Scrivere è comunicare

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Scribo ergo lego

CartesioDal cogito ergo sum, “penso dunque sono”, allo scribo ergo lego, “scrivo dunque leggo”. Se la prima frase, di Cartesio, esprime la prova che ha l’uomo della sua esistenza, poiché è un essere pensante, la seconda, del sottoscritto, esprime la prova che deve avere lo scrittore del suo scrivere, poiché è un essere leggente.

Mettendo da parte le questioni filosofiche e riassumendo il tutto in parole più semplici, se scrivete, anzi se volete scrivere, significa che leggete. Da questa regola non si scappa.

Chi scrive, legge. E chi legge non è detto che debba o voglia scrivere. Si può leggere e basta, ma non si può scrivere e non leggere.

La lettura, dunque, viene prima. È propedeutica della scrittura. Ma è anche contemporanea. È inutile iniziare a scrivere a quindici anni, secondo me. Eppure molti hanno questa fretta di pubblicare, di mostrare al mondo intero che sono dei geni.

Io sinceramente non credo molto ai geni. Non, almeno, a quelli dei tempi moderni, dove le menti, fin dai primi anni di vita, vengono farcite di giochi elettronici e cartoni tutto il giorno o, peggio, di programmi televisivi da decerebrati.

Sarebbe questo l’esercizio che porta alla formazione di uno scrittore? Quanti classici hanno letto, queste menti? Sanno, almeno, che cosa è un classico?

Spesso, nel mio blog dedicato alle recensioni dei libri, leggo di ragazzini dagli undici ai quindici anni, mese più mese meno, che chiedono disperatamente il riassunto di questo o quel romanzo, che gli è stato assegnato a scuola.

Perché leggere, adesso, è diventata un’impresa da eroi. E non stiamo parlando de I fratelli Karamazov, di oltre 1000 pagine di ottima letteratura, ma di brevi romanzi per ragazzi di neanche 200 pagine.

Ma se anche avessero letto, a quindici, o anche diciotto anni, quanto possono aver letto per poter cimentarsi con la scrittura? E, soprattutto, quanto esercizio di scrittura hanno fatto?

E da qui arriviamo allo scribo ergo scribo.

Ma questa è un’altra storia e si dovrà raccontare un’altra volta, avrebbe scritto Michael Ende.

4 Commenti

  1. Michela
    17 dicembre 2010 alle 16:03 Rispondi

    Michael Ende… no, no. Non dirò niente di quello. No, no.

    Però, hai assolutamente ragione su un fatto: non si può, e non si deve, scrivere senza leggere.

    Sarebbe come voler fare i cuochi senza aver mai assaggiato cibi di ogni sorta e genere e paese… come parlare senza ascoltare mai, e sappiamo tutti che brutte persone sono quelle che lo fanno!

    Dissento invece dall’affermazione che sia inutile iniziare a scrivere a quindici anni.
    È certamente inutile iniziare a pubblicare a quell’età, anzi è dannoso: dannoso può essere perfino farsi leggere, perché ben difficilmente qualsiasi idea o stile personale a quell’età può resistere.

    Però i ragazzi sono più in contatto con le proprie suggestioni, con la propria immaginazione rispetto a un adulto: con gli anni ci si irrigidisce, se cominci subito quel canale non sarà chiuso.

    A maggior ragione devi nutrirti di storie altrui, se vuoi una speranza di far crescere le tue :)

  2. Daniele Imperi
    17 dicembre 2010 alle 16:33 Rispondi

    Mi sono spiegato male, per “scrivere” in quel caso intendevo scrivere per poter pubblicare a breve, ma scrivere come semplice esercizio, allora bisognerebbe cominciare anche da prima :)

    Di Michael Ende magari parleremo quando scriverò un post su di lui :)

  3. Scribo ergo scribo
    29 marzo 2011 alle 05:05 Rispondi

    […] dal cogito ergo sum sono arrivato allo scribo ergo lego, da questo passo allo scribo ergo scribo. Sì, scrivo, dunque scrivo. Una ripetizione che trova il […]

  4. Prima di scrivere un post
    10 maggio 2011 alle 06:05 Rispondi

    […] lettura è la principale fonte di ispirazione della scrittura. Non c’è scrittura senza lettura. Un post non è da considerare come l’ultima ruota del carro della letteratura. Se è questo […]

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