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Il segreto dello scrittore prolifico

Scrittore produttivo

Leggendo una newsletter del copywriter Robert Bly, mi è tornata in mente una regola che mi sono autoimposto: scrivere una storia per volta. Cʼè stato un tempo in cui iniziavo non so quanti romanzi insieme, forse 3 o 4, con il risultato (prevedibile) di non averne portato a termine nessuno.

A quel punto sono arrivato alla conclusione che, per concludere un romanzo, un libro, bisogna scriverne uno per volta. Pensare a un solo progetto editoriale e terminarlo.

Ho abbandonato il mio romanzo P.U. (che continua a restare senza titolo) e mi sono concentrato su quello sul blogging, che infatti ho finito. La tentazione di prendere in mano altre storie è forte, ma io resisto.

Asimov e la prolificità dello scrittore

Nella sua newsletter Bly parlava proprio della produttività di un autore, facendo riferimento al grande Asimov, che in 53 anni di carriera letteraria ha scritto 40 romanzi, oltre 280 saggi e 382 racconti, per una media di 6 libri e 7 racconti scritti lʼanno.

Secondo Bly (non ho trovato alcuna altra fonte eccetto la sua) Asimov portata avanti più libri contemporaneamente. E anche Bly fa lo stesso, ho perso il conto di quanti ebook abbia pubblicato (oltre diversi libri con case editrici), ma ogni 4 newsletter, più o meno, arriva la pubblicità di un nuovo ebook.

Sempre secondo Bly, Asimov disse:

Ho sempre progetti multipli di scrittura. In questo modo, quando mi blocco o sono stanco, metto da parte il Progetto A, tiro fuori il Progetto B e inizio a scrivere.

Bly sostiene che questo sia un ottimo metodo per essere uno scrittore prolifico. Se non riusciamo ad andare avanti con un libro, per qualsiasi ragione, andiamo incontro a una serie di momenti morti, perdendo così tempo prezioso.

Portando avanti più progetti, più libri quindi, non andremo mai incontro al blocco dello scrittore, non attraverseremo mai periodi di inattività.

Iniziare un nuovo libro – saggio, manuale o romanzo che sia – dà una bella carica allo scrittore. Almeno io mi sento sempre euforico, perché inventare una storia, costruirla anzi, è come esplorare un nuovo mondo: ne restiamo affascinati, ne siamo elettrizzati.

Asimov e lʼamore per la scrittura

Se il mio dottore mi dicesse che ho solo 6 minuti di vita, non ci starei su a pensare. Scriverei un poʼ più velocemente. Isaac Asimov, Life (New York), 1984

Quanti di noi (tutti!) non saprebbero che fare a una comunicazione come quella? Sei minuti sono troppo pochi per fare qualsiasi cosa. Eppure Asimov non ha avuto dubbi: in quei sei minuti avrebbe scritto più parole possibili.

Se non è amore per la scrittura questo…

Più progetti di scrittura=più produttività?

Da una parte credo che Asimov (se davvero ha portato avanti più storie insieme) e Bly abbiano ragione. Dallʼaltra ho paura a riprovare questa strada, vista la lentezza con cui scrivo e i risultati passati.

È vero che un romanzo non è fatto solo di scrittura, ma anche di documentazione e progettazione (trama, schede dei personaggi, ambientazione, ricerca dei nomi, ecc.), quindi alla fine ci si può dedicare parte alla scrittura del Progetto A e parte alla pianificazione del Progetto B.

Non lo so, io sono ancora scettico su questo metodo. Magari funziona per Bly (e funziona davvero), ha funzionato per Asimov (se davvero quello era il suo metodo), ma non può funzionare per tutti.

Nel frattempo a me è venuta in mente unʼaltra storia, un romanzo dʼavventura, qualcosa che non richiede più di 150-200 pagine, un romanzo “relativamente” facile, ma non mi azzardo a lavorarci, perché so già come andrà a finire: nessuno dei due andrà avanti, ma procederanno entrambi lungo un binario morto.

Come vi regolate voi? Scrivete più romanzi insieme? Quale pensate che sia il segreto della produttività di uno scrittore?

33 Commenti

  1. LiveALive
    12 agosto 2015 alle 07:28 Rispondi

    Io ho provato a leggere Asimov, e mi ha annoiato a morte. Come autore prolifico, penso a Dumas. E lui mi indica tre vie che credo più vere e utili: 1- lavorare in modo continuativo 16 ore al giorno 2- far fare mezzo lavoro a qualche negro (e lasciare le parti più difficili a Maquet – in fondo uno può guadagnare tempo portando avanti più libri, oppure scrivendo il libro in modo non lineare, a seconda dell’estro). 3- scrivere roba breve (perché Dumas ha scritto anche cose molto lunghe, ma il 90% della sua produzione sono romanzetti brevissimi)
    Ma poi, perché scrivere tanto? Dumas ha scritto più di 600 opere, eppure ne ricordiamo solo due: il Conte di Montecristo e I Tre Moschettieri (chi legge il seppur meraviglioso Visconte di Bragelonne? Vent’anni dopo? La collana della regina? Il tulipano nero? I Borgia? Garibaldi?); il 50% della sua opera, inoltre, è considerato ormai irrecuperabile. E non è neppure considerato un imprescindibile dalla critica, è comunque un autore pop. E James Joyce? Guarda te, quattro opere in tutto (più un racconto scritto per sbaglio, e due raccoltine di poesie), e pam, vita eterna. E Lampedusa? Un libro uno. John Williams? Quattro in tutto, di cui uno giovanile rinnegato. …insomma, non vedo particolari vantaggi nell’essere prolifici.

    • Daniele Imperi
      12 agosto 2015 alle 11:05 Rispondi

      Ora sto leggendo Fondazione anno zero e rispetto agli altri mi sta annoiando.
      Credo sia naturale che di tutte le opere di un autore uno ricordi soltanto le migliori.

      • LiveALive
        12 agosto 2015 alle 12:02 Rispondi

        Lampedusa ne ha scritto uno. Non è che ne ricordano uno.

        • Daniele Imperi
          13 agosto 2015 alle 15:17 Rispondi

          Parlavo di Dumas e degli altri che ne hanno scritti molti.

  2. Marco
    12 agosto 2015 alle 07:43 Rispondi

    Per il momento mi limito a leggere più libri contemporaneamente (e una volta lo evitavo come la peste!).
    Bisognerebbe avere il tempo per riuscire a portare avanti più progetti di scrittura; se manca, pazienza. Preferisco leggere: c’è ancora tanto da imparare!

    • Daniele Imperi
      12 agosto 2015 alle 11:06 Rispondi

      Il tempo ci vuole eccome, oggi non c’è la realtà di ieri, quindi risulta più difficile potersi dedicare alla scrittura come i vecchi autori.

  3. Salvatore
    12 agosto 2015 alle 09:07 Rispondi

    Per come sono fatto non riesco a dedicarmi a un solo progetto per volta. La stessa cosa nella lettura: leggo sempre più libri contemporaneamente. Se non facessi così, mi annoierei e il risultato sarebbe comunque improduttivo. Di racconti comunque ne porto a compimento parecchi. Forse come discorso vale più per i romanzi che sono progetti corposi e parecchio impegnativi.

    • Daniele Imperi
      12 agosto 2015 alle 11:08 Rispondi

      Io leggo due libri per volta, nella narrativa ho la tentazione di portare avanti più cose, ma poi preferisco lasciar perdere. Sto preparando il romanzo, però nel frattempo scrivo anche qualche racconto per il blog. Ma due romanzi insieme no.

  4. Tenar
    12 agosto 2015 alle 10:59 Rispondi

    Credo che il primo punto sia poter scrivere di mestiere, almeno otto ore al giorno. Dato il tempo a disposizione, si può anche ripartirlo su più progetti. Io a volte mentre lavoro a una storia lunga, scrivo anche qualche racconto, ma, per ovvie questioni di tempo, è difficile che lavori a entrambi nello stesso giorno…

    • Daniele Imperi
      12 agosto 2015 alle 11:08 Rispondi

      Se uno ci potesse campare, allora sì, potrebbe portare avanti un romanzo la mattina e un altro nel pomeriggio :)

  5. Fabio Amadei
    12 agosto 2015 alle 11:51 Rispondi

    Penso che sia un buon suggerimento quello di cimentarsi in più racconti alla volta. A volte si comincia una storia e a metà si rimane bloccati. A quel punto è meglio “produrre” qualcosa d’altro e riprendere il racconto precedente lasciato in sospeso. A volte serve uno scossone, uno stimolo. I racconti sono prodotti della nostra fantasia e del nostro quotidiano e quasi sempre ripensando a quello che abbiamo vissuto, vengono fuori delle nuove sensazioni che si rivelano qualcosa di più profondo o magari, più semplicemente, di più chiaro.

    • Daniele Imperi
      14 agosto 2015 alle 12:14 Rispondi

      Per i racconti ci riesco, ma con i romanzi preferisco di no, altrimenti so già che finirei per iniziarne più di due…

  6. Giulio F.
    12 agosto 2015 alle 13:23 Rispondi

    Quando sono davvero appassionato alla storia che voglio scrivere, la scrivo meglio. Questo perché passo molto tempo a pensarci anche quando non sto “producendo” e conseguentemente riesco a trovare più idee, più spunti, più soluzioni. E la storia viene meglio. Se io invece mi occupassi di più progetti contemporaneamente, sarei meno appassionato e la narrazione ne risentirebbe. C’è però differenza, secondo me, se intendiamo un racconto. Allora -forse- è concesso. Io comunque non lo farei mai. Per fare una citazione,
    “Un buon romanzo è come una relazione sentimentale lunga e soddisfacente. Un racconto è come un bacio veloce, nel buio, ricevuto da uno sconosciuto.”
    Ecco, io non tradirei mai mia moglie dedicandomi ad altri progetti durante il matrimonio. Una sconosciuta, forse potrei anche tradirla. ;)
    A proposito, ho letto “Fahrenheit 451” di Bradbury, lo consiglio a chiunque -come me- non lo comoscesse.

    • Daniele Imperi
      14 agosto 2015 alle 14:21 Rispondi

      Vero, dipende da quanto ti appassiona la storia. Il mio romanzo, nonostante mi faccia tribolare, mi appassiona, quindi continuo a lavorarci e non inizio altro.
      Fahrenheit 451 è piaciuto anche a me.

  7. Cristina
    12 agosto 2015 alle 15:33 Rispondi

    Sono quasi sicura che il metodo Asimov con me funzionerebbe poco nella stesura di due romanzi storici, visto che conosco la mia forma mentale. Per me sarebbe come tenere un San Bernardo e un alano al guinzaglio, prima o poi uno avrebbe il sopravvento sull’altro. Diverso è scrivere racconti, che richiedono un quantitativo minore di tempo e quindi minor sforzo.
    Detto questo, e contraddicendomi subito, ho deciso di sperimentare l’anno prossimo la revisione/integrazione del terzo romanzo sul Medioevo, e la stesura di un nuovo romanzo sulla Rivoluzione Francese in contemporanea. Siccome i periodi sono talmente diversi che è impossibile mescolarli, spero in questo modo di non fare pasticci!

    Come lettrice posso leggere due libri contemporaneamente, ma devono essere di generi diversi: di solito leggo un romanzo e un saggio.

    • Daniele Imperi
      14 agosto 2015 alle 15:03 Rispondi

      Si tratta di due sforzi mentali diversi, è vero. Come lettore posso anche leggere due romanzi dello stesso genere.

  8. Marina
    12 agosto 2015 alle 15:36 Rispondi

    Anch’io come molti leggo più libri contemporaneamente per le stesse ragioni per cui Asimov scrive con tanta sollecitudine: se mi stanco di una storia mi butto sull’altra. Non so, però, se ciò possa essere efficace nella scrittura: lì è un fatto combinato di concentrazione/ispirazione che se manca per un progetto, suppongo non aiuti nemmeno l’altro. Il vuoto di idee dovrebbe agire ad ampio raggio. Se provassi so già che finirei per lasciare a 10 pagine un progetto e a una riga l’altro!

    • Daniele Imperi
      14 agosto 2015 alle 15:14 Rispondi

      Alla fine dipende dalle persone, ma credo anche dal tempo che puoi dedicare alla scrittura.

  9. Poli72
    12 agosto 2015 alle 16:11 Rispondi

    Per scrivere molto ,occorre: 1)molto tempo,2)molta sicurezza.Io parlo da novellino,quindi per me ,portare avanti un romanzo ,basta ed avanza.La scrittura non e’ l’ attivita’ che mi permette un reddito,quindi c’e’ il tempo da dedicare al lavoro.Un minimo di sport,un minimo di vita famigliare,commissioni varie e altro tempo se ne va’.La lettura e’ il carburante che fa girare il motore della scrittura,se non per la creativita’ ,quantomeno per imparare stile e soluzioni sintattiche,ma anche la lettura consuma tempo.Scrivere da novellino ,comporta una lentezza dovuta all’ insicurezza con la quale si porta avanti il lavoro. Pagine e capitoli , cancellati o rivisti di sana pianta ,nonostante la ricerca,la pianificazione ,la scaletta, etc..Ho scritto alcuni capitoli di un’altro romanzo che ho in mente ,ben diverso per epoca storica e materia narrata.Un lavoro, pero’ ,piu’ leggero ,meno impegnativo del principale romanzo storico a cui mi sto dedicando.Se per ipotesi fossi uno scrittore professionista (colui che che vive dei proventi di cio’ che scrive) ,credo comunque che non sarei un grandissimo produttore.Meglio poca carne al fuoco e di qualita’ che rischiare di lasciar cruda una gran mole di frattaglie .Forse e’ il mio carattere ,tendente al perfezionismo.
    Secondo il mio punto di vista ,piu’ che produrre flussi oceanici di parole e’ piu’ importante la costanza nel portare avanti un progetto e la qualita’ dello scritto.
    E’ la solita questione delle 20.000 parole al giorno, riviste e corette oggi,nel mio caso,diventano 2.000.Tutti i giorni,pioggia o sole,caldo o freddo ,allegro o depresso che uno sia .Solo questo porta al risultato.Come risultato ,forse non e’ da intendersi solo il romanzo finito.Ma piuttosto la costruzione di un proprio stile ,la progressiva acquisizione di sicurezza nei propri mezzi ,l’ abitudine quotidiana alla scrittura che si radica nel carattere,e forse allora le parole scritte quel giorno da 20.000 rimarranno tali.

    • Daniele Imperi
      14 agosto 2015 alle 15:39 Rispondi

      Anche la sicurezza conta, certo. Ti permette di lavorare con più facilità.
      20000 parole al giorno sono un po’ tante da produrre :)

  10. Ivano Landi
    12 agosto 2015 alle 17:50 Rispondi

    Dubito che sarò mai uno scrittore prolifico, fosse anche solo perché non mi sento stimolato a esserlo.
    Non so quale sia il segreto per essere prolifici, ma leggendo l’autobiografia di Jack London, che prolifico lo è stato di sicuro, qualcosa si può dedurre. London si imponeva di scrivere una media di 1.000 parole al giorno e la revisione della prima stesura era pressoché inesistente… gli capitava solo di dover fare un ritocchino ogni tanto.

    • Ivano Landi
      12 agosto 2015 alle 18:07 Rispondi

      Errata corrige:
      “autobiografia di J.L.”
      Leggi invece: “biografia di J.L.”.

    • Daniele Imperi
      14 agosto 2015 alle 15:46 Rispondi

      Ecco una cosa che mi manca: lo stimolo. La biografia di Jack London mi manca. Devo leggerla al più presto.

  11. massimiliano riccardi
    12 agosto 2015 alle 18:00 Rispondi

    Io sono prolifico, ma ho sempre fatto casino, ho una pila di manoscritti incompiuti, cose scritte e quasi terminate che non ho mai proposto ecc. Mi manca assolutamente la disciplina. Bell’articolo Daniele, come sempre tocchi tasti dolenti per gli aspiranti scribacchini come me.

    • Daniele Imperi
      14 agosto 2015 alle 16:00 Rispondi

      Un tempo anche io ero pieno di manoscritti incompiuti…
      Il mio compito è trovare le note dolenti :D

  12. Simona C.
    13 agosto 2015 alle 10:18 Rispondi

    Non mi impongo nulla. Ci sono periodi nei quali sono spontaneamente più prolifica, altre volte mi viene naturale concentrarmi su un solo progetto. Non ne faccio una regola perché sono le imposizioni a crearmi il blocco dello scrittore. Se mi dai un tema, una scadenza, un certo numero di pagine o parole, stai sicuro che non scriverò nulla perché ho bisogno di sentirmi libera. Per questo partecipo raramente a concorsi letterari, non so stare nei binari disegnati da altri.
    Il tempo ha sicuramente il suo peso. Quando mi sono presa una pausa dal lavoro, ho terminato due libri in sei mesi (uno, però, era già abbozzato). Lavorando, invece, ho impiegato un anno e mezzo a terminare un romanzo e solo grazie alla mia collega in ufficio che lo leggeva “a puntate” e mi chiedeva in continuazione di proseguire.
    Essere prolifici può essere un vantaggio quando si scrivono romanzi di generi diversi perché allarga il pubblico, oppure perché con un libro all’anno che venda bene ci si potrebbe mantenere. In ogni caso, deve essere un processo naturale, secondo me.

    • Daniele Imperi
      14 agosto 2015 alle 16:36 Rispondi

      Il vantaggio è sicuramente quello. Asimov infatti non ha scritto solo Fantascienza, ma anche altro. A me neanche piace scrivere di un solo genere.

  13. Grazia Gironella
    14 agosto 2015 alle 18:37 Rispondi

    Premesso che ho accettato l’idea che qualunque metodo possa funzionare o non funzionare a seconda della persona, non potrei lavorare su due romanzi, almeno per ora. Su un saggio e un romanzo sì, perché l’ho già fatto, ma uno deve essere in prima stesura e uno in fase di revisione. Due romanzi no, non proverei a scriverli insieme. L’energia di una storia porterebbe via quella dell’altra, e poi sento troppo il rischio di non arrivare a terminare la prima stesura di qualcosa. A prima stesura terminata l’investimento di tempo ed energie è già stato consistente e il fatto di avere un prodotto intero mi carica, perciò non sono mai tentata di mollare.Nel corso della prima stesura, invece, i dubbi sono sempre all’attacco, e spesso mi viene in mente un’altra storia proprio per sentirmi meno sotto pressione. Figurati se poi terminerei la prima…

    • Daniele Imperi
      20 agosto 2015 alle 19:56 Rispondi

      Per me vale lo stesso. Lo faccio coi racconti, ma con due romanzi no.

  14. Il Pierpo
    15 agosto 2015 alle 17:57 Rispondi

    E ti meravigliavi che ne ho scritti 7 (quasi) in tre anni (veramente quattro)?
    Certo, sono “leggeri”, essendo romanzi d’avventura.
    Per lo scriverne più alla volta, mi è capitato proprio con gli ultimi due: Stavo scrivendo Kidnapped (a proposito è gratis fino a domani su Google libri), quando sono tornati Mario e Roberto, mi hanno raccontato la loro ultima avventura e ho iniziato a scrivere la quinta parte di Codename: Silverwolf …
    Certo, sono leggerei ma…

  15. Sonia Esse
    18 agosto 2015 alle 15:25 Rispondi

    Non tutti sono fatti per fare tutto, anche nella scrittura alcuni sanno fare le scalette riassuntive di intere sagge, con tutte le schede annesse dei personaggi, mentre io riesco solo a scrivere di getto, a fiume, quindi, se tu ritieni che non può essere devi seguire il tuo stile :=)
    Io per ora ho:
    – Una trama scritta a 14 anni che nel corso del tempo (maturando e crescendo) ha richiesto sempre più spazio e ricerca e quindi è ancora incompiuta.
    – Un libro in fase di stesura in collaborazione con il mio compagno (destinato all’auto-pubblicazione su Amazon).
    – Un raccontino intitolato ‘La Leggenda delle Anime’ che sto postando ‘a puntate’ nel blog (off line è terminato).
    – Diversi appuntamenti con dei concorsi.
    Insomma una voglia smodata di scrivere e produrre, cercando in tutti i modi di non farmi spappolare il cervello :)
    Ad ogni modo concordo sul discorso due romanzi no, a meno che uno non fa della sua vita quella di uno Scrittore, che come progetto è molto eccitante!!

    • Daniele Imperi
      18 agosto 2015 alle 17:49 Rispondi

      Anche io ho più di un progetto in corso, concorsi compresi. Bisogna organizzarsi.

  16. Mara Cristina Dall'Asen
    25 agosto 2015 alle 00:21 Rispondi

    Io leggo un solo libro alla volta e per il momento ne ho scritto uno alla volta. Nella mente sì sviluppo quello successivo, ma mi lascio coinvolgere troppo da quello che faccio per portare avanti due cose alla volta, rischierei di perdere delle sfumature, dei dettagli. Poi ci vuole anche il tempo, se hai una famiglia un lavoro e vuoi anche vivere è una cosa improponibile di questi tempi!

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