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Lo scrittore lancia un messaggio?

Lo scrittore lancia un messaggioLa saga di Harry Potter nasconde messaggi criptici? E Il Signore degli Anelli che messaggio vuole lanciare ai suoi lettori? Davvero la Rowling e Tolkien hanno costruito le loro opere per veicolare un preciso pensiero?

Se così fosse, non ho percepito nulla. Ma è anche vero che non sono mai stato capace a leggere fra le righe, né apprezzo chi parla e scrive fra le righe. Forse è per questo che leggo senza pormi problemi che forse sono inesistenti.

Eppure ho letto in più parti che la saga di Harry Potter contiene messaggi subliminali, sull’educazione, sulla politica per esempio. Nei romanzi della Rowling ci sarebbero perfino dei messaggi segreti nascosti nei nomi dei personaggi.

E che dire della Contea degli Hobbit, luogo ameno in cui abitare? Anche questo è un messaggio nascosto, una sorta di inno a un luogo perfetto, in cui l’uomo si riconosce con la natura. Non è quello che penso io, ma ciò che ho letto in giro.

Lo scrittore infonde se stesso nelle sue storie

Vere o meno queste chiacchiere e disquisizioni su due opere a caso del fantastico, mi chiedo se davvero uno scrittore voglia diffondere messaggi nascosti nelle proprie opere. Di certo c’è che ogni scrittore mette qualcosa di suo in ciò che scrive.

Diversamente non potrebbe essere. La scrittura è lo sfogo di ciò che abbiamo dentro. Scrivendo ci liberiamo di ciò che brucia e matura nel nostro inconscio. Inconsapevolmente o meno, quando scriviamo forse vogliamo davvero inviare dei messaggi.

È una specie di legame che lo scrittore vuole avere coi lettori? Ma se davvero fosse così, quanti riescono a percepire questi messaggi segreti? E, anche se tutti li percepissero, cambierebbe qualcosa nel loro modo di vivere e pensare?

La lettura come lettura

A me questi messaggi non hanno provocato alcun effetto. Nessun romanzo letto ha mai cambiato le mie idee, ma solo l’esperienza di vita. Forse perché, come ho detto prima, io non sono in grado di leggere fra le righe e questa mia “lacuna” è una barriera contro i messaggi subliminali.

O forse perché quando leggo per me la lettura è lettura e basta. Non cerco nulla nei libri che leggo, eccetto una fuga dalla realtà quotidiana e la possibilità di conoscere belle storie. Non mi interessa sapere se in ciò che ha scritto l’autore c’è un senso recondito, un pensiero che ha voluto lasciare al mondo.

Ognuno legge ciò che vuol leggere

Forse è anche vera un’altra alternativa. E cioè che ognuno di noi vede nei romanzi che legge ciò che vuol vedere, di negativo o positivo. Molti non riescono a leggere senza trovare del marcio dentro l’opera. Come se lo scrittore avesse voluto strumentalizzare il proprio lavoro per scopi personali.

Non nego che potrebbe essere così per qualcuno. Ma per quanto mi riguarda ogni libro può essere un veicolo nascosto di messaggi rivoluzionari e intrisi di fanatismo religioso e politico. A me non arrivano quei messaggi.

A me arriva la storia. Arriva lo stile di scrittura. Arriva il personaggio con cui simpatizzo. Arriva il mondo che si avvicina al mio mondo. Non arriva altro dalla lettura e mi sta bene così.

Lo scrittore lancia un messaggio, secondo voi? Avete trovato messaggi nascosti nelle opere lette?

25 Commenti

  1. Romina Tamerici
    22 agosto 2012 alle 10:38 Rispondi

    Forse ogni scrittore è diverso dagli altri. Ci sono scrittori che non mi sembrano veicolare nessun messaggio e altri che secondo me desiderano farlo.

    Io, quando leggo, sono sempre alla ricerca del significato tra le righe. Ovviamente amo la lettura in quanto tale, simpatizzo o litigo con i personaggi, apprezzo o meno uno stile, ma voglio sempre capire di più. Cerco l’autore dietro al suo testo, cerco di capire quando ha sofferto o si è divertito scrivendolo e poi mi chiedo perché l’ha scritto e cosa voleva che io scoprissi da sola, sotto la sua guida. Io però sono una persona contorta, forse non faccio testo.

    Come scrittrice dissemino i miei testi di significati nascosti, ma non pretendo che tutti li colgano. I significati nascosti si fanno percepire solo da chi in quel preciso istante ha bisogno di quella precisa frase che gli rimbomba dentro e gli rivela ciò che deve sapere. Non sempre accade, anzi forse statisticamente è una probabilità poco rilevante, ma è anche per sfiorare in questo modo le vite altrui che amo scrivere. E non mi importa quanto raramente ciò avvenga. Un paio di volte in una vita è già qualcosa.

  2. Lucia Donati
    22 agosto 2012 alle 10:43 Rispondi

    Lo scrittore invia messaggi, consciamente o no (sulle sue esperienze, il suo modo di essere, per influenzare volontariamente). Se è bravo, riesce ad influenzare senza che ce se ne accorga, rendendo messaggio e scritto ( romanzo, una trattazione) un tutto omogeneo. Se ti va, puoi leggere un mio post di qualche gg fa intitolato “Scrittori illusionisti”.

  3. Salomon Xeno
    22 agosto 2012 alle 10:59 Rispondi

    In HP mi viene in mente solo che il primo ministro Caramel in inglese è Fudge, che significa caramella ma anche “sfuggente”. È possibile che ci siano altri esempi.
    Tolkien… beh, è stato letto e riletto in molti modi diversi. Tolkien stesso dichiarò di aver scritto un romanzo cristiano, ma lo fece involontariamente, non per evangelizzare gli inglesi. In realtà il suo scopo era creare una mitologia, il rapporto tra “uomo e destino”, non una ideologia.
    Piuttosto, ci sono autori che parlano di temi importanti. “Dune” di Herbert affronta il tema religioso, ma anche il concetto di umanità e l’importanza (spesso negativa) degli assoluti. Heinlein passa da un romanzo reazionario e militarista come “Starship Troopers” a un libro-manifesto del movimento Hippy come “Straniero in terra straniera”. Libri molto belli, che sicuramente possono essere letti solo per svago… ma contengono altro e questo difficilmente si può ignorare. Va detto che molta fantascienza fa parte della cosiddetta letteratura speculativa, il cui scopo, se vogliamo, è riflettere o far riflettere il lettore su alcuni argomenti importanti. Nel fantasy questo è molto meno rilevante, soprattutto negli emuli tolkieniani.

  4. Giuseppe
    22 agosto 2012 alle 14:28 Rispondi

    Non sono d’accordo su ciò che scrivi. Anche se può non essere il fine principale di un romanzo (e spesso non DEVE esserlo), la presenza di messaggi, allusioni, evocazioni è una ricchezza. E’ il modo con cui un autore e il suo scritto riverberano la profondità dell’esperienza storica, la testimoniano, vi rispondono, anche senza volerla necessariamente “educare”. E comunque è un elemento assolutamente e imprescindibilmente presente, che fa di un romanzo una metafora, di una pagina scritta l’evocazione di un’esistenza e dell’arte stessa un potente veicolo comunicativo. Anch’io sono molto scettico sui messaggi subliminali, ma qui faccio riferimento a ben altro. Se così non fosse, condanneremmo l’arte ad essere un ornamento per gli oziosi svaghi di un pomeriggio di noia. Ma stiamo scherzando?

  5. adriana
    22 agosto 2012 alle 15:17 Rispondi

    Non mi piace l’espressione “lanciare un messaggio”. Sembra sottintendere che oltre a ciò a che racconta lo scrittore voglia dire altro, mandare messaggi in codice per chi può capirli.
    Un racconto, un romanzo, quando è ben fatto, è una creatura, qualcosa di vivo, e come tutto ciò che è vivo, ha molteplici significati, alcuni più palesi, altri più nascosti. Il vero mistero è la creazione, come lo scrittore riesca a dar vita a qualcosa di così vivo e vitale da parlarci a distanza di tempo, e fare in modo che una storia continui a sembrarci vera anche se non è mai accaduta, ma è pura invenzione.

  6. Recenso
    22 agosto 2012 alle 15:50 Rispondi

    I messaggi nascosti sono proprio la parte che a me piace di più. Non riesco a concepire la scrittura solo d’intrattenimento, mi sembra povera. Se un romanzo mi intrattiene ma mi da anche modo di riflettere, ben venga.
    Credo che ogni scrittore, volente o nolente, lanci qualche messaggio in ciò che scrive, perché le storie che racconta sono come i sogni: possono avere significati di cui nemmeno lo scrittore è cosciente, e noi lettori siamo gli psicanalisti (stessa cosa che penso per i film).

  7. Alessandro C.
    22 agosto 2012 alle 17:20 Rispondi

    Credo dipenda da cosa intendiamo per “lanciare un messaggio”.
    Credo che a molti scrittori interessi ben poco lo scrivere per veicolare una “morale”, sebbene – volontariamente o meno – chiunque scriva finisca per comunicare agli altri parte della propria esperienza di vita e del proprio modo di pensare.

    Ci sono tante opere il cui messaggio è stato colpevolmente sottovalutato. “Gulliver’s Travels” di Swift, per esempio, è un libro che costituisce forse la più dura denuncia contro l’uomo e la società. Per i più si tratta solo di un racconto per bambini.

  8. Giuseppe
    22 agosto 2012 alle 18:07 Rispondi

    Alessandro C.,

    aggiungo un’altra cosa a quello che dici: spesso non è affatto necessario che il lettore recepisca esplicitamente il messaggio dell’autore, o che lo identifichi in maniera univoca. Il potere evocativo e provocativo delle immagini trasmette contenuti anche al di là della ricezione tematica: il tal modo l’opera riesce a comunicare idee, stili, contenuti senza necessariamente fare pedagogismo; ed è un modo ricorrentissimo, tanto che se lo si nega, si negano sostanzialmente l’anima dell’arte la caratteristica più determinante della sua stessa seduzione estetica.

  9. Valentina
    22 agosto 2012 alle 21:36 Rispondi

    Per me dipende da ciò che l’autore vuole trattare nel suo scritto.
    Se pensa che il suo scritto debba essere impegnato, farà in modo di trasmettere il messaggio che vuole trasmettere e lo farà in modo trasparente, come generalmente avviene in questo tipo di scritti.
    Se scrive un romanzo di fantasia per fare critica sociale, nasconderà tra le righe di un romanzo ambientato in futuro prossimo o al contrario in un Medioevo fantastico ciò che reputa sbagliato della società in cui vive… Ma generalmente questo tipo di scrittori hanno una visione sorprendentemente ottimista sulla capacità dell’uomo di sopravvivere nonostante i pronostici.
    C’è anche chi scrive per puro entertainment e ciò che vuole comunicare è ciò che su legge nel testo, a un primo, elementare livello. Scrive per divertire.
    C’è chi finisce per metterci la morale nei suoi scritti, anche involontariamente, perché ha ricevuto una certa formazione, che a sua volta ha influenzato la sua attività di scrittore.
    Per me una cosa sono i libri, le storie che contengono, ciò che l’autore ha voluto mostrarci tramite il mezzo della scrittura e un’altra cosa sono le costruzioni dei critici.
    C’è un racconto di Asimov che descrive uno Shakespeare redivivo alle prese con un… Compito in classe su Shakespeare (viene bocciato).

  10. Alessandro C.
    23 agosto 2012 alle 15:09 Rispondi

    completamente d’accordo

  11. Kinsy
    25 agosto 2012 alle 22:13 Rispondi

    Neanch’io recepisco i messaggi tra le righe, forse proprio perché non li cerco. Contea degli Hobbit un luogo perfetto dove abitare? Forse l’autore non intendeva invitare il lettore a cercarlo, ma ha semplicemente immaginato il luogo perfetto per sé. Sono perfettamente d’accordo con te che ogni scrittore lasci qualcosa di sé nei propri testi: è umanamente comprensibile; non siamo dei robot.
    Credo invece che ogni lettura lasci un segno. Non grandi cambiamenti, per carità, ma ogni libro è come una goccia nella roccia: ad ogni passaggio lascia una piccola traccia invisibile, che sommato a molte altre gocce lascia un solco.

  12. Daniele Imperi
    29 agosto 2012 alle 14:46 Rispondi

    Romina Tamerici,

    Io non leggo tra le righe, invece, e non dissemino i miei scritti di messaggi nascosti :)

  13. Daniele Imperi
    29 agosto 2012 alle 14:47 Rispondi

    Lucia Donati,

    Poi mi leggerò quel post, grazie.

  14. Daniele Imperi
    29 agosto 2012 alle 14:48 Rispondi

    Salomon Xeno,

    Nella fantascienza, secondo me, c’è un modo di mostrare al pubblico come potrebbe diventare il mondo, migliore o peggiore che sia.

  15. Daniele Imperi
    29 agosto 2012 alle 14:50 Rispondi

    Giuseppe,

    Un romanzo riflette ciò che pensa l’autore, ovviamente, ma io parlo proprio di messaggi che vuole mandare al lettore.

  16. Daniele Imperi
    29 agosto 2012 alle 14:51 Rispondi

    Alessandro C.,

    Sono d’accordo ;)

  17. Daniele Imperi
    29 agosto 2012 alle 14:51 Rispondi

    Kinsy,

    D’accordo anche con questo aspetto della lettura :)

  18. Daniele Imperi
    29 agosto 2012 alle 14:53 Rispondi

    adriana,

    Buona anche la tua definizione.

  19. Daniele Imperi
    29 agosto 2012 alle 14:56 Rispondi

    Valentina,

    Hai ragione, si può scrivere per tanti motivi, alla fine, anche solo per intrattenimento.

  20. Romina Tamerici
    30 agosto 2012 alle 09:46 Rispondi

    @Daniele: Allora dovrò smettere di cercare significati nascosti nei tuoi testi? Io però ci trovo sempre qualcosa…

  21. Daniele Imperi
    30 agosto 2012 alle 13:29 Rispondi

    Romina Tamerici,

    Non credo di averne lasciati, almeno spero :D
    Di sicuro ci sono idee mie, plateali, nascoste, spezzettate.

  22. Sharon
    25 settembre 2017 alle 20:04 Rispondi

    Ciao a tutti, mi scuso anticipatamente il ritardo del mio commento, non vorrei riaprire discussioni ormai chiuse visto che il post è datato anno 2012
    Vorrei farti i complimenti Daniele per l’audacia con cui esprimi le tue idee e per il modo in cui condividi tutto ciò che ti è possibile in merito alla scrittura.
    Ad ogni modo, ci tengo a precisare che il messaggio tra le righe di un romanzo è molto importante, ovviamente può non essere recepito, ma è raro che non ci sia, pur banale che sia, perché scrivere è comunicare e quando l’idea prende l’iniziativa parte da un messaggio ben.preciso che si vuole mostrare al lettore.
    Mi sono ” intromessa ” nella discussione perché a breve affronterò anch’io questo argomento nel mio blog, ma dal punto di vista di una scrittrice emergente quale sono, ovviamente la mia è solo un’opinione personale e pertanto va presa con le pinze.

    • Daniele Imperi
      26 settembre 2017 alle 07:08 Rispondi

      Ciao Sharon, grazie e benvenuta nel blog.
      A me, quando viene in mente una storia, non c’è mai un messaggio dentro, quindi penso dipenda da chi scrive.

  23. Sharon
    26 settembre 2017 alle 15:00 Rispondi

    ciao Daniele, mi interessa molto la tua opinione in merito a questo argomento, sto lavorando ad un progetto che tratta una guida su come scrivere un romanzo con un messaggio e mi piacerebbe approfondire questo tema.
    Ti andrebbe di rispondere a qualche domanda?
    Ovviamente spero di non essere indiscreta e di non disturbare.

    • Daniele Imperi
      26 settembre 2017 alle 15:44 Rispondi

      Sì, scrivimi pure via email.
      PS: attenta a come scrivi l’indirizzo del tuo sito, perché non era corretto e l’ho cancellato.

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