le scuse più strane per declinare l’invito. “La mia casa è appena stata invasa da un nugolo di tarantole venezuelane. Ma appena risolvo, ti richiamo”. Lo scrittore ha sempre una scusa pronta, la fantasia non gli manca di certo.

A pomeriggio inoltrato, ecco che finalmente può sedersi alla sua beneamata scrivania, penna, fogli e altro caffè a portata di mano. Ma non è detto che l’ispirazione sopraggiunga frizzante e repentina – anzi, non capita quasi mai. Perciò, non è raro trovare lo scrittore che si contorce in preda alla disperazione, torcendosi la faccia tra le mani a guisa di urlo munchiano. Una volta superato lo stadio critico, comincia infine la fase produttiva. In cui lo scrittore scrive, scrive, scrive. Impreca. Scrive, scrive. Ridacchia istericamente. Scrive. Cancella, butta, riscrive. Sgranocchia qualche biscotto. Parlotta tra sé e sé. Scrive. Si inviperisce come una bestia con il personaggio che vuole fare di testa sua e in preda a un delirio di onnipotenza lo fa morire schiacciato da un masso piovuto chissà da dove. Sbadiglia. Scrive. Beve un sorso di caffè.

Ed è lì che avviene, nei pressi della notte. La mutazione. Sarà l’accumulo di caffeina, sarà la concentrazione estrema, sarà la necessità impellente di portare a termine il capitolo, fatto è che gli occhi dello scrittore iniziano a ruotare all’indietro come quelli di Emily Rose ne l’Esorcista. Si ricollocano vorticando nelle orbite, le pupille rettiliane, le iridi gialle screziate di rosso. Questo è lo stadio in cui, nella sua temporanea condizione di X-Man , in una sorta di stato trance-meditativo, preso da una vena creativa che neanche Michelangelo nello scolpire La Pietà, lo scrittore inizia davvero a scrivere. Nonostante l’ora, nonostante il sonno, nonostante le palpebre si rifiutino di rimanere aperte. Perché la notte tira fuori il meglio di lui. Lo scrittore lo sa e non può, non deve perdere l’attimo. Così scrive, scrive, scrive, fino a che le forze non lo abbandonano.

Finché l’estasi, gradualmente, cala. La pupilla si dilata, l’iride volge al suo colore naturale, i neuroni annichiliscono. La mano si ammorbidisce, la penna cade sul foglio. È l’ora dei sogni, ed è proprio lì che continuerà a srotolarsi la sua storia, in un circolo vizioso destinato a ripetersi all’infinito. Perché questa è la vita dello scrittore. Spesa a rincorrere e miscelare suoni, sensazioni e parole, con ogni singola cellula del proprio essere. In cerca della melodia perfetta.

E tu, che scrittore sei? Ti riconosci nello strano individuo sopra descritto? Quali sono le tue nevrosi, le tue manie? Anche tu rifuggi le distrazioni e ti trasformi come un licantropo nei pressi della notte? Raccontati, con un pizzico di autoironia.

La guest blogger

Mi chiamo Giuliana. Semplicità, curiosità e fantasia sono tre aggettivi che mi descrivono bene; la mia serata ideale è sotto le coperte con qualcosa da leggere, o con una penna in mano e dei fogli bianchi a disposizione. Non sono un tipo da scarpe e borse, però se ho qualche euro da spendere in tasca e sono nei pressi di una libreria, poco ma sicuro un bel libro ci esce. Creatività, sensibilità e spirito organizzativo sono i miei punti di forza, il perfezionismo la mia debolezza: revisiono, taglio e limo ciò che scrivo in maniera maniacale, finché non ne sono completamente soddisfatta. Studio, leggo e sperimento molto per migliorare la mia scrittura; da ottobre 2011 curo sul web un blog che parla di dieta, nutrizione e benessere.

9 Commenti

  1. Francesca
    6 ottobre 2013 alle 11:50 Rispondi

    E io che pensavo di essere l’unica al mondo.

    • Giuliana
      6 ottobre 2013 alle 13:15 Rispondi

      Ehm… No. No no. Mi sa che gli scrittori sono tutti un po’ fuori di cervello, è una prerogativa del mestiere ;)

  2. franco zoccheddu
    6 ottobre 2013 alle 12:26 Rispondi

    Si, scrivere è proprio come dici tu: tormento ed estasi. Come vorrei vivere due, tre, cinquanta volte solo per leggere tutti i libri del mondo e, soprattutto, scrivere tutti i romanzi che ho immaginato nella mia vita!
    Mai, come quando scrivo, percepisco quanto sia breve la nostra esistenza.

    • Giuliana
      6 ottobre 2013 alle 13:21 Rispondi

      Anche a me succede la stessa cosa. Credo che scrivere porti a galla fragilità e paure, così come un fiume di altre sensazioni altrimenti sepolte dentro. Chi scrive per – e con – passione mette a nudo la sua anima, densa e al contempo vulnerabile.

  3. Tenar
    6 ottobre 2013 alle 14:48 Rispondi

    Articolo davvero molto, molto piacevole!
    Quanto a me, sono un raro esemplare di scrittrice diurna. Quindi più the delle cinque, che caffé

  4. Giuliana
    6 ottobre 2013 alle 15:15 Rispondi

    Lo scrittore diurno è un esemplare – oltre che raro – parecchio fortunato; sempre che di giorno abbia la possibilità di scrivere: si spera che la vena creativa si evolva di pari passo con la disponibilità temporale di chi ne attinge.
    Buono il tè, specie quello freddo alla pesca – che di tè dentro in realtà non ha nulla, ma il concentrato di zuccheri presente all’interno va dritto dritto ad animare il cervello ;)

  5. Kentral
    6 ottobre 2013 alle 20:27 Rispondi

    Scrittori sull’orlo di una crisi di nervi. Questo mi è venuto in mente leggendo il tuo simpatico ritratto.
    Io in tal senso penso di prendere la medaglia per esaurimento cerebrale, ma non ho orari prestabiliti.

    Scrivo quando e dove posso e ringrazio la santa tecnologia per questo. La postazione del computer di casa è la base operativa. Lì ho tutti i miei progetti sul programma Scrivener: romanzi, racconti, sceneggiature, appunti, quanto prodotto nella mia intera esistenza.

    Ogni progetto è sincronizzato in formato testuale su Dropbox. Quindi nel famoso Cloud. Poi sul mio Ipad ho l’app notebook con a sua volta tutti i progetti sincronizzati.

    Questo significa avere nel tablet tutti i tuoi scritti sempre con te. Li modifichi su Ipad e istantaneamente vengono aggiornati sul computer di casa. Li elabori a casa e li ha già pronti sul tablet per uscire.

    Così quando posso scrivo in un bosco in montagna, in spiaggia davanti al mare, in auto, in un’area archeologica, al parco, ovunque ed a qualsiasi ora: di sera, di giorno, di notte. Senza questa possibilità tecnologica mi sentirei perso. Perderei la libertà creativa che fa parte della mia stessa essenza di “scrittore”.

  6. Giuliana
    6 ottobre 2013 alle 20:50 Rispondi

    Eh eh, suvvia, non siamo messi così male! ;)
    Blrfpnwnvegvgvevbeornboe. Guiagbk.
    Come non detto…

    Anch’io uso Scrivener! In verità l’ho scoperto da poco, ma è uno di quei programmi di cui, una volta provati, non si può più fare a meno; anzi, ci si chiede come diavolo si faceva prima di conoscerlo.

    Devo dire, però, che non arrivo nemmeno lontanamente ai tuoi livelli tecnologico-organizzativi, davvero invidiabili! Io mi limito a pc casalingo e carta e penna per il fuori casa. Ne ho di strada da fare, a quanto vedo :D

  7. Kentral
    6 ottobre 2013 alle 22:39 Rispondi

    Prima di Scrivener infatti si faceva male.
    Io utilizzavo Word dove l’unica possibilità per organizzare i contenuti era la mappa documento. Una cosa penosa. :)

Lasciami la tua opinione

Nome e email devono essere reali. Se usi un nickname, dall'email o dal sito si deve risalire al nome. Commenti anonimi non saranno approvati.