Scrivere è comunicare

Il blog per scrittori, blogger e copywriter

Scrittore, sei adatto a quest’epoca?

Scrittore moderno

Il punto è che l’evoluzione seleziona non i migliori. Ma i più adatti. Monia Papa su Mamma TV e il prodigarsi di scrittura.

Si tratta di selezione naturale. Darwin aveva ragione, lo sappiamo tutti. Ci sono specie viventi che si sono estinte e altre, invece, ancora presenti. Queste ultime si sono evolute in organismi adatti a sopravvivere ai cambiamenti del pianeta.

Anche nell’editoria esistono cambiamenti, è come un pianeta in continua evoluzione. I suoi abitanti sono i lettori, mentre la categoria degli scrittori è quella che deve seminare nuovi libri, adattandosi al pianeta-editoria e ai suoi abitanti.

Se un terreno non può più essere coltivato a grano, il contadino deve trovare una piantagione alternativa. Noi scrittori siamo i contadini della narrativa: le alternative sono per noi il lavoro quotidiano. O almeno dovrebbero esserlo.

Cosa cercano i lettori del XXI secolo

Se ripenso alle mie prime letture, ormai quasi 30 anni fa, mi accorgo che oggi ho gusti differenti e differenti esigenze. Non rileggerei mai alcuni romanzi letti a quell’epoca, eccetto i classici, ma quelli non tramontano mai, è fin troppo ovvio.

Cosa cercano i lettori di oggi?

Oggi i lettori non si accontentano. Non sono più disposti a farlo, perché l’offerta è vastissima e soprattutto è disponibile quando e come vogliono.

Quanti scrittori – aspiranti o emergenti – sono in grado di soddisfarli?

Come leggono i lettori del XXI secolo

Ci sono state due grandi evoluzioni nel mondo della lettura: gli ebook e gli audiobook. Per i videobook dobbiamo attendere un altro po’. L’elettronica al servizio dell’editoria. Ma i lettori del XXI secolo leggono anche online, non dimentichiamolo.

Leggono su carta, ma anche su vari dispositivi come ereader, tablet e smartphone. È cambiata la percezione della lettura, del libro stesso, dell’editoria. È arrivata la novità e molti l’hanno accolta con favore. Indietro non si torna.

Come leggono i lettori di oggi?

Come vogliono. E questo significa solo una cosa: sanno di avere più libertà di scelta rispetto a 50 anni fa, sia come prodotti sia come supporti per leggere. Comprano e leggono secondo l’estro del momento o abbracciando totalmente le ultime novità.

Quanti scrittori – aspiranti o emergenti – sono in grado di arrivare a questi lettori?

Cosa leggono i lettori del XXI secolo

La maggior parte di loro legge narrativa straniera, me per primo. Facendo una ricerca dei libri più venduti, nel sito della Mondadori risulta che il 70% è narrativa straniera, da Feltrinelli sfiora il 50%, stesso numero per IBS, su Amazon è del 53%.

Che cosa non va nella letteratura nostrana? Non so spiegare perché non mi attiri, anche se lo scorso anno ho conosciuto Michele Mari, che non vedo l’ora di rileggere, e leggendo alcune anteprime di libri di Donato Carrisi sono tentato di leggerlo.

Cosa leggono i lettori di oggi?

Qualcuno sostiene che non si leggono più libri monumentali come un tempo. Non è vero. IT di Stephen King viene ancora letto, eppure supera le 1000 pagine. Ken Follett ha pubblicato una serie di romanzi storici di oltre 1000 pagine – io sto leggendo Mondo senza fine che ne ha oltre 1300 – e quei libri vendono.

I lettori di oggi vogliono leggere quello che non avrebbero potuto leggere 10, 20, 30 anni fa. Vogliono novità, che non significa per forza originalità. Vogliono romanzi che lascino il segno, che li lasci con un senso di nostalgia.

Quanti scrittori – aspiranti o emergenti – sono in grado di scrivere libri così?

Dove sono i lettori del XXI secolo

C’era un tempo in cui i lettori erano a casa e dovevano accontentarsi dei libri che trovavano. Anticamente si leggeva nelle biblioteche, chi poteva. Solo 30 anni fa per leggere dovevi uscire di casa e recarti in una libreria. Se abitavi in un paesino di 2000 abitanti, dovevi magari raggiungere il tuo capoluogo di provincia a 50-60 km di distanza per comprare un libro.

Adesso compri libri davanti a un computer. No, questo accadeva qualche tempo fa, adesso puoi comprare libri anche mentre cammini per strada, quando sei in fila alla posta o seduto in treno. E li compri col tuo cellulare, col tablet che hai in borsa o col tuo lettore di ebook.

Dove sono i lettori di oggi?

Ovunque. Che piaccia o meno, oggi i lettori non vivono più in un’unica realtà, ma ne vivono due contemporaneamente: quella fisica e quella virtuale.

Quanti scrittori – aspiranti o emergenti – sono presenti in questi due mondi?

Com’è la comunicazione del XXI secolo

Se è cambiata la lettura, ancor prima è cambiato il nostro modo di comunicare. Sono le due realtà che viviamo ad averci imposto questi cambiamenti. Pensate a quanto fosse difficile un tempo, a fine ottocento magari o, senza tornare così indietro, negli anni ’60 contattare uno scrittore per un’intervista. Era un lusso che solo quotidiani e riviste potevano permettersi.

Adesso è alla portata di tutti.

Per qualche scrittore non è purtroppo cambiato nulla e ancora oggi è impossibile rintracciarlo, ma per fortuna sono in molti ad aver capito – e accettato – il cambiamento in atto, il cambiamento avvenuto anzi, e si sono adattati allo spirito innovativo del nostro tempo.

Non voglio fare il solito discorso sull’importanza dei blog e dei social media, non come realtà separate e distinte, almeno, perché è ovvio che non lo sono. Sono soltanto parte della comunicazione del XXI secolo.

Com’è la comunicazione di oggi?

Crossmediale. È su più piattaforme nello stesso tempo. Si adatta ai mezzi in cui interagisce. È propria del lettore di oggi che, come abbiamo visto, è ovunque, incrocia più mezzi di comunicazione per parlare, scrivere, diffondere. Passa da uno all’altro all’istante e spesso la sua è una comunicazione istantanea.

Quanti scrittori – aspiranti o emergenti – sono in grado di comunicare coi nuovi mezzi? Quanti riescono a recepire il lettore moderno? Quanti riescono ad adattarsi a questa crossmedialità?

Scrittori, siete adatti a quest’epoca?

Il punto è che l’evoluzione seleziona non i migliori. Ma i più adatti.

Saprete reagire ai cambiamenti? Saprete adattarvi all’evoluzione già in atto?

29 Commenti

  1. Marco
    12 gennaio 2015 alle 07:41 Rispondi

    Io sto tentando di adattarmi all’evoluzione, ma non è detto che riesca a sopravvivere :)
    Credo che sia importante per chi scrive e ha un po’ di ambizione (e chi è che non ne ha?) imparare un po’ di rudimenti di SEO (senza che diventi un’ossessione). Soprattutto, occorre stabilire una conversazione con i lettori, per questa ragione il blog è fondamentale. Loro sanno che vuoi piazzare il tuo prodotto, però prima vogliono comprendere chi sei. E quando scoprono che sei un imbonitore, ti voltano le spalle.

    • Daniele Imperi
      12 gennaio 2015 alle 13:47 Rispondi

      Anche io mi sto adattando, ma preferirei davvero rinchiudermi in una casa di legno e non avere più contatti con nessuno :D
      Sui rudimenti della SEO ho in programma un post.
      Il blog anche per me è conversazione coi lettori.

  2. Tenar
    12 gennaio 2015 alle 09:08 Rispondi

    In ogni epoca credo che l’importante sia avere una bella storia. Il resto è accessorio. Aiuta, sicuramente, ma non è l’essenza. I miei autori preferiti non li seguo su fb, con qualcuno di loro ho avuto un contatto in internet, con altri no. Li ho scoperti tramite passa parola, certo, magari non me li ha consigliati un’amica al telefono, me li ha consigliati un’amica sul suo blog, ma l’essenza non cambia. I libri che ho letto perché ho conosciuto gli autori tramite internet sono 4 o 5, non molti di più. Questo non per dire che tu non abbia ragione, anzi, ma che l’essere uno “scrittore 2.0” non basta. Prima ci vuole una bella storia.

    • Daniele Imperi
      12 gennaio 2015 alle 13:50 Rispondi

      Sì, la storia ovviamente viene prima di tutto. Il problema è che ogni epoca ha i suoi mezzi per piazzarla.
      I miei lettori preferiti sono tutti scrittori famosi, che non hanno bisogno di stare su Facebook né avere un blog. Ma noi non possiamo rapportarci a loro.
      Fra quelli emergenti, per ora, non ho letto nessuna opera, quindi non saprei che dire. Ma inizio comunque da gente che ho conosciuto tramite il blog.

  3. Marina
    12 gennaio 2015 alle 09:42 Rispondi

    Forse no, non sono adatta a quest’epoca, non sarei in grado di adeguarmi ad una domanda letteraria che oggi sempre più cerca la spettacolarizzazione attraverso storie incredibili. Il fantasy impazza ed è un genere che non amo; il noir spopola ed è un genere che non amo! Certo, se guardo alla mia esperienza, quando ho scritto il mio romanzo ero una giovane universitaria e l’idea da cui prende spunto la storia era allora rivoluzionaria: una biblioteca virtuale in grado di offrire una gamma infinita di “vite alternative” con risvolti fantascientificamente straordinari. Il problema è che nel periodo in cui avrei potuto davvero rappresentare una novità, tenevo quel romanzo chiuso nel cassetto; quando poi un concorso letterario lo ha premiato era stato già detto tutto ed il mondo virtuale sfruttato in pellicole cinematografiche e produzioni di vario genere. Resta comunque il fatto che non cercherei il successo letterario scrivendo storie “acchiappa-lettori” e da lettrice continuerei a rifugiarmi nelle storie raccontate da autori di narrativa non di genere, classici compresi che – come dici tu- non passano mai di moda (Dostoevskij e Tolstoj in cima alla lista). Ed io, forse, rappresento la minoranza che legge libri di autori italiani (pur non disdegnando la produzione straniera).
    Per quanto riguarda i nuovi mezzi di lettura, vengo fuori da un processo mentale che mi ha portato ad adeguarmi ai moderni supporti: ho un I-pad mini da cui ormai non mi separò più. Ho scritto qualcosa a riguardo nel mio blog (così, per non ripetermi in questa sede: http://trentunodicembre.blogspot.it/2014/06/la-mia-nuova-sfida-il-self-publishing.html).

    • Daniele Imperi
      12 gennaio 2015 alle 13:52 Rispondi

      Non è necessario scrivere storie acchiappa-lettori, quindi seguendo certe mode. Resta il fatto che oggi lo scrittore eremita non va più da nessuna parte e sarà oscurato da chi ha saputo farsi un pubblico online.

  4. Banshee Miller
    12 gennaio 2015 alle 09:45 Rispondi

    Ho paura che continuando di questo passo conterà di più la visibilità, la promozione, la capacita socio/comunicativa di un autore invece che il valore della sua opera. Tutti questi mezzi di comunicazione nuovi, semplici, potenti, hanno attribuito un’importanza troppo grande alla visibilità dell’autore. Anche in passato la visibilità era importante, ma oggi mi sembra che stia diventando l’unica cosa. Sai venderti bene? Sfrutti bene le potenzialità dei social media? Allora vendi. Altrimenti sei una goccia nel mare, senza tener conto della tua opera che non conta nulla, sia che venda, sia che non se la fili nessuno.

    • Daniele Imperi
      12 gennaio 2015 alle 13:54 Rispondi

      Spero di no, per me oggi contano entrambe, ma prima della visibilità, della promozione e della capacita socio/comunicativa dell’autore deve esserci la sua opera, altrimenti il fallimento è assicurato.
      In un certo senso sono d’accordo con te, ma credo anche che, se dietro non c’è un’opera valida, della visibilità non te ne fai niente.

  5. LiveALive
    12 gennaio 2015 alle 10:00 Rispondi

    Quando penso all’evoluzione della scrittura, penso al modo in cui la condizione della società si riflette sulla percezione degli stilemi e sui modi di fruizione dell’opera. Perché quando uno legge, per dire, che la scrittura dei naturalisti è conseguenza del progresso scientifico e del ritrovato interesse per la ragione, uno si chiede “ma allora non scrivevano così perché piaceva?”. Sì, anche: la condizione della società si riflette sulla percezione. Pensiamo alle descrizioni: in una società con poche immagini si apprezzano anche quelle molto lunghe; in una società schiacciata dalle immagini si tende a considerare la descrizione statica noiosa.
    Tu qui evidenzi dei cambiamenti nella società e nel modo di leggere, e chiedi se l’autore è pronto a sfruttare queste cose; ma la vera domanda è: in che modo questi cambiamenti cambieranno il modo di fruire e percepire l’opera? Quali caratteristiche saranno ora apprezzate, e quali, che un tempo andavano bene, ora non lo andranno più?

    • Daniele Imperi
      12 gennaio 2015 alle 13:57 Rispondi

      Interessanti domande. Difficile rispondere, però. Non sono molto d’accordo sulle descrizioni. Secondo me dipende da cosa stai descrivendo.

  6. Salvatore
    12 gennaio 2015 alle 10:29 Rispondi

    Non so rispondere, posso solo esserci comportandomi da me stesso. Comunque non vorrei che fosse diverso. Non mi adatto, sono. Mi estinguerò?
    Ad ogni modo, io quest’anno ho letto autori italiani e stranieri in pari numero. Tra gli autori stranieri ce n’è di americani, soprattutto, ma anche di altre nazionalità. La vera differenza, per noi, credo la faccia leggere nomi noti o esordienti. Io quest’anno, ma quasi sicuramente anche l’anno scorso, ho letto solo nomi noti…

    • Daniele Imperi
      12 gennaio 2015 alle 13:59 Rispondi

      Anche io preferisco essere me stesso. Meglio sempre comportarsi come vuole la nostra natura.
      Ho letto anche io solo nomi più o meno noti.

  7. MikiMoz
    12 gennaio 2015 alle 12:35 Rispondi

    Io i cambiamenti li faccio.

    Moz-

    • Daniele Imperi
      12 gennaio 2015 alle 13:59 Rispondi

      In che senso? Non ho capito che vuoi dire.

      • MikiMoz
        12 gennaio 2015 alle 16:36 Rispondi

        Che, oltre a non aver mai avuto particolari problemi ad adeguarmi alle situazioni, i cambiamenti spesso e volentieri partono proprio da me, o ex-novo o cavalcando l’onda che sento arrivare :)
        Mi sono descritto come un fottuto superman XD

        Moz-

  8. Grazia Gironella
    12 gennaio 2015 alle 20:20 Rispondi

    Domanda difficile! Mi sento ben disposta verso il mio tempo e abbastanza capace di usare i suoi strumenti, o imparare a farlo. Visto che mi piace scrivere generi diversi, non mi costerebbe tenere conto per ciò che scrivo dei desideri del pubblico, che comunque restano difficili da prevedere.
    Perché molti leggono prevalentemente autori stranieri? Non ne ho idea, ma io sono proprio quel genere di lettore. Credo di non avere voglia di ritrovare in ciò che leggo le stesse atmosfere del mio quotidiano, del mio paese, dei miei telegiornali. Mi piace uscire dal mio mondo, fa parte del piacere della lettura.

    • Daniele Imperi
      13 gennaio 2015 alle 08:00 Rispondi

      A me non piacciono le domande facili :)
      Anche secondo me non è facile prevedere i desideri dei lettori. Non so neanche io perché si preferisca la letteratura straniera, forse perché dà più scelta?
      Concordo su quanto scrivi alla fine: neanche a me va di ritrovarmi le stesse atmosfere che conosco, della mia realtà, che a me non piace per niente, come non piace per niente il paese in cui vivo. Ecco perché non vedo mai film italiani, perché solo i trailer mi deprimono. Ho bisogno di altro.
      Nelle mie idee di romanzi non c’è nulla della mia realtà, del mio tempo.

  9. Ferruccio
    13 gennaio 2015 alle 13:24 Rispondi

    Penso di sì, il fatto di non sforzarmi troppo nel cercare di pubblicare lo trovo un sintomo della mia adattabilità, il fatto è che sto scrivendo dei lavori giusti per questi tempi :-D.

    • Daniele Imperi
      13 gennaio 2015 alle 13:43 Rispondi

      E quali sarebbero i lavori giusti per questi tempi? :)

      • Ferruccio
        14 gennaio 2015 alle 07:52 Rispondi

        Prima o poi i lettori te li chiedono

        • Daniele Imperi
          14 gennaio 2015 alle 08:56 Rispondi

          Ah, ma sei diventato ermetico :D

  10. Chiara
    13 gennaio 2015 alle 14:09 Rispondi

    Ma quante belle cose mi sono persa mentre ero a letto con l’influenza! :-D

    Io penso di essere adatta a quest’epoca. Sarà che ho studiato “comunicazione” ed ho avuto modo di familiarizzare con certi strumenti (blog, social, ecc.) prima di molti altri. Sarà che per me la scrittura è sempre piacevole, non importa dove come e quando, idem per la lettura. Quando avevo fretta di iniziare un romanzo, ho divorato le prime pagine addirittura dallo smartphone!
    E ti dirò di più: interagire quotidianamente con voi altri lit-blogger ha giovato molto anche alla mia scrittura. Si tratta di un contatto veramente arricchente! :)

    • Daniele Imperi
      13 gennaio 2015 alle 15:44 Rispondi

      Ah, tu preferisci amoreggiare con l’influenza anziché leggere i blog? :)
      Per chi, come noi, ha avuto le mani in mezzo a certi strumenti in effetti è più facile di altri.
      I contatti arricchiscono sempre :)

  11. Giuseppina Oliva
    16 gennaio 2015 alle 13:53 Rispondi

    Che domanda!
    Come lettrice sono ancora legata alla carta, ma solo perché non dispongo di un e-reader e ce ne sono troppi tra i quali scegliere.

    Sono convinta che chi vuole pubblicare deve trovare il modo di pubblicare la propria storia su ogni formato, in modo da non escludere nessun potenziale lettore.

    • Daniele Imperi
      16 gennaio 2015 alle 14:21 Rispondi

      Io ho un Kobo, ma non mi sono trovato bene, neanche ora che me lo hanno sostituito. Credo sia meglio il Kindle.
      Anche secondo me la storia va creata in vari formati, ma dipende anche da cosa scrivi. Un romanzo va bene su carta e ebook, un racconto anche medio lungo può stare solo in ebook.

  12. Giuseppina Oliva
    16 gennaio 2015 alle 14:32 Rispondi

    ma il kindle non legge gli epub (cosa che mi fa sorridere) e non saprei come fare, probabilmente è la paura dell’ignoto che mi blocca. Del kobo ho letto tanti pareri negativi e questo non mi invoglia affatto.

    Per il resto son d’accordo, davo per scontato che stessimo parlando di romanzi :D

    i racconti anche solo l’ebook funziona!

    • Daniele Imperi
      16 gennaio 2015 alle 14:33 Rispondi

      Infatti è quello il problema: il Kindle non legge epub e il Kobo non legge mobi.

  13. Giuseppina Oliva
    16 gennaio 2015 alle 14:41 Rispondi

    stavo valutando l’acquisto dell’ereader dell’ibs, ma non mi fido ancora… in questa cosa mi sento abbastanza persa. Lo vedo come un’acquisto da fare, mi porterebbe un gran guadagno, ma allo stesso tempo sono spaesata, ma questo è un altro argomento.

    O forse dovrebbe essere un altro punto di riflessione per la domanda che hai posto? Un pensiero da lettore è sempre una cosa importante da considerare!

    • Daniele Imperi
      16 gennaio 2015 alle 15:31 Rispondi

      Sì, possiamo anche vederla così, come una riflessione in più :)

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