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Lo scrittore ipotecnologico

Lo scrittore ipotecnologico

Questo post è il “bastian contrario” de “Lo scrittore tecnologico” apparso su «Appunti a margine» pochi giorni fa. Se quindi siete superappassionati e fanatici della tecnologia, non leggetelo: vi farà salire la bile e io vi diventerò più antipatico di prima.

Quel post di Chiara è apparso “a fagiolo”, come si suol dire: proprio in un periodo in cui la mia idiosincrasia verso la tecnologia è arrivata quasi ai massimi livelli.

La tecnologia dei social media

Passo brevemente, per quanto possibile, in rassegna alcuni social media, almeno i principali. Non parlerò di Medium (sono iscritto, ma non vi ho pubblicato nulla), Tumblr (account cancellato), Pinterest (iscritto, ma non lo uso più), About.me (idem), Goodreads (iscritto, lo uso, anche se poco), Flickr, DeviantArt (iscritto, ma lo uso poco), Periscope, Quag, Snapchat e svariati altri.

Se gli date retta, alla fine vi ritroverete a vivere solo una vita virtuale. La morte invece, sappiatelo, è reale. A buon intenditor…

Facebook

Come molti sapranno, non sono più su Facebook dal 2013. In quel social sono durato circa 5 anni e non m’è mai servito a nulla, tranne che a trovare polemica quando pubblicavo qualcosa che ai benpensanti di turno non piaceva.

Avevo anche una serie di pagine fan, relative ai miei vari siti e blog, ma pubblicavano in automatico i contenuti, quindi non servivano a nulla neanche quelle. Ma sarebbe stato impensabile creare per ognuna un calendario editoriale per avere una buona interazione coi fan. Quando ho cancellato il mio profilo, non ho più avuto accesso a quelle pagine, che ormai saranno preda degli spammer.

Verso Facebook provo soltanto un profondo fastidio. Dal blog ho anche tolto il bottone di condivisione (generava troppi cookie): se qualcuno vuol condividere un mio post su FB, può farlo a mano oppure può non condividerlo affatto. Senza offesa, ma la cosa mi lascia indifferente.

È davvero utile allo scrittore Facebook?

Ricordo quando, ormai oltre 5 anni fa, pubblicai il post “Facebook per scrittori”: da allora è passato del tempo e io ho cambiato idea. Ma sono anche cambiate diverse regole su FB, quindi quel post ora non avrà forse più senso.

Molti aprono una pagina fan per il blog o, peggio ancora, per il proprio libro. Prima di farlo, leggetevi il mio articolo sul perché non aprire una pagina Facebook per il libro.

C’è chi dice che Facebook può essere un bel luogo virtuale, basta selezionare bene i propri contatti. Ma è quello che avevo fatto io: per la maggior parte avevo persone che conoscevo realmente (amici, colleghi, parenti, conoscenti vari) e altre conoscenze virtuali.

Se dovessi tornare su Facebook oggi, chi dovrei aggiungere secondo voi alle mie amicizie? Ciò che condividerei non piacerà a tutti, anzi scatenerà polemiche. Io la penso in modo diverso, opposto, al comune modo di pensare. Sono libero di esternare le mie opinioni, sia chiaro, ma farlo su Facebook significa litigare. Anzi, farlo in ogni social media significa litigare.

Creare un profilo esclusivamente lavorativo? Dipende. Di sicuro si eviterebbero le polemiche, anche se non ci credo, ma restano alcune regole di Facebook che a me non vanno giù, per esempio:

Quando l’utente pubblica contenuti o informazioni usando l’impostazione “Pubblica”, concede a tutti, anche alle persone che non sono iscritte a Facebook, di accedere e usare tali informazioni e di associarle al suo profilo (ovvero al suo nome e alla sua immagine del profilo).

No, grazie.

Twitter

Twitter per scrittori è precedente al post su Facebook e ormai troppo datato anch’esso. Un tempo mi piaceva Twitter, prima che iniziasse ad assomigliare a Facebook, sia nella grafica sia nella tendenza a polemizzare, attaccare chi non ha le tue stesse idee (politiche, sociali, ecc.).

Non ho mai usato bene Twitter, anche se tra la fine del 2012 e il 2014 l’ho usato molto, condividendo i post miei e di altri, creando interazioni, ecc. Poi ha iniziato a stancarmi anche Twitter, specialmente dopo i suoi cambiamenti.

Ora neanche più condivido i miei articoli. Di tanto in tanto condivido i post di altri blogger. Ma la mia permanenza su Twitter si avvicina sempre più alla sua conclusione. Nel nuovo smartphone non ho neanche installato l’app.

È utile Twitter allo scrittore?

Se rispondete sì, ditemi quanta gente vi segue. Se è inferiore a 10.000 (diecimila) persone – e se quelle diecimila sono tutte italiane – allora non ve ne fate nulla. Nulla, intendo, che vi faccia migliorare nel vostro campo e guadagnare e vendere più libri.

Google Plus

Poche righe: Google+ è il social media più inutile che esista. A dispetto di come lo esaltano i social media manager, Google+ non ha interazione, non ha nulla che faccia la differenza con altri social.

Esistono le pagine di alcuni colossi del web, gente che viaggia con centinaia di migliaia di seguaci: quelle pagine non hanno interazione.

È utile Google Plus agli scrittori?

Ditemelo voi.

LinkedIn

Non ricordo da quanti anni sono iscritto su LinkedIn: ho un profilo completo, qualche “raccomandazione”, circa 600 “competenze”. Mai avuta una proposta di lavoro da quel social.

Nel tempo è cambiato anche LinkedIn . Molti dicono che vanno frequentati i vari gruppi e pubblicati articoli su LinkedIn Pulse (una sorta di blog). Ma alla fine quanto tempo vi succhierà tutto questo?

Instagram

Chi ha letto il mio post “Instagram per scrittori” sa come la penso. Credo che Instagram sia il social non solo più divertente ma anche meno dispendioso in termini di tempo. Dà risultati? Come minimo diverte.

La tecnologia dello smartphone

Tasto dolente, molto dolente questo. Io ho avuto il mio primo cellulare all’età di 37 anni: me lo regalò un amico perché, sosteneva lui, non mi trovava mai a casa. Fino a quell’età non ho sentito il bisogno di un cellulare (non lo sento neanche adesso, se è per questo).

Il primo smartphone è arrivato nel 2014, mi pare. Fino a quel tempo non ho sentito il bisogno di averne uno (e non lo sento neanche adesso, se è per questo).

Mentre scrivo, mercoledì 28 dicembre 2016, nel mio smartphone non c’è più una sim attiva da due settimane. Lo smartphone funziona solo come sveglia, orologio e in modalità wifi. Ho avuto la pessima idea di passare a Postemobile, che m’ha addebitato il traffico dati nonostante fosse disattivato dall’app e dalle impostazioni dello smartphone. Forse m’hanno dato una sim stregata.

In attesa di trovare un gestore di telefonia mobile meno ladro degli altri, io non sono raggiungibile al cellulare, a meno che non sia a casa con la wifi attiva.

È utile lo smartphone allo scrittore? A me no. Non riesco a scrivere al cellulare, sbaglio sempre perché ogni dito prende almeno due tasti. È scomodo scriverci e ancor più scomodo navigare su internet, anche se navighi su siti responsivi.

Ho un’app memo, che uso se, mentre leggo fuori casa, devo segnarmi la pagina di un libro per prenderne una citazione. Basta. Questo è l’unico uso che ne faccio in funzione della scrittura. Ergo…

Rimpiango gli anni ’80, quando eri raggiungibile solo se stavi a casa, altrimenti pazienza e ti richiamavano; quando la gente era più responsabile: adesso si sente in diritto di arrivare tardi, tanto c’è Whatsapp e può avvisare del ritardo; quando non c’erano i social e la vita privata delle persone era davvero privata e nessuno sapeva i fatti tuoi se non era tuo intimo amico.

La tecnologia dei programmi di scrittura

Uso da anni Writer della suite OpenOffice. E basta. Non uso altri programmi di scrittura – uno basta e avanza – né programmi gratis o, peggio, a pagamento per strutturare un romanzo.

Sono un uomo all’antica, non posso farci niente, ma per me carta (riciclata) e penna sono più che sufficienti.

La tecnologia dell’ebook reader

Proprio lo scorso anno ho parlato delle mie disavventure con il Kobo Glo. A questo si aggiunge anche il fatto di essere un bibliomane: a me piacciono fisicamente i libri. Un ebook non posso toccarlo, vederlo, sentirne l’odore (oddio, ho detto odore della carta? Eh, sì, ho detto proprio odore), avvertirne il peso e la consistenza. Sono un tipo materiale.

Tuttavia ho degli ebook. E di sicuro ne comprerò altri. Come può essermi utile l’ereader nella scrittura?

  • Per testare i miei ebook, per esempio.
  • Per leggere alcuni ebook per la documentazione.

E per così poco vale la pena spendere più di 100 euro? Direi di no.

Lo scrittore ipotecnologico

Per scrivere, per quanto mi riguarda, occorrono buone idee e buone capacità narrative. A questo aggiungete un computer per creare il manoscritto e siete a posto: non vi occorre altro.

Quanto siete tecnologici come scrittori (o quel che siete)? Dubito che fra voi lettori ci siano altri “ottocenteschi” come me…

66 Commenti

  1. Andrew Next
    5 gennaio 2017 alle 06:21 Rispondi

    Eh lallà che ottimismo… ciao Daniele, passato un bel Capodanno?
    Quest’anno, per la prima volta, niente pupi. Una nonna eroica s’è presa i pargoli in casa e ha lasciato tutta la serata me e Silvia col baby-radar spento. Cos’è il baby radar? Una funzione che possiede anche il tuo miglior computer, quello che tieni tra le orecchie per intenderci, e che ti segnala la presenza dei pargoli, l’attività in corso e l’eventuale insorgere di pericoli fino a circa 100m di distanza. Inutile in un parco giochi affollato, ma ottimo per cucinare la cena in relativa tranquillità. Il problema è il feroce mal di testa che ti procura il dover tenere acceso il “radar” per tutto il periodo di veglia dei pargoli…
    Non mi hai segnalato, tra i social media, wattpad: il social degli scrittori in erba. Seriamente in erba. Mi domando quale sia stata fumata da certi sedicenti autori per essere riusciti a pubblicare materiale inutile anche come concime organico.
    Come social wattpad è fortemente immaturo e basato sulla buona fede degli utenti, per cui non devi badare alle recensioni, ai voti o al numero di letture di un “libro” su wattpad, ma alla sinossi: se non ci sono errori puoi tentare la lettura. Qua e là c’è qualche perlina. Io lo uso per “testare” i pezzi che scrivo e non mi va di sputtanare il blog che è incentrato sul fantasy.
    Il resto della tecnologia… non mi nascondo dietro ad un dito: è utile. E’ da quando ho dovuto seppellire la mia libreria in cantina (solo 900 volumi, fumetti esclusi) che ho imparato ad apprezzare gli ebook. I file epub per primi: li leggi con qualsiasi cosa, anche notepad in caso di necessità, ma è pieno di open source che te li apre senza magagne, occupano poco spazio virtuale e nessuno spazio fisico, non possono essere strappati, scarabocchiati, sbavati o immersi nella minestrina. Non è il tuo caso, ma nel mio posso dire che la tecnologia mi ha evitato finora di ricorrere a Sant’Erode da Antipa. Nel 1800 il pargolo che immergeva il libro di papà nel sugo della pasta finiva col fondoschiena ripassato da una padella. Anche i pargoli stanno beneficiando della tecnologia e in modi che nemmeno immaginano.
    Questo per dire che anche tu, nonostante tutto, sei tecnologico solo che stai impiegando tecnologie assai più evolute esattamente come i miei figli il cui fondoschiena, cambi di pannolino a parte, è al riparo da incontri spiacevoli.
    La tecnologia, man mano che matura, si nasconde e nasconde la propria complessità all’utilizzatore finale così da sembrare qualcosa di naturale e banale, quasi scontato. Prendi l’interruttore: i primi per uso domestico risalgono a fine XIX sec. e bisognava prestare moltissima attenzione per non toccare la leva di comando con la mano umida. Pena: morte per elettrocuzione. Oggi il peggio che ti può accadere è di far scattare il salvavita, ma quanta tecnologia c’è dietro? Se andiamo a contare il numero di brevetti dietro ad un interruttore della luce (ma pure ad una cucina a gas) scommetto la mia copia di IT che ci sono più brevetti lì che dentro wattpad e forse di facebook.
    In quanto homo sapiens sapiens non puoi evitare la tecnologia: è il nostro vantaggio evolutivo, uno degli aspetti che ci ha resi la creatura più pericolosa presente sul pianeta, fa parte di ogni abitante del pianeta scritta da qualche parte nel DNA. Però puoi usarla servendoti di un’altra caratteristica della nostra specie. L’intelligenza ;-)
    Stranamente questa seconda opzione pare invisa ad una grossa fetta di umani… chissà perché.

    Buona Giornata e felice 2017

    • Nani
      5 gennaio 2017 alle 14:46 Rispondi

      Io non sarei tanto sicura sulla sicurezza del libro nel lettore ebook quando la casa brulica di pargoli. Ricordo qualche anno fa, la disavventura del mio primo lettore paper white finito nel gabinetto, mentre io facevo la doccia accecata dallo shampoo, proprio ad opera di una pargola non piu’ grande di un annetto e mezzo. Ricordo il rumore sinistro e l’intuizione fulminea che mi attraverso’ la mente, il fracasso della porta della doccia spalancata con violenza e la faccetta interdetta della pargola, ancora impalata sul luogo del delitto a fare capolino oltre l’orlo del water. Inutile dire che in un sol colpo ho buttato letteralmente nel cesso libri e libri, soldi – quelli del marchingegno inzuppato – e tempo – taaaanto tempo per ricevere un secondo lettore e ricaricarlo con i testi, per lo piu’ quelli che scarichi dalle librerie digitali libere o i documenti per le ricerche. Mai sottovalutare la devastante capacita’ inventiva di un pargolo ancora non spannolinato.

    • Daniele Imperi
      5 gennaio 2017 alle 15:33 Rispondi

      Ho la tecnologia contro in questo periodo :D
      Capodanno: no, come al solito, pieno di noia.
      Wattpad non m’è venuto in mente, ma una tipa lì m’ha fregato un racconto.
      Sei sicuro che la tecnologia rappresenti un’evoluzione? Grazie alla tecnologia l’uomo non è più capace di fare le cose con le sue mani.

  2. Marco
    5 gennaio 2017 alle 07:39 Rispondi

    Google Plus: mi sorprende che ci siano persone che ancora lo difendono e propongono di esserci. Pure io l’ho mollato, e con quello pure Pinterest, Tumblr, mentre Flickr di fatto l’ho abbandonato. Medium dicono che è il futuro: può darsi ma non mi interessa.
    Una baita in montagna, ecco cosa ci vuole! Oppure una casa a Chamois (che non ha strade, ci si arriva a piedi attraverso il bosco, o in funivia).

    • Daniele Imperi
      5 gennaio 2017 alle 15:35 Rispondi

      Pinterest è un altro social di una inutilità profonda…
      La baita in montagna la sogno da anni, ma senza funivia :)

  3. Maria Grazia
    5 gennaio 2017 alle 08:32 Rispondi

    Tra i miei propositi per l’anno nuovo c’è quello di cancellarmi da facebook, ma davvero è possibile uscirne? Perché a me i social network paradossalmente ricordano comunità arcaiche, pronte a ostracizzare la vittima di turno, mi fanno venire in mente “La lettera scarlatta”, per fare un esempio letterario.

  4. Mirko
    5 gennaio 2017 alle 08:37 Rispondi

    Ciao Daniele, il libro cartaceo è qualcosa di unico.
    Io preferisco scrivere con il vecchio metodo.Carta e penna.

    • Daniele Imperi
      5 gennaio 2017 alle 15:37 Rispondi

      Le vecchie maniere sono imbattibili :)

  5. Ombretta
    5 gennaio 2017 alle 08:56 Rispondi

    Presente! Non mi definirei proprio ottocentesca, ma neanche io ho attrazione per social, app pazzesche e chissà quali diavolerie esistono. Per scrivere idee, storie, preferisco la carta. Ho cancellato il profilo da LinkedIn perché in 5 anni non ne ho visto l’utilità. Facebook…poco. Twitter mai. Credo che non si tratti di definirsi bastian contrari o “antichi”, per me è solo modo di essere. Ho una bimba di quasi 3 anni e non ho marchingegno video per controllarla..o app…insomma nulla! Anche se ho whatsapp, e lo uso, sono una delle poche che telefona anche solo per sapere come stai. Intendo comprare il Kindle perché ormai non ho spazio sulle librerie, anche se leggere dal display non mi piace particolarmente. Forse siamo più originali di quanto pensi…dove trovi altri come noi? :)

    • Daniele Imperi
      5 gennaio 2017 alle 15:37 Rispondi

      Vero, suona meglio dire che siamo originali :)

  6. nuccio
    5 gennaio 2017 alle 09:19 Rispondi

    Non sono iscritto da nessuna parte, anche se ho saggiato alcuni dei siti da te indicati. Mi servo della tecnologia ma non ne sono imbrigliato. Uso internet per verificare le mie conoscenze, ma cum grano salis e confrontando i testi materiali che mi interessano. Ho frequentato siti di poesia e letteratura, ricevendo ben pochi stimoli. Si formano dei Clan chiusi che è difficile penetrare se non osannando le magnificenze degli altri. Pochi commenti più o meno ruffiani e nessun aiuto materiale a migliorarsi. Ho visto cose che voi umani…eh, eh. Buona Epifania a tutti.

    • Andrea
      5 gennaio 2017 alle 10:58 Rispondi

      Hehehe. Grande. Non fa una piega. Poeti in cerca di soffi che gonfino le vele del proprio ego :)

    • Daniele Imperi
      5 gennaio 2017 alle 15:38 Rispondi

      Clan del genere li ho visti anche io, purtroppo.

  7. Chiara (Appunti a Margine)
    5 gennaio 2017 alle 09:26 Rispondi

    Ahahahahaha, Grazie per la citazione! :-)
    In realtà io, come ho scritto anche in risposta al tuo commento, non mi considero iper-tecnologica, ma in una sorta di terra di mezzo. Non rifiuto la tecnologia perché ne colgo la comodità, ma non mi considero nemmeno una pioniera. Di solito inizio a utilizzare certi strumenti quando diventano di massa, e gli altri me ne parlano bene.

    • Daniele Imperi
      5 gennaio 2017 alle 15:39 Rispondi

      Che alcune cose siano comode è vero, ma oggi si esagera per me.

  8. Roberto
    5 gennaio 2017 alle 09:44 Rispondi

    Per quel che mi riguarda, devo entrare in contatto fisco con il libro, sentirlo profondamente; poterlo sfogliare, dottolineare frasi che mi piacciono, gualcire, consumare…; ricordo che Camilleri mi diceva di usare una macchina da scrivere, niente computer! E’ soggettivo, certo. Ma buone ideee e capacità credo che bastino per l’impresa. E poi, parlo sempre per me, vedere il proprio libro negli scaffali delle librerie ha sempre il suo fascino. :-)

    • Daniele Imperi
      5 gennaio 2017 alle 15:41 Rispondi

      Camilleri ha una certa età, quindi è normale. Però ho letto che usa il pc adesso per scrivere.
      Anche per me ha il suo fascino vedere un proprio libro sugli scaffali :)

      • nuccio
        5 gennaio 2017 alle 16:57 Rispondi

        purtroppo Camilleri non scrive più per difetto ipovisivo. Ci sono i suoi assistenti che scrivono quello che lui detta. Così so.

  9. Celeste
    5 gennaio 2017 alle 10:06 Rispondi

    Ero tecnologico 5 anni fa. Adesso penso solo che per scrivere bisogna scrivere.Tutto il resto può esserti di beneficio come d’intralcio. Salvo gli ebook, perché sono molto utili se cambi casa ogni tot anni.

    • Daniele Imperi
      5 gennaio 2017 alle 15:42 Rispondi

      Infatti voglio proprio eliminare ciò che di tecnologico mi è solo d’intralcio.

  10. Silvia
    5 gennaio 2017 alle 10:17 Rispondi

    Personalmente sono l’idea che i mezzi tecnologici siano appunto del mezzi, in sé né buoni né cattivi. Semmai ci sono buoni e cattivi utilizzatori. Così come vale per tutti i metodi in generale. Posso trovarmi benissimo con un metodo che funziona per me ma che per altri è pessimo.
    Di certo la bravura dello scrittore non la fa né il metodo né il mezzo.
    Per stare al tuo esempio dell’ereader, lo uso da molto tempo per questioni di spazio e economia, ma non lo amo affatto, anzi mi sono accorta che leggo con minor attenzione e che l’avere troppi libri a disposizione mi distrae. Però so che è un problema mio, di conseguenza cerco di alternare. Torno il più possibile al cartaceo soprattutto se devo memorizzare o studiare.
    I social, se usati professionalmente e con competenza, offrono delle possibilità in più, ma a caro prezzo in termini di tempo e impegno e non è sempre detto che davvero portino tutti questi vantaggi. Facebook a mio parere è semplicemente un moltiplicatore, non costruisce niente di nuovo, semmai può essere utile a espandere una rete che però deve nascere al di fuori.
    Tutto questo per dire che se è un mondo che ti sta stretto fai benissimo a starne fuori. :)

    • Daniele Imperi
      5 gennaio 2017 alle 15:43 Rispondi

      Ciò che dici è vero, ma è anche vero che sono gli uomini a usare quei mezzi e che finiscono sempre per abusarne. Quindi mi chiedo se davvero c’era la necessità di inventare certi strumenti.
      I social, dici bene, funzionano solo se ci spendi tantissimo tempo. Alla fine però ne varrà la pena?

  11. Barbara
    5 gennaio 2017 alle 10:25 Rispondi

    Sono uno sviluppatore informatico senior, posso essere ipotecnologica? Io con la tecnologia ci campo, è quella che usate tutti i giorni, senza nemmeno accorgervene. Dalla tessera sanitaria al bancomat, dalla spesa alle casse automatiche all’home banking dove controllare il conto corrente, dalla tac (tomografia assiale…Computerizzata) al fitness tracker.
    Eppure qualcuno mi considera arcaica. Sono molto dicotomica, nell’uso tecnologico.
    Facebook lo uso da anni, mi sono iscritta per ultima, però ho studiato come utilizzarlo e mi ci trovo molto bene. Liste, impostazioni di visibilità, filtri su accessi, c’è parecchia roba da considerare. Ho silenziato certi personaggi stupidi, così da togliermi il pericolo di rispondergli a tono. Ho le sicurezze alte nella mia bacheca, non ci scrivi quello che vuoi se io dico no. Via Facebook sto seguendo il corso d’inglese di Joan Peter Sloan e adesso anche il My Peak Challenge, conversando con gente di tutto il globo. Ed è eccezionale.
    Non ho una pagina, non ho al momento niente da vendere. I contenuti coperti da copyright sono solo sul mio blog, fuori dai server facebook. PS: dopo le ricerche da Google, Facebook è quello che mi porta maggiori contatti.
    Su Twitter sono iscritta solo da un anno, lo sto ancora studiando, ma anche da lì mi vengono ottimi riscontri. Mi ha permesso di interagire con altri ambiti di mio interesse, oltre alla scrittura.
    In Google+ la forza sono le community, ma devo ancora capire qual è quella giusta per gli scribacchini. Comunque funziona di più oltreoceano, qui in Italia fatica a decollare. Alcuni lettori ce li ho solo lì, e lo mantengo solo per loro.
    Su Linkedin sono obbligata dall’azienda ad avere lì il profilo, ma non lo utilizzo. Non ho invece Pinterest e nemmeno Instagram, ho scelto di concentrarmi sui social con più iscritti.
    Sulla questione smartphone, io ho avuto il primo cellulare a 14 anni, con i punti dell’Acqua Vera. :D Ma lo smartphone solo 2 anni fa, una gran bella evoluzione (il Nokia precedente era piantatissimo, sono passata ad Android). Per me è come una segretaria: ci sono le mail, i social, il calendario (pure quello editoriale), l’app del mio fitbit, il traduttore, il navigatore (ah, voi non avete idea dei tempi del Palm via Michelin!! …ah già, io arrivo dal Palm…) e l’utilissima app con la lista della spesa condivisa a tutta la famiglia (sia mai che non sanno cosa manca…).
    Eppure mi considerano arcaica perchè non ho whatsapp.
    Quello è un rifiuto secco. Ho visto cosa lo usa la maggioranza della gente. Si fottono il cervello. Aprissero un libro o l’app del Kindle invece! :/
    L’ebook reader ce l’ho solo da ottobre, e perchè me l’hanno regalato.
    Che sì, io nonostante tutto, sono assolutamente dipendente dal profumo della carta.
    Anche quando scrivo, in prima battuta, è su carta. Moleskine di solito.

    • Daniele Imperi
      5 gennaio 2017 alle 15:47 Rispondi

      Non ho voluto bollare tutta la tecnologia, ma solo quella che alcuni pensano sia utile per scrivere. Il fitness tracker non so neanche che sia :)
      Sei sicura che funzioni le community su G+? Perché quelle americane con migliaia di iscritti sono silenti.

  12. Andrea
    5 gennaio 2017 alle 10:53 Rispondi

    Condivido e supporto il tuo discorso. Ho sentito spesso dire che: “la tecnologia non è un male, dipende da come la usi”. Ed è anche vero, se non fosse che passare da: “tu che usi lei” a “lei che usa te” è un attimo. Pur essendo consapevole delle mie azioni quotidiane, io di certo non mi illudo come i molti di oggi. So di essere succube dagli strumenti tecnologici, riconosco anche la loro utilità, per esempio in quanto a risparmio di tempo. Poi però, analizzando le mie azioni, vedo che maggior parte del mio tempo viene perso dietro agli schermi.
    La tecnologia ti fa guadagnare il tempo che ti prende, e spesso mai equamente. Senza contare il tempo che dedico alla scrittura, sono incollato ad uno schermo più o meno 5 ore al giorno, e se non si era capito, sono una persona che tenta di rimanere distaccato da ogni forma artificiale.
    Ma questa (di oggi) è stata una mia decisione: sto facendo tutto questo per potermi liberare per sempre da tutto questo.
    Per il resto non nego alcune utilità, come la questione degli E-reader. Non ne volevo sapere alcuni anni fa, ma all’epoca in cui scrissi il mio primo ebook mi dissi che non potevo pubblicarlo senza nemmeno averne letto uno :)
    Beh, il Kindle è stata una bella scoperta, e tuttora lo alterno all’intramontabile cartaceo.
    Per quanto riguarda il cellulare siamo molto simili: ho acquistato il mio primo telefonino qualche settimana fa, all’età di 30 anni. E contando che sono di una generazione abbastanza recente (86) la cosa è alquanto anomala. Non che prima non ne facessi uso, ma quell’oggetto non mi interessava affatto. Forse per quello mi capitavano sotto mano a bizzeffe :)
    Che dicano ciò che vogliono, la tua direzione è l’unica che può produrre VERA felicità.

    • Daniele Imperi
      5 gennaio 2017 alle 15:50 Rispondi

      Ma oggi infatti è la tecnologia a usare l’uomo. Mi spieghi perché certi idioti al cinema devono sentire il bisogno di guardare lo smartphone, disturbando i vicini con quella luce? Non sai stare due orette senza controllare notifiche e messaggi? Questa si chiama malattia mediale.
      Intendo usare la (poca) tecnologia che può essermi davvero utile. Ma come giustamente tu, non vieni mai ripagato equamente.

      • nuccio
        5 gennaio 2017 alle 17:00 Rispondi

        metterei un microcip nel cervello di chi usa lo smart a cinema per restare collegati con l’apparecchio. Così non darebbero fastidio a nessuno. Eh, eh, eh.

  13. Andrea Torti
    5 gennaio 2017 alle 11:24 Rispondi

    Be’, se non altro Twitter aiuta a sviluppare la capacità di sintesi – per chi ama scrivere epigrammi, è la piattaforma ideale ;)

    Per quanto riguarda Google+, è vero, troppe community sono solo discariche di spam – la situazione è migliore nei gruppi in lingua Inglese.

    • Daniele Imperi
      5 gennaio 2017 alle 15:51 Rispondi

      L’unica utilità di Twitter è quella :)

      • nuccio
        5 gennaio 2017 alle 17:02 Rispondi

        mi pare che un noto politico ormai obsoleto usasse quello strumento per imbonire i suoi ammiratori.

  14. Elena
    5 gennaio 2017 alle 11:48 Rispondi

    Ciao Daniele, l’argomento social mi interessa molto, ne ho già scritto in relazione al tema dell’identità personale che manifestiamo (reale o refratta?) e a come utilizziamo i social al posto di interagire di persona. Alla tua domanda implicita però rispondo che uno scrittore o chiunque desideri farsi conoscere oggi ha bisogno di un uso intelligente dei social. Poi si impara strada facendo e strada sbagliando). Esempio personale: su FB ci sono da soli due anni (proprio oggi mi festeggia con il complifacebook, che diavoleria!) sono entrata lo ammetto dopo mille resistenze per pubblicizzare il mio libro. Ho aperto una pagina dedicata ma hai assolutamente ragione è stato un fallimento. L’ho trasformata in una pagina autrice, sicchè ho un pò più di libertà. Un pò funziona e porta traffico, bisogna condividere però anche altro oltre ai propri post in automatico. E’ il social cui dedico più tempo in assoluto. Ho anche un profilo personale, ma lo uso per manifestare le mie opinioni e svolgere il mio lavoro. Funziona. Le polemiche non mi piacciono ma riesco a governarle. Perciò tutto ok.
    Twitter: così così. E’ più uno strumento di sfogo istantaneo, sul resto per ora mi è servito a poco. Pinterest: beh sono una fanatica di refashion e sono iscritta perché lì è pieno di spunti. Già che ci sono condivido le foto dei miei post. Risultati? Inesistenti
    G+? Ininfluente. Ma se condivido un post là dentro mi pare che si rintracci meglio sulla SERP, perciò non mollo.
    Su Instagram non dico nulla, già sai :)
    Ha ragione Silvia, sono mezzi. E pur non avendo la professionalità di Barbara sono d’accordo che la tecnologia sia intorno a noi, dunque mi attrezzo per saperla maneggiare e sfruttare al meglio che posso. #restandoumana

    • Daniele Imperi
      5 gennaio 2017 alle 15:53 Rispondi

      Ciao Elena, su google+ sostenevano gli esperti che è utile al posizionamento, ma i miei post si sono sempre ben posizionati senza il suo aiuto, ergo… :)

  15. MikiMoz
    5 gennaio 2017 alle 13:21 Rispondi

    E no, infatti… sono abbastanza social (forse solo su Insta mi batti!) e oggi uso tanto anche FB (ci sono arrivato nel 2013, guardacaso quando sei andato via tu :p) e lo trovo utile sotto diversi aspetti.
    Una cosa che -da lettore, però- non ho mai usato? E-reader, Kindle e roba varia.

    Moz-

    • Daniele Imperi
      5 gennaio 2017 alle 15:54 Rispondi

      In che senso ti batto su Instagram?
      Preferisci leggere su carta, allora?

      • MikiMoz
        5 gennaio 2017 alle 15:57 Rispondi

        Libri e fumetti SOLO su carta.
        Non riesco proprio a leggerli su un dispositivo.

        Su Instagram mi batti… nel senso che sei molto presente^^

        Moz-

        • Daniele Imperi
          5 gennaio 2017 alle 16:04 Rispondi

          A me piace scattare foto, poi da poco ho una bella Canon, quindi ci darò dentro :D

          • MikiMoz
            5 gennaio 2017 alle 18:27 Rispondi

            Ahaha poveri gatti e fiori, allora :p

            Moz-

  16. Bonaventura Di Bello
    5 gennaio 2017 alle 13:24 Rispondi

    Ciao Daniele, ho già avuto modo di scrivere qualcosa riguardo a Facebook sul mio blog, ma vorrei aggiungere solo una cosa, in questa sede, che spero possa risultare utile: quando si decide di utilizzare una tecnologia, è importante farlo ‘consapevolmente’ per evitare di non regalare alla tecnologia stessa quel tempo prezioso (leggi: vita) sulla cui durata non abbiamo alcun controllo, come ben sottolinei tu stesso a inizio articolo con una frase molto significativa. Tale consapevolezza va diretta anche a capire cosa c’è ‘dietro’ quella tecnologia, ovvero le motivazioni per cui è stata creata e le finalità che la sostengono. Come si dice, “follow the money”… ah, dimenticavo, buon anno a te e a tutti gli ‘ospiti’ del blog! :)

    • Daniele Imperi
      5 gennaio 2017 alle 15:55 Rispondi

      Ciao Bonaventura, hai ragione. Facebook in primis è adesso solo una macchina per fare soldi, se non sbaglio. Buon anno anche a te :)

  17. Giuseppe
    5 gennaio 2017 alle 13:57 Rispondi

    La tecnologia ci ha sommersi. Viviamo di tecnologia. Anche per scrivere quest post è stata usata parecchia tecnologia, come ne sto usufruendo anche io per scrivere questo commento. Difficile oggi pensare di dover vivere senza di essa. Eppure pensando ai grandi poemi del passato (Odissea, Iliade, Eneide) o ai grandi capolavori della letteratura del passato (Decameron, La Divina Commedia fino ad arrivare alla meravigliosa letteratura dell’800) e alle modalità con cui sono stati scritti, mi vengono i brividi e un senso di impotenza e inadeguatezza. Questo mi porta ad una riflessione: l’animo umano, a qualunque epoca appartenga, oltre ad essere libero è anche e soprattutto creativo. E proprio per questa libertà e creatività l’uomo si evolve e crea capolavori. E per creare capolavori l’uomo non ha da usare che la propria intelligenza. E se nel passato sono stati creati capolavori e meraviglie senza tecnologia (ove per tecnologia intendo il mondo legato al computer e ai suoi derivati) “credo promitto e iuro” che si può fare a meno di tutta questa tecnologia. Ma viviamo nel XXI secolo, e se ogni uomo è figlio del suo tempo, allora non possiamo che usarla, questa tecnologia. Sta a noi stessi, credo, saperla usare con intelligenza e giuste dosi.

    • Daniele Imperi
      5 gennaio 2017 alle 15:58 Rispondi

      Sì, per scrivere questo post e per leggerlo serve la tecnologia, ma un blog, secondo me, ti succhia meno tempo dei social e soprattutto alla fine ti è più utile.
      Concordo sulle grandi opere del passato. Ecco perché per me è sufficiente usare l’evoluzione della penna d’oca per scrivere: il pc e un programma di scrittura.

  18. Elisa
    5 gennaio 2017 alle 14:30 Rispondi

    Condivido la sostanza del discorso… e anche le abitudini.
    Sono amante dell’hit tech ma solo quando serve realmente. E a decidere se un oggetto o un’attività serve lo decido io. In base alla mia mentaltà, al mio essere, alle mie abitudini. Per questa ragione ho acquistato di recente una lavastoviglie di alta gamma (che sta andando proprio adesso), alcuni anni fa un’impastatrice con vari accessori e un robot aspirapolvere. Tutta roba utilissima e valida. Sto valutando per il futuro forno e lavasciuga.
    Non ho invece lo smartphone (tengo un vecchio cellulare acquistato nel 2008 che – batteria a parte – va ancora), il portatile avrà 10 anni e non sono (nè sono mai stata) su tutti i social che hai citato.
    Quando FB era appena agli esordi ero (e sono tuttora) iscritta a varie community, blog, forum. Utilissimi per ampliare le proprie conoscenze in varie materie, abbastanza utili per conoscere (dal vero) gente. Alcune conoscenze che ho fatto sono state parecchio interessanti, altre meno (ma è nell’ordine normale delle cose). Ciò che ho notato è che arrivare a degli incontri dal vero è parecchio difficile. Ci si protegge dietro allo schermo e si rimane nella propria solitudine.
    I cosidetti social pertanto non sono social proprio per niente.
    Se esserne iscritti poi serve come scrittori questo non lo so e non mi interessa visto che, per altre ragioni, mi autoescludo. Ho sentito dire che l’autrice delle varie sfumature è diventata famosa proprio grazie ad un sapiente uso di FB.
    Non so, io preferisco il canale tradizionale per farmi conoscere: concorsi e case editrici.

    • Daniele Imperi
      5 gennaio 2017 alle 16:00 Rispondi

      La lavastoviglie la trovo utile, come la lavatrice. Sono strumenti della tecnologia che davvero migliorano la vita, facendoti risparmiare tempo.
      Agli incontri dal vivo sono sempre stato molto restio anche io, pur avendone fatto qualcuno.

      • nuccio
        5 gennaio 2017 alle 17:04 Rispondi

        mi sono ridotto all’idea della lavastoviglie solo di recente, ma occorre comunque risciacquare i piatti. Idem per gli altri strumenti moderni sia pur con differenti sfumature…di grigio. Eh eh.

  19. Salvatore
    5 gennaio 2017 alle 14:52 Rispondi

    Sottoscrivo, ma con delle riserve. L’unica, è che i social in qualche modo aumentano la tua visibilità (poco e meglio che niente) aiutandoti a diffondere le buone idee e le buone capacità narrative. Lo scrittore (ma anche l’intellettuale, il politico, il filosofo, ecc.) ha sempre avuto bisogno di una spalla mediatica. Una volta questo ruolo era relegato alle riviste e ai quotidiani; oggi ci sono anche i social. Che per loro natura sono democratici, in quanto danno a tutti – nel bene e nel male – la possibilità di dire la propria e farla circolare. Non serve forse a questo anche il blog?

    Ma in fondo comprendo benissimo quanto esterni e lo condivido in gran parte. Io stesso mi sto distaccando dai social: FaceBook lo uso sempre meno, alzando sempre più barriere (che è l’esatto opposto di quello che si dovrebbe fare); Twitter mi è inutile, ma sono presente; Linkedin, idem. Solo il blog, almeno per il momento, tra tutti i mezzi tecnologici e social è l’unico che finora mi ha dato soddisfazione.

    • Daniele Imperi
      5 gennaio 2017 alle 16:03 Rispondi

      Sulla democrazia dei social nutro grandissimi dubbi :)
      Ti danno la possibilità di dire la tua, finché segui le regole del social e finché non trovi qualcuno dei tuoi contatti che non la pensi diversamente da te.
      Un blog serve, certo, e infatti in futuro sarà la mia unica “spalla mediatica”.
      Concordo su Facebook: ho letto di molti che consigliano di mettere queste barriere se hai dei problemi, ma allora che senso ha? Non è meglio eliminare quei contatti? Lo trovo meno ipocrita.

      • Salvatore
        5 gennaio 2017 alle 16:15 Rispondi

        Non mi riferivo tanto alla democrazia all’interno del mezzo, quanto al fatto che se volevi pubblicare un articolo su una rivista letteraria o essere recensito da un quotidiano nazionale prima dovevi fare parte di una certa cerchia. Con i social questo meccanismo s’è rotto, o meglio, è ancora valido ma si hanno adesso altri canali “pubblici”: nei social chiunque può dire quel che vuole (entro i limiti stabiliti dai social stessi) e per questo farsi notare – nel bene e nel male.

        Per quanto riguarda le polemiche, non è che prima non ce ne fossero: fa parte del gioco.

  20. Tenar
    5 gennaio 2017 alle 18:44 Rispondi

    Per scrivere occorrono buone idee e buone capacità narrative. Tutto il resto può aiutare oppure no lo scrittore, come pure il medico o il dentista a seconda dell’uso che se ne fa e dell’indole del professionista. Poco mi tange se il dentista ha una stupenda pagina fb e un sito meraviglioso se poi mi rimane il mal di denti. Certo, lo troverò più facilmente, ma esaurito il primo impatto è il lavoro che conta.

    • Daniele Imperi
      6 gennaio 2017 alle 15:57 Rispondi

      E idee e capacità narrative non te le darà mai nessuna tecnologia :)

  21. luisa
    5 gennaio 2017 alle 20:55 Rispondi

    Ottocentesco? Ecco questo è tra i progetti del 2017, ovvero un ritorno al passato nel presente, a mio vedere ci sono cose del passato che vanno mantenute perchè di valore, del resto non si va ancora a vedere il Colosseo? O si studiano ancora i filosofi di un tempo? In un appiattimento creativo come in ques’era si va ancora ad attingere in qpersonaggi del passato, però tutto si strasforma e niente è uguale

    • Daniele Imperi
      6 gennaio 2017 alle 15:58 Rispondi

      Trovo anche io questa epoca caratterizzata da appiattimento creativo e anche culturale. Un ritorno al passato fa bene :)

  22. luisa
    5 gennaio 2017 alle 21:11 Rispondi

    Ops non avevo finito di scrivere :-( (peccato che non c’è modo di fare correzioni…) vabbè

  23. Martin Rua
    5 gennaio 2017 alle 23:17 Rispondi

    Mah, ho molti dubbi. Facebook per me rappresenta soprattutto una finestra rapida e aperta con i lettori. Ho venduto più di un libro grazie alla comunicazione diretta che offre. Le porcherie che in esso circolano sono fastidiose, certo, ma basta ignorarle.
    Twitter lo adoro. Mi tiene informato quasi in tempo reale su tutto e per ora è ancora più “pulito” di Facebook. Non ho 10000 follower, ma ci sto lavorando. Ho molti follower inglesi perché due miei romanzi sono stati di recente pubblicati in inglese appunto.
    Pinterest è inutile per uno scrittore, ma è una piacevole perdita di tempo.
    Gli altri neanche li considero.
    Amo il mio smartphone.
    Scrivo con un Mac.
    Leggo moltissimi eBook con il mio Kindle (un libro è un libro), anche se la carta avrà sempre un posto d’onore per me (gongolo quando vedo i miei libri in bella mostra da Feltrinelli, Mondadori o in qualunque libreria dello Stivale).
    Avevi ragione, Daniele, un po’ mi hai fatto incavolare, ma è così piacevole incavolarsi parlando di cultura.
    Sappi che ho massimo rispetto per il tuo atteggiamento “ottocentesco”.
    È decisamente più sano di un inutile selfie.
    Un abbraccio.

    • Daniele Imperi
      6 gennaio 2017 alle 15:59 Rispondi

      Dubitare fa bene :)
      Se per te Facebook è utile, fai bene a usarlo. Per me è stato inutile e fastidioso, quindi l’ho eliminato.

  24. sabizen
    6 gennaio 2017 alle 08:58 Rispondi

    Credo di gestire la tecnologia in modo ottocentesco :D, questo in sintesi il mio atteggiamento.
    Poiché per il mio lavoro non posso farne a meno ( il lavoro che mi fa vivere e mangiare ), cerco di mantenere un rapporto il più possibile sano e equilibrato nei vari social: soprattutto evitare nel modo più assoluto polemiche sterili.
    Su facebook negli anni ho stretto conoscenza o mi limito a seguire, numerosi scrittori, famosi e meno conosciuti: trovo questo interessante e utile e piacevole.
    Ma per me scrivere è all’inizio un’operazione solo manuale e i libri sono fatti di carta ( e-book solo se necessario )
    buona befana!

    • Daniele Imperi
      6 gennaio 2017 alle 16:01 Rispondi

      E io che pensavo di essere l’unico ottocentesco rimasto :D
      Se sei riuscita a avere un rapporto equilibrato coi social, buon per te.

  25. Grazia Gironella
    8 gennaio 2017 alle 18:32 Rispondi

    Fai male a dubitare: io ho fatto meno sforzi di te per utilizzare le tecnologie di cui parli, e in pratica le uso solo nella misura in cui posso conviverci a mio modo e incontrarci persone che mi interessano e/o a cui interesso. Questi strumenti possono avere una certa importanza per chi scrive, ma secondo me la loro utilità è sopravvalutata. Buone idee e buone capacità narrative, come dici tu, sono gli unici ingredienti necessari, e si scrive anche su carta, oltre che su Word o chi per lui.

    • Daniele Imperi
      9 gennaio 2017 alle 08:17 Rispondi

      Anche per me la loro utilità è sopravvalutata. Per quanto riguarda la convivenza con certi strumenti, per me non mi devono infastidire, altrimenti addio convivenza :)

  26. Andrea Cabassi
    15 gennaio 2017 alle 14:31 Rispondi

    Pur essendo abbastanza “dentro” la tecnologia, per lavoro e per diletto, per la scrittura adopero sono carta e penna. Tutto il resto è di contorno: prendo appunti al cellulare e trascrivo il manoscritto al PC, ma il momento creativo puro è quello “all’antica” :-)

    • Daniele Imperi
      15 gennaio 2017 alle 15:10 Rispondi

      Quindi scrivi tutto a penna? Vorrei ricominciare a farlo anche io, secondo me il pc in un modo o nell’altro distrae.

      • Andrea Cabassi
        15 gennaio 2017 alle 20:17 Rispondi

        Sì, mi piace scarabocchiare mentre metto in ordine i pensieri :-)

  27. Giada
    9 marzo 2017 alle 05:59 Rispondi

    Io sono “ottocentesca” come te (anche se tecnicamente risulto nata nel 1988).
    Mai creato account su Facebook, Twitter, o altri social. Frequento alcuni forum di scrittura, altri di videogiochi e qualche volta passo per blog come questo.
    Scrivo sempre prima a mano, grafite su carta, e solo dopo copio tutto su PC (ho quasi una fobia per le tastiere); quelle rarissime volte in cui ho provato a scrivere direttamente su PC, be’… è stato quasi come se fossi diventata improvvisamente dislessica (refusi a profusione)!
    Il mio telefono cellulare, invece, lo utilizzo esclusivamente per sms e telefonate.

    • Daniele Imperi
      9 marzo 2017 alle 08:26 Rispondi

      Il tuo caso, vista la giovane età, è ancor più strano :D
      Molti scrivono a matita anziché a penna. Come mai?
      Io non ho mai amato il telefono in generale. E continuo a non avere una sim attiva nello smartphone, che dal 14 dicembre funziona solo con la wifi di casa. Mi dimentico semplicemente di contattare un nuovo gestore…

  28. Giada
    10 marzo 2017 alle 05:35 Rispondi

    Mi è stato detto spesso che è strano, soprattutto quando mi dicono “scambiamoci l’amicizia su Facebook” e subito dopo “ma come non ci sei?”… i social non offrono nulla che mi occorra, tutto qui.
    Non saprei dire perché questi “molti” preferiscano scrivere a matita, ma posso dirti cosa piace a me: il suono che la punta produce scorrendo sulla carta quando scrivo (è differente da quello delle penne a sfera), la presa comoda che concede alla mia mano, il profumo del legno di cui sono fatte (varia da lapis a lapis) e anche la comodità di cancellare con una semplice passata di gomma.

    • Daniele Imperi
      10 marzo 2017 alle 08:37 Rispondi

      Esatto: neanche a me i social offrono qualcosa che mi serve. Mi diverto a pubblicare foto su Instagram, raramente pubblico un tweet.
      Il profumo delle matite è unico :)

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